TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 153 di Marted́ 4 giugno 2002

MOZIONE CONCERNENTE LE INIZIATIVE PER L'ACCESSO UNIVERSALE ALLE RISORSE IDRICHE

La Camera,
premesso che:
è necessario promuovere una politica per l'accesso universale all'acqua, come diritto e non come merce;
dal 1950 ad oggi il consumo globale di acqua è triplicato ed i suoi sprechi rispetto al fabbisogno produttivo e vitale sono aumentati del 15.000 per cento (dati Onu);
circa 1 miliardo e 400 milioni di persone soffrono di una mancanza di risorse idriche per tutto l'anno e altri 600 milioni per almeno 4 mesi all'anno;
il 21 per cento della popolazione mondiale controlla direttamente o indirettamente il 76 per cento delle risorse idriche dolci utilizzate e ne consuma (e spreca) il 97 per cento e di questo 76 per cento oltre il 65 per cento è in mano a soggetti privati;
ogni giorno 6000 bambini muoiono per la mancanza di acqua potabile e, come dice Elisabeth Dowdeswell, direttrice del programma ambiente dell'Onu, «sono proprio i soggetti più deboli a non poter accedere alle fonti idriche, comprese quelle presenti nel paese»; in proposito, è opportuno ricordare il rapporto 2001 predisposto dalla convenzione delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione (Unccd), che, richiamando le raccomandazioni per il summit mondiale per lo sviluppo sostenibile (Wssd), ci illustra come «l'estirpazione della povertà e le politiche ambientali devono andare di pari passo. (...) La priorità è quella di cooperare per uno sviluppo sostenibile delle comunità che vivono in condizioni di povertà assoluta o di fame endemica. Spesso si tratta di comunità rurali in aree desertiche»;
la crisi idrica - legata a condizioni climatiche specifiche (soprattutto nel Mezzogiorno) e a una pessima gestione tanto delle risorse quanto del loro riuso - interessa addirittura sette italiani su dieci tanto al Sud, quanto al Nord e nelle isole, condizionando pesantemente nello specifico l'economia e le potenzialità di crescita delle regioni meridionali e generando una vera e propria sottocultura criminale, fatta di prepotenze e clientelismo, che mina alla base la stessa idea di democrazia;
prova di ciò è oggi anche la situazione siciliana, dove si è raggiunto un livello drammatico di emergenza per la vita concreta dei cittadini e per la sopravvivenza di molte attività produttive, soprattutto in agricoltura e nel settore turistico, e dove il Governo regionale di centro-destra - coinvolto in uno scontro tutto interno alla propria coalizione per la nomina dei nuovi commissari - non ha saputo predisporre per tempo gli interventi necessari, già indicati dal precedente commissario per le acque il generale Iucci;
l'emergenza idrica che colpisce il nostro Paese, tanto al Sud quanto al Nord, necessita di interventi strategici volti a superare una parcellizzazione degli strumenti e delle singole iniziative in campo, attraverso anche maggiore trasparenza nell'allocazione e nell'utilizzo delle risorse e attraverso soprattutto il rispetto e l'attuazione completa della stessa legge Galli (legge n. 36 del 1994);
occorre superare la logica, tutta emergenziale, dei tanti (piccoli o grandi) super commissari e evitare ogni politicizzazione degli interventi, pensati non per risolvere la crisi idrica ma solo per favorire le regioni governate dal centro destra, secondo uno spirito di speculazione elettorale, che ha per di più fatto perdere tempo prezioso per poter gestire le emergenze: gli avvenimenti in Sicilia stanno clamorosamente evidenziando ciò (i pozzi privati non sono stati requisiti per tempo, non si è bloccato lo svuotamento delle dighe, non sono stati disposti gli allacciamenti e le adduzioni);
il trasferimento di 200-300 milioni di metri cubi di acqua all'anno dall'Abruzzo, previsto dalla delibera Cipe n. 121/2001, rappresenta un intervento meramente emergenziale, che non solo non tiene conto del grande impatto sull'ambiente, sull'economia e sulla vita civile dell'Abruzzo e non è stato discusso in nessuna istanza democratica, ma che non prevede approfondimenti tecnici adeguati, nessuna preventiva messa in efficienza degli acquedotti esistenti, e quindi rischia di tradursi in sperpero di denaro, senza dare alcun sollievo reale a chi non ha acqua a sufficienza;
oggi la vera sfida consiste nell'affrontare alla radice tanto un'incapacità di manutenzione, rinnovamento, potenziamento delle infrastrutture di conduzione delle acque, quanto una mancanza di volontà politica generale per riordinare il sistema complessivo dei bacini idrici (e relativi bilanci di bacino) e per avviare una razionalizzazione, una stabilizzazione e un rilancio delle sorti dei principali acquedotti macroregionali (superando gli attuali assetti ereditati dalle partecipazioni pubbliche nell'economia);
vi è un'emergenza ambientale aperta - relativa anche ai dissesti idrogeologici e alla mancata depurazione delle acque - che trova nel Governo nazionale un vero e proprio disinteresse nell'intervenire, tanto per rispondere ad un'emergenza idrica che ogni anno si ripete, quanto per delineare soluzioni di medio-lungo periodo;
il piano del Governo (vedasi delibera Cipe del 21 dicembre 2001) non prevede quasi nulla per evitare le perdite idriche dagli acquedotti e non prevede nulla per interventi infrastrutturali più in generale utili: per esempio, per promuovere la depurazione delle acque nere e per permetterne il riuso;
i finanziamenti previsti nel decennio per le reti idriche sono una quota marginale rispetto alle già relativamente scarse risorse destinate al Mezzogiorno e alle opere infrastrutturali (circa il 3 per cento del totale, la stessa somma che l'Ulivo aveva previsto solo per le politiche di settore legate alla depurazione). Il contesto generale è caratterizzato da logiche deregolative, di riduzione delle responsabilità pubbliche, come la stessa delega richiesta dal Governo in materia ambientale testimonia;
il Governo non ha ancora stanziato risorse specifiche, né ha attualmente previsto interventi significativi per combattere l'emergenza idrica. Il nuovo Governo, più volte sollecitato, non ha dato seguito agli interventi connessi con il piano di azione nazionale di lotta alla desertificazione e previsti da due successive delibere Cipe: piano previsto e finanziato anche nel rispetto della convenzione internazionale Onu sulla lotta alla siccità ratificata dall'Italia nel 1997;
al contempo, l'acqua è fonte di vita insostituibile e deve essere considerata un bene comune appartenente a tutti gli abitanti del pianeta, oltre ogni distinzione etnica, religiosa, politica, economica, culturale e sessuale. A nessuno è, quindi, riconosciuto il diritto, né individualmente né come gruppo, di usare l'acqua come strumento di oppressione, di esclusione, di ricatto per lo sviluppo delle comunità e delle proprie o altrui economie;
l'acqua, da cui dipendono la salute individuale e collettiva, le attività agricole e industriali, i servizi, deve essere accessibile a tutti secondo il bisogno, come diritto inviolabile ed universale. La principale condizione a cui tale diritto deve essere sottoposto è il dovere di farne un uso giusto, solidale, nel rispetto della protezione e della qualità dell'ambiente ed in base ad un principio di eguaglianza tra nord e sud del mondo, tra aree dello stesso Paese;
in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche devono essere conseguite attraverso la promozione di un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;

