TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 184 di Giovedì 25 luglio 2002


INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che:
lunghi mesi di siccità hanno creato una situazione di emergenza nell'agricoltura meridionale e siciliana in particolare; soprattutto il settore dei seminativi è venuto a trovarsi in una situazione drammatica, che pregiudica nella quasi totalità i raccolti;
gran parte degli agricoltori saranno costretti a procedere all'aratura di campi rimasti, di fatto, senza produzione;
vivo è l'allarme, soprattutto in Sicilia, fra gli agricoltori che con fondamento temono che al danno della mancanza di raccolto nella presente annata si aggiungano ulteriori danni quali conseguenza diretta della grave siccità che ha colpito le loro aziende: in particolare, gli agricoltori temono che la mancata trebbiatura comporti la perdita del diritto a percepire l'integrazione-grano, che costituisce un essenziale aiuto al loro reddito;
l'evento della mancata integrazione creerebbe una situazione di grave allarme sociale, perché l'inevitabile conseguenza sarebbe la chiusura di centinaia di aziende agricole, evento che unirebbe all'emergenza della crisi del settore agricolo un'autentica emergenza occupazionale in regioni ove i livelli occupazionali sono già bassi;
a fronte di tale situazione drammatica che potrebbe sfociare in proteste vive ed incontrollabili, sarebbe opportuno intervenire con provvedimenti che vadano ad alleviare la situazione di emergenza in cui gli agricoltori meridionali e, in particolare quelli siciliani, vengono a trovarsi a seguito dell'emergenza idrica;
in particolare, nell'attuale situazione di crisi, sarebbero opportuni ed auspicabili i seguenti interventi essenziali:
a) sollecitare l'immediato pagamento degli aiuti comunitari per i seminativi, impedendo che gli usuali ritardi vadano ad aggravare la situazione di crisi delle aziende, alle quali verrebbe meno la liquidità necessaria per le normali necessità della coltivazione dei fondi;
b) tranquillizzare il mondo agricolo, assicurando che sarà tenuto conto della causa della forza maggiore che ha impedito il raccolto e che quindi gli agricoltori avranno diritto a percepire l'integrazione seminativi per il corrente anno; infatti nella drammatica fattispecie della crisi siciliana il mancato raccolto non può essere fatto risalire alla trascuratezza e men che meno al perseguimento di scopi fraudolenti -:
quali misure urgenti il Ministro interpellato intenda adottare per fare fronte alla grave crisi determinata dal mancato raccolto di grano nelle regioni meridionali ed in Sicilia in particolare.
(2-00427)
«Franz, Losurdo, Catanoso, La Grua, Onnis, Patarino, Villani Miglietta, Carrara, Briguglio, Caruso, Cristaldi, Fatuzzo, Fragalà, Lo Presti, Paolone, Scalia, Strano, Trantino, Anedda, Cardiello, Cirielli, Coronella, Fasano, Gallo, Geraci, Lamorte, Lisi, Malgieri, Angela Napoli, Antonio Pepe, Porcu, Riccio».
(17 luglio 2002)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
per assicurare alla popolazione un'alimentazione più sana e favorire un'agricoltura ed una zootecnia più rispettose dell'ambiente e della salute, l'Italia promuove con leggi nazionali e regionali il consumo di alimenti prodotti in modo biologico;
la presenza di residui di pesticidi ed antiparassitari negli alimenti, nonché di nitrati assorbiti attraverso i concimi, aumenta fortemente il rischio di contrarre tumori, soprattutto nei bambini, che, come afferma un organismo di ricerca statunitense (l'Environmental working group), «a causa della loro fisiologia, del tipo e della quantità di cibo che mangiano, dell'insieme dei residui che possono trovare negli alimenti, corrono rischi molto più elevati di contrarre tumori e, già all'età di sei anni, possono aver superato di dieci volte il livello di rischio accettabile nel corso dell'intera vita»;
con l'obiettivo di promuovere tra i cittadini un'alimentazione più sana ed equilibrata, nelle scuole di 342 comuni sono state attivate mense biologiche, che erogano 440.000 pasti giornalieri, un esperienza che è stata spesso accompagnata da attività di educazione alimentare, rivolte al personale della scuola e ai genitori;
ai sensi dell'articolo 59 della legge finanziaria per il 2000 (legge n. 488 del 1999), per promuovere lo sviluppo di una produzione agricola di qualità ed eco-compatibile, nell'ambito di un sistema di regole in materia di salvaguardia del territorio rurale, di tutela del lavoro e della salute dei consumatori, dal 1o gennaio 2000 i produttori e i venditori di alcuni prodotti fitosanitari e mangimi integratori, contenenti farine e proteine animali, devono versare per la sicurezza alimentare un contributo che finanzia un «Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica e di qualità», che il Governo impiega per finanziare campagne di promozione e informazione dei consumatori, a supporto dei prodotti rientranti nell'agricoltura biologica, di quelli tipici e tradizionali, nonché di quelli a denominazione di origine protetta, di cui ai regolamenti (CEE) n. 2081/92 e n. 2082/92 del Consiglio del 14 luglio 1992;
l'articolo 59 della citata legge finanziaria, al comma 4, prescrive che, per garantire la promozione della produzione agricola biologica e di qualità, le istituzioni pubbliche che gestiscono mense scolastiche ed ospedaliere prevedano nelle diete giornaliere l'uso di prodotti biologici, tipici e tradizionali, nonché di quelli a denominazione protetta, tenendo conto delle linee guida e delle altre raccomandazioni dell'Istituto nazionale della nutrizione;
il medesimo articolo, al comma 5, prevede invece che dal 1o gennaio 2001 il Ministro delle politiche agricole e forestali trasmetta al Parlamento, entro il 30 aprile di ciascun anno, una relazione sullo stato di attuazione delle disposizioni dell'articolo 59 della legge n. 488 del 1999, con particolare riguardo ai contributi erogati a favore del «Fondo per lo sviluppo dell'agricoltura biologica e di qualità» e alla realizzazione dei relativi programmi;
la legge n. 76 del 1997 della regione Marche, all'articolo 12, prevede contributi ai comuni per svolgere attività di informazione, di aggiornamento e di educazione sui prodotti biologici, finalizzate alla loro introduzione nelle mense scolastiche e nelle mense degli ospedali delle aziende sanitarie locali che li sperimentino;
con la legge n. 15 del 2000, la regione Friuli-Venezia Giulia eroga contributi a soggetti che utilizzino prodotti biologici nelle mense pubbliche, mentre la legge n. 21 del 2001 della regione Umbria finanzia soggetti pubblici che impieghino almeno il 40 per cento di prodotti biologici nell'ambito di progetti di promozione, comunicazione ed educazione alimentare -:
quante e quali siano le strutture sanitarie e assistenziali pubbliche che utilizzano in Italia alimenti biologici nei servizi di ristorazione collettiva e quali di esse abbiano usufruito dei contributi previsti dall'articolo 59 della legge finanziaria per il 2000, a partire dal 1o gennaio 2001;
quale percentuale di prodotti biologici venga utilizzata rispetto al totale delle derrate alimentari consumate nelle mense, quanti pasti a base di prodotti biologici vengano erogati al giorno e a partire da quale data ne sia iniziato l'impiego nei singoli ospedali e nelle case di cura.
