INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
GRIMALDI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
la situazione di grave crisi funzionale della giustizia si traduce in un'eccessiva lentezza dei procedimenti penali e civili;
tale situazione di generale difficoltà presenta aspetti di particolare gravità presso il tribunale di Enna, dove, a fronte di una pianta organica completa, nel tribunale operano in realtà solamente cinque magistrati giudicanti, mentre due sono stati trasferiti e saranno presumibilmente sostituiti solo nella primavera del 2003;
ciò ha condotto, di fatto, alla completa paralisi dei ruoli civili ed ha creato grosse difficoltà anche nella gestione del ruolo penale, che per circa il 70 per cento viene affidato ai magistrati onorari, e, in ragione di ciò, il foro ennese ha proclamato un'astensione dalle udienze per quindici giorni, con decorrenza 24 giugno 2002;
occorre quindi intervenire prontamente, al fine di assicurare un ritorno alla normalità nella gestione del tribunale di Enna, anche attraverso il blocco delle applicazioni di magistrati in carico all'organico di Enna, l'istituzione di sezioni (civili e penali) e l'immediata sostituzione dei due magistrati trasferiti -:
quali provvedimenti intenda adottare per affrontare e definire le problematiche sopra indicate e per riportare serenità all'ambiente giudiziario nazionale ed ennese in particolare, nonché per consentire ad ogni cittadino di poter avere risposta in tempi ragionevoli alle proprie istanze di giustizia, anche per evitare che le lungaggini dei processi civili possano condurre ad una rilevante entità di azioni di responsabilità nei confronti dello Stato per i tempi nella definizione delle cause.
(3-01136)
(25 giugno 2002)
FISTAROL. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
il Ministro della difesa, onorevole Martino, ha dichiarato ad alcuni giornalisti: «sappiamo per certo che avrà luogo prima o poi un attentato terroristico di grosse proporzioni. Ma non sappiamo dove e che forme prenderà» -:
quali assicurazioni il Governo sia in grado di dare ai cittadini in merito alle misure adottate a tutela della loro sicurezza.
(3-01140)
(25 giugno 2002)
FASSINO, VIOLANTE, BERSANI, AGOSTINI, BOGI, INNOCENTI, MONTECCHI, CALZOLAIO, MAGNOLFI, NICOLA ROSSI, RUZZANTE, CORDONI, BUFFO, DIANA, GASPERONI, GUERZONI, MOTTA, NIGRA, SCIACCA e TRUPIA. - Al Ministro per i rapporti con il Parlamento. - Per sapere - premesso che:
il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, onorevole Roberto Maroni, ha dichiarato: «nel sindacato c'è qualcuno che fa politica e ci combatte perché siamo al Governo. Anche se dicessimo tutto ciò che vuole, Cofferati troverebbe un'altra scusa per contestare». «Non ci fanno paura le loro minacce, non ci fanno paura le pallottole che ci mandano nelle buste» (agenzia Ansa del 23 giugno 2002, ore 15,18);
il Ministro delle politiche agricole e forestali, onorevole Giovanni Alemanno, ha dichiarato: «abbiamo assistito a dichiarazioni quasi di sapore mafioso da parte della Cgil, che parlava di accordi già sottoscritti, di buffonata. C'era una sorta di vero e proprio atteggiamento intimidatorio nei confronti degli altri sindacati» (agenzia Ansa 20 giugno 2002, ore 20,22) -:
come giudichi queste affermazioni e se esse rispecchino l'opinione del Presidente del Consiglio dei ministri e dell'intero Governo.
(3-01130)
(25 giugno 2002)
DI GIOIA. - Al Ministro delle attività produttive. - Per sapere - premesso che:
il «decreto Bersani» sulla liberalizzazione dell'energia elettrica ha consentito a soggetti privati di presentare progetti per la costruzione di centrali elettriche a turbogas e successivamente il decreto definito «sblocca centrali» ha accelerato i tempi di approvazione e costruzione delle centrali stesse;
la regione Puglia, ad oggi, non si è ancora dotata di un piano energetico regionale;
nella zona di Capitanata, in provincia di Foggia, secondo una ricognizione del ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, si verrebbe ad attuare una grande concentrazione di centrali;
al momento, oltre alla centrale di Candela e a quella di San Severo, sono state avviate procedure anche per insediamenti ad Orta Nova, Carapelle, Ordina, Foggia e Troia;
se il piano scattasse, cioè se un numero così alto di centrali elettriche venisse installato in un'unica provincia, il danno sarebbe gravissimo sotto tutti i punti di vista in termini di impatto ambientale;
oltre tutto, la provincia di Foggia ha deliberato in consiglio provinciale la possibilità di indire un referendum consultivo, facendo esprimere i cittadini di Capitanata sulla installazione o meno di tali centrali, che, oltre a produrre un effetto negativo per l'impatto ambientale, creerebbe notevoli difficoltà all'agricoltura dauna, già in crisi per la grave mancanza di acqua;
ci si chiede come sia possibile avviare tali procedure di installazione in un territorio dove la carenza di acqua ha già determinato difficoltà e danni notevoli al settore agricolo provinciale, e ci è dato di sapere che nella città di San Severo, dove sono state avviate le procedure convocando una conferenza di servizi da parte del ministero delle attività produttive, non si è ritenuto di dover dare voce alle migliaia di persone che contestano l'insediamento di tale centrale;
oltre alle dichiarazioni apparse riguardo a tale centrale, vi sono gruppi di pressione che stanno condizionando la vita sociale e politica della suddetta cittadina -:
se corrisponda al vero quanto sopra esposto, in quali sedi istituzionali sia stato predisposto un simile piano, che rischia di danneggiare ulteriormente un territorio che necessita di ben altri interventi infrastrutturali per favorirne lo sviluppo, e se non ritenga utile intervenire per rivedere tali decisioni e stabilire in materia, con tutte le amministrazioni locali competenti, un piano territoriale di coordinamento per le politiche energetiche, che non stravolga il territorio ed uno sviluppo organico dello stesso, dando in una logica definita di «federalismo» la possibilità ai cittadini danneggiati di esprimersi liberamente e determinare le proprie prospettive di sviluppo.
