TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 234 di Mercoledì 4 dicembre 2002

MOZIONI SUL LAVORO MINORILE

La Camera,
premesso che:
la Convenzione n. 182 promossa dalla conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro, adottata a Ginevra il 17 giugno 1999 ed entrata in vigore il 19 novembre 2000, relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile, impegnava i Paesi firmatari ad un'azione rapida e complessiva per l'eliminazione del fenomeno, attribuendo allo stesso un carattere d'emergenza;
secondo il rapporto globale sul lavoro minorile, pubblicato il 6 maggio 2002 dall'Ufficio internazionale del lavoro, sono costretti al lavoro 246 milioni di ragazzi tra i cinque e i diciassette anni, di cui ben 179 milioni esposti alle forme peggiori e dannose per la loro salute fisica, mentale e morale;
circa 111 milioni di bambini sotto i quindici anni sono, infatti, costretti a lavori pericolosi ed oltre 8 milioni di bambini sono sottoposti in schiavitù (schiavitù per debiti) e ad altre forme di lavoro forzato, come l'arruolamento in vista della partecipazione a conflitti armati, la prostituzione, la pornografia e altre attività illecite;
il direttore generale dell'Ufficio internazionale del lavoro, Juan Somavia, ha dichiarato che «nonostante l'impegno dei Governi e dei loro interlocutori per combattere il lavoro minorile in tutto il mondo, il problema è ancora gigantesco» e che «i progressi compiuti sulla via dell'abolizione effettiva sono considerevoli ma la comunità internazionale non deve dar tregua ai suoi sforzi contro la propagazione di una forma di lavoro della quale sono vittime milioni di bambini in tutto il mondo»;
il 60 per cento del totale dei bambini costretti al lavoro è localizzato nell'area Asia-Pacifico, seguita dall'Africa subsahariana (23 per cento), dall'America latina e dai Caraibi (17,4 per cento), dal Medio Oriente e dall'Africa del Nord (6 per cento);
la tipologia di lavoro in cui questi bambini sono utilizzati riguarda essenzialmente il settore primario, con percentuali rilevanti nell'agricoltura commerciale (cacao, caffè, cotone ed altri), anche se la maggior parte dei bambini impiegati si trova in settori economici non ufficiali dove non vengono riconosciuti né tutelati;
tra le cause principali elencate nel rapporto figurano: la povertà, le crisi economiche e politiche, le discriminazioni etniche e religiose, le migrazioni, lo sfruttamento a carattere criminale, la mancanza di scuole, pratiche culturali tradizionali e la mancanza di protezione sociale, che spingono un numero sempre maggiore di bambini a forme di lavoro pericolose e molto spesso illegali;
il rapporto è stato discusso dagli organi dell'Organizzazione internazionale del lavoro alla 90a sessione della conferenza internazionale del lavoro il 12 giugno 2002 a Ginevra: in quella stessa sede è stata istituita dall'Organizzazione internazionale del lavoro la giornata internazionale contro il lavoro minorile;

impegna il Governo:

ad adottare ogni utile iniziativa volta a favorire, da parte dei Paesi maggiormente colpiti da questo fenomeno, l'adozione di strumenti legislativi efficaci nel campo del divieto del lavoro minorile e la puntuale applicazione dei dettami contenuti nella succitata Convenzione n. 182 e nella raccomandazione sull'età minima per l'ammissione al lavoro del 1973;
a sollecitare nuovi programmi di cooperazione e di assistenza internazionali allo scopo di consentire la formazione scolastica obbligatoria fino ai 14-16 anni per contrastare il lavoro minorile e come opportunità di sviluppo. In particolare, in occasione dell'emanazione del decreto dei flussi migratori, a prevedere criteri di preferenza per i cittadini di nazioni con le quali siano stati stabiliti accordi che prevedano precisi impegni di realizzazione di programmi di scolarizzazione;
ad adottare iniziative normative volte a prevedere forme di aiuto economico alle famiglie, dando applicazione alla proposta «20:20» adottata dal vertice sociale di Copenaghen (marzo 1995), per la quale il 20 per cento dei fondi spesi dai Paesi sviluppati per la cooperazione dovrebbe essere destinato a progetti sociali, mentre i Paesi in via di sviluppo dovrebbero investire il 20 per cento del loro bilancio nella stessa direzione;
a tenere maggiormente in considerazione le altre iniziative proposte dalle organizzazioni sociali non governative italiane, da tempo impegnate nel trovare valide soluzioni al problema del lavoro minorile;
ad adottare iniziative normative volte:
a) a prevedere meccanismi di controllo e codici di condotta più rigidi nella fabbricazione dei prodotti italiani, specialmente nella catena del subappalto, e nella loro commercializzazione internazionale per creare marchi di garanzia sociale, obbligando le imprese alla trasparenza riguardo alle condizioni sociali ed ambientali della loro produzione;
b) ad imporre la certificazione del «timbro di garanzia sociale», sul rispetto dei diritti umani e sindacali, per i prodotti provenienti dai Paesi maggiormente soggetti al pericolo di utilizzo di manodopera infantile. Tale certificazione dovrebbe essere concessa soltanto dopo severi controlli attuati da società di certificazione con la collaborazione di organizzazioni locali, dell'Unicef e dell'Organizzazione internazionale del lavoro;
a favorire la creazione di programmi di riabilitazione dei bambini assoggettati a forme di schiavitù, prostituzione e lavori nocivi;
a verificare e a riferire in Parlamento sulla situazione attuale in Italia rispetto a tale fenomeno e a valutare l'opportunità di mettere in campo nuove iniziative, che, d'intesa con le parti sociali e le organizzazioni imprenditoriali, mirino a debellare sul nascere tale rischio.
(1-00080) «Volontè, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Dorina Bianchi, Brusco, Riccardo Conti, Cozzi, D'Agrò, D'Alia, Degennaro, De Laurentiis, Di Giandomenico, Filippo Maria Drago, Giuseppe Drago, Follini, Giuseppe Gianni, Grillo, Anna Maria Leone, Liotta, Lucchese, Maninetti, Mazzoni, Mereu, Mongiello, Montecuollo, Naro, Peretti, Ranieli, Romano, Rotondi, Tabacci, Tanzilli, Tucci».
(12 giugno 2002)

