TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 71 di Giovedì 29 novembre 2001

INTERPELLANZE URGENTI

A)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
da un lancio di agenzia della Reuters del 12 ottobre 2001 risulta che il giorno precedente, l'11 ottobre 2001, una corte islamica, nella parte settentrionale della Nigeria, e precisamente nello Stato di Sokoto, ha condannato a morte per lapidazione una donna incinta per aver avuto una relazione pre-matrimoniale;
la donna si chiama Safiya Hussaini Tungar Dudu, ha 30 anni, ed è la prima persona condannata a morte da una corte che applica la sharia, nello stato di Sokoto, dopo l'introduzione, nel 2000, di un codice rigorosamente islamico;
il giudice Mohammed Bello Sanyinnawal dell'Alta corte islamica di Gwadadawa ha condannato a morte la donna dopo che aveva ammesso una sua relazione prima del matrimonio;
la corte ha rilasciato l'uomo che Safiya aveva indicato come il suo amante, affermando che non vi erano prove sufficienti per processarlo;
la corte ha dato alla donna 30 giorni di tempo per presentare appello;
nel gennaio 2001, a seguito di una sentenza di una corte islamica nel vicino Stato di Zamfara che aveva richiamato l'attenzione internazionale, una ragazza di 17 anni aveva subito 100 frustate per aver avuto una relazione pre-matrimoniale. La corte aveva rigettato la drammatica testimonianza della ragazza di essere stata violentata;
finora all'associazione Nessuno tocchi Caino, che conduce una campagna per una moratoria universale delle esecuzioni capitali, risulta che solo l'Organizzazione per le libertà civili (Civil liberties organisation - Clo), con sede a Lagos, è intervenuta sul caso di Safiya e ha chiesto al Governatore dello Stato di Sokoto, Alhaji Attahiru Barafawa e al Presidente del Consiglio supremo degli affari islamici, il Sultano Muhammed Maccido, di rivedere per ragioni umanitarie la condanna a morte pronunciata nei confronti di Safiya Hussaini Tungar Tudu;
la Nigeria, espulsa dal Commonwealth e fortemente criticata dalla comunità internazionale per l'esecuzione, avvenuta nel 1995, dello scrittore ambientalista Ken Saro-Wiwa e di otto attivisti dei diritti umani della minoranza Ogoni, ha inaugurato un nuovo corso in seguito alle elezioni del 1999 che hanno portato alla vittoria il generale Olusegun Obasanjo;
questo nuovo corso ha consentito la riammissione della Nigeria nel Commonwealth;
il Presidente Olusegun Obasanjo, che è un militare che aveva rischiato la pena di morte perché accusato di aver preso parte ad un colpo di Stato, si è dichiarato contrario alla pena di morte e ha rilasciato migliaia di prigionieri che da più di due anni erano in attesa di un processo;
la popolazione della Nigeria, che ammonta ad oltre 110 milioni di abitanti, è divisa tra musulmani (50 per cento) e cristiani (40 per cento) e la decisione di alcuni Stati della federazione di introdurre l'adozione di un codice rigorosamente islamico nelle zone a prevalenza musulmana nel nord del Paese, nonostante le proteste dei non islamici, ha provocato degli scontri sanguinosi nella regione -:
quali iniziative il Governo italiano intenda adottare e promuovere, in sede bilaterale e multilaterale, per evitare che Safiya Hussaini Tungar-Dudu sia giustiziata;
come intenda affrontare in sede internazionale il problema del ricorso da parte di molti Paesi islamici alla pratica in luogo pubblico delle esecuzioni capitali e di altre pene come la flagellazione, esecuzioni e pene inflitte spesso per reati nonviolenti e soprattutto nei confronti delle donne, al di fuori degli standard stabiliti dai patti internazionali sui diritti umani.
(2-00131) «Pecoraro Scanio, Boato, Cima, Zanella, Cento, Bulgarelli, Lion».
(6 novembre 2001)

B)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro degli affari esteri, per sapere - premesso che:
tramite le Associazioni di solidarietà internazionale italiane, che appoggiano da anni l'opera di operatori connazionali che lavorano in Zimbabwe, giungono costantemente notizie che allertano sulla mancanza del rispetto dei più elementari diritti umani e politici in tale Paese;
la lettera pastorale «Tolleranza e speranza» redatta e sottoscritta da tutti i vescovi cattolici dello Zimbabwe inviata al Presidente Mugabe nella scorsa primavera testimonia in modo autorevole tale realtà e il continuo perdurare della stessa;
le ultime notizie trasmesse dalle agenzie di stampa internazionali circa l'incendio della sede del partito di opposizione nella città di Bulawaio nei giorni scorsi lasciano presagire una recrudescenza della repressione politica in previsione delle prossime elezioni presidenziali;
continui sono gli arresti di esponenti politici dell'opposizione e di giornalisti, per ultimi quelli effettuati il 21 novembre che hanno colpito un autorevole leader dell'opposizione e due giornalisti del Daily News, uno dei pochi giornali indipendenti locali;
recente è la scoperta di campi di tortura riportata dal The Zimbabwe Standard e confermata dal vice-presidente del partito di opposizione il quale riferisce che sarebbero numerose le testimonianze di attivisti sul genere di trattamento loro riservato in tali caverne -:
se sia a conoscenza della gravissima situazione nella Repubblica dello Zimbabwe, evidenziata da tali drammatici appelli;
quali urgenti e doverose iniziative intenda assumere sia nei rapporti diretti con lo Zimbabwe, sia nell'ambito dell'Unione europea, sia in relazione con gli altri Stati democratici che hanno rapporti con lo Zimbabwe;
se non ritenga necessario affrontare tempestivamente la grave situazione dello Zimbabwe anche nell'ambito dell'Onu, perché sia messa in atto ogni iniziativa necessaria a tutelare la vita, la sicurezza, la salute e il lavoro delle persone, e anche delle istituzioni religiose e civili, che sono minacciate dalle sistematiche violazioni dei diritti umani fondamentali.
(2-00161) «Boato, Kessler».
(27 novembre 2001)

