TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 201 di Mercoledì 9 ottobre 2002

MOZIONE RIGUARDANTE LA QUESTIONE TIBETANA

La Camera,
viste le risoluzioni sul Tibet del Parlamento europeo del 14 ottobre 1987, 15 marzo 1989, 15 settembre 1993, 17 maggio 1995, 13 luglio 1995, 14 dicembre 1995, 18 aprile 1996, 23 maggio 1996, 13 marzo 1997, 16 gennaio 1998, 13 maggio 1998 e 15 aprile 2000;
viste le risoluzioni sulle violazioni dei diritti fondamentali in Tibet adottate dal Bundestag tedesco (15 ottobre 1987, 20 giugno 1996 e 18 aprile 2002), dalla Commissione affari esteri della Camera dei deputati italiana (12 aprile 1989), dalla Camera dei deputati belga (20 giugno 1990) e dalla Commissione affari esteri del Parlamento irlandese (21 luglio 1998);
vista la risoluzione adottata il 23 agosto 1991 dalla sotto-commissione delle Nazioni Unite per la prevenzione delle discriminazioni e la protezione dei diritti delle minoranze;
vista la risoluzione dell'Assemblea Parlamentare del Consiglio d'Europa (D.E. 173, 5 ottobre 1988);
viste le risoluzioni adottate dal Congresso degli Stati Uniti d'America, dal Senato e dalla Camera dei Rappresentanti australiani e dal Parlamento Ceco;
visto l'atto costitutivo dell'«Associazione dei Comuni, delle Province e delle Regioni Italiane per il Tibet», associazione alla quale hanno già aderito decine di Enti Locali;
ricordando che:
a) il Tibet fu invaso e occupato nel 1949 e 1950 dalle forze armate del regime di Pechino e che è tuttora occupato;
b) i rapporti del 1959 e del 1960 della commissione internazionale dei giuristi sulla questione del Tibet;
c) la lotta di resistenza del popolo tibetano negli anni '50 e '60 provocò la morte di oltre un milione di tibetani, cioè di oltre un quinto della popolazione di allora;
d) la distruzione di oltre 6.000 monasteri tibetani, l'incendio di centinaia di biblioteche, il saccheggio di templi, la razzia di tesori religiosi e culturali, le esecuzioni sommarie di decine di migliaia di tibetani eseguite dalle guardie rosse durante la cosiddetta rivoluzione culturale;
e) le manifestazioni di protesta del 1987-88 contro l'occupazione cinese e la violenta repressione scatenata dalle autorità di Pechino;
f) la legge marziale imposta dalle autorità di Pechino in Tibet nel 1989 e 1990;
g) la trasformazione nel 1992 del Tibet in «Zona Economica Speciale» e il conseguente trasferimento massiccio di coloni cinesi in Tibet, che, in pochi anni, ha reso i tibetani minoranza nel loro stesso Paese, anche a causa della pratica, mai cessata, delle sterilizzazioni e degli aborti forzati delle donne tibetane;
ricordando in particolare che:
h) l'«accordo in 17 punti» firmato sotto costrizione a Pechino dalle autorità tibetane, pur sancendo l'annessione del Tibet alla Repubblica Popolare, garantiva anche la piena autonomia del Tibet e, in particolare, il riconoscimento del suo sistema politico e il pieno rispetto della libertà religiosa;
i) le risoluzioni delle Nazioni Unite 1353 del 1959, 1723 del 1961 e 2079 del 1965 chiedono la cessazione di qualsiasi pratica che privi il popolo tibetano dei suoi fondamentali diritti umani, compreso quello dell'autodeterminazione;
l) i tentativi reiterati di rilanciare il dialogo con le autorità di Pechino fatti dal Dalai Lama con il «Piano in 5 punti», presentato davanti al Congresso americano nel 1987, e con la «proposta di Strasburgo», presentata davanti al Parlamento europeo nel 1988;
m) il conferimento nel 1989 del premio nobel per la pace al Dalai Lama;
accoglie favorevolmente la ferma posizione del Dalai Lama per quanto riguarda la realizzazione di un autentico governo autonomo per il Tibet in seno alla Repubblica Popolare Cinese attraverso il negoziato;
condivide la sua profonda preoccupazione per la distruzione sistematica dell'ambiente, delle tradizioni della cultura e della religione tibetane, per il costante peggioramento della situazione politica del popolo tibetano e per il deterioramento della situazione riguardante i diritti dell'uomo nel Tibet;
sostiene l'appello lanciato nel suo discorso al Parlamento europeo, il 24 ottobre 2001, affinché su Pechino vengano esercitate con urgenza pressioni internazionali;
sollecita, a questo riguardo, la Cina a porre immediatamente fine al piano controverso di una immigrazione su vasta scala nel Tibet, con particolare riferimento alle 20.000 persone che dovrebbero trasferirsi nella regione di Dulan nella provincia di Quinghai;
invita il Governo cinese a riprendere negoziati diretti con il Dalai Lama o i suoi rappresentanti senza condizioni preliminari, al fine di definire un autentico nuovo statuto di piena autonomia per il Tibet, con le sole eccezioni della politica estera e della difesa;
facendo propria la risoluzione del Parlamento europeo del 6 luglio 2000 e del 14 aprile 2002;

impegna il Governo:

a dare immediata attuazione alle risoluzioni sopra richiamate del Parlamento europeo;
ad adottare tutte le iniziative possibili nei confronti della Repubblica Popolare cinese affinché, attraverso il dialogo, si creino le condizioni per l'apertura, sotto l'egida delle Nazioni Unite, di negoziati finalizzati alla realizzazione di un nuovo statuto per il Tibet che garantisca una piena autonomia dei tibetani in tutti i settori della vita politica, economica, sociale e culturale, con le sole eccezioni della difesa e della politica estera;
ad invitare il Governo cinese a riconoscere e rispettare pienamente i fondamentali diritti politici, sociali e culturali delle minoranze religiose, etniche e di altro genere nonché le loro specificità culturali compresa la libertà di culto;
ad invitare la Cina a cogliere l'opportunità delle olimpiadi del 2008 per seguire le norme internazionali in materia di diritti dell'uomo ed intensificare la cooperazione generale in materia;
a esaminare attentamente la possibilità di riconoscere il Governo tibetano in esilio quale rappresentante legittimo del popolo tibetano qualora le autorità di Pechino e il Governo tibetano in esilio non dovessero firmare, al termine di negoziati sotto l'egida del segretario generale delle Nazioni Unite, un accordo su un nuovo statuto per il Tibet;
ad adoperarsi presso la Commissione europea affinché nomini un osservatore dell'Unione europea per la questione tibetana;
a trasmettere la presente risoluzione al Primo Ministro della Repubblica Popolare di Cina, al Dalai Lama, al Governo e al Parlamento tibetano in esilio, al presidente del Parlamento europeo e al segretario generale delle Nazioni Unite.
(1-00096) «Vernetti, Folena, Zacchera, Osvaldo Napoli, Boato, Villetti, Detomas, Brugger, D'Agrò, Vendola, Abbondanzieri, Adduce, Amici, Anedda, Angioni, Annunziata, Arnoldi, Bandoli, Banti, Antonio Barbieri, Roberto Barbieri, Bellini, Benvenuto, Bettini, Bianchi Clerici, Giovanni Bianchi, Bielli, Bimbi, Blasi, Boccia, Bogi, Bolognesi, Bonito, Bornacin, Borrelli, Bottino, Bova, Bressa, Buemi, Buffo, Buglio, Bulgarelli, Buontempo, Burlando, Burtone, Caldarola, Calzolaio, Campa, Capitelli, Carbonella, Carboni, Carli, Carra, Carrara, Caruso, Catanoso, Cazzaro, Cennamo, Cento, Ceremigna, Cesaro, Chianale, Chiaromonte, Chiti, Cialente, Ciani, Cima, Colasio, Collavini, Collè, Giulio Conti, Crisci, Crosetto, Cusumano, D'Alia, De Brasi, De Luca, Delbono, Di Serio D'Antona, Diana, Duca, Fanfani, Fatuzzo, Finocchiaro, Fioroni, Fluvi, Fumagalli, Galeazzi, Daniele Galli, Gallo, Galvagno, Gamba, Gambini, Gasperoni, Gazzara, Gentiloni Silveri, Germanà, Ghiglia, Giacco, Giachetti, Giudice, Giulietti, Grandi, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Innocenti, Kessler, Lamorte, Ladu, Landi di Chiavenna, Lavagnini, Leoni, Lettieri, Licastro Scardino, Lisi, Santino Adamo Loddo, Lolli, Losurdo, Lucà, Lucidi, Luongo, Lusetti, Magnolfi, Malgieri, Mancini, Gianni Mancuso, Maran, Marcora, Paola Mariani, Raffaella Mariani, Mariotti, Marras, Martella, Maurandi, Mazzarello, Meduri, Melandri, Menia, Merlo, Milana, Mondello, Montecchi, Morgando, Mosella, Muratori, Mussi, Nannicini, Nieddu, Nigra, Nuvoli, Oliverio, Olivieri, Ottone, Panattoni, Paolone, Pennacchi, Mario Pepe, Petrella, Piglionica, Pinotti, Pinto, Pisa, Piscitello, Pisicchio, Preda, Raisi, Ramponi, Rava, Realacci, Rocchi, Rognoni, Nicola Rossi, Rossiello, Rosso, Rotundo, Rugghia, Ruta, Ruzzante, Sandi, Sandri, Sasso, Scherini, Sciacca, Sedioli, Selva, Serena, Sereni, Siniscalchi, Sinisi, Soda, Spini, Squeglia, Stradiotto, Stramaccioni, Susini, Tanoni, Tarantino, Tidei, Tocci, Tolotti, Tuccillo, Turco, Michele Ventura, Vigni, Villani Miglietta, Villari, Vitali, Volpini, Widmann, Zanella, Zanetta, Zanotti, Zeller, Zorzato, Zunino, Biondi».



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

STRADIOTTO, COLASIO, FRIGATO e FISTAROL. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la situazione della viabilità del nord-est è sempre più drammatica;
in particolare, l'imbuto determinato dalla tangenziale di Mestre sta creando forti disagi sia in termini di inquinamento ambientale, sia per quanto riguarda i danni creati all'economia veneta e nazionale;
il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, ha affermato in campagna elettorale che la soluzione del passante di Mestre era una priorità per il Governo;
ad un anno e mezzo dalle elezioni si può constatare che:
a) non è ancora chiaro quale sia la soluzione progettuale decisa: infatti sia le dichiarazioni del Ministro interrogato che i documenti approvati dalla regione Veneto individuano nella realizzazione sia del tunnel sotto la tangenziale, sia del passante largo Dolo-Quarto D'Altino la soluzione del problema;
b) è intenzione del Governo e della regione Veneto di dare le concessioni per la realizzazione delle opere alle società autostradali;
c) è in atto da parte della Commissione europea, tramite il commissario Bolkestein, una procedura di verifica con lo scopo di constatare se l'affidamento diretto senza gara delle concessioni possa configurarsi come una violazione delle direttive europee a danno del libero mercato;
d) a tutt'oggi gli unici progetti esistenti sono un tracciato di massima per quanto riguarda il passante largo e un progetto preliminare per il tunnel;
e) l'ultima convocazione degli enti interessati risale al novembre 2000 per una conferenza dei servizi promossa dall'allora Ministro dei lavori pubblici Nesi -:
se sia intenzione del Ministro interrogato convocare una conferenza dei servizi fra gli enti interessati per capire quale tra le due opere previste sia quella ritenuta prioritaria e, conseguentemente, quali tempi siano previsti per l'inizio dei lavori e la conclusione di entrambe le opere.
(3-01445)
(8 ottobre 2002)

