TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 145 di Mercoledì 15 maggio 2002

MOZIONE CONCERNENTE LA DESTINAZIONE DELLE RISORSE INVESTITE DALLE FONDAZIONI

La Camera,
tenuto conto dell'approvazione in sede di discussione della legge finanziaria per il 2002 dell'ordine del giorno 9/1984/142 relativo alle fondazioni;
tenuto conto che tale ordine del giorno impegna il Governo «ad emanare opportuni indirizzi alle fondazioni affinché vincolino alle regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) 1/3 delle risorse che esse destinano ai settori di cui al comma 1 dell'articolo 9 della legge finanziaria»;
tenuto conto che è in corso di definizione il regolamento attuativo di detta legge relativa alle fondazioni;

impegna il Governo

a recepire, in linea con l'indirizzo dato dalla Camera dei deputati con l'approvazione del citato ordine del giorno, l'indicazione nel regolamento attuativo di vincolare 1/3 delle risorse investite dalle fondazioni alle regioni dell'obiettivo 1.

(1-00056) «Tuccillo, Paolo Russo, Boccia, Landolfi, Soro, Maione, Cesaro, Rotondi, Siniscalchi, Ranieri, De Franciscis, Iannuzzi, Annunziata, Petrella, Burtone, De Luca, Gerardo Bianco, Molinari, Russo Spena, Azzolini, Antonio Russo, Di Gioia, Squeglia, Piglionica, Cola, Roberto Barbieri, Ostillio, Mussolini, Marone, Minniti, Cennamo, Mancini, D'Alia».

(27 febbraio 2002)



