A)
I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e delle attività produttive, per sapere - premesso che:
durante la bonifica di un serbatoio di stoccaggio di olio combustibile denso di grandi dimensioni (100.000 metri cubi) nella centrale termoelettrica di Porto Tolle (Rovigo), la ditta incaricata - «La Ventosa» di Morbidelli Goffredo - riscontrava alcune anomalie riguardo al prodotto all'interno del serbatoio e, da analisi commissionate dalla ditta stessa presso un laboratorio accreditato, risultava che il prodotto analizzato non corrispondeva a Ocd Btz (olio combustibile denso a basso tenore di zolfo), bensì a un fondo di serbatoio con aggiunta di olio lubrificante esausto;
la direzione Enel, informata dell'accaduto, non riteneva di tenere in considerazione tale risultato, ma intimava la ditta a non utilizzare tali dati per nessun motivo;
la ditta Ventosa, pertanto, decideva di rivolgersi ad un tribunale per ottenere un documento legalmente riconosciuto, e le nuove analisi confermavano quanto riscontrato nelle analisi precedenti, e cioè che il prodotto riscontrato rientrava nei rifiuti speciali pericolosi che possono essere bruciati solo come rifiuto ed in inceneritori appositamente progettati con requisiti tecnici ben precisi, in particolare per quanto concerne le emissioni in atmosfera;
la centrale termoelettrica di Porto Tolle, ad oggi, non dispone di autorizzazione in questo senso, non è strutturata per bruciare i rifiuti ed il suo fine è produrre calore per ottenere vapore da trasformare in energia elettrica; inoltre, questo impianto da 640 megawatt di produzione sembra disporre di un precipitatore elettrostatico (ultimo filtro prima della canna fumaria) con superficie filtrante di circa 27.000 metri quadri, mentre impianti di nuova costruzione con produzione minore, 320 megawatt, dispongono di precipitatori elettrostatici con superficie filtrante di circa 300.000 metri quadri: da ciò è facile dedurre che da essa fuoriescano fumi con un carico inquinante ben diverso da quello che dovrebbe avere bruciando un Ocd, come dichiarato dalla direzione dell'Enel;
questa centrale già dal 1994 ha avviato un progetto di risanamento ambientale delle quattro sezioni da 660 megawatt, che prevede, nel rispetto dei limiti di emissione imposti dal decreto 12 luglio 1990, il miglioramento dell'efficienza di captazione e dell'affidabilità dei precipitati elettrostatici in contenimento degli ossidi di azoto in camera di combustione e l'utilizzo di olio combustibile Stz a minore contenuto di nichel, vanadio ed asfalteni; ma oggi, risulta ambientalizzata - nota del 17 gennaio 2000 al ministero dell'industria - solo la sezione 4, e sono ancora in corso i lavori di adeguamento ambientale della sezione 1, fermo restante il limite temporale del 31 dicembre 2002 per l'ambientalizzazione di tutte le sezioni, pertanto la centrale non dovrebbe ancora utilizzare combustibile Stz ma ancora Btz;
in una situazione, poi, di già grave ritardo della centrale nell'adeguamento e risanamento - previsto sin dal 1990 - l'Enel ha deciso di aggiornare il progetto di ambientalizzazione della centrale mutandone radicalmente il senso in quanto, invece di procedere verso combustili meno inquinanti, ha richiesto la conversione degli impianti per l'utilizzo di un nuovo combustibile l'orimulsion, motivandolo con le necessità connesse al diverso contesto del mercato creatosi con l'avvio del processo di privatizzazione dell'energia elettrica a seguito dell'approvazione del decreto legislativo del 16 marzo 1999, n. 79 (decreto Bersani);
l'orimulsion è un'emulsione di bitume naturale (70 per cento) ed acqua (30 per cento) estratto alle foci dell'Orinoco in Venezuela - a bassissimi costi di approvvigionamento - con una minore concentrazione di idrocarburi policiclici aromatici, ma molto più ricco di zolfo del combustibile Stz e di metalli pesanti come il vanadio, il nichel e il mercurio, e il suo impiego in un territorio come il delta del Po, così unico e fragile dal punto di vista ambientale, solleva forti preoccupazioni, tanto più che questo combustibile produce molti gessi e polveri (ceneri) che sono di difficile e problematico smaltimento e/o riutilizzo, tanto che in Danimarca, unica nazione europea che utilizza l'orimulsion, il trattamento di queste ceneri avviene in ambiente sottovuoto e con l'ausilio di scafandri protettivi;
l'Enel sostiene che le polveri verranno ritirate dalla società fornitrice del combustibile e trattate all'estero, mentre i gessi (circa 860.000 tonnellate l'anno) verranno destinati in parte ad impianti di trattamento in loco e in parte trasportati via mare, stoccati presumibilmente nel nodo di scambio di San Lorenzo in laguna veneziana - aumentando il traffico di navi e chiatte nella laguna - e poi destinati altrove;
la centrale è situata fuori dal Parco del delta del Po ma, poiché al confine, ne dipende legislativamente, e la legge regionale istitutiva del Parco - n. 36 del 1997 - prevede all'articolo 30, specificatamente, l'alimentazione «a gas, metano e altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale» (ribadito dalla legge regionale n. 7 del 1999, all'articolo 25), escludendo normativamente l'uso di combustibili a forte impatto ambienta1e, come sono, appunto, carbone e orimulsion; proprio quelli che l'Enel nella sua relazione di accompagnamento del progetto indica come strategici per la propria ricollocazione nel mercato dell'energia elettrica;