(3-01129)
(25 giugno 2002)
CÈ, LUCIANO DUSSIN, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, ERCOLE, DARIO GALLI, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il Ministro interrogato ha giustamente evidenziato la necessità di aumentare gli attuali limiti di velocità autostradali;
si condivide tale iniziativa, ritenendo anacronistici e frutto di ideologie politiche non condivisibili gli attuali limiti di velocità;
peraltro, si ritiene opportuno segnalare che, attualmente, nei centri urbani i limiti di velocità previsti sono: 30 chilometri orari nei quartieri; 50 chilometri orari nei centri abitati; 70 chilometri orari sulle strade urbane ad alto scorrimento. Quest'ultima tipologia è però troppo riduttiva, in quanto pochi centri urbani hanno strade a due corsie per senso di marcia con le due carreggiate separate -:
se, oltre ad aumentare i limiti di velocità autostradali, ritenga opportuno che sia prevista una discrezionalità delle amministrazioni comunali nell'applicare il limite di 70 chilometri orari, a seconda delle caratteristiche strutturali delle strade comunali, anche per evitare che, con un limite troppo generalizzato di 50 chilometri orari, gli automobilisti continuino ad essere costretti a rispettare delle limitazioni ormai insostenibili sotto l'aspetto del buon senso.
(3-01131)
(25 giugno 2002)
VOLONTÈ, GIUSEPPE DRAGO e TANZILLI. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
secondo alcune notizie riportate in questi giorni dai quotidiani, e confermate peraltro dagli stessi interessati, sarebbero giunte presso le segreterie nazionali e periferiche delle organizzazioni sindacali Cisl e Uil alcuni volantini intimidatori, diretti ad alcuni loro dirigenti;
queste minacce e questi tentativi intimidatori sono seguiti agli incontri tenuti dalle citate parti sociali con il Governo, in occasione della presentazione del nuovo piano in materia di lavoro -:
le sue valutazioni riguardo agli episodi citati e quali iniziative intenda adottare al fine di scongiurare l'attuazione di queste minacce di morte.
(3-01133)
(25 giugno 2002)
LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA STARZA, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro dell'interno. - Per sapere - premesso che:
nel corso di un corteo svoltosi a Milano il 22 giugno 2002, Yasha Reibman, esponente della comunità ebraica milanese e consigliere regionale lombardo del Partito radicale, è stato più volte aggredito da un gruppo di persone appartenenti ai centri sociali;
tentando di strappargli la bandiera israeliana di mano, gli «autonomi» hanno circondato Reibman spintonandolo e prendendolo a schiaffi e pugni per tutto il percorso della manifestazione, fino alla confluenza del corteo per il Gay pride in piazza Castello;
in prossimità del palco, mentre tentava di parlare ai giornalisti dell'aggressione con un vistoso segno rosso sulla tempia e la bandiera istraeliana distrutta in mano, Reibamn è stato prima raggiunto da uno schizzo d'acqua e, giratosi, da uno schiaffo in pieno volto;
l'aggressione, che compiuta da qualsiasi altro avrebbe ottenuto l'attenzione delle prime pagine dei quotidiani, è stata sostanzialmente minimizzata da gran parte della stampa: quasi fosse normale che, in una manifestazione orientata a sinistra in cui partecipano i centri sociali, si usi violenza ai danni di pacifici manifestanti;
tale deprecabile episodio conferma la preoccupazione per il razzismo che certe forze della sinistra estrema nutrono nei confronti delle comunità ebraiche;
purtroppo, nella sinistra extraparlamentare continua a diffondersi un sentimento di antisemitismo preoccupante, anche per la contiguità ideologica che può avere con ambienti che fanno dell'antisemitismo ragione di forme esasperate, se non addirittura terroristiche, di lotta -:
se gli aggressori dell'esponente della comunità ebraica siano stati individuati e denunciati e quali iniziative si intendano adottare per evitare che continui a diffondersi un sentimento di antisemitismo inaccettabile e preoccupante.