MOZIONI CONCERNENTI IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA ALLO SVILUPPO DEI PAESI PIÙ POVERI

La Camera,
premesso che:
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, dall'adozione degli indirizzi del Cipe del 1995 ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (PVS);
nel settembre del 2000 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la «Dichiarazione del millennio», in cui vengono definiti gli obiettivi internazionali di sviluppo che bisogna perseguire;
l'obiettivo centrale rimane quello di ridurre del 50 per cento entro il 2015 il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di un dollaro al giorno;
la partecipazione attiva dell'Italia ai finanziamenti e ai programmi di aiuto ai Paesi in via di sviluppo non corrisponde solo ad un generico impegno morale, ma segue le indicazioni di un più profondo intento che è quello di portare a tutti i popoli della terra sviluppo, dignità, diritti. Sono questi gli ambiziosi obiettivi dell'Italia per contribuire alla realizzazione di un mondo di pace, per fare in modo che i conflitti interni di ogni singolo popolo non sfocino più in azioni estreme, come è accaduto l'11 settembre 2001;
a marzo 2002 si è tenuta la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo» a Monterrey, in Messico e in tale incontro i Governi, le organizzazioni non governative, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), all'Organizzazione mondiale del commercio e alle principali agenzie Onu, si sono confrontati sui nodi più controversi dell'attuale sistema finanziario internazionale, discutendo di aiuto pubblico allo sviluppo, di commercio, di debito estero, ma anche di flussi finanziari e di possibili sistemi di tassazione;
il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Rio + 10) si terrà dal 2 all'11 settembre 2002 a Johannesburg (Sudafrica) con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che si è svolta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1992. Il vertice mondiale sarà un'occasione unica per incoraggiare la realizzazione degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro e per definire nuovi impegni politici da parte di tutti i Paesi nel cammino verso lo sviluppo sostenibile;
inoltre, il grave fenomeno della povertà assume dimensioni sempre più ampie, nonostante che tutti i Governi abbiano affermato ed affermino la loro ferma volontà di combatterlo ed eliminarlo. Purtroppo, si è trattato e si tratta soltanto di dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito concrete e precise azioni;
a partire dal 2000 si è registrata, a livello internazionale, un'inversione della tendenza positiva che si era avviata nel biennio 1998-1999, dopo le riduzioni dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel periodo 1992-1997;
la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo nel 2000 ha registrato un calo pari al 14,3 per cento e tra i Paesi donatori l'Italia è scivolata dal settimo al decimo posto. In rapporto al prodotto interno lordo, l'Italia risulta addirittura ventunesima su 22 Paesi Ocse, con un impegno pari allo 0,13 per cento del prodotto interno lordo;
gli stanziamenti per l'aiuto pubblico, come risulta dal bilancio assestato 2001 e da quello a legislazione vigente 2002, pur non delineando una diminuzione degli aiuti, non indicano nemmeno un vero e proprio rilancio, non discostandosi di molto dallo 0,13 per cento del prodotto interno lordo realizzato nel 2000;
la situazione appare in tutta la sua gravità se si confrontano i dati attuali con quelli del passato e, in particolare, con quelli del 1985, quando, anche a seguito di un movimento parlamentare sul problema della lotta contro la fame nel mondo, si pervenne ad uno stanziamento complessivo di ben 3.629 miliardi di lire, corrispondenti allo 0,26 per cento del prodotto interno lordo. Con questi aiuti l'Italia balzò al 5o posto nella cooperazione;
il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una comune mozione in vista del vertice Fao del giugno 2002, in cui tra l'altro si impegnava il Governo a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati di lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione, sviluppo sostenibile; ad aumentare le risorse ordinarie per la lotta contro la fame nel mondo, portando gradualmente entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo nel terzo mondo;
le risorse per la cooperazione allo sviluppo stanziate da questo Governo per gli anni 2002-2004 non ci indicano chiaramente un'inversione di tendenza, ma solo deboli accenni per una partecipazione italiana, che certo non riuscirà, ancora una volta, a rispettare la raccomandazione, datata 1970, delle Nazioni Unite che indica come soglia base per gli aiuti l'impiego dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il consolidarsi dei grandi processi di internazionalizzazione della economia, gli impegni derivanti dalla partecipazione alla stessa Unione europea, ci pongono di fronte a nuove sfide e all'esigenza di superare ostacoli e lentezze che impediscono l'iniziativa del nostro Paese;
si impone, quindi, una riflessione politica approfondita, al fine di individuare orientamenti e scelte che diano sicurezza al Paese per i prossimi anni, una riflessione adeguata, che tenga conto dell'aumento della distanza tra il Nord e il Sud del mondo e della differenziazione avvenuta nel sud per Paesi e per aree regionali;
i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono ormai del tutto insufficienti a garantire una nostra reale presenza nelle aree geografiche dove abbiamo deciso di concentrare la nostra azione;
anche in Italia, così come sta avvenendo anche negli altri Paesi industrializzati, si è aperto un dibattito sulla revisione della normativa che regola la cooperazione allo sviluppo;
l'attuale stato di crisi operativa in cui si trova la direzione della cooperazione allo sviluppo impone provvedimenti globali e coerenti;
il nostro Paese, in prosecuzione degli impegni presi dai Governi negli anni scorsi e al G8 di Genova, ha assunto una posizione di leadership internazionale sulla questione del debito dei Paesi in via di sviluppo ed ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di misure di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo

a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
ad invertire la tendenza che ha prodotto la progressiva stabilizzazione del bilancio della cooperazione e, a partire dall'assestamento del bilancio 2002, a raddoppiare le somme stanziate per l'aiuto pubblico allo sviluppo dall'Italia;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,30 per cento del prodotto interno lordo l'impegno per la cooperazione a partire dalla prossima legge finanziaria;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere i prodotti del commercio equo e i titoli finanziari etici;
a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative, anche allo scopo di raccogliere proposte ed iniziative di chi la cooperazione la vive in prima persona;
ad attuare gli impegni internazionali e normativi per la remissione del debito ai Paesi poveri.
(1-00058) «Realacci, Vigni, Abbondanzieri, Albertini, Annunziata, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Bimbi, Boccia, Buffo, Camo, Carbonella, Castagnetti, Cento, Ciani, Cima, Crucianelli, De Brasi, Diana, Duilio, Fistarol, Franci, Giacco, Iannuzzi, Lettieri, Lion, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Marini, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Melandri, Micheli, Montecchi, Mosella, Motta, Mussi, Pinotti, Piscitello, Pistelli, Pistone, Rocchi, Rutelli, Ruzzante, Sereni, Squeglia, Tocci, Volpini, Zanotti».
(5 marzo 2002)

