TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNO
della seduta n. 70 di Mercoledì 28 novembre 2001

INTERPELLANZA E INTERROGAZIONI


A) Interrogazione:

VOLONTÈ. - Ai Ministri dell'economia e delle finanze e delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
il piazzale e gli spazi doganali, di competenza italiana, ricompresi tra la dogana italiana e quella svizzera, del valico commerciale di Giaggiolo-Stabio versano da anni in condizioni precarie (asfalto sbrecciato e pieno di buche, lampade pericolanti, tombini senza chiusini, tettoie fatiscenti);
tale situazione, oltre a ledere la funzionalità e l'immagine del valico, comporta rilevanti rischi sotto l'aspetto della sicurezza per coloro che operano e/o transitano nei citati spazi;
numerose sono state le segnalazioni già effettuate alla direzione dell'agenzia della dogana di Varese;
le associazioni di categoria sono già intervenute più volte direttamente per sistemare i citati spazi allo scopo di evitare la chiusura del valico -:
se non ritengano opportuno intervenire in modo sollecito presso la citata direzione dell'agenzia della dogana di Varese al fine di ripristinare la viabilità e l'agibilità del valico commerciale prima che tale situazione degeneri provocando la chiusura del valico con gravi ripercussioni di ordine economico e di ordine pubblico.
(3-00193)
(12 settembre 2001)

B) Interrogazioni

LUMIA, DIANA, DE LUCA, FINOCCHIARO, REALACCI, SINISCALCHI, CENNAMO, BOVA, CALDAROLA, LEONI, ROTUNDO, RUGGHIA, DUCA, SASSO, SODA e ROGNONI. - Al Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
in data 17 febbraio 1998 ai sensi delle leggi n. 575 del 1965 e n. 646 del 1982 (cosiddette Rognoni - La Torre) veniva disposta con decreto irrevocabile la confisca integrale di tutti i beni costituenti il patrimonio sociale della sas Castelsandra, e in specie l'intero complesso edilizio ospitante l'ex Hotel Castelsandra;
in data 7 ottobre 1999, con decreto n. 32375 del direttore centrale per i servizi immobiliari - direzione gestione beni confiscati dell'agenzia del demanio, tali beni venivano trasferiti, ai sensi della legge n. 109 del 1996, al patrimonio indisponibile del comune di Castellabate (Salerno) con specifica destinazione di «Centro Mediterraneo di ricerca e formazione permanente per l'ambiente marino e costiero e per lo studio in campo archeologico, ambientale, di biologia marina ed attività ecocompatibili»;
con sentenza del Consiglio di Stato n. 1379 del 14 ottobre 1998 veniva confermata la demanialità delle aree sulle quali insistono i manufatti costituenti il complesso alberghiero;
con decreto n. 19019 del 27 settembre 2001 il direttore della citata agenzia del demanio revocava il precedente suo decreto n. 32375 del 7 ottobre 1999 in quanto la confisca doveva ritenersi improduttiva di effetti nei terreni gravati da usi civici e statuiva nel dispositivo, altresì, che «di conseguenza, al complesso immobiliare insistente su terreni di natura demaniale è applicabile l'istituto dell'accessione degli immobili e delle infrastrutture al demanio civico e spetta quindi al comune di Castellabate, ove non si rinvengano motivi ostativi per violazione di norme edilizie e/o ambientali, utilizzare il compendio con la destinazione più opportuna per conseguire gli scopi che l'ordinamento assegna alle autonomie locali»;
tale ultimo provvedimento deve ritenersi abnorme in quanto, con lo stesso, una autorità amministrativa poneva nel nulla un provvedimento irrevocabile emesso dall'autorità giudiziaria ai sensi delle citate leggi;
in specie il direttore dell'agenzia del demanio ha esorbitato dai poteri di discrezionalità vincolata attribuitigli dalla legge n. 109 del 1996 che gli consentono di determinare solo la destinazione del bene confiscato;
la citata sentenza del Consiglio di Stato si riferisce, comunque, esclusivamente ai terreni demaniali e non anche alle opere realizzate su di essi, come esplicitamente e correttamente interpretato dall'avvocatura dello Stato;
le opere sono state realizzate in violazione delle norme edilizie e di tutela paesaggistica e, quindi, sono destinate ad essere demolite in quanto tali norme sono vincolanti e prevalgono anche sulla decisione irrevocabile di confisca -:
quali provvedimenti si intendano adottare affinché:
venga data attuazione al decreto irrevocabile di confisca;
venga revocato in virtù di autotutela dell'amministrazione, l'abnorme decreto n. 19019 emesso in data 27 settembre 2001;
quali iniziative si intendano assumere affinché sia realizzato nel più breve tempo possibile la demolizione dell'intero complesso edilizio oggetto di confisca, ma illecitamente realizzato.
(3-00301)
(10 ottobre 2001)

