TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 192 di Mercoledì 25 settembre 2002

MOZIONI CONCERNENTI LA CRISI ECONOMICA IN ARGENTINA

La Camera,
premesso che:
il crescendo delle crisi finanziarie e bancarie - a partire da quelle del 1997 in Asia, Russia e America Latina, fino al più recente crollo della new economy in Usa, alla gigantesca crisi bancaria giapponese in corso e alla bancarotta dell'Argentina - non può che impensierire le popolazioni, le classi dirigenti, le imprese, gli investitori e i risparmiatori, in quanto non si tratta di una serie di casi isolati, ma costituisce piuttosto la manifestazione di una crisi dell'intero sistema finanziario caratterizzato dalla speculazione sfuggita a ogni controllo;
l'intera bolla finanziaria mondiale ha raggiunto la vetta dei 400.000 miliardi di dollari (di cui 140.000 solamente negli Usa), in rapporto ad un prodotto interno lordo mondiale di circa 40.000 miliardi di dollari, e questo divario è andato accentuandosi soprattutto negli ultimi anni;
tale grave situazione finanziaria rischia di provocare una grandissima crisi del risparmio e, in special modo, dei fondi pensione;
la politica monetaristica del Fondo monetario internazionale nei confronti dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo, come l'Argentina, è stata negli anni passati direttamente responsabile dell'aggravamento della loro situazione economica, fino alla bancarotta, imponendo il pagamento di alti tassi di interesse e tagli al bilancio e agli investimenti produttivi, che hanno gravemente intaccato il prodotto interno reale di tali Paesi;
la politica di privatizzazioni richiesta dal Fondo monetario internazionale è risultata non adatta per tutte le situazioni, come dimostrano anche i ripensamenti in corso sulle privatizzazioni (per esempio nel settore delle ferrovie) persino in Inghilterra, la nazione che per prima ha esaltato questo orientamento;
il continuo pagamento, imposto dal Fondo monetario internazionale, degli interessi sul debito ha strangolato l'economia argentina (nel 1998 il pagamento degli interessi era pari all'11 per cento del bilancio nazionale, nel 2000 al 15 per cento e nel 2001 al 18 per cento). Questo salasso di ricchezza e di investimenti è andato sempre più ad incidere negativamente sulle entrate fiscali: nel 2001 le entrate fiscali sono crollate del 33 per cento rispetto al 2000;
l'intera America latina negli anni passati ha già pagato più volte l'intero ammontare del suo debito estero: nel 1980 era di 259 miliardi di dollari; nel 1999, dopo aver pagato cumulativamente 628 miliardi di dollari in interesse, «rimanevano» 793 miliardi di debito da pagare (dati della Banca mondiale);
quindi, la crisi argentina non è specifica a questa nazione, bensì riguarda l'intero continente latino-americano, dove il Messico e il Brasile (in cui la svalutazione della moneta non ha risolto il problema del debito ma, al contrario, ha creato momenti di tensione con gli altri Paesi del continente), per esempio, sono stati condotti dal Fondo monetario internazionale sull'orlo di un crac, come quello dell'Argentina e di altre Nazioni quali la Turchia e la Polonia, in quella che è una manifestazione molto forte della crisi dell'intero sistema, che si evidenzia in maniera sempre più quantificabile e tangibile anche negli Usa, in Giappone e in Europa, per cui una duratura soluzione per l'Argentina può avere luogo solo nel contesto di un totale riorientamento produttivo e di una riorganizzazione del sistema economico e finanziario internazionale;
il crac in Argentina non può essere imputato semplicemente alla corruzione nazionale, ma al sistema «politico» del Fondo monetario internazionale, che, invece di sostenere effettivamente lo sviluppo della Nazione, ha introdotto meccanismi monetaristici che hanno favorito varie forme di corruzione;
ad esempio, parlamentari del partito argentino Ari, il 31 dicembre 2001, hanno presentato una dettagliata documentazione sulla «struttura bancaria parallela» che ha organizzato illegalmente tra ottobre e dicembre 2001 una fuga di capitali e operazioni di riciclaggio per parecchi miliardi di dollari, che, ad avviso di tali parlamentari, non sarebbero potuti avvenire senza che il Fondo monetario internazionale ne fosse a conoscenza. Il giudice di Buenos Aires, Maria Servini de Cubria, ha aperto un'indagine sul caso;
la Chiesa cattolica argentina ha preso una posizione molto chiara sulla crisi. L'arcivescovo di Rosario, monsignor Eduardo Miràsha, ha detto il 17 novembre 2001: «Un popolo non può morire per pagare il debito». Monsignor Hector Aguer di La Plata, il 20 dicembre 2001, ha diffuso una lettera aperta sul debito estero, dove denuncia tra l'altro la politica (imposta dal Fondo monetario internazionale) di «deficit zero», che ha drasticamente ridotto il benessere generale allo scopo di pagare gli interessi sul debito agli «usurai»: infatti il popolo muore per debiti contratti da altri e per fini chiaramente non di interesse nazionale;
varie forze politiche, economiche, sociali e religiose dell'Argentina hanno posto al centro della discussione la proposta per un programma di ricostruzione e di sovranità nazionale che preveda i seguenti punti:
a) lo sganciamento del peso dal dollaro senza svalutazione o altre forme di dollarizzazione: di fatto una nuova moneta senza obblighi con l'attuale sistema;
b) misure di controllo sui movimenti di cambi e di capitale, come quelle che negli anni cinquanta si rivelarono capaci di proteggere le monete;
c) la creazione di una «banca nazionale» per emettere nuovi crediti a basso tasso di interesse e a lungo termine e per espandere gli investimenti produttivi nell'industria, in particolare nella media industria, e nell'agricoltura;
d) il congelamento di tutti i debiti con l'estero e l'apertura di un'indagine sulla legittimità del debito ancora dovuto;
e) la creazione di un coordinamento di difesa con altri Paesi del continente, mirante anche a creare un mercato comune latino-americano;
f) la reintroduzione del principio inviolabile della sovranità nazionale contro ogni forma di interferenza da parte di strutture sovranazionali della globalizzazione;

