TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 141 di Giovedì 9 maggio 2002


MOZIONE CONCERNENTE LA DESTINAZIONE
DELLE RISORSE INVESTITE DALLE FONDAZIONI


La Camera,
tenuto conto dell'approvazione in sede di discussione della legge finanziaria per il 2002 dell'ordine del giorno 9/1984/142 relativo alle fondazioni;
tenuto conto che tale ordine del giorno impegna il Governo «ad emanare opportuni indirizzi alle fondazioni affinché vincolino alle regioni dell'obiettivo 1 (Basilicata, Campania, Calabria, Puglia, Sicilia, Sardegna) un terzo delle risorse che esse destinano ai settori di cui al comma 1 dell'articolo 9 della legge finanziaria»;
tenuto conto che è in corso di definizione il regolamento attuativo di detta legge relativa alle fondazioni;

impegna il Governo

a recepire, in linea con l'indirizzo dato dalla Camera dei deputati con l'approvazione del succitato ordine del giorno, l'indicazione nel regolamento attuativo di vincolare un terzo delle risorse investite dalle fondazioni alle regioni dell'obiettivo 1.
(1-00056) «Tuccillo, Paolo Russo, Boccia, Osvaldo Napoli, Landolfi, Soro, Maione, Cesaro, Rotondi, Siniscalchi, Ranieri, De Franciscis, Iannuzzi, Annunziata, Petrella, Burtone, De Luca, Gerardo Bianco, Molinari, Russo Spena, Azzolini, Antonio Russo, Di Gioia, Squeglia, Piglionica, Cola, Roberto Barbieri, Ostillio, Mussolini, Marone, Minniti, Cennamo».
(27 febbraio 2002)



MOZIONI CONCERNENTI IL CONTRIBUTO DELL'ITALIA
ALLO SVILUPPO DEI PAESI PIÙ POVERI

La Camera,
premesso che:
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim, onorevole Silvio Berlusconi, ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri dallo 0,7 all'1 per cento del prodotto interno lordo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, dall'adozione degli indirizzi del Cipe del 1995 ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (PVS);
nel settembre del 2000 l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato la «Dichiarazione del millennio», in cui vengono definiti gli obiettivi internazionali di sviluppo che bisogna perseguire;
l'obiettivo centrale rimane quello di ridurre del 50 per cento entro il 2015 il numero delle persone che vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di un dollaro al giorno;
la partecipazione attiva dell'Italia ai finanziamenti e ai programmi di aiuto ai Paesi in via di sviluppo non corrisponde solo ad un generico impegno morale, ma segue le indicazioni di un più profondo intento che è quello di portare a tutti i popoli della terra sviluppo, dignità, diritti. Sono questi gli ambiziosi obiettivi dell'Italia per contribuire alla realizzazione di un mondo di pace, per fare in modo che i conflitti interni di ogni singolo popolo non sfocino più in azioni estreme, come è accaduto l'11 settembre 2001;
a marzo 2002 si è tenuta la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo» a Monterrey, in Messico e in tale incontro i Governi, le organizzazioni non governative, insieme alle istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), all'Organizzazione mondiale del commercio e alle principali agenzie Onu, si sono confrontati sui nodi più controversi dell'attuale sistema finanziario internazionale, discutendo di aiuto pubblico allo sviluppo, di commercio, di debito estero, ma anche di flussi finanziari e di possibili sistemi di tassazione;
il vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile (Rio + 10) si terrà dal 2 all'11 settembre 2002 a Johannesburg (Sudafrica) con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, che si è svolta a Rio de Janeiro (Brasile) nel 1992. Il vertice mondiale sarà un'occasione unica per incoraggiare la realizzazione degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro e per definire nuovi impegni politici da parte di tutti i Paesi nel cammino verso lo sviluppo sostenibile;
inoltre, il grave fenomeno della povertà assume dimensioni sempre più ampie, nonostante che tutti i Governi abbiano affermato ed affermino la loro ferma volontà di combatterlo ed eliminarlo. Purtroppo, si è trattato e si tratta soltanto di dichiarazioni alle quali non hanno fatto seguito concrete e precise azioni;
a partire dal 2000 si è registrata, a livello internazionale, un'inversione della tendenza positiva che si era avviata nel biennio 1998-1999, dopo le riduzioni dell'aiuto ai Paesi in via di sviluppo nel periodo 1992-1997;
la partecipazione italiana alla cooperazione allo sviluppo nel 2000 ha registrato un calo pari al 14,3 per cento e tra i Paesi donatori l'Italia è scivolata dal settimo al decimo posto. In rapporto al prodotto interno lordo, l'Italia risulta addirittura ventunesima su 22 Paesi Ocse, con un impegno pari allo 0,13 per cento del prodotto interno lordo;
gli stanziamenti per l'aiuto pubblico, come risulta dal bilancio assestato 2001 e da quello a legislazione vigente 2002, pur non delineando una diminuzione degli aiuti, non indicano nemmeno un vero e proprio rilancio, non discostandosi di molto dallo 0,13 per cento del prodotto interno lordo realizzato nel 2000;
la situazione appare in tutta la sua gravità se si confrontano i dati attuali con quelli del passato e, in particolare, con quelli del 1985, quando, anche a seguito di un movimento parlamentare sul problema della lotta contro la fame nel mondo, si pervenne ad uno stanziamento complessivo di ben 3.629 miliardi di lire, corrispondenti allo 0,26 per cento del prodotto interno lordo. Con questi aiuti l'Italia balzò al 5o posto nella cooperazione;
il Parlamento ha approvato a larga maggioranza una comune mozione in vista del vertice Fao del giugno 2002, in cui tra l'altro si impegnava il Governo a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati di lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione, sviluppo sostenibile; ad aumentare le risorse ordinarie per la lotta contro la fame nel mondo, portando gradualmente entro cinque anni allo 0,70 per cento del prodotto interno lordo la percentuale delle risorse da impegnare per lo sviluppo nel terzo mondo;
le risorse per la cooperazione allo sviluppo stanziate da questo Governo per gli anni 2002-2004 non ci indicano chiaramente un'inversione di tendenza, ma solo deboli accenni per una partecipazione italiana, che certo non riuscirà, ancora una volta, a rispettare la raccomandazione, datata 1970, delle Nazioni Unite che indica come soglia base per gli aiuti l'impiego dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il consolidarsi dei grandi processi di internazionalizzazione della economia, gli impegni derivanti dalla partecipazione alla stessa Unione europea, ci pongono di fronte a nuove sfide e all'esigenza di superare ostacoli e lentezze che impediscono l'iniziativa del nostro Paese;
si impone, quindi, una riflessione politica approfondita, al fine di individuare orientamenti e scelte che diano sicurezza al Paese per i prossimi anni, una riflessione adeguata, che tenga conto dell'aumento della distanza tra il Nord e il Sud del mondo e della differenziazione avvenuta nel sud per Paesi e per aree regionali;
i fondi destinati alla cooperazione allo sviluppo sono ormai del tutto insufficienti a garantire una nostra reale presenza nelle aree geografiche dove abbiamo deciso di concentrare la nostra azione;
anche in Italia, così come sta avvenendo anche negli altri Paesi industrializzati, si è aperto un dibattito sulla revisione della normativa che regola la cooperazione allo sviluppo;
l'attuale stato di crisi operativa in cui si trova la direzione della cooperazione allo sviluppo impone provvedimenti globali e coerenti;
il nostro Paese, in prosecuzione degli impegni presi dai Governi negli anni scorsi e al G8 di Genova, ha assunto una posizione di leadership internazionale sulla questione del debito dei Paesi in via di sviluppo ed ha indicato la necessità di accompagnare alla cancellazione del debito una serie di misure di interventi strutturali per avviare a soluzione il dramma della povertà nel mondo;