VENDOLA, RUSSO SPENA, MASCIA e PISAPIA. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri dell'economia e delle finanze, della giustizia e dell'ambiente e della tutela del territorio. - Per sapere - premesso che:
in data 17 febbraio 1998 ai sensi delle leggi n. 575 del 1965 e n. 646 del 1982 (cosiddette Rognoni-La Torre) veniva disposta con decreto irrevocabile la confisca integrale di tutti i beni costituenti il patrimonio sociale della sas Castelsandra, e in specie l'intero complesso edilizio ospitante l'ex Hotel Castelsandra;
in data 7 ottobre 1999, con decreto n. 32375 del direttore centrale per i servizi immobiliari - direzione gestione beni confiscati dell'agenzia del demanio, tali beni venivano trasferiti, ai sensi della legge n. 109 del 1996, al patrimonio indisponibile del comune di Castellabate (Salerno) con specifica destinazione di «Centro Mediterraneo di ricerca e formazione permanente per l'ambiente marino e costiero e per lo studio in campo archeologico, ambientale, di biologia marina ed attività ecocompatibili»;
con sentenza del Consiglio di Stato n. 1379 del 14 ottobre 1998 veniva confermata la demanialità delle aree sulle quali insistono i manufatti costituenti il complesso alberghiero;
con decreto n. 19019 del 27 settembre 2001 il direttore della citata agenzia del demanio revocava il precedente suo decreto n. 32375 del 7 ottobre 1999 in quanto la confisca doveva ritenersi improduttiva di effetti nei terreni gravati da usi civici e statuiva nel dispositivo, altresì, che «di conseguenza, al complesso immobiliare insistente su terreni di natura demaniale è applicabile l'istituto dell'accessione degli immobili e delle infrastrutture al demanio civico e spetta quindi al comune di Castellabate, ove non si rinvengano motivi ostativi per violazione di norme edilizie e/o ambientali, utilizzare il compendio con la destinazione più opportuna per conseguire gli scopi che l'ordinamento assegna alle autonomie locali»;
tale ultimo provvedimento deve ritenersi abnorme in quanto, con lo stesso, una autorità amministrativa poneva nel nulla un provvedimento irrevocabile emesso dall'autorità giudiziaria ai sensi delle citate leggi;
in specie il direttore dell'agenzia del demanio ha esorbitato dai poteri di discrezionalità vincolata attribuitigli dalla legge n. 109 del 1996 che gli consentono di determinare solo la destinazione del bene confiscato;
la citata sentenza del Consiglio di Stato si riferisce, comunque, esclusivamente ai terreni demaniali e non anche alle opere realizzate su di essi, come esplicitamente e correttamente interpretato dall'avvocatura dello Stato;
le opere sono state realizzate in violazione delle norme edilizie e, di tutela paesaggistica e, quindi sono destinate ad essere demolite in quanto tali norme sono vincolanti e prevalgono anche sulla decisione irrevocabile di confisca -:
quali provvedimenti si intendano adottare affinché:
venga data attuazione al decreto irrevocabile di confisca;
venga revocato in virtù dei poteri di autotutela dell'amministrazione, l'abnorme decreto n. 19019 emesso in data 27 settembre 2001;
quali iniziative si intendano assumere affinché sia realizzata nel più breve tempo possibile la demolizione dell'intero complesso edilizio oggetto di confisca, ma illecitamente realizzato.
(3-00433)
(19 novembre 2001)
(ex 4-00943 del 10 ottobre 2001)

