TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 166 di Giovedì 27 giugno 2002

MOZIONE CONCERNENTE LA DESTINAZIONE DELLE RISORSE INVESTITE DALLE FONDAZIONI

La Camera,
tenuto conto dell'approvazione in sede di discussione della legge finanziaria per il 2002 dell'ordine del giorno 9/1984/142 relativo alle fondazioni;
tenuto conto che tale ordine del giorno impegna il Governo «ad emanare opportuni indirizzi alle fondazioni affinché vincolino alle regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) 1/3 delle risorse che esse destinano ai settori di cui al comma 1 dell'articolo 9 della legge finanziaria»;
tenuto conto che è in corso di definizione il regolamento attuativo di detta legge relativa alle fondazioni;

impegna il Governo

a recepire, in linea con l'indirizzo dato dalla Camera dei deputati con l'approvazione del citato ordine del giorno, l'indicazione nel regolamento attuativo di vincolare 1/3 delle risorse investite dalle fondazioni alle regioni dell'obiettivo 1.
(1-00056)
«Tuccillo, Paolo Russo, Boccia, Landolfi, Soro, Maione, Cesaro, Rotondi, Siniscalchi, Ranieri, De Franciscis, Iannuzzi, Annunziata, Petrella, Burtone, De Luca, Gerardo Bianco, Molinari, Russo Spena, Azzolini, Antonio Russo, Di Gioia, Squeglia, Piglionica, Cola, Roberto Barbieri, Ostillio, Mussolini, Marone, Minniti, Cennamo, Mancini, D'Alia, Canelli».
(27 febbraio 2002)



MOZIONE CONCERNENTE LA QUESTIONE IRACHENA

La Camera,
premesso che:
a nove mesi dagli attentati alle Twin Towers e al Pentagono, non è provata l'esistenza di alcun collegamento fra quei tragici eventi e la nazione irachena, come testimoniato dall'opinione pubblica internazionale e dalle indagini compiute;
gli attentatori di Manhattan sono risultati tutti essere di altra nazionalità;
l'Iraq, le cui posizioni politiche sono del tutto discutibili, così come la salvaguardia dei diritti umani, è però, per natura politica e storia, un Paese che ha combattuto il fondamentalismo di cui si alimenta il terrorismo contemporaneo;
al contrario di altri Paesi arabi, l'Iraq riconosce le libertà religiose, come testimoniato dalla presenza nel suo territorio di comunità di fede cattolica e dal fatto stesso che autorevolissimi esponenti del Governo di Bagdhad sono notoriamente di fede diversa da quella musulmana;
perdurano le situazioni di sofferenza della popolazione, testimoniate dalla Croce rossa internazionale e dalla Organizzazione mondiale della sanità, causate dalla crisi economica e dall'embargo, contro il quale più volte si è espresso il Parlamento italiano;
la proroga delle sanzioni da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stata assunta alla fine del mese di novembre 2001, in via automatica e provvisoria, stante il clima internazionale a seguito degli attentati di settembre 2001;
richiamate tutte le motivazioni più volte espresse nelle precedenti mozioni votate dalla Camera dei deputati, incluse quelle finalizzate alla pacificazione ed alla messa in sicurezza dell'area del Golfo e del medio oriente;
qualsiasi iniziativa tesa a minare la sovranità interna di un Paese, senza comprovate ragioni collegate a precisi e circostanziati atti in violazione del diritto internazionale, assume un carattere arbitrario;
il Presidente del Consiglio dei ministri, nella sua qualità di Ministro degli affari esteri ad interim, ha affermato che l'Italia vuole non solo essere informata, ma anche preventivamente messa a conoscenza delle ragioni che starebbero alla base di nuove iniziative militari;
l'embargo fu deciso dalle Nazioni Unite dopo la guerra del Golfo, al fine di garantire la distruzione delle armi non convenzionali possedute dall'Iraq e di costringere il suo Governo al riconoscimento e al rispetto dei confini legittimi del Kuwait;
il Governo di Baghdad ha ufficialmente riconosciuto i confini kuwaitiani; l'ininterrotta presenza per otto anni di ispettori aventi mandato Onu ha garantito l'esame e l'ispezione di migliaia di siti in territorio iracheno, disponendo la rimozione di armi di distruzione di massa e collocando telecamere ed avanzati sistemi di monitoraggio;
il protrarsi dell'embargo non ha più alcuna giustificazione coerente con le risoluzioni Onu;
molti contratti sottoscritti da aziende italiane nell'ambito dell'intesa oil for food sono trattenuti on hold dalla Commissione Onu;
l'assenza dell'Iraq dal tavolo di negoziazione del prezzo del petrolio ha ripercussioni sul prezzo del greggio e danneggia gli interessi del nostro Paese;
le ripetute affermazioni di esponenti del dipartimento di Stato americano sulla necessità di procedere con nuove azioni militari contro Paesi, ad oggi non collegabili con gli eventi di settembre 2001, non hanno trovato accoglienza positiva da parte dei principali alleati nella lotta al terrorismo e, anzi, hanno destato preoccupazione;

impegna il Governo

ad avanzare alla competente Commissione Onu una formale richiesta di sblocco dei contratti firmati con l'Iraq e trattenuti on hold indebitamente, a tutela degli interessi nazionali;
a procedere, come hanno già fatto altri Paesi, fra i quali la Spagna, a formalizzare una rappresentanza diplomatica a Baghdad;
ad accertare, in sede Onu, lo stato delle ispezioni interrotte e valutare le ragioni per le quali non furono concluse;
ad avanzare formale richiesta alle Nazioni Unite di un esame conclusivo dell'embargo verso l'Iraq, fissando la data della sua cessazione;
ad adottare in sede europea, già nel semestre di presidenza spagnola, un'iniziativa per determinare una posizione comune sulla questione irachena.