impegna il Governo

a promuovere ogni intervento necessario per la creazione di un'organizzazione internazionale delle risorse naturali, paritaria (uno Stato, un voto), effettivamente in grado di intervenire e vincolare gli Stati più restii ad un vero e proprio piano di redistribuzione delle risorse vitali (prendendo anche spunto dalle analisi e proposte del Comitato internazionale per il contratto mondiale sull'acqua, costituito su iniziativa del gruppo di Lisbona e presieduto da Mario Soares);
a promuovere in sede internazionale la stipula immediata di un protocollo internazionale (sull'esempio del protocollo di Kyoto) per la tutela, l'accesso paritario e la giusta distribuzione delle risorse idriche mondiali;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazione internazionali di cui è parte, una campagna di cooperazione internazionale per la promozione di partenariati attivi tra popolazioni locali e fornitori di know how, attraverso lo scambio tra comunità del Nord e Sud del mondo di best-practice per lo sviluppo (o la modernizzazione) dei sistemi di distribuzione e sanitarizzazione dell'acqua per le seicento città della Russia, dell'Africa, dell'Asia, dell'America latina e dei Paesi europei, che avranno più di un milione di abitanti nell'anno 2020 e i cui acquedotti e sistemi sono già obsoleti o inadeguati;
a promuovere, tanto in sede comunitaria quanto presso le organizzazioni internazionali di cui è parte, una campagna per la lotta contro le fonti di inquinamento delle acque nelle città del Nord America, Europa occidentale e Giappone, dove la contaminazione del terreno, sia in superficie che in profondità, sta diventando più preoccupante e già oggi rende inutilizzabile il 38 per cento delle risorse idriche potenzialmente disponibili proprio nei Paesi di origine;
ad inserire, all'interno degli interventi governativi già predisposti, gli strumenti e le risorse necessarie per rilanciare una politica idrica di sistema, anche in raccordo con le stesse regioni meridionali, avviando un piano di «opere strategiche» per il rilancio dei depuratori (a partire dai grandi centri con oltre 200 mila persone) e una politica di depurazione delle acque reflue al fine di usi irrigui e industriali, investendo anche in ricerca ed innovazione nel campo, per esempio, della desalinizzazione delle acque marine;
a destinare risorse straordinarie per un intervento di sistema (almeno il 15 per cento delle risorse complessive previste dalla legge obiettivo) che possa permettere, da un lato - con la compartecipazione di realtà locali e soggetti privati - l'immediata manutenzione delle grandi condotte e la definizione di un nuovo piano della distribuzione, recuperando così prima l'acqua perduta o sprecata in luogo di nuove adduzioni, dall'altro procedere alla pianificazione degli interventi, alla costituzione delle unità di bacino, dove non ancora esistenti, alla stesura di piani e bilanci idrici di bacino (con un'attenzione ai livelli regionali) per l'utilizzo e la misurazione delle disponibilità e degli utilizzi idrici locali, utilizzando anche strumenti e risorse nazionali finalizzate alla reale efficacia delle intese istituzionali di programma ed impegnando le risorse indotte dal sistema dei programmi operativi regionali, con l'apporto delle regioni;
ad incentivare presso le regioni a statuto speciale, principalmente per la Sicilia, la costituzione di autorità uniche per il coordinamento delle risorse idriche, sostitutive gradualmente dei tantissimi enti le cui competenze e funzioni sono assai frammentate e inefficaci;
a promuovere interventi specifici per il rilancio di alcune grandi condotte idriche e del sistema delle dighe, specialmente in Sicilia e Sardegna, garantendo una gestione trasparente degli appalti che eviti infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata, come tuttora avviene;
a promuovere concrete iniziative per favorire interventi strutturali in ambiente urbano finalizzati alla raccolta, in cisterne sotterranee, delle acque meteoriche (piazze, parcheggi, aree industriali);
a favorire, sia per le abitazioni private che per ambienti pubblici, la progettazione, anche attraverso incentivi alla ristrutturazione, di reti duali di impianti idrici, che differenzino l'uso delle acque potabili da quelle usate per scopi sanitari, come avviene nei Paesi del nord Europa;
a promuovere una vera e propria campagna per l'uso intelligente e solidale delle acque italiane, attraverso la più ampia informazione e sensibilizzazione dei cittadini, in particolare i più giovani per l'uso equilibrato delle acque, per la differenziazione nell'utilizzo di acque potabili e non, per la diminuzione degli sprechi (l'Italia è al primo posto per i prelievi per uso domestico con 250 litri al giorno di acqua potabile per abitante);
ad istituire il 22 marzo (giornata Onu per celebrare il diritto all'acqua) come specifica giornata di riflessione e discussione nelle scuole italiane, con programmi specifici di sensibilizzazione, rivolti sia al corpo docente che agli alunni e ai loro genitori;
a promuovere un apposito programma pluriennale rivolto alle università meridionali, al fine di specializzarne alcune attività di ricerca, specialmente quella applicata ai consumi produttivi, anche nel tentativo di dare vita ad un vero e proprio consorzio nazionale delle università del sud contro le crisi idriche;
a promuovere appositi interventi legislativi, in collaborazione con le principali organizzazioni di categoria e con i sindacati maggiormente rappresentati, al fine di riconoscere da subito lo stato di crisi per le province colpite da siccità, consentendo l'esonero per gli allevatori della cosiddetta «fida da pascolo», aumentando l'indennizzo previsto dalla legge per ogni azienda, annullando i prelievi fiscali a carico degli agricoltori per l'anno 2002, posticipando il pagamento di tutte le rate dei crediti agrari in scadenza nell'anno in corso e prevedendo immediatamente, anche con l'ausilio di mezzi militari, servizi speciali di approvvigionamento idrico, mobilitando da subito per la Sicilia la Protezione civile, al fine di garantire l'approvvigionamento nelle città e nei quartieri residenziali;
ad accelerare e incrementare, in contemporanea con gli interventi fiscali sovra indicati, la riforma strutturale dei sistemi di irrigazione intensiva, promuovendo la raccolta multicanale delle acque in eccesso e per gli allevatori, promovendo interventi di rivitalizzazione dei pascoli utilizzati, riscoprendo, in generale, anche antiche tecniche di gestione dell'acqua, già sperimentate nel passato in diverse realtà meridionali dalla Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, pena anche un graduale aumento delle tariffe (oggi molto basse) di utilizzo dell'acqua;
ad adottare iniziative, inoltre, alla luce dei costi aggiuntivi conseguenti alla fase emergenziale che gravano sulle aziende consortili fornitrici di risorsa idrica per gli indispensabili sollevamenti delle acque, affinché sia prevista l'applicazione di tariffe agevolate da parte dell'Enel, o almeno il posticipo dei pagamenti delle fatture al fine di scongiurare forti squilibri di bilancio;
a promuovere, secondariamente ad interventi relativi alla riduzione degli sprechi idrici, una consistente semplificazione delle procedure per l'autorizzazione di nuovi giacimenti di risorse idriche, ove la documentazione prodotta sia conforme e completa, fissando tempi certi ovvero poteri sostitutivi per il rilascio delle autorizzazioni, e sempre ove non vi sia nessun rischio ambientale per falde o bacini;
a mobilitare immediatamente le prefetture meridionali e siciliane, in particolare per colpire eventuali speculazioni sui prezzi e sulle tariffe dell'acqua;
a dare seguito alle delibere Cipe relative al piano di azione nazionale per la lotta alla siccità;
a promuovere, in ambito nazionale, la solidarietà e la cooperazione nell'utilizzo delle risorse idriche, attraverso un confronto ampio e partecipato, previsto dalla stessa normativa che istituisce le intese di programma e i piani di bacino, con una valutazione attenta delle esigenze tanto dei territori, da dove la risorsa si preleva, tanto dei territori in cui si utilizza;
a promuovere ogni intervento nel rispetto di due principi inderogabili: il principio della perequazione tra territorio e zone del Paese, tra Nord e Sud d'Italia, e il principio, per cui tanto l'approvvigionamento delle risorse idriche, quanto la distribuzione deve avvenire secondo principi, regole, responsabilità generali di diritto pubblico, secondo l'idea stessa che le liberalizzazioni e le privatizzazioni non possono mai prescindere dalla tutela degli interessi dei cittadini e delle stesse comunità locali.
(1-00073)
«Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Pecoraro Scanio, Folena, Calzolaio, Buffo, Lolli, Borrelli, Rossiello, Di Gioia, Lumia, Piglionica, Vigni, Battaglia, Innocenti, Montecchi, Magnolfi, Ruzzante, Cento, Adduce, Benvenuto, Bersani, Bogi, Bolognesi, Burlando, Cabras, Capitelli, Chiti, Cordoni, Crisci, Crucianelli, Finocchiaro, Grandi, Lucà, Lucidi, Melandri, Minniti, Cima, Ottone, Pennacchi, Rognoni, Sasso, Sereni, Spini, Turco, Visco, Zani, Abbondanzieri, Agostini, Albonetti, Amici, Angioni, Bandoli, Bellini, Bettini, Bielli, Bonito, Bova, Buglio, Caldarola, Carboni, Carli, Cazzaro, Cennamo, Chianale, Chiaromonte, Bulgarelli, Cialente, Coluccini, D'Alema, Dameri, De Brasi, Alberta De Simone, Diana, Di Serio D'Antona, Duca, Fassino, Filippeschi, Fluvi, Fumagalli, Galeazzi, Gambini, Gasperoni, Giacco, Giulietti, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Kessler, Labate, Leoni, Lulli, Luongo, Mancini, Manzini, Maran, Paola Mariani, Lion, Raffaella Mariani, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi, Mazzarello, Motta, Mussi, Nannicini, Nieddu, Nigra, Oliverio, Olivieri, Panattoni, Petrella, Pinotti, Pisa, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Ranieri, Rava, Nicola Rossi, Rotundo, Rugghia, Sabattini, Sandi, Sciacca, Buemi, Sedioli, Siniscalchi, Soda, Stramaccioni, Susini, Tidei, Tocci, Tolotti, Trupia, Michele Ventura, Vianello, Zanotti, Zunino, Zanella, Loiero, Monaco, De Franciscis, Duilio, Gambale, Giachetti, Mantini, Molinari, Morgando, Potenza, Santagata, Sinisi, Stradiotto, Tanoni, Acquarone, Annunziata, Banti, Giovanni Bianchi, Gerardo Bianco, Enzo Bianco, Bimbi, Bindi, Boccia, Bottino, Bressa, Burtone, Camo, Carbonella, Cardinale, Carra, Ciani, Colasio, Cusumano, Delbono, De Mita, Fanfani, Fioroni, Fistarol, Franceschini, Frigato, Fusillo, Gentiloni Silveri, Iannuzzi, Ladu, Letta, Lettieri, Santino Adamo Loddo, Tonino Loddo, Lusetti, Maccanico, Marcora, Marini, Mastella, Mattarella, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Merlo, Micheli, Milana, Mosella, Ostillio, Papini, Parisi, Pasetto, Luigi Pepe, Pinza, Ceremigna, Piscitello, Pisicchio, Pistelli, Realacci, Reduzzi, Ruggeri, Ruggieri, Rusconi, Ruta, Rutelli, Soro, Squeglia, Tuccillo, Vernetti, Villari, Volpini, Villetti, Bellillo, Armando Cossutta, Maura Cossutta, Diliberto, Franci, Nesi, Pistone, Sgobio, Vertone».
(27 maggio 2002)