C)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
l'articolo 4 della legge 18 ottobre 2001, n. 383, prevede un meccanismo di incentivazione dei nuovi investimenti in base al quale (comma 1): «È escluso dall'imposizione del reddito d'impresa e di lavoro autonomo il 50 per cento del volume degli investimenti in beni strumentali realizzati nel periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore della presente legge successivamente al 30 giugno e nell'intero periodo di imposta successivo, in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l'investimento è stato maggiore»;
il successivo comma 2 estende l'incentivo anche «alle spese sostenute per servizi, utilizzabili per il personale, di assistenza negli asili nido ai bambini di età inferiore ai tre anni, e alle spese sostenute per la formazione e l'aggiornamento del personale»;
la relazione tecnica al disegno di legge interpreta la norma del comma 2 nel senso più logico, vale a dire che alle spese in questione si applica lo stesso meccanismo di calcolo del comma 1, e in base a questo meccanismo si stima una perdita di gettito di 640 miliardi di lire per il 2001 e di 1.350 di lire miliardi per il 2002;
la circolare applicativa (consultabile sul sito internet del ministero dell'economia e delle finanze) afferma al punto 3.8 che «tenuto conto della formulazione letterale della norma, si ritiene che l'agevolazione in esame, diversamente da quanto disposto per gli investimenti in beni strumentali, riguardi l'intero ammontare delle spese sostenute, senza confronti con la media degli anni precedenti»;
il mutamento del meccanismo di calcolo è destinato a creare una voragine nei conti pubblici sia per il 2001 che per il 2002, dal momento che, sempre la relazione tecnica, stima la spesa per servizi, formazione ed altre attività in 63.060 miliardi di lire per il 2001 e in 66.000 miliardi di lire circa quella per il 2002. Ora se si applica il criterio del comma 1 dell'articolo 4, poiché la media delle spese effettuate nell'anno precedente risulta (sempre in base alla relazione tecnica) pari a 59.380 miliardi di lire si ottiene per il 2001 una differenza di 3.680 miliardi di lire: sicché, applicando alla metà di questa cifra il 35 per cento indicato nella relazione risulta la ricordata perdita di gettito di 640 miliardi di lire, che sale nel 2002 a 1.350 miliardi di lire;
se viceversa si adotta il criterio della circolare, l'aliquota del 35 per cento andrebbe applicata al 50 per cento dell'intera somma di 63.000 miliardi di lire nel 2001 e 66.000 miliardi di lire nel 2002, ottenendo una perdita di gettito di oltre 11.000 miliardi di lire sia nel 2001 che nel 2002, invece dei 640 miliardi di lire e 1.350 miliardi di lire inizialmente previsti, per un totale di 23.000 miliardi di lire circa;
si tratta quindi di una interpretazione non solo errata in punto di diritto, ma anche irresponsabile dal punto di vista finanziario, e in palese contrasto con i documenti ufficiali del Governo (relazione tecnica) che fanno fede ai fini della copertura, e della veridicità del bilancio dello Stato; in particolare si tratta di una interpretazione che, ove non rettificata sollecitamente, avrebbe l'effetto di modificare profondamente il quadro dei saldi obiettivo che fa da sfondo alla decisione di bilancio in corso -:
se non ritengano dunque di dover modificare con la massima urgenza la circolare applicativa, in modo da renderla coerente con la norma generale ed evitare uno sfondamento di bilancio pari ad oltre l'1 per cento del prodotto interno lordo.
(2-00150) «Violante, Castagnetti, Boato, Rizzo, Intini, Pecoraro Scanio, Visco, Roberto Barbieri, Innocenti, Villetti, Ruzzante».
(15 novembre 2001)

