VII Commissione - Resoconto di giovedì 6 novembre 2003


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RISOLUZIONI

Giovedì 6 novembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Valentina Aprea.

La seduta comincia alle 8.05.

Sui lavori della Commissione.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che, come annunciato nella seduta di ieri, la risoluzione n. 7-00329 Colasio ed altri è stata ritirata. Contestualmente, è stata presentata la nuova risoluzione Colasio ed altri 7-00333, la cui discussione, se non vi sono obiezioni, avverrà congiuntamente con le risoluzioni 7-00326 Adornato ed altri e 7-00331 Titti De Simone.

La Commissione consente.

7-00326 Adornato ed altri: Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

7-00331 Titti De Simone ed altri: Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

7-00333 Colasio ed altri: Esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.
(Seguito della discussione congiunta e conclusione - Approvazione della risoluzione n. 8-00061).

La Commissione prosegue la discussione congiunta, rinviata, da ultimo, nella seduta di ieri.

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che la risoluzione 7-00331 Titti De Simone è stata riformulata, con l'aggiunta di due capoversi al termine della parte motiva e sottoscritta dai deputati Bellillo, Bulgarelli e Villetti (vedi allegato 1).

Ernesto MAGGI (AN), dopo aver richiamato i contenuti della vicenda verificatasi nel comune di Ofena, sottolinea preliminarmente che la richiesta, avanzata dal signor Adel Smith, di far rimuovere il crocifisso dall'aula scolastica frequentata dal proprio figlio, non rappresenta un richiamo alla laicità della scuola, bensì una sfida alle credenze religiose, ai valori, alle tradizioni ed alla storia del popolo italiano. Si tratta di una sfida radicale lanciata da un fondamentalista islamico, provocatore di professione. Rispetto a ciò, è intervenuto un giovane pretore di magistratura democratica che ha sentenziato in favore della rimozione del crocifisso, salvo poi spaventarsi per il «terremoto» provocato. Richiama quindi le dichiarazioni rese dal parroco di Ofena, che ha giudicato non rilevante la rimozione dalle aule scolastiche del crocifisso, sostenendo che è invece importante che si abbiano nel proprio cuore gli insegnamenti provenienti dalla croce. Da tutto ciò emerge, a suo avviso, che l'unico soggetto ad avere le idee chiare è il signor Adel Smith, che si dichiara orgoglioso del proprio credo e della propria cultura, mentre il rappresentante della cultura cattolica si è dimostrato incerto nella difesa dei suoi simboli e della loro sacralità.
Rispetto ad alcune opinioni espresse nel mondo cattolico, secondo le quali nelle aule scolastiche vi dovrebbero essere i simboli di tutte le religioni, esprime la convinzione che esse siano il preludio della sconfitta della cultura occidentale, colpevole di aver affermato un «pensiero debole» nel confronto con la dura determinazione dimostrata dai rappresentanti della cultura islamica.
Ritiene che, rispetto al caso di specie, la parabola del «buon samaritano» venga sostanzialmente rovesciata: infatti, dopo avere aiutato il bisognoso, quest'ultimo contesta gli stessi principi morali, etici, religiosi e culturali che sono alla base delle motivazioni che hanno legittimato la sua accoglienza.


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Dopo aver richiamato le posizioni espresse sulla vicenda dai deputati della sinistra, dichiara di aver corso il rischio di perdere le coordinate delle proprie certezze. Esprime quindi l'auspicio che, con la caduta del muro di Berlino, non si siano voluti seppellire tutti i credi e tutte le fedi e, in particolare, quella che è il portato della bimillenaria cultura ebraico-cristiana dell'Occidente.
Ciò detto, ritiene che la provocazione del signor Smith sia tanto più grave quanto noi stessi temiamo essere debole il pensiero che sorregge i nostri convincimenti. Ritiene inoltre che, se i cattolici rimanessero indifferenti di fronte a tali forme di sbeffeggiamento, quelle provocazioni mirate si moltiplicherebbero all'infinito: infatti, si correrebbe il rischio che altri soggetti, come il signor Smith, potrebbero avanzare richiesta, ad esempio, di rimuovere le croci in tutti i posti nei quali sono collocate e, addirittura, di rimuovere la bandiera italiana da tutti gli edifici pubblici.
Evidenziato l'immenso valore simbolico della croce, che rappresenta un richiamo agli immensi sacrifici, anche estremi, dell'umanità per il proprio riscatto, dichiara, conclusivamente, il proprio convinto voto favorevole sulla risoluzione 7-00326 (nuova formulazione) Adornato ed altri.

Carlo CARLI (DS-U) giudica sbagliata ed inopportuna la strumentalizzazione in atto del crocifisso e della ordinanza emessa dal giudice dell'Aquila. Ritiene, invece, che, chi crede veramente nel dettato evangelico, dovrebbe rispettarlo concretamente nella vita quotidiana. Considera inopportuno fare della tematica in discussione un argomento di lotta politica, che porta i rappresentanti di alcune forze politiche ad alimentare nel Paese la paura delle diversità religiose.
Ciò detto, richiama alcune considerazioni svolte dal cardinale Martini contenute nel libro «La domanda di giustizia», che evidenziano le responsabilità di coloro i quali hanno inteso porre la questione in termini conflittuali. Dopo aver richiamato le parole di Giobbe sulla giustizia evangelica e sulla giustizia della croce, il cardinale Martini precisa, tra l'altro, che Gesù non ha inteso sostituirsi ai giudizi umani, non ha voluto creare un suo sistema giuridico alternativo o concorrente. Il cardinale Martini aggiunge poi le seguenti considerazioni: «Ammonisce però che molte ingiustizie hanno la radice nel cuore dell'uomo e vanno risanate anzitutto dentro. Non vi è sistema legale o giuridico, per quanto perfetto, che possa funzionare se il cuore rimane cattivo»; «l'ideale evangelico non è punire il male, bensì cambiare il cuore, e questo è opera dello Spirito Santo non dell'uomo. Il Vangelo non è in concorrenza col sistema giuridico, ma si allea per così dire, evidenzia un altro aspetto della medaglia, un altro momento del cammino». Osserva che, in una parte successiva di tale libro, il cardinale Martini, soffermandosi sulla «giustizia della croce», rileva che quest'ultima «non pretende di costituire un sistema di diritto, ma solo di ispirare alcuni atteggiamenti di fondo, capaci si suscitare azioni e gesti intenti a lenire molte ingiustizie, una giustizia possibile (...)».
Dopo aver richiamato tali importanti dichiarazioni del cardinale Martini, invita i rappresentanti politici dei gruppi della maggioranza a riflettere attentamente su di essi.
In conclusione, raccomanda l'approvazione della risoluzione Colasio ed altri n. 7-00333, di cui è cofirmatario.