C) Interpellanza e interrogazione

Il sottoscritto chiede di interpellare i Ministri del lavoro e delle politiche sociali e degli affari esteri, per sapere - premesso che:
le imprese veneziane hanno goduto di sgravi contributivi previsti dalla legislazione speciale per Venezia fin dal 1973;
l'Unione europea ha considerato illegittimi tali sgravi e ha chiesto al Governo italiano il recupero per il periodo tra il 1995 e il 1996;
il recupero di tali sgravi determinerebbe conseguenze gravissime per l'economia veneziana andando a colpire settori delicati e vitali;
si era costituita una conferenza di servizi interministeriale la quale, pur riconoscendo le ragioni dell'Unione europea, avrebbe dovuto selezionare le imprese veneziane che lavoravano al di fuori del regime di concorrenza escludendole dalle sanzioni comunitarie;
notizie di stampa riferirebbero di un esito negativo dei lavori della conferenza dei Servizi e che quindi l'Inps si appresterebbe a emettere i bollettini per il recupero -:
se intendano far conoscere gli esiti della conferenza dei servizi interministeriale;
se il Ministro del lavoro e delle politiche sociali intenda intervenire nei confronti dell'Inps affinché l'opera di recupero non venga attuata fino a che i lavori della conferenza dei servizi interministeriale non siano stati ufficialmente conclusi;
se, nel caso risultassero vere le notizie di stampa, intendano procedere a forme di concordato con le imprese interessate onde evitare il tracollo economico di molte imprese veneziane;
se intendano continuare una interlocuzione costante con gli organismi dell'Unione europea al fine di verificare la possibilità delle scelte fin qui fatte.
(2-00034) «Vianello».
(25 luglio 2001)

CAMPA. - Ai Ministri del lavoro e delle politiche sociali e per le politiche comunitarie. - Per sapere - premesso che:
è certamente noto come l'ordine di recupero degli sgravi contributivi concessi alle imprese produttive di Venezia e Chioggia da parte della Commissione europea sarà causa di enormi danni economici per le aziende interessate e per l'intera economia lagunare, potendo essere, in taluni casi, causa diretta di fallimento o messa in liquidazione delle aziende più deboli e meno capitalizzate;
è altrettanto noto l'impegno con cui le associazioni di categoria, costituitesi nel comitato «Venezia vuole vivere» per affrontare meglio la problematica, hanno cercato di contrastare con due anni di battaglie tale evenienza, sia sul piano politico che su quello tecnico e giuridico cercando di illustrare alla Commissione europea la specialità, per altro notoria, di Venezia e Chioggia, che rende incomparabile la situazione delle aziende produttive che operano in tale città rispetto ad ogni altra d'Europa;
in esito a tali azioni supportate sia in sede tecnica che in quella diplomatica dallo Stato italiano, la Commissione europea ha mostrato nei mesi scorsi un'apertura seppure contraddittoria nei riguardi di quelle attività che non possono operare in regime di concorrenza e che rientrano nella specificità di Venezia e Chioggia, affidando allo Stato membro il compito di individuare tali aziende;
a fronte di tale apertura, l'Inps sospese l'azione di recupero, che era in procinto di essere avviata, per consentire ai rappresentanti delle imprese di fornire ulteriori elementi per individuare le tipologie di imprese che sono assolutamente riconducibili a tale specificità, e quindi non operano in regime di concorrenza tra Stati;
tra i vari settori presi in esame è emerso con tutta evidenza ed in modo incontestabile il settore del trasporto persona e merci operante nel territorio lagunare, proprio per il suo intimo e necessario legame con la specificità lagunare di Venezia e Chioggia -:
quale sia l'esito della conferenza dei servizi tenutasi nei giorni scorsi, e aggiornata a lunedì 23 luglio;
quale sia l'orientamento del Governo rispetto alla discrezionalità concessa dalla Commissione europea circa l'autonoma individuazione delle imprese da non assoggettare a recupero;
se non si ritenga comunque il trasporto lagunare delle merci, al pari di quello delle persone già ammesso dalla Commissione europea, un settore assolutamente connesso con la specificità di Venezia e Chioggia in quanto costituito da piccole imprese che possono operare unicamente in laguna sia per la tipologia dei mezzi di trasporto che per il regime autorizzatorio;
se si intenda provvedere affinché l'Inps non proceda ad alcuna richiesta di recupero sino a completo chiarimento della problematica e comunque fino alla più completa ed esauriente individuazione dei settori da escludere e non prima della conclusione delle cause intentate dalle imprese avanti la Corte di giustizia della Unione europea.
(3-00148)
(26 luglio 2001)