(3-01137)
(25 giugno 2002)
VENDOLA. - Al Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. - Per sapere - premesso che:
il 20 marzo 1994 a Mogadiscio (Somalia), un commando somalo uccideva la giornalista inviata del Tg3 della Rai Ilaria Alpi e l'operatore tv Miran Hrovatin, entrambi impegnati a seguire le vicende relative alla missione Onu denominata «Restore hope»;
il 22 marzo 1994 la procura della Repubblica di Roma apriva un'inchiesta;
la giornalista Ilaria Alpi, prima di essere uccisa, aveva intervistato il sultano di Bosaso (Somalia), da cui avrebbe avuto notizie sulla cooperazione italiana e sulle presunte violenze perpetrate da alcuni soldati dell'esercito italiano a danno di cittadini somali; il tutto veniva annotato su un taccuino, che stranamente non venne più rinvenuto;
a Roma il 17 gennaio 1995, si insediava la Commissione bicamerale di inchiesta sulla cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. La citata Commissione si occupò anche del «caso Alpi», tant'é vero che, nel corso di in un'audizione, veniva alla luce che la giornalista Ilaria Alpi era impegnata in un'inchiesta giornalistica su un presunto traffico di armi, che coinvolgeva la flotta di pescherecci italo-somala denominata «Shifco»;
la procura della Repubblica di Roma, in data 9 aprile 1995, iscriveva nel registro degli indagati il sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Bogar, quale mandante del delitto; la sua posizione successivamente veniva archiviata;
la procura della Repubblica di Roma, in data 25 giugno 1996, ordinava una seconda perizia balistica, che contrastava radicalmente con la prima perizia e che induceva a concludere che il colpo d'arma da fuoco, che aveva ucciso Ilaria Alpi, fosse stato sparato a bruciapelo ad una distanza ravvicinata. Alla stessa conclusione arrivò anche la terza perizia (18 novembre 1997), che sostenne che si trattò di una vera e propria esecuzione;
in data 12 gennaio 1998, veniva tratto in arresto per concorso nel duplice omicidio il cittadino somalo Hashi Omar Hassan, indicato quale componente del commando. Il 18 gennaio 1999 incominciava a Roma il processo contro Hassan;
il pubblico ministero, in data 9 luglio 1999, chiedeva l'ergastolo per Hassan, il quale, in data 20 luglio 1999, veniva assolto per «non aver commesso il fatto»;
tale Gianpiero Sebri, coinvolto in indagini sul traffico internazionale per lo smaltimento di rifiuti tossico-nocivi, nel dicembre del 2000, in un'intervista rilasciata al settimanale Famiglia Cristiana, affermava che l'allora direttore del Sismi, il generale Luca Rajola Pescarini, nella primavera del 1994, lo aveva informato che la questione dei due giornalisti Rai era stata «sistemata»; versione questa confermata nei giorni scorsi davanti ai giudici della Corte di assise di Roma, titolare del processo d'appello bis al somalo Hassan;
nel corso dell'interrogatorio, il signor Sebri riferiva di due distinti incontri con il generale Rajola e con l'imprenditore Giancarlo Marocchino, nel corso dei quali si sarebbe discusso dell'interesse dei giornalisti per i traffici illeciti in Somalia. L'incontro più importante sarebbe avvenuto con Rajola e Marocchino (imprenditore con interessi in Somalia) nell'ottobre del 1993;
la Corte d'assise dinanzi a tali dichiarazioni si riservava, così come chiesto dal procuratore generale Salvatore Cantaro, di mettere a confronto Sebri, Rajola e Marocchino, disponendo, conseguentemente, l'audizione nel mese di giugno 2002 dell'attuale direttore del Sisde, generale Mario Mori, e dell'ex ambasciatore somalo presso la Santa Sede, Hussen Alì;
la Corte d'assise, prima di sentire il signor Sebri, aveva sentito Antonietta Donadio Motta, vicequestore della polizia di Stato in servizio ad Udine all'epoca dei fatti, e il dirigente della Digos di Roma, Lamberto Giannini;
al centro dei loro interrogatori ci sarebbe stato il nominativo della fonte, che, alla questura di Udine ed al Sisde, indicò i presunti mandanti del duplice omicidio;
la dottoressa Donadio avrebbe affermato di non poter rivelare la fonte delle notizie ed il dottor Giannini, che ha svolto le indagini, di non aver mai appreso tale nominativo;
il direttore del Sisde, generale Mario Mori, durante l'interrogatorio davanti alla Corte d'assise di appello di Roma, confermava l'esistenza di rapporti del servizio segreto civile nei quali si faceva riferimento all'organizzazione del duplice omicidio da parte di un gruppo di mandanti. Al generale Mori il collegio della Corte d'assise chiedeva se intendesse rivelare la fonte delle notizie, ma il generale Mori si rifiutava di rispondere, rifacendosi all'articolo 203 del codice di procedura penale, che consente al personale dipendente dei servizi di non rivelare i nomi dei propri informatori -:
se non ritenga, di fronte a vicende gravissime quali quelle considerate, di assumere iniziative affinché la ricerca della verità non sia subordinata alle esigenze dei servizi segreti.
(3-01132)
(25 giugno 2002)