La Camera,
premesso che:
il 12 giugno 2002 si è celebrata la prima giornata mondiale contro il lavoro minorile promossa dall'Organizzazione internazionale del lavoro, che avrà d'ora in poi cadenza annuale;
l'ultimo rapporto dell'Organizzazione internazionale del lavoro «A future without child labour» segnala che dalle inchieste realizzate nei Paesi in via di sviluppo emergono dati allarmanti;
questo triste fenomeno coinvolge nel mondo, con modalità diverse, fino a 250 milioni di bambini in età compresa dai 5 ai 14 anni, di cui il 70 per cento lavora nei settori dell'agricoltura, della pesca e della caccia, l'8 per cento nella produzione manifatturiera e nel commercio, sia all'ingrosso che al dettaglio, il 7 per cento in lavori domestici, mentre il 4 per cento nei trasporti e nelle comunicazioni e, infine, il 3 per cento nel settore delle costruzioni e nell'industria estrattiva mineraria;
in particolare, si ricorre allo sfruttamento del lavoro minorile nella coltivazione e trasformazione del cacao, del caffè, del lattice, del cotone e del tè. Infatti, sulla base dei monitoraggi effettuati nei principali mercati mondiali, ovvero in Brasile, Kenya e Messico, lo sfruttamento di bambini al di sotto dei 15 anni è pari al 25-30 per cento del totale della manodopera;
anche i Paesi industrializzati non sono indenni da questa piaga e in Italia, nonostante il divieto previsto dalla legge n. 977 del 1967, in base ai dati Istat i ragazzi al di sotto dei 15 anni che svolgono attività lavorative corrispondenti ad una forma di sfruttamento sono circa 31.500, pari allo 0,66 per cento della popolazione giovanile compresa tra i 7 e i 14 anni: di questi 19.200 svolgono un lavoro non continuativo, mentre i restanti 12.300 bambini svolgono un lavoro continuativo, cioè per almeno due ore in una giornata e almeno una volta a settimana;
i bambini e i ragazzi che in Italia sono coinvolti a vario titolo in attività di aiuto alla famiglia sono circa 144 mila;
sono circa 83 mila gli adolescenti compresi nella fascia di età tra i 15 e i 18 anni che dichiarano di aver avuto qualche esperienza lavorativa prima dei 15 anni, di cui 37 mila nel Mezzogiorno, area dove questo fenomeno si lega in maniera simbiotica con la piaga del lavoro nero;
la XI Commissione lavoro pubblico e privato della Camera dei deputati nel corso della XIII legislatura ha concluso un'indagine conoscitiva sul lavoro nero e sul lavoro minorile, nella quale si sottolineava la necessità di rimuovere le cause indirette (stato di povertà materiale e culturale delle famiglie, dispersione scolastica) dell'offerta di lavoro minorile e di incidere più fortemente sul fenomeno della domanda, da parte delle imprese, di questa grave forma di lavoro illegale;
allo sfruttamento del lavoro minorile si accompagnano forme di abuso ancora più gravi e intollerabili, quali condizioni di vera e propria schiavitù collegate alla mancata o non adeguata retribuzione, a condizioni subumane dei luoghi di lavoro, fino all'abuso e allo sfruttamento sessuale dei minori che lavorano;
il lavoro durante l'infanzia toglie ai bambini e alle bambine la possibilità di avere condizioni di vita consone alla loro età, nonché un'adeguata formazione scolastica e professionale e, di conseguenza, riduce, nei Paesi in cui è praticato, la possibilità di costruire, in prospettiva per il futuro, una classe dirigente e un corpo sociale a diffuso tasso di scolarizzazione e pienamente consapevole dei propri diritti;
è molto limitato il numero di aziende italiane, soprattutto produttrici di prodotti per l'infanzia, che ha sottoscritto protocolli con le rappresentanze sindacali per controllare che le aziende italiane ed estere, fornitrici di semilavorati, non impieghino minori nei loro processi produttivi;
iniziative del genere sono state prese da multinazionali straniere, attraverso codici di autoregolamentazione aziendale, anche sotto la pressione di iniziative popolari per l'affermazione dei diritti umani;
il nostro Paese deve essere impegnato con lo stesso sforzo sia sul fronte internazionale, sia nella completa eliminazione del lavoro minorile in Italia, secondo quanto previsto dalla legge 977 del 1967;
in Parlamento sono state presentate diverse proposte di legge che riprendono il lavoro svolto nel corso della precedente legislatura, concernenti «Disposizioni in materia di certificazione di conformità sociale delle imprese che non utilizzano lavoro minorile»;

impegna il Governo:

a dotarsi in tempi rapidi degli adeguati strumenti per la rilevazione quantitativa e qualitativa del fenomeno e ad intensificare l'attività di controllo sul territorio, fornendo annualmente alle competenti Commissioni parlamentari un rapporto sulla situazione del lavoro minorile in Italia;
a promuovere un sistema di certificazione di conformità sociale delle imprese che non utilizzano lavoro minorile;
a promuovere, anche ai sensi della legge n. 285 del 1997, sia a livello di Governo centrale, sia a livello di enti locali, progetti specificatamente mirati all'eliminazione del lavoro minorile nel nostro Paese e alla rimozione delle cause che determinano l'offerta di lavoro, destinando a tali progetti adeguate risorse;
a incentivare a livello nazionale le iniziative di accordo tra le parti sociali finalizzate al controllo e all'eliminazione, in Italia e nel mondo, del lavoro dei bambini nei processi produttivi e ad estendere la propria iniziativa in sede internazionale, a partire dall'Unione europea, affinché l'Europa si doti di una carta comune contro lo sfruttamento del lavoro minorile;
a sostenere presso l'Organizzazione internazionale del lavoro l'istituzione di un sistema di etichettatura con il relativo meccanismo d'ispezione internazionale.
(1-00081) «Castagnetti, Duilio, Delbono, De Franciscis, Enzo Bianco, Rusconi, Colasio, Fistarol, Carbonella, Camo, Carra, Cusumano, Giachetti, Fioroni, Bimbi, Bindi, Monaco, Pasetto, Fanfani, Papini, Luigi Pepe, Tonino Loddo, Realacci, Ruta, Burtone, Squeglia, Tuccillo, Mazzuca Poggiolini, Lettieri, Morgando, Mosella, Mattarella, Maccanico, Franceschini, Gentiloni Silveri, Banti, Vernetti, Mantini, Ladu, Iannuzzi, Molinari, Merlo, Frigato, Lusetti, Santino Adamo Loddo, Pistelli, Meduri, Reduzzi, Ruggeri, Acquarone, Villari, Boato, Bottino, Gerardo Bianco».
(12 giugno 2002)

La Camera,
premesso che:
lo sfruttamento del lavoro infantile per la sua entità e sistematicità rappresenta un dato strutturale dell'attuale economia globalizzata. A 250 milioni di bambini sono negati diritti fondamentali come quello all'istruzione, al gioco, alla casa ed alla salute. Molti di loro sono ridotti allo stato di schiavitù;
la Convenzione n. 182 dell'Organizzazione internazionale del lavoro del 17 giugno 1999 relativa alla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile è purtroppo ancora in buona parte inattuata e richiede un rinnovato impegno della comunità internazionale per far fronte all'aggravarsi della situazione;
anche nel nostro Paese il lavoro minorile non solo non è stato debellato ma riemerge prepotentemente dove sono diffusi il lavoro nero, la disoccupazione, la cancellazione dei diritti acquisiti dai lavoratori adulti. Grave rimane il problema dell'abbandono dell'obbligo scolastico;

impegna il Governo:

a destinare almeno il 50 per cento dei fondi per la cooperazione allo sviluppo ai programmi sociali (oggi il nostro Paese investe solo lo 0,3 per cento dei fondi della cooperazione per l'istruzione primaria);
a realizzare l'impegno di devolvere lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo alla cooperazione allo sviluppo entro il 2004;
a cancellare il debito estero dei Paesi poveri, impegnando i Paesi debitori a convertire il debito condonato in programmi sociali;
ad operare, all'interno delle istituzioni Internazionali, perché vengano tenuti in considerazione i diritti delle popolazioni povere e siano cancellate le politiche del Fondo monetario internazionale responsabili delle catastrofi sociali nei Paesi dove sono stati applicate;
a sostenere in ogni ambito internazionale l'adozione di sanzioni nei confronti delle imprese multinazionali e non che, anche attraverso contratti di appalto, utilizzano mano d'opera infantile;
a denunciare ogni trattato di libero commercio, firmato in sede WTO, che non preveda esplicitamente le suddette sanzioni;
a istituire organismi governativi per controllare il comportamento all'estero delle imprese italiane, affinché utilizzino sempre lavoratori adulti, a condizioni di retribuzione eque e nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali esistenti (libertà sindacale e diritto di negoziazione collettiva, divieto di discriminazioni, divieto di lavoro forzato, divieto di lavoro infantile);
a sostenere progetti di sviluppo nel Sud del mondo, realizzati dalle ONG e dai movimenti impegnati nella lotta allo sfruttamento del lavoro infantile;
a favorire il commercio equo e solidale e la diffusione dei marchi di qualità sociale dei prodotti;
a predisporre e favorire programmi di riabilitazione dei bambini assoggettati a forme di schiavitù, prostituzione e lavori nocivi;
ad incentivare il sistema preferenziale dell'Unione europea prevedendo sgravi tariffari per le merci provenienti dai Paesi che si impegnano contro il lavoro infantile;
ad incrementare il sostegno economico al programma IPEC, appositamente promosso dall'OIL per combattere lo sfruttamento dei bambini;
ad adottare iniziative normative volte ad estendere in Italia controlli per individuare aziende o situazioni di economia informale che utilizzino il lavoro infantile e predisporre tutte le iniziative necessarie per tutelare i diritti dei bambini a cominciare da quello all'istruzione.
(1-00132) «Mantovani, Giordano, Titti De Simone, Deiana, Alfonso Gianni, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(2 dicembre 2002)

