A)
B)
C)
D)
E)
F)
G)
la società bolognese Seabo spa ha annunciato nel mese di maggio 2001 l'imminente avvio della procedura per la realizzazione di una centrale elettrica a ciclo combinato nel comune di Crevalcore, in provincia di Bologna;
i cittadini e lo stesso sindaco del suddetto comune erano stati avvisati del fatto solamente pochi giorni prima, tramite una lettera inviata dal ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, datata 11 maggio 2001, in cui si chiedeva al comune di concordare insieme alla regione e alla provincia uno dei tre esperti che dovranno affiancare un magistrato nell'ambito della procedura di approvazione della nuova centrale elettrica;
nel 2000 lo stesso comune rifiutava con fermezza la realizzazione di una centrale termoelettrica da parte di una società statunitense, che, molto più correttamente della Seabo, aveva prima sentito i pareri delle autorità locali, ovviamente contrari;
la regione Emilia Romagna non ha ancora predisposto il piano energetico regionale, e quindi non sono ancora chiari e ben definiti i reali fabbisogni energetici della regione stessa -:
se non ritenga necessario sospendere la procedura di «designazione esperti inchiesta pubblica articolo 7 all. IV decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 dicembre 1988 per la centrale a ciclo combinato in comune di Crevalcore (Bologna)» sino a quando non verrà predisposto il piano energetico regionale dell'Emilia Romagna, e se non ritenga comunque necessario trovare un'intesa con il comune di Crevalcore.
(3-00004)
(30 maggio 2001)
la Mineraria Campiano spa, del gruppo Eni, ha realizzato nei primi anni '90 una discarica di rifiuti tossici e nocivi all'interno della miniera di Campiano, nel comune di Montieri, provincia di Grosseto, stoccandovi sia ceneri ematitiche, ricche d'arsenico e di altri metalli tossici, sia fanghi di depurazione, altrettanto pericolosi per la salute e per l'ambiente;
a cinque anni dalla chiusura della miniera e dall'interruzione del sistema di drenaggio delle acque interne, che assicurava ai rifiuti - stoccati illegalmente, come risulta anche da numerose fonti giornalistiche, nella miniera - la possibilità di rimanervi in uno stato d'isolamento, dal mese d'aprile 2001, dalla miniera è iniziato a fuoriuscire un liquido con una portata di circa 18 litri al secondo, composto di metalli tossici in alta concentrazione e fuori delle norme, che s'immette nel fiume Merse, inquinandolo e devastandone l'intero percorso;
all'interno della miniera di Campiano la quantità di vuoti che in questi cinque anni si sono riempiti d'acqua, stimata dai consulenti tecnici della procura della Repubblica di Grosseto, ammonta a ben 1.100.000 metri cubi e un altrettanto volume d'acqua inquinata ha potuto, nel frattempo, lisciviare i metalli tossici contenuti nei rifiuti stoccati al suo interno, passando nelle falde idriche della zona, prima ancora di iniziare a fuoriuscire dalla sommità del corpo della miniera;
la quantità di rifiuti tossici stoccati illegalmente nella miniera, che ammontano a diverse centinaia di migliaia di tonnellate, fa presumere che il fenomeno della fuoriuscita d'acqua proseguirà nei prossimi mesi minacciando l'intero bacino idrogeologico del fiume Ombrone, in cui la carenza di acqua potabile è già oggi il limite principale allo sviluppo economico della Maremma toscana;
la giunta della regione Toscana, in deroga a quanto stabilito dalla normativa nazionale e accogliendo certificazioni, a giudizio degli interroganti, dubbie presentate dalla società Eni, deliberò il 12 giugno 1989 (delibera n. 5067) che le ceneri ematitiche prodotte dall'impianto della Nuova Solmine di Scarlino (Eni) potevano essere considerate materiali riutilizzabili per la ripiena dei vuoti di miniera, nonostante fosse certificato il contrario dalle analisi correttamente presentate sia dalle unità sanitarie locali, sia da una commissione tecnica regionale appositamente costituita per studiare il problema;