(2-00433)
«Boato, Pecoraro Scanio, Zanella».
(23 luglio 2002)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
le unioni dei comuni stanno vivendo grandi difficoltà, in considerazione del quadro economico e finanziario del tutto incerto a loro disposizione, il quale risulta insufficiente a fronteggiare le trasformazioni amministrative;
con l'articolo 2, comma 1, del decreto-legge n. 13 del 22 febbraio 2002, convertito nella legge n. 75 del 24 aprile 2002, si è cercato di dare una risposta alla situazione di enorme difficoltà in cui versano le unioni dei comuni, con lo stanziamento in loro favore di 20 milioni di euro per l'esercizio 2001;
questa misura ha rappresentato un intervento minimo che ha consentito di chiudere i bilanci;
le unioni dei comuni nel nuovo quadro istituzionale rappresentano un'importante esperienza dell'associazionismo degli enti locali, in particolare per quelli a bassa dimensione demografica;
tale esperienza positiva, che si traduce nel contenimento delle spese correnti e nel miglioramento dei servizi per i cittadini, non può essere lasciata nella precarietà e nell'incertezza, in assenza di adeguate risorse economiche e finanziarie;
ad oggi, le unioni dei comuni hanno ricevuto solamente una quota pari a circa il 30-35 per cento delle spettanze: attraverso il contributo di 20 milioni di euro, previsto dalla legge n. 75 del 2002, si sarebbe potuto giungere a coprire il 70 per cento delle spettanze;
nonostante l'urgenza della misura, che ne giustificava la presenza nel decreto-legge, non è stato erogato nulla dei 20 milioni di euro per le unioni dei comuni e non è stato neppure comunicato loro l'importo spettante;
il ritardo da parte del Governo appare ingiustificato e per l'esercizio 2002 le previsioni non appaiono migliori, in quanto non vi sono certezze sulle risorse da destinare alle unioni dei comuni, in base alle quali queste possano essere in grado di esercitare un'efficace azione programmatoria per il territorio e i cittadini -:
quali siano le motivazioni dei ritardi che fino ad ora hanno impedito l'erogazione delle spettanze in favore delle unioni dei comuni, quali iniziative intenda adottare per velocizzare con urgenza il trasferimento delle risorse stanziate in base alla legge n. 75 del 2002 per l'esercizio 2001 e quali siano infine le risorse economiche che il Governo intende definire, nell'ambito del documento di programmazione economico-finanziaria, a sostegno dell'azione di programmazione e gestione dei servizi da parte delle unioni dei comuni, in vista della legge finanziaria per il 2003.
(2-00412)
«Frigato, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi, Bressa, Burtone, Ciani, Damiani, De Franciscis, Delbono, Fanfani, Iannuzzi, Illy, Ladu, Lettieri, Tonino Loddo, Santino Adamo Loddo, Lusetti, Meduri, Merlo, Micheli, Milana, Molinari, Mosella, Pasetto, Pinza, Piscitello, Potenza, Realacci, Reduzzi, Ruggeri, Rusconi, Soro, Bindi, Duilio, Ruggieri».
(3 luglio 2002)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere - premesso che:
risulta che il comando generale dell'Arma dei carabinieri sia in procinto di disporre il trasferimento del comando interregionale da Treviso a Padova;
il comando generale sostiene che si tratta di un provvedimento necessario in quanto:
a) è in via di costituzione il raggruppamento tecnico-logistico-amministrativo, che, inserito nel comando interregionale, accentrerà il supporto di tutti i reparti dell'Arma dei carabinieri delle regioni del Nord-Est, consentendo un sensibile recupero di personale da destinare ad impieghi operativi;
b) la corretta gestione del raggruppamento richiede che anche il comando interregionale sia trasferito a Padova, conseguendo anche risparmi economici sugli attuali oneri locativi;
il provveditorato, in particolar modo per quanto attiene al recupero di militari da impiegare in attività operative, induce tuttavia forte preoccupazione per la perdita a Treviso di un presidio importante per la sicurezza dei cittadini e il prestigio della città;
la città di Treviso era ed è certamente disponibile ad individuare adeguati spazi ed adeguate sedi per garantire ospitalità e funzionalità al comando interregionale;
Treviso è certamente centrale all'interno del Nord-Est per garantire piena operatività al comando interregionale -:
se siano fondate le notizie relative al paventato trasferimento da Treviso a Padova del comando interregionale;
quali iniziative intenda assumere per evitare, anche sulla base di quanto indicato in premessa, tale trasferimento e per rassicurare la città ed i cittadini di Treviso che il comando in questione resterà a Treviso.
(2-00437)
«Palma, Amato, Baiamonte, Bertolini, Bianchi Clerici, Bricolo, Campa, Cicchitto, D'Agrò, Didonè, Guido Dussin, Luciano Dussin, Fallica, Gigli, Giudice, Jacini, Lazzari, Mazzoni, Misuraca, Oricchio, Orsini, Perlini, Pittelli, Rizzi, Romele, Saponara, Schmidt, Sterpa, Vitali, Zanettin, Anedda, Bressa, Carrara, Cristaldi».