MOZIONI CONCERNENTI L'EMERGENZA IDRICA NEL MEZZOGIORNO

La Camera,
premesso che:
l'emergenza idrica rappresenta una vera e propria calamità per l'intero Mezzogiorno;
le precipitazioni cadute nelle ultime settimane, allo stato attuale, risultano del tutto insufficienti per superare lo stato di crisi, che, in previsione dell'arrivo dell'estate, assume aspetti drammatici per gli stessi usi potabili;
accanto ai mutamenti climatici registrati e che negli ultimi anni si sono accentuati con un netto calo delle precipitazioni piovose e nevose, sono da riscontrare carenze infrastrutturali e assenza di sostanziali interventi di ammodernamento della rete idrica nazionale;
le organizzazioni di rappresentanza del mondo agricolo e le istituzioni regionali e territoriali delle autonomie locali del Mezzogiorno hanno più volte sollecitato il Governo ad intervenire per fronteggiare l'emergenza venutasi a determinare;
la quantità d'acqua trattenuta negli invasi è lontana dalle medie del periodo, nonché dalle potenzialità dei bacini: motivo per cui l'acqua è utilizzata solo per usi civili;
secondo le statistiche, quasi il 40 per cento dell'acqua in circolazione nelle condotte, a causa della vetustà delle strutture, si disperde prima di giungere a destinazione;
le situazioni più drammatiche si registrano nel Tavoliere delle Puglie, in Basilicata nella piana di Metaponto, in Sicilia e in Sardegna;
secondo i dati forniti dall'associazione nazionale bonifiche irrigazioni e miglioramenti fondiari, la situazione degli invasi è a dir poco drammatica;
in Puglia, a fronte di una capacità complessiva di 329 milioni di metri cubi nella diga del Fortore, sono contenuti solo 38,6 milioni di metri cubi di acqua;
in Basilicata, nell'invaso di Monte Cotugno, il più grande di Europa in terra battuta, su una capacità di 430 milioni di metri cubi, attualmente sono raccolti 45,8 metri cubi di acqua, mentre nella diga del Pertusillo, su una capacità complessiva di 142 milioni di metri cubi, le risorse presenti ammontano a poco più di 36 milioni di metri cubi;
in Sicilia nelle dighe del Salso, Gornalunga e Iato, su 300 milioni di metri cubi potenziali, sono raccolti poco più di 30 milioni di metri cubi di acqua;
in Sardegna nelle dighe del Flumendosa, del Tirso del Rio Mulargia e del Liscia, su quasi 1000 milioni di metri cubi potenziali, sono raccolti circa 140 milioni di metri cubi di acqua;
molti consorzi di bonifica hanno sospeso l'erogazione di acqua per usi irrigui per colture erbacee, come pomodoro, bietola, ortaggi;
restano in esercizio, invece, gli impianti di irrigazione definiti di soccorso, o all'israeliana, per le colture arboree, come oliveti, vigneti e frutteti;
molti imprenditori agricoli e zootecnici si trovano a dover fronteggiare situazioni economiche drammatiche con esposizioni debitorie che ne pregiudicano di fatto la prosecuzione della propria attività: è persino difficile acquistare foraggio per gli allevamenti;
come conseguenza diretta di tale situazione, vi è l'aumento dei prezzi dei prodotti agricoli con danni al settore valutabili in circa 3 miliardi di euro;
alcune aree del nostro Paese sono oggetto di studio da parte di diversi organismi di ricerca nazionali ed internazionali sul fenomeno oramai concreto della desertificazione;
sono stati finanziati alcuni progetti per il recupero e il ripopolamento di aree oramai abbandonate finalizzati al riequilibrio ambientale;

impegna il Governo

a promuovere di concerto con le regioni la realizzazione e la ristrutturazione di impianti finalizzati alla raccolta e alla distribuzione dell'acqua per usi irrigui;
ad accrescere il patrimonio di acqua al fine di soddisfare le esigenze di zone che hanno visto precipitare i livelli della propria produzione a causa della penuria di precipitazioni;
a lanciare, di concerto con le regioni, mediante le strutture preposte, come enti irrigazione e consorzi di bonifica, un piano di interventi finalizzati alla manutenzione degli impianti per evitare sprechi e ottimizzare l'utilizzo dell'acqua;
a rivedere la legge sulla decretazione dello stato di calamità naturale e a velocizzare l'iter dei trasferimenti in favore delle zone colpite dalla siccità;
a rafforzare l'azione di coordinamento tra le strutture competenti finalizzata ad una maggiore capacità di programmazione per fronteggiare le priorità nella gestione delle risorse per una più efficiente ripartizione tra usi civili, irrigui ed industriali;
ad incentivare il riutilizzo delle acque reflue in maniera da razionalizzare l'utilizzo della risorsa idrica;
a prevedere interventi in favore delle aziende agricole e zootecniche interessate dalla crisi, al fine di salvaguardarne l'attività e i livelli occupazionali;
a stanziare, nell'ambito del prossimo Documento di programmazione economica, adeguate risorse economiche e finanziarie in termini di trasferimenti alle regioni del Mezzogiorno per fronteggiare l'emergenza idrica e per sostenere il settore agricolo attanagliato da una crisi senza precedenti.
(1-00068)
«Castagnetti, Enzo Bianco, Burtone, Gerardo Bianco, Monaco, Loiero, Lettieri, Cardinale, Ladu, Fusillo, Sinisi, Cusumano, Molinari, Marcora, Squeglia, Stradiotto, Potenza, Mattarella, Santino Adamo Loddo, Boccia, Meduri, Ciani, Annunziata, Iannuzzi».
(9 maggio 2002)

