TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 90 di Giovedì 31 gennaio 2002

INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri dell'interno e del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
le quote d'ingresso dei cittadini extracomunitari in Italia sono determinate annualmente da un decreto sui flussi che dovrebbe essere già stato emanato;
tale ritardo ha causato già molti disagi;
in assenza di informazioni da parte del ministero interessato, infatti, in molte regioni si sono avute lunghe file davanti agli uffici provinciali del lavoro, per effettuare prenotazioni per la richiesta nominativa di manodopera;
la quantità di queste «prenotazioni» ha ancora una volta evidenziato una forte domanda di lavoratori stranieri necessari allo sviluppo del nostro Paese;
fino a questo momento non è dato sapere quando sarà emanato il decreto suddetto e per quale numero di ingressi e questa incertezza sta creando gravi danni economici agli imprenditori e alle famiglie;
rispetto ai numerosi accordi bilaterali conclusi dal precedente Governo ai fini della riammissione nei Paesi interessati di cittadini extracomunitari espulsi, si ignora se l'esecutivo attuale ne abbia conclusi ulteriori e quali atti abbia compiuto per dare applicazione a quelli esistenti;
anche in merito all'istituzione di nuovi centri di permanenza temporanea, che sembrerebbe sempre più necessaria, non sono state fornite informazioni chiare e attendibili;
sono state, inoltre, avanzate da parte di forze politiche della maggioranza, proposte per una regolarizzazione della posizione lavorativa di cittadini extracomunitari, che svolgono lavoro domestico o di cura;
su questo tema si è assistito al manifestarsi di posizioni fortemente contraddittorie all'interno del Governo, oltre che della maggioranza;
questa indeterminatezza alimenta una situazione di disagio crescente tra i cittadini extracomunitari, gli imprenditori, le famiglie -:
quando prevedibilmente verrà emanato il decreto annuale sui flussi;
quale sarà la previsione delle quote per i Paesi di provenienza e se essa si discosterà da quella dei decreti precedenti;
quale sia oggi, sulla base delle informazioni di cui dispone il Governo, lo stato attuale della domanda di lavoratori extracomunitari per ciascuna regione;
se il Governo abbia concluso nuovi accordi bilaterali, con quali Paesi e quali siano le condizioni previste;
quali siano i dati, di cui il Governo dispone, relativi alla applicazione degli accordi bilaterali già conclusi;
quanti siano e dove siano ubicati i centri di permanenza temporanea oggi pienamente funzionanti e per quale numero di posti;
quanti nuovi centri di permanenza temporanea siano stati istituiti dal Governo o siano entrati in funzione nel periodo giugno-dicembre 2001;
quali siano le determinazioni che il Governo intenda assumere in tema di regolarizzazione e a quali categorie di immigrati essa possa riferirsi;
se il Governo abbia compiuto o intenda compiere atti volti a favorire i ricongiungimenti familiari per i lavoratori extracomunitari già inseriti nella vita sociale del nostro paese;
se il Governo abbia promosso interventi per l'integrazione degli immigrati a partire dalle situazioni di maggiore sofferenza, come la mancanza di abitazioni o la situazione dei minori non accompagnati;
quali iniziative il Governo intenda assumere in questi mesi per evitare che la disapplicazione della legge vigente - in attesa che venga discusso in Parlamento il disegno di legge governativo, ad avviso degli interpellanti sbagliato e pericoloso - provochi gravi danni alle attività produttive, ai lavoratori immigrati e alle famiglie che si giovano del loro aiuto.
(2-00213) «Violante, Turco».
(22 gennaio 2002).