D) Interrogazione

BUONTEMPO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri. - Per sapere - premesso che:
sono state avviate le procedure finalizzate alla privatizzazione del patrimonio immobiliare pubblico;
la vendita interesserà decine di migliaia d'inquilini, molti dei quali appartengono alle cosiddette fasce deboli;
da notizie acquisite risulta che circa il 70 per cento di suddetti inquilini non è stato informato, dagli enti locatori, sulle procedure di dismissione in atto;
ciò ha, di fatto, impedito agli inquilini interessati l'esercizio dell'opzione;
nel decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, articolo 3 comma 10, si fissa al 31 ottobre 2001 la data ultima quale discrimine fra chi avrà acquistato, usufruendo della precedente normativa, e chi, invece, concluderà l'acquisto dopo quella data -:
quali siano stati i criteri utilizzati dagli enti previdenziali pubblici per selezionare gli affittuari ai quali dare comunicazione dell'ipotesi di vendita;
se non ritenga necessario procrastinare la data del 31 ottobre 2001, al fine di consentire a tutti coloro che lo vorranno di poter acquistare secondo la vecchia normativa.
(3-00271)
(8 ottobre 2001)

E) Interrogazioni

COLA. - Ai Ministri dell'istruzione, dell'università e della ricerca e del lavoro e delle politiche sociali. - Per sapere - premesso che:
moltissimi responsabili amministrativi di istituzioni scolastiche con contratto a tempo determinato sono stati riconfermati nel loro incarico, di anno in anno, dai vari provveditorati, per circa dieci anni;
a questi lavoratori, dopo essere stati disoccupati per due o quattro mesi - alcuni sono rimasti addirittura senza lavoro - è stata attribuita la qualifica di assistenti amministrativi, qualifica che è inferiore a quella per cui gli stessi hanno prestato per anni ed in modo continuativo il loro servizio;
nel 1990 i responsabili amministrativi (ora direttori amministrativi) con almeno due anni di servizio sono stati ammessi a partecipare ad un corso e, successivamente, ad un esame per essere immessi in ruolo;
la legge n. 124 del 1999 che regola la trasformazione delle graduatorie provinciali di responsabile amministrativo in graduatorie permanenti esclude tutti coloro che per anni hanno prestato servizio per il medesimo profilo come supplenti. Secondo il nuovo regolamento per essere inseriti nella nuova graduatoria occorre aver superato le prove di un concorso per l'accesso al ruolo di responsabile amministrativo con trecentosessanta giorni di servizio in qualità di responsabile amministrativo nel triennio antecedente oppure cinque anni di ruolo nella qualifica immediatamente inferiore (assistente amministrativo);
numerosi sono coloro che, pur possedendo i requisiti del servizio e del titolo di studio, ma sprovvisti di idoneità per partecipare al concorso per responsabili amministrativi, di fatto non si sono potuti inserire nelle preesistenti graduatorie permanenti e, quindi, sono stati esclusi dal diritto di essere presenti nella nuova graduatoria;
inoltre, l'articolo 48 del contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola del 31 agosto 1999, al comma 7 prevede per l'accesso all'area D procedure selettive su base provinciale o regionale per personale già di ruolo, escludendo ancora una volta il personale non di ruolo;
alla luce delle condizioni di cui sopra i responsabili amministrativi - personale Ata - sono stati fatti oggetto di una vera e propria iniquità, in quanto questi lavoratori hanno contribuito al buon funzionamento delle scuole, anche in sedi disagiate, ed hanno prestato il loro servizio con professionalità e dedizione -:
quali provvedimenti urgenti si intendano adottare per risolvere questa disparità di trattamento fra lavoratori di una medesima categoria;
se non ritengano equo predisporre, anche per il personale non di ruolo che abbia i requisiti previsti all'articolo 48, comma 4, del contratto collettivo nazionale di lavoro della scuola del 31 agosto 1999, un percorso formativo, alla fine del quale sia contemplato uno specifico esame-concorso che ne possa confermare la idoneità nel ruolo ricoperto, considerando il servizio prestato in qualità di responsabile amministrativo come credito formativo.
(3-00093)
(16 luglio 2001)