La Camera,
premesso che:
la conferenza Onu di Monterrey su «Finanza e sviluppo» ha profondamente deluso le aspettative riposte, affrontando solo in minima parte i punti della «Dichiarazione del millennio», sottoscritta nel settembre del 2000 dai Capi di Stato e di Governo di 156 Paesi;
durante i due anni di lavori preparatori alla conferenza dl Monterrey, il documento politico è stato progressivamente annacquato ed impoverito, con la cancellazione di tutte le proposte realmente innovative: dall'ipotesi di una tassa sulle transazioni valutarie e su una carbon tax, alla creazione di un'organizzazione che si occupasse di controversie in materia fiscale con il compito di combattere la competizione e l'evasione fiscale. Interi paragrafi che affrontavano il tema dei controlli sui capitali, in particolare quelli di breve periodo e fortemente destabilizzanti, il tema dell'arbitrariato come meccanismo per affrontare il debito estero di tutti i Paesi sono stati colpevolmente evasi;
analoga fine hanno fatto tutta una serie di impegni, da parte dei Paesi donatori, ad aumentare il livello dell'aiuto pubblico allo sviluppo finalizzato ai raggiungimento dei Millennium development goals (gli obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà sottoscritti all'Assemblea del millennio);
alla luce di questo fallimento acquistano ancora più importanza nella lotta alla povertà la conferenza della Fao di Roma prevista per il giugno 2002 e quella denominata Rio+10, in programma a Joannesburg dal 2 all'11 settembre 2002;
entrambe le conferenze possono porre rimedio alla logica mercantile che ha ispirato l'Organizzazione mondiale per il commercio in materia di brevettabilità della materia vivente e di accesso ad una risorsa fondamentale per l'umanità come l'acqua;

impegna il Governo:

a sostenere e proporre alle conferenze della Fao e di Rio+10:
il varo di un trattato internazionale per la condivisione del patrimonio genetico con il fine di proibire, nei Paesi in via di sviluppo che possiedono la più grande ricchezza in biodiversità, ogni brevetto su piante, microrganismi, animali e parti del corpo umano, rifiutando la concessione dei diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi organismo vivente e su qualsiasi parte di esso;
il varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la preparazione di un calendario vincolante per il raggiungimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
l'utilizzo di un approccio fondato sugli indicatori di sviluppo umano nella misurazione della sostenibilità del debito estero e la cancellazione del debito ai Paesi più poveri;
l'equa e trasparente procedura di arbitrariato sul debito;
la cooperazione internazionale in materia fiscale, anche attraverso l'adozione di una tassa minima sullo spostamento dei capitali finanziari a breve termine (speculativi), al fine di reperire risorse da destinare alla lotta alla fame, alla siccità ed alla povertà;
una maggiore partecipazione nei meccanismi decisionali economici globali e il monitoraggio sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo contenuti nella «Dichiarazione del millennio», da parte delle organizzazioni non governative e, più in generale, della cosiddetta società civile.
(1-00062) «Mantovani, Bertinotti, Deiana, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
si è svolta a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002 la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo», per fare il punto sulle iniziative in favore dei Paesi poveri;
prima della Conferenza, il 6 marzo 2002, la Camera dei deputati aveva approvato la risoluzione 8/00009, contenente una serie di impegni per il Governo, non tutti pienamente rispettati;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, dieci anni dopo la conferenza Onu su ambiente e sviluppo di Rio, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri per ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
siamo ancora molto lontani dallo 0,7 per cento e nel documento «Monterrey consensus» (73 articoli adottati per acclamazione) non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo né riferimenti ad una loro precisa scadenza, né sono state concordate iniziative concrete e rilevanti sulle politiche commerciali, sulle transazioni finanziarie e sul debito dei Paesi poveri, giustificando una diffusa delusione per i risultati della conferenza di Monterrey e una diffusa preoccupazione per la preparazione del vertice di Johannesburg;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha comunque annunciato che i Paesi membri della Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006 con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
non sono state concordate o annunciate significative riforme delle istituzioni e degli organismi finanziari mondiali, nonostante positive e precise proposte contenute nella risoluzione finale del forum global della società civile, approvata da oltre 700 organizzazioni non governative di 80 Paesi il 16 marzo 2002;
il Parlamento italiano ha già approvato in questa legislatura atti di indirizzo sul vertice Fao, sulla ratifica del protocollo di Kyoto, sulla remissione del debito dei Paesi poveri, sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto;