impegna il Governo:

per quanto riguarda direttamente l'Argentina, ferma restando la necessità che il Paese si doti di una politica economica, come sopra riportata, nell'interesse del popolo argentino:
a) a sostenere, in particolar modo, la richiesta di moratoria sul debito estero;
b) a sostenere, anche con la partecipazione diretta, i progetti di rilancio degli investimenti nell'economia produttiva;
c) a portare questa mobilitazione anche nelle istituzioni dell'Unione europea, così da trasformare questo sostegno italiano in sostegno europeo e rilanciare in modo concreto l'impegno già assunto dall'Europa per l'America latina con l'appoggio al progetto del Mercosur;
per quanto riguarda la crisi dell'intero sistema finanziario e monetario internazionale:
a) a portare avanti in tutte le sedi la richiesta di una totale revisione del ruolo e delle politiche del Fondo monetario internazionale;
b) a prendere, in particolare, l'iniziativa di proporre la convocazione di una nuova conferenza internazionale a livello di Capi di Stato e di Governo, come quella che si tenne a Bretton Woods nel 1944, allo scopo di fondare un nuovo sistema monetario internazionale e di prendere quelle misure necessarie per eliminare i meccanismi che hanno condotto alla creazione della bolla speculativa e al crac finanziario sistemico e per mettere in moto programmi di ricostruzione dell'economia mondiale.
(1-00066)
«Brugger, Boato, Collè, Widmann, Zeller, Detomas, Banti, Benvenuto, Gerardo Bianco, Bielli, Camo, Carboni, Ceremigna, Cima, Cossa, D'Agrò, Illy, Intini, Kessler, Landi di Chiavenna, Santino Adamo Loddo, Lusetti, Paola Mariani, Migliori, Nigra, Pisa, Pisapia, Ricciotti, Rizzo, Rodeghiero, Siniscalchi, Vernetti, Alfredo Vito, Albertini, Lettieri, Maccanico, Ramponi, Carbonella, Biondi, Nesi, Rocchi, Buontempo, Damiani, Melandri, Bressa, Olivieri, Cordoni».
(16 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la tendenza negativa dell'economia mondiale, a causa della congiuntura negli Stati Uniti d'America, in Giappone e in Europa, come illustrata nei recenti rapporti della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, si ripercuote in maniera penalizzante sia sulle economie dei Paesi emergenti, che su quelle dei Paesi meno avanzati;
le esigenze di una diffusa stabilità socio-economica sono ancor più impellenti in un momento in cui si richiede all'intera comunità internazionale sostegno nella lotta contro il terrorismo;
gli impegni assunti in occasione dell'ultimo vertice euro-latinoamericano sollecitano una cooperazione rafforzata tra Unione europea e America latina;
la predetta crisi economica si ripercuote in maniera particolarmente acuta in Argentina, proprio in conseguenza della struttura economica del Paese, pienamente aperto al libero mercato, con gravissime conseguenze sul piano finanziario e sociale;
tra Italia ed Argentina esiste un rapporto di partenariato strategico, da cui discendono particolari doveri di cooperazione;
fortissimi sono i vincoli culturali che legano Italia e Argentina in ragione della storia comune condivisa da generazioni di italiani emigranti, vincoli rafforzati, da ultimo, dai processi formativi congiunti scaturiti con le numerose cooperazioni interuniversitarie tra Italia ed Argentina;
vivissime sono in Argentina le attese di solidarietà dall'Italia, riscontrate in recenti visite ufficiali, innanzitutto in occasione della visita svolta dal Capo dello Stato all'inizio del 2001;