(1-00057)
«Giovanni Bianchi, Pistelli, Castagnetti, Delbono, Bimbi, Banti, Vigni, Lucà, Lucidi, Preda, Bindi, Marcora, Burtone, Boccia, Morgando, Carbonella, Ruggeri, Piscitello, Cima, Fumagalli, Lumia, Panattoni, Rusconi, Pistone, Realacci, Crucianelli, Reduzzi, Cordoni».
(28 febbraio 2002)


INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
il 10 maggio 2002 è stato presentato da Trenitalia un progetto di riassetto della manutenzione dei rotabili in ferrovia (progetto Migliardi), al quale in questi giorni, al di fuori delle più elementari norme relazionari, è stata impressa una brusca accelerazione, attraverso un ordine di servizio applicativo;
tale progetto si configura come l'ultimo atto di una politica di ridimensionamento della presenza industriale e gestionale di Firenze e della Toscana nelle Ferrovie dello Stato, prevedendo un massiccio trasferimento di attività produttive e direzionali pregiate verso altre regioni;
il progetto Migliardi prevede infatti la soppressione della direzione Ogr e della direzione acquisti;
tale scelta, se confermata, si configurerebbe come un vero e proprio stravolgimento degli accordi sottoscritti nell'ambito della conferenza dei servizi per l'attraversamento di Firenze, che prevede la realizzazione del polo tecnologico di Osmannoro, un investimento di notevolissime dimensioni che garantisce a Firenze il mantenimento e lo sviluppo delle professionalità e delle esperienze acquisite;
le istituzioni, le parti politiche, i sindacati, le categorie economiche toscane e fiorentine hanno messo in campo, in quell'occasione e nel tempo, un forte impegno per ottenere non solo il mantenimento, ma, soprattutto, il potenziamento a Firenze di funzioni pregiate e di eccellenza per tutto il comparto dei materiali rotabili, quali sperimentazione, ricerca, ingegneria, progettazione dei rotabili, considerando che queste funzioni, per consolidarsi e svilupparsi, hanno l'assoluta necessità di essere inserite in un contesto ferroviario innovativo (treni Tav, Taf, eccetera) dal punto di vista dei ritorni di esercizio ferroviario e della gestione del parco rotabile;
il progetto Migliardi rappresenta una grave minaccia per i lavoratori, penalizza ingiustamente la città di Firenze e la Toscana e mette a repentaglio l'occupazione diretta e indiretta, senza peraltro nessuna giustificazione sul piano dell'efficienza aziendale;
il Governo, non finanziando la realizzazione del centro sperimentale di Osmannoro, rimette in discussione gli accordi già sottoscritti, compromettendo le ulteriori prospettive di sviluppo di questo importante settore di ricerca;
negli ultimi anni sono stati allontanati da Firenze sia i centri decisionali sia le attività produttive più innovative della manutenzione corrente ed è stato quasi completamente ultimato l'Idp (Impianto dinamico polifunzionale) dell'Osmannoro, attrezzato con modernissime tecnologie per un investimento complessivo di circa 140 milioni di euro, con il rischio che nel quadro che si sta delineando verrebbe quasi totalmente escluso dall'esercizio dei rotabili ferroviari Tav -:
quali iniziative intenda assumere per garantire il rispetto delle intese già sottoscritte nell'ambito della conferenza dei servizi tra Governo, Ferrovie dello Stato, regione Toscana ed enti locali fiorentini e affinché sia possibile soprassedere al progetto di ristrutturazione e riorganizzazione della manutenzione dei rotabili in ferrovia (progetto Migliardi), mantenendo e anzi sviluppando il tessuto produttivo e occupazionale rappresentato da questa importante realtà.