con nota 115/96 dell'11 agosto 1997 anche la procura della Repubblica di Grosseto fece conoscere la reale natura dei rifiuti stoccati nella miniera ai vari enti locali, regione Toscana e provincia di Grosseto compresi, tramite nota n. 1447 del distretto minerario di Grosseto del 26 agosto 1997, allegando i risultati analitici degli accertamenti, sia delle ceneri ematitiche, sia dei fanghi di depurazione, senza che tale comunicazione producesse interventi di prevenzione del possibile disastro;
neppure le numerose denunce pubbliche e formali compiute da Rifondazione Comunista sia nel consiglio provinciale di Grosseto, a partire dal 1996, sia nel consiglio regionale toscano, dal 1997, hanno prodotto un ripensamento in merito alla necessità di evitare l'allargamento della miniera; anzi, la giunta regionale toscana non ha ancora risposto alle interrogazioni presentate sull'argomento;
inoltre, risulta grave, a parere degli interroganti, l'inefficienza e l'incompetenza dimostrata dall'Arpat, come risulta anche dalla «Relazione sulla Toscana» della Commissione parlamentare di inchiesta sui reati connessi al ciclo dei rifiuti;
sull'inquinamento ormai evidente provocato dalla fuoriuscita delle acque dalla miniera di Campiano, le amministrazioni provinciali di Siena e di Grosseto, nel maggio 2001, si sono dichiarate «molto preoccupate della situazione che si è venuta a creare, anche per la possibilità di disastro ambientale e di dissesto idrogeologico»; ma nell'esprimere «vivo sconcerto nell'apprendere che conclusioni di tale gravità siano potute rimanere chiuse in un ufficio preposto ai controlli minerari e solo a distanza di anni rese pubbliche, vanificando le iniziative che dovevano essere intraprese al momento della conoscenza dei fatti», hanno ignorato sia le segnalazioni di organi tecnici risalenti al 1997 e quelle precedenti al 1993, del 1989 e del 1986, sia le denunce presentate in sedi istituzionali;
la Mineraria Campiano spa, partecipata dal ministero del Tesoro e avente con il ministero dell'industria rapporti inerenti le concessioni minerarie, da una parte ha messo in atto procedure di ricorsi burocratici e giudiziarie, sottraendosi di fatto agli obblighi di bonifica che gli uffici tecnici locali richiedono nel rispetto delle leggi, dall'altra ha stipulato permute lasciando agli enti locali gli oneri che in futuro potranno nascere dalle mancate bonifiche;
sulla vicenda vi è stata una ampia mobilitazione popolare nel comune di Sovicille e l'argomento è stato ampiamente trattato dalla stampa locale -:
se siano a conoscenza dei fatti e quali iniziative intendano adottare nel confronti della regione Toscana e degli enti locali, affinché siano tutelati nell'immediato la salute dei cittadini, l'equilibrio ecologico, il patrimonio ambientale, le attività economiche e gli interessi delle popolazioni abitanti nella zona di Boccheggiano e lungo la valle del fiume Merse;
se siano a conoscenza dei contenuti, delle modalità, dei tempi delle varie fasi di intervento individuate in sede di conferenza dei servizi, a cui hanno partecipato il comune di Montieri, il comune di Chiusdino, il distretto minerario di Grosseto, l'Arpat di Grosseto, l'Asl 9 di Follonica e la società Mineraria Campiano spa, al fine di evidenziare responsabilità e applicare soluzioni efficaci per la risoluzione dei problemi in questione, e quali iniziative intendano assumere per seguire ed accelerare le suddette fasi;
quali iniziative intendano assumere, in particolare, perché la direzione dell'Eni non si sottragga agli obblighi di bonifica delle zone inquinate e perché trovi applicazione sia quanto disposto dall'articolo 2 del decreto ministeriale del 25 ottobre 1995 sull'accettazione dell'istanza di rinuncia, con l'effettuazione dei dovuti «lavori di ripristino ambientale», sia quanto disposto dalle vigenti leggi per la gestione dei rifiuti.