(23 luglio 2002)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
la complessa e controversa vicenda che ha portato, nel corso della scorsa legislatura, alla cessione del Banco di Napoli da parte del ministero del tesoro, del bilancio e della programmazione economica prima all'Ina-Bnl e, successivamente, al San Paolo-Imi ha costituito, al di là delle ragioni sottese a tale scelta, un duro colpo per l'immagine e l'economia del Mezzogiorno;
tale cessione non ha mai fatto venir meno, anzi ha visto accrescersi, in corrispondenza con la definizione di tipo federale dell'ordinamento statuale, la necessità di una presenza bancaria radicata sul territorio e attenta a promuoverne la crescita e lo sviluppo economico;
tale esigenza è stata più volte ribadita sia in occasione della cessione del Banco di Napoli che, in occasioni più recenti, dalla stessa Banca d'Italia, la quale ha sempre riconosciuto, nonostante si facessero incalzanti le spinte al consolidamento, il bisogno di salvaguardare, anche all'interno del processo di acquisizione delle banche del Sud da parte delle banche del Nord, l'autonomia delle prime, in particolare del Banco di Napoli, a garanzia di una missione specifica da svolgere a sostegno dell'economia del Mezzogiorno;
lo stesso San Paolo-Imi ha più volte e solennemente ribadito, per bocca dei suoi massimi dirigenti (non ultimo il Presidente Masera, pubblicamente in occasione di incontri «illustrativi» tenutisi all'unione industriali di Napoli, a seguito dell'acquisizione), l'impegno a preservare, all'interno del processo di acquisizione, lo spazio di autonomia ed il ruolo del Banco di Napoli, nonché a seguire una strategia calibrata sul modello di «banca-rete» agganciato al territorio;
tuttavia, seri problemi di bilancio che sembrano profilarsi (come si legge in questi giorni anche sulla stampa specialistica del settore economico) per il San Paolo-Imi, potrebbero indurre ad operazioni frettolose e «disinvolte» di incorporazione tout court del Banco di Napoli, tese a risolvere, attraverso concreti e consistenti vantaggi fiscali, situazioni delicate sul piano dei dati di bilancio;
tale ipotesi di incorporazione produrrebbe il risultato di un azzeramento di ogni residua presenza del Banco di Napoli (né varrebbe a salvaguardare tale presenza, come ovvio, la pura preservazione del marchio e del nome), facendo venire meno un riferimento che resta, nonostante tutto, a tutt'oggi fondamentale per l'economia del Mezzogiorno e producendo tra l'altro, attraverso un'ulteriore attenuazione del rapporto col territorio, effetti negativi a medio e lungo termine anche per lo stesso gruppo San Paolo-Imi nel suo complesso;
le operazioni di incorporazione dovrebbero essere il frutto di valutazioni approfondite che tengano conto di tutti gli interessi coinvolti -:
quali iniziative normative il Governo intenda adottare affinché in futuro non si ripetano operazioni di incorporazione così frettolose e disinvolte che potrebbero compromettere lo sviluppo del Mezzogiorno;
quali iniziative il Governo intenda assumere affinché anche nel Mezzogiorno sia favorita la crescita di un sistema creditizio efficiente ed in grado di supportare l'economia meridionale.
(2-00424)
«Tuccillo, Adduce, Annunziata, Enzo Bianco, Bottino, Buemi, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Fusillo, Gambale, Gentiloni Silveri, Giachetti, Grotto, Loiero, Maccanico, Marini, Mattarella, Pappaterra, Rocchi, Ruta, Siniscalchi, Sinisi, Squeglia, Tanoni, Villari, Volpini, Gerardo Bianco, Boccia, Bova, Cennamo, Di Gioia, Diana, Giacco, Iannuzzi, Ladu, Lettieri, Lumia, Luongo, Molinari, Mosella, Pasetto, Petrella, Piscitello, Potenza».
(16 luglio 2002)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il settimanale Tempi del 18 luglio 2002 pubblica un'ampia inchiesta dal titolo «De Benedetti del lotto», in cui si illustra come la Lottomatica ha conquistato l'80 per cento del mercato italiano, costituendo un monopolio sostitutivo a quello statale;
recentemente si è conclusa la gara per aggiudicarsi i giochi del Coni (Totocalcio, Totogol, Totobingo e Totosei), con l'assegnazione a Lottomatica del 49 per cento della società «Cinque cerchi» (51 per cento proprietà Coni);
dall'articolo in oggetto si apprende che il giorno della decisione, l'11 giugno 2002, usciva su Totoguida un'intervista a Raffaele Pagnozzi, segretario generale del Coni, che affermava che non esisteva alcuna incompatibilità tra Bnl «come tesoriere e titolare di crediti per 232 milioni di euro nei confronti di Coni» e Bnl come socio di Lottomatica;
un comunicato del Coni informa che l'aggio richiesto da Lottomatica era del 5,5 per cento, pari a quello che lo Stato percepisce per il lotto, ma a fronte di un volume d'affari pari a un quindicesimo del lotto;
sul settimanale Borsa e finanza del 15 giugno 2002 si afferma che Lottomatica per vincere la gara avrebbe chiesto un aggio ritenuto troppo basso, paventando a questo riguardo un intervento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato;
con decreto dell'8 luglio 2002, n. 138, i giochi Coni sono stati affidati ai Monopoli di Stato;
il 15 novembre 2000 il ministero dell'economia e delle finanze, come riporta il settimanale Tempi, emanò un decreto ministeriale integrativo di quello del 17 marzo 1993 per l'apertura di ulteriori 20.000 punti di vendita del gioco del lotto. Tale decisione fu integrata da un rinnovo del contratto per concessione per altri 9 anni, non supportata da nessun tipo di gara o concorso, con ben 3 anni di anticipo -:
se ritenga corretta la procedura seguita dal Coni per assegnare a Lottomatica il 49 per cento della società «Cinque cerchi»;
se non esistesse un'incompatibilità oggettiva tra Bnl «tesoriere» del Coni e Bnl partner di Lottomatica;
perché l'aggio richiesto da Lottomatica per il Lotto sia così alto (800/1000 miliardi di vecchie lire), rispetto a quello della concorrente Sisal sul Superenalotto (meno di 200 miliardi di vecchie lire);
perché nel 2001 Lottomatica abbia versato all'erario solo il 21 per cento della spesa del pubblico, mentre per altri giochi (esempio Enalotto) si versa il 54 per cento;
perché e se risulti essere vero che l'attività pubblicitaria di Lottomatica sia a carico dello Stato;
se risulti essere vero che la selezione del punto vendita di Lottomatica sia a carico dello Stato, nonostante un compenso così alto;
perché le entrate per l'erario siano in percentuale fissa per Sisal (Enalotto), mentre sono in percentuale variabile per Lottomatica a seconda della vincita.
(2-00426)
«Lupi, Arnoldi, Gioacchino Alfano, Antonio Barbieri, Campa, Cosentino, Cossiga, Crosetto, Cuccu, Dell'Anna, Di Luca, Guido Dussin, Ferro, Floresta, Galvagno, Gamba, Garagnani, Germanà, Gibelli, Iannuccilli, Jacini, Landi di Chiavenna, Lazzari, Maione, Marinello, Marras, Masini, Mauro, Milanese, Minoli Rota, Misuraca, Mondello, Muratori, Osvaldo Napoli, Nicotra, Paroli, Perrotta, Parolo, Ricciotti, Romele, Antonio Russo, Santulli, Stagno d'Alcontres, Stradella, Testoni, Verdini, Verro, Vitali, Zanetta, Zanettin, Zorzato».