la regione Veneto, inoltre, ha adottato con deliberazione 15 febbraio 2000, n. 452, un «piano regionale di tutela e risanamento dell'atmosfera», che individua quattro aree particolarmente a rischio e bisognose di tutela, e fra queste vi è proprio quella del delta del Po con un quadro atmosferico pesante dovuto principalmente alle emissioni della centrale termoelettrica, di cui si presuppone anche una «riconversione in corso d'opera»; tale deliberazione non è stata ancora, ad oggi, sottoposta al consiglio regionale per la discussione e l'approvazione definitiva -:
se i Ministri interpellati intendano appurare se quanto accertato dalla ditta «La Ventosa» corrisponda al vero e, in questo caso, non ritengano che ciò costituisca, oltre che oggetto di indagine giudiziaria, anche una pregiudiziale grave sull'operato dell'Enel in questo impianto, soprattutto alla luce del fatto che la prevista ambientalizzazione non è ancora conclusa, e pregiudiziale negativa di giudizio nel merito dell'attuale valutazione di impatto ambientale (Via) istruita per il «Nuovo progetto di ambientalizzazione» presentato e in corso di valutazione;
quali iniziative e provvedimenti i Ministri interpellati intendano adottare per sanare questa anomala forma di ambientalizzazione della centrale termoelettrica di Porto Tolle, non solo non conforme alla normativa regionale, e che non dà garanzie di abbassamento dei rischi ambientali, ma che produce grave e ulteriore nocumento alla delicata situazione ambientale e territoriale del Parco del delta del Po, sul quale, peraltro, gravano altri rischi di compatibilità e sostenibilità ambientale connessi alla richiesta dell'Edison di costruire a largo di Porto Viro, quindi in pieno Parco, un terminal gasifero.
(2-00245)
«Zanella, Boato, Pecoraro Scanio, Lion, Cento, Cima, Bulgarelli».
(19 febbraio 2002).
B)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della difesa, per sapere - premesso che:
è apparsa su di un articolo de Il manifesto del 22 febbraio 2002 la notizia che il New York Times del 21 febbraio 2002 riferisce di un rapporto segreto della Cia, che avverte che l'Afghanistan potrebbe precipitare di nuovo in un «violento caos» se non saranno prese misure atte a frenare la competizione fra frazioni rivali per controllare la tensione etnica;
in questi giorni - si legge nell'articolo - l'amministrazione Bush sta discutendo sulla trasformazione dei compiti della propria missione in Afghanistan e una delegazione militare, guidata da Charles Campbell, Capo di Stato maggiore del comando centrale dell'esercito americano, si trova in questi giorni a Kabul insieme al consigliere per la sicurezza del presidente americano Zalmay Khalilzad;
attualmente in Afghanistan la popolazione armata è stimata in circa due milioni di persone - si legge ancora nell'articolo - e molte milizie sono state armate e finanziate proprio dagli Usa per combattere al Qaeda e i talebani;
gli Stati Uniti non sono entrati a far parte della forza multinazonale dell'Isaf (International security assistance force) presente a Kabul con più di quattromila uomini;
di questi giorni sono le notizie di uccisioni, tra cui l'uccisione del giovane afgano disarmato da parte dei parà inglesi, della vicenda della pattuglia dei parà inglesi bersaglio di colpi d'arma da fuoco e dei violenti scontri in occasione della partita di calcio tra il United Kabul e una squadra dell'Isaf;
la situazione sembra essere esplosiva, come anche si legge in un'intervista rilasciata al Washington Post (18 febbraio 2002) da Azrat Ali, definito nell'articolo signore della guerra di Jalalabad, che dispone di diciottomila uomini, assoldato direttamente dagli americani, ai quali indica anche gli obiettivi da colpire, grazie ai telefoni satellitari avuti in dotazione dal Pentagono;
la figura di Hamid Karzai non riveste una posizione consolidata nella coalizione di governo;
con l'avvicinarsi della scadenza di giugno 2002 per la convocazione della «Loya Jirga», Hamid Karzai ha chiesto alle trentatrè province afgane di inviare ciascuna duecento uomini che verranno addestrati dalla forza multinazionale: attualmente gli inglesi stanno già addestrando il primo battaglione di seicento uomini;
l'addestramento dell'esercito dovrebbe essere affidato alla forza Usa e inglese e quello della polizia alla Germania;
tra le opzioni citate - si legge ancora nell'articolo - ci sarebbe quella di chiedere alla forza multinazionale di ampliare il contingente ed estendere la presenza ad altre zone, e in questo caso si renderebbe necessaria una nuova risoluzione Onu, oppure dispiegare truppe dei Paesi alleati in diverse città afgane, al di fuori della forza multinazionale, magari affiancati da osservatori e consiglieri internazionali;
gli Stati Uniti ipotizzano anche un possibile ampliamento dei compiti delle loro forze speciali, che dovrebbero essere impegnate per impedire conflitti e non solo contro il terrorismo -:
se non intenda dover chiarire esattamente quali compiti sono oggi affidati al nostro contingente e quale valutazione dia sui rischi che corrono i militari italiani impegnati nell'Isaf;
se non intenda comunicare quali compiti rivestano le forze degli altri Paesi presenti nella forza multinazionale;
se in assenza di una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel caso di rafforzamento dell'Isaf, come intenda procedere nello stabilire i compiti del nostro contingente.
