TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 144 di Martedì 14 maggio 2002


INTERROGAZIONI

A)

CENTO. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
la società bolognese Seabo spa ha annunciato nel mese di maggio 2001 l'imminente avvio della procedura per la realizzazione di una centrale elettrica a ciclo combinato nel comune di Crevalcore, in provincia di Bologna;
i cittadini e lo stesso sindaco del suddetto comune erano stati avvisati del fatto solamente pochi giorni prima, tramite una lettera inviata dal ministero dell'ambiente e della tutela del territorio, datata 11 maggio 2001, in cui si chiedeva al comune di concordare insieme alla regione e alla provincia uno dei tre esperti che dovranno affiancare un magistrato nell'ambito della procedura di approvazione della nuova centrale elettrica;
nel 2000 lo stesso comune rifiutava con fermezza la realizzazione di una centrale termoelettrica da parte di una società statunitense, che, molto più correttamente della Seabo, aveva prima sentito i pareri delle autorità locali, ovviamente contrari;
la regione Emilia Romagna non ha ancora predisposto il piano energetico regionale, e quindi non sono ancora chiari e ben definiti i reali fabbisogni energetici della regione stessa -:
se non ritenga necessario sospendere la procedura di «designazione esperti inchiesta pubblica articolo 7 all. IV decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 27 dicembre 1988 per la centrale a ciclo combinato in comune di Crevalcore (Bologna)» sino a quando non verrà predisposto il piano energetico regionale dell'Emilia Romagna, e se non ritenga comunque necessario trovare un'intesa con il comune di Crevalcore.
(3-00004)
(30 maggio 2001)

B)