(17 luglio 2002)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
1.700 giovani disoccupati in tutta Italia, di cui 400 siciliani delle province di Trapani, Agrigento, Catania, avvalendosi della normativa nazionale vigente in materia di incentivi a favore dell'autoimpiego, nel mese di ottobre 2001, hanno presentato istanza per l'ammissione alle agevolazioni previste dal decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 185, riguardanti il «prestito d'onore», ottenendo l'ammissione al processo selettivo di orientamento-valutazione, previsto dall'articolo 4 del decreto ministeriale 28 maggio 2001, n. 295;
la suddetta normativa prevede che ai disoccupati (detti proponenti) che abbiano presentato domanda per usufruire dell'agevolazione per la promozione dell'autoimpiego, a seguito del superamento di due prove preselettive e di un corso della durata di cinque settimane, venga erogato un prestito fino a cinquanta milioni di vecchie lire, di cui il 60 per cento a fondo perduto ed il 40 per cento da restituire in cinque anni ad un tasso di interesse irrisorio;
i giovani sopramenzionati, dopo aver superato, nel mese di aprile 2002, le due prove selettive, onde consentire la verifica dell'attendibilità professionale in rapporto alla loro idea di autoimpiego (attività commerciali, studi professionali, ed altre), dal 6 maggio 2002 hanno preso parte ai corsi gestiti da Sviluppo Italia spa, società che per legge si occupa dell'erogazione del prestito d'onore, gestendo i fondi che vengono, all'uopo, erogati periodicamente dallo Stato;
al termine dei suddetti corsi, in ossequio alla normativa vigente, i futuri imprenditori avrebbero dovuto sottoscrivere un contratto per beneficiare dell'erogazione del prestito;
per consentire a Sviluppo Italia spa la verifica della validità tecnica, economica e finanziaria dell'iniziativa, durante i corsi è stato richiesto ai proponenti di stipulare dei titoli contrattuali, per acquisire, in concreto, la disponibilità della sede nella quale svolgere l'attività;
inoltre, su espressa richiesta della stessa società, i proponenti hanno posto in essere una serie di attività amministrative, volte all'acquisizione della partita Iva, all'iscrizione presso la Camera di commercio, all'apertura della posizione Inps, affrontando una serie di spese finalizzate alla positiva conclusione della fase di valutazione delle loro domande;
in data 27 maggio 2002, Sviluppo Italia spa ha comunicato ai corsisti la positiva conclusione della procedura selettiva delle domande;
i ragazzi, confidando, dunque, nella prossima erogazione del finanziamento, hanno stipulato contratti di acquisto della merce, scrivanie, banconi, computer e quant'altro fosse necessario per iniziare al più presto la loro attività;
inspiegabilmente, in data 31 maggio 2002, ad appena una settimana dalla fine del corso e dalla sottoscrizione del contratto, che avrebbe formalizzato l'erogazione del prestito, Sviluppo Italia spa ha comunicato ai corsisti l'interruzione del processo selettivo e l'impossibilità a concludere la fase di valutazione, a causa di carenza di risorse finanziarie;
in data 6 giugno 2002, per far fronte alle iniziative di autoimpiego proposte da 1.700 giovani, che stavano terminando i corsi di orientamento e formazione, il Cipe ha stanziato 23 milioni di euro a favore di Sviluppo Italia spa;
tale iniziativa, tuttavia, non ha consentito la positiva conclusione della vicenda, in quanto Sviluppo Italia spa, più volte sollecitata a riattivare i corsi sospesi, continua a sostenere che allo stato le risorse finanziarie non sono sufficienti per procedere all'erogazione dei prestiti, e in merito non viene data alcuna garanzia;
allo stato attuale, dunque, l'unico dato certo è che 1.700 giovani disoccupati hanno assunto, in vista del «prestito d'onore», obbligazioni che non potranno adempiere e rischiano di subire ingenti danni patrimoniali -:
quali iniziative intenda adottare per chiarire, prima di tutto, a quale scopo siano stati destinati da Sviluppo Italia spa i 23 milioni di euro stanziati dal Cipe e per riattivare i corsi sospesi, in modo da rendere possibili la conclusione delle valutazioni e l'erogazione dei prestiti d'onore, evitando in tal modo di pregiudicare il futuro di tanti giovani che hanno avuto fiducia nell'applicazione della legge dello Stato.
(2-00434)
«Volontè, Lucchese».
(23 luglio 2002)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
gli uffici del ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno organizzato la raccolta dei dati sullo sciopero generale che si è svolto l'11 luglio 2002 in Emilia Romagna, organizzato dalla Cgil;
la raccolta dei dati è avvenuta, come già in Lombardia, su richiesta della direzione centrale del ministero del lavoro e delle politiche sociali, la quale ha aderito ad una richiesta del Ministro interpellato;
in precedenza, la raccolta dei dati su scioperi non era mai stata effettuata da strutture dello Stato, come il ministero del lavoro e delle politiche sociali, e non ci sono leggi che consentano questa attività, anzi la Costituzione prevede la piena libertà di sciopero e di organizzazione dei lavoratori in sindacato;
in precedenza, la raccolta dei dati è sempre stata fatta esclusivamente dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro;
questa raccolta di dati, come già è avvenuto in Lombardia, assume oggettivamente un carattere intimidatorio verso l'organizzazione sindacale confederale che non ha accettato di firmare il «patto per l'Italia» proposto dal Governo;
con l'iniziativa di questa raccolta di dati, il Ministro interpellato viene oggettivamente meno al ruolo che dovrebbe essere proprio di un'autorità pubblica capace di rivolgersi a tutti gli interlocutori sociali, anche in presenza di dissensi;
con questa raccolta di dati le strutture del ministero del lavoro e delle politiche sociali hanno utilizzato tempo e risorse per compiti diversi da quelli istituzionali, configurando la possibilità di una denuncia alla procura della Corte dei conti;
l'organizzazione sindacale interessata, la Cgil, ha fondatamente protestato contro questa iniziativa intimidatoria ed altre analoghe, che probabilmente hanno ispirato ai datori di lavoro l'iniziativa di esporre gli elenchi degli scioperanti, rafforzando drasticamente il carattere intimidatorio dell'iniziativa;
la Costituzione della Repubblica italiana, all'articolo 40, garantisce il pieno esercizio del diritto di sciopero, all'articolo 39, stabilisce che l'organizzazione sindacale è libera e, all'articolo 35, afferma che la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni -:
se il Ministro interpellato non ritenga gravemente lesivi del dettato costituzionale i comportamenti messi in atto per accertare i dati di adesione allo sciopero generale;
se non ritenga che l'utilizzazione di tutte le strutture periferiche del ministero del lavoro e politiche sociali, per la sua analiticità, costituisca una pesante e illegittima interferenza nelle relazioni sindacali e se non sia incompatibile con la funzione costituzionale propria del ministero del lavoro e delle politiche sociali;
se non ritenga necessario chiarire quale sia l'uso effettivo che di questi dati vuole essere fatto;
quali garanzie vengano poste per certificare la correttezza dei dati rilevati come rispondenti alla reale situazione di partecipazione allo sciopero, anche ricordando che i quotidiani di Bologna riportano dichiarazioni di Confindustria che parlano di adesioni pari al 57 per cento;
se risponda al vero che ai fini della raccolta delle suddette rilevazioni siano state impiegate anche unità appartenenti alle forze dell'ordine, distogliendole dai compiti istituzionali assegnati loro, quali la lotta alla criminalità e la tutela dell'ordine pubblico, ambito nel quale sicuramente non rientra l'esercizio del diritto di sciopero, che è anzi, come già ricordato, un diritto garantito dall'articolo 40 della Costituzione.