impegna il Governo

a portare entro il 2006 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a raddoppiare l'attuale quota già a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria e dal prossimo disegno di legge finanziaria 2003;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, in particolare predisponendo una scheda di valutazione della quantità dei livelli di emissione di gas serra connessa ad ogni progetto pubblico o privato promosso in altri Paesi con l'assistenza e il contributo di istituzioni pubbliche italiane;
ad introdurre la deducibilità totale dei contributi versati alle organizzazioni non governative per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo per un massimo dell'1 per cento del reddito imponibile e almeno dello 0,7 per cento già a partire dal 2003;
a semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a concentrare le risorse delle cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2003-2005 sui programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a sostenere le iniziative per la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per l'eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi poveri;
a preparare la presenza italiana al vertice di Roma sulla lotta alla fame e al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile, come la campagna «Prima della pioggia», avviata con l'Unione delle province italiane, il progetto Keita in Niger e altre iniziative analoghe;
a promuovere iniziative, affinché a Johannesburg si concentri la discussione e la scelta sul nesso povertà-ambiente; si fissino impegni concreti per la riduzione dell'effetto serra prevedendo sanzioni per chi violi le norme; si proceda sulla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile eliminando decisioni contraddittorie (come quelle relative a grandi dighe) e rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); si proponga l'adozione di uno strumento di azione come l'Agenda XXI rurale per l'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi; si promuova una effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali.
(1-00063) «Violante, Calzolaio, Innocenti, Montecchi, Agostini, Bogi, Ruzzante, Nicola Rossi, Magnolfi, Crucianelli, Ranieri, Spini, Mussi, Folena, Sereni, Cabras, Fumagalli, Melandri, Vigni».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la lotta alla povertà globale è uno degli obiettivi prioritari che la comunità dei Paesi economicamente più progrediti deve perseguire sin dall'immediato presente per instaurare una società prospera e pacifica senza confini nazionali, fondata sul più profondo rispetto della dignità umana, scongiurando la minaccia della sofferenza e della fame in ogni parte del globo, insieme ai pericoli della guerra e del terrorismo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (Pvs);
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare all'1 per cento la quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
il Governo italiano, coerentemente con le decisioni dei Consigli europei di Goteborg e di Laeken, ha dichiarato di perseguire l'obiettivo di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo; promuove, inoltre, alcune tra le formule più innovative di finanziamento allo sviluppo, fra cui rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, come il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, o l'iniziativa New partnership for african development, nell'ambito della quale l'Italia è in prima linea;
nell'obiettivo di pervenire ad una gestione sostenibile e partecipativa del patrimonio di risorse economiche ed ambientali comune all'intera umanità, è auspicabile la creazione di organismi internazionali quali un Consiglio per la sicurezza economica e sociale, nonché un'organizzazione mondiale per la tutela dell'ambiente, anche secondo quanto suggerito dal Presidente Chirac nella recente conferenza Onu «Finanza e sviluppo», svoltasi a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002;
nella conferenza di Monterrey, i Governi, le organizzazioni non governative, le istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), l'Organizzazione mondiale del commercio e le principali agenzie Onu si sono confrontati sui temi più controversi nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002 con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; il vertice mondiale di Johannesburg sarà infatti l'occasione per incoraggiare il raggiungimento degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri, allo scopo di ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
nel documento Monterrey consensus, adottato per acclamazione al termine della conferenza, non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo, né riferimenti ad una loro precisa scadenza;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha annunciato che i Paesi membri dell'Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006, con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
il Parlamento italiano ha manifestato la propria attenzione per i temi indicati, approvando in questa legislatura atti di indirizzo sul prossimo vertice Fao, che si svolgerà nel giugno del 2002, sulla remissione del debito dei Paesi poveri e sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
la III Commissione (affari esteri e comunitari) ha già adottato un atto di indirizzo, che in questa sede occorre recuperare, promuovendo una deliberazione dell'intera Camera;