(2-00383)
«Chiti, Amici, Bellini, Bielli, Bolognesi, Buffo, Carli, Cordoni, Crucianelli, De Luca, Diana, Filippeschi, Fluvi, Grillini, Innocenti, Magnolfi, Mancini, Raffaella Mariani, Mazzarello, Motta, Mussi, Nieddu, Pennacchi, Petrella, Raffaldini, Sedioli, Spini, Susini, Michele Ventura, Zunino, Albonetti, Dameri, De Brasi, Duca, Franci, Guerzoni, Lulli, Nannicini, Rugghia, Vigni».
(19 giugno 2002)

B)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle attività produttive, per sapere - premesso che:
il comparto del tessile-abbigliamento, settore trainante per il made in Italy, costituito da migliaia di imprese, piccole, medie e artigianali, nonché da esercizi commerciali, occupa quasi un milione di addetti, in particolare donne, e rappresenta per l'Italia un'irrinunciabile fonte di ricchezza e di reddito;
il settore sta attraversando una fase di crisi e di trasformazioni: la più difficile degli ultimi decenni, sospinta innanzitutto dagli effetti dei più recenti accordi dell'Organizzazione mondiale del commecio (Wto) e dalla globalizzazione e liberalizzazione dei mercati, che stanno cambiando in profondità gli scambi internazionali;
la decelerazione in atto in Italia nel tessile-abbigliamento, a partire dalla seconda metà del 2001, sta determinando difficoltà a tutto l'apparato produttivo, che si manifestano in modo diversificato per dimensioni di impresa, per tipo di prodotti, per canali di commercializzazione, oltre che per mercati esteri di sbocco. Nell'anno 2001, secondo dati recentemente diffusi da «Sistema Moda Italia» (S.M.I.), la crescita rispetto al 2000 si è fortemente ridotta: nel fatturato (dal 5,7 per cento all'1,5 per cento); nelle esportazioni (dal 14 per cento al 7 per cento). L'occupazione è calata dello 0,3 per cento e si è ulteriormente ridotta, nei consumi interni, la quota dei prodotti italiani (-3 per cento), mentre si è accresciuta fino a raggiungere il 43 per cento quella controllata dalle produzioni straniere e l'attivo del comparto nella bilancia dei pagamenti si è ridotto ad appena il 6,5 per cento; di conseguenza, anche per i settori dell'abbigliamento (confezioni, maglieria, calzetteria, eccetera) è in atto una contrazione, sia pure inferiore rispetto a ciò che accade nel tessile (serico, lana, eccetera), che incide negativamente sulla produzione, sull'occupazione e sulle esportazioni;
ciò è confermato da quanto è in atto nel distretto industriale del tessile-abbigliamento nell'area di Carpi (Modena) e Correggio (Reggio Emilia), nei cui territori sono insediate oltre 4000 imprese, in gran parte piccole e medie o artigiane, con oltre 11.500 addetti, in maggioranza lavoratrici, ove, secondo i dati recentemente diffusi dalle associazioni d'impresa, Cna e Lapam-Federimpresa (Confartigianato), il 2001 si è concluso con una conferma del fatturato, anche se fortemente insidiato dal calo degli ordini e dalla cessazione dell'attività da parte di numerose imprese (nel 2001 -4,5 per cento; l'occupazione è diminuita nella stessa misura); mentre continua l'allocazione all'estero (Romania innanzitutto) di parti crescenti della produzione e nella rete commerciale si allarga, ai danni della nostra produzione, la presenza di produttori stranieri, soprattutto cinesi;
secondo osservatori qualificati, sindacati e associazioni imprenditoriali, l'attuale stato del comparto industriale e commerciale del tessile-abbigliamento sta attraversando difficoltà «mai viste in passato di questa portata», che, se non fronteggiate con urgenza, possono comportare la chiusura di migliaia di imprese, soprattutto piccole, medie e artigiane, con gravi conseguenze per l'occupazione e perdite consistenti nelle quote detenute dalle nostre produzioni, sia nei consumi interni che sui mercati internazionali;
detto comparto industriale e commerciale, nella fase difficile che attraversa, risulta altresì fortemente insidiato dall'illegalità: secondo una denuncia dello stesso «Sistema Moda Italia» (S.M.I.), attraverso il porto di Napoli, ogni giorno, illegalmente sarebbero immessi sul mercato ben 80 container di prodotti del tessile-abbigliamento poi venduti al minuto, tramite punti commerciali, pare controllati innanzitutto da cittadini stranieri, a prezzi assai inferiori di quelli di mercato, in violazione, tra l'altro, delle leggi fiscali e con l'uso abusivo del marchio made in Italy;
particolarmente dannosa per imprese, attività commerciali regolari e per la stessa occupazione risulta essere la diffusa presenza di consistenti attività produttive clandestine a cui si dedicano - in zone del Paese come quella di Carpi (Modena), in cui insiste un distretto industriale del tessile-abbigliamento di rango internazionale - persone di etnia cinese, in violazione totale o parziale di norme sull'immigrazione, su fisco e tributi, del lavoro ed igienico-sanitarie -:
quali siano le informazioni del Governo in merito all'ingresso e alla commercializzazione illegale in Italia di importanti quantitativi di prodotti del settore tessile-abbigliamento, che pone a grave rischio la stessa possibilità di sopravvivenza di tante imprese piccole, medie e artigianali e di numerose attività commerciali, con la prospettiva di una perdita di decine di migliaia di posti di lavoro e con danni consistenti per le entrate fiscali e previdenziali;