La Camera,
premesso che:
nella Convenzione sulle forme peggiori di lavoro minorile del 17 giugno 1999, oltre al lavoro forzato, alle forme di schiavitù, alla prostituzione e alle altre attività illecite, viene considerato tra le forme peggiori di sfruttamento, qualsiasi lavoro che per sua natura o per le circostanze in cui viene svolto, rischia di compromettere la salute, la sicurezza o la moralità di un minore;
il lavoro minorile che ha le conseguenze più gravi è pertanto qualsiasi lavoro che possa pregiudicare il normale sviluppo fisico e psicologico dei bambini e degli adolescenti;
tra questi, i lavori della durata di almeno due ore al giorno pericolosi, o notturni, o molto stancanti, o per i quali si salta spesso la scuola, che non lasciano tempo per fare i compiti o per giocare e stare con gli amici;
l'Ufficio internazionale del lavoro, nel rapporto globale sul lavoro minorile del maggio 2002, ha reso noto che nel mondo 246 milioni di bambini ed adolescenti tra i 5 e i 17 anni, sono costretti al lavoro;
tra questi, 179 milioni di bambini e ragazzi svolgono attività dannose per la salute fisica e mentale;
dallo stesso rapporto si rileva che 111 milioni di bambini che hanno meno di quindici anni sono costretti a svolgere lavori pericolosi, mentre 8 milioni di bambini subiscono varie forme di schiavitù, mediante il coinvolgimento in attività illecite, come la prostituzione, la pornografia, lo spaccio di droga, l'addestramento alla guerra per la partecipazione a conflitti armati;
gran parte di questi bambini ed adolescenti (il 60 per cento) vive nell'Asia-Pacifico; il 23 per cento nell'Africa sub-sahariana, il 17,4 per cento in America latina e nei Caraibi, il 6 per cento in Medio Oriente e Africa del nord;
i settori produttivi che utilizzano manodopera minorile sono, in prevalenza, l'agricoltura, la caccia e la pesca (attività che occupano il 70 per cento dei bambini «lavoratori»), la produzione manifatturiera e il commercio all'ingrosso e al dettaglio (l'8 per cento), i trasporti e le comunicazioni (4 per cento) l'industria estrattiva e mineraria e quella delle costruzioni (3 per cento); il 7 per cento è impegnato in lavori domestici;
i bambini e gli adolescenti sono costretti a lavori pericolosi e illegali, secondo il citato rapporto, a causa della povertà, di crisi di carattere economico e politico, di discriminazioni etniche e religiose, nonché a causa delle migrazioni e dello sfruttamento criminale; favoriscono il fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile la mancanza di scuole e di protezione sociale, nonché alcune pratiche culturali tradizionali;
anche in Italia, il fenomeno ha dimensioni allarmanti: secondo l'Istat, che ha presentato nel giugno 2002 un rapporto elaborato su impulso del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i ragazzi con meno di 15 anni che svolgono attività lavorativa sono oltre 144.000, pari al 3,1 per cento dei bambini di quell'età (dati 2000);
considerando l'insieme delle attività, continuative e non continuative, il numero dei quindicenni «sfruttati» in Italia risulta di 31.500 unità, lo 0,66 per cento della popolazione giovanile tra i 7 e i 14 anni, con un'incidenza maggiore tra i quattordicenni (il 2,74 per cento);
tra questi, 12.300 minori svolgono un'attività che si può definire «continuativa» e 19.200 non continuativa;
lo sfruttamento minorile appare un fenomeno che interessa tutto il Paese, anche le zone più sviluppate, ed è connesso - nel Nord del paese - con gli alti tassi di occupazione locale, mentre nel Mezzogiorno con gravi condizioni di disagio economico e sociale;
ben 83.000 adolescenti tra i 15 e i 18 anni d'età hanno avuto esperienze lavorative prima dei 15 anni; di questi, 37 mila vivono nel mezzogiorno, dove lo sfruttamento minorile è strettamente connesso con il lavoro nero;
l'impegno dei minori nel mercato del lavoro è anche frequente nella popolazione con un basso tasso di scolarità: il 69,8 per cento degli occupati con meno di 19 anni ha la licenza media, il 7,8 per cento solo la licenza elementare; questo potrebbe rendere nel futuro più difficile l'inserimento professionale dei lavoratori che hanno iniziato a lavorare molto presto;
i dati Istat che si riferiscono alle famiglie italiane potrebbero essere anche fortemente sottostimati, se si considera la popolazione minorile zingara e extra comunitaria presente sul territorio italiano non censita o non ricompresa nell'indagine;
la Convenzione n. 182 sulla proibizione delle forme peggiori di lavoro minorile, promossa dalla conferenza generale dell'Organizzazione internazionale del lavoro, entrata in vigore nel novembre del 2000, in considerazione di tale emergenza, impegna i paesi firmatari ad un'azione coordinata e immediata per l'eliminazione del grave fenomeno;

impegna il Governo:

ad incrementare le risorse destinate alla cooperazione allo sviluppo, in particolare destinando tali risorse a progetti finalizzati ad un'istruzione gratuita e obbligatoria accessibile a tutti i bambini e le bambine;
ad aumentare a livello bilaterale e multilaterale, il sostegno finanziario a progetti nel campo dell'educazione, adeguati alla realtà sociale di ogni Paese e accompagnati da azioni di sensibilizzazione e incentivi alle famiglie più povere;
a rafforzare l'impegno per garantire l'accesso ai servizi essenziali e alle risorse produttive come primo passo nella strategia di lotta alla povertà;
a cancellare il debito estero dei Paesi più poveri, impegnando i Paesi creditori a convertire il debito condonato in programmi sociali;
a favorire interventi alternativi come il commercio equo e solidale e a promuovere il collegamento diretto tra i produttori dei PVS autorganizzati e i consumatori;
ad incentivare il sistema preferenziale dell'Unione europea che prevede sgravi tariffari per le merci provenienti dai paesi che si impegnano contro il lavoro infantile;
a farsi promotore dell'introduzione di una «clausola sociale» anche all'interno della Omc (Organizzazione mondiale per il commercio) e negli accordi commerciali internazionali che attesti che i prodotti non derivano né da lavoro minorile né dallo sfruttamento del lavoro adulto;
ad adottare opportune iniziative per promuovere l'adozione in Europa di una carta comune contro lo sfruttamento del lavoro minorile;
a sollecitare l'Organizzazione internazionale del lavoro ai fini dell'istituzione di un sistema di etichettatura - che garantisca il non utilizzo di lavoro minorile - e l'adozione dei relativi sistemi d'ispezione internazionale;
a dotarsi di adeguati strumenti per il monitoraggio e la rilevazione quantitativa e qualitativa del fenomeno del lavoro minorile in Italia e a fornire ogni anno alle competenti Commissioni parlamentari un rapporto sulla situazione del lavoro minorile nel Paese;
ad affrontare lo sfruttamento minorile in Italia con una molteplicità di strumenti, opportunamente integrati, per tener conto delle diverse cause che concorrono al lavoro minorile e delle diverse caratteristiche dei bambini e delle famiglie coinvolti;
a sviluppare le azioni di intervento e di controllo degli ispettori del lavoro relative a questo fenomeno;
ad adottare opportuni strumenti per la prevenzione del lavoro minorile e dello sfruttamento;
ad assicurare la riabilitazione e l'integrazione sociale delle bambine e dei bambini ridotti in schiavitù o sfruttati sul lavoro;
ad adottare iniziative normative volte ad introdurre ed applicare sanzioni severe nei confronti delle imprese italiane che ricorrano al lavoro minorile;
a ridurre le condizioni di disagio economico e sociale che costringono le famiglie più povere a impegnare i minori nel lavoro;
a promuovere, anche ai sensi della legge 28 agosto 1997, n. 285, sia a livello di Governo centrale sia da parte degli enti locali e territoriali, progetti specificatamente mirati alla eliminazione del lavoro minorile nel nostro Paese e alla rimozione delle cause che determinano l'offerta di lavoro, destinando a tali progetti adeguate risorse;
ad incentivare a livello nazionale le iniziative di accordo tra le parti sociali finalizzate al controllo e all'eliminazione, in Italia e nel mondo, del lavoro dei bambini nei processi produttivi;
a promuovere un sistema di certificazione di conformità sociale per le imprese italiane, che non utilizzano lavoro minorile.
(1-00133) «Violante, Capitelli, Cordoni, Agostini, Bogi, Calzolaio, Innocenti, Magnolfi, Montecchi, Nicola Rossi, Ruzzante, Giacco, Pisa, Bolognesi, Buffo, Diana, Gasperoni, Motta, Nigra, Sciacca, Trupia, Battaglia, Di Serio D'Antona, Labate, Lucà, Petrella, Turco, Zanotti, Carli, Chiaromonte, Giulietti, Grignaffini, Lolli, Martella, Sasso, Tocci».
(2 dicembre 2002)