D)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, per sapere - premesso che:
l'articolo 3, comma 1, del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito dalla legge 27 aprile 1989, n. 154, prevede che, a decorrere dal 1o gennaio 1990, quando la variazione percentuale del valore medio dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati relativo al periodo di dodici mesi terminante il 1o agosto di ciascun anno supera il 2 per cento rispetto al valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso periodo dell'anno precedente, si provvede a neutralizzare integralmente gli effetti dell'ulteriore pressione fiscale non rispondenti a incrementi reali di reddito e che ai fini della restituzione integrale del drenaggio fiscale si provvede mediante l'adeguamento degli scaglioni delle aliquote, delle detrazioni e dei limiti di reddito previsti dagli articoli 11, 12 e 13 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
il comma 2 dello stesso articolo 3 del predetto decreto-legge dispone che entro il 30 settembre di ciascun anno, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, si procede alla ricognizione della variazione percentuale di cui al comma 1 e si stabiliscono i conseguenti adeguamenti degli scaglioni delle aliquote, delle detrazioni e dei limiti di reddito e che il suddetto decreto ha effetto per l'anno successivo;
il comma 3 del medesimo articolo 3 precisa che nella legge finanziaria relativa all'anno per il quale ha effetto il decreto di cui al comma 2 si fa fronte all'onere derivante dall'applicazione del medesimo decreto;
l'articolo 9 del decreto-legge 19 settembre 1992, n. 384, convertito dalla legge 14 novembre 1992, n. 438, prevede che le disposizioni dei commi 1 e 2 dell'articolo 3 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 aprile 1989, n. 154, si applicano limitatamente alle detrazioni di imposta e ai limiti di reddito previsti negli articoli 12 e 13 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917;
la variazione percentuale del valore medio dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati relativo al periodo di dodici mesi terminante il 1o agosto 2001 è superiore del 2 per cento rispetto al valore medio del medesimo indice rilevato con riferimento allo stesso periodo dell'anno precedente;
a tutt'oggi, non risulta emanato il prescritto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la restituzione del drenaggio fiscale (fiscal drag);
il disegno di legge finanziaria relativo all'anno 2002, anno per il quale dovrebbe avere effetto la restituzione del fiscal drag, non contiene alcuna disposizione per far fronte all'onere derivante del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di restituzione del fiscal drag;
l'incremento delle detrazioni per i figli dei contribuenti che possiedono un reddito complessivo non superiore a lire 70 milioni costituisce una previsione aggiuntiva a favore di una parte dei contribuenti, ma non può sostituire la dovuta restituzione del fiscal drag che riguarda, invece, la generalità dei contribuenti -:
se non ritenga:
a) di rendere noto a quanto ammonta il fiscal drag da restituire ai contribuenti tutti sotto forma di incremento degli importi delle detrazioni d'imposta di cui agli articoli 12 e 13 del testo unico delle imposte sui redditi;
b) di spiegare le motivazioni per le quali non si è ancora provveduto alla predisposizione degli atti che consentono la restituzione del fiscal drag;
c) di illustrare in che modo e in quali tempi s'intenda rispettare le leggi vigenti al riguardo;
d) di assicurare la restituzione integrale del fiscal drag a tutti i contribuenti incrementando le detrazioni degli articoli 12 e 13 del testo unico delle imposte sui redditi a decorrere dal 1o gennaio 2002.
(2-00117) «Violante, Manzini, Bersani, Visco».
(25 ottobre 2001)

E)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, per sapere - premesso che:
il 22 ottobre 2001 le aziende ortopediche italiane hanno indetto una manifestazione per esprimere il profondo disagio del settore;
nella stessa data è stata ribadita la volontà di disdettare ufficialmente gli accordi in atto relativi alla fornitura dei dispositivi di cui all'elenco 1 del decreto ministeriale n. 332 del 1999, di cui beneficiano i soggetti disabili, costringendoli pertanto dopo il 1o gennaio 2002 a sostenere personalmente ed interamente i suddetti costi;
la legge n. 104 del 1992, all'articolo 1, lettera c), tutela le persone disabili, sancendo il principio per cui la Repubblica «persegue il recupero funzionale e sociale della persona affetta da minorazioni fisiche, psichiche e sensoriali e assicura i servizi e le prestazioni, la cura e la riabilitazione delle minorazioni, nonché la tutela giuridica ed economica della persona handicappata»;
l'ultima commissione ministeriale, per l'aggiornamento del decreto ministeriale n. 332 del 1999 non includeva e non ascoltava le rappresentanze professionali degli operatori nella tecnica ortopedica, quali Fioto e altre, non potendo quindi svolgere il proprio lavoro con una visione esaustiva della materia -:
quali azioni intenda intraprendere il Ministro interpellato al fine di aprire un dialogo costruttivo sulla materia, contribuendo così a fare finalmente chiarezza sul settore e garantendo un sacrosanto diritto dei cittadini disabili del nostro Paese.
(2-00116) «Francesca Martini, Cè».
(25 ottobre 2001)