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U) esprime preliminarmente il proprio apprezzamento per la qualità e i toni della discussione.
Considera quella del relativismo l'unica strada percorribile per una ricerca sui valori e precisa che il termine relativismo sta a significare, a suo avviso, la volontà di riconoscere pienamente il carattere storico-culturale nel suo divenire e le opinioni diverse.
In merito alla riflessione sui simboli e sulla loro valenza universale, ritiene, ad esempio, che i diritti umani siano effettivamente dei valori universali, rispetto ai quali considera senz'altro preferibile seguire


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la strada del confronto tra diverse posizioni e punti di vista, anziché quella di una contrapposizione. Precisa che tali posizioni non significano non aver paura per la perdita della propria identità, ma è necessario, a suo avviso, evitare che tale paura possa generare una sorta di stato di assedio e «lotte di religioni».
Pur riconoscendo la legittimità della circolare ministeriale sulla questione dei crocifissi e della ordinanza del giudice di Ofena, ritiene che esse non siano state né opportune né giuste.
Per quanto riguarda la discussione in corso, esprime apprezzamento per il superamento di quel carattere di urgenza che l'aveva inizialmente caratterizzata e soprattutto per il fatto che sia ora iniziata una fase di attenta riflessione e di analisi. Tutto ciò considerato, sottolinea l'esigenza che la VII Commissione sia messa nelle condizioni di poter svolgere sulla tematica in esame un'adeguata e più ampia riflessione, in modo da poter pervenire alla definizione di un percorso procedurale il più possibile condiviso. Ritiene, infatti, che sarebbe particolarmente utile per il paese se la VII Commissione svolgesse una approfondita riflessione sulla tematica in oggetto, dopo un ampio e serio confronto: tale modo di procedere consentirebbe al Parlamento di rendere un servizio nobile e giusto al paese.

Ferdinando ADORNATO, presidente, dopo aver precisato che in alcuni casi la politica è chiamata a fornire risposte tempestive e ad esprimere una posizione, ritiene che si potranno successivamente valutare iniziative per consentire la prosecuzione in altre sedi di un dibattito che si è rilevato ricco di spunti significativi. Tali iniziative potrebbero assumere anche forme diverse da quelle propriamente istituzionali: si potrebbe, ad esempio, promuovere lo svolgimento di un convegno nel quale continuare, con lo spirito emerso dal dibattito in corso, la discussione sulla delicata tematica in esame.

Titti DE SIMONE (RC), intervenendo sull'ordine dei lavori, esprime la convinzione che la proposta avanzata dal deputato Grignaffini dovrebbe essere oggetto di un confronto. Considerata la rilevanza del dibattito in corso e l'opportunità di una sua continuazione, esprime l'auspicio che la discussione non si concluda con la votazione, a maggioranza, sulle risoluzioni presentate. Invita quindi il presidente della Commissione ad individuare le forme più idonee per consentire la prosecuzione della discussione, senza procedere alla votazione sulle risoluzioni.

Andrea COLASIO (MARGH-U), nel prendere atto positivamente che la risoluzione della maggioranza è stata sostanzialmente riformulata, ritiene che tale fatto debba essere letto come un tentativo di trovare una sintesi culturale «istituzionalizzata».
Rivolgendosi al deputato Palmieri, giudica condivisibili alcune parti del suo intervento, mentre considera inaccettabile la posizione da lui espressa sul concetto di relativismo culturale, poiché l'omologazione e l'assimilazione non fanno parte della storia e delle tradizioni culturali italiane.
Rivolgendosi ai deputati della Lega nord osserva che, rispetto al processo di secolarizzazione in atto, l'Italia si può confrontare oggi con la presenza di cittadini extracomunitari immigrati che, pur ponendo qualche problema, favorisce l'ulteriore diffusione di diverse realtà culturali.
Sottolinea quindi le grandi responsabilità di chi è chiamato a governare oggi il sistema scolastico italiano: rispetto alla questione in esame ed alla esistenza di diverse realtà culturali e religiose nel paese, invita tutti i parlamentari, in particolare quelli della maggioranza, ad individuare risposte politiche che siano il più possibile condivise; altrimenti, si rischierebbe di creare una situazione pericolosa nel paese.
Esprime la convinzione che non si possa risolvere l'importante questione in esame attraverso il ricorso ad uno strumento «banale» come la risoluzione, che comporta, nel caso di specie, rischi di


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divisioni politiche. Per tali ragioni, invita il presidente Adornato a valutare l'opportunità e la fattibilità di una risoluzione che produca soltanto effetti di natura simbolica e a creare le condizioni per garantire, nel rispetto delle regole della convivenza civile, una configurazione di vera «comunità politica».

Michele RANIELI (UDC), nel rilevare l'assoluta delicatezza della tematica in discussione, sottolinea la grande valenza simbolica del crocifisso. Esprime quindi la propria indignazione per l'aberrante ordinanza del magistrato dell'Aquila, che è intervenuta in violazione della normativa vigente. A tale riguardo, nel sottolineare il carattere provocatorio della suddetta ordinanza, rileva che essa ha determinato divisioni e strumentalizzazioni in un ambito, come quello della scuola, in cui l'integrazione rappresenta una realtà importante.
Nel giudicare paradossale la posizione assunta da alcuni rappresentanti dei gruppi di opposizione, precisa che l'integrazione dei cittadini extracomunitari, che professano diverse religioni e che appartengono a diverse culture, non vuol dire non considerare quei sentimenti religiosi ampiamente diffusi nel paese.
Dopo aver preannunciato il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione n. 7-00326 Adornato ed altri, nel testo riformulato, auspica che essa possa ottenere un'ampia condivisione nella Commissione.

Ferdinando ADORNATO, presidente, precisa che la risoluzione che verrà approvata dalla Commissione rappresenterà solo uno dei momenti della discussione sulla tematica in esame.
Nella sua qualità di primo firmatario della risoluzione n. 7-00326, nel testo riformulato, esprime la convinzione che, un eventuale mancata approvazione di tale documento da parte della Commissione, avrebbe il significato di una rinunzia a dare risposte alla situazione determinatasi nel paese a seguito del noto atto giudiziario. Torna quindi a sottolineare che la nuova formulazione della sua risoluzione accoglie molte delle richieste dell'opposizione, compresa la modifica proposta da alcuni rappresentanti del gruppo della Margherita con riferimento alla questione dell'identità nazionale.