La Camera,
premesso che:
l'allarme per l'emergenza idrica si estende su gran parte del territorio nazionale;
le piogge cadute nelle ultime settimane di gennaio 2002 e nel mese di marzo 2002 risultano essere state del tutto insufficienti ad abbassare la soglia di allarme;
il nostro Paese si trova a fronteggiare al nord e a sud della penisola due tipologie di problemi apparentemente diversi, ma, entrambi, frutto del fenomeno di cambiamento del clima che sta coinvolgendo l'intero pianeta e dei notevoli ritardi accumulati sugli interventi di programmazione, sviluppo, manutenzione e ammodernamento della nostra rete idrica;
il perdurante stato di siccità ha causato situazioni di drammatica evidenza:
a) in Puglia, nel territorio della Capitanata, dove si registra il terzo anno consecutivo di siccità, nel mese di febbraio 2002 risultano raccolti negli invasi solo 23 milioni di metri cubi, a fronte di una capacità complessiva di 329,8 milioni di metri cubi. Nell'analogo periodo vi erano 191,5 milioni di metri cubi nell'anno 1999 (quantità comunque insufficiente rispetto alle esigenze), 99,9 milioni di metri cubi nel 2000 e 45 milioni di metri cubi nel 2001;
b) in Basilicata, le dighe, che nel mese di febbraio 2001 le dighe lucane raccoglievano 260 milioni di metri cubi di acqua (tra l'altro insufficienti alle necessità), quest'anno detengono una riserva idrica degli invasi pari ad appena 53 milioni di metri cubi (a fronte di una capacità utile di 660 milioni di metri cubi);
c) in Sicilia, nei principali invasi ad uso irriguo nel mese di febbraio 2002 erano contenuti appena 66,8 milioni di metri cubi di acqua, a fronte di 100,4 milioni di metri cubi invasi nello stesso periodo del 2001 e ad una capacità di invaso complessiva di 426,8 milioni di metri cubi;
d) in Sardegna, la situazione nella pianura di Cagliari è ancora più preoccupante: a fronte di una capacità utile di 664,6 milioni di metri cubi di acqua nel mese di febbraio 2002 risultavano invasati 26,6 milioni di metri cubi (nel 2001 nello stesso periodo erano invasati 159,4 milioni di metri cubi, comunque largamente insufficienti ai fabbisogni);
in questa situazione, nelle anzidette realtà, si è passati da un'irrigazione sistematica ad un'irrigazione di soccorso per molte colture arboree (oliveto, vigneto da vino e, in alcuni casi, vigneto da tavola), rendendo di fatto impossibile l'impianto di colture erbacee irrigue (pomodoro, bietola, mais, orticole);
a causa sempre della mancanza di piogge, il livello delle dighe è sceso al di sotto del 60 per cento della loro capacità totale;
l'inverno del 2002 ha presentato invero caratteristiche alquanto particolari, ma il territorio italiano, per una percentuale nell'ordine del 40 per cento, sconta una cronica carenza di sistemi idrici ed irrigui capaci di soddisfare il fabbisogno in situazioni di prolungata siccità;
tutto ciò sta determinando negli imprenditori agricoli uno scoraggiamento che porta, nei casi più drammatici, all'abbandono produttivo di vaste aree, che, oltre ad avere gravi conseguenze sull'assetto idrogeologico del territorio, potrebbe determinare una negativa ricaduta su tutta l'economia meridionale, dove una siccità che sta naturalmente riducendo le disponibilità idriche alle fonti di approvvigionamento è aggravata dallo stato in cui versa la rete di adduzione e distribuzione idrica, dalle fonti ai comprensori irrigui sottesi ai bacini, che, di fatto, in molti casi, aumenta i problemi collegati all'uso efficiente della risorsa disponibile;
molti invasi presentano problemi strutturali o d'interrimento, in altri casi, pur esistendo opere d'accumulo, mancano i sistemi di adduzione e/o collegamento tra le fonti;
la rete di distribuzione gestita dai consorzi di bonifica meridionali si presenta, spesso, tecnologicamente obsoleta e non rispondente alle moderne tecniche irrigue, determinando gravi perdite di risorsa idrica alla distribuzione;
gli scarsi lavori di sistemazione idraulico-forestale a monte delle dighe provocano, in quasi tutte le dighe, fenomeni di interrimento, a cui si aggiunge poi la mancata connessione di alcune dighe, il cui collegamento permetterebbe di trasportare le eccedenze di alcuni invasi in quelli con maggiori fabbisogni;
nelle aree del centro (Umbria) e del nord (Veneto, Friuli, Piemonte e Lombardia) le piogge primaverili non hanno registrato il consueto andamento, con conseguente abbassamento del livello dei laghi e delle portate dei fiumi;
si registrano situazioni di grave preoccupazione a causa della carenza di nevicate in montagna, che, producendo uno scarso accumulo di riserve nevose, determineranno prevedibilmente una nuova e più profonda emergenza idrica nei prossimi mesi estivi;
tali eccezionalità hanno poi, di fatto, stravolto i regimi di deflusso e disponibilità idrica, sia per le acque superficiali che per quelle sotterranee, tanto che l'abbassamento delle temperature ed i limiti climatici raggiunti hanno determinato un drammatico blocco della ridotta risorsa disponibile, con conseguenti gravi problemi perfino per il primario uso civile;
sussistono al nord Italia condizioni di danno e di precarietà produttiva a carico delle colture protette non riscaldate e per quelle in pieno campo, comprese le colture cerealicole a ciclo autunno-vernino, nonché per le risorse pascolive dell'Italia centromeridionale;
le grandi canalizzazioni realizzate in Lombardia, Veneto e nell'agro romano hanno permesso disponibilità idriche, soprattutto durante l'emergenza incendi verificatasi nel nord in concomitanza con le condizioni siccitose dei terreni boschivi;
tutta questa situazione di siccità e gelo ha comportato, tra l'altro, nei mesi scorsi, l'eccezionale rincaro dei prezzi dei prodotti agricoli ed ha provocato, secondo le organizzazioni del settore, danni all'agricoltura per circa 250 milioni di euro;
le variazioni climatiche e la perdurante diminuzione delle precipitazioni hanno poi condotto ad alcune rischiose forzature ed alterazioni di sistemi idrici e di utilizzazione impropria delle acque, creando un pericoloso eccesso di attingimento alle acque sotterranee;
la mancanza di acqua per le piantagioni fruttifere ha portato a considerare inevitabili gli stress idrici, con la conseguente rinuncia alla produzione, instaurando pratiche agricole dirette a salvare la sola vitalità dei frutteti;
l'agricoltura è certamente il settore che riceve maggiori danni dalla carenza di risorse idriche, indispensabili perché si possano garantire livelli qualitativi elevati, quali quelli richiesti da una moderna agricoltura;
tale situazione avrà serie conseguenze sull'utilizzo dell'acqua a scopo domestico ed industriale, ma soprattutto avrà un impatto negativo sulla produzione agricola del 2002;
la competitività richiesta dal mercato mondiale è fortemente subordinata, per l'impresa agricola italiana, all'irrigazione;
per l'Italia l'irrigazione è un'indispensabile esigenza strutturale;
tale emergenza si configura, quindi, come una vera e propria «priorità d'interesse nazionale» per lo sviluppo decisivo dell'agricoltura, del turismo, quali risorse indispensabili alla promozione del benessere collettivo e dell'ordinata convivenza civile;
a tal fine, anche il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel suo messaggio inviato durante la giornata mondiale dell'acqua, ha sollecitato un «impegno che deve far crescere, a livello nazionale ed europeo, politiche di promozione delle risorse produttive, idriche ed agricole, in funzione di uno sviluppo economico sostenibile che incoraggi la nascita di un nuovo umanesimo ambientale»;

impegna il Governo

ad accrescere la disponibilità di acqua per l'agricoltura, al fine di soddisfare le nuove esigenze di trasformazione irrigua, soprattutto in quelle zone che, pur disponendo di terreni fertili, vedono decadere i livelli della loro produzione;
a promuovere la realizzazione e la ristrutturazione di grandi schemi idrici e di infrastrutture di accumulo a prevalente uso irriguo, inserendo urgentemente tali opere nel programma operativo dei grandi interventi disposti dal Governo con la legge-obiettivo e con il programma di opere pubbliche del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, provvedendo nel contempo a finanziare e realizzare il programma nazionale per l'approvvigionamento idrico in agricoltura e per lo sviluppo dell'irrigazione, predisposto dal ministero delle politiche agricole e forestali;
a conferire, in modo aggiuntivo alle aree meridionali del Paese, gli interventi dell'ex Agensud;
ad emanare con urgenza la normativa tanto attesa per il riutilizzo dei reflui in agricoltura;
ad intervenire con immediatezza all'attivazione delle procedure per l'intervento del fondo di solidarietà nazionale;
a rafforzare il sistema delle assicurazioni attraverso le polizze multirischio, creando nuovi strumenti finanziari ed assicurativi che favoriscano la riduzione dei rischi di mercato;
a richiedere all'Unione europea l'autorizzazione per la creazione di un fondo di solidarietà nazionale individuando anche in quella sede, i migliori strumenti assicurativi atti a coprire gli agricoltori dai sopravvenuti ed insistenti rischi climatici;
a far convergere tutti i finanziamenti nazionali e dell'Unione europea su progetti idrici integrati di immediata realizzazione;
a lanciare attraverso i consorzi di bonifica un piano di manutenzione straordinaria ed urgente per la bonifica e l'irrigazione;
a potenziare il coordinamento tra gli enti di gestione per permettere, attraverso la costituzione di una vera e propria «cabina di regia» e quindi attraverso il coordinamento tra i soggetti costituzionalmente competenti e ai fini di una migliore programmazione, di individuare tempestivamente le priorità dei sistemi idrici e di programmare e gestire le risorse idriche secondo un'efficiente ripartizione fra gli usi civili, irrigui ed industriali;
a promuovere nel sistema scolastico una campagna d'informazione per il risparmio idrico ed a diffonderne le finalità tramite i mass-media;
a consentire che tutte le acque meteoriche possano essere raccolte e quindi utilizzate razionalmente attraverso impianti che permettano una gestione efficiente dell'irrigazione;
a completare le opere già in parte realizzate, ad ammodernare molti sistemi irrigui in grado di poter realizzare un uso controllato della risorsa idrica, nonché promuovere e realizzare gli usi plurimi delle acque irrigue, così come previsto all' articolo 27 della legge 36 del 1994;
a realizzare una diffusa sperimentazione della riutilizzazione delle acque reflue, procedendo poi ai trasferimenti di volumi idrici dalle regioni più ricche di risorse alle regioni più povere;
a consentire, nel quadro di un forte rilancio del settore, l'ammodernamento e la ristrutturazione dell'intero sistema agricolo, quale tassello di una nuova strategia d'attacco della filiera agroalimentare italiana, che tenda a preservare ed a valorizzare nel mondo le tradizioni alimentari italiane, in un'ottica di affermazione di un'immagine di «qualità globale» del nostro sistema agricolo.
(1-00064)
«de Ghislanzoni Cardoli, Misuraca, Marinello, Masini, Jacini, Ricciuti, Scaltritti, Zama, Collavini, Romele, Antonio Leone».
(12 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
l'acqua è un bene vitale, patrimoniale e comune dell'umanità e l'accesso all'acqua è un diritto umano, sociale, individuale e collettivo indispensabile;
la risorsa non è inesauribile e riveste notevole importanza sia per la vita che per l'economia;
il Meridione del nostro Paese è interessato da una grave carenza di acqua, in particolare nelle regioni Sicilia e Puglia, ma anche nel resto del Paese la situazione è precaria;
è necessario recepire le proposte formulate nella Carta dell'acqua degli enti locali e dei cittadini;
le risposte alla grave crisi idrica non possono essere relegate alla gestione emergenziale, ma è necessario affrontare la questione in maniera strategica e con risposte concrete ed esaustive;
in Italia siamo in presenza di una perdurante e grave fatiscenza delle reti idriche, che causano una dispersione media del 40 per cento con punte, nelle regioni meridionali, dell'80 per cento delle risorse idriche;