GIUSEPPE DRAGO. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
le indagini epidemiologiche confermano la presenza nella popolazione italiana di un paziente affetto da celiachia ogni cento-centocinquanta abitanti, mentre i diagnosticati, stimati in circa quarantamila, rappresentano poco più del cinquanta per cento dei sintomatici e circa il dieci per cento del totale;
il decreto del Ministro della sanità del 1o luglio 1982, concernente l'assistenza sanitaria integrativa relativa ai prodotti destinati ad un'alimentazione particolare, consentiva la prescrizione in regime gratuito di prodotti dietetici senza glutine a favore dei pazienti affetti da celiachia;
il decreto del Ministro Veronesi dell'8 giugno 2001, varato il giorno prima della scadenza del suo mandato, ha ridotto drasticamente i limiti massimi di spesa prescrivibili dal servizio sanitario nazionale, penalizzando, fra l'altro, nell'età adulta, le donne rispetto agli uomini;
su tale decreto è pendente un ricorso al tribunale amministrativo regionale della Campania, presentato da varie onlus e dall'associazione italiana celiachia -:
se non ritenga opportuno, ed in tempi rapidi, rivedere i limiti prescritti dal citato decreto del Ministro Veronesi, riducendo gli ostacoli che attualmente impediscono il normale inserimento nella vita sociale dei soggetti affetti da celiachia.
(3-01446)
(8 ottobre 2002)

PAPPATERRA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
le aziende termali in Italia rappresentano una realtà importante sia dal punto di vista sanitario che turistico, tanto che, non a caso, alla conferenza nazionale sul turismo svoltasi a Lamezia Terme le associazioni del settore hanno paventato il rischio della perdita di migliaia di posti di lavoro sia negli stabilimenti termali che in quelli del comparto turistico-alberghiero;
per questa ragione, diversamente da quanto asserito nella trasmissione «Porta a Porta» dal Ministro interrogato, occorre non limitare l'erogazione delle cure termali in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale esclusivamente a singole categorie, rispettando lo spirito della legge 323 del 2000 di riordino del settore termale, anche perché tali limitazioni risulterebbero assolutamente ininfluenti in termini di contenimento della spesa sanitaria, comportando una riduzione assolutamente irrisoria della spesa complessiva che lo Stato sostiene per il servizio sanitario nazionale, e minerebbero alle fondamenta il diritto alla salute dei cittadini, in particolare delle fasce più deboli: bambini e, soprattutto, anziani che usufruiscono di tali cure non invasive e assolutamente naturali;
occorre inoltre tener presente gli interessi delle comunità e dei territori a vocazione termale, nonché le posizioni delle associazioni nazionali di categoria -:
quali siano gli orientamenti del Governo in proposito e se non si ritenga necessario verificare gli effetti negativi sul settore termale di eventuali misure di segno limitativo.
(3-01447)
(8 ottobre 2002)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, LUCIANO DUSSIN, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
il decreto-legge n. 187 del 2002, in materia di proroga degli organi della Croce rossa italiana, è ormai prossimo alla scadenza e il disegno di legge di conversione ad esso relativo (Atto Camera n. 3126) è stato espunto dal calendario dei lavori della Camera dei deputati;
ai sensi della legge n. 419 del 1999, la mancata conversione del decreto di proroga comporterebbe la decadenza degli organi della Croce rossa italiana ed il loro commissariamento;
ai sensi dell'articolo 77, comma 3, della Costituzione, la mancata conversione in legge comporta la decadenza ex tunc dei decreti-legge e le Camere possono regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;
la mancata conversione nella fattispecie potrebbe essere motivata dall'esigenza di assicurare lo svolgimento di elezioni di rinnovo degli organi libere e prive di condizionamenti interni;
il documento conclusivo dell'indagine conoscitiva della Commissione affari sociali della Camera dei deputati, redatto in data 2 dicembre 1997, conteneva pesanti critiche sulla gestione dell'ente a quel tempo retto dal commissario straordinario, onorevole Maria Pia Garavaglia, e criticava fortemente anche le procedure che avrebbero portato il commissario Garavaglia a diventare presidente;
severi giudizi sulla gestione dell'ente sono stati espressi dalla Corte dei conti ancora nel 2001, come emerge dall'interpellanza n. 2-00040 e dalla relativa risposta del Sottosegretario Cursi -:
qualora il decreto-legge non fosse convertito come sembra, quali iniziative il Governo intenda adottare per regolare gli atti adottati dagli organi della Croce rossa italiana, a partire dall'inizio della proroga disposta con decreto-legge n. 187 del 2002, e per gestire la decadenza ed il commissariamento degli organi dell'organizzazione.
(3-01448)
(8 ottobre 2002)