impegna il Governo:

a dare un segnale politico preciso dell'impegno italiano ad essere al fianco dell'Argentina nell'alleviare le presenti difficoltà socio-economiche, con particolare riferimento alle fasce di popolazione maggiormente disagiate;
a fornire, nel rispetto della legislazione interna e degli impegni internazionali vigenti, tutto il possibile supporto politico, finanziario e tecnico per la ripresa socio-economica dell'Argentina;
a rafforzare le forme di cooperazione bilaterale e multilaterale - in particolare attraverso la Banca interamericana di sviluppo e le agenzie internazionali preposte allo sviluppo ed alla difesa dell'ambiente - reintroducendo l'Argentina nel novero dei Paesi eligibili a ricevere crediti di aiuto italiani;
ad ammettere l'Argentina ad accedere alle facilitazioni relative alla riduzione e riconversione del debito estero, incluso quello derivante da pregressi crediti di aiuto.
(1-00040)
« Volontè, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Dorina Bianchi, Brusco, Riccardo Conti, Cozzi, D'Agrò, D'Alia, Degennaro, De Laurentiis, Di Giandomenico, Filippo Maria Drago, Giuseppe Drago, Follini, Giuseppe Gianni, Grillo, Anna Maria Leone, Liotta, Lucchese, Maninetti, Mazzoni, Mereu, Mongiello, Montecuollo, Naro, Peretti, Ranieli, Romano, Tabacci, Tanzilli».
(14 gennaio 2002)


INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

MEREU. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
la società Portovesme srl, sita nel bacino del Sulcis iglesiente, è l'unica azienda italiana produttrice di piombo, zinco, oro, argento e acido solforico, collocandosi tra le prime cinque al mondo, ed occupa attualmente circa 900 dipendenti diretti e altri 500 indiretti;
la situazione del mercato dei metalli non ferrosi si è in questi ultimi tempi ulteriormente aggravata raggiungendo minimi storici (740 dollari a tonnellata per lo zinco e 420 dollari a tonnellata per il piombo);
l'alto costo energetico pone le aziende italiane in una condizione di inferiorità concorrenziale rispetto alle aziende degli altri partner europei, che possono vantare, mediamente, un costo energetico pari a circa la metà di quello italiano (circa 2.5 centesimi di euro per chilowattore contro circa 5 centesimi di euro per chilowattore);
la negativa e contestuale presenza di un andamento sfavorevole del mercato ed un costo energetico elevato pone le nostre aziende fuori dal mercato e quanto prodotto non riesce a coprire i costi stessi di produzione;
grazie all'impegno e al sacrificio delle maestranze e alle capacità professionali del management, l'azienda Portovesme è riuscita fino ad oggi a sopravvivere alle condizioni proibitive di un mercato, che, peraltro, ha visto la chiusura di importanti realtà industriali, come la Union Miniera, la Pasminco, la Cominco, la Boliden, nonostante tali società sostenessero costi energetici inferiori del 50 per cento;
la soluzione al problema energetico della Portovesme è stata individuata nell'autoproduzione e, a tale proposito, è stata già presentata un'istanza per la costruzione di una centrale elettrica -:
se non ritenga opportuno, nelle more della costruzione della nuova centrale elettrica, prevedere idonei strumenti che possano contribuire direttamente o indirettamente, anche temporaneamente, a ridurre il costo energetico delle aziende che operano nel mercato dei metalli non ferrosi, anche in considerazione dello sfavorevole andamento del mercato, onde evitare il pericolo, da più parti lamentato, della chiusura degli impianti, con pesanti ricadute economiche ed occupazionali.
(3-01398)
(24 settembre 2002)