quali misure siano state assunte o siano allo studio per fronteggiare, con urgenza ed efficacia, questi fenomeni di concorrenza sleale - a partire dal lavoro nero e dall'evasione fiscale - e la conseguente forte turbativa che essi creano, in particolare per le attività produttive e commerciali nel tessile-abbigliamento in Italia;
quali iniziative intenda adottare, di concerto con gli enti locali e le parti sociali, in particolare nel distretto del tessile-abbigliamento di Modena e Reggio Emilia, per contrastare l'illegalità con cui operano numerosissime imprese clandestine, condotte in gran parte da stranieri di etnia cinese;
se, in relazione alle pesanti difficoltà in cui versa il comparto del tessile-abbigliamento, originate da fattori internazionali oltre che interni, il Governo intenda assumere, con il prossimo documento di programmazione economica e finanziaria e con la legge finanziaria per il 2003, misure urgenti di politica industriale e fiscale per sostenere il settore (pausa nel prelievo fiscale, sostegni all'informatizzazione delle imprese, all'innovazione ed alla formazione, riconduzione delle spese per campionari a spese di ricerca a carico dello Stato, eccetera), come richiedono da tempo le rappresentanze associative delle imprese e del lavoro, oltre che le amministrazioni locali.
(2-00390) «Castagnetti».
(25 giugno 2002)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'interno e della giustizia, per sapere - premesso che:
il 30 maggio 2002, nel corso di un controllo di polizia sulla statale del Brennero in località Fortezza, è stato ispezionato un camion, diretto verso la Germania;
il controllo effettuato ha portato alla scoperta di 56 cuccioli di cane di razza beagle, reclusi in una struttura priva di ogni minimo requisito igienico e ambientale, destinati, secondo gli accertamenti effettuati dalla polizia, ad un laboratorio farmaceutico di Amburgo, dove i cuccioli sarebbero dovuti essere vivisezionati per cosiddetti esperimenti scientifici;
i 56 cuccioli sono stati, quindi, condotti dalla polizia al canile municipale di Bolzano e lì curati e assistiti, nonostante il successivo tentativo, come riportato dalle agenzie di stampa, della ditta «Morini» di Reggio Emilia, titolare dell'allevamento di provenienza, di prelevarli dal canile municipale di Bolzano;
presso il canile sopra citato, fin dalla serata del 2 giugno 2002, numerose organizzazioni animaliste, in primo luogo la Lav (lega antivivisezione) di Bolzano, di concerto con la Lav nazionale, hanno manifestato ed evitato, anche con la loro presenza, che i cuccioli fossero sottratti ai controlli medici, successivamente effettuati, ed alla vigilanza delle autorità comunali e di sicurezza;
le richieste delle organizzazioni animaliste e una denuncia per maltrattamenti presentata da un consigliere comunale di Bolzano, Rudi Benedikter, hanno consentito alla magistratura di Bolzano di assumere i provvedimenti cautelativi opportuni;
il giorno successivo, 31 maggio 2002, infatti, il pubblico ministero Benno Baumgartner ha disposto il sequestro cautelativo dei cuccioli, che, dunque, potranno continuare ad essere ospitati dal canile municipale di Bolzano, in attesa del pronunciamento del giudice per le indagini preliminari sul provvedimento di sequestro, che dovrà avvenire entro l'11 giugno 2002;
la lega antivivisezione di Bolzano ha invitato, con una nota concordata con la Lav nazionale, quanti hanno a cuore i 56 cuccioli beagle, provvisoriamente ospitati nel canile di Bolzano, a presentarsi il 1o giugno 2002 alle ore 18 davanti alle prefetture di tutta Italia con i loro cani ed un fiocco nero al guinzaglio;
nella nota la Lav chiede «al Governo la liberazione dei 56 meravigliosi ed inermi cuccioli che andrebbero a finire in un laboratorio di Amburgo, nella Germania che pochi giorni fa ha inserito i diritti degli animali nella loro Costituzione»;
«al Commissario di Governo - prosegue la Lav nella nota - chiederemo che si attivi per ottenere una legge che abolisca finalmente le sperimentazioni e le vivisezioni su tutti gli animali in Italia. Con le tecnologie odierne è immorale torturare degli esseri viventi che come noi amano, soffrono, gioiscono, si rapportano tra di loro e persino con noi umani che li condanniamo a morte» -:
se il Governo abbia assunto ulteriori informazioni e accertamenti in merito al caso sopra citato;
quale sia il giudizio del Governo in merito al caso dei cuccioli di Bolzano ed alle gravissime problematiche, da anni denunciate dalle organizzazioni animaliste e dal movimento ambientalista, causate dal ricorso alla vivisezione e dal conseguente fenomeno del commercio illegale degli animali, in disprezzo di ogni norma di civiltà e dei principi di uno Stato di diritto;
quali iniziative, anche sotto il profilo normativo, il Governo intenda porre in essere, affinché, come è avvenuto in altri Paesi europei, i diritti degli animali abbiano piena ed effettiva tutela costituzionale e legislativa;
nel caso specifico, infine, quali iniziative il Governo intenda assumere, attraverso i propri organi, di concerto con le istituzioni della provincia autonoma di Bolzano, per consentire alle organizzazioni animaliste di svolgere un ruolo attivo anche nell'opera di affidamento dei cuccioli, attualmente ospitati nel canile municipale di Bolzano.