MANTOVANI e VENDOLA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
la Mineraria Campiano spa, del gruppo Eni, ha realizzato nei primi anni '90 una discarica di rifiuti tossici e nocivi all'interno della miniera di Campiano, nel comune di Montieri, provincia di Grosseto, stoccandovi sia ceneri ematitiche, ricche d'arsenico e di altri metalli tossici, sia fanghi di depurazione, altrettanto pericolosi per la salute e per l'ambiente;
a cinque anni dalla chiusura della miniera e dall'interruzione del sistema di drenaggio delle acque interne, che assicurava ai rifiuti - stoccati illegalmente, come risulta anche da numerose fonti giornalistiche, nella miniera - la possibilità di rimanervi in uno stato d'isolamento, dal mese d'aprile 2001, dalla miniera è iniziato a fuoriuscire un liquido con una portata di circa 18 litri al secondo, composto di metalli tossici in alta concentrazione e fuori delle norme, che s'immette nel fiume Merse, inquinandolo e devastandone l'intero percorso;
all'interno della miniera di Campiano la quantità di vuoti che in questi cinque anni si sono riempiti d'acqua, stimata dai consulenti tecnici della procura della Repubblica di Grosseto, ammonta a ben 1.100.000 metri cubi e un altrettanto volume d'acqua inquinata ha potuto, nel frattempo, lisciviare i metalli tossici contenuti nei rifiuti stoccati al suo interno, passando nelle falde idriche della zona, prima ancora di iniziare a fuoriuscire dalla sommità del corpo della miniera;
la quantità di rifiuti tossici stoccati illegalmente nella miniera, che ammontano a diverse centinaia di migliaia di tonnellate, fa presumere che il fenomeno della fuoriuscita d'acqua proseguirà nei prossimi mesi minacciando l'intero bacino idrogeologico del fiume Ombrone, in cui la carenza di acqua potabile è già oggi il limite principale allo sviluppo economico della Maremma toscana;
la giunta della regione Toscana, in deroga a quanto stabilito dalla normativa nazionale e accogliendo certificazioni, a giudizio degli interroganti, dubbie presentate dalla società Eni, deliberò il 12 giugno 1989 (delibera n. 5067) che le ceneri ematitiche prodotte dall'impianto della Nuova Solmine di Scarlino (Eni) potevano essere considerate materiali riutilizzabili per la ripiena dei vuoti di miniera, nonostante fosse certificato il contrario dalle analisi correttamente presentate sia dalle unità sanitarie locali, sia da una commissione tecnica regionale appositamente costituita per studiare il problema;
con nota 115/96 dell'11 agosto 1997 anche la procura della Repubblica di Grosseto fece conoscere la reale natura dei rifiuti stoccati nella miniera ai vari enti locali, regione Toscana e provincia di Grosseto compresi, tramite nota n. 1447 del distretto minerario di Grosseto del 26 agosto 1997, allegando i risultati analitici degli accertamenti, sia delle ceneri ematitiche, sia dei fanghi di depurazione, senza che tale comunicazione producesse interventi di prevenzione del possibile disastro;
neppure le numerose denunce pubbliche e formali compiute da Rifondazione Comunista sia nel consiglio provinciale di Grosseto, a partire dal 1996, sia nel consiglio regionale toscano, dal 1997, hanno prodotto un ripensamento in merito alla necessità di evitare l'allargamento della miniera; anzi, la giunta regionale toscana non ha ancora risposto alle interrogazioni presentate sull'argomento;
inoltre, risulta grave, a parere degli interroganti, l'inefficienza e l'incompetenza dimostrata dall'Arpat, come risulta anche dalla «Relazione sulla Toscana» della Commissione parlamentare di inchiesta sui reati connessi al ciclo dei rifiuti;
sull'inquinamento ormai evidente provocato dalla fuoriuscita delle acque dalla miniera di Campiano, le amministrazioni provinciali di Siena e di Grosseto, nel maggio 2001, si sono dichiarate «molto preoccupate della situazione che si è venuta a creare, anche per la possibilità di disastro ambientale e di dissesto idrogeologico»; ma nell'esprimere «vivo sconcerto nell'apprendere che conclusioni di tale gravità siano potute rimanere chiuse in un ufficio preposto ai controlli minerari e solo a distanza di anni rese pubbliche, vanificando le iniziative che dovevano essere intraprese al momento della conoscenza dei fatti», hanno ignorato sia le segnalazioni di organi tecnici risalenti al 1997 e quelle precedenti al 1993, del 1989 e del 1986, sia le denunce presentate in sedi istituzionali;
la Mineraria Campiano spa, partecipata dal ministero del Tesoro e avente con il ministero dell'industria rapporti inerenti le concessioni minerarie, da una parte ha messo in atto procedure di ricorsi burocratici e giudiziarie, sottraendosi di fatto agli obblighi di bonifica che gli uffici tecnici locali richiedono nel rispetto delle leggi, dall'altra ha stipulato permute lasciando agli enti locali gli oneri che in futuro potranno nascere dalle mancate bonifiche;
sulla vicenda vi è stata una ampia mobilitazione popolare nel comune di Sovicille e l'argomento è stato ampiamente trattato dalla stampa locale -:
se siano a conoscenza dei fatti e quali iniziative intendano adottare nel confronti della regione Toscana e degli enti locali, affinché siano tutelati nell'immediato la salute dei cittadini, l'equilibrio ecologico, il patrimonio ambientale, le attività economiche e gli interessi delle popolazioni abitanti nella zona di Boccheggiano e lungo la valle del fiume Merse;
se siano a conoscenza dei contenuti, delle modalità, dei tempi delle varie fasi di intervento individuate in sede di conferenza dei servizi, a cui hanno partecipato il comune di Montieri, il comune di Chiusdino, il distretto minerario di Grosseto, l'Arpat di Grosseto, l'Asl 9 di Follonica e la società Mineraria Campiano spa, al fine di evidenziare responsabilità e applicare soluzioni efficaci per la risoluzione dei problemi in questione, e quali iniziative intendano assumere per seguire ed accelerare le suddette fasi;
quali iniziative intendano assumere, in particolare, perché la direzione dell'Eni non si sottragga agli obblighi di bonifica delle zone inquinate e perché trovi applicazione sia quanto disposto dall'articolo 2 del decreto ministeriale del 25 ottobre 1995 sull'accettazione dell'istanza di rinuncia, con l'effettuazione dei dovuti «lavori di ripristino ambientale», sia quanto disposto dalle vigenti leggi per la gestione dei rifiuti.
(3-00070)
(10 luglio 2001)

C)