impegna il Governo

a promuovere azioni anche legislative, sostenute da congrue risorse economiche, al fine di utilizzare, proteggere, conoscere e promuovere l'acqua come bene comune, nel rispetto dei principi fondamentali della sostenibilità integrale: ambientale, economica, politica e istituzionale;
a garantire il carattere pubblico della proprietà e la gestione dell'acqua ovvero il capitale ed i servizi ad essa collegati: infrastrutture, captazione, adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione;
a garantire l'accesso all'acqua, nelle quantità e qualità necessarie alla vita, a tutti i membri della comunità locale in solidarietà con altre comunità e le generazioni future, garantendo a tale fine l'accesso a 40 litri di acqua al giorno per ogni persona come diritto e che i costi necessari per il mantenimento di tale diritto debbano essere a carico della collettività;
ad applicare un sistema tariffario giusto e solidale fondato sul principio di sostenibilità;
a rendere effettivo il principio di inaccettabilità dello spreco delle risorse idriche, ponendo limiti severi ai consumi massimi sostenibili, sanzionando in maniera congrua il superamento dei citati limiti;
a ridurre sul nostro territorio i prelievi eccessivi e sconsiderati, imposti da una agricoltura e da una zootecnia iperproduttive, nonché da una industria ad alta intensità energetica e divoratrice di risorse naturali, che hanno portato negli ultimi trenta anni al notevole abbassamento della falda freatica e al prosciugamento di numerosi tratti fluviali;
a garantire il risparmio e il riciclaggio operando per l'uso appropriato e il riciclo;
a garantire la riduzione al di sotto dei livelli di concentrazione ammissibile delle sostanze inquinanti nelle acque superficiali e sotterranee, in applicazione di quanto previsto dalla legge n. 152 del 1999;
ad approntare in tempi brevi un programma straordinario di manutenzione, ristrutturazione e realizzazione delle reti idriche adeguatamente finanziato per eliminare le dispersioni e garantire l'uso appropriato e il riciclaggio;
a promuovere le forme più innovative di partecipazione dei cittadini alla definizione delle politiche relative alle risorse idriche, attraverso sia gli strumenti della democrazia rappresentativa, partecipativa e diretta che attraverso un'intensa opera di formazione e informazione in materia di acqua, introducendo forme di controllo e partecipazione da parte degli utenti;
a promuovere e favorire l'introduzione o la reintroduzione di «punti di acqua» di ristoro, informazione e cultura nei luoghi di incontro sociale: piazze, stazioni, giardini, aeroporti, stadi eccetera, anche al fine di contrastare il consumo di acqua in bottiglia deleterio per l'ambiente e di incentivare una nuova cultura dell'acqua.
(1-00072)
«Giordano, Vendola, Russo Spena, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Mantovani, Deiana, Valpiana, Pisapia, Mascia».
(16 maggio 2002)

La Camera,
premesso che:
l'emergenza idrica costituisce ormai da tempo argomento di discussione e di mobilitazione in molte regioni meridionali e segnatamente in Basilicata, in Puglia, in Sicilia, in Sardegna;
a gennaio 2002 i volumi d'acqua disponibili negli invasi di queste regioni erano pari al 20 per cento circa della capacità di invaso, a fronte del 60 per cento circa del gennaio 2001;
nel Mezzogiorno d'Italia la crisi idrica interessa, ormai, addirittura sette italiani su dieci, condizionando pesantemente le possibilità di crescita delle regioni meridionali e sottolineando come il dualismo italiano, prima ancora che attraverso il reddito, possa essere misurato attraverso i servizi ed i diritti dei cittadini;
accanto ad oggettive condizioni climatiche ed orografiche (nell'ultimo decennio le precipitazioni atmosferiche sono diminuite nel Mezzogiorno del 20 per cento circa), la ragione prima di questa situazione è individuabile in una dissennata gestione delle risorse idriche, oltre che in un utilizzo non sempre razionale delle stesse risorse da parte degli utenti finali (famiglie ed imprese);
oltre un terzo e, in alcuni casi, fino a quasi due terzi dell'acqua immessa nelle condotte di adduzione di distribuzione meridionali finisce per essere sprecata a causa della deplorevole situazione delle reti stesse;
il carattere strutturale della crisi idrica avrebbe richiesto da tempo un complesso di interventi a breve, medio e lungo termine;
il quadro comunitario di sostegno 1994-1999 ha destinato alle regioni meridionali 32 miliardi di euro, di cui una quota consistente sarebbe dovuta andare a finanziare interventi nel comparto delle risorse idriche (potabili, irrigue ed industriali);
con delibera Cipe del 21 dicembre 2001 il Governo ha stanziato circa 5 miliardi di euro per interventi infrastrutturali nel settore idrico meridionale, cui peraltro corrispondono non più di 200 milioni di euro di effettivi stanziamenti per l'anno in corso;
in questo quadro, caratterizzato, come si è detto, dalla latitanza del Governo centrale e dall'inefficienza di alcune amministrazioni regionali, il settore che corre nell'immediato i rischi maggiori è certamente quello agricolo, che ha già pesantemente sperimentato negli anni recenti l'impatto di gravi fenomeni di riduzione dell'approvvigionamento idrico;
i consorzi di bonifica non sono infatti nelle condizioni obbiettive di poter far fronte alle esigenze idriche locali e, quando lo sono, lo sono a condizioni proibitive per le piccole e medie imprese agricole;
solo nel 2001 ammontano, infatti, ad 1,7 miliardi di euro i danni causati all'agricoltura in termini di mancata produzione e per il 2002 l'entità dei danni è stimabile in circa 2,5 miliardi di euro;

impegna il Governo

ad intervenire d'urgenza, di concerto con le regioni, per sostenere anche finanziariamente il settore agricolo meridionale in un momento di particolare difficoltà causato dall'acuirsi dell'emergenza idrica, anche apportando significative modifiche alla legislazione vigente, intese a consentire al settore stesso di rispondere con rapidità ai problemi posti dall'emergenza stessa;
a rifinanziare il fondo di solidarietà nazionale, di cui all'articolo 1 della legge n. 590 del 1981 per il triennio 2002-2004, estendendone il campo di operatività all'esonero dal pagamento dei contributi dovuti dagli agricoltori ai consorzi di bonifica per la gestione dell'irrigazione;
a definire schemi assicurativi intesi a coprire gli agricoltori da sopravvenuti rischi climatici;
a ridefinire l'attuale ordine di priorità degli interventi infrastrutturali, in modo tale da almeno quintuplicare gli effettivi stanziamenti per il comparto idrico nell'anno in corso;
in particolare, a concentrare con immediatezza gli interventi sui settori della ristrutturazione e dell'ammodernamento dei grandi schemi idrici e delle infrastrutture di accumulo e del riutilizzo delle acque reflue;
ad agevolare lo scavo di invasi di dimensioni tali da non determinare rischi geologici, ma, al tempo stesso, da garantire scorte d'acqua non potabile;
a vigilare sull'uso delle risorse comunitarie e non finalizzate al settore idrico, al fine di garantire, oltre al raggiungimento degli obbiettivi di spesa, anche il perseguimento di obbiettivi qualitativi;
a revocare immediatamente i commissari all'emergenza idrica che abbiano rivestito la qualifica di presidente o vice-presidente della giunta regionale o di assessore regionale ai lavori pubblici nel corso degli ultimi 10 anni precedenti all'inizio della legislatura regionale in corso, trattandosi di amministratori direttamente responsabili dell'attuale disastro idrico.
(1-00076)
«Nicola Rossi, Folena, Roberto Barbieri, Adduce, Luongo, Bonito, Caldarola, D'Alema, Piglionica, Rossiello, Rotundo, Sasso, Finocchiaro, Lumia, Cabras, Carboni, Maurandi».
(31 maggio 2002)