FIORONI. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in base alle indiscrezioni apparse sugli organi di informazione, in merito ai contenuti del disegno di legge finanziaria per il 2003, si prospettano una serie di misure fortemente penalizzanti per il servizio sanitario nazionale;
le linee guida degli interventi assumerebbero carattere dirigista e sarebbero improntate semplicemente alla compressione delle voci di spesa e al controllo fiscale sull'attività di prescrizione dei farmaci, delle visite specialistiche e delle indagini diagnostiche;
sembra assurdo voler stabilire per legge il limite per la degenza nelle strutture ospedaliere, a prescindere dalla diagnosi e dalla terapia di cura;
nell'ultimo anno la sanità pubblica ha dovuto subire tagli pesanti, da ultimo la chiusura dei presidi ospedalieri e l'imminente nuovo prontuario farmaceutico, pur in presenza di un rapporto tra spesa sociale e prodotto interno lordo inferiore alla media europea;
se fossero confermate le indiscrezioni sulle misure che il Governo si accingerebbe a varare, sarebbe molto difficile riuscire a garantire a tutti i cittadini i livelli essenziali di assistenza (LEA) e si accentuerebbe il divario di una sanità a due velocità, più efficiente al Nord e in grave difficoltà al Sud -:
quali siano i reali intendimenti in materia di politica sanitaria che il Governo intende adottare con la presentazione del disegno di legge finanziaria per il 2003. (3-01399)
(24 settembre 2002)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, DARIO GALLI, BRICOLO, ERCOLE, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAROLO, PAGLIARINI, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
la legge n. 178 del 2002 di conversione del decreto-legge n. 138 del 2002, recante «Interventi in materia tributaria, di privatizzazione, di contenimento della spesa farmaceutica e interventi per il sostegno dell'economia nelle aree svantaggiate», cosiddetto «decreto omnibus», è stata approvata dal Parlamento in data 2 agosto 2002, quindi pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 10 agosto 2002;
in data 18 luglio 2002, il Governo ha posto la fiducia sul provvedimento citato, che in data 19 luglio 2002 è stata ottenuta alla Camera dei deputati;
l'articolo 10, nel testo approvato e pubblicato regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale del 10 agosto 2002, prevede che possano beneficiare di un contributo nella forma del credito di imposta le «imprese che operano nei settori delle attività estrattive e manifatturiere, dei servizi, del turismo, del commercio, delle costruzioni, della produzione e distribuzione di energia elettrica, vapore ed acqua calda, della trasformazione dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura, che effettuano nuovi investimenti nelle aree ammissibili alle deroghe previste dall'articolo 87, paragrafo 3, lettere a) e c), del Trattato che istituisce la Comunità europea»;
contemporaneamente all'approvazione della legge è stato emanato un decreto ministeriale di «avvenuto esaurimento delle risorse disponibili», a fronte della mole di richieste che ha superato largamente la soglia prevista di 652 milioni di euro;
a seguito di ciò il leader della Cisl, in un'intervista al quotidiano La Stampa, minacciava scioperi, qualora il Governo non avesse modificato la norma del citato decreto, nel senso di limitare, come originariamente previsto, il credito di imposta alle sole regioni meridionali;
dai media si apprende che alcuni esponenti politici avrebbero parlato di «attentato al Mezzogiorno», definendo quella su cui il Parlamento ha votato la fiducia una «norma al veleno che danneggia il Sud»;
in data 6 agosto 2002 è stata emanata dall'Agenzia delle entrate la circolare n. 66/E, con la quale si limita il credito di imposta alle sole regioni meridionali, cioè alle «aree ammissibili alla deroga ai sensi dell'articolo 87 del Trattato, paragrafo 3, lettera a), e nelle aree delle regioni Abruzzo e Molise, ammissibili alla deroga ai sensi dell'articolo 87, paragrafo 3, lettera c), dello stesso Trattato»;
in tal modo si assiste ad un fenomeno gravissimo, ovvero al fatto che una legge approvata dal Parlamento viene modificata in via preventiva da una circolare del ministero dell'economia e delle finanze, in attesa di una presunta pronuncia di Bruxelles;
dagli organi di stampa si apprende che «una norma della prossima finanziaria stabilirà che dal cumulo tra i benefici della legge Tremonti-bis e il credito di imposta saranno escluse le regioni del Nord perché si tratta di benefici destinati al Sud» -:
quali misure il Governo intenda adottare per non discriminare le poche aree del Centro-Nord ammesse alla deroga di cui all'articolo 87, comma 3, lettera a), del Trattato di Roma, nel rispetto dei dettami costituzionali e della volontà liberamente e legittimamente espressa dal Parlamento. (3-01363)
(24 settembre 2002)