impegna il Governo

ad operare un significativo aumento dei fondi per la cooperazione, con l'impegno a perseguire l'obiettivo, già annunciato, dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo, con progressivi aumenti degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, anche destinando a tal fine le risorse della cooperazione italiana allo sviluppo per il biennio 2002-2004;
a valutare l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo e di fonti innovative ed aggiuntive di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo;
a monitorare l'impatto dei flussi finanziari pubblici, sia bilaterali che multilaterali, sugli obiettivi unanimemente accettati, i Millenium development goals;
a considerare il possibile impatto sui processi di sviluppo di iniziative per il commercio equo e solidale e i marchi sociali;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi; a promuovere le iniziative contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per rendere coerente il commercio internazionale con gli aiuti allo sviluppo;
a sostenere il «Piano di azione per l'Africa» deciso dal G8 di Genova e che verrà approvato dal vertice di Kananaskis in Canada;
a procedere con urgenza all'elaborazione di un progetto di riforma della disciplina normativa in materia di cooperazione allo sviluppo;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative e un efficace supporto alla relativa azione;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo e semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a delineare anche in sede europea impegni concreti per l'assistenza allo sviluppo;
a preparare la presenza italiana al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile e operando affinché a Johannesburg la discussione si concentri sul nesso povertà-ambiente; a tal fine è necessario che siano ribaditi e concretamente attuati gli impegni per la riduzione dell'effetto serra; che si esprima sostegno alla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile, rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); che si sottolinei la priorità da riservare, nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda XXI, al settore rurale e all'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; che si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi e che si promuova un'effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare l'impegno per la cooperazione dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,33 per cento nel 2006, come da impegni presi nell'ambito del Consiglio europeo di Barcellona;
a promuovere nuove forme di mobilitazione delle risorse per incrementare i flussi di aiuto, fra cui in particolare la proposta di introdurre una de-tax per la devoluzione di risorse finanziarie a favore di iniziative etiche di sostegno a progetti e programmi di sviluppo;
a dare seguito all'iniziativa intrapresa dalla conferenza internazionale sull'e-government, svoltasi a Palermo dal 10 all'11 aprile scorso e organizzata dal Governo italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere l'uso della tecnologia informatica al fine di migliorare l'efficienza e la trasparenza dell'amministrazione nei Paesi in via di sviluppo, favorendone contestualmente il rafforzamento dei modelli partecipativi e democratici.
(1-00067) «Landi di Chiavenna, Michelini, Naro, Rizzi, Ronchi, Franz, Rivolta, Paoletti Tangheroni, Parolo, Angela Napoli».
(24 aprile 2002)



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

BOATO. - Al Ministro degli affari esteri. - Per sapere - premesso che:
il vertice dei Ministri degli affari esteri dell'Unione europea, svoltosi a Bruxelles il 13 maggio 2002, ha evidenziato, insieme alla riaffermata necessità di un'iniziativa europea nei confronti della situazione mediorientale, anche la difficile, complessa e drammatica evoluzione degli avvenimenti e dei rapporti fra i soggetti istituzionali e politici dell'area;
le conclusioni del vertice sono apparse interlocutorie sotto molti profili, in primo luogo per quanto riguarda gli orientamenti che l'Unione europea intende assumere in ordine alla conferenza internazionale di pace per il Medio Oriente ed alle condizioni che i Paesi europei ritengono indispensabili perseguire e concorrere a determinare, affinché tale conferenza possa realizzarsi;
non minori sono apparse le difficoltà in ordine all'intesa raggiunta - che il Presidente della Commissione europea Prodi ha affermato politicamente impegnativa - sui miliziani palestinesi, attualmente in attesa a Cipro, in particolare in merito allo status giuridico che l'Unione europea intende loro riconoscere e la cui definizione è stata demandata agli ambasciatori dei quindici Stati europei;
alla vigilia del vertice di Bruxelles ulteriori e gravissime tensioni - in Israele rispetto all'Autorità nazionale palestinese e sul piano internazionale - sono state prodotte dal voto con cui il comitato centrale del Likud, partito di maggioranza relativa in Israele, si è espresso contro la futura costituzione di uno Stato palestinese e dunque, come riaffermato a Bruxelles dal responsabile della politica estera e di sicurezza europea Javier Solana, contro «l'unica strada per la pace»;
tale evoluzione della situazione politica interna ad Israele - dopo un voto che il Ministro degli affari esteri israeliano Peres ha giudicato «una tragedia per Israele» - aggiunge ulteriore urgenza alle iniziative di pace della comunità internazionale per il Medio Oriente -:
quali siano stati gli indirizzi sostenuti dal Governo italiano nel recente vertice di Bruxelles e quali saranno gli orientamenti che l'Italia sosterrà a favore della conferenza internazionale di pace e degli indirizzi già assunti dell'Unione europea e contenuti nelle risoluzioni dell'Onu, quali il diritto dei palestinesi ad uno Stato autonomo e il diritto di Israele alla propria sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti, per un effettivo e realistico processo di pace.(3-00959)
(14 maggio 2002)