Il sottosegretario Valentina APREA, nell'associarsi alle valutazioni espresse in merito all'elevato livello qualitativo della discussione in corso, sottolinea che essa deve comunque pervenire ad un momento di sintesi per avere l'efficacia desiderata.
Ciò premesso, esprime, a nome del Governo, un parere favorevole sulla risoluzione n. 7-00326 Adornato ed altri, nel testo riformulato. Sulla risoluzione n. 7-00333, Colasio ed altri, pur ritenendola in parte condivisibile, dichiara di rimettersi alla Commissione, sottolineando in particolare che essa risulta insufficiente in quanto non fa alcun riferimento diretto, nella parte dispositiva, alla questione dell'esposizione del crocifisso nelle scuole, da cui muove la discussione. Esprime quindi un parere contrario sulla risoluzione n. 7-00331, Titti De Simone ed altri, nel testo riformulato.

Titti DE SIMONE (RC), nel ribadire il proprio apprezzamento per l'alto profilo qualitativo del dibattito che si è svolto in Commissione, esprime la propria preoccupazione per i toni di alcuni interventi di deputati della maggioranza. A tale riguardo, esprime la convinzione che alcune considerazioni svolte dal deputato Garagnani, come quella sulla presunta superiorità delle civiltà italiana rispetto alle altre, rischino di creare elementi di fondamentalismo culturale, che potrebbero degenerare in conflitti tra diverse culture. Nel sottolineare che la delicata questione in esame attiene anche ai diritti di cittadinanza, esprime la convinzione che i riferimenti alla identità nazionale, fatti dai deputati del centro-destra, rappresentino uno «strappo» sul terreno della cultura politica e dei principi laici contenuti nella Costituzione. Ritiene, infatti, che le istituzioni abbiano la responsabilità di accogliere tutti i simboli, ma che non abbiano il diritto di identificarsi in uno di essi.


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Giudica peraltro illegittima e sbagliata, anche sul piano amministrativo, l'esposizione di un simbolo religioso e ritiene che ciò contrasti con il dettato costituzionale. Dichiara pertanto di condividere, giudicandola legittima e corretta, l'ordinanza emessa dal magistrato dell'Aquila.
Sottolinea quindi il carattere di atto imperativo e autoritario della imposizione del simbolo della croce su tutti gli edifici pubblici e nelle aule scolastiche del paese. Tutto ciò determinerà, a suo avviso, dei pericolosi conflitti nel paese e nelle scuole.
Nell'esprimere la propria soddisfazione per il fatto che la risoluzione n. 7-00331, nel testo riformulato, che reca per prima la sua firma, sia stata firmata anche da parlamentari di altri gruppi di opposizione, sottolinea la necessità di dare una risposta precisa che preveda anche e soprattutto il rispetto dei principi di laicità dello Stato.
In conclusione, raccomanda l'approvazione della risoluzione n. 7-00331, nel testo riformulato, che reca per prima la sua firma.

Andrea COLASIO (MARGH-U) esprime il rammarico dei deputati del suo gruppo per il fatto che, da parte dei deputati della maggioranza, non si sia voluto fare un ulteriore sforzo per pervenire alla predisposizione di un documento il più possibile condiviso.
Giudica «agnostica» la valutazione espressa dal rappresentante del Governo sulla risoluzione n. 7-00333 che avrebbe meritato una maggiore attenzione e di cui raccomanda l'approvazione.
In conclusione, dopo aver dichiarato che i deputati del suo gruppo non parteciperanno alla votazione sulle risoluzioni n. 7-00326, Adornato ed altri, e n. 7-00331 Titti De Simone ed altri, sottolinea nuovamente il fatto che si sia persa una grande occasione per giungere alla predisposizione di un documento ampiamente condiviso.

Franca BIMBI (MARGH-U), modificando la posizione precedentemente espressa, dichiara il proprio voto favorevole sul nuovo testo della risoluzione n. 7-00333, Colasio ed altri, e che non parteciperà alla votazione sulle altre risoluzioni.
In conclusione, chiede al presidente l'autorizzazione a pubblicare in calce al resoconto della seduta odierna il testo integrale della propria dichiarazione di voto.

Ferdinando ADORNATO, presidente, in via del tutto eccezionale, accoglie la richiesta avanzata dal deputato Bimbi (vedi allegato 2).

Giovanna GRIGNAFFINI (DS-U), nel rilevare che il Governo si è rimesso alla Commissione sulla risoluzione n. 7-00333, Colasio ed altri, ritiene che l'Esecutivo non possa dimostrarsi neutrale rispetto alla definizione di un percorso.
Nel precisare che i deputati del suo gruppo non parteciperanno alla votazione della risoluzione n. 7-00326, Adornato ed altri, nel testo riformulato, dichiara il voto favorevole sul secondo capoverso della parte dispositiva della risoluzione n. 7-00331, Titti De Simone ed altri. Riguardo a quest'ultima, chiede la votazione per parti separate, nel senso di votare separatamente la seconda parte del dispositivo.

Guglielmo ROSITANI (AN), dopo aver sottolineato l'alto livello qualitativo della discussione svolta dalla VII Commissione, ringrazia il giudice Montanaro per aver consentito, con la sua ordinanza, di chiarire lo stato di crisi dei valori della società italiana. A tale riguardo, occorre, a suo avviso, garantire ai giovani di superare lo stato di rassegnazione nel quale versano e il ricorso da parte degli stessi alle sostanze stupefacenti.
Soffermandosi sui contenuti della risoluzione 7-00333, Colasio ed altri, esprime la propria sorpresa per il fatto che il gruppo della Margherita non abbia espresso una valutazione sul provvedimento assunto dal giudice dell'Aquila, che è ingiusto e illegittimo.
Pur ritenendo condivisibile il rispetto di tutte le culture e di tutte le religioni,


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esprime la convinzione che non si possa ignorare che il crocifisso rappresenta un simbolo delle tradizioni culturali italiane.
In conclusione, dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione n. 7-00326 Adornato ed altri, nel testo riformulato, e contrario sulle altre risoluzioni presentate.

Giovanna BIANCHI CLERICI (LNP) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione n. 7-00326 Adornato ed altri, nel testo riformulato, e contrario sulle altre risoluzioni presentate.

Domenico VOLPINI (MARGH-U), evidenziato il carattere unitario del nuovo testo della risoluzione Colasio ed altri n. 7-00333, rileva il carattere politico-elettoralistico dell'intervento testé svolto dal deputato Rositani, che declassa al piano politico un tema specificamente istituzionale. Precisa altresì che non spetta al Parlamento esprimere un giudizio di legittimità sulla ordinanza emessa dal giudice dell'Aquila.
Rispondendo al deputato Rositani, che ha accusato il gruppo della Margherita di aver motivato la dannosità della rimozione con il semplice sorgere di conflitti, lo invita a non cambiare le carte in tavola e a rileggere attentamente il testo della risoluzione Colasio ed altri n. 7-00333, che così recita testualmente: «il crocifisso rappresenta sia un simbolo religioso sia il riferimento di una cultura e di una tradizione ampiamente condivisa; uno dei simboli che hanno contribuito in modo rilevante a costruire, nel pluralismo, la complessa identità storico-culturale del nostro Paese. Fattori questi che rendono dannosa, nonché foriera di conflitti, l'imposizione della rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche».