(3-00070)
(10 luglio 2001)
i gravissimi problemi di inquinamento da gas e da polveri che hanno afflitto le maggiori città italiane, a causa dell'inusuale siccità dell'inverno 2001-2002, hanno reso nuovamente attuale la necessità di implementare il trasporto pubblico per contenere e ridurre il numero delle vetture circolanti;
problema non secondario del trasporto pubblico è, peraltro, costituito dal fatto che la maggior parte degli automezzi sono largamente obsoleti, e dunque particolarmente inquinanti;
il presidente del gruppo Autobus dell'Anfia (Associazione nazionale fra industrie automobilistiche), Saverio Gaboardi, ha sottolineato come nella legge finanziaria per il 2002 manchino i finanziamenti necessari a sostenere il programma delle nuove immatricolazioni;
su 43.000 mezzi adibiti al trasporto pubblico locale su gomma, il 60 per cento ha più di dieci anni e il 37 per cento addirittura supera i 15 anni di età;
è bene ricordare che un autobus vecchio di dieci anni inquina come sette veicoli di nuova generazione;
l'Anfia ha proposto un programma di ammodernamento, che, a partire dal 2003, consenta la sostituzione entro il 2007 di almeno 20.000 autobus, con un ritmo medio di 4.000 immatricolazioni l'anno;
i contributi necessari per sostenere un piano di tale genere dovrebbero ammontare a circa 70 milioni di euro l'anno;
occorre motivare nuovamente le regioni per una loro convinta partecipazione al rinnovo del parco automezzi del trasporto pubblico locale -:
se non ritenga di dover verificare la possibilità di rinvenire le risorse necessarie a sostenere, di concerto con le regioni, il programma di svecchiamento dei mezzi del servizio di trasporto pubblico locale, al fine di ridurre in misura consistente l'inquinamento atmosferico soprattutto nelle grandi città.
(3-00672)
(12 febbraio 2002)
nel mese di febbraio del 1998 tra il ministero della giustizia, il ministero del lavoro e della previdenza sociale e Telecom Italia mobile spa venne siglato un accordo che prevedeva l'impiego di manodopera detenuta nella gestione di banche-dati tramite strumenti informatici;
in attuazione del citato accordo, si è dato corso ad un progetto sperimentale che prevedeva, dopo un periodo di formazione professionale, l'impiego in forma cooperativistica di 50 detenuti (25 dei quali presso Milano-S. Vittore e altrettanti presso Roma-Rebibbia) in attività di elaborazione dati, gestione archivi e realizzazione di supporti informatici e telematici;
è interessante conoscere quale sia stato l'esito di tale iniziativa, che si è posta, al momento della sua nascita, come vero e proprio progetto-pilota per dare comunque sostanza al principio del reinserimento del detenuto nel mondo del lavoro -:
quali concreti sviluppi abbia avuto l'accordo del febbraio 1998 tra ministero della giustizia, ministero del lavoro e della previdenza sociale e Telecom Italia mobile spa per l'impiego di mano d'opera detenuta nella gestione di banche-dati tramite strumenti informatici.
(3-00438)
(20 novembre 2001)
la situazione dell'assistenza sanitaria all'interno delle carceri presenta aspetti drammatici;
nel corso dell'anno 2002 si assisterà ad una diminuzione del 30 per cento del servizio di guardia medica, circa il 20 per cento in meno per l'assistenza infermieristica e il 50 per cento in meno per i servizi specialistici;
sono stati determinati tagli per il 70 per cento per le apparecchiature e la strumentazione sanitarie all'interno degli istituti penitenziari;
le organizzazioni sindacali, il personale medico e le associazioni di volontariato che operano all'interno delle strutture penitenziarie da tempo denunciano questa politica dissennata;
detenuti portatori di particolari patologie non vedranno garantiti servizi specialistici di consulenza diagnostica e si abbasserà il livello sostanziale dell'assistenza sanitaria nelle carceri;
i tagli adoperati anche nella legge finanziaria per il 2002 hanno di fatto impedito la piena operatività del riordino della medicina penitenziaria, prevista ai sensi del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230;
si corre il rischio che all'interno degli istituti di detenzione vi possano essere momenti di crescente tensione -:
cosa intenda fare il Governo per evitare tagli indiscriminati all'assistenza sanitaria nelle carceri e per potenziarne le risorse e garantire la piena efficienza delle strutture, al fine di assicurare la massima sicurezza per gli operatori e per i detenuti nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali.