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro per i beni e le attività culturali, per sapere - premesso che:
in base al decreto legislativo n. 419 del 1999 (Riordinamento del sistema degli enti pubblici nazionali, a norma degli articoli 11 e 14 della legge 15 marzo 1997, n. 59) l'Insmli (Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia) - insieme ad altri quindici Enti - dovrebbe risultare privatizzato dal 1o gennaio 2002;
nessuna proroga dei termini è stata comunicata all'ente; al contrario, è stato comunicato che dal 1o gennaio 2002, data prescrittiva, l'istituto dovrà operare solo in regime di ordinaria amministrazione;
gli organi dell'istituto hanno regolarmente ottemperato a tutti gli atti finalizzati alla privatizzazione dell'ente, avendo approvato il nuovo Statuto in data 28 ottobre 2000 e recepito il parere favorevole delle Commissioni parlamentari competenti nel mese di ottobre 2001;
il nuovo Statuto dell'Insmli non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, né è stato emanato il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di privatizzazione dell'ente;
gli uffici ministeriali non hanno risposto ai numerosi quesiti inviati in questi mesi dagli organi direttivi dell'ente in ordine alle procedure da adottare (tenuta del bilancio, modalità per il rinnovo degli organismi direttivi);
questo passaggio è vitale per l'evoluzione dell'istituto, non solo in termini di nuove adesioni, e quindi ulteriori risorse economiche, ma e soprattutto ai fini del completamento delle procedure di nomina dei nuovi organi, in assenza dei quali verrebbe meno la natura del nuovo assetto statutario, essendo in scadenza tutte le cariche sociali -:
quali doverose iniziative il Governo intenda tempestivamente assumere e quali provvedimenti intenda emanare per addivenire al più presto alla privatizzazione dell'Insmli, chiudendo questa delicata fase di stallo che l'ente sta ingiustificatamente subendo, e sanando una situazione palesemente anomala a causa dell'inadempienza governativa.
(2-00222)
«Boato, Pecoraro Scanio, Bulgarelli, Cento, Cima, Lion, Zanella».
(28 gennaio 2002).

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'interno, per sapere - premesso che:
la tragedia di San Gregorio Magno (Sa), che ha provocato diciannove morti, dice una sola cosa: un corto circuito può provocare un rogo senza rimedio, dato il tipo di materiale infiammabile usato per questa tipologia di «alloggi a lunga durata». Di una tipologia più scadente (con pareti di cartongesso) fu fatto massiccio impiego all'indomani del sisma del 23 novembre 1980, per provvedere di un tetto provvisorio i 300 mila senza tetto che avevano già trascorso il primo crudo inverno nelle tende e nelle roulottes, rimettendoci spesso la vita;
la medesima scadente tipologia fu usata per rimediare all'assenza di strutture pubbliche (municipi, scuole, asili, strutture sociali e sanitarie);
nessuno dice che queste strutture furono collaudate per soli cinque anni, perché proprio le pareti di cartongesso, dopo un lasso di tempo, diventavano fradice e quindi non garantivano dal pericolo di corto circuito, quindi di incendio, oltre a diventare insalubri nel corso degli anni;
la tragedia di San Gregorio Magno lancia un allarme ben più vasto;
in data 29 giugno 1995, in un intervento alla Camera dei deputati, fu sollevato il problema dell'illegittimità dell'uso dei prefabbricati leggeri a sedici anni dal sisma ed a collaudo abbondantemente scaduto;
nelle settimane successive, si chiedeva al governo Berlusconi, e precisamente al sottosegretario alla Protezione civile, onorevole Fumagalli Carulli, di dichiarare gravemente rischiose tali strutture abitative e di promuoverne lo smantellamento; fu sollevato un problema di competenze;
è stato sostenuto che nel riparto dei fondi che il Cipe periodicamente stanziava ai comuni terremotati, fosse garantita la priorità assoluta alle famiglie residenti nei prefabbricati leggeri, cosa che è stata puntualmente assicurata, mentre non è stata assicurata la distruzione di quelle strutture che invece sono state colpevolmente assegnate a famiglie di senza tetto o adibite a tempo indeterminato ad uso diverso, di tipo civile o socio-sanitario, ignorando i rischi insiti in esse;
nel 1996 a Pignola (Pz) due bambini di tre e due anni sono morti nell'incendio del prefabbricato leggero nel quale vivevano con i loro genitori, che lo avevano abusivamente occupato, dopo la fuoriuscita degli assegnatari terremotati, nella speranza di vedersi assegnare un'abitazione civile;
in quell'occasione, in data 24 luglio 1996, è stata dalla sottoscritta presentata un'interrogazione che denunciava che i collaudi sulla sicurezza dei prefabbricati leggeri erano abbondantemente scaduti e faceva presente l'agibilità provvisoria delle strutture dei prefabbricati leggeri e la loro inabitabilità, antigienicità e insicurezza, soprattutto perché le pareti marcite scoprivano i circuiti elettrici -:
se non intendano emanare un provvedimento normativo urgente (anche emendando la finanziaria 2002) che dichiari l'inagibilità e la necessità di liberare da chi le occupa o le ha avute assegnate, di smantellare e distruggere tutte le strutture in prefabbricato leggero installate dopo il sisma del 23 novembre 1980.