Ferdinando ADORNATO, presidente, nel ringraziare tutti i deputati intervenuti per l'alto livello qualitativo del dibattito svolto dalla Commissione, esprime il proprio rammarico rispetto alla intenzione, annunciata da alcuni rappresentanti dei gruppi, di non partecipare alla votazione di tutte le risoluzioni.

La Commissione approva la risoluzione n. 7-00326, Adornato ed altri, nel testo riformulato, che assume il numero 8-00061 (vedi allegato 3).

Ferdinando ADORNATO, presidente, avverte che la votazione sul primo capoverso della risoluzione 7-00331 Titti De Simone ed altri deve intendersi preclusa dall'approvazione del primo capoverso della parte motiva della risoluzione 7-00326 (nuova formulazione) Adornato ed altri, testé approvata dalla Commissione. Avverte, inoltre, che si procederà, conformemente a quanto richiesto dal deputato Grignaffini, alla votazione per parti separate della risoluzione 7-00331 Titti De Simone ed altri, nel senso di votare prima la parte dispositiva e quindi il secondo capoverso della parte motiva.

La Commissione, con distinte votazioni, respinge la parte dispositiva della risoluzione n. 7-00331, Titti De Simone ed altri, il secondo capoverso della parte motiva della risoluzione n. 7-00331, Titti De Simone ed altri e la risoluzione n. 7-00333, Colasio ed altri.

La seduta termina alle 10.10.

INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA

Giovedì 6 novembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO. - Intervengono i sottosegretari di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Stefano Caldoro e Valentina Aprea.

La seduta comincia alle 14.15.

Ferdinando ADORNATO, presidente, ricorda che, ai sensi dell'articolo 135-ter, comma 5, del regolamento, la pubblicità delle sedute per lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata è assicurata anche tramite la trasmissione attraverso l'impianto televisivo a circuito


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chiuso. Dispone, pertanto, l'attivazione del circuito.

5-02556 Bimbi e Colasio: Attivazione in via sperimentale di un corso accademico di secondo livello per le Accademie di belle arti.

Franca BIMBI (MARGH-U) illustra l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Stefano CALDORO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 4).

Franca BIMBI (MARGH-U), replicando, si dichiara insoddisfatta della risposta fornita dal rappresentante del Governo, poiché la sperimentazione di quel corso accademico, peraltro avviato in ritardo, non aiuterà gli studenti, ma aumenterà invece lo stato di confusione esistente in quell'ambito.

5-02555 Maggi e Butti: Conseguimento dei diplomi di specializzazione per l'insegnamento di sostegno ai fini concorsuali.

Ernesto MAGGI (AN) illustra l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Valentina APREA risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 5).

Ernesto MAGGI (AN), replicando, si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo, poiché è inaccettabile che, a nove mesi dalla sentenza del TAR del Lazio, si possa affermare di non essere ufficialmente a conoscenza delle decisioni dell'Avvocatura generale dello Stato.

5-02557 Martella e Grignaffini: Professori universitari a contratto.

Andrea MARTELLA (DS-U) illustra l'interrogazione in titolo.

Il sottosegretario Stefano CALDORO risponde all'interrogazione in titolo nei termini riportati in allegato (vedi allegato 6).

Andrea MARTELLA (DS-U), replicando, si dichiara insoddisfatto della risposta fornita dal sottosegretario Caldoro, poiché il Governo ha escluso la possibilità di un intervento volto ad aumentare la durata dei contratti dei professori universitari.
In conclusione, esprime l'auspicio che il Governo, in sede di esame del disegno di legge finanziaria per il 2004, presenti un emendamento con il quale si possa finalmente garantire il superamento del blocco delle assunzioni dei docenti nel settore universitario.

Ferdinando ADORNATO, presidente, dichiara concluso lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata all'ordine del giorno.

La seduta termina alle 14.35.

RISOLUZIONI

Giovedì 6 novembre 2003. - Presidenza del presidente Ferdinando ADORNATO, indi del vicepresidente Domenico VOLPINI. - Interviene il sottosegretario di Stato per l'istruzione, l'università e la ricerca Stefano Caldoro.

La seduta comincia alle 14.35.

7-00312 Rodeghiero: Aumento delle risorse per le università e misure fiscali a favore delle fondazioni universitarie.
(Discussione e conclusione - Approvazione della risoluzione n. 8-00062).

La Commissione inizia la discussione.

Flavio RODEGHIERO (LNP) illustrando la risoluzione in titolo, rileva che, secondo quanto più volte affermato dal Consiglio d'Europa, l'investimento nella ricerca rappresenta il mezzo fondamentale