(3-00771)
(6 marzo 2002)
1850 lavoratori del ministero della giustizia, operanti in 26 corti di appello, assunti dal 1996, inizialmente con progetti di lavori socialmente utili, con periodici rinnovi annuali, nel novembre 2000 sono stati assunti con contratto a tempo determinato per 18 mesi (legge n. 242 del 18 agosto 2000), con scadenza 30 aprile 2002;
la detta assunzione si è resa necessaria per coprire, almeno in parte, la cronica vacanza di personale che ormai da tempo immemorabile caratterizza il ministero della giustizia, al fine di assicurare un migliore funzionamento della macchina giudiziaria, così come peraltro è stato più volte indicato, nelle note di valutazione trasmesse al ministero stesso, dai presidenti delle corti di appello e dai procuratori generali, secondo i quali la presenza dei suddetti lavoratori è indispensabile per esperienza, competenza e professionalità maturate in questi cinque anni di impegnativo lavoro, in particolare per l'apporto nel campo dell'informatizzazione dei servizi;
purtroppo, il contratto con il ministero della giustizia avrà termine il 30 aprile 2002 -:
se e come il Ministro interrogato intenda provvedere per tutelare i livelli occupazionali, per ovviare agli inevitabili disagi per gli uffici giudiziari connessi all'eventuale mancato rinnovo del contratto e per preordinare l'organizzazione degli uffici necessaria per coadiuvare i numerosi magistrati di nuova nomina.
(3-00795)
(14 marzo 2002)
il 23 novembre 2001 il Consiglio d'Europa ha approvato una convenzione sul cybercrimine, consistente in una serie di reati di tipo tradizionale (violazione di copyright, furto, spionaggio industriale, sabotaggio industriale) consumati nella dimensione del cyberspazio;
dall'esistenza del cybercrimine si può e si deve ipotizzare il rischio dell'avvio di particolari e pericolose forme di cyberterrorismo, come è dimostrato dalle spettacolari azioni conosciute come net strikc e derial of service;
il problema, puntualmente messo a fuoco dal presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, professor Stefano Rodotà, si è posto in modo particolarmente acuto dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 a New York e consiste nello stabilire fino a che punto sia lecito sacrificare alle esigenze di sicurezza un diritto fondamentale, qual è quello della privacy;
il 14 dicembre 2001 i garanti hanno approvato e sottoposto ai presidenti della Commissione europea e del Parlamento europeo uno specifico parere sulla necessità di bilanciare il diritto alla privacy con altri diritti, peraltro sostenendo che le misure contro il terrorismo non possono comprimere lo standard dei diritti fondamentali;
peraltro i comuni convincimenti europei paiono confliggere con la diversa opinione degli Stati Uniti d'America, che sembra privilegiare le esigenze della sicurezza, fors'anche sotto la comprensibile spinta della industria hi-tech, che vede nei nuovi sistemi di controllo e di sicurezza elettronici una speranza di uscire dalla crisi -:
in ragione dei documenti approvati dal Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo, quali adeguamenti ritenga indispensabili, dal punto di vista normativo, per colpire efficacemente le fattispecie del cybercrimine e quali iniziative intenda assumere, di concerto con altri dicasteri, per prevenire e reprimere il cyberterrorismo e per promuovere, comunque, una legislazione bilanciata fra le esigenze di sicurezza e la garanzia del diritto alla privacy.
(3-00819)
(19 marzo 2002)