La Camera,
premesso che:
nonostante l'impegno profuso in sede internazionale al fine di combattere in modo efficace il problema dello sfruttamento del lavoro minorile e l'adozione, in quest'ambito, della convenzione n. 182 dell'Organizzazione internazionale del lavoro e della Raccomandazione n. 190 sulla stessa materia, entrambe approvate a Ginevra il 17 maggio 1999 e autorizzate alla ratifica in Italia con legge 25 maggio 2000, n. 148, dati recenti confermano che il fenomeno continua a persistere con particolare riguardo ad alcune regioni del mondo;
in particolare le maggiori concentrazioni di sfruttamento di lavoro minorile si verificano in Asia, con una percentuale del 61 per cento, in Africa dove il lavoro minorile arriva alla soglia del 32 per cento ed in America Latina dove si attesta al 7 per cento;
la Convenzione n. 182 dell'OIL definisce tra l'altro le cosiddette «forme peggiori di lavoro minorile», individuandole in tutte le forme di schiavitù minorile, ivi compresi il lavoro forzato ed il reclutamento armato di minori, lo sfruttamento a fini pornografici e per altri fini illeciti - quali ad esempio il traffico di stupefacenti - e qualsiasi altro lavoro che metta a repentaglio la salute, la moralità o la sicurezza del minore;
l'indagine conoscitiva in materia di lavoro nero e minorile svolta nella passata legislatura dalla Commissione Lavoro della Camera dei deputati, ha evidenziato come questo fenomeno sia tutt'altro che sconfitto anche all'interno del nostro territorio nazionale, pur con diffusione diversa nelle realtà regionali, con una maggiore incidenza in alcune regioni meridionali, dove si collega a condizioni familiari di particolare degrado e indigenza ed al fenomeno del prematuro abbandono scolastico;
in base a quest'indagine il lavoro minorile in Italia originerebbe soprattutto all'interno delle cosiddette micro-imprese, piccole attività artigianali o commerciali prevalentemente a conduzione familiare;
in Italia inoltre, il fenomeno del lavoro minorile risulta essere particolarmente diffuso all'interno delle comunità di immigrati, dove risulta oltre modo difficile per gli organi competenti esercitare un controllo efficace ed acquisire dati certi, considerato anche l'alto tasso di clandestini all'interno delle suddette comunità;
un importante problematica al riguardo è anche quella costituita dai cosiddetti «bambini ombra», termine con il quale si definiscono quei bambini giunti in Italia provenienti da Paesi nei quali non esiste un sistema di anagrafe obbligatoria e quindi, in quanto privi di un nome e di una nazionalità certi, facili prede di sfruttamento a fini illeciti e, addirittura, crudeli come il mercato degli organi;
in tutte le realtà nelle quali lo sfruttamento del lavoro minorile risulta essere più diffuso è stato riscontrato un evidente collegamento tra la povertà materiale dei cittadini, il tasso d'abbandono scolastico ed il lavoro minorile;
la frantumazione delle competenze in materia di tutela all'infanzia e in particolare di lotta allo sfruttamento del lavoro minorile rende difficoltosa sia l'acquisizione di dati certi sull'argomento sia un incisivo ed efficace sistema di interventi;

impegna il Governo:

a prevedere un efficace sistema di monitoraggio sul fenomeno dello sfruttamento del lavoro minorile, se del caso a ciò deputando appositi osservatori provinciali presso le direzioni provinciali del lavoro o presso le prefetture, che siano dotati di poteri d'indagine e di accesso agli
atti della pubblica amministrazione, all'interno di un più ampio sistema di collaborazione tra tutti i soggetti che possano venire in possesso di informazioni utili in materia, e che, da un lato, informino l'autorità giudiziaria per la parte di sua competenza in base ai meccanismi sanzionatori vigenti, mentre, dall'altro, riferiscano al ministero del lavoro e politiche sociali affinché siano approntate le necessarie misure concrete volte a contrastare il fenomeno, ed al Parlamento al fine di varare gli opportuni provvedimenti legislativi;
ad adottare un'iniziativa normativa volta ad istituire un'authority per le problematiche sull'infanzia che sia dotata di poteri di coordinamento, di impulso e d'istruzione nei confronti degli altri enti pubblici e che possa attivare le procedure volte a dare assistenza ed aiuto ai minori e alle famiglie in difficoltà, anche attraverso l'incentivazione nel quadro del piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali, degli aiuti alle associazioni impegnate nella prevenzione e nella lotta allo sfruttamento dei minori;
ad adottare iniziative normative volte a prevedere un sistema di etichettatura dei prodotti nazionali ed esteri commercializzati sul nostro territorio nazionale, che verifichi ed attesti che per la loro fabbricazione non siano stati impiegati minori sfruttati, e ad assumere le necessarie iniziative volte ad impedire la circolazione e commercializzazione sul territorio nazionale di prodotti per la cui realizzazione sia accertato il contributo di minori in stato di sfruttamento;
a controllare, in sede internazionale, attraverso le nostre rappresentanze istituzionali ed attraverso le associazioni impegnate in programmi di aiuti all'estero, il rispetto, da parte dei Paesi stranieri, delle Convenzioni internazionali in materia di sfruttamento del lavoro minorile e a non stipulare accordi bilaterali con quei Paesi che non le rispettino o che non adottino nel loro sistema normativo nazionale una legislazione adeguata in materia;
ad attivarsi presso la Comunità europea per qualificare la lotta allo sfruttamento dei minori come un tema prioritario dell'azione dell'Unione europea.
(1-00134) «Buontempo, Castellani, Lisi, Mussolini, Cannella, Porcu, Airaghi, Ascierto, Giulio Conti, Tagliatatela».
(2 dicembre 2002)


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

DI GIOIA. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il direttore amministrativo dell'azienda ospedaliero-universitaria «Ospedali riuniti» di Foggia, in data 27 novembre 2002, ha emanato un'ordinanza di sgombero precauzionale per il trasferimento dei pazienti e delle attività di terapia intensiva;
le condizioni statiche della suddetta struttura erano state segnalate, per la loro gravità, dalla precedente delibera del direttore generale del 17 ottobre 2002;
già da tempo sono stati avviati alcuni interventi di manutenzione per il consolidamento e la messa in sicurezza della struttura, che riguardano anche l'ala oggetto dello sgombero precauzionale;
tale situazione di rischio e di allarme risulta aggravata dopo il sisma del 31 ottobre 2002 che ha interessato la provincia di Foggia assieme a quella di Campobasso;
l'azienda ospedaliero-universitaria «Ospedali riuniti» di Foggia è un ospedale di secondo livello per fronteggiare gli interventi di emergenza e tale ruolo è ancor più importante in considerazione dei rischi sismici e dei danni alle popolazioni civili -:
se il Governo non intenda adottare iniziative normative volte ad applicare anche alle aziende ospedaliere localizzate nella provincia di Foggia gli interventi economici già previsti per la messa in sicurezza delle scuole, atteso che la provincia di Foggia è interessata dallo stato di emergenza decretato dal Presidente del Consiglio dei ministri l'8 novembre 2002. (3-01671)
(3 dicembre 2002)