(2-00194)
«Alberta De Simone, Gerardo Bianco, Roberto Barbieri, De Luca, Adduce, Annunziata, Bielli, Caldarola, Crucianelli, Dameri, De Brasi, Grandi, Grillini, Guerzoni, Iannuzzi, Lulli, Lumia, Luongo, Maccanico, Motta, Nannicini, Nieddu, Oliverio, Ottone, Piglionica, Pinotti, Pistone, Potenza, Sciacca, Squeglia, Zunino, Amici, Buffo, Chianale, Chiaromonte, Cialente, Coluccini, Crisci, Zanotti».
(18 dicembre 2001).

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
una parte rilevante dell'associazionismo italiano, come ha evidenziato una
una parte rilevante dell'associazionismo italiano, come ha evidenziato una lettera aperta ai parlamentari italiani di don Luigi Ciotti, sta con sofferenza e passione lavorando sulla drammatica situazione delle carceri turche e chiede un intervento istituzionale ufficiale nelle sedi parlamentari;
già nello scorso agosto le associazioni si erano rivolte al Presidente della Commissione europea, professor Romano Prodi, affinché le gravi e ripetute violazioni dei diritti umani nelle prigioni turche fossero all'attenzione dell'Unione europea, la cui Commissione ha, in effetti, al momento respinto la richiesta della Turchia di ingresso nell'Unione, rinviandone l'esame;
nelle motivazioni della decisione negativa della Commissione, si fa esplicito riferimento allo sciopero della fame in corso da parte delle detenute e dei detenuti turchi. Una protesta estrema, in corso ormai da un anno, che coinvolge almeno duemila prigionieri ed i loro familiari e che ha già portato alla morte più di cinquanta persone;
il motivo della protesta è, nello specifico, collegato all'istituzione delle celle, definite di tipo F, che comportano il costante isolamento dei prigionieri; più in generale, vengono denunciate costanti violazioni e pesanti repressioni, sia nelle carceri che all'esterno, con continue perquisizioni, rastrellamenti, attacchi militari: in novembre, ad esempio, per citare un solo caso, il quartiere Kucuk Armutlu, diventato simbolo della protesta, è stato interamente devastato e distrutto da polizia e militari;
un'associazione indipendente sui diritti umani in Turchia ha denunciato settecentosessantadue casi di tortura nei confronti dei carcerati, segnalandone un incremento del cinquanta per cento nei primi mesi del 2001 rispetto all'anno 2000; mentre il governo turco ha negato ad Amnesty International il permesso di aprire una propria sezione in Turchia. Ciò accresce il timore che si stia predisponendo le condizioni per una repressione ancora più brutale;
nell'ottobre scorso, rispondendo alle istanze delle associazioni italiane, il Presidente Prodi ha scritto: «la Commissione europea ed io personalmente seguiamo con grande attenzione la situazione delle prigioni in Turchia. Simile attenzione viene anche assicurata ai diritti dei prigionieri. A questo proposito abbiamo espresso più volte rammarico per le vittime di questa tragedia umanitaria e l'impellente urgenza di porvi fine è stata comunicata in più occasioni alle autorità turche nell'ambito di contatti ufficiali al più alto livello» -:
quali iniziative bilaterali ed iniziative in sede europea e nei consessi internazionali il Governo italiano intenda assumere affinché si vigili sul rispetto dei diritti carcerari ed umani da parte del governo turco: la garanzia dei requisiti elementari fondamentali di uno stato di diritto è, infatti, condizione pregiudiziale perché si possa far parte della stessa Unione Europea.