impegna il Governo

a portare nel triennio 2002-2004 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
ad invertire la tendenza che ha prodotto la progressiva stabilizzazione del bilancio della cooperazione e, a partire dall'assestamento del bilancio 2002, a raddoppiare le somme stanziate per l'aiuto pubblico allo sviluppo dall'Italia;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,30 per cento del prodotto interno lordo l'impegno per la cooperazione a partire dalla prossima legge finanziaria;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere i prodotti del commercio equo e i titoli finanziari etici;
a concentrare la cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2002-2004 anche su programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative, anche allo scopo di raccogliere proposte ed iniziative di chi la cooperazione la vive in prima persona;
ad attuare gli impegni internazionali e normativi per la remissione del debito ai Paesi poveri.
(1-00058) «Realacci, Vigni, Abbondanzieri, Albertini, Annunziata, Battaglia, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Enzo Bianco, Bimbi, Boccia, Buffo, Camo, Carbonella, Castagnetti, Cento, Ciani, Cima, Crucianelli, De Brasi, Diana, Duilio, Fistarol, Franci, Giacco, Iannuzzi, Lettieri, Lion, Maccanico, Marcora, Raffaella Mariani, Marini, Mazzuca Poggiolini, Meduri, Melandri, Micheli, Montecchi, Mosella, Motta, Mussi, Pinotti, Piscitello, Pistelli, Pistone, Rocchi, Rutelli, Ruzzante, Sereni, Squeglia, Tocci, Volpini, Zanotti».
(5 marzo 2002)

La Camera,
premesso che:
la conferenza Onu di Monterrey su «Finanza e sviluppo» ha profondamente deluso le aspettative riposte, affrontando solo in minima parte i punti della «Dichiarazione del millennio», sottoscritta nel settembre del 2000 dai Capi di Stato e di Governo di 156 Paesi;
durante i due anni di lavori preparatori alla conferenza dl Monterrey, il documento politico è stato progressivamente annacquato ed impoverito, con la cancellazione di tutte le proposte realmente innovative: dall'ipotesi di una tassa sulle transazioni valutarie e su una carbon tax, alla creazione di un'organizzazione che si occupasse di controversie in materia fiscale con il compito di combattere la competizione e l'evasione fiscale. Interi paragrafi che affrontavano il tema dei controlli sui capitali, in particolare quelli di breve periodo e fortemente destabilizzanti, il tema dell'arbitrariato come meccanismo per affrontare il debito estero di tutti i Paesi sono stati colpevolmente evasi;
analoga fine hanno fatto tutta una serie di impegni, da parte dei Paesi donatori, ad aumentare il livello dell'aiuto pubblico allo sviluppo finalizzato al raggiungimento dei Millennium development goals (gli obiettivi di sviluppo e di lotta alla povertà sottoscritti all'Assemblea del millennio);
alla luce di questo fallimento acquistano ancora più importanza nella lotta alla povertà la conferenza della Fao di Roma prevista per il giugno 2002 e quella denominata Rio+10, in programma a Joannesburg dal 2 all'11 settembre 2002;
entrambe le conferenze possono porre rimedio alla logica mercantile che ha ispirato l'Organizzazione mondiale per il commercio in materia di brevettabilità della materia vivente e di accesso ad una risorsa fondamentale per l'umanità come l'acqua;

impegna il Governo:

a sostenere e proporre alle conferenze della Fao e di Rio+10:
il varo di un trattato internazionale per la condivisione del patrimonio genetico con il fine di proibire, nei Paesi in via di sviluppo che possiedono la più grande ricchezza in biodiversità, ogni brevetto su piante, microrganismi, animali e parti del corpo umano, rifiutando la concessione dei diritti di proprietà intellettuale su qualsiasi organismo vivente e su qualsiasi parte di esso;
il varo di un trattato internazionale per l'accesso all'acqua come bene comune, patrimonio dell'umanità e diritto umano imprescrittibile, proibendone ogni privatizzazione e salvaguardandola dagli sprechi dell'agricoltura intensiva e delle attività industriali inquinanti;
l'aumento dell'aiuto pubblico allo sviluppo e la preparazione di un calendario
vincolante per il raggiungimento dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo;
il miglioramento della qualità e dell'efficacia dell'aiuto finalizzato alla riduzione della povertà;
l'utilizzo di un approccio fondato sugli indicatori di sviluppo umano nella misurazione della sostenibilità del debito estero e la cancellazione del debito ai Paesi più poveri;
l'equa e trasparente procedura di arbitrariato sul debito;
la cooperazione internazionale in materia fiscale, anche attraverso l'adozione di una tassa minima sullo spostamento dei capitali finanziari a breve termine (speculativi), al fine di reperire risorse da destinare alla lotta alla fame, alla siccità ed alla povertà;
una maggiore partecipazione nei meccanismi decisionali economici globali e il monitoraggio sulla realizzazione degli obiettivi di sviluppo contenuti nella «Dichiarazione del millennio», da parte delle organizzazioni non governative e, più in generale, della cosiddetta società civile.
(1-00062) «Mantovani, Bertinotti, Deiana, Titti De Simone, Alfonso Gianni, Giordano, Mascia, Pisapia, Russo Spena, Valpiana, Vendola».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
si è svolta a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002 la conferenza Onu su «Finanza e sviluppo», per fare il punto sulle iniziative in favore dei Paesi poveri;
prima della Conferenza, il 6 marzo 2002, la Camera dei deputati aveva approvato la risoluzione 8/00009, contenente una serie di impegni per il Governo, non tutti pienamente rispettati;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002, dieci anni dopo la conferenza Onu su ambiente e sviluppo di Rio, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri per ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
siamo ancora molto lontani dallo 0,7 per cento e nel documento «Monterrey consensus» (73 articoli adottati per acclamazione) non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo né riferimenti ad una loro precisa scadenza, né sono state concordate iniziative concrete e rilevanti sulle politiche commerciali, sulle transazioni finanziarie e sul debito dei Paesi poveri, giustificando una diffusa delusione per i risultati della conferenza di Monterrey e una diffusa preoccupazione per la preparazione del vertice di Johannesburg;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha comunque annunciato che i Paesi membri della Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006 con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
non sono state concordate o annunciate significative riforme delle istituzioni e degli organismi finanziari mondiali, nonostante positive e precise proposte contenute nella risoluzione finale del forum global della società civile, approvata da oltre 700 organizzazioni non governative di 80 Paesi il 16 marzo 2002;
il Parlamento italiano ha già approvato in questa legislatura atti di indirizzo sul vertice Fao, sulla ratifica del protocollo di Kyoto, sulla remissione del debito dei Paesi poveri, sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare all'aiuto;