(2-00251)
«Deiana, Mantovani, Mascia».
(26 febbraio 2002).
C)
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, per sapere - premesso che:
il ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca ha negato nei giorni scorsi all'associazione «Libera» il riconoscimento come ente di formazione, escludendola dal relativo albo e motivando tale decisione sulla base del fatto che non sarebbero chiare le finalità dell'associazione;
la decisione del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca è stata duramente criticata da molti (fra cui l'Agesci, il Coordinamento delle comunità di accoglienza ed altre associazioni) ed è stata stigmatizzata dal presidente della Commissione parlamentare antimafia -:
se il Ministro interpellato intenda tenere ferma questa decisione;
se condivida la burocratica ed incredibile motivazione che l'accompagna;
se non ritenga che i temi della educazione alla legalità e dell'impegno civile contro le mafie debbano essere parte integrante della formazione dei giovani;
se non creda che un'associazione come «Libera», testimone e protagonista in questi anni della lotta contro i poteri criminali, meriti, proprio in ragione delle sue specifiche finalità formative, il riconoscimento ed il pieno sostegno del ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca;
quali siano gli indirizzi del Governo in materia.
(2-00252)
«Violante, Fassino, D'Alema, Abbondanzieri, Adduce, Agostini, Albonetti, Angioni, Giovanni Bianchi, Boccia, Loiero, Carra, Delbono, Gentiloni Silveri, Franceschini, Gambale, Ladu, Monaco, Molinari, Fanfani, Bindi, Micheli, Iannuzzi, Bimbi, Castagnetti, Pistelli, Vendola, Alfonso Gianni, Deiana, Titti De Simone, Mantovani, Russo Spena, Giordano, Pecoraro Scanio, Cima, Zanella, Bulgarelli, Lion, Cento, Diliberto, Maura Cossutta, Sgobio, Rizzo, Bellillo, Armando Cossutta, Pistone, Boselli, Villetti, Ceremigna, Buemi, Grotto, Intini, Pappaterra, Amici, Bandoli, Roberto Barbieri, Battaglia, Bellini, Benvenuto, Bersani, Bettini, Bielli, Bogi, Bolognesi, Bonito, Borrelli, Bova, Buffo, Buglio, Burlando, Cabras, Caldarola, Calzolaio, Capitelli, Carboni, Carli, Cazzaro, Cennamo, Chianale, Chiaromonte, Chiti, Cialente, Coluccini, Cordoni, Crisci, Crucianelli, Dameri, Di Serio D'Antona, De Brasi, De Luca, Alberta De Simone, Diana, Duca, Filippeschi, Finocchiaro, Fluvi, Folena, Franci, Fumagalli, Galeazzi, Gambini, Gasperoni, Giacco, Giulietti, Grandi, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Innocenti, Kessler, Labate, Leoni, Lolli, Lucà, Lucidi, Lulli, Lumia, Luongo, Magnolfi, Mancini, Manzini, Maran, Paola Mariani, Raffaella Mariani, Mariotti, Marone, Martella, Maurandi, Mazzarello, Melandri, Minniti, Montecchi, Motta, Mussi, Nannicini, Nieddu, Nigra, Oliverio, Olivieri, Ottone, Panattoni, Pennacchi, Petrella, Piglionica, Pinotti, Pisa, Pollastrini, Preda, Quartiani, Raffaldini, Ranieri, Rava, Rognoni, Nicola Rossi, Rossiello, Rotundo, Rugghia, Ruzzante, Sabattini, Sandi, Sandri, Sasso, Sciacca, Sedioli, Sereni, Siniscalchi, Soda, Spini, Stramaccioni, Susini, Tidei, Tocci, Tolotti, Trupia, Turco, Michele Ventura, Vianello, Vigni, Visco, Zani, Zanotti, Zunino».
(26 febbraio 2002).