DELL'ANNA. - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca. - Per sapere - premesso che:
l'applicazione della legge sul precariato n. 124 del 1999 realizza una disparità tra i precari docenti ed i precari Ata (in particolare i responsabili amministrativi supplenti privi di idoneità);
l'ordinanza ministeriale n. 33 del 2000 ed il decreto-legge n. 146 del 2000 consentono l'inserimento nelle graduatorie, anche se con riserva, dei docenti precari che abbiano prodotto domanda per conseguire l'idoneità e la conseguente abilitazione -:
se non ritenga opportuno adottare immediati provvedimenti atti a ristabilire equità tra la categoria dei docenti e dei responsabili amministrativi precari consentendo a questi ultimi di poter presentare la domanda di inclusione nelle graduatorie permanenti, anche se con riserva, in attesa della partecipazione a specifico corso abilitante e dell'acquisizione della richiesta idoneità.
(3-00253)
(19 luglio 2001)



INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA


BIONDI e GASTALDI. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:
la giunta nazionale del Coni, nella riunione n. 866 dell'11 aprile 2001, ha approvato il conto consuntivo della Federazione ciclistica italiana per l'esercizio 2000, corredato dalla relazione del collegio dei revisori dei conti, dalla quale si evidenziano gravi disavanzi;
il ragionier Giacomazza - membro del collegio dei revisori dei conti della Federazione ciclistica italiana, in rappresentanza dello stesso Coni - ha denunciato alla giunta nazionale, in data 1o giugno 2001, che il predetto collegio non riceve riscontro, fin dal 1998, da parte della Federazione ciclistica italiana circa i rilievi contabili e amministrativi evidenziati nei periodici verbali di controllo;
il presidente e probabilmente il segretario generale della Federazione ciclistica italiana sarebbero stati iscritti dal pubblico ministero dottor Ippolito della procura della Repubblica di Roma nel registro degli indagati per la gestione della Federciclismo negli anni 1999 e 2000;
a seguito di una intricata controversia giudiziaria ed a scelte gestionali discutibili la Federazione ciclistica italiana si trova ad avere e a dover pagare due organi di stampa ufficiali;
dal 1o luglio al 31 dicembre 1999 tutti i tesserati, benché avessero pagato, all'atto del tesseramento alla Federazione ciclistica italiana, la polizza assicurativa per l'attività ciclistica, hanno svolto inconsapevolmente la loro attività senza la dovuta copertura assicurativa poiché la Federazione ciclistica italiana non aveva provveduto al pagamento della seconda rata del premio dovuto alla Broker Taverna di Genova ed in questa situazione si innestano vari casi di infortunio, che, al momento, non hanno trovato alcuna soluzione;
quanto premesso sta ad indicare una situazione di gravissimo disordine amministrativo e gestionale della Federazione ciclistica italiana -:
quali urgenti iniziative di propria competenza intenda assumere in relazione alle irregolarità descritte.
(3-00479)
(27 novembre 2001)