LABATE, VIOLANTE, MONTECCHI, INNOCENTI, RUZZANTE, AGOSTINI, BOGI CALZOLAIO MAGNOLFI, NICOLA ROSSI, GRILLINI, BATTAGLIA GRIGNAFFINI, TURCO, ZANOTTI, DI SERIO D'ANTONA, GIACCO, BOLOGNESI, BOGI, LUCÀ, CAPITELLI, SASSO, CARLI, CHIAROMONTE, GIULIETTI, LOLLI, MARTELLA e TOCCI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
domenica 1o dicembre 2002 è stata la giornata mondiale per la lotta all'aids;
l'Unaids (agenzia dell'Onu per la lotta all'aids) ha lanciato un vero e proprio grido di allarme in occasione della presentazione del suo rendiconto annuale, in cui si evidenzia che sono quarantadue milioni, tra adulti e bambini, le persone sieropositive e che nel solo 2002 cinque milioni di persone sono state contagiate;
le donne rappresentano il 50 per cento del numero globale dei sieropositivi, determinando così la grande novità del rapporto di quest'anno;
in Italia, il fenomeno aids, con gli oltre 50.271 casi segnalati al 30 giugno 2002, continua ad essere un'emergenza, con i 935 nuovi casi notificati al centro operativo aids;
le regioni più colpite dall' aids sono la Lombardia, la Liguria, il Lazio, l'Emilia Romagna e la Campania; il 71,7 per cento del totale dei casi si concentra nella fascia d'età compresa tra i 25 ed i 39 anni;
il serbatoio di infezione è ancora ampio e si stima che i sieropositivi nel nostro Paese siano tra gli 80 ed i 110 mila casi;
i sistemi di sorveglianza delle nuove diagnosi da infezioni da Hiv, per ora attivi solo in alcune regioni, mostrano che è necessario non abbassare la guardia e rafforzare a livello nazionale i sistemi di sorveglianza delle nuove infezioni da Hiv, senza enfatizzare l'istituzione di registri che aprono problematiche non indifferenti per la tutela della privacy dei cittadini.
l'interruzione della precedente fattiva collaborazione tra Commissione nazionale aids e Consulta del volontariato per l' aids comporta la perdita di sinergie fondamentali per una capillare azione informativa, preventiva e di reinserimento sociale, soprattutto dei sieropositivi, a livello territoriale in tutto il Paese;
recenti notizie di stampa hanno evidenziato che l'opuscolo informativo messo a punto congiuntamente dal ministero della salute e da quello dell'istruzione, dell'università e della ricerca, secondo quanto affermato dai due più eminenti immunologi ed infettivologi del nostro Paese non sia efficace né dal punto di vista della corretta informazione, né dal punto di vista della conoscenza di tutti gli strumenti esistenti in termini preventivi per contrastare l'infezione da Hiv;
ancorché volto ai giovani delle scuole dell'obbligo e superiori, l'opuscolo richiama metodi di prevenzione che nulla hanno a che vedere con ciò che, unanimamente, la scienza sollecita da oltre 20 anni per prevenire l'infezione, e cioè l'uso del profilattico nel caso di rapporti occasionali o a rischio, ma introduce una concezione etica di parte che non si addice alla conoscenza corretta di tutti i mezzi preventivi oggi a disposizione -:
se non ritengano opportuno ritirare l'opuscolo approntato, affinché non si presti ad interpretazioni lesive dello sviluppo armonico della personalità dei giovani e non corrette dal punta di vista informativo e preventivo, e sviluppare, in accordo con la Commissione nazionale dell'aids e la Consulta per la lotta all'aids, un'azione capillare di informazione e di prevenzione, in particolare modo rivolta alle giovani generazioni. (3-01672)
(3 dicembre 2002)

VALPIANA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
sessantamila medici specializzandi hanno dichiarato lo stato di agitazione per protestare contro il mancato stanziamento nel disegno di legge finanziaria per il 2003 dei fondi per la stipula dei contratti di formazione-lavoro, previsti dal decreto legislativo n. 368 del 1999 e dalle direttive comunitarie;
il Sottosegretario per la salute, senatore Cesare Cursi, ha dichiarato il 24 ottobre 2002, rispondendo ad un'interrogazione in Commissione affari sociali della Camera dei deputati, che «il ministero della salute lavora per pervenire ad una soluzione che soddisfi le legittime aspettative dei medici in formazione» e che «uno schema di contratto formazione-lavoro è stato trasmesso in data 25 luglio 2002 alla Presidenza del Consiglio dei ministri per l'approvazione»;
secondo le stime del ministero dell'economia e delle finanze il maggior onere è di circa 300 milioni di euro e, al fine di trovare idonea copertura, nel documento di programmazione economico-finanziaria era stato inserito uno specifico impegno finalizzato al reperimento dei fondi necessari, ma nel disegno di legge finanziaria in discussione non c'è traccia di risorse da destinare ai contratti di formazione;
il mancato finanziamento farebbe slittare di un altro anno la soluzione del problema;
quella dei medici specializzandi è una categoria di professionisti che lavora per le aziende sanitarie locali senza veder riconosciuto alcun diritto, neanche quello fondamentale di una remunerazione dignitosa, e sulle cui spalle grava gran parte del lavoro ospedaliero -:
quali iniziative concrete intenda intraprendere affinché la situazione dei medici specializzandi possa trovare la necessaria soluzione, con il riconoscimento del loro diritto ad una formazione controllata e di qualità, garantendo, al contempo, un dignitoso contratto di formazione-lavoro. (3-01673)
(3 dicembre 2002)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA STARZA, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il 19 marzo 1996 tre agenti del reparto volanti di Milano - di pattuglia in una zona ad alta densità criminale - a seguito di un normale controllo di routine, furono denunciati per furto da un extracomunitario da loro fermato;
i tre agenti sono stati condannati a tre anni di carcere e all'interdizione dai pubblici uffici, nonostante la richiesta di assoluzione del pubblico ministero perché il fatto non sussisteva;
a seguito di questa condanna, le forze dell'ordine di tutta Italia hanno manifestato sdegno e costernazione nei confronti di un'accusa ritenuta ingiusta, in quanto fondata esclusivamente sulla dichiarazione del solo «fermato», senza il supporto di prove testimoniali o di altro genere, e nonostante la parola contraria dei tre agenti coinvolti;
gli agenti coinvolti hanno sempre goduto di chiara e specchiata reputazione: solo qualche settimana prima di questo episodio, per esempio, avevano trovato e restituito una valigetta contenente 110 milioni di vecchie lire in contanti; pochi giorni dopo la denuncia, il capopattuglia, già peraltro pluridecorato, ha salvato un extracomunitario che stava affogando nei Navigli;
le forze dell'ordine hanno protestato pubblicamente avanzando richiesta di legittima tutela nei loro confronti, ad esempio dichiarando di voler sorvegliare il territorio solo con il supporto di più pattuglie che svolgano un ruolo di «controllo» sull'operato dei colleghi, al fine di non incorrere in situazioni simili -:
quali iniziative intenda adottare il Ministro interrogato per rispondere alle esigenze di tutela sottolineate dai tutori dell'ordine e in concreto quali misure intenda adottare per evitare che episodi che possono essere percepiti come una delegittimazione dei tutori dell'ordine, siano essi carabinieri o agenti di polizia, si traducano in un vantaggio psicologico, e non solo, per la criminalità italiana e straniera. (3-01674)
(3 dicembre 2002)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, BRICOLO, ERCOLE, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAROLO, PAGLIARINI, POLLEDRI, RIZZI, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il maltempo che ha interessato in queste settimane il nostro Paese, con particolare riferimento agli eventi alluvionali che hanno colpito molte province del Nord Italia, ha creato allagamenti, frane, smottamenti ed ha provocato l'interruzione di importanti vie di comunicazione, con una quantità rilevantissima di danni economici alle strutture pubbliche, alle abitazioni private e agli impianti produttivi -:
se, in relazione alle particolari difficoltà logistiche ed economiche che gli avvenimenti in premessa hanno causato, il Governo non intenda adottare iniziative normative volte ad introdurre facilitazioni negli adempimenti degli obblighi fiscali in favore:
a) delle famiglie residenti nei comuni particolarmente colpiti, come risulta dagli elenchi in possesso del ministero dell'interno, spostando di tre mesi il saldo e l'anticipo Irpef;
b) delle aziende localizzate nelle province colpite, spostando di tre mesi il pagamento dell'Iva relativa ai mesi di novembre e dicembre 2002 e dei contributi relativi allo stesso periodo. (3-01675)
(3 dicembre 2002)