(2-00429)
«Grandi, Gasperoni, Lettieri, Pistone, Zani, Santagata, Albonetti, Amici, Bellillo, Bellini, Bersani, Buglio, Ceremigna, Cialente, Maura Cossutta, Titti De Simone, Finocchiaro, Gambini, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Innocenti, Lulli, Mascia, Nigra, Luigi Pepe, Pisapia, Spini, Stradiotto, Vendola, Vianello, Zanella, Zunino, Abbondanzieri, Bandoli, Buffo, Calzolaio, Crisci, Giulietti, Kessler, Montecchi, Quartiani, Raffaldini, Realacci, Soda, Zanotti».
(18 luglio 2002)

I)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri delle infrastrutture e dei trasporti, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno, per sapere - premesso che:
l'utilizzo di autisti extracomunitari, privi di regolari permessi di soggiorno, dipendenti di società anch'esse extracomunitarie, sembrerebbe in progressivo e preoccupante aumento da parte di un numero sempre maggiore di aziende di trasporto, al punto che sembrerebbero notarsi i primi segnali di reazione tra le imprese, che, scegliendo di rispettare la normativa, non accettano quel tipo di concorrenza;
in particolare, si tratterebbe di personale che, oltre ad essere impunemente sfruttato, talvolta privo di regolare patente di guida - il che comporta la nullità delle assicurazioni riferite ai mezzi su cui si trovano al volante -, è solitamente sottopagato e costretto ad orari di lavoro assolutamente al di sopra delle norme sulla sicurezza nella circolazione;
i primi casi eclatanti si sono riscontrati in Austria ed in Germania e, nonostante che il Parlamento Europeo abbia elaborato una proposta di regolamento per l'adozione di un «patentino» professionale, che obbligatoriamente dovranno possedere anche gli autisti provenienti da Paesi terzi impiegati da imprese di autotrasporto comunitarie, tale regolamento ancora attende di essere approvato definitivamente;
decisamente più avanti sarebbe la Germania che ha introdotto una nuova legge in materia, all'inizio del 2002, che si basa sul pieno coinvolgimento dei committenti in caso di utilizzo, da parte dei vettori, di conducenti irregolari. I committenti, infatti, sono tenuti a verificare che l'impresa, con cui hanno stipulato il contratto di trasporto, impieghi autisti in possesso del permesso di lavoro previsto dalla legge del Land in cui l'impresa stessa ha sede;
altri Stati, come l'Austria e la Francia, pur non avendo ancora una normativa specifica sulla materia, avrebbero intensificato i controlli sul possesso, da parte di questi autisti, di regolari permessi di soggiorno, patenti di guida e patentini Adr;
in Italia il problema esiste e le irregolarità che emergono sono in parte segnalate dalle associazioni di categoria agli ispettorati del lavoro. Purtroppo, non avendo una normativa più adeguata alla situazione, se il mezzo è straniero viene emesso un verbale che rileva l'irregolarità, ma, di fatto, il mezzo può continuare a circolare ed il conducente, anche in caso di ritiro della patente, può richiedere un duplicato denunciandone lo smarrimento;
a ciò si aggiungerebbe il fatto che spesso i trasportatori italiani concludono artificiosi contratti di collaborazione con aziende che hanno sede in Stati non membri dell'Unione europea, per farsi fornire autisti, il che viene giustificato con una presunta mancanza di lavoratori all'interno della stessa;
l'utilizzo di autisti extracomunitari, provenienti in particolare dalla Romania e dall'Ungheria, alla guida di autoveicoli di proprietà di imprese italiane, contrasta con la normativa vigente;
la materia, oggetto di regolamentazione alquanto frazionata, ha trovato una disciplina più organica a partire dalla legge n. 454 del 1997, riguardante la ristrutturazione di aziende di autotrasporto (nazionali), e dal decreto legislativo 85 del 1998, afferente imprese iscritte all'albo nazionale di trasporto;
l'articolo 12 del decreto ministeriale n. 212 del 1998 recita testualmente: «durante la guida di qualsiasi veicolo destinato al trasporto di cose per conto terzi, i conducenti devono recare con se documentazione idonea a dimostrare il titolo in base al quale prestano servizio presso l'impresa di trasporto»;
la norma è stata posta in essere allo scopo di evitare «lavoro nero», che, tra l'altro, potrebbe creare anche gravissimi problemi alla sicurezza della circolazione. Malgrado ciò, il fenomeno dell'utilizzazione di lavoratori extracomunitari quali autisti è stato variamente aggirato da alcune imprese, mediante l'utilizzo del cosiddetto «distacco»;
il distacco, in verità, è già previsto dal decreto ministeriale 22 maggio 1998, n. 212, avente ad oggetto il regolamento dei criteri e delle modalità per la dimostrazione del possesso dei requisiti per la conversione delle autorizzazioni all'impresa di autotrasporto, che, all'articolo 5, comma 1, fa espresso riferimento a «personale distaccato»;