VENTURA GIACOMO ANGELO ROSARIO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
da qualche mese a questa parte, gli sbarchi di clandestini extracomunitari si susseguono con maggior frequenza sulla costa meridionale della Sicilia;
nelle scorse settimane nel tratto di costa tra Gela e Scoglitti (in provincia di Caltanissetta) è avvenuto l'ennesimo, massiccio e tragico sbarco, nel quale sono morte dodici persone, perché scaraventate in mare da cinici e criminali «scafisti»;
la carenza di mezzi e uomini atti al controllo di questo tratto di costa sembrerebbe aver attirato le attenzioni anche di terroristi, come si deduce dallo sbarco dei trentasette pakistani, avvenuto a Gela il 10 agosto 2002, attualmente oggetto di un procedimento penale avviato dalle procure di Gela e di Caltanissetta;
l'impegno, lo zelo e la professionalità delle forze di polizia e delle autorità marittime, comunque, hanno consentito, seppur con mezzi insufficienti, di intercettare gli sbarchi citati;
il fenomeno dello sbarco di clandestini in Sicilia è destinato a incrementarsi notevolmente dopo l'utilizzo del sistema satellitare di vigilanza realizzato per il controllo delle coste pugliesi, dove, non a caso, in contemporanea vi è stata una diminuzione, se non estinzione degli stessi sbarchi;
oggi i carabinieri di Gela non dispongono di un'imbarcazione di intervento e vigilanza a mare, poiché inspiegabilmente non è stata loro assegnata una nuova unità navale, in sostituzione di quella che qualche anno fa fu dolosamente distrutta ad opera di ignoti malfattori;
parimenti, la guardia di finanza non dispone di alcuna imbarcazione, quando è noto che la costa di Gela è sospettata di essere meta di vari traffici criminali;
pertanto, ad oggi, l'unico natante operante in questo tratto di costa è quello della guardia costiera, assolutamente insufficiente, e che, comunque, è risultato oltremodo determinante per intercettare l'imbarcazione che aveva a bordo i clandestini di origine pakistana;
inoltre, la polizia di Stato e l'Arma dei carabinieri hanno scarsi uomini e mezzi per il controllo del territorio della Sicilia meridionale e, in particolare, della città di Gela, in cui le condizioni della sicurezza pubblica sono obiettivamente insufficienti -:
quali iniziative intenda assumere per rimediare a questa grave situazione, non ulteriormente sopportabile dalla laboriosa e civile popolazione locale, nonostante l'encomiabile impegno dei tutori dell'ordine, se non ritenga necessario e urgente potenziare adeguatamente i mezzi navali a disposizione delle forze dell'ordine per presidiare le coste della Sicilia meridionale, dando loro in dotazione anche un sistema satellitare di vigilanza, e come intenda potenziare la dotazione di uomini e mezzi delle forze dell'ordine, al fine di conseguire un'adeguata tutela della sicurezza dei cittadini in tutta la Sicilia meridionale e, in particolare, nella città di Gela.
(3-01452)
(8 ottobre 2002)

SPINI, INNOCENTI, RUZZANTE, MONTECCHI, AGOSTINI, BOGI, NICOLA ROSSI, CALZOLAIO, MAGNOLFI, NIGRA, BENVENUTO, BUGLIO, CHIANALE, DAMERI, LUCÀ, PANATTONI, RAVA, TURCO, AMICI, BIELLI, CALDAROLA, LEONI, MARONE, POLLASTRINI, SABATTINI e SODA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
la recente normativa in materia di disciplina dell'ingresso di cittadini extracomunitari in territorio italiano, meglio nota come legge «Bossi-Fini» (legge n. 189 del 2002), non è riuscita a bloccare l'afflusso e gli sbarchi di clandestini, come le notizie di queste settimane confermano, e produce una serie di illogicità e incongruenze sotto diversi profili. In particolare, per quanto concerne l'esigenza di creare momenti di collaborazione tra istituti di ricerca universitari, la suddetta disciplina risulta penalizzante per gli istituti italiani che vogliono avvalersi delle competenze e dell'esperienza di cittadini di Paesi extracomunitari;
il Politecnico di Torino, nell'ambito di un progetto di ricerca della durata di dodici mesi, riguardante la «diagnostica delle strutture» e finanziato con fondi del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, aveva programmato la collaborazione di Dionisio Bernal, un docente alla Northcastern university di Boston, ma, in virtù delle limitazioni alle quote di ingressi di cittadini stranieri in territorio italiano imposte dalla suddetta legge, tale collaborazione risulta preclusa, così come ha specificato il consolato di Boston, che per tale ragione ha negato il relativo visto -:
quali iniziative intenda assumere il Governo al fine di superare tali incongruenze che pregiudicano la possibilità per il nostro sistema universitario di mantenere stabili e proficui rapporti di collaborazione con il mondo accademico degli altri Paesi.
(3-01449)
(8 ottobre 2002)

ALFONSO GIANNI. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
la situazione del gruppo Fiat sta precipitando;
è a rischio la produzione in uno dei settori tradizionalmente di punta e di prestigio dell'industria italiana nel mondo;
è sempre più consistente la minaccia di chiusura di interi stabilimenti ed è, quindi, a rischio l'occupazione per migliaia di lavoratori;
si profila una svendita dei pezzi più pregiati e ambiti alla grande industria automobilistica americana General motors;
tutto questo mina profondamente la struttura economica, produttiva e occupazionale del Paese, già gravemente scosso da processi di deindustrializzazione e dall'aggravarsi della crisi economica internazionale e interna;
la chiusura della Fiat e la vendita di parte di essa alla General motors ridurrebbe drasticamente il ruolo del nostro Paese nell'economia e nella produzione mondiale -:
se non ritenga necessario ed urgente - visto il fallimento di ogni altra strada fin qui perseguita - di nazionalizzare, attraverso strutture e strumenti opportuni, la Fiat, salvando così la continuità della produzione e dell'occupazione nell'industria automobilistica italiana e contemporaneamente, rilanciare la ricerca e la progettazione per la costruzione di nuovi automezzi a diverso impatto ambientale e sociale, attuando nel contempo - tenendo conto dell'esperienza positiva in altri gruppi automobilistici leaders della produzione mondiale - una riduzione degli orari di lavoro al fine di difendere e, possibilmente, rilanciare l'occupazione.
(3-01450)
(8 ottobre 2002)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA STARZA, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
il 26 settembre 2002 il dipartimento organizzazione della Cgil, con la circolare prot. n. 3775/2002, ha dato indicazioni alle strutture periferiche, affinché vengano messi a disposizione dell'Udu (Unione degli universitari) fondi per lo svolgimento della manifestazione antigovernativa indetta dalla stessa Udu per il 12 ottobre 2002;
risulta particolarmente anomalo che un grande sindacato, che dovrebbe occuparsi della tutela dei diritti dei lavoratori (di tutti i lavoratori, a prescindere dalle loro sensibilità ideali), finanzi iniziative di chiara impronta politica, utilizzando risorse provenienti dagli iscritti e dallo Stato;
non va dimenticato, infatti, che lo Stato finanzia i sindacati direttamente, tramite le erogazioni ai patronati, e indirettamente, accollandosi gli onerosi benefit (sotto forma di permessi retribuiti e aspettative, soprattutto in favore dei dipendenti pubblici) riconosciuti ai lavoratori che svolgono attività sindacale;
questa vicenda fa sorgere non pochi sospetti circa la propensione della Cgil a svolgere un ruolo non più sindacale, bensì tipicamente politico;
lo Stato finanzia l'attività sindacale purché sia e rimanga tale: non può finanziare organizzazioni che espletano un ruolo marcatamente politico, se non nel rispetto delle normative sui rimborsi elettorali ai partiti politici -:
quale sia l'ammontare complessivo delle contribuzioni statali erogate direttamente o indirettamente al sindacato in questione e a strutture ad esso collegate e quali iniziative il Governo intenda adottare per evitare che le risorse dello Stato destinate ai sindacati siano utilizzate per fini estranei a quelli propri dell'attività sindacale.
(3-01451)
(8 ottobre 2002)