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per produrre conoscenza, così come un'economia fondata sulla conoscenza è essenziale per la competizione. Richiama quindi i contenuti di talune affermazioni della Conferenza dei rettori delle università italiane nell'ambito della prima relazione sullo stato delle università italiane, che sono del seguente tenore: «Il messaggio è chiaro: servono interventi pubblici e privati a sostegno delle attività di ricerca e sviluppo perché il loro potenziamento è nell'interesse di tutti e perché l'innovazione che ne deriva produce effetti positivi sull'intera società». Nella medesima relazione si afferma inoltre: «fondamentale elemento per potenziare ricerca e sviluppo è certamente costituito dall'interazione fra università e industria. Il sistema industriale, oltre ad operare per la internazionalizzazione della ricerca e dell'innovazione, deve essere capace di interagire con maggiore solerzia e fiducia con le istituzioni di ricerca. Le università, d'altra parte, devono riuscire ad incidere di più sul mercato delle innovazioni, rendendosi conto che il trasferimento tecnologico e, comunque, la produzione di risultati della ricerca utilizzabili dall'industria equivale al superamento di un test di efficacia e a uno specifico accreditamento. Per favorire questa interazione, sono essenziali la detassazione dei contributi dei privati a sostegno della ricerca, la revisione delle norme sulla brevettazione e il sostegno agli spin-off.»
Osserva quindi che, allo stato attuale, tra l'ambiente universitario e quello privato, delle imprese e di altri enti pubblici, non esistono stabili e sistematici rapporti di collaborazione. I recenti sviluppi normativi hanno individuato nelle Fondazioni universitarie i nuovi strumenti cui le università dovrebbero ricorrere per favorire la nascita ed il consolidamento di tali rapporti, nonché per ampliare le fonti del loro finanziamento. Gli atenei, ormai pienamente responsabili della propria autonomia, sono quindi chiamati ad incrementare il complessivo investimento in alta formazione e ricerca, proseguendolo attraverso l'attivazione ed il coinvolgimento di tutti i soggetti istituzionali coinvolti. Ciò non significa che la ricerca di fonti di autofinanziamento debba porsi come sostitutivo dell'impegno statale a favore dell'università e della ricerca: lo Stato deve mantenere il suo impegno per assicurare e garantire un completo e sufficiente alto livello di formazione universitaria. Attraverso la fondazione sarà possibile realizzare opere e finanziare spese che attualmente sono precluse o intralciate dai regolamenti di contabilità dell'università: a titolo di esempio, si possono considerare l'assunzione in organico di personale tecnico altamente qualificato per la realizzazione o gestione di strutture permanenti (per la raccolta di fondi; la progettazione, costruzione e gestione di residenze per studenti); la gestione di attività formativa di punta (dottorati) e di attività complementari (Master, scuole di specializzazione); il trasferimento alle imprese dei risultati della ricerca applicata e la promozione di imprenditorialità qualificata tra i laureati o i ricercatori più giovani.
Precisa che con la risoluzione presentata si ritiene opportuno e urgente stimolare nei privati l'interesse a finanziare le fondazioni universitarie con incentivi superiori a quelli limitati ed inefficaci attualmente previsti per le erogazioni liberali alle università. La perdita per l'erario sarebbe irrisoria: al momento sono state costituite sei fondazioni universitarie (ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 254 del 2001), e due sono in itinere; fra le fondazioni universitarie costituite, la Fondazione Politecnico di Milano ha raccolto i maggiori finanziamenti e quindi, per prudenzialità, può essere presa come parametro di base della stima. Da dati acquisiti per le vie brevi, risulta che la Fondazione Politecnico di Milano si attende finanziamenti in denaro da privati per un importo di cinque milioni di euro annui. Osserva che la normativa vigente (articolo 65, comma 2, del testo unico del TUIR) consente la deducibilità di queste erogazioni liberali nel limite del 2 per cento del reddito d'impresa dichiarato. La totale defiscalizzazione delle erogazioni liberali a favore delle fondazioni universitarie, come proposto nella risoluzione,


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consiste nell'abbattimento di questo plafond del 2 per cento del reddito dichiarato. Per le imprese con reddito nullo o negativo, peraltro la normativa vigente non consente la deduzione in quanto non sussiste il parametro di riferimento del predetto limite, mentre con la nuova normativa la deduzione è comunque permessa. La maggiore perdita fiscale derivante da tale deduzione può essere portata in diminuzione dal reddito complessivo dei cinque esercizi successivi (articolo 102, decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986).
Ai fini della stima dell'onere di tale provvedimento, si assumono in via prudenziale le seguenti ipotesi: i finanziamenti delle sei fondazioni già costituite coincidano come importo con quelli della Fondazione Politecnico; le erogazioni liberali per le Fondazioni universitarie non eccedano il 2 per cento del reddito d'impresa; la quota di finanziamenti derivante da imprese in perdita risulti del 30 per cento; ogni anno si costituiscano due nuove Fondazioni universitarie.
Poiché l'eventuale maggiore perdita derivante dalla totale defiscalizzazione delle erogazioni liberali a Fondazioni universitarie si può distribuire nei cinque anni successivi a quello della realizzazione, la perdita di gettito per l'erario risulta pressoché nulla per il primo anno, mentre per l'esercizio successivo sarebbe di 0,6 milioni di euro (stima prudenziale del totale dei finanziamenti in denaro da privati alle fondazioni universitarie: 30 milioni di euro; quota di finanziamenti derivante da imprese in perdita uguale: 9 milioni di euro; perdita di gettito da ripartire in cinque anni: circa 3 milioni di euro; perdita di gettito annua: 0,6 milioni di euro ). Osserva che per il terzo anno tale perdita risulta incrementata della quota imputabile alle nuove fondazioni che si ipotizza possano costituirsi, che è dello 0,1 milioni di euro per ciascuna nuova fondazione.
Sottolinea che questa attività di raccolta fondi rappresenterà uno stimolo per la competizione fra università nel fornire servizi migliori, attività per altro che non è facilitata dall'obbligo di riservare alle università statali il controllo delle Fondazioni da esse costituite e che non dovrà essere sostitutiva dei finanziamenti provenienti dallo Stato, in quanto, come sottolineato da più parti, si situa proprio nell'università e nella ricerca universitaria uno dei motori per una rapida ripresa culturale ed economica del Paese.

Andrea MARTELLA (DS-U), nel ricordare di essere uno dei sottoscrittori della risoluzione in esame, sottolinea che le fondazioni universitarie sono state istituite a seguito di una iniziativa del centro-sinistra. Sottolinea quindi l'importanza che il Governo assuma un impegno preciso a favore delle fondazioni universitarie.
Nel raccomandare l'approvazione della risoluzione in titolo, evidenzia l'estrema scarsità di risorse finanziarie previste dal disegno di legge finanziaria a favore del settore universitario.
In conclusione, propone la seguente riformulazione del testo della risoluzione in esame: nella parte dispositiva, prima della parola «incentivando,», aggiungere la parola «anche»; eliminare la parola «anche» dopo la parola «incentivando».

Franca BIMBI (MARGH-U) sottolinea la rilevanza della risoluzione in titolo, che è volta non solo a sollecitare il Governo, ma anche a far comprendere che le forze politiche di opposizione non sono affatto contrarie alle istituzioni di eccellenza nel settore universitario.
Auspica, quindi, che tali investimenti non siano a detrimento dello sviluppo dell'università e del relativo fondo ordinario.

Ernesto MAGGI (AN), richiamate le preoccupazioni espresse anche dai rettori delle università pugliesi rispetto alla fibrillazione esistente nei vari atenei, ricorda che essi hanno richiesto, in particolare, che venga superato il blocco delle assunzioni dei docenti universitari e dei concorsi già svolti. Ritiene che, attraverso le deroghe al blocco delle assunzioni, il Governo abbia compiuto un atto di ingerenza indebita rispetto all'autonomia delle università.


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In conclusione, nel preannunciare il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione in esame, esprime l'auspicio che nel corso dell'esame del disegno di legge finanziaria possa essere introdotta qualche modifica a favore dell'università.

Flavio RODEGHIERO (LNP), dopo aver dichiarato di accogliere la riformulazione proposta dal deputato Martella, preannuncia la presentazione di un emendamento al disegno di legge finanziaria riferito alle università.

