INTERPELLANZE E INTERROGAZIONI
A) Interpellanza
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, per sapere - premesso che:
la firma digitale è uno degli strumenti più efficaci per l'innovazione e la semplificazione della pubblica amministrazione e per la modernizzazione del Paese;
con il decreto del Presidente della Repubblica n. 513 del 1977, confermato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, l'Italia ha fatto da battistrada, in Europa, nella regolamentazione della firma digitale;
si è da tempo costituito presso l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione l'albo dei certificatori pubblici della firma digitale, che recentemente è passato sotto la competenza del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
i soggetti ammessi all'albo hanno investito ingenti capitali (oltre 155 milioni di euro) per allinearsi agli standard di firma digitale indicati dal Governo italiano;
il recepimento delle nuove regole comunitarie (direttiva 1999/93 CE), che prevedono un'ulteriore tipologia di firma elettronica, ha avuto luogo con il decreto legislativo n. 10 del 2002, che tuttavia è privo del regolamento di attuazione e delle norme tecniche;
conseguentemente si è venuta a determinare una situazione di stallo, che blocca la diffusione della firma elettronica e la stessa attività dei certificatori, tanto che la stessa Commissione europea avrebbe espresso molte perplessità sui ritardi italiani -:
quali misure intenda adottare per superare questa fase di incertezza che danneggia i certificatori e rallenta la semplificazione della pubblica amministrazione;
quando verrà emanato il regolamento attuativo del decreto legislativo n. 10 del 2002, con le relative norme tecniche, per armonizzare le due tipologie di firma digitale;
quali iniziative siano in corso per favorire la massima diffusione della firma digitale nei servizi pubblici, nell'interesse delle imprese e dei cittadini.
(2-00343) «Magnolfi, Folena, Panattoni».
(29 maggio 2002)
B) Interrogazione
LUSETTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per l'innovazione e le tecnologie. - Per sapere - premesso che:
con decreto legislativo 10 gennaio 2002, n. 10, è stata recepita in Italia la direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 13 dicembre 1999, relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche;
tale decreto ha innovato profondamente lo scenario delineato dalla precedente normativa in materia di firma digitale e ha introdotto, inoltre, la carta nazionale dei servizi, quale strumento per accedere ai servizi della pubblica amministrazione;
non sono state ancora emanate le regole tecniche che danno attuazione al citato decreto e che, di conseguenza, completano il recepimento della direttiva europea;
la Commissione europea avrebbe aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, in relazione al recepimento della direttiva 1999/93/CE sulle firme elettroniche -:
in caso affermativo, quali siano le contestazioni effettuate da parte della Commissione europea;
se, in particolare, tra le contestazioni effettuate, sia stato rilevato l'eccesso di delega in relazione al decreto legislativo n. 10 del 2002, essendo stata trattata materia, quale la carta nazionale dei servizi, non contenuta né nella direttiva europea, né nella legge 29 dicembre 2000, n. 422, «Legge comunitaria 2000», che ha delegato il Governo a recepire la citata direttiva;
se, oltre a quest'ultima, vi siano ulteriori contestazioni effettuate dalla Commissione europea;
se risponda a verità che, a causa della apertura della procedura di infrazione, il Ministro interrogato abbia ritenuto di dover rimuovere dal proprio incarico il capo dell'ufficio legislativo del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
(3-01022)
(31 maggio 2002)
C) Interpellanza
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
da alcuni anni l'Italia si è dotata di strumenti legislativi in materia di cancellazione e conversione del debito con i Paesi in via di sviluppo: la legge 27 dicembre 1997, n. 449, (e conseguente regolamento attuativo adottato col decreto del ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 9 novembre 1999) ha introdotto la possibilità di procedere alla conversione del debito. Successivamente, la legge n. 209 del 2000 (e conseguente regolamento attuativo adottato col decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con il Ministro degli affari esteri, del 4 aprile 2001, n. 185) ha introdotto la possibilità di procedere alla cancellazione del debito;
queste norme sanciscono la finalizzazione della conversione/cancellazione ai fini di «sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile» e alla «lotta alla povertà», trasformando l'onere debitorio in un sostegno diretto e verificabile alle politiche di riduzione della povertà che la comunità internazionale sta perseguendo;
l'accordo di conversione Italia-Perù siglato nel settembre del 2001 rappresenta una delle prime realizzazioni di tale normativa in coerenza con i principi indicati dal legislatore -:
quale sia la tipologia dei soggetti che potranno concorrere ai finanziamenti;
come si pensa di impostare, in applicazione dell'accordo, il rapporto con il Governo peruviano;
come si è determinato e quale sia il percorso che ha portato all'individuazione delle rappresentanze della società civile peruviana;
come il Governo italiano voglia impostare il rapporto con le organizzazioni non governative italiane operanti in Perù;
se ritenga che il regolamento attuativo recepisca lo spirito e la lettera dell'accordo;
quali strumenti di monitoraggio del processo di attuazione dell'accordo siano stati previsti.