CÈ, ERCOLE, GUIDO GIUSEPPE ROSSI, BALLAMAN, BIANCHI CLERICI, BRICOLO, CAPARINI, DIDONÈ, GUIDO DUSSIN, LUCIANO DUSSIN, DARIO GALLI, FONTANINI, GIBELLI, GIANCARLO GIORGETTI, LUSSANA, MARTINELLI, FRANCESCA MARTINI, PAGLIARINI, PAROLO, POLLEDRI, RIZZI, RODEGHIERO, SERGIO ROSSI, STUCCHI e VASCON. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
i mezzi di comunicazione hanno riportato ampiamente le notizie riguardanti la produzione di embrioni in laboratorio mediante una tecnica di clonazione da parte della Advanced cell technology (Act) del Massachussets;
la clonazione, sia essa riproduttiva o terapeutica, ha pesantissime implicazioni scientifiche ed etiche in quanto utilizza l'embrione, che è vita umana fin dal concepimento, come mezzo e non come fine, violando la dignità e il diritto alla vita umana stessa;
la ricerca sulle cellule staminali, presenti anche nell'individuo adulto e in particolare nel cordone ombelicale, ha già conseguito ottimi risultati alimentando concrete speranze per la terapia di molte malattie croniche degenerative oggi inguaribili;
la ricerca su cellule staminali è completamente esente da implicazioni etiche, in quanto agisce su linee cellulari e non embrionali -:
se non intenda, nell'ambito delle risorse già oggi disponibili, destinare maggiori finanziamenti alla ricerca sulle cellule staminali.
(3-00474)
(27 novembre 2001)

DEIANA. - Al Ministro della salute. - Per sapere - premesso che:
in sedi quali il comitato della bioetica e da associazioni come il movimento per la vita viene sostenuta la tesi del riconoscimento dell'embrione come soggetto autonomo di diritto -:
se il Governo non ritenga che tale riconoscimento sia lesivo del principio giuridico che attribuisce alla donna la responsabilità della scelta di maternità e rechi con se' il rischio di una rimessione in discussione di una legge dello Stato quale la n. 194 del 1978.
(3-00480)
(27 novembre 2001)

BOATO. - Al Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. - Per sapere - premesso che:
sul quotidiano Corriere della Sera di domenica 25 novembre 2001, sotto il titolo «Lotta al terrorismo, super poteri ai servizi segreti», è comparso un articolo nel quale vengono anticipati i contenuti di un disegno di legge, «composto da otto articoli», di riforma della normativa riguardante i servizi di informazione e di sicurezza;
secondo tale articolo, «mercoledì scorso, il comitato interministeriale ha approvato la bozza del disegno di legge preparata dal Ministro Franco Frattini», documento che sarebbe «ancora riservato» ed attualmente all'esame dei Ministri dell'interno e della difesa;
nonostante il carattere «ancora riservato», il quotidiano anticipa nel dettaglio gli aspetti principali delle nuove norme contenute nel disegno di legge;
lo stesso quotidiano ha pubblicato, sempre domenica 25 novembre 2001, una intervista al Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza, intitolata «Il ministro Frattini: abbiamo tenuto conto dei suggerimenti dell'Ulivo»;
nei giorni successivi, sullo stesso quotidiano e su altri (La Repubblica, La Stampa, L'Unità) sono comparse dichiarazioni assai critiche di esponenti dell'Ulivo e sono state riferite dichiarazioni di presa di distanza da parte del Ministro dell'interno: «non c'è ancora un disegno di legge, anche perché io auspico che il testo sia il prodotto di un lavoro compiuto con l'accordo dell'opposizione» (La Stampa, 26 novembre 2001) -:
se corrispondano al vero le anticipazioni del testo «ancora riservato» fornite dal Corriere della Sera, chi abbia fornito al quotidiano la bozza del disegno di legge, quali siano gli intendimenti del Governo in relazione alla autorizzazione al compimento di «attività illecite» finalizzate a «garantire la sicurezza dello Stato» e quali siano i controlli previsti, in uno Stato di diritto qual è la Repubblica italiana, da parte del Parlamento e dell'autorità giudiziaria.
(3-00475)
(27 novembre 2001)