ALFONSO GIANNI. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
gli ultimi dati forniti dall'Istat parlano di un'inflazione reale al 2,6 per cento;
l'inflazione programmata è stata, invece, fissata all'1,4 per cento;
il 23 settembre 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri, onorevole Silvio Berlusconi, da Copenaghen, ha affermato di non voler rivedere l'inflazione programmata;
è evidente che ciò determina una secca riduzione del valore delle retribuzioni -:
se non ritenga, alla vigilia di importanti rinnovi contrattuali e al fine di sostenere il valore delle retribuzioni, di dover adeguare l'inflazione programmata a quella reale o, quantomeno, che sia opportuno introdurre una clausola di adeguamento automatico, come previsto dalla proposta di legge, Atto Camera n. 1032, presentata dai deputati di Rifondazione comunista il 22 giugno del 2001. (3-01400)
(24 settembre 2002)

VIGNI, ABBONDANZIERI, SANDRI, RUZZANTE, INNOCENTI, BANDOLI, CHIANALE, DAMERI, RAFFAELLA MARIANI, PIGLIONICA, VIANELLO e ZUNINO. - Al Ministro dell'economia e delle finanze. - Per sapere - premesso che:
il Governo continua ad annunciare la realizzazione di «grandi opere», ma il settore dei lavori pubblici è penalizzato dalla carenza di risorse finanziarie (secondo le stime dell'Ance nel 2002 le risorse destinate alle infrastrutture nel bilancio dello Stato hanno avuto una riduzione pari al 4 per cento rispetto al 2001);
il documento di programmazione economico-finanziaria, pur non fornendo indicazioni precise e certe sulle risorse che verranno effettivamente stanziate, prevede comunque una riduzione della spesa per investimenti in infrastrutture nei prossimi anni;
le norme contenute nei commi 6 e 7 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 194 del 2002, in corso di conversione, provocherebbero la cancellazione di gran parte delle risorse stanziate per la realizzazione di infrastrutture;
la vicenda della circolare emanata e poi ritirata dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti, in riferimento al citato decreto-legge, ha gettato ancor più nell'incertezza e nella confusione gli enti che operano nel settore, le regioni, le amministrazioni locali e le imprese -:
se non ritenga opportuno assumere le specifiche iniziative volte all'aumento delle risorse pubbliche destinate alla realizzazione non solo delle opere connesse alla cosiddetta legge obiettivo, ma anche delle opere ordinarie e se ritenga compatibili con l'obiettivo di realizzazione delle opere di cui il Paese ha bisogno i già citati commi 6 e 7 dell'articolo 1 del decreto-legge n. 194 del 2002. (3-01401)
(24 settembre 2002)