F)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della giustizia, per sapere - premesso che:
il 7 settembre 2001 veniva tratto in arresto il giovane Giuseppe Maggi a seguito di una rapina in cui aveva colpito a morte un metronotte;
il predetto, posto in totale isolamento sin dal primo giorno del suo arresto, in sede di interrogatorio davanti al giudice per le indagini preliminari, rendeva ampia confessione fornendo altresì puntuali e dettagliate indicazioni sui complici;
pochi giorni dopo il Maggi veniva risentito dagli inquirenti ai quali riconfermava le proprie responsabilità fornendo ulteriori chiarimenti;
in tale sede si apprendeva che il Maggi era stato salvato in extremis da un tentativo di suicidio e che per tale ragione veniva disposta la sorveglianza ventiquattro ore su ventiquattro;
la difesa, stante il tentativo di suicidio ed il comportamento processuale dell'indagato, improntato al pentimento e alla più ampia collaborazione, chiedeva che lo stesso fosse ammesso alla vita comune e che gli fosse concessa la visita della madre;
tale richiesta fu rigettata stante la necessità di un ulteriore interrogatorio, che si svolse il 4 ottobre ed in occasione del quale, peraltro, l'indagato riconfermava le precedenti dichiarazioni;
in quella stessa sede il Maggi chiedeva al magistrato inquirente di poter incontrare la madre, di poter essere ammesso alla vita comune e di lavarsi, ma ancora una volta le suddette istanze non venivano accolte e solo successivamente, dopo l'ennesima istanza della difesa, veniva concessa la possibilità di avere qualche indumento;
il giorno 18 ottobre, il Giuseppe Maggi, a soli ventuno anni e senza aver potuto vedere sua madre, si impiccava nella sua celletta;
si apprese successivamente che il provvedimento che aveva disposto l'osservazione del detenuto ventiquattro ore su ventiquattro era stato revocato -:
se non ritenga opportuno, alla luce dei fatti suesposti, voler disporre gli opportuni accertamenti ed ispezioni per fare chiarezza sulle eventuali responsabilità in merito a questo gravissimo episodio.
(2-00141) «Volontè, Romano».
(13 novembre 2001)

G)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri della giustizia, degli interno e degli affari esteri, per sapere premesso- che:
nel corrente mese di novembre Stati Uniti ed Unione europea hanno intrapreso a Bruxelles trattative volte ad accelerare l'estradizione negli Usa di persone sospettate di attività terroristiche, arrestate dopo l'11 settembre nei Paesi dell'Unione europea;
l'ambasciatore Usa presso l'Unione europea, Rockwell Schnabel, ha dichiarato che l'opposizione nell'Unione europea alla pena di morte ostacola le procedure di estradizione, che «in alcuni casi» le autorità statunitensi potrebbero assicurare che la massima pena non verrà comminata, che comunque esiste la necessità per Paesi europei di «cambiare le cose, comprese le loro costituzioni» e che esiste già un accordo di massima per procedere in questa direzione;
il 24 novembre 2001 il Governo spagnolo ha dichiarato di avere respinto la richiesta Usa di estradare gli individui arrestati nella penisola iberica perché sospettati di attività terroristiche, in quanto la decisione del Presidente Bush di estendere ai tribunali militari la giurisdizione sugli stranieri imputati di terrorismo annullerebbe eventuali assicurazioni sulla non applicabilità della pena capitale nei loro confronti -:
se il Governo italiano intenda attenersi scrupolosamente agli articoli 27, 10 e 26 della Costituzione sull'abolizione della condanna a morte e sulla non estradabilità di cittadini italiani o stranieri per reati politici;
se il Governo italiano abbia preso atto ed intenda osservare la sentenza del 1995 della Corte di Cassazione sulla non estradabilità negli Stati Uniti di Pietro Venezia, sentenza che ha respinto le generiche assicurazioni fornite dalla magistratura della Florida sulla non applicabilità nei suoi confronti della pena capitale;
se il Governo italiano abbia ricevuto dal Governo degli Stati Uniti richieste di estradizione per gli stranieri arrestati in Italia in quanto sospettati di attività terroristiche e se possa smentire le voci secondo cui in due casi specifici le richieste sarebbero state accolte con procedura extragiudiziaria.
(2-00163) «Mascia, Giordano, Pisapia, Mantovani».
(27 novembre 2001)

H)

I sottoscritti chiedono di interpellare i Ministri dell'interno e per l'innovazione e le tecnologie, per sapere - premesso che:
è iniziata l'operazione del censimento nazionale che coinvolge rilevanti risorse finanziarie e umane e impegna gli enti locali in un gravoso coordinamento operativo per fornire una fotografia aggiornata del Paese e per raccogliere dati «indispensabili per prendere decisioni che riguardano tutti i cittadini e per pianificare i servizi utilizzati quotidianamente»;
il questionario in distribuzione a tutte le famiglie risulta molto articolato e ricco di domande, perfino su dettagli riguardanti l'organizzazione interna delle abitazioni, sulla natura dei singoli vani e sulla dotazione di servizi igienici;
non c'è invece nessuna domanda sulla presenza e sull'uso di strumenti tipici della società della comunicazione, quali personal computers, accesso ad internet, antenna satellitare, cavo di connessione a servizi a banda larga e altri;
il questionario sembra rivolto più a misurare l'evoluzione di dati storici riferiti al passato che all'individuazione di elementi conoscitivi indispensabili per programmare lo sviluppo della moderna società della comunicazione, in palese contraddizione con le ripetute affermazioni del Governo sulla importanza di una modernizzazione diffusa del Paese -:
quali siano i motivi che hanno portato ad escludere, nel censimento nazionale, una materia così rilevante e strategica per lo sviluppo del Paese;
se non si ritenga necessario integrare immediatamente il questionario con un supplemento che consenta di cogliere un quadro aggiornato sull'uso delle moderne tecnologie dell'informazione nel nostro Paese per pianificarne diffusione e sviluppo.
(2-00115) «Panattoni, Magnolfi, Giulietti, Abbondanzieri, Rava, Rossiello, Capitelli, Ruzzante, Innocenti, Sandri, Siniscalchi, Lumia, Gambini, Carboni, Pinotti, Coluccini, Crisci, Fluvi, Amici, Bogi, Sandi, Petrella, Duca, Soda, Grandi, Gasperoni, Sereni, Agostini, Buffo, Susini, Chianale, Chiaromonte, Sasso, Raffaella Mariani, Chiti, Bova, Vigni, Carli, Tolotti, Preda, Buglio, Pennacchi, Grignaffini, De Brasi, Alberta De Simone, Turco, Lucà, Burlando, Michele Ventura, Benvenuto, Battaglia, Sedioli, Bettini, Olivieri, Zunino, Mancini, Trupia, Tidei, Lolli, Zanotti, Fumagalli, Franci, Crucianelli, Minniti, Ranieri, Mussi, Albonetti, Lulli, Sciacca, Borrelli, Bielli, Lucidi, Galeazzi, Maran, Adduce, Martella, Melandri, Cordoni, Folena, Finocchiaro, Kessler».
(24 ottobre 2001)