LETTIERI, LOIERO, CARDINALE, BOCCIA, MARINI, MOLINARI, IANNUZZI e RUTA. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il sistema di crediti di imposta a favore degli investimenti previsto dalla legge 388 del 2000 si è dimostrato efficace e semplice nei suoi automatismi applicativi;
purtroppo, però, recenti provvedimenti hanno bloccato queste misure, mettendo a rischio gli investimenti avviati o decisi dagli imprenditori;
gli imprenditori meridionali e le loro associazioni di categoria sono fortemente allarmati per la situazione economica del Mezzogiorno, aggravata ora dalla crisi della Fiat -:
quali siano i dati relativi all'applicazione dell'articolo 8 della legge 388 del 2000 («Agevolazione per gli investimenti nelle aree svantaggiate») e quali misure intenda adottare il Governo per rilanciare le attività produttive del Mezzogiorno. (3-01676)
(3 dicembre 2002)

VOLONTÈ, GIUSEPPE DRAGO, MONGIELLO e PERETTI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la tabella A (ministero dell'economia e delle finanze) della legge 448 del 28 dicembre 2001 (legge finanziaria per il 2002) ha disposto il finanziamento di 25 milioni di euro per il triennio 2002-2004 in favore dei cosiddetti «incapienti», di quei soggetti, cioè, che non sono in grado di poter utilizzare le maggiori detrazioni fiscali avendo redditi talmente bassi da non essere soggetti a tassazione;
tali soggetti non sono, peraltro, in grado di ottenere nemmeno il rimborso delle spese per l'assistenza sanitaria o per le medicine non gratuite;
secondo le principali organizzazioni sindacali è stato recentemente revocato a circa un milione e duecentomila pensionati il bonus fiscale di 150 euro stabilito, a titolo di risarcimento, in favore di questi soggetti -:
se tali notizie corrispondano al vero ed in tal caso quali siano le ragioni che abbiano motivato tale decisione e se non ritenga che debba essere ripristinato il bonus fiscale, oggetto di interventi anche da parte del gruppo parlamentare dell'Udc (Ccd-Cdu), che costituisce una misura di giustizia sociale in favore dei soggetti appartenenti alle fasce di reddito più deboli e per la cui copertura finanziaria era stato previsto un apposito fondo dalla legge finanziaria per il 2002. (3-01677)
(3 dicembre 2002)

BLASI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
in questi ultimi mesi la società Enel Distribuzione ha dato inizio alla sostituzione dei vecchi contatori con altri di nuova generazione in grado di fornire agli utenti servizi aggiuntivi;
molte famiglie italiane lamentano una notevole differenza di potenza tra i vecchi ed i nuovi apparecchi, essendo i precedenti tarati a 3 chilowatt ed i nuovi a 1,5-2 chilowatt, con una conseguente interruzione di erogazione di energia ogni qualvolta funzionano contemporaneamente pochi elettrodomestici, cosa che prima non accadeva e che crea notevoli inconvenienti e disagi agli utenti;
innanzi alle obiezioni degli utenti, l'Enel consiglia generalmente di produrre una richiesta di aumento a 4,5 chilowatt di potenza del contatore, che comporta un costo aggiuntivo di 207 euro, oltre ad una tassa bimestrale di 80 euro contro i 4 attuali;
da ciò deriverà un aumento delle bollette con prevedibili effetti inflazionistici -:
se, ferme restando le competenze dell'Autorità per l'energia elettrica ed il gas, tali effetti inflazionistici possano essere quantificati e quale possa esserne l'entità. (3-01678)
(3 dicembre 2002)


INTERROGAZIONI

A)

GIANNI MANCUSO e DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
il giornale croato Jutarni List ha dato notizia del ritrovamento, da parte di un subacqueo di una squadra al servizio del ministero della cultura di Croazia, dei resti del sottomarino Medusa che, con a bordo 7 ufficiali, 8 sottufficiali e 43 marinai, venne affondato dai siluri del sottomarino inglese Thorn alle ore 14,10 del 30 gennaio 1942;
il sommergibile è stato localizzato al largo di Capo Promotore, punta istriana nelle acque di Pola, ad un miglio circa dallo scoglio Porer -:
se non si ritenga di dover valutare la possibilità di recuperare le salme dei marinai caduti per restituirle, con gli onori militari che meritano, alle famiglie. (3-00941)
(9 maggio 2002)

B)

GIANNI MANCUSO, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FATUZZO e CORONELLA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
dopo i tragici avvenimenti dell'11 settembre 2001 i Paesi occidentali sono impegnati ad affrontare l'emergenza terroristica, soprattutto in ragione della necessità di offrire il massimo di protezione e di tutela possibili alle popolazioni civili;
in particolare, si è diffuso il timore di subire attacchi bioterroristici;
in realtà, tutti i Paesi occidentali, eccezion fatta, forse, per gli Stati Uniti d'America, scontano la mancanza di approfondite conoscenze e di adeguata organizzazione per la deprecata eventualità di dover gestire aggressioni terroristiche di natura batteriologica;
Walter Pasini, referente in Italia dell'Organizzazione mondiale della sanità per la medicina internazionale, ha dichiarato al quotidiano Il Sole-24 Ore di mercoledì 26 giugno 2002, alla pagina 5, quanto segue: «I medici italiani ed europei non sono attrezzati per riconoscere malattie scomparse da tempo, come la peste e il vaiolo, che potrebbero essere diffuse dai terroristi. Per questo è necessario un grande sforzo a livello nazionale e internazionale per garantire la diagnosi precoce e l'isolamento dei soggetti eventualmente colpiti. Altrimenti i rischi sono altissimi: un'epidemia di vaiolo non arginata per tempo potrebbe decimare la popolazione mondiale»;
nel piano organizzativo, poi, Walter Pasini ha svolto la seguente significativa riflessione: «Da noi è ancora carente il coordinamento tra le diverse autorità coinvolte: protezione civile, esercito e strutture sanitarie devono, invece, essere pronte ad agire in sintonia per contenere immediatamente gli effetti di un eventuale attacco» -:
se ritenga condivisibile la preoccupante diagnosi della situazione espressa da Walter Pasini in relazione allo stato di relativa impreparazione in cui versano gli Stati occidentali per l'ipotesi di attacco terroristico di natura batteriologica;
in caso affermativo, quali siano le iniziative del Governo, di concerto con gli altri Stati europei, per attrezzare adeguatamente il nostro Paese per le ipotesi citate;
quale sia il livello di interazione fra protezione civile, esercito e strutture sanitarie per l'ipotesi di attacchi terroristici batteriologici;
se non ritenga, di concerto con il Ministro della salute, di incaricare le industrie farmaceutiche di produrre vaccini di nuova generazione, considerato che quelli usati fino a 20 anni or sono oggi difficilmente sono utilizzabili. (3-01158)
(27 giugno 2002)

C)