INTERPELLANZE E INTERROGAZIONI

A) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per l'innovazione e le tecnologie, per sapere - premesso che:
la firma digitale è uno degli strumenti più efficaci per l'innovazione e la semplificazione della pubblica amministrazione e per la modernizzazione del Paese;
con il decreto del Presidente della Repubblica n. 513 del 1977, confermato dal decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000, l'Italia ha fatto da battistrada, in Europa, nella regolamentazione della firma digitale;
si è da tempo costituito presso l'Autorità per l'informatica nella pubblica amministrazione l'albo dei certificatori pubblici della firma digitale, che recentemente è passato sotto la competenza del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri;
i soggetti ammessi all'albo hanno investito ingenti capitali (oltre 155 milioni di euro) per allinearsi agli standard di firma digitale indicati dal Governo italiano;
il recepimento delle nuove regole comunitarie (direttiva 1999/93 CE), che prevedono un'ulteriore tipologia di firma elettronica, ha avuto luogo con il decreto legislativo n. 10 del 2002, che tuttavia è privo del regolamento di attuazione e delle norme tecniche;
conseguentemente si è venuta a determinare una situazione di stallo, che blocca la diffusione della firma elettronica e la stessa attività dei certificatori, tanto che la stessa Commissione europea avrebbe espresso molte perplessità sui ritardi italiani -:
quali misure intenda adottare per superare questa fase di incertezza che danneggia i certificatori e rallenta la semplificazione della pubblica amministrazione;
quando verrà emanato il regolamento attuativo del decreto legislativo n. 10 del 2002, con le relative norme tecniche, per armonizzare le due tipologie di firma digitale;
quali iniziative siano in corso per favorire la massima diffusione della firma digitale nei servizi pubblici, nell'interesse delle imprese e dei cittadini.
(2-00343) «Magnolfi, Folena, Panattoni».
(29 maggio 2002)

B) Interrogazione

LUSETTI. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro per l'innovazione e le tecnologie. - Per sapere - premesso che:
con decreto legislativo 10 gennaio 2002, n. 10, è stata recepita in Italia la direttiva 1999/93/CE del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea del 13 dicembre 1999, relativa ad un quadro comunitario per le firme elettroniche;
tale decreto ha innovato profondamente lo scenario delineato dalla precedente normativa in materia di firma digitale e ha introdotto, inoltre, la carta nazionale dei servizi, quale strumento per accedere ai servizi della pubblica amministrazione;
non sono state ancora emanate le regole tecniche che danno attuazione al citato decreto e che, di conseguenza, completano il recepimento della direttiva europea;
la Commissione europea avrebbe aperto una procedura di infrazione contro l'Italia, in relazione al recepimento della direttiva 1999/93/CE sulle firme elettroniche -:
in caso affermativo, quali siano le contestazioni effettuate da parte della Commissione europea;
se, in particolare, tra le contestazioni effettuate, sia stato rilevato l'eccesso di delega in relazione al decreto legislativo n. 10 del 2002, essendo stata trattata materia, quale la carta nazionale dei servizi, non contenuta né nella direttiva europea, né nella legge 29 dicembre 2000, n. 422, «Legge comunitaria 2000», che ha delegato il Governo a recepire la citata direttiva;
se, oltre a quest'ultima, vi siano ulteriori contestazioni effettuate dalla Commissione europea;
se risponda a verità che, a causa della apertura della procedura di infrazione, il Ministro interrogato abbia ritenuto di dover rimuovere dal proprio incarico il capo dell'ufficio legislativo del dipartimento per l'innovazione e le tecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.
(3-01022)
(31 maggio 2002)

C) Interpellanza

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
da alcuni anni l'Italia si è dotata di strumenti legislativi in materia di cancellazione e conversione del debito con i Paesi in via di sviluppo: la legge 27 dicembre 1997, n. 449, (e conseguente regolamento attuativo adottato col decreto del ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica del 9 novembre 1999) ha introdotto la possibilità di procedere alla conversione del debito. Successivamente, la legge n. 209 del 2000 (e conseguente regolamento attuativo adottato col decreto del Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, di concerto con il Ministro degli affari esteri, del 4 aprile 2001, n. 185) ha introdotto la possibilità di procedere alla cancellazione del debito;
queste norme sanciscono la finalizzazione della conversione/cancellazione ai fini di «sviluppo socialmente e ambientalmente sostenibile» e alla «lotta alla povertà», trasformando l'onere debitorio in un sostegno diretto e verificabile alle politiche di riduzione della povertà che la comunità internazionale sta perseguendo;
l'accordo di conversione Italia-Perù siglato nel settembre del 2001 rappresenta una delle prime realizzazioni di tale normativa in coerenza con i principi indicati dal legislatore -:
quale sia la tipologia dei soggetti che potranno concorrere ai finanziamenti;
come si pensa di impostare, in applicazione dell'accordo, il rapporto con il Governo peruviano;
come si è determinato e quale sia il percorso che ha portato all'individuazione delle rappresentanze della società civile peruviana;
come il Governo italiano voglia impostare il rapporto con le organizzazioni non governative italiane operanti in Perù;
se ritenga che il regolamento attuativo recepisca lo spirito e la lettera dell'accordo;
quali strumenti di monitoraggio del processo di attuazione dell'accordo siano stati previsti.
(2-00428) «Sereni, Pistelli, Spini, Fioroni, Calzolaio, Giovanni Bianchi».
(18 luglio 2002)