La Camera,
premesso che:
l'emergenza idrica sta assumendo su tutto il territorio nazionale una rilevanza epocale che le piogge dell'ultimo periodo non faranno certamente svanire;
il perdurante stato di siccità ha creato situazioni drammatiche specie nel Mezzogiorno d'Italia, ove in Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna i principali invasi hanno visto ridurre il loro approvvigionamento idrico di un decimo, mediamente, rispetto alla loro capacità complessiva;
anche nelle regioni del Centro-Nord, a seguito della scarsità di piogge primaverili e della particolare scarsa innevazione della stagione invernale, si è verificato un abnorme abbassamento del livello della falde acquifere, «sottoposte ad un pericoloso superprelievo», nonché del livello dei laghi e dei fiumi;
anche nel Nord Italia, di conseguenza, questa situazione di assoluta emergenza idrica, del tutto singolare per quelle regioni, ha arrecato notevoli danni alle produzioni agricole, che si sono viste privare, probabilmente per la prima volta nella storia, delle risorse idriche indispensabili alle particolari colture arboree e cerealicole a ciclo autunnale-vernino tipiche del Nord Italia;
i temuti cambiamenti climatici sembrano procedere con un'inaspettata accelerazione che ha fatto registrare negli ultimi periodi livelli di siccità che sono da considerare critici anche per i nuovi scenari climatici;
tali cambiamenti non soltanto incidono sulla quantità degli afflussi, ma anche sulla loro distribuzione, che riduce l'effetto di regolazione degli invasi naturali ed artificiali;
le regioni meridionali ed insulari del Paese, già carenti di risorse idriche, subiscono in misura maggiore gli effetti della siccità, prodotti dal modificato andamento delle precipitazioni degli ultimi anni;
come detto, il settore agricolo è quello che maggiormente subisce gli effetti negativi della siccità, in relazione alla maggior quantità di acqua necessaria per l'irrigazione rispetto agli altri usi;
l'irrigazione è uno strumento indispensabile per garantire non soltanto la produzione agricola, specie nel Mezzogiorno d'Italia, ma anche la qualità e la competitività dei prodotti stessi;
a causa delle carenze idriche, le aree effettivamente irrigate rappresentano soltanto una parte delle aree irrigabili;
è indispensabile ed urgente aumentare le disponibilità idriche attraverso l'incremento delle risorse disponibili ed una maggiore efficienza del loro impiego, anche attraverso il riuso;
un consistente incremento di disponibilità può essere ottenuto per mezzo del completamento, della ristrutturazione, della riabilitazione e dell'ammodernamento degli schemi idrici esistenti;
una maggiore efficienza impone una riduzione drastica delle perdite idriche comunque prodotte, quale che sia il settore di utilizzazione;
l'incremento di efficienza nel settore irriguo libera enormi quantità di acqua che potranno essere destinate alla valorizzazione del settore agricolo o ad altri settori, in particolare a quello idropotabile;
per ottenere una più alta efficienza, ridurre gli sprechi e governare adeguatamente le risorse idriche, è necessario un sistema di gestione unitaria delle risorse e della distribuzione;
l'impiego irriguo delle acque reflue urbane trattate può dare un valido contributo ai fabbisogni irrigui, specialmente nelle regioni meridionali e nelle zone a vocazione turistica, riducendo le tensioni tra settore agricolo e settore turistico con beneficio di entrambi e con notevoli vantaggi per l'ambiente;
a tale scopo è necessario realizzare, completare e rendere efficienti i sistemi di collettamento e di depurazione fognaria;
è necessario, altresì, fissare limiti della qualità delle acque reflue trattate da impiegare in irrigazione, tenuto conto della salvaguardia degli operatori del settore, della destinazione dei prodotti agricoli irrigati e delle tecniche agronomiche impiegate, ivi compresi i sistemi di irrigazione;
è urgente aumentare l'efficienza di adacquamento, promuovendo, dove possibile, il ricorso a sistemi irrigui meno dissipativi e favorendo l'impiego di impianti di alta qualità ed efficienza;
è urgente recuperare il ritardo maturato nel campo della ricerca nel settore irriguo e della verifica e certificazione dei materiali e degli impianti per l'irrigazione;
è urgente, infine, una nuova politica per il riutilizzo delle acque reflue, per le quali manca ancora un idoneo quadro giuridico per riutilizzarle in agricoltura. Occorrerà definire i parametri per l'utilizzo agricolo delle acque reflue urbane, tenendo presenti le esperienze di altre nazioni all'avanguardia nel settore, quali Israele e la Spagna, che hanno dedicato una particolare attenzione allo sfruttamento dei reflui urbani a favore dell'agricoltura, specie nei mesi di giugno, luglio e agosto, ove si concentra il maggior afflusso turistico;

impegna il Governo

ad intervenire nel processo educativo dei cittadini per creare una nuova coscienza dell'acqua in un quadro di sviluppo sociale ed economico sostenibile;
ad aumentare le risorse idriche disponibili a fronte della sopravvenuta riduzione delle risorse naturali, con beneficio anche per il settore agricolo;
a completare, ristrutturare, riabilitare ed ammodernare gli schemi idrici esistenti ed a realizzarne di nuovi alla luce delle mutate condizioni climatiche, attuando i progetti «schemi idrici per l'infrastrutturazione idrica nel Mezzogiorno» e gli «interventi nel settore irriguo a sostegno dell'agricoltura produttiva», nell'ambito della «legge obiettivo», di competenza del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i ministeri dell'ambiente e della tutela del territorio e delle politiche agricole e forestali;
ad attuare il programma nazionale per l'approvvigionamento idrico in agricoltura e per lo sviluppo dell'irrigazione, predisposto dal ministero delle politiche agricole e forestali;
a conferire i fondi già disponibili della gestione commissariale dell'ex Agensud per interventi urgenti nel Mezzogiorno;
ad intervenire per dare rapida attuazione alla legge 36 del 1994 (legge Galli) e per eliminare gli sprechi d'acqua dovuti alla vetustà delle reti ed alla cattiva gestione degli acquedotti, promuovendo la crescita delle competenze e delle esperienze maturate in ambito nazionale;
ad investire i consorzi di bonifica ed irrigazione della gestione delle acque per l'irrigazione con norme valide per tutto il territorio nazionale;

ad emanare norme per l'impiego dei reflui urbani depurati in irrigazione, che tengano conto dell'apporto di nutrienti, della salvaguardia degli addetti e dei consumatori, delle colture irrigate e delle pratiche colturali adottate;
ad accelerare il processo dei sistemi di collettamento e depurazione dei reflui urbani nelle regioni del Mezzogiorno d'Italia;
a promuovere e finanziare progetti di comprovata efficacia per l'utilizzo irriguo dei reflui urbani depurati, in cofinanziamento con le regioni, proposti dalle autorità di ambito territoriale ottimale (ATO), per quanto attiene alla depurazione ed allo stoccaggio, e dai consorzi di bonifica ed irrigazione, per quanto attiene al trasporto ed alla distribuzione;
ad attuare il riuso a scopo irriguo dei reflui urbani trattati nelle isole minori;
ad incentivare la modernizzazione degli impianti di irrigazione per aumentare l'efficienza di adacquamento e di distribuzione aziendale;
a promuovere, in collaborazione con le regioni, la ripresa della ricerca nel settore dell'irrigazione ed il miglioramento della qualità degli impianti irrigui, rilanciando anche l'attività del laboratorio nazionale dell'irrigazione, di cui alla legge n. 403 del 1977;
a promuovere e sostenere la difesa, il recupero e la gestione compatibile degli acquiferi sotterranei, quali sistemi naturali di regolazione delle risorse idriche ad integrazione dei sistemi di superficie.
(1-00077)
«Losurdo, Franz, Catanoso, La Grua, Onnis, Patarino, Villani Miglietta, Antonio Pepe, Porcu, Anedda, Briguglio, Caruso, Gallo, Geraci, Angela Napoli, Paolone, Lisi, Lo Presti, Zaccheo, Cirielli, Cardiello, Carrara».
(31 maggio 2002)


MOZIONE CONCERNENTE LA DESTINAZIONE DELLE RISORSE INVESTITE DALLE FONDAZIONI

La Camera,
tenuto conto dell'approvazione in sede di discussione della legge finanziaria per il 2002 dell'ordine del giorno 9/1984/142 relativo alle fondazioni;
tenuto conto che tale ordine del giorno impegna il Governo «ad emanare opportuni indirizzi alle fondazioni affinché vincolino alle regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) 1/3 delle risorse che esse destinano ai settori di cui al comma 1 dell'articolo 9 della legge finanziaria»;
tenuto conto che è in corso di definizione il regolamento attuativo di detta legge relativa alle fondazioni;

impegna il Governo

a recepire, in linea con l'indirizzo dato dalla Camera dei deputati con l'approvazione del citato ordine del giorno, l'indicazione nel regolamento attuativo di vincolare 1/3 delle risorse investite dalle fondazioni alle regioni dell'obiettivo 1.
(1-00056)
«Tuccillo, Paolo Russo, Boccia, Landolfi, Soro, Maione, Cesaro, Rotondi, Siniscalchi, Ranieri, De Franciscis, Iannuzzi, Annunziata, Petrella, Burtone, De Luca, Gerardo Bianco, Molinari, Russo Spena, Azzolini, Antonio Russo, Di Gioia, Squeglia, Piglionica, Cola, Roberto Barbieri, Ostillio, Mussolini, Marone, Minniti, Cennamo, Mancini, D'Alia».
(27 febbraio 2002)