(2-00428) «Sereni, Pistelli, Spini, Fioroni, Calzolaio, Giovanni Bianchi».
(18 luglio 2002)
D) Interpellanza e interrogazioni
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri degli affari esteri e per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
con la Convenzione dell'Aja del 1954 emergeva, seppur con molte ambiguità e deroghe, la dimensione internazionale della protezione del patrimonio culturale, a cominciare dal limitare la possibilità che dai conflitti bellici potesse derivare il danneggiamento del patrimonio culturale di popoli;
nel 1972 a Parigi l'Unesco approvava la Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale e le stesse Nazioni Unite, con la risoluzione del 1o novembre 1989, hanno escluso che un bottino di guerra abbia comunque una sua legittimità quando si estenda a cose diverse dal materiale bellico;
numerosi sono tuttavia i contenziosi di diritto internazionale ancora pendenti in materia di restituzione di beni culturali confiscati come bottino di guerra;
la stele di Axum, alta 24 metri e pesante 160 tonnellate, dopo essere stata prelevata in Etiopia nel 1937 dalle truppe italiane per celebrare il quindicesimo anniversario della marcia su Roma ed il primo anniversario dell'Impero, fu collocata a Roma, Porta Capena, di fronte a quello che era il ministero per l'Africa italiana e che ora è la sede della Fao;
la stele di Axum è al centro di una annosa querelle tra lo Stato italiano e quello etiopico sin dal 1947 e lo stesso Stato etiopico, nel gennaio 2002, ha sollecitato all'Unesco la sua restituzione;
lo Stato italiano, a seguito della dichiarazione congiunta italo-etiopica del 4 marzo 1997, ha avviato la procedura relativa alla «disarticolazione e trasporto in Etiopia della stele archeologica di Axum»;
nelle more della definizione della procedura di restituzione allo Stato etiopico, la stele di Axum ha subito ingenti danni e la responsabilità di essi è oggettivamente da ricondurre alla mancata tempestiva sua restituzione;
lo Stato etiopico sta predisponendo specifici progetti per la realizzazione nel territorio di Axum di un parco archeologico che consenta la valorizzazione dell'antica capitale del regno di Etiopia, culla della civiltà fiorita intorno alla parte meridionale del Mar Rosso tra il I ed il V secolo d.C.;
la Repubblica italiana, in virtù degli articoli 10 e 11 della Costituzione, è tenuta al rispetto degli impegni internazionali assunti nella condivisione della dimensione internazionale del patrimonio culturale europeo e mondiale;
la Repubblica italiana, in virtù dell'articolo 9 della Costituzione, è tenuta alla tutela del patrimonio culturale presente nel proprio territorio;
nell'ambito delle politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali, appare principio consolidato quello per cui un bene culturale, per svolgere pienamente la propria funzione di testimonianza materiale avente valore di civiltà, debba essere «contestualizzato» -:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim intenda:
a) perseguire nelle competenti sedi internazionali ed in sede di Unione europea, anche alla luce della riscrittura della Costituzione europea e anche al fine di sostenere politiche comuni di valorizzazione dei beni culturali, il principio della loro contestualizzazione, favorendo, nel rispetto degli accordi internazionali, una politica volta alla restituzione dei beni culturali confiscati a seguito di conflitti bellici;
b) dare immediatamente corso, ed eventualmente con quali tempi e modalità, al pieno ed integrale rispetto degli accordi internazionali assunti per quanto attiene alla restituzione della stele di Axum allo Stato etiopico;
se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro per i beni e le attività culturali intendano immediatamente attivare, anche in sinergia con gli enti locali, le risorse necessarie a far fronte alle spese di restauro e trasporto della stele in Etiopia;
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda avviare, concorrendo allo sviluppo del processo di integrazione europea e degli ideali di pace, di giustizia, di libertà, di solidarietà e cooperazione internazionale fra i popoli, le procedure necessarie ad individuare specifici programmi di cooperazione internazionale, al fine di sostenere attivamente i progetti delle competenti autorità etiopiche in merito alla valorizzazione delle aree archeologiche di Axum.