D) Interpellanza e interrogazioni

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri degli affari esteri e per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
con la Convenzione dell'Aja del 1954 emergeva, seppur con molte ambiguità e deroghe, la dimensione internazionale della protezione del patrimonio culturale, a cominciare dal limitare la possibilità che dai conflitti bellici potesse derivare il danneggiamento del patrimonio culturale di popoli;
nel 1972 a Parigi l'Unesco approvava la Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale mondiale e le stesse Nazioni Unite, con la risoluzione del 1o novembre 1989, hanno escluso che un bottino di guerra abbia comunque una sua legittimità quando si estenda a cose diverse dal materiale bellico;
numerosi sono tuttavia i contenziosi di diritto internazionale ancora pendenti in materia di restituzione di beni culturali confiscati come bottino di guerra;
la stele di Axum, alta 24 metri e pesante 160 tonnellate, dopo essere stata prelevata in Etiopia nel 1937 dalle truppe italiane per celebrare il quindicesimo anniversario della marcia su Roma ed il primo anniversario dell'Impero, fu collocata a Roma, Porta Capena, di fronte a quello che era il ministero per l'Africa italiana e che ora è la sede della Fao;
la stele di Axum è al centro di una annosa querelle tra lo Stato italiano e quello etiopico sin dal 1947 e lo stesso Stato etiopico, nel gennaio 2002, ha sollecitato all'Unesco la sua restituzione;
lo Stato italiano, a seguito della dichiarazione congiunta italo-etiopica del 4 marzo 1997, ha avviato la procedura relativa alla «disarticolazione e trasporto in Etiopia della stele archeologica di Axum»;
nelle more della definizione della procedura di restituzione allo Stato etiopico, la stele di Axum ha subito ingenti danni e la responsabilità di essi è oggettivamente da ricondurre alla mancata tempestiva sua restituzione;
lo Stato etiopico sta predisponendo specifici progetti per la realizzazione nel territorio di Axum di un parco archeologico che consenta la valorizzazione dell'antica capitale del regno di Etiopia, culla della civiltà fiorita intorno alla parte meridionale del Mar Rosso tra il I ed il V secolo d.C.;
la Repubblica italiana, in virtù degli articoli 10 e 11 della Costituzione, è tenuta al rispetto degli impegni internazionali assunti nella condivisione della dimensione internazionale del patrimonio culturale europeo e mondiale;
la Repubblica italiana, in virtù dell'articolo 9 della Costituzione, è tenuta alla tutela del patrimonio culturale presente nel proprio territorio;
nell'ambito delle politiche di tutela e valorizzazione dei beni culturali, appare principio consolidato quello per cui un bene culturale, per svolgere pienamente la propria funzione di testimonianza materiale avente valore di civiltà, debba essere «contestualizzato» -:
se il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim intenda:
a) perseguire nelle competenti sedi internazionali ed in sede di Unione europea, anche alla luce della riscrittura della Costituzione europea e anche al fine di sostenere politiche comuni di valorizzazione dei beni culturali, il principio della loro contestualizzazione, favorendo, nel rispetto degli accordi internazionali, una politica volta alla restituzione dei beni culturali confiscati a seguito di conflitti bellici;
b) dare immediatamente corso, ed eventualmente con quali tempi e modalità, al pieno ed integrale rispetto degli accordi internazionali assunti per quanto attiene alla restituzione della stele di Axum allo Stato etiopico;
se il Presidente del Consiglio dei ministri ed il Ministro per i beni e le attività culturali intendano immediatamente attivare, anche in sinergia con gli enti locali, le risorse necessarie a far fronte alle spese di restauro e trasporto della stele in Etiopia;
se il Presidente del Consiglio dei ministri intenda avviare, concorrendo allo sviluppo del processo di integrazione europea e degli ideali di pace, di giustizia, di libertà, di solidarietà e cooperazione internazionale fra i popoli, le procedure necessarie ad individuare specifici programmi di cooperazione internazionale, al fine di sostenere attivamente i progetti delle competenti autorità etiopiche in merito alla valorizzazione delle aree archeologiche di Axum.
(2-00432) «Titti De Simone, Deiana».
(22 luglio 2002)