DELMASTRO DELLE VEDOVE e MEROI. - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
i gravissimi problemi di inquinamento da gas e da polveri che hanno afflitto le maggiori città italiane, a causa dell'inusuale siccità dell'inverno 2001-2002, hanno reso nuovamente attuale la necessità di implementare il trasporto pubblico per contenere e ridurre il numero delle vetture circolanti;
problema non secondario del trasporto pubblico è, peraltro, costituito dal fatto che la maggior parte degli automezzi sono largamente obsoleti, e dunque particolarmente inquinanti;
il presidente del gruppo Autobus dell'Anfia (Associazione nazionale fra industrie automobilistiche), Saverio Gaboardi, ha sottolineato come nella legge finanziaria per il 2002 manchino i finanziamenti necessari a sostenere il programma delle nuove immatricolazioni;
su 43.000 mezzi adibiti al trasporto pubblico locale su gomma, il 60 per cento ha più di dieci anni e il 37 per cento addirittura supera i 15 anni di età;
è bene ricordare che un autobus vecchio di dieci anni inquina come sette veicoli di nuova generazione;
l'Anfia ha proposto un programma di ammodernamento, che, a partire dal 2003, consenta la sostituzione entro il 2007 di almeno 20.000 autobus, con un ritmo medio di 4.000 immatricolazioni l'anno;
i contributi necessari per sostenere un piano di tale genere dovrebbero ammontare a circa 70 milioni di euro l'anno;
occorre motivare nuovamente le regioni per una loro convinta partecipazione al rinnovo del parco automezzi del trasporto pubblico locale -:
se non ritenga di dover verificare la possibilità di rinvenire le risorse necessarie a sostenere, di concerto con le regioni, il programma di svecchiamento dei mezzi del servizio di trasporto pubblico locale, al fine di ridurre in misura consistente l'inquinamento atmosferico soprattutto nelle grandi città.
(3-00672)
(12 febbraio 2002)

D)

GIANNI MANCUSO e DELMASTRO DELLE VEDOVE. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
nel mese di febbraio del 1998 tra il ministero della giustizia, il ministero del lavoro e della previdenza sociale e Telecom Italia mobile spa venne siglato un accordo che prevedeva l'impiego di manodopera detenuta nella gestione di banche-dati tramite strumenti informatici;
in attuazione del citato accordo, si è dato corso ad un progetto sperimentale che prevedeva, dopo un periodo di formazione professionale, l'impiego in forma cooperativistica di 50 detenuti (25 dei quali presso Milano-S. Vittore e altrettanti presso Roma-Rebibbia) in attività di elaborazione dati, gestione archivi e realizzazione di supporti informatici e telematici;
è interessante conoscere quale sia stato l'esito di tale iniziativa, che si è posta, al momento della sua nascita, come vero e proprio progetto-pilota per dare comunque sostanza al principio del reinserimento del detenuto nel mondo del lavoro -:
quali concreti sviluppi abbia avuto l'accordo del febbraio 1998 tra ministero della giustizia, ministero del lavoro e della previdenza sociale e Telecom Italia mobile spa per l'impiego di mano d'opera detenuta nella gestione di banche-dati tramite strumenti informatici.
(3-00438)
(20 novembre 2001)

E)

BINDI e MOLINARI. - Ai Ministri della giustizia e della salute. - Per sapere - premesso che:
la situazione dell'assistenza sanitaria all'interno delle carceri presenta aspetti drammatici;
nel corso dell'anno 2002 si assisterà ad una diminuzione del 30 per cento del servizio di guardia medica, circa il 20 per cento in meno per l'assistenza infermieristica e il 50 per cento in meno per i servizi specialistici;
sono stati determinati tagli per il 70 per cento per le apparecchiature e la strumentazione sanitarie all'interno degli istituti penitenziari;
le organizzazioni sindacali, il personale medico e le associazioni di volontariato che operano all'interno delle strutture penitenziarie da tempo denunciano questa politica dissennata;
detenuti portatori di particolari patologie non vedranno garantiti servizi specialistici di consulenza diagnostica e si abbasserà il livello sostanziale dell'assistenza sanitaria nelle carceri;
i tagli adoperati anche nella legge finanziaria per il 2002 hanno di fatto impedito la piena operatività del riordino della medicina penitenziaria, prevista ai sensi del decreto legislativo 22 giugno 1999, n. 230;
si corre il rischio che all'interno degli istituti di detenzione vi possano essere momenti di crescente tensione -:
cosa intenda fare il Governo per evitare tagli indiscriminati all'assistenza sanitaria nelle carceri e per potenziarne le risorse e garantire la piena efficienza delle strutture, al fine di assicurare la massima sicurezza per gli operatori e per i detenuti nel pieno rispetto delle prerogative costituzionali.
(3-00771)
(6 marzo 2002)

F)