impegna il Governo

a portare entro il 2006 l'aiuto dell'Italia per lo sviluppo dei Paesi più poveri all'1 per cento del prodotto interno lordo;
a raddoppiare l'attuale quota già a partire dal prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria e dal prossimo disegno di legge finanziaria 2003;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, in particolare predisponendo una scheda di valutazione della quantità dei livelli di emissione di gas serra connessa ad ogni progetto pubblico o privato promosso in altri Paesi con l'assistenza e il contributo di istituzioni pubbliche italiane;
ad introdurre la deducibilità totale dei contributi versati alle organizzazioni non governative per la realizzazione di progetti nei Paesi in via di sviluppo per un massimo dell'1 per cento del reddito imponibile e almeno dello 0,7 per cento già a partire dal 2003;
a semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a realizzare un sistema di incentivi per promuovere il consumo equo e solidale, i marchi sociali, i titoli finanziari etici;
a concentrare le risorse delle cooperazione italiana allo sviluppo nel triennio 2003-2005 sui programmi integrati per lo sviluppo sostenibile, lotta alla fame, lotta alla siccità e alla desertificazione;
a sostenere le iniziative per la remissione del debito estero dei Paesi più poveri, contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per l'eliminazione dei dazi sui prodotti dei Paesi poveri;
a preparare la presenza italiana al vertice di Roma sulla lotta alla fame e al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile, come la campagna «Prima della pioggia», avviata con l'Unione delle province italiane, il progetto Keita in Niger e altre iniziative analoghe;
a promuovere iniziative, affinché a Johannesburg si concentri la discussione e la scelta sul nesso povertà-ambiente; si fissino impegni concreti per la riduzione dell'effetto serra prevedendo sanzioni per chi violi le norme; si proceda sulla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile eliminando decisioni contraddittorie (come quelle relative a grandi dighe) e rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); si proponga l'adozione di uno strumento di azione come l'Agenda XXI rurale per l'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi; si promuova una effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali.
(1-00063) «Violante, Calzolaio, Innocenti, Montecchi, Agostini, Bogi, Ruzzante, Nicola Rossi, Magnolfi, Crucianelli, Ranieri, Spini, Mussi, Folena, Sereni, Cabras, Fumagalli, Melandri, Vigni».
(11 aprile 2002)

La Camera,
premesso che:
la lotta alla povertà globale è uno degli obiettivi prioritari che la comunità dei Paesi economicamente più progrediti deve perseguire sin dall'immediato presente per instaurare una società prospera e pacifica senza confini nazionali, fondata sul più profondo rispetto della dignità umana, scongiurando la minaccia della sofferenza e della fame in ogni parte del globo, insieme ai pericoli della guerra e del terrorismo;
l'Italia, quale membro del G8, dell'Unione europea e dell'Ocse, ispira le proprie attività di cooperazione al perseguimento degli obiettivi di sviluppo consolidati nel documento Ocse del 1996, finalizzati principalmente alla lotta contro la povertà nei Paesi in via di sviluppo (Pvs);
in occasione della firma del protocollo di intesa per la cooperazione nel settore agricolo ed agro-industriale tra la Fao e il Governo italiano, il 29 gennaio 2002, il Presidente del Consiglio dei ministri e Ministro degli affari esteri ad interim ha dichiarato che al prossimo G8, che si terrà in Canada, chiederà di portare all'1 per cento la quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
il Governo italiano, coerentemente con le decisioni dei Consigli europei di Goteborg e di Laeken, ha dichiarato di perseguire l'obiettivo di portare l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri allo 0,7 per cento del prodotto interno lordo; promuove, inoltre, alcune tra le formule più innovative di finanziamento allo sviluppo, fra cui rientrano le iniziative di partenariato pubblico-privato, come il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la malaria e la tubercolosi, o l'iniziativa New partnership for african development, nell'ambito della quale l'Italia è in prima linea;
nell'obiettivo di pervenire ad una gestione sostenibile e partecipativa del patrimonio di risorse economiche ed ambientali comune all'intera umanità, è auspicabile la creazione di organismi internazionali quali un Consiglio per la sicurezza economica e sociale, nonché un'organizzazione mondiale per la tutela dell'ambiente, anche secondo quanto suggerito dal Presidente Chirac nella recente conferenza Onu «Finanza e sviluppo», svoltasi a Monterrey dal 18 al 22 marzo 2002;
nella conferenza di Monterrey, i Governi, le organizzazioni non governative, le istituzioni finanziarie internazionali (Banca mondiale e Fondo monetario internazionale), l'Organizzazione mondiale del commercio e le principali agenzie Onu si sono confrontati sui temi più controversi nell'ambito dell'aiuto pubblico allo sviluppo;
la conferenza di Monterrey è stata promossa in vista del vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile, che si svolgerà a Johannesburg dal 26 agosto al 4 settembre 2002 con lo scopo di riesaminare i risultati a dieci anni dalla conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente e lo sviluppo, svoltasi a Rio de Janeiro nel 1992; il vertice mondiale di Johannesburg sarà infatti l'occasione per incoraggiare il raggiungimento degli obiettivi fissati a Rio de Janeiro, quando fu concordato l'obiettivo di portare ad almeno lo 0,7 per cento del prodotto interno lordo l'aiuto per lo sviluppo dei Paesi più poveri, allo scopo di ridurre significativamente la povertà almeno entro il 2015;
nel documento Monterrey consensus, adottato per acclamazione al termine della conferenza, non sono stati specificati obblighi vincolanti a carico dei Paesi industrializzati in merito alla quota di prodotto interno lordo da devolvere in aiuti allo sviluppo, né riferimenti ad una loro precisa scadenza;
a Monterrey il Presidente della Commissione europea Prodi ha annunciato che i Paesi membri dell'Unione europea raggiungeranno in media almeno la quota di 0,39 per cento del prodotto interno lordo in aiuti allo sviluppo entro il 2006, con un aumento annuo complessivo di circa 8 miliardi di euro;
il Parlamento italiano ha manifestato la propria attenzione per i temi indicati, approvando in questa legislatura atti di indirizzo sul prossimo vertice Fao, che si svolgerà nel giugno del 2002, sulla remissione del debito dei Paesi poveri e sull'aumento dalla quota del prodotto interno lordo da destinare agli aiuti allo sviluppo;
la III Commissione (affari esteri e comunitari) ha già adottato un atto di indirizzo, che in questa sede occorre recuperare, promuovendo una deliberazione dell'intera Camera;