I)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
la conclusione del contratto nazionale di lavoro è avvenuta con un accordo che non ha avuto il consenso della Fiom-Cgil, organizzazione che ha dimostrato di essere maggiormente rappresentativa, in termini comparativi, attraverso la raccolta delle 351.545 firme finalizzate a chiedere la verifica attraverso un referendum dell'effettiva rappresentatività necessaria per stipulare il contratto nazionale di lavoro;
è necessario tener conto dell'esigenza di non deludere le aspettative della rilevante quantità di cittadini (351.545) che hanno firmato la richiesta di referendum e che, per di più, hanno dimostrato di essere maggioranza tra i lavoratori interessati, al punto da risultare in numero molto maggiore di quanti stando alle dichiarazioni dei sindacati firmatari, hanno partecipato all'approvazione dell'accordo citato;
è necessario tener conto della volontà espressa dal Parlamento nella precedente legislatura e in particolare dei lavori della Camera dei deputati che è arrivata alla soglia dell'approvazione di una nuova legge sulla rappresentanza e sulla democrazia sindacale, in attuazione dell'articolo 39 della Costituzione;
è necessario tener conto della prassi che, in passato, nella categoria dei metalmeccanici ha risolto con l'effettuazione di referendum situazioni controverse di scelta in materie contrattuali e per di più in momenti non meno difficili di questo -:
quali iniziative intenda adottare dopo la consegna da parte della Fiom-Cgil di 351.545 firme di lavoratori e lavoratrici del settore metalmeccanico che chiedono che venga effettuato un referendum tra tutti gli interessati sull'esito del rinnovo del contratto nazionale di lavoro;
se intenda, per le ragioni esposte e soprattutto per le 351.545 firme consegnate, promuovere rapporti con tutte le parti interessate per favorire lo sblocco della situazione, anche promuovendo una autonoma decisione delle parti stesse per indire la consultazione referendaria, oppure, in presenza di attuazione del referendum su iniziativa di una delle parti interessate, se non intenda mettere a disposizione le strutture periferiche del ministero del lavoro e delle politiche sociali al fine di garantire la regolarità del suo svolgimento.
(2-00159) «Grandi, Bellillo, Bertinotti, Boato, Buffo, Cento, Cialente, Coluccini, Maura Cossutta, Deiana, Di Serio D'Antona, Duca, Filippeschi, Fumagalli, Gasperoni, Giulietti, Leoni, Lolli, Mantovani, Maran, Mascia, Maurandi, Motta, Nannicini, Pennacchi, Pisapia, Pistone, Russo Spena, Sedioli, Valpiana, Vendola, Battaglia, Bellini, Bielli, Bindi, Borrelli, Bulgarelli, Cima, Crucianelli, Titti De Simone, Folena, Alfonso Gianni, Giordano, Grignaffini, Grillini, Guerzoni, Lion, Marone, Martella, Mazzarello, Nigra, Panattoni, Pisa, Raffaldini, Sasso, Sciacca, Soda, Tocci, Trupia, Zanella, Zanotti, Alberta De Simone».
(21 novembre 2001)