ASCIERTO. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
in un territorio ad alta densità mafiosa come quello della Calabria, in modo particolare nelle province di Catanzaro e Cosenza, i tribunali e le procure della Repubblica conferiscono il compito di notificare gli atti giudiziari al personale dell'Arma dei carabinieri;
il personale dell'Arma è costretto giornalmente a distogliere dalle quattro alle cinque unità, al fine di soddisfare le suddette richieste;
le incombenze di cui sopra non solo riguardano notifiche non urgenti, ma anche documenti che spesso devono essere notificati a soggetti residenti in comuni diversi da quello in cui ha sede il personale dell'Arma impegnato dalla procura;
i nuclei operativi (non solo le stazioni dei carabinieri) sono nella materiale impossibilità di richiedere ulteriore personale da impiegare a titolo di rinforzo per l'ingente mole di lavoro investigativo;
in questa regione, l'Arma dei carabinieri, già sott'organico, non riesce a sopperire né ai normali servizi d'istituto (perlustrativi, di ordine pubblico, servizi notturni ed altri), né a quelli che richiedono un costante impiego fisico-temporale per le investigazioni, molto spesso di competenza della direzione distrettuale antimafia;
ogni organo giudiziario dispone di un ufficio appositamente istituito, preposto alla notifica degli atti giudiziari e composto da ufficiali giudiziari, che vengono retribuiti proprio per svolgere una funzione che, invece, continua a ricadere sull'organico dell'Arma -:
quali iniziative il Governo intenda adottare al fine di far rispettare il dovere professionale che gli organi giudiziari hanno di provvedere alla notifica degli atti giudiziari attraverso uffici specificamente istituiti e pagati. (3-01161)
(27 giugno 2002)

D)

PIGLIONICA, ABBONDANZIERI, BANDOLI, BONITO, GASPERONI, LUONGO, RAFFAELLA MARIANI, MAURANDI, MAZZARELLO, NANNICINI, NIGRA, NICOLA ROSSI, VIANELLO, VIGNI, ZUNINO, ADDUCE, CALDAROLA, CHIANALE, GALEAZZI, GRILLINI, MARONE, MARTELLA, OLIVERIO, OTTONE, PISA, QUARTIANI, RAVA, ROSSIELLO e ROTUNDO. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio, delle infrastrutture e dei trasporti, della salute e dell'interno. - Per sapere - premesso che:
a seguito di determinazioni della regione Basilicata è stata bloccata la possibilità per l'inceneritore di Melfi gruppo Fiat di smaltire rifiuti pericolosi provenienti da fuori regione;
a tali decisioni è seguita una serie di ricorsi alla giustizia amministrativa, tuttora in attesa di definizione;
un numero imprecisato di vagoni, circa 30, dopo aver vagato per l'Italia, dal mese di luglio 2001 sono fermi presso le stazioni di Foggia e Falconara;
la natura dei rifiuti in questione (farmaci, rifiuti ospedalieri) e il particolare momento climatico comportano un rischio altissimo per l'igiene pubblica e per l'ambiente;
vi è la necessità di contrastare il reale rischio che il territorio pugliese venga individuato quale immensa pattumiera a disposizione dell'intero territorio nazionale -:
quali iniziative siano state poste in essere per rimuovere questa situazione di rischio. (3-00105)
(17 luglio 2001)

SEDIOLI. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e della salute. - Per sapere - premesso che:
la magistratura di Foggia e la procura della Repubblica di Melfi hanno aperto un'inchiesta sul carico di rifiuti speciali farmaceutici e ospedalieri contenuti in 22 vagoni fermi alla stazione di Foggia, determinando un grave allarme per la salute pubblica, specialmente in un periodo climatico di alte temperature;
vagoni con rifiuti speciali sarebbero tuttora fermi da tempo nelle stazioni di Bologna, di Forlì e in altre città italiane, come emerso da notizie di stampa nei maggiori quotidiani italiani;
non è ancora certa la provenienza dei rifiuti e neppure la loro destinazione finale, come non è certo chi li abbia spediti;
il ripetersi di abusi per lo smaltimento di rifiuti speciali, la scoperta di discariche abusive, i frequenti e dolosi incendi di cumuli di rifiuti pericolosi, ha determinato preoccupazioni per la salute e la difesa ambientale -:
come intendano intervenire sui fatti di Foggia, di Bologna, di Forlì e se intendano assumere iniziative volte a impedire che si verifichino in futuro fatti di tale gravità per la salute pubblica. (3-00117)
(24 luglio 2001)

E)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
il comitato per la vigilanza sull'uso delle risorse idriche ha presentato al Parlamento, nel mese di settembre 2001, la relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, nel rispetto della previsione degli articoli 22 e 23 della legge di riforma del servizio n. 36 del 1994;
la relazione è, per certi versi, decisamente allarmante, atteso che emerge chiaramente che l'espansione dell'economia del settore dei servizi idrici è decisamente più lenta di quanto, in effetti, ci si attendeva;
sembra che non si riesca a superare la maggiore difficoltà (peraltro conosciuta e considerata nelle previsioni) costituita dalla forte frammentazione delle gestioni;
le gestioni dirette da parte dei comuni rappresentano ancora la modalità gestionale numericamente più diffusa, soprattutto nel settore fognario, mentre le gestioni pubbliche industriali sono più numerose nei servizi di acquedotto e depurazione;
lo spazio ricoperto dai privati appare piuttosto limitato e pare essere riservato al solo settore della depurazione;
secondo lo studio Irs, che deriva dall'elaborazione dei dati presenti nei conti consuntivi dei comuni e dei dati ricavati da Federgasacqua e Confservizi-Cispel, le gestioni dirette in economia servono circa il 50 per cento della popolazione italiana, percepiscono più del 38per cento dei proventi e danno occupazione al 56,5 per cento degli addetti;
i privati servono soltanto l'8 per cento della popolazione, percepiscono il 9,2 per cento dei proventi ed occupano il 10,2 per cento degli addetti;
dai dati ricavabili dalla relazione, si riscontra, peraltro, almeno una nota positiva rappresentata del forte e significativo recupero della capacità di coprire i costi, che ha portato sostanzialmente al dimezzamento delle passività;
il fatturato complessivo dell'industria dei servizi idrici, in Italia, ha toccato nel 1996 la ragguardevolissima somma di 6.400 miliardi di vecchie lire, a fronte di un volume di acqua erogata di 6.000 milioni di metri cubi;
nel periodo compreso tra il 1994 ed il 1996, il valore complessivo del mercato dei servizi idrici è cresciuto del 3,4 per cento, con punte elevate per i settori più dinamici (fognario 12,7 per cento, depurazione 9,7 per cento) e con dati significativi e preoccupanti in altri segmenti (il settore acquedotto si è mantenuto assolutamente stabile);
gli investimenti in opere infrastrutturali si sono pericolosamente contratti, fra il 1985 ed il 1996, di oltre due terzi;
l'assetto complessivo del mercato italiano in questo settore è in lenta trasformazione, nel senso che molte aziende speciali, comunali e sovracomunali, così come molte gestioni comunali in economia, si stanno trasformando in società per azioni, mentre appare tonico ed in crescita il processo di conclusione di alleanze e di accordi societari che dovrebbero portare gli operatori esistenti ad una dimensione più utilmente gestibile, se non all'auspicabile nascita di nuovi soggetti imprenditoriali più forti ed organizzati;
le aggregazioni in corso, se da una parte produrranno l'effetto della diminuzione del numero degli operatori, dall'altra porteranno ad un aumento dei concorrenti nelle procedure di gara, incrementando in tal modo positivamente la pressione concorrenziale;
vi è, peraltro, un forte ostacolo a tale positivo processo, derivante dalla limitazione al principio di extraterritorialità, che, attraverso varie sentenze di tribunali amministrativi regionali, vincola le società di proprietà di enti locali ad operare esclusivamente nel proprio territorio, precludendo ad esse la partecipazione a procedure di gara per l'assegnazione in concessione a terzi dei servizi pubblici;
il Parlamento, nel corso della XIII legislatura, aveva avviato l'esame di un disegno di riforma della gestione dei servizi pubblici locali (atto Senato 4014 e atto Camera 7042), riservando particolare attenzione alla definizione delle regole che presiedono alla scelta della forma di gestione e alle modalità di affidamento del servizio da parte dei comuni titolari, nonché alla riaffermazione del principio di separazione dell'attività di indirizzo e di controllo da quella di gestione e dell'obbligo della gara per l'affidamento del servizio;
la questione è di grande rilevanza sia per gli effetti che riverbera sulla popolazione civile del nostro Paese, sia per le dimensioni economico-finanziarie del settore delle risorse idriche, sia per l'ammodernamento dei vari settori e sia, infine, per una corretta politica dell'ambiente nell'ambito della risorsa naturale più importante, costituita certamente dalle acque;
il Governo deve necessariamente ed urgentemente predisporre un'organica ed adeguatamente finanziata proposta di riforma, tenendo conto del fatto che si tratta di avviare una delle più grandi riforme infrastrutturali del Paese -:
quali siano gli intendimenti ed i programmi del Governo in materia di riforma della gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento alle risorse idriche, alla luce delle non confortanti conclusioni che si ricavano dalla relazione annuale sullo stato dei servizi idrici del 2001, e con particolare riferimento alla contrazione degli investimenti, ai difetti di pianificazione nell'ambito sovracomunale e ai ritardi nella realizzazione delle opere per l'adeguamento della rete. (3-00401)
(12 novembre 2001)