MAZZONI e COZZI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
1850 lavoratori del ministero della giustizia, operanti in 26 corti di appello, assunti dal 1996, inizialmente con progetti di lavori socialmente utili, con periodici rinnovi annuali, nel novembre 2000 sono stati assunti con contratto a tempo determinato per 18 mesi (legge n. 242 del 18 agosto 2000), con scadenza 30 aprile 2002;
la detta assunzione si è resa necessaria per coprire, almeno in parte, la cronica vacanza di personale che ormai da tempo immemorabile caratterizza il ministero della giustizia, al fine di assicurare un migliore funzionamento della macchina giudiziaria, così come peraltro è stato più volte indicato, nelle note di valutazione trasmesse al ministero stesso, dai presidenti delle corti di appello e dai procuratori generali, secondo i quali la presenza dei suddetti lavoratori è indispensabile per esperienza, competenza e professionalità maturate in questi cinque anni di impegnativo lavoro, in particolare per l'apporto nel campo dell'informatizzazione dei servizi;
purtroppo, il contratto con il ministero della giustizia avrà termine il 30 aprile 2002 -:
se e come il Ministro interrogato intenda provvedere per tutelare i livelli occupazionali, per ovviare agli inevitabili disagi per gli uffici giudiziari connessi all'eventuale mancato rinnovo del contratto e per preordinare l'organizzazione degli uffici necessaria per coadiuvare i numerosi magistrati di nuova nomina.
(3-00795)
(14 marzo 2002)

G)

DELMASTRO DELLE VEDOVE, GHIGLIA e MEROI. - Al Ministro della giustizia. - Per sapere - premesso che:
il 23 novembre 2001 il Consiglio d'Europa ha approvato una convenzione sul cybercrimine, consistente in una serie di reati di tipo tradizionale (violazione di copyright, furto, spionaggio industriale, sabotaggio industriale) consumati nella dimensione del cyberspazio;
dall'esistenza del cybercrimine si può e si deve ipotizzare il rischio dell'avvio di particolari e pericolose forme di cyberterrorismo, come è dimostrato dalle spettacolari azioni conosciute come net strikc e derial of service;
il problema, puntualmente messo a fuoco dal presidente dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, professor Stefano Rodotà, si è posto in modo particolarmente acuto dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 a New York e consiste nello stabilire fino a che punto sia lecito sacrificare alle esigenze di sicurezza un diritto fondamentale, qual è quello della privacy;
il 14 dicembre 2001 i garanti hanno approvato e sottoposto ai presidenti della Commissione europea e del Parlamento europeo uno specifico parere sulla necessità di bilanciare il diritto alla privacy con altri diritti, peraltro sostenendo che le misure contro il terrorismo non possono comprimere lo standard dei diritti fondamentali;
peraltro i comuni convincimenti europei paiono confliggere con la diversa opinione degli Stati Uniti d'America, che sembra privilegiare le esigenze della sicurezza, fors'anche sotto la comprensibile spinta della industria hi-tech, che vede nei nuovi sistemi di controllo e di sicurezza elettronici una speranza di uscire dalla crisi -:
in ragione dei documenti approvati dal Consiglio d'Europa e dal Parlamento europeo, quali adeguamenti ritenga indispensabili, dal punto di vista normativo, per colpire efficacemente le fattispecie del cybercrimine e quali iniziative intenda assumere, di concerto con altri dicasteri, per prevenire e reprimere il cyberterrorismo e per promuovere, comunque, una legislazione bilanciata fra le esigenze di sicurezza e la garanzia del diritto alla privacy.
(3-00819)
(19 marzo 2002)



MOZIONE CONCERNENTE LA DESTINAZIONE DELLE RISORSE INVESTITE DALLE FONDAZIONI

La Camera,
tenuto conto dell'approvazione in sede di discussione della legge finanziaria per il 2002 dell'ordine del giorno 9/1984/142 relativo alle fondazioni; tenuto conto che tale ordine del giorno impegna il Governo «ad emanare opportuni indirizzi alle fondazioni affinché vincolino alle regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) 1/3 delle risorse che esse destinano ai settori di cui al comma 1 dell'articolo 9 della legge finanziaria»; tenuto conto che è in corso di definizione il regolamento attuativo di detta legge relativa alle fondazioni;

impegna il Governo

a recepire, in linea con l'indirizzo dato dalla Camera dei deputati con l'approvazione del citato ordine del giorno, l'indicazione nel regolamento attuativo di vincolare 1/3 delle risorse investite dalle fondazioni alle regioni dell'obiettivo 1.
(1-00056)
«Tuccillo, Paolo Russo, Boccia, Landolfi, Soro, Maione, Cesaro, Rotondi, Siniscalchi, Ranieri, De Franciscis, Iannuzzi, Annunziata, Petrella, Burtone, De Luca, Gerardo Bianco, Molinari, Russo Spena, Azzolini, Antonio Russo, Di Gioia, Squeglia, Piglionica, Cola, Roberto Barbieri, Ostillio, Mussolini, Marone, Minniti, Cennamo, Mancini, D'Alia».
(27 febbraio 2002)