L)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, per sapere - premesso che:
la Commissione europea ha emanato la decisione C (97) 672 dell'11 aprile 1997 con la quale ha approvato il programma operativo relativo all'iniziativa comunitaria Occupazione II fase, che comporta un finanziamento a carico del Fondo sociale europeo (Fse) pari a Ecu 401.387.000, a fronte del quale è previsto un finanziamento di Ecu 238.913.862 a carico dello Stato membro;
a seguito della pubblicazione del relativo bando pubblico sono stati selezionati ed ammessi al finanziamento i progetti per il periodo 1997-1999, gran parte dei quali hanno completato la loro attività nel corso dell'anno 2000;
la normativa vigente che regola i rapporti tra il ministero del lavoro e delle politiche sociali e gli enti attuatori prevedeva che la gestione dei fondi fosse regolamentata come segue:
anticipazioni sul fondo di rotazione e sul Fondo sociale europeo sino alla concorrenza dell'80 per cento dell'importo finanziato, mentre il rimanente 20 per cento da erogarsi dopo la verifica amministrativo-contabile effettuata da organi delegati (ispettorati provinciali del lavoro competenti per territorio);
i rapporti tra ente finanziatore ed ente attuatore, così come regolamentato all'atto di emissione del decreto di finanziamento e della relativa accettazione delle norme e clausole, non prevedeva alcun termine finale per il pagamento delle spettanze da parte degli enti attuatori dei progetti in questione;
successivamente all'avvio dei progetti, come noto, nel contesto delle nuove disposizioni introdotte dalla Commissione europea ai fini della gestione dei progetti approvati nell'ambito delle iniziative comunitarie Adapt e Occupazione, è stata individuata come ultima data per il riconoscimento dei pagamenti effettuati quella del 31 dicembre 2001;
tali disposizioni sembrano porsi alla base di circolari ministeriali che omettono peraltro una specifica citazione delle fonti comunitarie di riferimento e che non tengono in alcun modo conto dei notevolissimi ritardi accumulati dalla Commissione europea - Fse - direzione generale V nell'erogazione dei fondi comunitari allo Stato italiano, tanto da non permettere al ministero del lavoro e delle politiche sociali l'erogazione a carico del Fondo sociale europeo agli enti attuatori dei progetti de quo;
il ministero del lavoro e delle politiche sociali, con nota Protocollo n. 22496/Segr. del 20 aprile 2001, a firma del direttore generale dell'Ucofpl, comunicava, tra l'altro, che ai fini dei pagamenti entro il termine previsto sarebbe stata applicata la seguente regola tassativa: «i competenti servizi ispettivi non ammetteranno a rimborso, in sede di verifica amministrativo-contabile finale, quelle somme (anche se esigibili) che non risultano effettivamente pagate»;
la succitata disposizione non tiene conto che la quasi totalità degli enti attuatori dell'iniziativa comunitaria è costituita da enti non lucrativi che pertanto operano fiscalmente dietro erogazione dei finanziamenti approvati;
la cronica carenza di personale degli uffici ispettivi ha prolungato i tempi di verifica amministrativo-contabile dei progetti finanziati tanto da non poter permettere agli enti attuatori la chiusura contabile delle attività;
tale situazione ha generato negli attuatori forme di panico, stante l'impossibilità, pur senza alcuna diretta responsabilità degli enti, di completare tutti i pagamenti impegnati per la gestione dei progetti;
il Governo italiano può negoziare con gli organi della Commissione europea un rinvio del termine, ma sinora non vi è stato un passo ufficiale da parte del Governo per negoziare un opportuno rinvio dei termini fissati al 31 dicembre 2001;
alcuni dirigenti della direzione generale V dell'Unione europea hanno fatto presente che, pur essendo gli uffici perfettamente a conoscenza delle difficoltà degli enti gestori dei progetti finanziati tramite l'iniziativa comunitaria occupazione, non può essere l'istituzione europea ad avviare la procedura di proroga dei termini di scadenza, in assenza di un'azione degli Stati membri interessati;
il tempestivo intervento del Governo italiano presso la competente direzione generale V della Commissione europea finalizzato a negoziare una proroga potrebbe permettere al ministero del lavoro e delle politiche sociali di erogare i fondi agli enti attuatori dei progetti, considerata anche la limitazione temporale imposta dalla chiusura in tempi anticipati dei tesorieri necessaria per la conversione dei sistemi contabili in euro nonché per l'abbattimento dei tempi richiesti dal ministero dell'economia e delle finanze per l'erogazione dei pagamenti (60 giorni dal deposito dell'atto contabile del competente ministero) -:
quali atti e quali iniziative il Ministro interpellato intenda adottare o intraprendere per consentire una proroga dei termini al fine di evitare che i ritardi non imputabili agli enti attuatori dei progetti finanziati con l'iniziativa comunitaria occupazione possano avere effetti pregiudizievoli per gli stessi.
(2-00162) «D'Alia, Volontè, Ciro Alfano, Emerenzio Barbieri, Dorina Bianchi, Brusco, Riccardo Conti, Cozzi, D'Agrò, Degennaro, De Laurentiis, Di Giandomenico, Filippo Maria Drago, Giuseppe Drago, Follini, Giuseppe Gianni, Grillo, Anna Maria Leone, Liotta, Lucchese, Maninetti, Mazzoni, Mereu, Mongiello, Montecuollo, Naro, Peretti, Ranieli, Romano, Rotondi, Tabacci, Tanzilli, Tucci».
(27 novembre 2001)