MOZIONI CONCERNENTI IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA ALLO SVILUPPO DEI PAESI PIÙ POVERI

La Camera,
premesso che:
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, dall'adozione degli indirizzi del Cipe del 1995 ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (PVS);
nel settembre del 2000 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la «Dichiarazione del millennio», in cui vengono definiti gli obiettivi internazionali di sviluppo che bisogna perseguire;
l'obiettivo centrale rimane quello di ridurre del 50 per cento entro il 2015 il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di un dollaro al giorno;
la partecipazione attiva dell'Italia ai finanziamenti e ai programmi di aiuto ai Paesi in via di sviluppo non corrisponde solo ad un generico impegno morale, ma segue le indicazioni di un più profondo intento che è quello di portare a tutti i popoli della terra sviluppo, dignità, diritti. Sono questi gli ambiziosi obiettivi dell'Italia per contribuire alla realizzazione di un mondo di pace, per fare in modo che i conflitti interni di ogni singolo popolo non sfocino più in azioni estreme, come è accaduto l'11 settembre 2001;
a marzo 2002 si è tenuta la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo» a Monterrey, in Messico e in tale incontro i Governi, le organizzazioni non governative, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), all'Organizzazione mondiale del commercio e alle principali agenzie Onu, si sono confrontati sui nodi più controversi dell'attuale sistema finanziario internazionale, discutendo di aiuto pubblico allo sviluppo, di commercio, di debito estero, ma anche di flussi finanziari e di possibili sistemi di tassazione;
il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Rio + 10) si terrà dal 2 all'11 settembre 2002 a Johannesburg (Sudafrica) con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che si è svolta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1992. Il vertice mondiale sarà un'occasione unica per incoraggiare la realizzazione degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro e per definire nuovi impegni politici da parte di tutti i Paesi nel cammino verso lo sviluppo sostenibile;
inoltre, il grave fenomeno della povertà assume dimensioni sempre più ampie, nonostante che tutti i Governi abbiano affermato ed affermino la loro ferma volontà di combatterlo ed eliminarlo. Purtroppo, si è trattato e si tratta soltanto di dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito concrete e precise azioni;
a partire dal 2000 si è registrata, a livello internazionale, un'inversione della tendenza positiva che si era avviata nel biennio 1998-1999, dopo le riduzioni dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel periodo 1992-1997;
la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo nel 2000 ha registrato un calo pari al 14,3 per cento e tra i Paesi donatori l'Italia è scivolata dal settimo al decimo posto. In rapporto al prodotto interno lordo, l'Italia risulta addirittura ventunesima su 22 Paesi Ocse, con un impegno pari allo 0,13 per cento del prodotto interno lordo;
gli stanziamenti per l'aiuto pubblico, come risulta dal bilancio assestato 2001 e da quello a legislazione vigente 2002, pur non delineando una diminuzione degli aiuti, non indicano nemmeno un vero e proprio rilancio, non discostandosi di molto dallo 0,13 per cento del prodotto interno lordo realizzato nel 2000;
la situazione appare in tutta la sua gravità se si confrontano i dati attuali con quelli del passato e, in particolare, con quelli del 1985, quando, anche a seguito di un movimento parlamentare sul problema della lotta contro la fame nel mondo, si pervenne ad uno stanziamento complessivo di ben 3.629 miliardi di lire, corrispondenti allo 0,26 per cento del prodotto interno lordo. Con questi aiuti l'Italia balzò al 5o posto nella cooperazione;
il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una comune mozione in vista del vertice Fao del giugno 2002, in cui tra l'altro si impegnava il Governo a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati di lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione, sviluppo sostenibile; ad aumentare le risorse ordinarie per la lotta contro la fame nel mondo, portando gradualmente entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo nel terzo mondo;
le risorse per la cooperazione allo sviluppo stanziate da questo Governo per gli anni 2002-2004 non ci indicano chiaramente un'inversione di tendenza, ma solo deboli accenni per una partecipazione italiana, che certo non riuscirà, ancora una volta, a rispettare la raccomandazione, datata 1970, delle Nazioni Unite che indica come soglia base per gli aiuti l'impiego dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il consolidarsi dei grandi processi di internazionalizzazione della economia, gli impegni derivanti dalla partecipazione alla stessa Unione europea, ci pongono di fronte a nuove sfide e all'esigenza di superare ostacoli e lentezze che impediscono l'iniziativa del nostro Paese;
si impone, quindi, una riflessione politica approfondita, al fine di individuare orientamenti e scelte che diano sicurezza al Paese per i prossimi anni, una riflessione adeguata, che tenga conto dell'aumento della distanza tra il Nord e il Sud del mondo e della differenziazione avvenuta nel sud per Paesi e per aree regionali;
i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono ormai del tutto insufficienti a garantire una nostra reale presenza nelle aree geografiche dove abbiamo deciso di concentrare la nostra azione;
anche in Italia, così come sta avvenendo anche negli altri Paesi industrializzati, si è aperto un dibattito sulla revisione della normativa che regola la cooperazione allo sviluppo;
l'attuale stato di crisi operativa in cui si trova la direzione della cooperazione allo sviluppo impone provvedimenti globali e coerenti;
il nostro Paese, in prosecuzione degli impegni presi dai Governi negli anni scorsi e al G8 di Genova, ha assunto una posizione di leadership internazionale sulla questione del debito dei Paesi in via di sviluppo ed ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di misure di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo

a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
ad invertire la tendenza che ha prodotto la progressiva stabilizzazione del bilancio della cooperazione e, a partire dall'assestamento del bilancio 2002, a raddoppiare le somme stanziate per l'aiuto pubblico allo sviluppo dall'Italia;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,30 per cento del prodotto interno lordo l'impegno per la cooperazione a partire dalla prossima legge finanziaria;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere i prodotti del commercio equo e i titoli finanziari etici;
a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative, anche allo scopo di raccogliere proposte ed iniziative di chi la cooperazione la vive in prima persona;
ad attuare gli impegni internazionali e normativi per la remissione del debito ai Paesi poveri.
(1-00058)
«Realacci, Vigni, Abbondanzieri, Albertini, Annunziata, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Bimbi, Boccia, Buffo, Camo, Carbonella, Castagnetti, Cento, Ciani, Cima, Crucianelli, De Brasi, Diana, Duilio, Fistarol, Franci, Giacco, Iannuzzi, Lettieri, Lion, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Marini, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Melandri, Micheli, Montecchi, Mosella, Motta, Mussi, Pinotti, Piscitello, Pistelli, Pistone, Rocchi, Rutelli, Ruzzante, Sereni, Squeglia, Tocci, Volpini, Zanotti, Reduzzi».
(5 marzo 2002)

La Camera,
premesso che:
la conferenza Onu di Monterrey su «Finanza e sviluppo» ha profondamente deluso le aspettative riposte, affrontando solo in minima parte i punti della «Dichiarazione del millennio», sottoscritta nel settembre del 2000 dai Capi di Stato e di Governo di 156 Paesi;
durante i due anni di lavori preparatori alla conferenza dl Monterrey, il documento politico è stato progressivamente annacquato ed impoverito, con la cancellazione di tutte le proposte realmente innovative: dall'ipotesi di una tassa sulle transazioni valutarie e su una carbon tax, alla creazione di un'organizzazione che si occupasse di controversie in materia fiscale con il compito di combattere la competizione e l'evasione fiscale. Interi paragrafi che affrontavano il tema dei controlli sui capitali, in particolare quelli di breve periodo e fortemente destabilizzanti, il tema dell'arbitrariato come meccanismo per affrontare il debito estero di tutti i Paesi sono stati colpevolmente evasi;
analoga fine hanno fatto tutta una serie di impegni, da parte dei Paesi donatori, ad aumentare il livello dell'aiuto pubblico allo sviluppo finalizzato ai raggiungimento dei Millennium development goals (gli obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà sottoscritti all'Assemblea del millennio);
alla luce di questo fallimento acquistano ancora più importanza nella lotta alla povertà la conferenza della Fao di Roma prevista per il giugno 2002 e quella denominata Rio+10, in programma a Joannesburg dal 2 all'11 settembre 2002;
entrambe le conferenze possono porre rimedio alla logica mercantile che ha ispirato l'Organizzazione mondiale per il commercio in materia di brevettabilità della materia vivente e di accesso ad una risorsa fondamentale per l'umanità come l'acqua;

impegna il Governo:

a sostenere e proporre alle conferenze della Fao e di Rio+10:
il varo di un trattato internazionale per la condivisione del patrimonio genetico con il fine di proibire, nei Paesi in via di sviluppo che possiedono la più grande ricchezza in biodiversità, ogni brevetto su piante, microrganismi, animali e parti del corpo umano, rifiutando la concessione dei diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi organismo vivente e su qualsiasi parte di esso;
il varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la preparazione di un calendario
vincolante per il raggiungimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
l'utilizzo di un approccio fondato sugli indicatori di sviluppo umano nella misurazione della sostenibilità del debito estero e la cancellazione del debito ai Paesi più poveri;
l'equa e trasparente procedura di arbitrariato sul debito;
la cooperazione internazionale in materia fiscale, anche attraverso l'adozione di una tassa minima sullo spostamento dei capitali finanziari a breve termine (speculativi), al fine di reperire risorse da destinare alla lotta alla fame, alla siccità ed alla povertà;
una maggiore partecipazione nei meccanismi decisionali economici globali e il monitoraggio sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo contenuti nella «Dichiarazione del millennio», da parte delle organizzazioni non governative e, più in generale, della cosiddetta società civile.
(1-00062)
«Mantovani, Bertinotti, Deiana, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
si è svolta a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002 la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo», per fare il punto sulle iniziative in favore dei Paesi poveri;
prima della Conferenza, il 6 marzo 2002, la Camera dei deputati aveva approvato la risoluzione 8/00009, contenente una serie di impegni per il Governo, non tutti pienamente rispettati;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, dieci anni dopo la conferenza Onu su ambiente e sviluppo di Rio, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri per ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
siamo ancora molto lontani dallo 0,7 per cento e nel documento «Monterrey consensus» (73 articoli adottati per acclamazione) non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo né riferimenti ad una loro precisa scadenza, né sono state concordate iniziative concrete e rilevanti sulle politiche commerciali, sulle transazioni finanziarie e sul debito dei Paesi poveri, giustificando una diffusa delusione per i risultati della conferenza di Monterrey e una diffusa preoccupazione per la preparazione del vertice di Johannesburg;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha comunque annunciato che i Paesi membri della Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006 con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
non sono state concordate o annunciate significative riforme delle istituzioni e degli organismi finanziari mondiali, nonostante positive e precise proposte contenute nella risoluzione finale del forum global della società civile, approvata da oltre 700 organizzazioni non governative di 80 Paesi il 16 marzo 2002;
il Parlamento italiano ha già approvato in questa legislatura atti di indirizzo sul vertice Fao, sulla ratifica del protocollo di Kyoto, sulla remissione del debito dei Paesi poveri, sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto;

impegna il Governo

a portare entro il 2006 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a raddoppiare l'attuale quota già a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria e dal prossimo disegno di legge finanziaria 2003;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, in particolare predisponendo una scheda di valutazione della quantità dei livelli di emissione di gas serra connessa ad ogni progetto pubblico o privato promosso in altri Paesi con l'assistenza e il contributo di istituzioni pubbliche italiane;
ad introdurre la deducibilità totale dei contributi versati alle organizzazioni non governative per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo per un massimo dell'1 per cento del reddito imponibile e almeno dello 0,7 per cento già a partire dal 2003;
a semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a concentrare le risorse delle cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2003-2005 sui programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a sostenere le iniziative per la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per l'eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi poveri;
a preparare la presenza italiana al vertice di Roma sulla lotta alla fame e al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile, come la campagna «Prima della pioggia», avviata con l'Unione delle province italiane, il progetto Keita in Niger e altre iniziative analoghe;
a promuovere iniziative, affinché a Johannesburg si concentri la discussione e la scelta sul nesso povertà-ambiente; si fissino impegni concreti per la riduzione dell'effetto serra prevedendo sanzioni per chi violi le norme; si proceda sulla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile eliminando decisioni contraddittorie (come quelle relative a grandi dighe) e rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); si proponga l'adozione di uno strumento di azione come l'Agenda XXI rurale per l'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi; si promuova una effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali.
(1-00063)
«Violante, Calzolaio, Innocenti, Montecchi, Agostini, Bogi, Ruzzante, Nicola Rossi, Magnolfi, Crucianelli, Ranieri, Spini, Mussi, Folena, Sereni, Cabras, Fumagalli, Melandri, Vigni».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la lotta alla povertà globale è uno degli obiettivi prioritari che la comunità dei Paesi economicamente più progrediti deve perseguire sin dall'immediato presente per instaurare una società prospera e pacifica senza confini nazionali, fondata sul più profondo rispetto della dignità umana, scongiurando la minaccia della sofferenza e della fame in ogni parte del globo, insieme ai pericoli della guerra e del terrorismo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (Pvs);
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare all'1 per cento la quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
il Governo italiano, coerentemente con le decisioni dei Consigli europei di Goteborg e di Laeken, ha dichiarato di perseguire l'obiettivo di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo; promuove, inoltre, alcune tra le formule più innovative di finanziamento allo sviluppo, fra cui rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, come il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, o l'iniziativa New partnership for african development, nell'ambito della quale l'Italia è in prima linea;
nell'obiettivo di pervenire ad una gestione sostenibile e partecipativa del patrimonio di risorse economiche ed ambientali comune all'intera umanità, è auspicabile la creazione di organismi internazionali quali un Consiglio per la sicurezza economica e sociale, nonché un'organizzazione mondiale per la tutela dell'ambiente, anche secondo quanto suggerito dal Presidente Chirac nella recente conferenza Onu «Finanza e sviluppo», svoltasi a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002;
nella conferenza di Monterrey, i Governi, le organizzazioni non governative, le istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), l'Organizzazione mondiale del commercio e le principali agenzie Onu si sono confrontati sui temi più controversi nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002 con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; il vertice mondiale di Johannesburg sarà infatti l'occasione per incoraggiare il raggiungimento degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri, allo scopo di ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
nel documento Monterrey consensus, adottato per acclamazione al termine della conferenza, non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo, né riferimenti ad una loro precisa scadenza;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha annunciato che i Paesi membri dell'Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006, con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
il Parlamento italiano ha manifestato la propria attenzione per i temi indicati, approvando in questa legislatura atti di indirizzo sul prossimo vertice Fao, che si svolgerà nel giugno del 2002, sulla remissione del debito dei Paesi poveri e sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
la III Commissione (affari esteri e comunitari) ha già adottato un atto di indirizzo, che in questa sede occorre recuperare, promuovendo una deliberazione dell'intera Camera;

impegna il Governo

ad operare un significativo aumento dei fondi per la cooperazione, con l'impegno a perseguire l'obiettivo, già annunciato, dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo, con progressivi aumenti degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, anche destinando a tal fine le risorse della cooperazione italiana allo sviluppo per il biennio 2002-2004;
a valutare l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo e di fonti innovative ed aggiuntive di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo;
a monitorare l'impatto dei flussi finanziari pubblici, sia bilaterali che multilaterali, sugli obiettivi unanimemente accettati, i Millenium development goals;
a considerare il possibile impatto sui processi di sviluppo di iniziative per il commercio equo e solidale e i marchi sociali;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi; a promuovere le iniziative contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per rendere coerente il commercio internazionale con gli aiuti allo sviluppo;
a sostenere il «Piano di azione per l'Africa» deciso dal G8 di Genova e che verrà approvato dal vertice di Kananaskis in Canada;
a procedere con urgenza all'elaborazione di un progetto di riforma della disciplina normativa in materia di cooperazione allo sviluppo;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative e un efficace supporto alla relativa azione;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo e semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a delineare anche in sede europea impegni concreti per l'assistenza allo sviluppo;
a preparare la presenza italiana al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile e operando affinché a Johannesburg la discussione si concentri sul nesso povertà-ambiente; a tal fine è necessario che siano ribaditi e concretamente attuati gli impegni per la riduzione dell'effetto serra; che si esprima sostegno alla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile, rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); che si sottolinei la priorità da riservare, nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda XXI, al settore rurale e all'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; che si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi e che si promuova un'effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare l'impegno per la cooperazione dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,33 per cento nel 2006, come da impegni presi nell'ambito del Consiglio europeo di Barcellona;
a promuovere nuove forme di mobilitazione delle risorse per incrementare i flussi di aiuto, fra cui in particolare la proposta di introdurre una de-tax per la devoluzione di risorse finanziarie a favore di iniziative etiche di sostegno a progetti e programmi di sviluppo;
a dare seguito all'iniziativa intrapresa dalla conferenza internazionale sull'e-government, svoltasi a Palermo dal 10 all'11 aprile scorso e organizzata dal Governo italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere l'uso della tecnologia informatica al fine di migliorare l'efficienza e la trasparenza dell'amministrazione nei Paesi in via di sviluppo, favorendone contestualmente il rafforzamento dei modelli partecipativi e democratici.
(1-00067)
«Landi di Chiavenna, Michelini, Naro, Rizzi, Ronchi, Franz, Rivolta, Paoletti Tangheroni, Parolo, Angela Napoli».
(24 aprile 2002)