SINISI. - Al Ministro per la funzione pubblica e il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza. - Per sapere - premesso che:
per la seconda volta nei primi mesi della nuova legislatura si apre un dibattito extraparlamentare sulle questioni della riforma dei servizi di sicurezza e informazione ad opera di esponenti del Governo;
il tema venne già affrontato nella scorsa legislatura in modo assai diverso, affindando l'incarico ad una apposita commissione che formulò una proposta sulla quale si apri un dibattito assai serrato, in specie su alcuni punti di particolare delicatezza, come la dipendenza da una autorità politica di governo a ciò espressamente deputata;
oggi risulta piuttosto difficile affrontare la discussione seriamente, così come meriterebbe l'argomento, anche alla luce delle smentite che puntualmente giungono a breve distanza di tempo a proposito della predisposizione da parte del Governo di una proposta di legge;
ciò nondimento, si riconosce come vi sia in effetti una esigenze riformatrice, rivolta soprattutto alla disciplina delle attività che possono essere compiute, alle garanzie funzionali ed al segreto di Stato, anche per evitare che si introducano surrettiziamente norme di tal fatta in provvedimenti, come il recente decreto-legge contro il terrorismo internazionale, che, invece, avrebbe dovuto riguardare la sola polizia investigativa -:
quali siano le reali intenzioni riguardo ai tempi, ai contenuti e alle procedure che intenda osservare a proposito della riforma dei servizi di informazione e sicurezza, al fine di riportare il dialogo tra Governo e Parlamento nella sede propria e di poter sviluppare quel confronto, auspicato, ma poco praticato, sui temi che concernono la vita delle istituzioni democratiche del nostro Paese.
(3-00476)
(27 novembre 2001)

GIUSEPPE DRAGO. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:
secondo alcune recenti dichiarazioni del presidente della Rai, Roberto Zaccaria, gli italiani rischiano di non poter seguire in televisione i prossimi mondiali di calcio che si svolgeranno in Giappone e Corea il prossimo anno;
nel corso dell'assemblea nazionale dello Snater, il Ministro interrogato ha segnalato l'eccessivo numero e ricorso a costose collaborazioni, molte delle quali non sempre vengono rese note riguardo agli importi corrisposti -:
se non ritenga opportuno adottare ogni utile iniziativa affinché vengano evitati gli inutili sprechi denunciati, in modo da poter garantire ai cittadini italiani l'offerta completa dei prossimi avvenimenti calcistici, senza dover ricorrere, come anticipato dal presidente Zaccaria, ad inaccettabili scelte alternative tra campionato italiano e campionato del mondo.
(3-00481)
(27 novembre 2001)