la successiva deliberazione del 23 luglio 1998 del ministero dei trasporti e della navigazione, nel fissare i criteri atti a dimostrare il titolo in base al quale i conducenti dei veicoli destinati al trasporto di cose per conto terzi prestino servizio presso l'impresa di trasporto, al punto 6 espressamente indica: «lavoratore distaccato o comandato ai sensi delle vigenti disposizioni in materia di lavoro» e stabilisce che questi deve essere munito della «copia autentica della lettera di distacco o comando»;
tuttavia, la fattispecie del distacco del lavoratore, così come elaborata dalla dottrina e dalla giurisprudenza, viene fondata su due presupposti imprescindibili: la temporaneità e l'interesse del datore di lavoro distaccante;
la Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 17 marzo 1998, n. 2880, ha confermato un orientamento consolidato, secondo il quale è configurabile l'istituto del distacco del lavoratore presso altra azienda, qualora sia accertata la sussistenza, per la prestazione resa dal lavoratore a favore di terzi, dell'interesse del datore di lavoro distaccante, che perduri per l'intera durata del distacco. In caso contrario, si configura l'ipotesi dell'interposizione vietata di manodopera;
questo rappresenterebbe il punto focale della questione, in quanto l'articolo 2127 codice civile e la legge n. 1369 del 23 ottobre 1960 sanciscono espressamente il divieto di intermediazione e di interposizione del rapporto di lavoro;
la condizione del lavoratore distaccato è stata ulteriormente analizzata dal decreto legislativo 25 febbraio 2000, n. 72, e, per ultimo, dalla circolare del ministero del lavoro e della previdenza sociale n. 82 del 23 novembre 2000, che regolamenta e dà attuazione all'articolo 27 del decreto legislativo n. 285 del 1998;
nel decreto legislativo n. 72 del 2000, all'articolo 2, si definisce «lavoratore distaccato» il lavoratore abitualmente occupato in uno Stato membro dell'Unione europea diverso dall'Italia, il quale, per un periodo limitato, svolge il proprio lavoro in territorio nazionale italiano;
il comma 2 dello stesso articolo chiarisce che il periodo limitato deve essere di durata, sin dall'inizio, predeterminata o predeterminabile con riferimento ad un evento futuro e certo;
la successiva circolare n. 82 del 2000 del ministero del lavoro e della previdenza sociale, nel disciplinare il distacco di un lavoratore «da imprese stabilite in uno Stato non membro (della Comunità europea)» presso un'unità produttiva della medesima impresa e presso altra impresa appartenente allo stesso gruppo, ha ribadito la necessità della presenza dei seguenti requisiti: un «contratto di appalto» con la ditta estera da cui dipendano i lavoratori stranieri richiesti; che i lavoratori stranieri rientrino in: «qualifiche specializzate (derogabili solo in presenza di specifici accordi bilaterali)»; un'attenta verifica da parte delle direzioni provinciali del lavoro sull'esistenza della ditta estera e sulla dipendenza dalla medesima dei lavoratori stranieri, per i quali viene richiesta l'autorizzazione al lavoro; la necessità di acquisire «il parere della rappresentanza sindacale dell'azienda richiedente e delle organizzazioni sindacali di categoria dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello provinciale nel settore interessato»;
l'ulteriore circolare n. 78 del 6 agosto 2001 del ministero del lavoro e delle politiche sociali ha ancora una volta ribadito la necessità di procedere ad accurate verifiche atte ad accertare l'effettiva presenza dei lavoratori extracomunitari per i quali sia stata rilasciata l'autorizzazione, la reale esistenza dei requisiti relativi all'autonomia organizzativa dell'impresa appaltatrice, previsti dalla legge n. 369 del 1960, nonché l'individuazione del luogo dove si svolgeranno i lavori oggetto del contratto di appalto;
se tale è la normativa disciplinante la materia, è evidente che l'utilizzazione di autisti extracomunitari col meccanismo del «distacco» viene posto in essere in palese contrasto sia della norma giuslavoristica in quanto l'autista:
a) non è un lavoratore «specializzato»;
b) non viene inviato in Italia presso un luogo di lavoro ben individuato;
c) non vi rimane per un periodo limitato e, soprattutto, predeterminato;
d) non viene per prendere, né per erogare specifiche conoscenze;
sia, addirittura, della norma di polizia che regola i flussi dei lavoratori stranieri in Italia, in quanto l'autista extracomunitario è munito solo di un visto d'ingresso per motivi che non attengono allo svolgimento di un'attività lavorativa in Italia e, quindi, in palese contrasto con la norma contenuta nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) -:
come si intenda intervenire per garantire sul territorio nazionale sia la sicurezza stradale, sia il rispetto delle più elementari regole di mercato - evitando così una sleale quanto dannosa e illegittima concorrenza - e per bandire la possibilità delle forme di sfruttamento e di evasione fiscale denunciate in premessa.
(2-00438)
«Bornacin, La Russa, Menia, Cannella, Landi di Chiavenna».