Il sottosegretario di Stato Stefano CALDORO esprime il parere favorevole del Governo sul testo della risoluzione in titolo, come testé riformulato, poiché esso è sostanzialmente in linea con le politiche del Governo in tale settore.
In merito alla questione della assegnazione di adeguate risorse finanziarie alle università, sottolinea che negli ultimi due anni si sono registrati degli aumenti delle stesse. Il problema vero consiste, a suo avviso, nella qualità della spesa universitaria che, dal punto di vista del controllo, coinvolge il Governo, nell'assoluto rispetto dell'autonomia universitaria.
In conclusione chiede alla presidenza l'autorizzazione a pubblicare in calce al resoconto della seduta odierna il testo di considerazioni integrative al suo intervento.

Domenico VOLPINI, presidente, in via del tutto eccezionale, lo consente (vedi allegato 8).

Andrea MARTELLA (DS-U) dichiara il voto favorevole del suo gruppo sulla risoluzione in esame, nel testo riformulato, pur confermando un giudizio assolutamente negativo sull'operato del Governo nei settori dell'università e della ricerca. Sottolinea che tale giudizio è motivato sia dalla inadeguatezza delle risorse finanziarie previste nel disegno di legge finanziaria per i suddetti settori, sia in considerazione del mancato superamento del blocco delle assunzioni dei ricercatori universitari.
Nessun altro chiedendo di intervenire, la Commissione approva la risoluzione n. 7-00312 Rodeghiero ed altri, nel testo riformulato, che assume il n. 8-00062.

La seduta termina alle 15.

SEDE CONSULTIVA

Giovedì 6 novembre 2003. - Presidenza del vicepresidente Domenico VOLPINI.

La seduta comincia alle 15.

Tutela degli animali.
Nuovo testo C. 432 e abbinate-B, approvato dalla Camera e modificato dal Senato.
(Parere alla II Commissione).
(Esame e conclusione - Parere favorevole con osservazioni).

La Commissione inizia l'esame.

Domenicantonio SPINA DIANA (FI), relatore, illustrando i contenuti del provvedimento in esame, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, osserva che esso reca disposizioni a tutela degli animali.
Dopo aver richiamato le modifiche apportate dal Senato, si sofferma in particolare sulle parti del provvedimento di competenza della VII Commissione. Dopo aver richiamato le modificazioni introdotte dal Senato all'articolo 1, recante spettacoli o manifestazioni vietati, sottolinea, in particolare, che il testo dell'articolo 5 prevede che lo Stato e le regioni possano promuovere di intesa, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, l'integrazione dei programmi didattici delle scuole e degli istituti di ogni ordine e grado, ai fini di una effettiva educazione degli alunni in materia di etologia comportamentale degli animali e del loro rispetto anche mediante prove pratiche.
In conclusione, formula una proposta di parere favorevole con osservazioni relative agli articoli 3 e 5 (vedi allegato 9).


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Nessuno chiedendo di intervenire, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni del relatore.

Decreto legge n. 269/2003: Disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.
C. 4447 Governo, approvato dal Senato.
(Parere alla V Commissione).

Legge finanziaria per l'anno 2004.
S. 2512 Governo.

Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2004 e bilancio pluriennale per il triennio 2004-2006:

Tabella n. 2: Stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze per l'anno finanziario 2004 (limitatamente alle parti di competenza).

Tabella n. 7: Stato di previsione del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca per l'anno finanziario 2004.

Tabella n. 14: Stato di previsione del Ministero per i beni e le attività culturali per l'anno finanziario 2004.
S. 2513 Governo.
(Esame congiunto, ai sensi dell'articolo 120, comma 5, del regolamento, e rinvio).

La Commissione inizia l'esame congiunto dei provvedimenti.

Domenico VOLPINI, presidente, avverte che la Commissione inizia oggi l'esame, in sede consultiva, del disegno di legge C. 4447, di conversione del decreto-legge n. 269 del 2003, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici.
Parallelamente, la Commissione è chiamata ad avviare l'esame, in sede consultiva e senza procedere a votazioni, delle parti di propria competenza dei disegni di legge finanziaria e di bilancio nel testo presentato al Senato (A.S. 2513 e A.S. n. 2512), ai sensi dell'articolo 120, comma 5 e conformemente a quanto convenuto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo nella riunione del 23 ottobre scorso.
Se non vi sono obiezioni, la Commissione esaminerà il decreto-legge n. 269 del 2003 congiuntamente ai disegni di legge finanziaria e di bilancio, in modo da favorire una valutazione delle misure in esso contenute nel quadro del complesso della manovra finanziaria proposta dal Governo.
Peraltro, al termine della discussione di carattere generale sull'insieme dei provvedimenti in oggetto, l'esame del decreto-legge n. 269 del 2003 proseguirà in forma disgiunta, e la Commissione procederà all'espressione del parere relativo solo a tale provvedimento. Le deliberazioni attinenti ai disegni di legge finanziaria e di bilancio saranno invece rinviate al momento in cui essi saranno effettivamente trasmessi dal Senato ed assegnati alla Commissione.

La Commissione consente.

Fabio GARAGNANI (FI), relatore, illustrando i contenuti del decreto-legge di cui la Commissione avvia oggi l'esame reca alcune delle misure più rilevanti della manovra di finanza pubblica per il prossimo anno. Non si tratta solo del condono edilizio; come è ben noto anche importanti misure in materia di ricerca e di beni culturali sono contenute nel provvedimento in esame.
Nella stessa seduta di oggi, la Commissione è chiamata ad iniziare l'esame dei disegni di legge finanziaria e di bilancio per il prossimo anno, che pure non sono ancora stati licenziati dal Senato. Come richiesto in sede di Conferenza dei presidenti di gruppo, in applicazione di una specifica disposizione regolamentare e a differenza di quanto avvenuto negli anni passati, la Commissione è chiamata ad esaminare, senza procedere a votazioni, i documenti di bilancio prima della loro trasmissione dal Senato.
Questo fatto permette da una parte di ampliare i tempi della discussione di merito su bilancio e finanziaria, anticipando