PERROTTA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
con l'articolo 37 del trattato di pace del 1947, l'Italia s'impegnò nei confronti del popolo etiope alla restituzione di tutte le opere d'arte, archivi, oggetti di valore religioso e storico sottratti all'Etiopia dal nostro Paese durante l'invasione del regime fascista;
la stele di Axum, portata in Italia da Mussolini per suggellare i 15 anni della marcia su Roma, dal 1937 è collocata a Roma tra il Circo Massimo e la sede della Fao;
nel 1956 l'Italia raggiunse un accordo con il Governo etiope per la restituzione dell'obelisco e la sua ricollocazione nel parco di Axum, suo luogo d'origine, che attende ancora esecuzione, a causa di diverse difficoltà tecniche legate al trasporto;
nel 1995, con la visita dell'allora Sottosegretario per gli affari esteri, onorevole Scammacca, ad Addis Abeba, fu avviato un tentativo di risoluzione dei problemi tecnici legati alla restituzione della stele, a cui tutt'ora gli etiopi condizionano i buoni rapporti con il nostro Paese;
nel febbraio 1996 il Parlamento etiope approvò una risoluzione che sollecitava l'Italia alla restituzione della stele e che fu consegnata ai Presidenti delle Camere italiane;
successivamente, venne costituita una commissione tecnico italo-etiopica con il compito di verificare la fattibilità del trasferimento dell'obelisco e del suo «stato di salute», a cura dell'Istituto internazionale per la conservazione dei beni culturali, al quale seguì nel marzo 1997 un incontro italo-etiopico per la definizione delle procedure per la reinstallazione della stele nel parco archeologico di Axum;
la volontà del Governo italiano di restituire la stele è stata ribadita nel 1998, in occasione della risposta ad alcune interrogazioni presentate da esponenti sia di maggioranza che di opposizione dell'allora Parlamento, a cui è conseguito da ultimo, lo stanziamento della cifra di un miliardo di vecchie lire per coprire le spese di smontaggio e trasporto dell'obelisco;
all'inizio del 2001, ultimati gli studi sulla fattibilità dell'intera operazione, l'allora Sottosegretario per i beni e le attività culturali, onorevole Vittorio Sgarbi, onde evitare un trasporto che non assicurerebbe l'integrità dell'obelisco e recherebbe un danno all'urbanistica della città che per decenni l'ha ospitato, ha paventato un'ipotesi alternativa di «restituzione virtuale», consistente nella proclamazione di extraterritorialità dell'area che ospita l'obelisco che diverrebbe così territorio etiope;
nel frattempo, il Governo etiope, allarmato dal sorgere di nuovi dubbi sulla restituzione della stele, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, in cui ha sottolineato l'infondatezza delle obiezioni di fattibilità sollevate da esponenti del Governo italiano e la pretestuosità delle stesse, tanto da spingere il Sottosegretario per gli affari esteri, senatore Alfredo Mantica, a confermare la volontà del Governo di rispettare gli impegni internazionali sottoscritti dall'Italia -:
se il Governo non ritenga di dover intervenire, facendo chiarezza sulle sorti della stele di Axum, evitando il rischio di un incidente diplomatico con il governo di Addis Abeba, da lunghi decenni legato anche commercialmente all'Italia;
quale sia il convincimento del Governo su questa vicenda e se intenda tener fede agli impegni presi dallo Stato italiano, suggellati da precisi accordi internazionali, ovvero se intenda promuovere altre e diverse forme di restituzione della stele.
(3-00589)
(22 gennaio 2002)

BULGARELLI e ZANELLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'occupazione italiana in Etiopia è una pagina della nostra storia troppo spesso rimossa;
lungi dallo svolgere alcuna funzione civilizzatrice, l'Italia si macchiò di atroci stragi, come l'eccidio di Debre Libanos, oltre centomila tucul incendiati, tre chiese cristiane copte e diversi monasteri distrutti, più di duemilacinquecento vittime fra i civili, tra cui moltissimi monaci;
con il trattato di pace del 1947 l'Italia si è impegnata a restituire all'Etiopia il bottino di guerra;
successivi accordi italo-etiopici del 1956 puntualizzano che la stele di Axum, trafugata e trasportata in Italia nel 1937, quindi eretta, quale simbolo del trionfo imperiale fascista, in piazza Porta Capena, davanti al ministero per l'Africa Italiana, ora sede della Fao, deve esser restituita all'Etiopia;
nel 1997 l'allora Ministro degli affari esteri Lamberto Dini ha confermato la volontà del Governo italiano di dare piena esecuzione agli accordi, impegnandosi per una rapida restituzione e stanziando tre miliardi di vecchie lire per il trasporto;
la sacra stele di Axum ha ancora la funzione di «spartitraffico» ed è seriamente minacciata dallo smog;
le ferme proteste del Governo etiope per la mancata restituzione si succedono unitamente agli appelli di molti intellettuali italiani per il rispetto degli impegni internazionali presi dall'Italia;
nei media inizia a serpeggiare l'idea che la restituzione dell'obelisco non sia dovuta, ad esempio certi ritengono che sia stato scambiato, su proposta del negus, con la costruzione di un ospedale a spese del nostro Paese, ma dimenticano che l'Italia aveva dato la disponibilità a restituire l'oggetto sacro, lasciando gli ingenti costi del trasporto a carico dell'Etiopia;
altri esagerano le difficoltà pratiche, come l'ex Sottosegretario per i beni e le attività culturali, onorevole Vittorio Sgarbi, il quale ha affermato che la stele è ormai naturalizzata, cioè italiana, che il trasporto sarebbe troppo oneroso e pericoloso e che, al limite, l'area dove sorge l'obelisco dovrebbe essere trasformata in una zona extraterritoriale;
la restituzione della stele di Axum appare un atto dovuto ed opportuno sul piano simbolico ancor prima che legale: essa rappresenta una brutta pagina della nostra storia e questa restituzione ci renderebbe più forti nel richiedere quanto del nostro patrimonio artistico, da Napoleone ad Hitler, è stato indebitamente sottratto -:
se si intenda dare seguito agli accordi presi con l'Etiopia nel 1997 e in che tempi o se le affermazioni dell'ex Sottosegretario Sgarbi debbano essere intese come espressione di un mutato atteggiamento rispetto agli accordi internazionali citati.
(3-01439)
(4 ottobre 2002)
(ex 4-01235 del 5 novembre 2001)