F)

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
un vastissimo territorio tra l'Italia e la Slovenia dalle straordinarie caratteristiche geologiche attende da decenni un'adeguata protezione nazionale ed internazionale: il Carso;
il Carso in Europa è un ambiente assolutamente unico e da lungo tempo se ne sollecita un'adeguata e strutturale protezione, mentre, al contrario, si deve registrare un avvilente inquinamento ambientale;
l'altipiano carsico, anziché essere valorizzato - come meriterebbe - per le sue doline ed i suoi inghiottitoi, è stato purtroppo utilizzato, in passato, come una vera e propria discarica naturale, capace di ospitare rifiuti di ogni genere, carcasse di animali, residuati bellici degli ultimi due conflitti mondiali, ivi compresi materiali esplosivi;
è intuibile che una tale massa di rifiuti di ogni genere non può che avere seriamente intaccato il sottosuolo, stante la particolare natura geologica del terreno;
il Carso triestino, ad esempio, accusa la scomparsa di oltre trecento grotte, adibite, appunto, a discariche, alcune delle quali utilizzate per lo scarico di oli esausti e di altri prodotti petroliferi, che, a loro volta, hanno creato mefitici laghetti di nafta, mentre le stalattiti e le stalagmiti risultano ricoperte di catrame e bitume;
anche le opere pubbliche, realizzate in modo sconsiderato, hanno contribuito a rovinare il paesaggio, cosicché le autostrade ed i relativi svincoli hanno compromesso aree di grande rilievo, ostruendo, ad esempio, l'accesso alla «grotta dei ciclamini»;
lo stesso progetto di valorizzazione della baia di Sistiana in realtà minaccia la sopravvivenza di ben otto grotte, tra cui quella «delle candele»;
onde evitare la perpetuazione dello scempio, appare necessario pensare ad una seria ed organica tutela a livello nazionale e, auspicabilmente, a livello internazionale;
sul piano nazionale, dopo i primi progetti di tutela, risalenti alla seconda metà degli anni sessanta, per iniziativa dei botanici triestini Renato Mezzana e Livio Poldini, si è passati alla cosiddetta «legge Belci» del 1971, che, peraltro, se da una parte istituiva alcune riserve, dall'altra ne demandava la gestione ad una successiva legge regionale, che non ha mai visto la luce;
anche la successiva legge regionale del 1966, che ha istituito cinque riserve sul Carso (quattro su quello triestino, Val Rosandra, Monte Rosario, Monte Lanaro e Falesie di Duino, ed una su quello goriziano, il Lago di Doberdò) ed un parco intercomunale, che avrebbe dovuto creare una continuità fra le riserve regionali, non si dimostrava alla prova dei fatti particolarmente efficace, sicché delle cinque riserve soltanto due (Doberdò e Val Rosandra) hanno piani di conservazione e sviluppo, che avrebbero dovuto ricevere aggiornamenti in base alla legge regionale n. 42 del 1996;
la Val Rosandra, dopo numerosi anni di vero e proprio abbandono, ha riaperto da poco tempo un centro visite a Bagnoli della Rosandra, ma non è stata oggetto di alcun intervento di ripristino naturalistico;
a Doberdò, con i fondi del progetto Life, è in corso di realizzazione un centro di informazioni, mentre il parco intercomunale in realtà non è mai decollato;
sul piano internazionale, il censimento Habitat ha localizzato «siti di importanza comunitaria» e di «importanza nazionale», anche in aree al di fuori di quelle già previste negli strumenti di tutela;
malgrado ciò, uno solo di questi siti, i Laghetti delle Noghere, è diventato «biotopo regionale», soprattutto grazie al continuo e forte interessamento di Legambiente di Trieste;
è ragionevole ipotizzare un parco internazionale con la Slovenia - che, dal canto suo, ha realizzato il parco regionale di San Canziano a ridosso del confine - anche se occorre studiare la possibilità di superare il problema dell'entrata della Slovenia nell'Unione europea;
l'istituzione di un'area protetta garantirebbe la tutela del territorio, delle sue valenze storiche, ambientali e culturali e consentirebbe un'efficace sinergia per la valorizzazione delle risorse territoriali, a cominciare dai prodotti tipici locali vitivinicoli e dal famoso miele prodotto dall'ape del Carso, ibrido fra l'ape mediterranea e quella centro-europea;
sarebbero altresì valorizzati i prodotti zootecnici, con il sostegno agli allevamenti di caprini e di ovini, che contribuiscono alla conservazione della landa carsica, ambiente assai pregiato sotto il profilo della vegetazione, attualmente minacciato in maniera pericolosa dall'espansione della boscaglia e del pino nero;
contemporaneamente, troverebbero sbocco concreto interessanti esperienze sostenute dall'università di Trieste per il reinserimento della pecora cartolina;
infine, l'attività turistica ottimizzerebbe lo sfruttamento delle tipiche «osmizze», case di contadini, ove, per limitati periodi dell'anno, si beve il vino e si mangiano i salumi ed i formaggi di casa;
il problema più importante, peraltro, dal punto di vista naturalistico è quello delle grotte carsiche, che si contano in più di mille soltanto sul Carso triestino e che sono meritevoli di attenzione, di valorizzazione, di tutela e di conseguente oculata gestione -:
se non ritenga di dover prendere in considerazione l'intero territorio carsico per promuovere un progetto di tutela nazionale e, se possibile, internazionale, al fine di preservare dallo scempio un'area che rappresenta certamente, in Europa, un unicum di cui il ministero dell'ambiente e della tutela del territorio deve prendere atto assumendo le iniziative ed i provvedimenti ritenuti idonei per salvaguardare l'area e le sue caratteristiche naturali, concertando, con il ministero delle politiche agricole e forestali, un piano di sviluppo sostenibile ed eco-compatibile che incentivi la valorizzazione dei prodotti tipici locali. (3-01260)
(23 luglio 2002)

G)

CABRAS e MAURANDI. - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
a Cagliari nel lungomare Poetto sono in corso lavori di ripristino dell'arenile lungo la fascia demaniale;
i lavori sono realizzati sotto la responsabilità dell'amministrazione provinciale di Cagliari;
le modalità di esecuzione hanno destato gravi preoccupazioni nell'opinione pubblica per l'impatto ambientale, con ampio risalto negli organi di informazione locale di numerose e pubbliche proteste da parte di associazioni di tutela, tecnici del settore e docenti universitari esperti in problematiche ambientali -:
se gli organi tecnici dei ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali abbiano valutato in sede di progetto l'impatto ambientale sia dei lavori che delle modalità di attuazione degli stessi (attualmente la linea della battigia risulta spostata verso il mare rispetto al limite precedente di oltre 65 metri);
se ogni precauzione in sede di esame delle opere previste sia stata adottata per evitare danni irreparabili ad un eco-sistema marino fra i più originali e pregiati dell'intero bacino del Mediterraneo;
quali iniziative si intendano assumere per salvaguardare uno dei monumenti ambientali più importanti del Paese, senza escludere l'immediata sospensione delle attività in corso e l'immediato ripristino delle condizioni preesistenti ai lavori. (3-00856)
(9 aprile 2002)