DEIANA. - Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'operazione Enduring Freedom, per reiterate ammissioni e conferme provenienti dall'amministrazione statunitense, nonché per l'evidenza del processo militare ormai in atto da molti mesi, costituisce non un'azione bellica limitata all'annientamento dell'organizzazione di Bin Laden, ma il primo passo di una strategia di lunga durata, attraverso cui gli Usa intendono sviluppare forme articolate di controllo su vaste zone del pianeta in nome della lotta al terrorismo;
nessuna seria discussione politica sugli effetti e sulle conseguenze della guerra in Afghanistan - prima tappa di questa strategia - è stata fatta in Italia in sede parlamentare, sia per quanto riguarda i dichiarati obiettivi di annientamento del terrorismo internazionale, sia sul versante dei danni materiali e delle terribili sofferenze inflitte alle popolazioni locali, sia sulle concrete prospettive che si aprono dopo la caduta del regime dei Taleban, con il conseguente spostamento dell'asse strategico statunitense contro altri Paesi accusati di collusione con il terrorismo e il possibile coinvolgimento dell'Italia in altre operazioni di guerra;
il Ministro della difesa Martino, in un'intervista rilasciata a New York al corrispondente de La Stampa e pubblicata su questo quotidiano il 10 maggio 2002, ha dichiarato che la partecipazione italiana alle operazioni cosiddette di peace enforcing in Afghanistan (missione Isaf del tutto interna alla strategia di Enduring Freedom) sarà probabilmente rafforzata con l'invio di «qualche centinaio di uomini», senza passare per una discussione in Parlamento;
il Ministro, nella stessa intervista, dopo avere ammesso che la guerra non è finita e che non si esaurirà in Afghanistan, ha spiegato che al momento non «ci sono stati comunicati altri piani militari di presenza su fronti differenti, ma le consultazioni sulla guerra al terrorismo sono continue» -:
se non ritenga necessaria, prima che l'Italia assuma nuovi impegni di guerra in sede internazionale, una preventiva decisione del Parlamento in merito, anche per verificare se debba essere confermato il coinvolgimento dell'Italia nella complessiva strategia di Enduring Freedom, oltre alle operazioni di guerra già condotte.
(3-00960)
(14 maggio 2002)

NIGRA, MAGNOLFI, RAFFAELLA MARIANI, RUZZANTE, INNOCENTI, AGOSTINI, BATTAGLIA, LULLI, LUCIDI, ABBONDANZIERI, PREDA, SERENI, BELLINI, CARLI, PISA, SPINI, GIACCO, MARAN, ZUNINO, ADDUCE, MARTELLA, GRILLINI, GASPERONI, VIGNI, SANDRI, FLUVI, GALEAZZI, MARONE, MONTECCHI, MAURANDI, NIEDDU, NANNICINI, OLIVERIO, PIGLIONICA e PINOTTI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
non vi sono nel nostro ordinamento giuridico strumenti adeguati di tutela per gli acquirenti di immobili che rimangono coinvolti nella procedura fallimentare dell'impresa costruttrice;
attualmente, in questa drammatica situazione già si trovano circa 250 mila famiglie, che hanno perduto i risparmi di una vita, destinati all'acquisto della casa;
sul tema, risultano depositate in Parlamento e già in esame presso la commissione competente numerose proposte legislative, sia di maggioranza che di opposizione (Atto Camera 38 Duilio ed altri; Atto Camera 1877 Vendola ed altri; Atto Camera 2256 Carli, Magnolfi ed altri; Atto Senato 684 Buccero ed altri; Atto Senato 880 Carrella; Atto Senato 1185 Maconi), volte ad individuare quegli strumenti giuridici che possano offrire adeguate tutele e garanzie per le famiglie che intendano conseguire l'acquisizione di un bene primario, quale è l'alloggio di residenza;
in questi giorni, le vittime dei fallimenti immobiliari in varie regioni italiane stanno tentando di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana, attuando varie iniziative, ivi compreso lo sciopero della fame -:
se il Governo intenda emanare un decreto-legge per sospendere le aste in corso, in attesa di una soluzione legislativa che modifichi il diritto fallimentare e per istituire un fondo atto ad indennizzare del danno subito gli acquirenti.(3-00961)
(14 maggio 2002)