BORRELLI, BELLINI, CRISCI, MARIOTTI, DAMERI, CALDAROLA, CHIANALE, BOVA, BATTAGLIA, CIALENTE, PINOTTI, FILIPPESCHI, SCIACCA, LOLLI, ALBONETTI, LULLI, BELLILLO, ROSSIELLO, PISA, RUZZANTE, INNOCENTI, CRUCIANELLI, LEONI, MICHELE VENTURA, MAGNOLFI, NIGRA, QUARTIANI, OTTONE, MARONE, PIGLIONICA, GASPERONI, OLIVERIO, PAOLA MARIANI, GALEAZZI, MARTELLA, CALZOLAIO, DE BRASI, PENNACCHI e PREDA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
il governo di Addis Abeba ha lanciato un appello agli Stati, ai Governi e ai popoli di tutto il mondo, affinché esercitino pressioni sul Governo italiano perché questo, tenendo fede agli accordi bilaterali e internazionali firmati, restituisca all'Etiopia l'obelisco di Axum;
durante il vertice della Fao svolto a Roma dal 10 al 13 giugno 2002, è intervenuto il premier etiopico Mele Zenawi che ha denunciato il fatto che sull'obelisco «per 55 anni l'Etiopia è stata presa in giro dall'Italia». Attualmente l'obelisco di Axum è collocato proprio dinanzi al palazzo della Fao a Roma ed è stato danneggiato da un fulmine il 27 maggio 2002;
come è noto, la stele di Axum è uno dei monumenti dell'antica città santa copta, datata circa 2000 anni fa, e fu portata via dalle truppe italiane nel 1937, su ordine di Benito Mussolini per celebrare i 15 anni della marcia su Roma. L'obelisco è alto 24 metri, pesa 160 tonnellate ed è fatto di roccia silicata simile al granito. In origine era una stele funeraria che venne divisa in tre parti per facilitarne il trasporto in Italia. È a sezione rettangolare ed è decorata con raffigurazioni di finestre e porte. Fin dal dopoguerra, con gli accordi di pace del 1947, ci sono state intese per la sua restituzione, sempre rinviata, anche se sempre solennemente ribadita dalle massime autorità italiane;
il Ministro per i beni e le attività culturali, onorevole Giuliano Urbani, ha dichiarato la volontà del Governo di far tornare in Africa la stele, suscitando le proteste dell'allora Sottosegretario Vittorio Sgarbi, che ha avanzato obiezioni sul rischio tecnico del trasferimento e anche perché facente parte integrante dell'urbanistica romana. Questi motivi sono respinti dal Governo dell'Etiopia e dalla maggioranza dell'opinione pubblica -:
quali siano i motivi che ancora impediscono la restituzione dell'obelisco all'Etiopia e la conferma del piano operativo, firmato nel 1997 tra Italia ed Etiopia, per il trasporto ad Axum.
(3-01440)
(4 ottobre 2002)
(ex 4-03190 del 13 giugno 2002)

E) Interrogazione

GRILLINI, ZANOTTI, ZUNINO, ANGIONI, RUZZANTE, MANCINI, GRANDI, GIACCO, PISTONE, ROTUNDO, BELLILLO, SANDI, TITTI DE SIMONE, VENDOLA, LUMIA, GIACHETTI, BULGARELLI, BIMBI, COLASIO, CIMA, RANIERI e LION. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
nel mondo vi sono ben sette Paesi nei quali si prevede la pena di morte per le persone omosessuali: Iran, Arabia Saudita, Yemen, Afghanistan, Mauritania, Sudan e Pakistan;
molti altri sono i Paesi in cui le persone vengono torturate o imprigionate a causa del loro orientamento omosessuale, come riportato sul rapporto redatto da Amnesty international dal titolo «Crimes of hate, conspiracy of silence», pubblicato nel 2001;
ai sensi dell'articolo 13 del Trattato di Amsterdam, ratificato dal Parlamento italiano e ribadito nel Trattato di Nizza, la discriminazione basata sull'orientamento sessuale va combattuta così come avviene per le forme di discriminazione basate sul sesso, sull'età, sulla razza o origine etnica, sulla religione o sulle convinzioni personali -:
come intenda tutelare il diritto alla vita di coloro che chiederanno asilo politico al nostro Paese in virtù di persecuzione nel Paese d'origine basata sul loro orientamento omosessuale;
come intenda tutelare le persone ingiustamente imprigionate e/o torturate nei loro Paesi d'origine a causa del loro orientamento omosessuale quando presenteranno richiesta di asilo politico nel nostro Paese.
(3-01209)
(10 luglio 2002)

F) Interrogazione

DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
l'allargamento dell'Unione europea con il coinvolgimento della Russia costituisce un obiettivo strategico di assoluta rilevanza;
giustamente il Ministro interrogato ha ricordato che l'entrata della Russia nell'Unione europea offrirà al vecchio continente quella autorevolezza sul piano militare, economico e politico che gli consentirà di competere anche con gli Stati Uniti d'America;
la Russia, peraltro, che ha ereditato dalla tragica esperienza comunista problemi enormi, deve proporsi l'obiettivo di raggiungere standard di civiltà minimali;
la Corte europea dei diritti dell'uomo, con sede a Strasburgo, ha condannato il sistema carcerario russo, caratterizzato da trattamenti disumani e degradanti;
è stato accertato che in celle di 17 metri quadrati convivono 24 detenuti, con 0,8 metri quadrati per persona contro i 7 metri previsti dalla norma europea, e che i reclusi sono costretti a dormire a turno nella cella sempre illuminata e rumorosa, infestata di parassiti e priva di aerazione;
la Corte ha altresì accertato condizioni sanitarie paurose all'interno delle carceri russe;
appare necessario intervenire, di concerto con gli altri Paesi europei, per indurre la Russia ad una profonda revisione del proprio sistema carcerario, al fine di avvicinarlo agli standard europei e per favorire la compatibilità complessiva, anche sul piano dei diritti umani, del sistema russo con l'Unione europea -:
se non ritenga, anche in ragione del miglioramento dei rapporti con la Russia del Presidente Putin, ed in sinergia con le diplomazie dei Paesi europei, di sollecitare il Governo russo al rispetto dei diritti dell'uomo attraverso sostanziali miglioramenti del proprio sistema penitenziario.
(3-01222)
(16 luglio 2002)