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parte degli interventi di carattere generale, e quindi permettendo di concentrare il dibattito, al momento in cui saranno effettivamente trasmessi dal Senato, principalmente sui punti di maggiore rilievo. Dall'altra, l'avvio formale della discussione sui documenti di bilancio permettere di esaminare i contenuti del dereto-legge n. 269 all'interno del contesto complessivo della manovra.
Ritiene perciò opportuno procedere preliminarmente a un'illustrazione complessiva della manovra finanziaria nei diversi settori di competenza della VII Commissione, per concentrare poi l'analisi sulle specifiche misure contenute nel decreto-legge, su cui si dovrà esprimere un parere alla Commissione bilancio entro l'inizio della prossima settimana.
Per quanto riguarda, i settori della scuola, dell'università e della ricerca, ritiene che essi debbano essere posti al centro di qualsiasi strategia per garantire il rilancio del Paese. A questo fine è necessario garantire l'apporto di una adeguata quantità di risorse; ma non meno importante è assicurare il loro impiego efficace, riducendo gli sprechi e ristrutturando la distribuzione della spesa, in modo da favorire gli interventi realmente in grado di generare processi virtuosi e di sviluppo.
Le risorse, complessivamente scarse, sono prioritariamente convogliate sugli interventi idonei a far fare un salto di qualità al nostro sistema formativo e di ricerca; allo stesso tempo, si prosegue una politica di razionalizzazione organizzativa e strutturale, già avviata con le precedenti manovre, che dovrebbe in prospettiva permettere di recuperare ulteriori risorse per la riqualificazione del sistema.
Complessivamente, lo stato di previsione del Ministero per l'istruzione, l'università e la ricerca continua ad assorbire circa il 7,5 per cento delle spese finali dello Stato. Le spese per il 2004 - pari oltre 49 miliardi di euro - sono in crescita del 2,32 per cento rispetto a quelle risultanti dal bilancio assestato per il 2003 (del 4,03 per cento rispetto alle previsioni iniziali). Purtroppo va rilevato che questo saldo positivo sintetizza un aumento delle spese correnti (essenzialmente, oneri per il personale), ed una riduzione di quelle in conto capitale (a scapito di alcuni interventi nel campo della ricerca). Un dato positivo è invece rappresentato dal rapporto tra stanziamenti di competenza e autorizzazioni di cassa: il coefficiente di realizzazione (come appunto è chiamato tale rapporto) dovrebbe crescere, nelle previsioni del Governo, di quasi l'8 per cento, raggiungendo il 90,27 per cento.
Con riferimento alla scuola, rileva che gli obiettivi prioritari del Governo in materia di istruzione scolastica, illustrati nella nota preliminare allo stato di previsione del Ministero, sono perseguiti nell'ambito delle ordinarie risorse di bilancio e tramite ulteriori interventi normativi contenuti essenzialmente nel disegno di legge finanziaria - in particolare, nell'articolo 14.
Il primo di questi obiettivi è la piena attuazione della riforma preordinata dalla legge n. 53 del 2003, che, oltre ad interventi di carattere normativo, richiede la realizzazione di specifiche iniziative per il recupero della dispersione scolastica e l'attuazione del diritto dovere di istruzione e formazione e per il potenziamento dell'informatizzazione delle scuole.
Appositi stanziamenti per la realizzazione di questi obiettivi sono previsti dal comma 5 del citato articolo 14. Esso autorizza una spesa di 90 milioni di euro a decorrere dal 2004 per la realizzazione di tre specifici obiettivi di portata strategica: lo sviluppo delle tecnologie multimediali; l'orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare il diritto-dovere di istruzione e formazione; lo sviluppo dell'istruzione e della formazione tecnica superiore e l'educazione degli adulti.
Le risorse stanziate rappresentano solo una prima tranche di quelle che dovranno complessivamente essere destinate all'attuazione della riforma della scuola. Ricorda infatti che il piano programmatico di interventi finanziari previsto dall'articolo 1, comma 3, della legge n. 53, approvato dal Consiglio dei ministri il 12 settembre scorso, prevede che al sistema


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educativo nazionale siano destinati complessivamente, nel periodo 2004-2008, 8 miliardi e 320 milioni di euro, di cui oltre 4 miliardi derivanti da nuovi stanziamenti.
Sul fronte dell'incentivazione alla diffusione delle tecnologie informatiche nelle scuole e, più in generale, tra i giovani, vanno inoltre segnalate le disposizioni dell'articolo 20 della stessa legge finanziaria. L'articolo, oltre a rinnovare la disciplina del progetto «PC ai giovani» (già previsto nelle precedenti finanziarie), prevede disposizioni agevolative per l'acquisto di personal computers portatili da parte dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado e dei docenti universitari (comma 3).
In relazione all'attuazione della legge n. 53, va segnalato anche il capoverso 7-ter dell'articolo 14, comma 7, che chiarisce che, in attesa della regolamentazione del diritto-dovere di istruzione e formazione, gli iscritti alle prime classi delle superiori continuano ad essere esentati dal pagamento delle tasse scolastiche.
Approfitta tra l'altro per segnalare che il primo schema di decreto legislativo di attuazione della legge n. 53 (quello relativo alla scuola dell'infanzia e al primo ciclo di istruzione) dovrebbe essere trasmesso alle Camere in questi giorni.
Altro obiettivo fondamentale della manovra è quello di un miglioramento della qualità dei servizi tramite la prosecuzione dell'opera di razionalizzazione dell'organizzazione scolastica, a partire dalla considerazione che il rapporto docenti-alunni continua ad essere, in Italia, fortemente sproporzionato, e dal rafforzamento delle iniziative di formazione, aggiornamento e riconversione del personale. Nell'ambito delle questioni attinenti al personale, occorre ricordare anche lo sforzo per dare compita attuazione alle previsioni del nuovo contratto collettivo della scuola.
In questo campo, l'articolo 14 detta nuove e più rigorose disposizioni in materia di esoneri e semiesoneri per i docenti con funzioni vicarie nei confronti del dirigente scolastico (comma 1, che sostituisce l'articolo 459 del testo unico del 1994) e rafforza le norme vigenti in materia di riconversione professionale dei docenti in esubero (comma 2). A tal fine, si prevede la possibilità di istituire, accanto ai corsi di riqualificazione professionale di cui al decreto-legge n. 212 del 2002, anche corsi di specializzazione intensivi. Questi corsi di specializzazione potranno anche permettere di dare attuazione a quanto previsto dal comma 3, che individua modalità per il passaggio - a domanda o d'ufficio - dei docenti sopranumerari su posti di sostegno.
Sul fronte del personale va d'altra parte ricordato il comma 6, che consente alle istituzioni scolastiche la prosecuzione dei servizi di pulizia e dei servizi amministrativi esternalizzati dalle scuole ai lavoratori socialmente utili. A tale fine, si dispone uno stanziamento pari a 375 milioni di euro per il 2004.
Un ulteriore elemento qualificante è quello concernente l'edilizia scolastica. In particolare, il comma 4 dell'articolo 14 prevede la riserva di una quota non inferiore al 10 per cento delle risorse già previste dalla legge obiettivo (legge n. 166 del 2002), che autorizza limiti di impegno quindicennali di oltre 160 milioni di euro a partire dal 2003 e di quasi 110 milioni di euro a partire dal 2004 (nonché di 250 milioni di euro dal 2005 e dal 2006, ai sensi della tabella 1 della finanziaria stessa). Questo permetterà di dare nuovo impulso alla realizzazione del piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici scolastici, in particolare in zona sismica, previsto dall'articolo 80, comma 21, della scorsa finanziaria.
Infine, l'articolo 14 interviene anche in materia di agevolazioni alle famiglie i cui figli frequentano le scuole paritarie. Integrando la disciplina introdotta dall'articolo 2, comma 7, della scorsa finanziaria, si prevede che il rimborso delle spese sostenute per il pagamento delle rette scolastiche sia subordinato a determinati limiti di reddito, da definirsi con decreto del ministro dell'economia di concerto con quello dell'istruzione. Ricordo che la disciplina della scorsa finanziaria ha trovato una prima attuazione con il decreto ministeriale 2 settembre 2003, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale.