impegna il Governo

ad operare un significativo aumento dei fondi per la cooperazione, con l'impegno a perseguire l'obiettivo, già annunciato, dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo, con progressivi aumenti degli stanziamenti per l'aiuto pubblico allo sviluppo;
a valutare ogni intervento alla luce della sostenibilità ambientale, della riduzione delle emissioni di gas serra, della lotta alla siccità e alla desertificazione, della tutela della biodiversità, anche destinando a tal fine le risorse della cooperazione italiana allo sviluppo per il biennio 2002-2004;
a valutare l'utilizzo dei diritti speciali di prelievo e di fonti innovative ed aggiuntive di finanziamento a favore dei paesi in via di sviluppo;
a monitorare l'impatto dei flussi finanziari pubblici, sia bilaterali che multilaterali, sugli obiettivi unanimemente accettati, i Millenium development goals;
a considerare il possibile impatto sui processi di sviluppo di iniziative per il commercio equo e solidale e i marchi sociali;
a procedere nel completamento delle iniziative intraprese per la cancellazione del debito estero dei Paesi più poveri e maggiormente indebitati e per favorire la sostenibilità dei futuri impegni finanziari di tali Paesi; a promuovere le iniziative contro le attività speculative, per l'abolizione dei paradisi fiscali e per rendere coerente il commercio internazionale con gli aiuti allo sviluppo;
a sostenere il «Piano di azione per l'Africa» deciso dal G8 di Genova e che verrà approvato dal vertice di Kananaskis in Canada;
a procedere con urgenza all'elaborazione di un progetto di riforma della disciplina normativa in materia di cooperazione allo sviluppo;
a realizzare una maggiore collaborazione con le organizzazioni non governative e un efficace supporto alla relativa azione;
a portare a termine gli impegni già presi per diminuire la povertà nel mondo e semplificare ed accelerare le procedure per l'istruttoria e la registrazione dei progetti di cooperazione bilaterale, valutando l'impatto reale e concreto sulle condizioni di vita dei poveri;
a delineare anche in sede europea impegni concreti per l'assistenza allo sviluppo;
a preparare la presenza italiana al vertice di Johannesburg valorizzando le iniziative già promosse per programmi integrati di sviluppo sostenibile e operando affinché a Johannesburg la discussione si concentri sul nesso povertà-ambiente; a tal fine è necessario che siano ribaditi e concretamente attuati gli impegni per la riduzione dell'effetto serra; che si esprima sostegno alla riforma della gestione delle politiche per lo sviluppo sostenibile, rafforzando il coordinamento delle politiche globali (cambiamenti climatici, desertificazione, biodiversità); che si sottolinei la priorità da riservare, nell'ambito dell'attuazione dell'Agenda XXI, al settore rurale e all'appoggio diretto alle comunità locali dei Paesi poveri, in particolare nelle aree aride e secche; che si garantisca il diritto all'acqua come bene comune di tutte le specie viventi e che si promuova un'effettiva riforma degli istituti finanziari mondiali;
a dare seguito alle proposte già formulate ed accolte in occasione del G8 di Genova, in cui l'Italia ha dichiarato di voler portare l'impegno per la cooperazione dall'attuale 0,14 per cento del prodotto interno lordo allo 0,33 per cento nel 2006, come da impegni presi nell'ambito del Consiglio europeo di Barcellona;
a promuovere nuove forme di mobilitazione delle risorse per incrementare i flussi di aiuto, fra cui in particolare la proposta di introdurre una de-tax per la devoluzione di risorse finanziarie a favore di iniziative etiche di sostegno a progetti e programmi di sviluppo;
a dare seguito all'iniziativa intrapresa dalla conferenza internazionale sull'e-government, svoltasi a Palermo dal 10 all'11 aprile scorso e organizzata dal Governo italiano in collaborazione con le Nazioni Unite, per promuovere l'uso della tecnologia informatica al fine di migliorare l'efficienza e la trasparenza dell'amministrazione nei Paesi in via di sviluppo, favorendone contestualmente il rafforzamento dei modelli partecipativi e democratici.
(1-00067) «Landi di Chiavenna, Michelini, Naro, Rizzi, Ronchi, Franz, Rivolta, Paoletti Tangheroni, Parolo, Angela Napoli».
(24 aprile 2002)



INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della salute e dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
il professor Lucarelli, insieme alla sua équipe, nell'ospedale San Salvatore di Pesaro, fin dai primi anni ottanta, ha prima sperimentato poi praticato con continuità il metodo del trapianto del midollo osseo contro la talassemia;
un'analisi statistica sui trapianti di cui sopra offre un risultato positivo nel 90 per cento dei casi, e quindi si tratta di una percentuale di riuscita elevatissima;
vari Paesi del medio ed estremo oriente hanno avuto contatti con il dottor Lucarelli e la sua équipe, che si sono conclusi con accordi che hanno coinvolto i Governi di tali Paesi;
la città di Pesaro, con le sue strutture sanitarie, è diventata il naturale approdo di molti medici in formazione sulla talassemia, nonché un importante centro di accoglimento di molti bambini malati di talassemia;
il Presidente della regione Marche ha confermato al Ministro della salute il vivo interesse della regione per l'istituzione presso l'azienda ospedaliera «San Salvatore» di Pesaro della scuola di talassemia con gli obiettivi, le finalità e gli impegni assunti dal Governo italiano durante il G8 di Genova -:
se il Governo intenda istituire la scuola internazionale di talassemia di cui alla premessa nella città di Pesaro, sotto la guida del professor Guido Lucarelli;
se il Governo intenda destinare la somma di 10.330 migliaia di euro nel 2002, 11.809 migliaia di euro nel 2003 e 11.809 migliaia di euro nel 2004, previsti in tabella A della legge finanziaria per il 2002 negli stanziamenti di competenza del ministero della salute, nonché la somma di 5 milioni di euro all'interno dei fondi previsti per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli affari esteri per finanziare una scuola internazionale di talassemia.
(2-00276) «Lusetti, Banti, Boccia, Burtone, Camo, Ciani, Colasio, Duilio, Fanfani, Fistarol, Franceschini, Frigato, Gentiloni Silveri, Giachetti, Iannuzzi, Letta, Lettieri, Tonino Loddo, Marcora, Mazzuca Poggiolini, Milana, Morgando, Mosella, Pasetto, Luigi Pepe, Pinza, Potenza, Reduzzi, Ruggeri, Ruggieri, Rusconi, Stradiotto».
(14 marzo 2002)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri della difesa e delle infrastrutture e dei trasporti, per sapere - premesso che:
si apprende dagli organi di stampa che il giorno 2 aprile 2002 nei cieli di Padova si sarebbe sfiorata una collisione in volo tra un aereo adibito a trasporto civile della compagnia Air Dolomiti con 40 passeggeri a bordo ed un velivolo dell'aeronautica militare Amx, decollato dalla base di Treviso Istrana;
sempre a mezzo stampa l'aeronautica militare, nella persona del colonnello Umberto Baldi (51o stormo di Istrana), ha smentito quanto sopra riportato, specificando che i due velivoli sarebbero transitati a un chilometro di distanza, ben al di sotto dell'area di attenzione, che il velivolo non avrebbe deviato in seguito la propria rotta, nè che il pilota dell'Amx stesse volando a vista, sempre come riportato dagli organi di informazione;
all'interno dello spazio aereo dove tale presunta mancata collisione avrebbe avuto luogo, risultano numerosi i problemi che affliggono i centri da cui dipende il controllo del traffico aereo: il Padova Acc, civile, ed il centro dell'aeronautica militare;
infatti, con la promulgazione nel 1980 della legge n. 242 e successivamente del decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 27 luglio 1981, si è venuta a creare una nuova situazione per quanto concerne le responsabilità e le competenze in tema di fornitura dei servizi del traffico aereo, competenze che fino al maggio del 1980 erano delegate all'aeronautica militare;
l'articolo 2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 484 del 1981 definisce le tipologie di traffico aereo, suddividendolo in gat (traffico aereo generale) e oat (traffico aereo operativo);
gli articoli 3, 4 e 5 definiscono quali sono gli spazi aerei attribuiti alle competenze esclusive dell'ente civile (Enav) e quali invece all'aeronautica militare; all'interno di questi spazi aerei le due organizzazioni provvedono alla fornitura dei servizi del traffico aereo a tutti i voli che vi operano;
all'articolo 7, si legge che, in ordine al principio della permeabilità, gli spazi aerei possono essere utilizzati da tutto il traffico aereo (così come definito, nelle tipologie generale e operativo);
l'articolo 8 prevede l'istituzione di appropriati organismi di coordinamento, cui spetta di assicurare la compatibilità tra traffico aereo generale e traffico operativo; questi organismi sono il comitato di coordinamento generale, il comitato di coordinamento operativo e gli Sccam (Servizio di coordinamento e controllo dell'aeronautica militare);
l'articolo 16 del decreto del Presidente della Repubblica 25 ottobre, n. 556, individua le attribuzioni particolari del Capo di stato maggiore dell'aeronautica nel campo dell'assistenza al volo, prevedendo una responsabilità specifica in tema di alta direzione tecnica, operativa e di controllo dei servizi del traffico aereo, per quanto concerne i voli operativi;
la funzione dello Sccam stabilita dalla legislazione vigente è duplice;
specificatamente questa unità assolve sia i compiti di ente di controllo, sia le funzioni di coordinamento necessarie in fase tattica;
la pratica quotidiana presenta alcuni problemi particolari. Un esempio per tutti è l'oggettiva impossibilità del personale Enav di assistere i voli oat secondo regole e procedure, che formalmente e sostanzialmente non conoscono. Conseguenza di ciò: non può essere autorizzata attività oat all'interno di spazi aerei di competenza Enav (e quindi nello spazio aereo al di fuori delle aree riservate all'attività militare), se non in presenza di uno Sccam;
ne consegue l'adozione di soluzioni «di rimedio» per cui i voli operativi, nei periodi di inoperatività dello Sccam responsabile dell'area, vengono assistiti e gestiti da personale Enav secondo le procedure Icao (International civil aviation organization); ciò è formalmente previsto dalle norme di coordinamento tra Sccam e centri di controllo, in relazione a settori di spazio aereo ad elevata complessità di traffico, come sicuramente è quello gestito da Padova controllo, ente che negli ultimi anni ha registrato continui incrementi di traffico aereo civile, quasi sempre al di sopra delle medie nazionali ed europee, con ulteriore possibilità di crescita;
tale applicazione, naturalmente, non ha effetto su particolari tipologie di traffico operativo, come quello strettamente legato alla difesa aerea e al soccorso, le quali operano in deroga alle procedure standard di autorizzazione dell'attività di volo;
in questi ultimi anni, inoltre, il centro Padova Acc ha assistito ad incrementi di traffico servito di circa il 15 per cento annuo e vede nel suo prossimo futuro (entro il 2006) un ulteriore incremento del 67 per cento della richiesta di traffico;
il primo problema di Padova Acc è l'estrema necessità di spazio aereo e la sua completa disponibilità. Attualmente molte rotte militari interferiscono con i profili di arrivo/partenza civili e la quasi totalità delle zone militari addestrative precludono ampie porzioni di rotte civili;
questo porta, da un lato, ad un elevato numero di coordinamenti (con l'aumento della frammentazione del controllo del traffico aereo, aumentano le possibilità di errore umano) per garantire sempre la sicurezza nell'interazione delle due tipologie di traffico, dall'altro riduce la capacità ricettiva di Padova Acc, distogliendo dalle rotte nazionali molti voli stranieri che preferiscono le rotte slovene e croate, certe e pianificabili, rispetto a quelle italiane;
il numero dei voli che mensilmente evitano il territorio nazionale per le ragioni sopra esposte è di circa 10.000; questo porta ad una perdita relativa alle tasse in rotta di circa 62.000.000 euro ogni anno. Questa perdita è destinata a salire se Padova Acc non sarà in grado di soddisfare il forte incremento della richiesta di servizio prevista per i prossimi anni (più 67 per cento);
le zone militari, spesso attivate contemporaneamente, riducono di molto la capacità ricettiva dell'ente e, per effetto domino, inducono anche ritardi ai voli in arrivo/partenza. Questa ulteriore limitazione non garantisce alle società di gestione un rapido rientro degli investimenti ed al contempo non richiama nuovi vettori verso le piste locali, perdendone in immagine gli scali nazionali del nord-est;
Venezia e Bologna hanno registrato notevoli aumenti nel numero delle merci e dei passeggeri serviti, ma il rischio è che non possano ulteriormente espandersi se Padova Acc non potrà elevare molto ed in tempi brevi la sua capacità operativa;