(2-00217)
«Russo Spena, Abbondanzieri, Emerenzio Barbieri, Battaglia, Benvenuto, Giovanni Bianchi, Bielli, Bimbi, Biondi, Buemi, Bulgarelli, Calzolaio, Carbonella, Cento, Cima, Cordoni, Titti De Simone, Deiana, Folena, Giachetti, Alfonso Gianni, Grandi, Lolli, Lucidi, Lumia, Mantovani, Raffaella Mariani, Mascia, Mosella, Pisapia, Realacci, Rizzo, Rodeghiero, Sandi, Siniscalchi, Trupia, Valpiana, Vendola, Vigni, Zanella, Giordano, Perrotta».
(22 gennaio 2002).

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
la situazione in Medio Oriente sta precipitando di ora in ora con il rischio, sempre più concreto, che non esista più una via di ritorno e che la violenza diventi l'unico strumento di dialogo tra palestinesi e israeliani;
la recente occupazione militare di Tulkarem e l'entrata dei carri armati, avvenuta il 22 gennaio 2002, nella periferia di Nablus, rappresentano un'escalation militare che rischia di far piombare tutta l'area del Medio Oriente in una spirale di odio e di guerra;
l'assedio nella sua residenza a Ramallah del Presidente dell'Anp, Yasser Arafat, la distruzione della sede dell'emittente radio televisiva palestinese e l'occupazione militare di intere città, in aperta violazione degli accordi di Oslo, rappresentano una logica aberrante che rischia solamente di chiudere per sempre la via al dialogo, unica strada possibile per sperare in una pace duratura in un'area del mondo che, da troppi anni, vede solo ingiustizie e morti;
è notizia dell'ultima ora che l'organizzazione integralista islamica «Hamas», dopo i fatti accaduti a Nablus, con la morte di alcuni suoi militanti, ha dichiarato la fine immediata della tregua che, fino ad oggi su richiesta di Arafat, aveva rispettato e ciò può solo far presagire nuovi attacchi suicidi e nuove violenze;
lo stesso Ministro degli affari esteri egiziano, Ahmed Maher, ha rivolto un monito a Israele affinché levi il suo assedio ad Arafat e non tenti di impedire al Presidente palestinese di partecipare al vertice arabo in programma, a marzo, a Beirut, ricordando al Governo israeliano che se Arafat dovesse scomparire dalla scena, l'intera area «entrerà in ebollizione» con i risultati che tutti possiamo immaginare;
in ultimo, ma non per importanza, va ricordata la forte critica che il Segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha pronunciato nei confronti del Governo di Israele dopo l'occupazione di Tulkarem e la distribuzione della radio televisione palestinese che è stata costruita, tra l'altro, con i fondi dell'Unione europea -:
se non ritengano urgente e necessaria un'iniziativa politico diplomatica del Governo italiano, in collaborazione con i capi di Governo europei, affinché, facendo valere il peso dell'Europa in termini politici ed economici, si convincano le parti a riavviare il dialogo, ripristinando immediatamente la libertà di movimento per il Presidente del popolo palestinese, Yasser Arafat, così come lo stesso ha richiesto alla comunità internazionale;
se non ritengano che la ripresa immediata del dialogo tra le parti e l'invio di osservatori internazionali nei territori palestinesi occupati, siano due elementi essenziali, non solo per ridare pace a questa area tormentata del mondo, ma anche per dare un duro colpo al terrorismo che, troppo spesso, ha usato la causa della Palestina per dare credibilità alle proprie azioni e che, di conseguenza, forte debba essere l'impegno, in questo senso, di chi ritiene fondamentale colpire non solo i terroristi, ma anche le cause che determinano questo fenomeno.