PECORARO SCANIO, BOATO, CIMA, BULGARELLI, CENTO, LION e ZANELLA. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il 17 luglio 1998 a Roma, 160 Paesi decisero, dopo 50 anni di dibattito in seno alle Nazioni Unite, di istituire un Tribunale penale internazionale permanente, con il compito di perseguire i responsabili individuali di gravi reati di interesse generale, come il genocidio, i crimini di guerra ed i crimini contro l'umanità;
nel luglio 2002, con il raggiungimento del quorum necessario di 60 Paesi aderenti, è entrato ufficialmente in vigore lo Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale;
la mancata ratifica del trattato da parte di Cina, Russia, India e Stati Uniti si è tradotta, su richieste di questi ultimi, in una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu, che sancisce, di fatto, l'impossibilità per la Corte di procedere nei confronti di cittadini di uno Stato che non aderisca allo Statuto di Roma;
le minacce degli Usa di ritirare i propri uomini impegnati in missioni di peace-keeping costituiscono un enorme ostacolo all'attività del tribunale penale internazionale;
il Presidente del Consiglio dei ministri, nonché Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, in occasione della cerimonia di entrata in vigore dello Statuto affermava che «l'Italia sarà in prima linea nell'opera di convincimento di quei Paesi, Stati Uniti in prima fila, che mantengono forti riserve sull'istituzione del Tribunale penale internazionale, non accettandone la sua giurisdizione»;
il Governo degli Usa sta esercitando da un paio di mesi a questa parte pressioni politiche su scala mondiale per indurre gli Stati firmatari dello Statuto di Roma e quelli non firmatari a sottoscrivere accordi bilaterali in materia di immunità, volti ad impedire la consegna di personale militare o di cittadini statunitensi al Tribunale penale internazionale;
nonostante lo Statuto di Roma sia stato ratificato dai 15 Stati membri dell'Unione europea, il Presidente Berlusconi, nel corso del vertice dell'Unione europea di Elsinore in Danimarca il 30 agosto 2002, affermava, a solo un mese dall'impegno per convincere gli Stati non firmatari ad aderire al Tribunale penale internazionale, «di essere orientato alla firma dell'accordo bilaterale con gli Usa per garantire l'immunità ai militari e ai cittadini statunitensi»;
il 26 settembre 2002 il Parlamento europeo voterà a Strasburgo una risoluzione unitaria che ribadirà la richiesta rivolta ai Governi e ai Parlamenti dei 15 Stati dell'Unione europea di astenersi da qualsiasi accordo che possa pregiudicare l'efficace attuazione dello Statuto di Roma, ritenendo incompatibili eventuali accordi bilaterali con l'appartenenza all'Unione europea;
il 30 settembre 2002 il Consiglio dell'Unione europea adotterà gli indirizzi comuni dei Paesi dell'Unione europea per dare piena efficacia allo Statuto del Tribunale penale internazionale -:
se non ritenga che gli Stati membri dell'Unione europea debbano agire in pieno accordo per il consolidamento del Tribunale penale internazionale, rinunciando alla sottoscrizione di accordi bilaterali contrastanti con i principi stabiliti dai Trattato di Roma, e quali atti concreti intenda porre in essere per mantenere gli impegni presi all'atto dell' entrata in vigore dello Statuto di Roma. (3-01402)
(24 settembre 2002)

DI TEODORO. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il giorno 29 luglio 2002 è scomparso, durante un'escursione sul Monte Resegone, in località Piani d'Erna (Lecco), don Rino Buraglio, parroco di Capriano e Fornaci di Briosco (Milano);
le ricerche, condotte in collaborazione dal soccorso alpino, dalla guardia di finanza e dai carabinieri, si sono protratte fino al giorno 4 agosto 2002, non dando alcun esito positivo, e sono successivamente proseguite su iniziativa di volontari;
il periodo di tempo in cui si sono protratte le ricerche appare in questo, come in altri casi analoghi, eccessivamente limitato;
l'arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Maria Martini, si è recato in visita alla parrocchia di Capriano il giorno 1o settembre 2002, portando conforto alla comunità molto legata al proprio parroco e invitando, in quell'occasione, le autorità competenti a non lasciar cadere le ricerche -:
se non si ritenga opportuno disporre che le forze dell'ordine competenti avviino una nuova fase delle indagini, ampliando lo spettro investigativo, al fine di far luce sulla scomparsa, ad oggi ancora misteriosa, di don Rino Buraglio. (3-01403)
(24 settembre 2002)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANELLI, CANNELLA, CARDIELLO, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LA STARZA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA.- Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
i recenti drammatici naufragi delle imbarcazioni stipate di clandestini hanno riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica il grave problema del traffico illegale di immigrati verso la Sicilia;
le organizzazioni criminali, che gestiscono il traffico, riscuoterebbero circa 700 dollari per ogni clandestino trasferito dalle coste africane del Mediterraneo a quelle siciliane;
sembra altresì che i trafficanti utilizzino le coste tunisine e libiche come luogo di partenza;
per questo motivo, nella giornata del 23 settembre 2002, è giunta a Tunisi una delegazione del ministero dell'interno per verificare lo stato della collaborazione tra il nostro Paese e le autorità governative tunisine;
il gran numero di povere vittime degli ultimi recenti tentativi di approdo illegale rende drammaticamente sempre più urgente l'individuazione e la condanna esemplare dei criminali senza scrupolo che speculano sulla disperazione di chi cerca di fuggire dalla miseria;
potrebbero esservi dei collegamenti tra le organizzazioni criminali straniere, che organizzano i viaggi della disperazione, e quelle italiane -:
se al riguardo la magistratura abbia aperto delle inchieste e quali iniziative il Ministro interrogato intenda assumere a tal proposito. (3-01404)
(24 settembre 2002)