(23 luglio 2002)

L)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il punto 3 del contratto di Silvio Berlusconi con gli italiani, sottoscritto nella trasmissione televisiva «Porta a Porta», condotta dal giornalista Rai Bruno Vespa, prevede «l'innalzamento delle pensioni minime ad almeno un milione di lire al mese»;
la norma relativa, di cui all'articolo 38 della legge finanziaria per il 2002 (legge n. 448 del 2001), stabilendo requisiti di accesso particolarmente restrittivi, limitava il beneficio a 2 milioni e 200 mila pensionati, un quinto dei circa 10 milioni di pensionati che percepiscono una prestazione previdenziale inferiore al milione di vecchie lire. Secondo le valutazioni del Governo medesimo, oltre 7 milioni di pensionati, malgrado le solenni promesse elettorali, sarebbero stati in ogni caso esclusi dall'aumento;
le norme prevedevano sostanzialmente due requisiti:
a) quello anagrafico: 70 anni di età per tutti, limite che può scendere di un anno per ogni 5 anni di versamenti contributivi, fino ad arrivare ad una riduzione massima dell'età valida per potere usufruire del beneficio pari a 65 anni; 60 anni di età per invalidi civili totali, ciechi o sordomuti;
b) quello reddituale: per il single il limite di reddito non deve superare i 13 milioni di vecchie lire l'anno; se il pensionato è coniugato il reddito familiare non deve superare l'importo di 21.824.000 di vecchie lire. Anche in presenza di un reddito familiare inferiore a tale limite, va rispettato il tetto di reddito individuale di 13 milioni di vecchie lire; per determinare il reddito si fa riferimento anche ai redditi esenti dall'Irpef (pensione d'invalidità, rendita erogata dall'Inail), nonché ai redditi soggetti a ritenuta alla fonte. Sono invece esclusi i redditi derivanti dalla casa di abitazione, le pensioni di guerra e le indennità di accompagnamento;
ma neppure tutti i 2.200.000 pensionati previsti hanno beneficiato di tale aumento: infatti, secondo la relazione presentata al comitato di indirizzo e di vigilanza dell'Inps (Civ) dal direttore generale dell'istituto dottor Fabio Trizzino, nel corso di una riunione svoltasi nel giugno 2002, i beneficiari della misura sarebbero soltanto 1,8 milioni di pensionati. A quanto risulta il Civ ritiene eccessiva anche questa stima;
relativamente ai pensionati italiani residenti all'estero, non risultano ancora attivate le procedure per la corresponsione dell'incremento, di cui all'articolo 38 della legge finanziaria per il 2002, nonostante che in quei Paesi si sia già provveduto a rendere disponibile la modulistica necessaria;
trattasi, comunque, complessivamente di 400 mila pensionati in meno relativamente alla platea di beneficiari prevista nella relazione del Governo alla legge finanziaria per il 2002, platea peraltro già drasticamente ridotta rispetto alle promesse elettorali;
tutto ciò costituisce, inoltre, una grande beffa a danno dei circa 8 milioni di pensionati rimasti esclusi, che devono vivere con un'erogazione previdenziale sotto il milione di vecchie lire e per i quali il Governo non prevede di estendere tale beneficio, neanche a partire dal 2003;
dalla citata relazione risulterebbe che dei 4.200 miliardi di vecchie lire (circa 2.169 milioni di euro) stanziati a questo scopo dalla legge finanziaria per il 2002, solo circa 3.200 miliardi di vecchie lire siano stati effettivamente spesi, malgrado le ulteriori facilitazioni procedurali ed il differimento al 20 giugno 2002 del termine per la presentazione della relativa domanda;
le previsioni sbagliate sono da riferirsi, secondo il direttore generale del l'Inps, alla sopravalutazione degli invalidi civili interessati e dei pensionati, che avrebbero potuto ottenere una riduzione del limite di età grazie al requisito contributivo. In pochi casi si è scesi infatti al di sotto dei 68 anni;
anche altri fattori hanno determinato questa situazione, come l'aver stabilito un limite di reddito coniugale troppo basso per i beneficiari ed il mancato adeguamento del limite di detassazione (12 milioni) al nuovo limite dei 13 milioni di vecchie lire, che comporterà, per alcune categorie di pensionati, il pagamento dell'Irpef e la relativa decurtazione dell'erogazione;
la norma approvata sostanzialmente equipara in maniera iniqua chi ha versato i contributi e chi non lo ha fatto. Il criterio di riduzione del limite di età dai 70 anni in giù, così come è stato normato, non compensa efficacemente questa sperequazione -:
se non intendano:
a) trasmettere entro 30 giorni dalla presentazione della presente interpellanza una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione dell'articolo 38 della legge n. 448 del 2001 e sulle somme effettivamente impegnate a tale riguardo;
b) applicare al più presto le disposizioni di cui all'articolo 38 della legge n. 448 del 2001 ai titolari di pensioni in regime internazionale residenti all'estero;
c) utilizzare le disponibilità stanziate e non utilizzate per estendere, a partire dal 1o gennaio 2002, il beneficio previsto da tale articolo, presentando proposte di modifica delle disposizioni contenute nell'articolo 38 con le seguenti priorità:
1) deduzione dal reddito influente per il diritto al beneficio di una parte (ad esempio, un terzo) della pensione previdenziale a calcolo, in maniera tale da tenere conto della contribuzione versata;
2) fissazione di un rapporto di uno a due fra il limite di reddito individuale e il limite di reddito coniugale e soppressione del doppio limite in caso di pensionato coniugato;
3) aumento della detrazione d'imposta per i pensionati;
4) esclusione di alcune tipologie di reddito da quelli computati nel calcolo del limite di riferimento per il diritto all'incremento;
5) abbassamento del limite di età;
6) possibilità di cumulo della maggiorazione sociale della pensione e della maggiorazione ex combattenti;
d) prevedere, in sede di predisposizione del disegno di legge finanziaria per il 2003, risorse economiche volte all'incremento delle erogazioni a tutti gli anziani che hanno un reddito inferiore al milione di vecchie lire al mese, nell'ottica di raggiungere l'obiettivo di innalzare tutte le pensioni minime almeno ad un milione di vecchie lire al mese.
(2-00431)
«Cordoni, Agostini, Bimbi, Boato, Borrelli, Burlando, Chiti, Colasio, De Luca, Fioroni, Fistarol, Franci, Lion, Mantini, Manzini, Marcora, Marone, Martella, Minniti, Monaco, Motta, Nesi, Pistelli, Pollastrini, Rizzo, Nicola Rossi, Sgobio, Tidei, Trupia, Turco, Visco, Benvenuto, Bolognesi, Bonito, Cabras, Camo, Cennamo, Maura Cossutta, Duilio, Fluvi, Guerzoni, Lucà, Luongo, Magnolfi, Paola Mariani, Marini, Maurandi, Nieddu, Nigra, Oliverio, Pennacchi, Pistone, Rava, Sedioli, Tocci».