(2-00221)
«Intini, Boselli, Buemi, Albertini, Ceremigna, Di Gioia, Grotto, Pappaterra, Villetti, Cento, Lion, Cima, Zanella, Collè, Frigato, Meduri, Damiani, Tanoni, Mosella, Lettieri, Fanfani, Carra, Brugger, Carbonella, Zeller, Detomas, Loiero, Monaco, Calzolaio, Benvenuto, Rizzo, Siniscalchi, Innocenti, Mancini, Milioto, Bonito, Pecoraro Scanio, Boato, Craxi».
(23 gennaio 2002).

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro delle politiche agricole e forestali, per sapere - premesso che:
la crisi agrumicola in Sicilia si è ulteriormente aggravata, non solo per il perdurare della siccità, come già segnalato in un precedente documento di sindacato ispettivo presentato dal sottoscritto in data 8 novembre 2001, ma anche perché le continue gelate fatte registrare in quest'ultimo mese hanno definitivamente messo in ginocchio l'intero comparto, determinando ulteriori problemi in merito alla competitività del prodotto sui mercati nazionali ed esteri;
circa il settanta per cento della produzione agrumicola non è stata raccolta in quanto la prezzatura di piccole dimensioni non risponde alle esigenze dei consumatori e risulterebbe eccessivamente costosa per i produttori;
il Ministro delle politiche agricole, con colpevole ritardo, non ha ancora predisposto le norme attuative della legge n. 388 del 2000 che stabilivano interventi strutturali di ripianamento debitorio in favore dell'impresa agricola di settore, tra cui assestamento e cancellazione debitoria e proroga degli effetti agrari;
la situazione socio-economica nelle province della Sicilia orientale è diventata particolarmente preoccupante in ragione della iniquità ed esosità degli oneri contributivi e tributari che gravano in particolar modo sul comparto agrumicolo -:
se non intenda adottare provvedimenti di natura straordinaria per fronteggiare il grave stato di crisi attraverso la previsione di congrui finanziamenti diretti ai produttori agrumicoli;
quali misure intenda adottare con urgenza per dare immediata applicazione alle norme previste dalla legge finanziaria per il 2001 varata dal Governo dell'Ulivo, rimovendone gli ostacoli di ordine burocratico ed amministrativo.
(2-00215)
«Burtone, Boccia, Enzo Bianco, Finocchiaro, Marcora, Piscitello».
(22 gennaio 2002).

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
le notizie di stampa relative al gruppo Fiat suscitano grandi e diffuse preoccupazioni nel mondo del lavoro, dell'economia e della finanza. Il rischio di chiusura di ben diciotto stabilimenti ha già negativamente influenzato il titolo in borsa con grave danno per i piccoli risparmiatori;
naturalmente le maggiori preoccupazioni investono i lavoratori e le loro famiglie. Le sorti delle unità produttive costituenti il «pianeta Fiat» nel nostro Paese riguardano l'intera società italiana, che legittimamente vede nella crisi della sua più importante industria privata il segnale preoccupante e più evidente della debolezza dell'intero sistema produttivo, che risente sì della globalizzazione dei mercati, ma soprattutto della eccessiva «finanziarizzazione» dell'economia;
già le operazioni Fiat-General motors e Fiat-Edf Montedison facevano intuire le intenzioni della Fiat di ridimensionare la propria presenza nel settore auto;
il Governo non può essere né indifferente né disattento a quanto accade nel mondo produttivo italiano -:
quali iniziative il Presidente del Consiglio ed il Ministro dell'economia e delle finanze intendano assumere a garanzia dei livelli occupazionali.
(2-00181) «Lettieri, Boccia, Grandi».
(13 dicembre 2001).