(2-00432) «Titti De Simone, Deiana».
(22 luglio 2002)
PERROTTA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
con l'articolo 37 del trattato di pace del 1947, l'Italia s'impegnò nei confronti del popolo etiope alla restituzione di tutte le opere d'arte, archivi, oggetti di valore religioso e storico sottratti all'Etiopia dal nostro Paese durante l'invasione del regime fascista;
la stele di Axum, portata in Italia da Mussolini per suggellare i 15 anni della marcia su Roma, dal 1937 è collocata a Roma tra il Circo Massimo e la sede della Fao;
nel 1956 l'Italia raggiunse un accordo con il Governo etiope per la restituzione dell'obelisco e la sua ricollocazione nel parco di Axum, suo luogo d'origine, che attende ancora esecuzione, a causa di diverse difficoltà tecniche legate al trasporto;
nel 1995, con la visita dell'allora Sottosegretario per gli affari esteri, onorevole Scammacca, ad Addis Abeba, fu avviato un tentativo di risoluzione dei problemi tecnici legati alla restituzione della stele, a cui tutt'ora gli etiopi condizionano i buoni rapporti con il nostro Paese;
nel febbraio 1996 il Parlamento etiope approvò una risoluzione che sollecitava l'Italia alla restituzione della stele e che fu consegnata ai Presidenti delle Camere italiane;
successivamente, venne costituita una commissione tecnico italo-etiopica con il compito di verificare la fattibilità del trasferimento dell'obelisco e del suo «stato di salute», a cura dell'Istituto internazionale per la conservazione dei beni culturali, al quale seguì nel marzo 1997 un incontro italo-etiopico per la definizione delle procedure per la reinstallazione della stele nel parco archeologico di Axum;
la volontà del Governo italiano di restituire la stele è stata ribadita nel 1998, in occasione della risposta ad alcune interrogazioni presentate da esponenti sia di maggioranza che di opposizione dell'allora Parlamento, a cui è conseguito da ultimo, lo stanziamento della cifra di un miliardo di vecchie lire per coprire le spese di smontaggio e trasporto dell'obelisco;
all'inizio del 2001, ultimati gli studi sulla fattibilità dell'intera operazione, l'allora Sottosegretario per i beni e le attività culturali, onorevole Vittorio Sgarbi, onde evitare un trasporto che non assicurerebbe l'integrità dell'obelisco e recherebbe un danno all'urbanistica della città che per decenni l'ha ospitato, ha paventato un'ipotesi alternativa di «restituzione virtuale», consistente nella proclamazione di extraterritorialità dell'area che ospita l'obelisco che diverrebbe così territorio etiope;
nel frattempo, il Governo etiope, allarmato dal sorgere di nuovi dubbi sulla restituzione della stele, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, in cui ha sottolineato l'infondatezza delle obiezioni di fattibilità sollevate da esponenti del Governo italiano e la pretestuosità delle stesse, tanto da spingere il Sottosegretario per gli affari esteri, senatore Alfredo Mantica, a confermare la volontà del Governo di rispettare gli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia -:
se il Governo non ritenga di dover intervenire, facendo chiarezza sulle sorti della stele di Axum, evitando il rischio di un incidente diplomatico con il governo di Addis Abeba, da lunghi decenni legato anche commercialmente all'Italia;
quale sia il convincimento del Governo su questa vicenda e se intenda tener fede agli impegni presi dallo Stato italiano, suggellati da precisi accordi internazionali, ovvero se intenda promuovere altre e diverse forme di restituzione della stele.