LA RUSSA, AIRAGHI, ALBONI, AMORUSO, ANEDDA, ARMANI, ARRIGHI, ASCIERTO, BELLOTTI, BENEDETTI VALENTINI, BOCCHINO, BORNACIN, BRIGUGLIO, BUONTEMPO, BUTTI, CANNELLA, CANELLI, CARRARA, CARUSO, CASTELLANI, CATANOSO, CIRIELLI, COLA, GIORGIO CONTE, GIULIO CONTI, CORONELLA, CRISTALDI, DELMASTRO DELLE VEDOVE, FASANO, FATUZZO, FIORI, FOTI, FRAGALÀ, FRANZ, GALLO, GAMBA, GERACI, GHIGLIA, ALBERTO GIORGETTI, GIRONDA VERALDI, LA GRUA, LAMORTE, LANDI DI CHIAVENNA, LANDOLFI, LA STARZA, LEO, LISI, LO PRESTI, LOSURDO, MACERATINI, MAGGI, MALGIERI, GIANNI MANCUSO, LUIGI MARTINI, MAZZOCCHI, MENIA, MEROI, MESSA, MIGLIORI, MUSSOLINI, ANGELA NAPOLI, NESPOLI, ONNIS, PAOLONE, PATARINO, ANTONIO PEPE, PEZZELLA, PORCU, RAISI, RAMPONI, RICCIO, RONCHI, ROSITANI, SAGLIA, SAIA, GARNERO SANTANCHÈ, SCALIA, SELVA, SERENA, STRANO, TAGLIALATELA, TRANTINO, VILLANI MIGLIETTA, ZACCHEO e ZACCHERA. - Al Ministro delle comunicazioni. - Per sapere - premesso che:
Audiradio è la società incaricata di rilevare gli indici di ascolto di tutte le radio nazionali e locali, dai cui esiti dipendono le raccolte pubblicitarie delle singole emittenti;
il capitale azionario di Audiradio è controllato oltre che dall'Upa (Unione pubblicitaria associati) anche dalla Rai e da due concessionarie pubblicitarie, Sper e Radio e reti, titolari di partecipazioni, anche di controllo, in alcune importanti radio nazionali; le rilevazioni sono effettuate, per conto di Audiradio, dagli istituti Swg e Unicab, tra l'altro fornitori storici di gruppi editoriali presenti in maniera rilevante nella radiofonia;
tale situazione sostanzia certamente un gravissimo conflitto di interessi ai danni di altre radio nazionali e locali, che sarebbero così sottoposte al controllo di fatto dei concorrenti;
lo svolgimento delle funzioni di rilevazione dovrebbe, invece, essere impostato a criteri di rigorosa trasparenza per le ricadute dirette sui ricavi delle radio -:
se non ritenga opportuno adottare iniziative finalizzate alla previsione di un controllo pubblico sulle rilevazioni relative agli ascolti radiofonici.
(3-00477)
(27 novembre 2001)

DUCA, INNOCENTI, ALBONETTI, ADDUCE, DE LUCA, MAZZARELLO, PANATTONI, RAFFALDINI, ROGNONI, SUSINI e TIDEI. - Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. - Per sapere - premesso che:
Trenitalia S.p.A. ha deciso di indire, richiamandosi alle direttive comunitarie, gare di appalto per l'affidamento «al massimo ribasso» dei servizi di pulizia dei treni, delle stazioni, degli uffici e degli impianti ferroviari;
le imprese e i consorzi di imprese conseguentemente hanno inviato le lettere di preavviso di licenziamento ai circa 10.500 lavoratori dipendenti impiegati nei servizi appaltati;
le organizzazioni sindacali dei lavoratori, facendosi interpreti del comprensibile stato di allarme e di preoccupazione per i rischi della perdita del posto di lavoro e delle condizioni salariali degli addetti che godono trattamenti economici già modesti, hanno dato vita a numerose iniziative di sciopero e manifestazioni in tutte le regioni italiane e a Roma;
il 6 novembre 2001 la IX commissione della Camera dei deputati, preoccupata per lo stato della vertenza e per le gravi ricadute sui lavoratori, ha approvato all'unanimità la risoluzione 8-00003 con la quale si impegna il Governo a condurre a positiva conclusione la vertenza e a vigilare affinché siano salvaguardate la continuità di impiego dei lavoratori attualmente impiegati, la qualità del loro lavoro e l'applicazione delle clausole e del contratto collettivo dei lavoratori degli appalti delle imprese ferroviarie -:
se e quali iniziative siano state assunte per scongiurare i licenziamenti che decorreranno dal 21 dicembre 2001 e se siano state introdotte - come richiesto dalla IX commissione della Camera dei deputati, dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e da numerose regioni - la clausola sociale nella continuità d'impiego e l'applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro.
(3-00478)
(27 novembre 2001)