(2-00355)
«Boato, Pecoraro Scanio, Zanella».
(3 giugno 2002)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
la carenza di organi disponibili, in confronto al crescente numero di pazienti in lista di attesa per un trapianto, ha determinato lo sviluppo di tecniche avanzate che consentono la separazione del fegato in due parti e l'applicazione di tale metodica su soggetti sani, che esprimono liberamente la volontà alla donazione di parte del proprio fegato ad altra persona, di modo da consentire, a titolo gratuito, il trapianto di fegato tra persone viventi;
il Parlamento, in data 16 dicembre 1999, ha approvato la legge n. 483 per consentire il trapianto parziale del fegato da donatore vivente;
tale legge rimandava, per l'applicazione, alle disposizioni della legge n. 458 del 26 giugno 1967, in quanto compatibili;
il Consiglio superiore di sanità solo nella seduta del 28 marzo 2001 trasmetteva il parere di sua competenza, indicando le norme procedurali per la concessione temporanea dell'autorizzazione all'attività di trapianto di fegato da vivente;
tale procedura è stata inspiegabilmente ritardata rispetto ai tempi di approvazione della legge, promulgata quando già in altri Paesi europei il trapianto di fegato da donatore vivente veniva effettuato;
ciò ha comportato un evidente disagio per i pazienti italiani, che sono stati costretti a lunghi, disagevoli e prolungati soggiorni presso ospedali stranieri, dove tale trapianto veniva effettuato;
nel corso degli ultimi dodici mesi molti centri italiani hanno iniziato questa attività;
sono stati già effettuati oltre 30 trapianti, i donatori sono tutti viventi ed i risultati preliminari possono considerarsi in linea con quelli ottenuti dai centri stranieri al primo anno di attività, e comunque un certo numero di pazienti hanno ottenuto il trapianto, alleggerendo così la lista di attesa;
a breve, ci sarà la libertà di scelta in ambito comunitario da parte dei cittadini che hanno bisogno di prestazioni terapeutiche;
è necessario consentire ai centri italiani il raggiungimento di uno standard equivalente e concorrenziale con i centri europei;
è necessario garantire a tutti i cittadini italiani la possibilità di poter ottenere tale prestazione terapeutica nell'ambito della propria regione o in quella più vicina alla propria residenza;
per il trapianto di rene da donatore vivente ai centri trapianto, che ne facevano richiesta, è stata sempre concessa un'autorizzazione con modalità uguali per durata all'autorizzazione da donatore cadavere e non temporanea di un anno;
il livello qualitativo dei centri trapianto di fegato italiani ha raggiunto livelli di eccellenza rispetto agli altri centri europei, come da recente report del Centro nazionale trapianti -:
per quali motivi non venga ancora consentita l'applicazione della legge n. 438 del 1999, in modo da favorire il diffondersi della procedura del trapianto di fegato da donatore vivente ai centri che hanno avviato tale tipo di attività e a quelli che ne hanno fatto richiesta e in modo da consentire ai cittadini italiani di poter scegliere come luogo di cura la sede più prossima alla propria residenza, evitando o limitando quella mobilità interregionale che comporta aggravi di spesa sanitaria, oltre che disagi personali e familiari, in quanto consentirebbe ai centri italiani di trapianto di porsi, come già avviene per il trapianto da cadavere, ai livelli di eccellenza nel confronto con i centri degli altri Paesi europei.
(2-00370)
«Maione, Antonio Barbieri, Borriello, Campa, Cennamo, Cosentino, Dell'Anna, Deodato, Falanga, Fratta Pasini, Daniele Galli, Gazzara, Lainati, Antonio Leone, Luongo, Marone, Masini, Oricchio, Mario Pepe, Perlini, Perrotta, Antonio Russo, Paolo Russo, Santori, Santulli, Saro, Siniscalchi, Taglialatela, Tarditi, Tuccillo, Viale, Villari, Alfredo Vito, Zanetta, Petrella, Rotondi».