a seguito delle nostre continue richieste e rimostranze alla regione (1997) ed al Governo (1999), recentemente Padova Acc ha ottenuto il Tma (area terminale); ha cioè ricevuto uno spazio aereo protetto, che tutti gli Acc mondiali hanno da sempre, entro il quale vi sono tutti i traffici in arrivo e in partenza, cioè le fasi più delicate del volo. L'anomala classificazione assegnata alla porzione di spazio aereo di Padova al di sotto di FL 115, non garantisce adeguati standard di sicurezza, in quanto il traffico che segue le regole del volo a vista (Vfr), civile e militare, può operarvi senza obbligo di contatto, e quindi di controllo, di Padova Acc. Qualsiasi operazione svolta entro questo particolare spazio comporta un degrado della qualità del servizio fornito ai traffici commerciali e, solo grazie alla professionalità dei controllori ed alla loro disponibilità ad assumersi responsabilità non loro, è possibile garantire un servizio sicuro ed abbastanza efficace. Bisogna anche dire che a volte accade che alcuni voli in Vfr non siano visti dal radar di Padova ACC -:
se siano a conoscenza della presunta mancata collisione in volo di cui nelle premesse;
se ritengano che la suddetta presunta mancata collisione sia da addebitarsi alle condizione esposte dagli interroganti nelle premesse;
se siano a conoscenza di progetti di ristrutturazione dello spazio aereo e delle competenze su di esso, elaborato dagli stessi controllori del Padova Acc di Abano, già prima del fatto sopra esposto, e che potrebbero in futuro, se presi in considerazione dagli organi competenti, prevenire tali accadimenti.
(2-00301) «Saia, Airaghi, Anedda, Arrighi, Ascierto, Bellotti, Cannella, Carrara, Catanoso, Giorgio Conte, Fatuzzo, Fragalà, Franz, Alberto Giorgetti, Leo, Lisi, Losurdo, Maggi, Malgieri, Menia, Migliori, Nespoli, Pezzella, Raisi, Ramponi, Riccio, Ronchi, Scalia, Taglialatela, Trantino, Zacchera».
(12 aprile 2002)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle attività produttive, per sapere - premesso che:
l'Erga è una società del gruppo Enel con la missione di sviluppare il business delle energie rinnovabili massimizzando il loro risultato economico;
dal marzo 1999 la società è guidata da un nuovo gruppo dirigente proveniente da due società: la Kti e la General Electric;
nel corso di questi anni, la gestione dell'attuale gruppo dirigente si può così sintetizzare:
a) acquisizione, da parte di Erga, della americana Chi Energy per 400 miliardi di lire più 300 miliardi di lire di debito e della Egi, società delle Bermuda, per 200 miliardi di lire più 260 miliardi di lire di debito, nonostante l'acquisto fosse stato fortemente sconsigliato dal consulente per la finanza;
b) l'acquisto di entrambe le società, legate alla General Electric, è stato effettuato su proposta dell'amministratore delegato di Erga;
c)
per l'acquisto delle due società sono stati pagati circa 4 miliardi di consulenze fuori budget, senza aver definito condizioni contrattuali;
d)
assegnazione a General Electric della gara per la fornitura di otto macchine complete, da installare su nuove centrali geotermiche, con prestazioni dichiarate inferiori alle precedenti fornite da Ansaldo (anch'essa in gara);
la gestione industriale ha evidenziato, ad avviso degli interpellanti, scelte sbagliate e non attente alla realtà, che hanno portato alla rinuncia a qualsiasi iniziativa di nuovi sviluppi nella geotermia, pur in presenza di studi nazionali ed esteri che ne confermano le potenzialità, ed hanno evidenziato gravi ritardi nella realizzazione delle centrali già previste e sul programma di sviluppo dell'attività eolica;
risulta agli interpellanti una grave situazione di basso morale e scoraggiamento da parte di tecnici e maestranze, nonché la sostituzione dei responsabili di unità con l'inserimento di nuovi assunti provenienti da società collegate al gruppo General Electric;
a giudizio degli interpellanti, l'Erga sta disattendendo totalmente la sua missione e il fallimento dell'impegno nel campo della valorizzazione delle energie rinnovabili compromette gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese in materia di riduzione delle emissioni di gas che producono l'effetto serra -:
quali iniziative intenda adottare al riguardo;
se, sulla base dei fatti esposti in premessa, non ritenga che la gestione dell'ente stia condizionando negativamente la politica intrapresa dall'Enel nel campo delle energie rinnovabili;
quali siano i rapporti intercorrenti tra la General Electric e il gruppo dirigente di Erga.
(2-00270) «Volontè, D'Agrò».
(12 marzo 2002)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro delle attività produttive, per sapere - premesso che:
il gruppo Marconi vive una grave crisi dovuta ad operazioni finanziarie, ma non a fattori produttivi;
gli azionisti ne hanno deciso la vendita, mettendo a rischio il patrimonio produttivo e professionale di un'azienda ad alta tecnologia presente in Italia con diversi siti, fra cui quello di Genova;
nel frattempo vengono avanzate ulteriori proposte di taglio occupazionale, preoccupanti per le prospettive di migliaia di lavoratori;
la frammentazione dell'azienda rappresenterebbe di per sé un indebolimento strategico in un settore di alto interesse per il Paese, oltre che un salto nel buio per gli addetti -:
se il Governo intenda operare affinché Finmeccanica avanzi proposte di acquisto che tengano uniti i settori fondamentali del gruppo;
quali iniziative di concertazione intenda assumere per salvaguardare la posizione dei lavoratori e garantire una prospettiva ai settori produttivi.
(2-00274) «Mazzarello, Violante, Banti, Bottino, Burlando, Pinotti, Rognoni».
(13 marzo 2002)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle attività produttive, per sapere - premesso che:
negli anni settanta nella città de L'Aquila si sviluppava un insediamento legato alla telefonia con circa 5000 dipendenti. L'insediamento, noto come «polo delle telecomunicazioni», prendeva dapprima il nome di Sit-Siemens e successivamente Italtel e si occupava prevalentemente della realizzazione di centrali telefoniche elettromeccaniche, con principale ed unico referente di mercato costituito dalla Sip;
agli inizi degli anni ottanta, l'Italtel subiva la prima grande ristrutturazione tecnologica, passando nel settore elettronico, ristrutturazione che comportava una contrazione occupazionale con perdita di circa 2000 unità, attraverso lo strumento del prepensionamento, della mobilità verso la Sip e la nascita di nuove aziende: l'attuale Alenia, con successivi risvolti che conducevano successivamente alle drammatiche esperienze dei tentativi di ristrutturazioni di Ada e Calzaturificio aquilano;
nei fatti, l'azienda negli anni ottanta subiva tutta una serie di ristrutturazioni fatte di tagli e ridisegni della dislocazione dei nuovi prodotti che, nel 1996, dopo un tentativo di alleanza con At&T, la portava ad allearsi strategicamente con Siemens, che veniva a possederne il 50 per cento del pacchetto azionario;
si avviava un nuovo piano di ristrutturazione, con ricorso a cassa integrazione e mobilità, e si procedeva ad un importante processo di outsourcing dei servizi;
alla fine degli anni novanta, il sito industriale Italtel, dopo il processo di ristrutturazione che lo aveva ormai ridotto a 1700 unità (in un comprensorio che iniziava a subire un netto declino economico), conosceva una nuova severa crisi legata al processo di privatizzazione delle telecomunicazioni; si consumava il fallimento dell'alleanza con Siemens, per cui si andava ad una «separazione consensuale» per la quale Siemens acquisiva, come controvalore dell'iniziale investimento, lo stabilimento Italtel de L'Aquila;
la nuova proprietà dello stabilimento, Siemens information and comunication networks (Icn), presentava un piano industriale fatto di tagli industriali e di smembramento delle attività, con dichiarazione di 800 esuberi (simile piano era stato già in precedenza ventilato da Italtel);
tale proposta provocava sconcerto e preoccupazione in tutta la città de L'Aquila e vedeva la mobilitazione di tutti i 1700 lavoratori con 10 giorni di sciopero e blocchi delle merci;
dopo il coinvolgimento della regione Abruzzo e delle istituzioni locali, si giungeva ad una mediazione ministeriale che produceva un accordo nel quale la Siemens Inc si impegnava:
a) a qualificare ulteriormente la sua presenza a L'Aquila, sia nella ricerca che nella produzione;
b) ad operare, attraverso l'uscita di 240 persone (in effetti licenziate), un significativo cambiamento del mix occupazionale con 120 nuove assunzioni (queste ultime mai avvenute);