M)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri e il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
la Banca di Roma si appresta ad attuare un progetto di rivisitazione del suo assetto di gruppo che prevede la fusione per incorporazione del Banco di Sicilia nella Banca di Roma, con successiva costituzione di una nuova società (nuovo Banco di Sicilia), alla quale apportare in tutto o in parte la rete del Banco di Sicilia;
in tal caso, il Banco di Sicilia verrebbe ridotto ad una rete siciliana di vendita di prodotti finanziari vedendo, ancor più, ridotta la sua funzione creditizia;
la concentrazione nella holding dei centri decisionali e dei centri di spesa del Banco di Sicilia avrebbe come conseguenza la perdita del «localismo» della banca sia dal punto di vista dell'allocazione delle risorse, sia per quanto riguarda la destinazione della spesa di funzionamento;
le prospettive di sviluppo dell'economia regionale possono venire frenate dall'inadeguatezza delle scelte strategiche del Banco di Sicilia;
il comportamento gestionale del Banco di Sicilia non può essere considerato neutrale rispetto all'organizzazione ed al funzionamento economico del territorio;
il tessuto economico della Sicilia è composto da piccole imprese che solo banche operanti localmente possono accompagnare nella crescita;
un sistema bancario efficiente e localmente radicato rappresenta l'infrastruttura fondamentale per lo sviluppo di una area economica;
il declassamento del Banco di Sicilia non può che influenzare gravemente i livelli occupazionali, le professionalità, le economie dell'indotto, determinando così gravi ripercussioni sull'occupazione ed un freno allo sviluppo -:
se le sopra dette gravi ed ineluttabili conseguenze rispondano all'esigenza di una soluzione, peraltro solo temporanea, della crisi della Banca di Roma, obiettivo cui palesemente tende il progetto di incorporazione in argomento. A tal fine, infatti, la Banca di Roma sottrarrebbe al Banco di Sicilia, per l'incremento del proprio patrimonio, le seguenti attività:
a) plusvalenze (oltre 700 miliardi di lire) riferibili alle sofferenze provenienti dall'operazioni di acquisizione dei crediti della Sicilcassa, rese possibili dal contributo della legge Sindona;
b) plusvalenze emergenti dalle partecipazioni (oltre 300 miliardi di lire) già oggetto di un maldestro tentativo di esproprio andato in fumo;
c) oltre 500 miliardi di lire del patrimonio dell'Irfis, in gran parte liquido;
d) plusvalenze sul cospicuo patrimonio immobiliare;
se siano a conoscenza che:
a) la Banca di Roma non è sottoposta da più di 10 anni ad ispezioni della Banca d'Italia;
b) la Banca di Roma è gravata da oltre 12 mila miliardi di lire di sofferenze, cui si somma l'andamento negativo di 8.000 miliardi di lire di sofferenze cartolarizzate, di cui la Banca di Roma conserva il rischio, avendone acquisito le obbligazioni ed i prestiti subordinati necessari alla società veicolo per acquisire i crediti;
c) la società di certificazione Reconta Ernest e Young, nella sua relazione al bilancio 2000 della Banca di Roma, riferisce che dal 1998 esistono rilevanti partite in sospeso in attesa di sistemazione contabile;
d) l'incorporazione non rispetterebbe le clausole sottoscritte con il contratto di acquisto dal Tesoro del gruppo Mediocredito Centrale, che espressamente prevedono l'impegno «della parte acquirente ad attuare il piano industriale secondo le linee guida presentate dal Tesoro in sede di offerte definitive e a non apportarvi variazioni, con particolare riferimento alla partecipazione di controllo del Banco di Sicilia, che non siano state preventivamente concordate con il Tesoro» e «a valorizzare i connotati e le valenze regionali dell'azienda bancaria Banco di Sicilia»;

se verificata la fondatezza di quanto sopra esposto non ritenga che:
a) il progetto di formazione di una holding di partecipazione, se valutato in buona fede, possa essere attuato dalla Banca di Roma con l'attuale partecipazione azionaria del 62 per cento del capitale del Banco di Sicilia senza ricorrere all'incorporazione dello stesso;
b) l'incorporazione del Banco di Sicilia e la sua trasformazione in una mera rete commerciale sia in contraddizione con l'impegno, più volte formalmente assunto dal Governo della Repubblica, di dotare la regione siciliana, a sostegno del suo sviluppo economico, di adeguate infrastrutture, tra le quali è certo fondamentale quella finanziaria e creditizia.
(2-00160) «Fragalà, Airaghi, Alboni, Bellotti, Briguglio, Carrara, Caruso, Cirielli, Delmastro Delle Vedove, Fallica, Foti, Ghiglia, Lisi, Losurdo, Maggi, Luigi Martini, Meroi, Messa, Mormino, Mussolini, Antonio Pepe, Porcu, Riccio, Anedda, Butti, Catanoso, Cristaldi, Floresta, Franz, Gamba, Giudice, Lo Presti, Marinello, Misuraca, Palumbo, Stagno D'Alcontres, Strano».
(26 novembre 2001)

N)