(3-00589)
(22 gennaio 2002)
BULGARELLI e ZANELLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'occupazione italiana in Etiopia è una pagina della nostra storia troppo spesso rimossa;
lungi dallo svolgere alcuna funzione civilizzatrice, l'Italia si macchiò di atroci stragi, come l'eccidio di Debre Libanos, oltre centomila tucul incendiati, tre chiese cristiane copte e diversi monasteri distrutti, più di duemilacinquecento vittime fra i civili, tra cui moltissimi monaci;
con il trattato di pace del 1947 l'Italia si è impegnata a restituire all'Etiopia il bottino di guerra;
successivi accordi italo-etiopici del 1956 puntualizzano che la stele di Axum, trafugata e trasportata in Italia nel 1937, quindi eretta, quale simbolo del trionfo imperiale fascista, in piazza Porta Capena, davanti al ministero per l'Africa Italiana, ora sede della Fao, deve esser restituita all'Etiopia;
nel 1997 l'allora Ministro degli affari esteri Lamberto Dini ha confermato la volontà del Governo italiano di dare piena esecuzione agli accordi, impegnandosi per una rapida restituzione e stanziando tre miliardi di vecchie lire per il trasporto;
la sacra stele di Axum ha ancora la funzione di «spartitraffico» ed è seriamente minacciata dallo smog;
le ferme proteste del Governo etiope per la mancata restituzione si succedono unitamente agli appelli di molti intellettuali italiani per il rispetto degli impegni internazionali presi dall'Italia;
nei media inizia a serpeggiare l'idea che la restituzione dell'obelisco non sia dovuta, ad esempio certi ritengono che sia stato scambiato, su proposta del negus, con la costruzione di un ospedale a spese del nostro Paese, ma dimenticano che l'Italia aveva dato la disponibilità a restituire l'oggetto sacro, lasciando gli ingenti costi del trasporto a carico dell'Etiopia;
altri esagerano le difficoltà pratiche, come l'ex Sottosegretario per i beni e le attività culturali, onorevole Vittorio Sgarbi, il quale ha affermato che la stele è ormai naturalizzata, cioè italiana, che il trasporto sarebbe troppo oneroso e pericoloso e che, al limite, l'area dove sorge l'obelisco dovrebbe essere trasformata in una zona extraterritoriale;
la restituzione della stele di Axum appare un atto dovuto ed opportuno sul piano simbolico ancor prima che legale: essa rappresenta una brutta pagina della nostra storia e questa restituzione ci renderebbe più forti nel richiedere quanto del nostro patrimonio artistico, da Napoleone ad Hitler, è stato indebitamente sottratto -:
se si intenda dare seguito agli accordi presi con l'Etiopia nel 1997 e in che tempi o se le affermazioni dell'ex Sottosegretario Sgarbi debbano essere intese come espressione di un mutato atteggiamento rispetto agli accordi internazionali citati.
(3-01439)
(4 ottobre 2002)
(ex 4-01235 del 5 novembre 2001)
BORRELLI, BELLINI, CRISCI, MARIOTTI, DAMERI, CALDAROLA, CHIANALE, BOVA, BATTAGLIA, CIALENTE, PINOTTI, FILIPPESCHI, SCIACCA, LOLLI, ALBONETTI, LULLI, BELLILLO, ROSSIELLO, PISA, RUZZANTE, INNOCENTI, CRUCIANELLI, LEONI, MICHELE VENTURA, MAGNOLFI, NIGRA, QUARTIANI, OTTONE, MARONE, PIGLIONICA, GASPERONI, OLIVERIO, PAOLA MARIANI, GALEAZZI, MARTELLA, CALZOLAIO, DE BRASI, PENNACCHI e PREDA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il governo di Addis Abeba ha lanciato un appello agli Stati, ai Governi e ai popoli di tutto il mondo, affinché esercitino pressioni sul Governo italiano perché questo, tenendo fede agli accordi bilaterali e internazionali firmati, restituisca all'Etiopia l'obelisco di Axum;
durante il vertice della Fao svolto a Roma dal 10 al 13 giugno 2002, è intervenuto il premier etiopico Mele Zenawi che ha denunciato il fatto che sull'obelisco «per 55 anni l'Etiopia è stata presa in giro dall'Italia». Attualmente l'obelisco di Axum è collocato proprio dinanzi al palazzo della Fao a Roma ed è stato danneggiato da un fulmine il 27 maggio 2002;
come è noto, la stele di Axum è uno dei monumenti dell'antica città santa copta, datata circa 2000 anni fa, e fu portata via dalle truppe italiane nel 1937, su ordine di Benito Mussolini per celebrare i 15 anni della marcia su Roma. L'obelisco è alto 24 metri, pesa 160 tonnellate ed è fatto di roccia silicata simile al granito. In origine era una stele funeraria che venne divisa in tre parti per facilitarne il trasporto in Italia. È a sezione rettangolare ed è decorata con raffigurazioni di finestre e porte. Fin dal dopoguerra, con gli accordi di pace del 1947, ci sono state intese per la sua restituzione, sempre rinviata, anche se sempre solennemente ribadita dalle massime autorità italiane;
il Ministro per i beni e le attività culturali, onorevole Giuliano Urbani, ha dichiarato la volontà del Governo di far tornare in Africa la stele, suscitando le proteste dell'allora Sottosegretario Vittorio Sgarbi, che ha avanzato obiezioni sul rischio tecnico del trasferimento e anche perché facente parte integrante dell'urbanistica romana. Questi motivi sono respinti dal Governo dell'Etiopia e dalla maggioranza dell'opinione pubblica -:
quali siano i motivi che ancora impediscono la restituzione dell'obelisco all'Etiopia e la conferma del piano operativo, firmato nel 1997 tra Italia ed Etiopia, per il trasporto ad Axum.