MOZIONI CONCERNENTI IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA ALLO SVILUPPO DEI PAESI PIÙ POVERI

La Camera,
premesso che:
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, dall'adozione degli indirizzi del Cipe del 1995 ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (PVS);
nel settembre del 2000 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la «Dichiarazione del millennio», in cui vengono definiti gli obiettivi internazionali di sviluppo che bisogna perseguire;
l'obiettivo centrale rimane quello di ridurre del 50 per cento entro il 2015 il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di un dollaro al giorno;
la partecipazione attiva dell'Italia ai finanziamenti e ai programmi di aiuto ai Paesi in via di sviluppo non corrisponde solo ad un generico impegno morale, ma segue le indicazioni di un più profondo intento che è quello di portare a tutti i popoli della terra sviluppo, dignità, diritti. Sono questi gli ambiziosi obiettivi dell'Italia per contribuire alla realizzazione di un mondo di pace, per fare in modo che i conflitti interni di ogni singolo popolo non sfocino più in azioni estreme, come è accaduto l'11 settembre 2001;
a marzo 2002 si è tenuta la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo» a Monterrey, in Messico e in tale incontro i Governi, le organizzazioni non governative, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), all'Organizzazione mondiale del commercio e alle principali agenzie Onu, si sono confrontati sui nodi più controversi dell'attuale sistema finanziario internazionale, discutendo di aiuto pubblico allo sviluppo, di commercio, di debito estero, ma anche di flussi finanziari e di possibili sistemi di tassazione;
il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Rio + 10) si terrà dal 2 all'11 settembre 2002 a Johannesburg (Sudafrica) con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che si è svolta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1992. Il vertice mondiale sarà un'occasione unica per incoraggiare la realizzazione degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro e per definire nuovi impegni politici da parte di tutti i Paesi nel cammino verso lo sviluppo sostenibile;
inoltre, il grave fenomeno della povertà assume dimensioni sempre più ampie, nonostante che tutti i Governi abbiano affermato ed affermino la loro ferma volontà di combatterlo ed eliminarlo. Purtroppo, si è trattato e si tratta soltanto di dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito concrete e precise azioni;
a partire dal 2000 si è registrata, a livello internazionale, un'inversione della tendenza positiva che si era avviata nel biennio 1998-1999, dopo le riduzioni dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel periodo 1992-1997;
la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo nel 2000 ha registrato un calo pari al 14,3 per cento e tra i Paesi donatori l'Italia è scivolata dal settimo al decimo posto. In rapporto al prodotto interno lordo, l'Italia risulta addirittura ventunesima su 22 Paesi Ocse, con un impegno pari allo 0,13 per cento del prodotto interno lordo;
gli stanziamenti per l'aiuto pubblico, come risulta dal bilancio assestato 2001 e da quello a legislazione vigente 2002, pur non delineando una diminuzione degli aiuti, non indicano nemmeno un vero e proprio rilancio, non discostandosi di molto dallo 0,13 per cento del prodotto interno lordo realizzato nel 2000;
la situazione appare in tutta la sua gravità se si confrontano i dati attuali con quelli del passato e, in particolare, con quelli del 1985, quando, anche a seguito di un movimento parlamentare sul problema della lotta contro la fame nel mondo, si pervenne ad uno stanziamento complessivo di ben 3.629 miliardi di lire, corrispondenti allo 0,26 per cento del prodotto interno lordo. Con questi aiuti l'Italia balzò al 5o posto nella cooperazione;
il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una comune mozione in vista del vertice Fao del giugno 2002, in cui tra l'altro si impegnava il Governo a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati di lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione, sviluppo sostenibile; ad aumentare le risorse ordinarie per la lotta contro la fame nel mondo, portando gradualmente entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo nel terzo mondo;
le risorse per la cooperazione allo sviluppo stanziate da questo Governo per gli anni 2002-2004 non ci indicano chiaramente un'inversione di tendenza, ma solo deboli accenni per una partecipazione italiana, che certo non riuscirà, ancora una volta, a rispettare la raccomandazione, datata 1970, delle Nazioni Unite che indica come soglia base per gli aiuti l'impiego dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il consolidarsi dei grandi processi di internazionalizzazione della economia, gli impegni derivanti dalla partecipazione alla stessa Unione europea, ci pongono di fronte a nuove sfide e all'esigenza di superare ostacoli e lentezze che impediscono l'iniziativa del nostro Paese;
si impone, quindi, una riflessione politica approfondita, al fine di individuare orientamenti e scelte che diano sicurezza al Paese per i prossimi anni, una riflessione adeguata, che tenga conto dell'aumento della distanza tra il Nord e il Sud del mondo e della differenziazione avvenuta nel sud per Paesi e per aree regionali;
i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono ormai del tutto insufficienti a garantire una nostra reale presenza nelle aree geografiche dove abbiamo deciso di concentrare la nostra azione;
anche in Italia, così come sta avvenendo anche negli altri Paesi industrializzati, si è aperto un dibattito sulla revisione della normativa che regola la cooperazione allo sviluppo;
l'attuale stato di crisi operativa in cui si trova la direzione della cooperazione allo sviluppo impone provvedimenti globali e coerenti;
il nostro Paese, in prosecuzione degli impegni presi dai Governi negli anni scorsi e al G8 di Genova, ha assunto una posizione di leadership internazionale sulla questione del debito dei Paesi in via di sviluppo ed ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di misure di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo

a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
ad invertire la tendenza che ha prodotto la progressiva stabilizzazione del bilancio della cooperazione e, a partire dall'assestamento del bilancio 2002, a raddoppiare le somme stanziate per l'aiuto pubblico allo sviluppo dall'Italia;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,30 per cento del prodotto interno lordo l'impegno per la cooperazione a partire dalla prossima legge finanziaria;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo;

a realizzare un sistema di incentivi per promuovere i prodotti del commercio equo e i titoli finanziari etici;
a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative, anche allo scopo di raccogliere proposte ed iniziative di chi la cooperazione la vive in prima persona;
ad attuare gli impegni internazionali e normativi per la remissione del debito ai Paesi poveri.
(1-00058)
«Realacci, Vigni, Abbondanzieri, Albertini, Annunziata, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Bimbi, Boccia, Buffo, Camo, Carbonella, Castagnetti, Cento, Ciani, Cima, Crucianelli, De Brasi, Diana, Duilio, Fistarol, Franci, Giacco, Iannuzzi, Lettieri, Lion, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Marini, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Melandri, Micheli, Montecchi, Mosella, Motta, Mussi, Pinotti, Piscitello, Pistelli, Pistone, Rocchi, Rutelli, Ruzzante, Sereni, Squeglia, Tocci, Volpini, Zanotti».
(5 marzo 2002)

La Camera,
premesso che:
la conferenza Onu di Monterrey su «Finanza e sviluppo» ha profondamente deluso le aspettative riposte, affrontando solo in minima parte i punti della «Dichiarazione del millennio», sottoscritta nel settembre del 2000 dai Capi di Stato e di Governo di 156 Paesi;
durante i due anni di lavori preparatori alla conferenza dl Monterrey, il documento politico è stato progressivamente annacquato ed impoverito, con la cancellazione di tutte le proposte realmente innovative: dall'ipotesi di una tassa sulle transazioni valutarie e su una carbon tax, alla creazione di un'organizzazione che si occupasse di controversie in materia fiscale con il compito di combattere la competizione e l'evasione fiscale. Interi paragrafi che affrontavano il tema dei controlli sui capitali, in particolare quelli di breve periodo e fortemente destabilizzanti, il tema dell'arbitrariato come meccanismo per affrontare il debito estero di tutti i Paesi sono stati colpevolmente evasi;
analoga fine hanno fatto tutta una serie di impegni, da parte dei Paesi donatori, ad aumentare il livello dell'aiuto pubblico allo sviluppo finalizzato al raggiungimento dei Millennium development goals (gli obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà sottoscritti all'Assemblea del millennio);
alla luce di questo fallimento acquistano ancora più importanza nella lotta alla povertà la conferenza della Fao di Roma prevista per il giugno 2002 e quella denominata Rio+10, in programma a Joannesburg dal 2 all'11 settembre 2002;
entrambe le conferenze possono porre rimedio alla logica mercantile che ha ispirato l'Organizzazione mondiale per il commercio in materia di brevettabilità della materia vivente e di accesso ad una risorsa fondamentale per l'umanità come l'acqua;

impegna il Governo:

a sostenere e proporre alle conferenze della Fao e di Rio+10:
il varo di un trattato internazionale per la condivisione del patrimonio genetico con il fine di proibire, nei Paesi in via di sviluppo che possiedono la più grande ricchezza in biodiversità, ogni brevetto su piante, microrganismi, animali e parti del corpo umano, rifiutando la concessione dei diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi organismo vivente e su qualsiasi parte di esso;
il varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la preparazione di un calendario vincolante per il raggiungimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
l'utilizzo di un approccio fondato sugli indicatori di sviluppo umano nella misurazione della sostenibilità del debito estero e la cancellazione del debito ai Paesi più poveri;
l'equa e trasparente procedura di arbitrariato sul debito;
la cooperazione internazionale in materia fiscale, anche attraverso l'adozione di una tassa minima sullo spostamento dei capitali finanziari a breve termine (speculativi), al fine di reperire risorse da destinare alla lotta alla fame, alla siccità ed alla povertà;
una maggiore partecipazione nei meccanismi decisionali economici globali e il monitoraggio sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo contenuti nella «Dichiarazione del millennio», da parte delle organizzazioni non governative e, più in generale, della cosiddetta società civile.
(1-00062)
«Mantovani, Bertinotti, Deiana, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
si è svolta a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002 la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo», per fare il punto sulle iniziative in favore dei Paesi poveri;
prima della Conferenza, il 6 marzo 2002, la Camera dei deputati aveva approvato la risoluzione 8/00009, contenente una serie di impegni per il Governo, non tutti pienamente rispettati;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, dieci anni dopo la conferenza Onu su ambiente e sviluppo di Rio, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri per ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
siamo ancora molto lontani dallo 0,7 per cento e nel documento «Monterrey consensus» (73 articoli adottati per acclamazione) non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo né riferimenti ad una loro precisa scadenza, né sono state concordate iniziative concrete e rilevanti sulle politiche commerciali, sulle transazioni finanziarie e sul debito dei Paesi poveri, giustificando una diffusa delusione per i risultati della conferenza di Monterrey e una diffusa preoccupazione per la preparazione del vertice di Johannesburg;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha comunque annunciato che i Paesi membri della Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006 con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
non sono state concordate o annunciate significative riforme delle istituzioni e degli organismi finanziari mondiali, nonostante positive e precise proposte contenute nella risoluzione finale del forum global della società civile, approvata da oltre 700 organizzazioni non governative di 80 Paesi il 16 marzo 2002;
il Parlamento italiano ha già approvato in questa legislatura atti di indirizzo sul vertice Fao, sulla ratifica del protocollo di Kyoto, sulla remissione del debito dei Paesi poveri, sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto;

impegna il Governo

a portare entro il 2006 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a raddoppiare l'attuale quota già a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria e dal prossimo disegno di legge finanziaria 2003;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, in particolare predisponendo una scheda di valutazione della quantità dei livelli di emissione di gas serra connessa ad ogni progetto pubblico o privato promosso in altri Paesi con l'assistenza e il contributo di istituzioni pubbliche italiane;
ad introdurre la deducibilità totale dei contributi versati alle organizzazioni non governative per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo per un massimo dell'1 per cento del reddito imponibile e almeno dello 0,7 per cento già a partire dal 2003;
a semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a concentrare le risorse delle cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2003-2005 sui programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a sostenere le iniziative per la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per l'eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi poveri;
a preparare la presenza italiana al vertice di Roma sulla lotta alla fame e al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile, come la campagna «Prima della pioggia», avviata con l'Unione delle province italiane, il progetto Keita in Niger e altre iniziative analoghe;
a promuovere iniziative, affinché a Johannesburg si concentri la discussione e la scelta sul nesso povertà-ambiente; si fissino impegni concreti per la riduzione dell'effetto serra prevedendo sanzioni per chi violi le norme; si proceda sulla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile eliminando decisioni contraddittorie (come quelle relative a grandi dighe) e rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); si proponga l'adozione di uno strumento di azione come l'Agenda XXI rurale per l'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi; si promuova una effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali.
(1-00063) «Violante, Calzolaio, Innocenti, Montecchi, Agostini, Bogi, Ruzzante, Nicola Rossi, Magnolfi, Crucianelli, Ranieri, Spini, Mussi, Folena, Sereni, Cabras, Fumagalli, Melandri, Vigni».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la lotta alla povertà globale è uno degli obiettivi prioritari che la comunità dei Paesi economicamente più progrediti deve perseguire sin dall'immediato presente per instaurare una società prospera e pacifica senza confini nazionali, fondata sul più profondo rispetto della dignità umana, scongiurando la minaccia della sofferenza e della fame in ogni parte del globo, insieme ai pericoli della guerra e del terrorismo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (Pvs);
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare all'1 per cento la quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
il Governo italiano, coerentemente con le decisioni dei Consigli europei di Goteborg e di Laeken, ha dichiarato di perseguire l'obiettivo di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo; promuove, inoltre, alcune tra le formule più innovative di finanziamento allo sviluppo, fra cui rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, come il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, o l'iniziativa New partnership for african development, nell'ambito della quale l'Italia è in prima linea;
nell'obiettivo di pervenire ad una gestione sostenibile e partecipativa del patrimonio di risorse economiche ed ambientali comune all'intera umanità, è auspicabile la creazione di organismi internazionali quali un Consiglio per la sicurezza economica e sociale, nonché un'organizzazione mondiale per la tutela dell'ambiente, anche secondo quanto suggerito dal Presidente Chirac nella recente conferenza Onu «Finanza e sviluppo», svoltasi a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002;
nella conferenza di Monterrey, i Governi, le organizzazioni non governative, le istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), l'Organizzazione mondiale del commercio e le principali agenzie Onu si sono confrontati sui temi più controversi nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002 con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; il vertice mondiale di Johannesburg sarà infatti l'occasione per incoraggiare il raggiungimento degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri, allo scopo di ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
nel documento Monterrey consensus, adottato per acclamazione al termine della conferenza, non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo, né riferimenti ad una loro precisa scadenza;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha annunciato che i Paesi membri dell'Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006, con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
il Parlamento italiano ha manifestato la propria attenzione per i temi indicati, approvando in questa legislatura atti di indirizzo sul prossimo vertice Fao, che si svolgerà nel giugno del 2002, sulla remissione del debito dei Paesi poveri e sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
la III Commissione (affari esteri e comunitari) ha già adottato un atto di indirizzo, che in questa sede occorre recuperare, promuovendo una deliberazione dell'intera Camera;