(19 luglio 2002)

M)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
il comune di Poggio a Caiano (Prato) ospita numerosi bambini stranieri, che hanno ottenuto asilo in Italia in quanto riconosciuti rifugiati;
la tutela del diritto di asilo dovrebbe riguardare non soltanto i rifugiati, ma anche tutti coloro ai quali non sono garantite le libertà democratiche ed anche chiunque sia costretto a lasciare il proprio Paese perché in pericolo di vita;
l'Italia è ancora oggi l'unico tra gli Stati membri dell'Unione europea che non ha adottato una legge organica in materia di diritto di asilo, sebbene la nostra Costituzione abbia recepito il diritto di accoglienza tra i suoi principi fondamentali;
nella legge di modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo, approvata definitivamente dal Senato della Repubblica l'11 luglio 2002, il diritto di asilo viene disciplinato soltanto da tre articoli (31, 32 e 33), cosicché di fatto non viene risolto il problema dei richiedenti asilo, che vengono parificati ad immigrati irregolari;
alla Camera dei deputati sono state approvate alcune modifiche al disegno di legge in oggetto che istituiscono il sistema di protezione per i richiedenti asilo e per i rifugiati e tale previsione apre una nuova prospettiva di stabilità ai programmi decentrati di accoglienza e tutela;
altro importante elemento è l'introduzione del Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, per il quale tuttavia la copertura di spesa prevista per il 2002 risulta largamente insufficiente a far fronte in modo adeguato alle attività messe in atto e non modifica la grave situazione economica venutasi a creare per l'avvenuta riduzione dei fondi del piano nazionale asilo, coordinato dal Ministro dell'interno, dall'Associazione nazionale comuni italiani e dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati;
tale progetto, la cui sopravvivenza è messa in discussione, ha come obiettivo prioritario proprio l'accoglienza e la protezione dei richiedenti asilo e delle persone con permesso di soggiorno per motivi umanitari;
sono circa 60 le amministrazioni locali che sono impegnate all'interno del piano nazionale asilo, tra le quali il comune di Poggio a Caiano, ed il loro impegno è rivolto soprattutto al gran numero di bambini stranieri, che giungono in Italia perché provenienti da Paesi, nei quali, per guerra, conflitti civili, violazione dei diritti fondamentali, disordini gravi, carestie, calamità naturali ed altre vicende, si verificano frequenti esodi di massa;
è importante ricordare che la Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989, all'articolo 10, comma 1, stabilisce che: «... ogni domanda presentata da un fanciullo o dai suoi genitori, in vista di entrare in uno Stato parte o di lasciarlo ai fini di un ricongiungimento familiare, sarà considerata con uno spirito positivo, con umanità e diligenza»;
la stessa Convenzione, all'articolo 22, prevede che: «Gli Stati parti adottano misure adeguate affinché il fanciullo il quale cerca di ottenere lo statuto di rifugiato, oppure è considerato come rifugiato, ai sensi delle regole e delle procedure del diritto internazionale o nazionale applicabile, ... possa beneficiare della protezione e della assistenza umanitaria necessarie per consentirgli di usufruire dei diritti che gli sono riconosciuti dalla presente Convenzione e dagli altri strumenti internazionali, relativi ai diritti dell'uomo o di natura umanitaria di cui detti Stati sono parti.»;
la Convenzione tutela i minori stranieri in ogni caso quando sono accompagnati dalla famiglia, ma, soprattutto, quando giungono in un altro Paese da soli e, in particolar modo, se si trovano nella condizione di rifugiati;
per ciò che riguarda l'Unione europea, la Presidenza del Consiglio europeo, riunitosi a Siviglia in data 21 e 22 giugno 2002, ha chiesto senza indugio al Consiglio di approvare entro il 2003 le norme comuni in materia di procedure di asilo e quelle relative alle condizioni richieste per beneficiare dello status di rifugiato e al contenuto di tale status, nonché le disposizioni sul ricongiungimento familiare e sullo status dei residenti permanenti di lunga durata -:
se non ritenga di intervenire urgentemente, anche con il prossimo assestamento di bilancio, al fine di consentire l'applicazione effettiva di quanto previsto nell'articolo 32 della legge di modifica alla normativa in materia di immigrazione e di asilo, approvata definitivamente dal Senato della Repubblica l'11 luglio 2002, laddove vengono modificati gli articoli 1-sexies e 1-septies della legge 39 del 1990, garantendo il necessario incremento del Fondo nazionale per le politiche sull'asilo, nonché di provvedere al ripristino dei finanziamenti per il mantenimento del piano nazionale asilo, almeno fino a che non sia approvata una legge organica sul diritto d'asilo, secondo le indicazioni dell'emananda direttiva comunitaria.
(2-00423)
«Bimbi, Boccia, Lulli, Magnolfi, Bindi».
(11 luglio 2002)

N)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
nelle giornate del 18, 19 e 20 luglio 2002 a Genova, reparti composti da ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria appartenenti alla polizia di stato hanno dato corso a diverse operazioni di controllo dell'identità dei cittadini, che erano in arrivo nella città di Genova per partecipare alla manifestazione del Genoa social forum;
risulta all'interrogante che in tali operazioni di controllo, oltre alla richiesta di documenti d'identità, a numerosi cittadini sia stato imposto di uscire dai propri autoveicoli e di mostrare il contenuto dei propri bagagli e delle vetture in cui viaggiavano: tutte queste operazioni venivano filmate e i documenti anche fotografati;
risulta, altresì, all'interrogante che in alcuni casi persone fermate per l'identificazione all'autogrill sulla Milano-Serravalle, precedente l'uscita di Bolzaneto, siano state poi obbligate a recarsi al casello di Bolzaneto scortate dalle auto della polizia, affinché la Digos potesse procedere alle riprese video;
le forze dell'ordine hanno così proceduto ad una forma atipica di fotosegnalamento, in assenza di elementi o indizi di commissione di reati che lo legittimassero;
ad avviso degli interpellanti, un siffatto modo di operare determina ingiustificate compressioni dei diritti costituzionali dei cittadini, in quanto si viene a costituire così una schedatura illegittima ed anticostituzionale di coloro che desiderano esprimere liberamente le proprie opinioni politiche partecipando alle manifestazioni politiche;
l'eventuale esistenza di direttive ad operare in tal senso da parte dei dirigenti della questura di Genova, ovvero del questore medesimo, non attenua, ma rende ancor più grave un simile modus operandi;
l'articolo 9 della legge del 31 dicembre 1996, n. 675, fissa i principi di proporzionalità rispetto alle finalità perseguite, relativamente a tempi e modalità di raccolta e requisiti dei dati personali -:
chi abbia impartito le direttive per procedere, oltre che al controllo d'identità, anche alle riprese video dei cittadini ed in base a quali presupposti;
chi siano stati i responsabili di polizia che hanno proceduto a fermare e poi a filmare i manifestanti;
chi sia stato il coordinatore delle operazioni di riprese video;
con quale circolare ministeriale o ordinanza del questore o altro atto l'autorità competente abbia disposto tale direttiva;
quale utilizzo si intenda fare del materiale video così raccolto;
se tale procedura sia stata messa in atto in altre occasioni ed, eventualmente, quali;
se il materiale video relativo all'identificazione di cittadini stranieri venga trasmesso alla polizia dei Paesi di appartenenza;
se non ritenga che imporre lo spostamento da un luogo ad un altro sotto scorta della polizia, in quanto incidente sulla libertà personale, sia in contrasto con la normativa vigente, che prevede in tali casi un espresso provvedimento dell'autorità giudiziaria;
se non ritenga tale procedura in palese contrasto con la normativa vigente in tema di tutela della privacy.
(2-00439)
«Mascia, Pisapia, Giordano».
(23 luglio 2002)