PITTELLI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
numerosi cittadini, che intendevano acquistare la proprietà di una casa da destinare ad abitazione primaria, sono stati coinvolti nella procedura fallimentare dell'impresa costruttrice e rischiano di perdere sia l'immobile, sia i soldi già spesi per l'acquisto;
il fenomeno, che certamente non è nuovo, ha assunto in questi ultimi tempi dimensioni socialmente allarmanti, in quanto ormai riguarda oltre 200 mila famiglie -:
quali provvedimenti intenda adottare per tutelare questa sfortunata categoria di cittadini, che merita di essere sostenuta per il conseguimento di un bene primario, come la proprietà della casa di abitazione.
(3-00962)
(14 maggio 2002)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA STARZA, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Ai Ministri per i beni e le attività culturali e dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
nel comune di Gioia del Colle, in località Monte Sannace, area sottoposta a vincolo archeologico, esiste una grossa cava di materiale calcareo, che deturpa da trent'anni il patrimonio boschivo e paesaggistico locale;
nel 1998 è stato presentato un progetto per la realizzazione in tale sito di una discarica di seconda categoria tipo B (rifiuti speciali);
in data 13 luglio 1998, la sovrintendenza archeologica della Puglia ha rilasciato un nullaosta sul progetto, nonostante lo stesso insista su una vasta area sottoposta a vincolo archeologico, in quanto interessante la cinta muraria esterna dell'insediamento precristiano, in parte acquisita addirittura al patrimonio indisponibile dello Stato (ramo artistico-storico-archeologico) con verbale di immissione in possesso del 23 giugno 1998 -:
quali iniziative intendano intraprendere per impedire la realizzazione della discarica di cui in premessa, che risulta certamente incompatibile con gli interventi di valorizzazione e promozione della zona archeologica previsti dalla competente sovrintendenza archeologica (Progetto esecutivo per la valorizzazione e fruizione del Parco archeologico di Monte Sannace redatto dalla sovrintendenza archeologica della Puglia e presentato dalla stessa regione - assessorato turismo e cultura - per l'ammissione a finanziamento: piano operativo regionale 2000-2006, misura 2.1); nonché dalla provincia di Bari, che di recente ha presentato l'iniziativa per la valorizzazione dei «Percorsi archeologici» alla Borsa del turismo di Paestum.
(3-00889)
(16 aprile 2002)

CÈ, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, LUCIANO DUSSIN, DARIO GALLI, ERCOLE, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAROLO, PAGLIARINI, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro delle infrastrutture e trasporti. - Per sapere - premesso che:
grave è la situazione della competitività del settore dell'autotrasporto italiano, gravato da fattori geografici e da politiche europee penalizzanti;
difficoltà e problemi investono il sistema dei valichi alpini, soprattutto verso il confine occidentale;
la categoria degli autotrasportatori in questi giorni sta attuando una serie di proteste sulle autostrade italiane -:
quali misure si intendano adottare per ristabilire la competitività del sistema dell'autotrasporto italiano, competitività che è funzionale all'intera economia nazionale.(3-00963)
(14 maggio 2002)

POTENZA, LOIERO, MOLINARI, MEDURI, CAMO e BOCCIA. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
la E90, meglio conosciuta come strada statale n. 106 jonica, rappresenta un'arteria fondamentale nel sistema viario del nostro Paese, in considerazione della rilevanza che riveste nel collegamento tra nord e sud;
lo stato della E90 non è adeguato al livello di traffico sopportato, con molti tratti ad unica carreggiata a doppio senso di marcia, come, ad esempio, il tratto lucano compreso tra Nova Siri e il confine con la Calabria;
questo fa sì che sulla E90 si verifichino molti incidenti purtroppo mortali, anche in relazione all'incidenza del traffico pesante, che la rendono una delle strade, secondo le statistiche, più pericolose d'Europa;
nonostante gli annunci del Governo sulle faraoniche opere infrastrutturali, e ad oltre un anno dalla famosa cartina stradale disegnata dal Presidente del Consiglio dei minisri, onorevole Silvio Berlusconi, in una nota trasmissione televisiva, la E90 continua a non essere considerata una priorità per l'Esecutivo -:
quali siano gli investimenti che il Governo intenda destinare all'ammodernamento della E90, aumentandone la funzionalità e, conseguentemente, gli standard di sicurezza.(3-00964)
(14 maggio 2002)