impegna il Governo

ad operare un significativo aumento dei fondi per la cooperazione, con l'impegno a perseguire l'obiettivo, già annunciato, dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo, con progressivi aumenti degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, anche destinando a tal fine le risorse della cooperazione italiana allo sviluppo per il biennio 2002-2004;
a valutare l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo e di fonti innovative ed aggiuntive di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo;
a monitorare l'impatto dei flussi finanziari pubblici, sia bilaterali che multilaterali, sugli obiettivi unanimemente accettati, i Millenium development goals;
a considerare il possibile impatto sui processi di sviluppo di iniziative per il commercio equo e solidale e i marchi sociali;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi; a promuovere le iniziative contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per rendere coerente il commercio internazionale con gli aiuti allo sviluppo;
a sostenere il «Piano di azione per l'Africa» deciso dal G8 di Genova e che verrà approvato dal vertice di Kananaskis in Canada;
a procedere con urgenza all'elaborazione di un progetto di riforma della disciplina normativa in materia di cooperazione allo sviluppo;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative e un efficace supporto alla relativa azione;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo e semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a delineare anche in sede europea impegni concreti per l'assistenza allo sviluppo;
a preparare la presenza italiana al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile e operando affinché a Johannesburg la discussione si concentri sul nesso povertà-ambiente; a tal fine è necessario che siano ribaditi e concretamente attuati gli impegni per la riduzione dell'effetto serra; che si esprima sostegno alla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile, rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); che si sottolinei la priorità da riservare, nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda XXI, al settore rurale e all'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; che si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi e che si promuova un'effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare l'impegno per la cooperazione dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,33 per cento nel 2006, come da impegni presi nell'ambito del Consiglio europeo di Barcellona;
a promuovere nuove forme di mobilitazione delle risorse per incrementare i flussi di aiuto, fra cui in particolare la proposta di introdurre una de-tax per la devoluzione di risorse finanziarie a favore di iniziative etiche di sostegno a progetti e programmi di sviluppo;
a dare seguito all'iniziativa intrapresa dalla conferenza internazionale sull'e-government, svoltasi a Palermo dal 10 all'11 aprile scorso e organizzata dal Governo italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere l'uso della tecnologia informatica al fine di migliorare l'efficienza e la trasparenza dell'amministrazione nei Paesi in via di sviluppo, favorendone contestualmente il rafforzamento dei modelli partecipativi e democratici.
(1-00067) «Landi di Chiavenna, Michelini, Naro, Rizzi, Ronchi, Franz, Rivolta, Paoletti Tangheroni, Parolo, Angela Napoli».
(24 aprile 2002)