c) a verificare tutte le possibilità di investimento sul territorio, anche utilizzando gli strumenti finanziari resi disponibili nel comprensorio dall'intervento pubblico (contratto di programma, eccetera);
d) ad operare in partnership con una azienda di fornitura, tale da attivare anch'essa un percorso di ulteriore qualificazione attraverso investimenti, assunzioni ed allargamento a nuovi mercati, con produzioni specifiche del partner individuato;
e) pertanto, dal complesso di queste operazioni gli organici concordati sarebbero stati saturati da produzioni Siemens;
subito dopo la firma di tale intesa, la Siemens Icn cedeva tutte le aree manifatturiere produttive del radiomobile, con circa 1000 unità a Flextronix, multinazionale americana, che si impegnava, in cambio di un accordo di forniture con Siemens Icn, ad uno sviluppo manifatturiero autonomo per l'insediamento aquilano, mentre acquistava nel frattempo dalla stessa Siemens l'intero complesso immobiliare produttivo;
alla fine di tutti questi processi, l'originale stabilimento Italtel de L'Aquila, cosiddetto «ex recinto Italtel», risultava «smembrato» in cinque distinte aziende, quattro delle quali integrate e dipendenti da commesse Siemens (come dall'accordo sottoscritto in sede ministeriale nel dicembre 1999 e nel novembre 2000):
Siemens Icn: 500 unità, di cui 200 nel settore ricerca e sviluppo, 300 in produzione;
Flextronix: 1000 unità;
Lares Tecno: 230 unità;
Marconi: 90 unità (non dipendente da Siemens);
Policarbo servizi: 40 unità
vi erano, inoltre, alcune unità già scorporate con le precedenti operazioni di outsourcing, come il settore imballi, il servizio mensa, il servizio sorveglianza;
nonostante gli accordi sottoscritti, Siemens Icn si disimpegnava ben presto, dichiarando tra l'altro l'assoluta indisponibilità ad investire avvalendosi degli strumenti della programmazione negoziata, locale e nazionale, e degli altri incentivi a sostegno dello sviluppo, arrivando addirittura, nel luglio 2001, ad attivare per ben 4 settimane la cassa integrazione anche per i ricercatori del laboratorio di sviluppo e ricerca dell'insediamento aquilano, secondo centro di ricerca della stessa azienda;
nel contempo la Flextronix, dopo aver smantellato le aree delle lavorazioni meccaniche dell'elettronica (distruggendo un grande patrimonio di professionalità e tecnologia), nel febbraio 2001 presentava un piano industriale che non prevedeva alcun incremento occupazionale e costruito solo sulle commesse Siemens, delle quali dall'aprile 2001 la stessa società ne denunciava una netta contrazione;
ad oggi, il risultato di queste vicende vede la situazione del «polo delle telecomunicazioni» e del più ampio polo elettronico aquilano configurata ormai non più come una crisi congiunturale, ma strutturale poiché infatti:
la Siemens Icn sta presentando continue richieste di cassa integrazione guadagni ordinaria e ritarda invece la presentazione del piano industriale;
la Flextronix da oltre 12 mesi applica la cassa integrazione guadagni al 50 per cento degli addetti, strumento ormai vicino alla scadenza, ed è assolutamente priva di un chiaro piano industriale per il ruolo che vuole assegnare allo stabilimento aquilano;
la Lares Tecno, azienda di circuiti stampati, sembra essere assolutamente incapace dl sostenere con proprie risorse sia l'attività produttiva che programmi di riorganizzazione ed investimento, avendo così l'attività produttiva completamente ferma e la cassa integrazione guadagni ordinaria in scadenza nel mese di giugno, facendo temere ormai una crisi irreversibile;
la crisi delle aziende del «recinto ex Italtel» si sta ripercuotendo pesantemente su altre piccole aziende dell'indotto, cominciando dalla Policarbo (oggi Cofathec) e da Acronintercopel;
la Marconi sta vivendo una complessa situazione di riorganizzazione societaria, le cui conseguenze per lo stabilimento aquilano non sono chiare;
pertanto, dall'insieme di questi elementi si deduce che il comparto industriale aquilano sta vivendo una gravissima crisi che pone a rischio il lavoro di circa 2400 unità, considerando complessivamente anche quelle impiegate nell'indotto;
sinora il Governo, attraverso il ministero delle attività produttive, è intervenuto nella drammatica situazione organizzando solo un incontro in data 21 dicembre 2001, alla presenza del Sottosegretario, onorevole Giovanni Dell'Elce, nel quale si è rinviata qualsiasi discussione e trattativa all'indomani della presentazione, da parte di Siemens Icn, di un piano industriale «entro e non oltre il mese di febbraio 2002», ma che tale piano ad oggi ancora non è stato proposto;
il comprensorio aquilano sta ormai attraversando una preoccupante fase di declino economico, occupazionale e demografico, per cui non potrebbe assolutamente assorbire una seppur minima contrazione occupazionale nel polo delle telecomunicazioni, dal quale anzi attende un rilancio di investimenti;
l'altra importante azienda del polo elettronico aquilano, l'Alenia Spazio, che attualmente occupa 360 addetti, nel denunciare di avere 400 esuberi fra tutte le sedi italiane, ne ha individuati il maggior numero, ben 63 (pari al 17,5 per cento), nello stabilimento aquilano, rispetto al 6 per cento per ciascuno degli stabilimenti di Torino e di Roma;
il futuro dello stabilimento aquilano di Alenia dipende in gran parte dalla realizzazione dei progetti dell'Asi e dell'Esa, in particolare del progetto Cosmos Sky-Med;
a questo si aggiunge:
la crisi di Optimes, «costola» di Finmeccanica, fabbrica di cd, con 120 unità;
la crisi di Mazzoni (ex Alcatel Sielte), istallazioni telefoniche, con circa 80 unità;
il fallimento di Ada e Calzaturificio aquilano, con circa 80 lavoratori, che non hanno raggiunto l'età per la pensione e sono ormai fuori dalla mobilità;
la situazione complessiva sta creando viva preoccupazione, sconcerto e rabbia tra i lavoratori ed i cittadini tutti, che vedono, in un comprensorio di circa 100.000 abitanti, su quasi 5000 dipendenti del settore metalmeccanico ben 3000 lavoratori toccati da processi di cassa integrazione, di cui solo una minima parte - 150 - legati alla congiuntura negativa;
la complessiva situazione occupazionale della provincia aquilana che già nella sola valle Peligna conosce una disoccupazione pari al 24 per cento;
l'emergere minaccioso di un clima di evidenti e preoccupanti segnali di diffidenza e perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche e nelle forze politiche e sociali d'Abruzzo -:
se, quando e quali iniziative intenda assumere il Governo per intervenire nella pesante e complessa situazione di crisi dell'intero compartimento industriale del cosiddetto polo elettronico aquilano, al fine di assicurarne un effettivo, efficace e duraturo rilancio strutturale;
se il Governo, riconoscendo la incontrovertibile validità degli accordi sottoscritti da Siemens Icn, con la garanzia del ministero delle attività produttive, preso atto del ruolo cardine che essa svolge nel complesso del polo delle telecomunicazioni de L'Aquila, chiedendo preliminarmente al gruppo Siemens un chiaro e forte impegno diretto nel territorio aquilano, non ritenga finalmente giunto il momento di riaprire immediatamente il tavolo ministeriale delle trattative fra le aziende interessate, la giunta regionale d'Abruzzo e le organizzazioni sindacali, al fine di ottenere il rispetto degli impegni assunti dalla società tedesca e dalle società interessate dai processi di outsourcing avvenuti;
per quale motivo non sia stato ancora approvato il contratto di programma proposto per la città de L'Aquila, considerando che il ritardo nella sua approvazione sta rendendo ulteriormente complessa la situazione occupazionale aquilana, impedendo l'avvio di progetti di sviluppo ed innovazione tecnologica, che tra l'altro interessano due aziende del «recinto ex Italtel»: Lares Tecno e Marconi;
quale sia oggi la situazione relativa all'esecuzione dell'accordo italo-francese (osservazione della terra) ed alla progettazione della fase dei servizi connessi con l'avvio della rete satellitare Cosmos Skymed.
(2-00312) «Cialente, Adduce, Albertini, Amici, Bellillo, Bellini, Benvenuto, Borrelli, Buffo, Buglio, Chianale, Maura Cossutta, Di Serio D'Antona, Duca, Gasperoni, Alfonso Gianni, Giordano, Giulietti, Grillini, Guerzoni, Lettieri, Lulli, Maran, Marini, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi, Mazzarello, Nigra, Pappaterra, Piglionica, Pisa, Pistelli, Rizzo, Sandi, Sciacca, Tanoni, Vendola, Zanella, Zunino, Burtone, Crisci, Titti De Simone, Deiana, Gambini, Lolli, Mantini, Mosella, Motta, Nieddu, Pennacchi, Pinotti, Quartiani, Realacci, Reduzzi, Ruggeri, Ruggieri».
(23 aprile 2002).