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere - premesso che:
la Banca di Roma, gruppo che detiene il 62,8 per cento delle azioni del Banco di Sicilia e, attraverso il Banco di Sicilia il 76,26 per cento delle azioni dell'Irfis, impegnato ormai da qualche anno in una complessa ristrutturazione aziendale, ha reso note le linee del nuovo piano industriale che riguardano il gruppo e interessano direttamente anche il Banco di Sicilia;
il nuovo progetto industriale riduce il Banco di Sicilia ad una mera rete di sportelli facenti capo ad una costituenda società denominata «Nuovo Banco di Sicilia» e determina l'acquisizione, attraverso operazioni di concambio azionario, delle azioni del Banco di Sicilia detenute dalla regione e dalla fondazione, pari al 37,16 per cento, in cambio di una partecipazione residuale nella holding Banca di Roma;
tale operazione determina una radicale modifica della condizione e dei diritti dei soci di minoranza (fondazione e regione) ed essa appare destinata ad una unilaterale affermazione delle esigenze dell'attuale azionista di controllo;
è opportuno richiamare anche la profonda opera di ristrutturazione operata dal Banco di Sicilia che ha portato nell'esercizio 2000 ad un utile netto di 128 miliardi di lire, ad un risultato lordo di gestione di 385 miliardi di lire con un incremento dell'89,3 per cento, e a una crescita del patrimonio netto dell'8,7 per cento; nel primo semestre del 2001 inoltre, il trend positivo si è ulteriormente rafforzato con un utile di periodo di 126 miliardi di lire;
il Banco di Sicilia presenta oggi un rapporto sofferenze nette su impieghi clienti pari al 2,5 per cento, in linea cioè con le primarie banche nazionali;
la fusione per incorporazione del Banco di Sicilia in Banca di Roma potrebbe determinare conseguenze negative sull'intera economia siciliana, facendo venire meno uno dei più antichi e prestigiosi marchi bancari dell'intero nostro Paese nonché la direzione strategica ed il know-how aziendale che sarebbero spostati altrove o dispersi. Si creerebbe pregiudizio per migliaia di posti di lavoro ad alta qualificazione nonché per i livelli occupazionali dell'indotto. Verrebbe altresì meno l'importante funzione di presidio ed il supporto territoriale rappresentato nella realtà siciliana dalla presenza nel 65 per cento dei comuni, dall'attività di servizio a favore del 92 per cento della popolazione nonché da una quota di mercato superiore al 30 per cento;
il piano industriale 2000-2002 del Banco di Sicilia già individuava le linee di trasformazione dell'istituto orientando l'attività commerciale principalmente alla raccolta gestita, prevedendo aggregazioni funzionali e ridisegnando processi già in buona parte avvenuti. Basti pensare alla forte riduzione del numero delle filiali capozona ed alla chiusura delle filiali estere. Tuttavia quello stesso piano mirava «a salvaguardare e valorizzare i connotati e le valenze territoriali del Banco di Sicilia, conservando e rafforzandone il radicamento regionale e le sue proiezioni extraregionali e, per quanto riguarda il personale, prevedeva sì la riduzione del personale nel triennio dalle 8.403 unità del 2000 a 7.663 unità nel 2002, ma attraverso esodi fisiologici, esodi incentivati e processi di mobilità verso la Banca di Roma compensati con 250 nuove assunzioni, solo parzialmente realizzate;
con l'attuazione della fusione per incorporazione verrebbero definitivamente meno le finalità (creazione di un polo bancario siciliano) che portarono la regione siciliana ad accettare la scomparsa dell'ex Sicilcassa e la sua incorporazione nel Banco di Sicilia, dopo aver investito nei due istituti oltre 1.100 miliardi di lire, così come anche gli obiettivi di erogazione di 3.400 miliardi di lire previsti dalla legge Sindona;
occorre richiamare il rispetto delle clausole sottoscritte col contratto di vendita del gruppo Mediocredito Centrale e che espressamente prevedono «l'impegno della parte acquirente ad attuare il piano industriale secondo le linee guida presentate al Tesoro in sede di offerta definitiva e a non apportarvi variazioni, con particolare riferimento alla partecipazione di controllo del Banco di Sicilia, che non siano state preventivamente concordate col Tesoro; a valorizzare i connotati e le valenze regionali dell'azienda Banco di Sicilia, tra l'altro conservandone il marchio e mantenendo la sede legale a Palermo; a non cedere a terzi, in tutto o in parte l'azienda del Mediocredito Centrale, incluse le partecipazioni di maggior rilievo, senza il gradimento del Tesoro»;
consegue che il preventivo gradimento del Tesoro è altresì necessario nell'ipotesi di trasferimento di azioni tra i componenti l'azionariato di riferimento stabile che modifichino o alterino in modo sostanziale la partecipazione di ciascun componente all'interno del gruppo -:
quale valutazione abbia il Governo dell'operazione di incorporazione per fusione decisa dalla Banca di Roma nei confronti della controllata azienda Banco di Sicilia e alla quale si oppongono con forza il Presidente della regione, le forze sociali e sindacali siciliane, l'intera assemblea regionale siciliana;
se la Banca di Roma abbia presentato formale richiesta di assenso al ministero dell'economia e delle finanze, così come previsto dall'articolo 7 del contratto di vendita del Mediocredito Centrale;
se il Ministro interpellato abbia già dato l'assenso, se intenda darlo o se ritenga di bloccare l'operazione.
(2-00164) «Fassino, D'Alema, Violante, Gasperoni, Minniti, Olivieri, Turco, Vianello, Angioni, Cabras, Chianale, Crisci, Diana, Fluvi, Gambini, Kessler, Mancini, Mariotti, Mussi, Nieddu, Oliverio, Quartiani, Ranieri, Rava, Rugghia, Sandi, Sandri, Spini, Stramaccioni, Tolotti, Michele Ventura, Finocchiaro, Lumia, Agostini, Benvenuto».
(27 novembre 2001)