(12 giugno 2002)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri degli affari esteri e per le pari opportunità, per sapere - premesso che:
le donne afgane elette nella Loya Jirga sono circa 200 su 1551 delegati, appena il 13 per cento;
alcune di queste donne si sono fatte strada nel mondo politico con estremo sacrificio, riuscendo, alle elezioni, a battere colleghi potenti e famosi;
queste donne, come da loro stesse denunciato, incontrano notevole difficoltà a superare, in seno all'assemblea, l'ostilità e il maschilismo dei colleghi uomini, tanto che sono sempre di più costrette a rivendicare il loro diritto alla parola;
come riportato da un lancio Agi/Reuters del 12 giugno 2002, una delle delegate che rappresentano diversi milioni di donne afgane ha protestato in assemblea gridando: «Quando ci alziamo e cerchiamo di intervenire, gli altri delegati cominciano a urlare e ci dicono di restare sedute. Dicono sempre che non è il momento giusto, ma anche noi siamo parte di questo Paese»;
le delegate si stanno battendo per un Afghanistan democratico, rivendicando il diritto di scegliere contro chi vorrebbe ridurre la Loya Jirga a un'assemblea per ratificare decisioni prese altrove;
il loro esempio è da stimolo per tutte le altre donne del Paese, affinché escano dallo stato di terrore psicologico, in cui hanno vissuto per anni sotto il regime talebano, e si sentano libere di sviluppare e affermare la propria personalità;
la libertà d'espressione e di opinione e la possibilità di partecipare alla costruzione democratica del proprio Paese sono diritti inalienabili;
le donne che si sono liberate del burqa sono appena un venti per cento -:
come intenda il Governo valorizzare e promuovere, attraverso una diffusa informazione nel nostro Paese, il contributo che le donne afgane stanno dando alla costruzione della pace e della democrazia in Afghanistan;
come intendano appoggiare i progetti di crescita e sviluppo promossi dal Ministry for women's affairs;
se e come intendano, in sede internazionale, farsi promotori delle istanze di queste donne, sensibilizzando a una maggiore attenzione al processo di integrazione e partecipazione delle donne afgane alla vita del loro Paese.
(2-00389)
«Deiana, Giordano, Mantovani, Cima, Titti De Simone».
(25 giugno 2002)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri delle politiche agricole e forestali e delle attività produttive, per sapere - premesso che:
la legislazione italiana, contrariamente a quanto accade in altri Paesi dell'Unione europea, prevede specifiche disposizioni volte a regolamentare la produzione e l'immissione in commercio del latte alimentare;
tali disposizioni sono recate dalla legge 3 maggio 1989, n. 169, i cui contenuti sono, ancora oggi, validi ed efficaci, al fine di assicurare la piena ed efficace tutela del consumatore;
negli ultimi mesi, a seguito dell'introduzione di nuove e non codificate tecnologie di lavorazione del latte alimentare, sono stati immessi sul mercato prodotti recanti in etichetta l'aggettivazione fresco, che, stando a quanto prescritto dalla citata legge 169 del 1989, può essere riservata solo a tipologie di latte con caratteristiche intrinseche diverse rispetto a quelle caratterizzanti il latte lavorato con le nuove tecnologie di cui sopra;
l'immissione in commercio di latte definito fresco, con caratteristiche diverse da quelle indicate per tale tipologia di prodotto dalla legge 169 del 1989, ha costituito un'evidente contravvenzione della stessa legge e ciò ha determinato l'emergere di una situazione di generale e crescente confusione, della quale ha fatto le spese, in primo luogo, il consumatore, che è, oggi, disorientato rispetto alla possibilità di disporre degli elementi conoscitivi necessari per verificare, attraverso le indicazioni in etichetta, l'effettiva qualità del latte presente sul mercato;
dopo avere, inizialmente, proclamato di voler difendere la produzione nazionale di latte e di voler garantire la tutela del consumatore ad essere correttamente informato riguardo all'effettiva qualità dei prodotti che acquista e, di conseguenza, di volere assicurare il rispetto della legge 169 del 1989, il Ministro delle politiche agricole e forestali Alemanno ha recentemente annunciato di avere intenzione di presentare uno specifico provvedimento per modificare la stessa legge 169 del 1989, introducendo una doppia denominazione commerciale («latte fresco tradizionale» e «latte microfiltrato fresco»), che consentirebbe di utilizzare l'aggettivo fresco anche per il latte ottenuto attraverso il processo di microfiltrazione -:
quale sia la posizione del Governo sui problemi di valorizzazione della produzione nazionale di latte di qualità e di tutela del diritto del consumatore ad essere chiaramente informato riguardo alle effettive caratteristiche qualitative dei prodotti agroalimentari.