(3-01440)
(4 ottobre 2002)
(ex 4-03190 del 13 giugno 2002)
E) Interrogazione
GRILLINI, ZANOTTI, ZUNINO, ANGIONI, RUZZANTE, MANCINI, GRANDI, GIACCO, PISTONE, ROTUNDO, BELLILLO, SANDI, TITTI DE SIMONE, VENDOLA, LUMIA, GIACHETTI, BULGARELLI, BIMBI, COLASIO, CIMA, RANIERI e LION. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nel mondo vi sono ben sette Paesi nei quali si prevede la pena di morte per le persone omosessuali: Iran, Arabia Saudita, Yemen, Afghanistan, Mauritania, Sudan e Pakistan;
molti altri sono i Paesi in cui le persone vengono torturate o imprigionate a causa del loro orientamento omosessuale, come riportato sul rapporto redatto da Amnesty international dal titolo «Crimes of hate, conspiracy of silence», pubblicato nel 2001;
ai sensi dell'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, ratificato dal Parlamento italiano e ribadito nel Trattato di Nizza, la discriminazione basata sull'orientamento sessuale va combattuta così come avviene per le forme di discriminazione basate sul sesso, sull'età, sulla razza o origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni personali -:
come intenda tutelare il diritto alla vita di coloro che chiederanno asilo politico al nostro Paese in virtù di persecuzione nel Paese d'origine basata sul loro orientamento omosessuale;
come intenda tutelare le persone ingiustamente imprigionate e/o torturate nei loro Paesi d'origine a causa del loro orientamento omosessuale quando presenteranno richiesta di asilo politico nel nostro Paese.
(3-01209)
(10 luglio 2002)
F) Interrogazione
DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'allargamento dell'Unione europea con il coinvolgimento della Russia costituisce un obiettivo strategico di assoluta rilevanza;
giustamente il Ministro interrogato ha ricordato che l'entrata della Russia nell'Unione europea offrirà al vecchio continente quella autorevolezza sul piano militare, economico e politico che gli consentirà di competere anche con gli Stati Uniti d'America;
la Russia, peraltro, che ha ereditato dalla tragica esperienza comunista problemi enormi, deve proporsi l'obiettivo di raggiungere standard di civiltà minimali;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, ha condannato il sistema carcerario russo, caratterizzato da trattamenti disumani e degradanti;
è stato accertato che in celle di 17 metri quadrati convivono 24 detenuti, con 0,8 metri quadrati per persona contro i 7 metri previsti dalla norma europea, e che i reclusi sono costretti a dormire a turno nella cella sempre illuminata e rumorosa, infestata di parassiti e priva di aerazione;
la Corte ha altresì accertato condizioni sanitarie paurose all'interno delle carceri russe;
appare necessario intervenire, di concerto con gli altri Paesi europei, per indurre la Russia ad una profonda revisione del proprio sistema carcerario, al fine di avvicinarlo agli standard europei e per favorire la compatibilità complessiva, anche sul piano dei diritti umani, del sistema russo con l'Unione europea -:
se non ritenga, anche in ragione del miglioramento dei rapporti con la Russia del Presidente Putin, ed in sinergia con le diplomazie dei Paesi europei, di sollecitare il Governo russo al rispetto dei diritti dell'uomo attraverso sostanziali miglioramenti del proprio sistema penitenziario.
(3-01222)
(16 luglio 2002)