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
il comune di Crotone ha recentemente sospeso l'autorizzazione che nel settembre 2001 era stata concessa all'Agip-Eni per lo svolgimento di lavori di manutenzione e ristrutturazione all'interno del giacimento di metano «Linda 3», in località Capo Colonna, fermo da un paio di anni;
tale decisione è stata assunta dopo che, al termine di un sopralluogo compiuto dagli agenti del nucleo igiene e ambiente presso la procura della Repubblica di Crotone e dai finanzieri della sezione operativa navale, il cantiere allestito dall'azienda petrolifera è stato posto sotto sequestro per carenze autorizzative;
la concessione è stata revocata dal comune anche per il fatto che i lavori sarebbero stati eseguiti in difformità rispetto a quelli descritti nella relazione tecnica allegata alla richiesta di autorizzazione e, in particolare, l'installazione della trivella da parte dell'Agip-Eni avrebbe modificato l'aspetto paesaggistico della zona;
infatti, nell'area del promontorio in cui l'Agip-Eni ha innalzato una torre di perforazione di circa cinquanta metri e dove avrebbe dovuto avviare i lavori di messa in produzione del pozzo di metano, sorge la colonna dorica superstite del tempio magnogreco di Hera Lacinia;
tale area è, quindi, sottoposta a vincoli idrogeologici ed ambientali ed è interessata da circa due anni dai lavori di realizzazione del parco archeologico, per i quali la delibera Cipe sulle aree depresse del luglio 1996 ha stanziato 44 miliardi di lire;
l'installazione del traliccio da parte dell'Agip-Eni ha provocato preoccupazioni e polemiche in tutta la zona del crotonese e tali proteste si sono accentuate quando si è venuti a conoscenza del fatto che la società ha chiesto al comune il nulla osta per l'utilizzo nel corso dell'attività di perforazione di materiali esplosivi, che potrebbero danneggiare la colonna dorica del tempio di Hera Lacinia;
il ministero per i beni e le attività culturali è stato interessato con la richiesta di parere da parte della soprintendenza dei beni archeologici di Reggio Calabria -:
quali siano le risultanze degli incontri avuti con i rappresentanti della divisione Agip-Eni di Ortona e della successiva ispezione generale disposta dal ministero per i beni e le attività culturali;
se lo svolgimento dell'attività posta in essere dall' Agip-Eni, all'interno del parco archeologico, sia a carattere temporaneo e se al termine di tale operazione sia garantito il ripristino dell'aspetto paesaggistico della zona;
quali provvedimenti intenda il Ministro interpellato adottare per salvaguardare l'intero parco archeologico, dove sussiste l'unica colonna dorica rimasta in piedi dell'antico tempio di Hera Lacinia, che è da sempre simbolo della città di Crotone e che potrebbe essere messa a rischio dai lavori di trivellazione effettuati dall'Agip-Eni.
(2-00322)«Volontè, Dorina Bianchi».
(7 maggio 2002)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
il 6 maggio 2002, secondo ciò che riportano le maggiori agenzie di stampa nazionali, il Presidente del Consiglio dei ministri ha dichiarato che l'opposizione «pensa di dare una spallata a questo Governo, a questa maggioranza attraverso la piazza o con altri sistemi che nulla hanno a che vedere con la democrazia»;
il 26 settembre 2001 la Camera dei deputati ha impegnato il Governo con due diverse mozioni e una risoluzione, accettate dal Governo e approvate a larghissima maggioranza, a «privilegiare la sede parlamentare nel caso di informazioni che possano condizionare pesantemente l'opinione pubblica» -:
se intenda confermare la dichiarazione del 6 maggio 2002 sopra riportata e, in particolare, quali siano gli strumenti che nulla hanno a che vedere con la democrazia che l'opposizione intenderebbe utilizzare per sconfiggere il Governo.
(2-00321)
«Rutelli, Fassino, Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Intini».
(7 maggio 2002)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
l'operazione «Moschea», avviata dalla procura di Napoli già nel 1995 e conclusasi il 23 marzo 2002, dopo una lunga serie di indagini ed intercettazioni, ha portato all'emissione di una sentenza di condanna da parte del tribunale di Napoli per quattordici algerini appartenenti al fronte islamico di salvezza;
le indagini della procura di Napoli hanno individuato quale base da cui la cellula integralista impartiva gli ordini e all'ombra della quale venivano predisposti i piani la moschea del corso Arnaldo Lucci a Napoli;
le accuse contestate ai quattordici algerini del fronte islamico di salvezza, tra cui spicca il nome del vice-imam della comunità mussulmana napoletana, Yacin Amhed, vanno dalla falsificazione dei documenti, all'associazione sovversiva, al commercio di armi tra il Nord Africa e l'Europa;
a fronte di tali evidenti prove giudiziarie, la moschea non può più essere considerata un centro di culto, ma una base di preparazione e copertura di attività illecite e terroristiche;
in risposta ad un'interpellanza urgente, in data 14 febbraio 2002, il Governo chiedeva di circostanziare maggiormente gli episodi citati di applicazione in Italia della legge islamica;
i dati riportati si riferivano ad un fatto accaduto ad Eboli nel gennaio scorso e riportato dal settimanale Panorama nell'edizione del 7 febbraio 2002. Nell'articolo «arriva in Italia la legge del taglione» viene descritta la vicenda di Omar, giovane algerino di ventitré anni, cui sono state amputate le dita della mano destra, come prescritto dalla sharia in caso di furto;
il medesimo settimanale riporta la testimonianza diretta di un medico di Trapani, che più volte ha curato mussulmani che avevano subito amputazioni deliberate ed effettuate dalla locale comunità religiosa islamica -:
se, alla luce della sentenza citata in premessa, si intendano adottare misure di ordine pubblico con riferimento alla moschea di Napoli e se non intenda promuovere un'attività di indagine di vasto raggio sull'eventuali attività illecite condotte dai centri islamici e sui fenomeni di applicazione della legge islamica in Italia.
(2-00311) «Gibelli, Gamba, Scherini, Ercole, Lainati, Martinelli, Stucchi, Osvaldo Napoli, Verro, Ciro Alfano, D'Agrò, Lazzari, Alfredo Vito, Bianchi Clerici, Caparini, Polledri, Bricolo, Garagnani, Guido Giuseppe Rossi, Crosetto, Airaghi, Maceratini, Angela Napoli, Gastaldi, Arrighi, Bellotti, Landi di Chiavenna, Moretti, Porcu, Luciano Dussin, Saponara, Rodeghiero, Didonè, Fontanini, Dario Galli, Giancarlo Giorgetti, Guido Dussin, Sergio Rossi, Francesca Martini, Parolo, Vascon, Pagliarini».
(23 aprile 2002).