(2-00394)
«Guido Giuseppe Rossi, Cè, Luciano Dussin, Dario Galli, Ercole, Ballaman, Bianchi Clerici, Bricolo, Caparini, Didonè, Guido Dussin, Fontanini, Gibelli, Giancarlo Giorgetti, Lussana, Martinelli, Francesca Martini, Parolo, Pagliarini, Polledri, Rizzi, Rodeghiero, Sergio Rossi, Stucchi, Vascon».
(25 giugno 2002)

G)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
secondo i dati della Commissione d'inchiesta sul fenomeno della mafia, risalenti al 1999, in Italia verrebbero effettuate circa 100 mila intercettazioni all'anno, pari ad una media di un italiano su 500, dato superiore di 700 volte a quello degli Stati Uniti, Paese in cui su 250 milioni di abitanti ne vengono ascoltati circa 175 mila;
nel corso dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2002, lo stesso procuratore generale della Cassazione ha denunciato questa pericolosa tendenza, che risulterebbe, peraltro, al rialzo;
tra le vittime di tale fenomeno risulterebbero, altresì, giornalisti delle testate Il Giornale e la Repubblica, che hanno denunciato l'abuso di intercettazioni telefoniche da parte di alcune procure;
nel corso di alcune indagini svolte dalla procura di Potenza sono state effettuate alcune intercettazioni telefoniche «indirette», che hanno riguardato alcuni parlamentari;
l'intercettazione telefonica è disciplinata dagli articoli 266 e seguenti del codice di procedura penale, in base al quale può essere ammessa se sussistono gravi indizi di reato, anche se gli autori non sono stati individuati. Dietro richiesta del pubblico ministero, titolare dell'indagine, l'autorizzazione può durare al massimo per venti giorni, se trattasi di reati mafia. Le persone sospette devono aver commesso delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni;
nel caso di parlamentari, l'articolo 68 della Costituzione prevede che l'uso di intercettazioni, di qualsiasi forma, le conversazioni o comunicazioni debbono essere autorizzate dalla Camera di appartenenza -:
se risultino casi di abuso o di un uso troppo disinvolto dello strumento delle intercettazioni telefoniche o ambientali;
quale sia l'esatta entità del numero delle intercettazioni svolte dalle procure italiane riferite all'anno 2001;
a quanto ammonti il costo totale di queste intercettazioni e, soprattutto, il rapporto tra tale costo e l'utilità delle stesse in riferimento ai risultati ottenuti dalle indagini;
se ritenga giustificabile un così elevato numero di intercettazioni rispetto alla situazione del Paese.
(2-00368) «Volontè».
(11 giugno 2002)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'economia e delle finanze e delle attività produttive, per sapere - premesso che:
secondo recentissimi sondaggi condotti da società specializzate (Datamedia ed Eures), più del 70 per cento degli italiani si sente vittima, dopo il passaggio all'euro, di rialzi di prezzi di ogni tipo; senza voler affrontare il problema dei costi dei servizi bancari e delle assicurazioni per la responsabilità civile auto, che seguono logiche esponenziali cui nessuno appare in grado di porre rimedio, un gran numero di beni e di servizi di largo consumo ha registrato un aumento dei prezzi del tutto avulso da una sua commisurazione ai costi;
la società Nielsen, multinazionale che si occupa di ricerche di mercato, in una rilevazione espressamente mirata, ha potuto verificare che i prezzi dei generi alimentari confezionati (pasta, formaggi, inscatolati, surgelati, bevande) sono aumentati dal 1o marzo dal 3,5 al 9,5 per cento; i prodotti per la casa e la persona dal 3,60 al 9 per cento; l'abbigliamento e le calzature tra il 20 ed il 40 per cento; una corsa in taxi del 13 per cento (o del 21 se si va in aeroporto); il prezzo di un pony-express del 21 per cento; il «caro-spiaggia» comporterà un aggravio di 10 euro al giorno per famiglia media; i prodotti da bar registrano incrementi spropositati (addirittura del 42 per cento per un bicchiere di Coca Cola al banco); giungendo agli assurdi aumenti del 50 per cento per i servizi dei parrucchieri, del 92 per cento per un lavaggio auto e del 100 per cento dei servizi in palestra; una considerazione a parte meritano frutta e verdura, già soggetti a forti incrementi nello scorso inverno a causa del gelo, ma che registrano aumenti considerevoli anche per produzioni che con il freddo non hanno avuto nulla a che fare;
l'effetto changeover, che non doveva ufficialmente pesare o comunque doveva riassorbirsi ad aprile 2002 dopo il cambio di moneta, comincia invece ad influire, come riconosciuto dallo stesso Duisenberg, Governatore della Banca centrale europea, all'inizio di maggio 2002;
l'Istat ha rilevato un aumento dello 0,7 per cento ad aprile 2002 rispetto a marzo 2002 e del 2,5 per cento rispetto ad aprile 2001;
dall'annuario statistico 2001 risulta che una famiglia media spende 2.177 euro al mese, ossia 26.124 euro l'anno: con un'inflazione del 2,4 per cento, il potere di acquisto si riduce di 627 euro l'anno, una somma tale da mettere in crisi le politiche di contrasto alla povertà che il Governo sta portando avanti;
ma contrariamente alle dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa dall'Istat (21 maggio 2002), in base alle quali non ci sarebbero significativi effetti inflattivi riconducibili al passaggio all'euro, la sensazione dei cittadini è che gli aumenti vadano al di là di quanto di quanto registrato, al punto che talune associazioni hanno impugnato il sistema di rilevazione ed il paniere Istat di fronte al tribunale amministrativo regionale del Lazio, perché non rappresentativi della realtà dei consumi in una economia moderna, non più basata su produzione e consumi standard, ma su una varietà di beni e servizi; né, per i prodotti di largo consumo, alimentari e non, vale la considerazione che si tratti di «arrotondamenti», poiché il prezzo per gran parte di essi contiene decimi e centesimi;
dall'indagine dell'Eures, condotta nei primi giorni di giugno 2002, si rileva un altro elemento di preoccupazione: contro la stangata degli «europrezzi» gli italiani hanno tagliato i consumi; una riduzione che sarebbe «forte» per sette milioni e «più contenuta» per altri 17 milioni; tale elemento inficia la politica del Governo di rilancio dei consumi per sostenere l'economia;
perplessità ed atti di accusa sono peraltro condivisi a livello europeo: secondo una inchiesta condotta da Eurostat, i cittadini europei, pur apprezzando l'ingresso nella moneta unica, sono convinti che essa sia colpevole di un aumento dei prezzi; sulla base di questi dati in Gran Bretagna, il 1o giugno 2002, due dei maggiori quotidiani britannici, il Financial Times e The Independent, hanno puntato il dito contro le «iniquità», presunte o reali, che la nuova valuta ha portato con sé, di conseguenza attaccando le aperture del Primo Ministro Blair rispetto all'ingresso britannico nella valuta unica;
in Germania, il 30 maggio 2002, il quotidiano Bild ha pubblicato un rapporto dell'Istituto dell'economia tedesca (IW) di Colonia che conferma la sensazione dei tedeschi che l'euro, a dispetto delle statistiche ufficiali sull'inflazione, sia solo un «teuro», nomignolo sprezzante che, in riferimento all'aggettivo «teuer», caro, lo rende responsabile di molti rincari dei prezzi. In base ai dati dell'IW, nel primo trimestre del 2002 i prezzi di prodotti e servizi di uso quotidiano sono aumentati del 4,8 per cento, più del doppio di quella rilevata dall'Ufficio statistico federale, che l'ha stimata all'1,9 per cento; il 24 maggio 2002, il Governo tedesco ha convocato una riunione con i rappresentanti dei commercianti e dei consumatori per discutere sugli immotivati aumenti dei prezzi seguiti all'adozione dell'euro e sul fallimento della politica di autoregolazione spontanea -:
se non intendano farsi promotore di un'iniziativa volta ad aumentare la vigilanza del Governo sull'evoluzione dei prezzi e delle tariffe;
se non intendano convocare un tavolo di confronto cui partecipino, oltre che i rappresentanti delle organizzazioni di commercio ed i fornitori di servizi, anche le associazioni dei consumatori, al fine di determinare i motivi degli aumenti dei prezzi e di individuare soluzioni condivisibili;
se non intendano farsi promotore di una verifica dei metodi di rilevazione dell'Istat e della composizione del paniere in base al quale viene quantificata l'inflazione;
se non intendano presentare ogni sei mesi e per prossimi due anni un rapporto al Parlamento sull'evoluzione dei prezzi dovuta all'adozione dell'euro;
se non ritengano opportuno, a fronte della riduzione dei poteri di controllo dello Stato sull'economia, aumentare i poteri di difesa dei diritti dei cittadini e la visibilità delle associazioni dei consumatori, riconosciute ai sensi dell'articolo 5 della legge n. 281 del 1998.
(2-00384)
«Marras, Angelino Alfano, Gioacchino Alfano, Aracu, Arnoldi, Ascierto, Baiamonte, Blasi, Caligiuri, Cesaro, Crosetto, Cuccu, Di Teodoro, Fallica, Fontana, Garagnani, Germanà, Giudice, Iannuccilli, Jannone, Leccisi, Lettieri, Licastro Scardino, Lupi, Massidda, Mauro, Nicotra, Patria, Antonio Pepe, Pinto, Ricciotti, Rosso, Scherini, Tarantino, Verro, Vitali, Zama, Zorzato, Falanga, Saro, Tarditi».
(19 giugno 2002)