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Osserva che il disegno di legge finanziaria e il decreto-legge n. 269 recano numerose e significative misure in materia di università, ricerca e alta formazione, in un contesto in cui viene riaffermata la centralità di questi settori per riavviare un positivo circuito di crescita del Paese, sia pure a fronte di innegabili difficoltà finanziarie. Come già accennato, la scelta operata dal Governo è quella di concentrare le risorse su iniziative che appaiono dotate di particolare capacità di innescare processi di sviluppo.
Da questo punto di vista, vengono in primo luogo in esame le misure contenute nei primi articoli del decreto-legge n. 269, che mirano in vario modo ad agevolare le attività di ricerca.
In questo contesto, assumono particolare rilievo per la nostra Commissione, oltre che le misure dell'articolo 1 (la cosiddetta «tecno-Tremonti»), quelle degli articoli 2, 3 e 4.
Le misure dell'articolo 1 prevedono la detassazione degli investimenti effettuati dalle imprese nel campo, tra l'altro, delle attività di ricerca e sviluppo e per la realizzazione di stage aziendali da parte di studenti.
L'articolo 2 dispone invece che le risorse derivanti dalla cartolarizzazione dei crediti dello Stato e degli altri Enti pubblici relativi a finanziamenti di investimenti in ricerca e innovazione siano destinate ad attività analoghe, consistenti nella concessione di ulteriori finanziamenti di investimenti in ricerca ed innovazione, da erogarsi secondo le modalità stabilite dal ministro competente.
L'articolo 3 introduce invece incentivi fiscali per il rientro di ricercatori residenti all'estero. In particolare, si stabilisce che i redditi di lavoro dipendente o autonomo dei medesimi ricercatori sono imponibili per il 10 per cento del loro ammontare, ai fini delle imposte dirette, e non concorrono alla formazione del valore della produzione netta, ai fini dell'IRAP (favorendo così anche i datori di lavoro dei ricercatori stessi). Il beneficio si applica ai ricercatori che dal 2 ottobre 2003 (data di entrata in vigore del decreto-legge) o in uno dei cinque anni solari successivi (sino al 31 dicembre 2008) iniziano a svolgere la loro attività in Italia, e conseguentemente divengono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato. Dal tenore letterale della norma si deve ritenere che l'agevolazione sia applicabile anche ai ricercatori stranieri che decidano di avviare un'attività stabile in Italia. Il Senato ha modificato il testo in esame anche al fine di specificare che l'agevolazione si applica finché il ricercatore mantiene il proprio domicilio fiscale in Italia.
L'articolo 4, infine, prevede la creazione di un nuovo centro di eccellenza (ingiustamente contestato) nel settore della ricerca. L'Istituto italiano di tecnologia, costituito in forma di fondazione, avrà lo scopo di promuovere lo sviluppo tecnologico del Paese e l'alta formazione tecnologica, favorendo così lo sviluppo del sistema produttivo nazionale.
Gli organi della fondazione saranno individuati dallo Statuto, con decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio, sentiti il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il ministro dell'economia e delle finanze. Peraltro, per assicurare il più rapido avvio dell'attività, si prevede la nomina di un commissario unico che rimarrà in carica per due anni.
Il patrimonio dell'Istituto è costituito ed incrementato da apporti dello Stato e di soggetti pubblici e privati. La fondazione potrà inoltre ricevere in comodato beni immobili facenti parte del patrimonio e del demanio dello Stato.
La Cassa depositi e prestiti concederà all'Istituto le anticipazioni necessarie alla costituzione del patrimonio iniziale, entro un massimo di 100 milioni di euro. L'Istituto è inoltre finanziato dallo Stato anche in relazione alla sua attività: i relativi stanziamenti sono pari a 50 milioni di euro per l'anno 2004 e a 100 milioni di euro per ciascun anno del decennio 2005-2014.
Ulteriori misure di rilievo nel campo della ricerca sono contenute nell'articolato della legge finanziaria.


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L'articolo 4 determina in primo luogo le modalità con cui il sistema universitario e quello dei principali enti pubblici di ricerca concorrono al risanamento della finanza pubblica. A tal fine, si stabilisce che il fabbisogno finanziario per ciascun anno del triennio 2004-2006 non possa superare il 4 per cento (per le università) o il 5 per cento (per gli enti di ricerca) di quello rilevato a consuntivo dell'esercizio precedente.
L'articolo 11 rinnova poi il blocco delle assunzioni già disposto nell'anno passato per le amministrazioni pubbliche. Come l'anno scorso, sono previste deroghe per una serie di soggetti pubblici, tra cui le università e gli enti di ricerca. Le assunzioni effettuate in base a tali disposizioni derogatorie sono coperte a valere su uno speciale fondo costituito presso il Ministero dell'economia e pari a 70 milioni di euro nel 2004 e 280 milioni di euro a decorrere dal 2005. Speciali disposizioni sono poi dettate dal comma 4 per le assunzioni del personale delle Accademie e dei conservatori, prevedendo l'applicazione della disciplina autorizzatoria introdotta dalla legge n. 449 del 1997, fino alla completa attuazione della riforma di settore disposta con la legge n. 508 del 1999 (che ha previsto l'adozione di un regolamento, non ancora emanato, in materia di assunzioni).
Un importante intervento nel campo del diritto allo studio universitario è poi introdotto con l'articolo 41 della finanziaria. Tale articolo prevede la concessione di prestiti fiduciari agli studenti capaci e meritevoli iscritti ai corsi di laurea, di laurea specialistica, di specializzazione e di dottorato di ricerca, nonché ai master di primo livello. A tal fine è istituito un nuovo fondo, la cui dotazione è pari a 10 milioni di euro per il 2004, gestito da Sviluppo Italia SPA in base a criteri stabiliti con decreto.
Vanno infine illustrati gli interventi condotti tramite la rimodulazione delle risorse afferenti ai principali fondi che finanziano le politiche pubbliche nei settori dell'università e della ricerca.
A questo proposito, occorre in primo luogo segnalare l'incremento del Fondo ordinario per le università, pari a 160 milioni di euro rispetto a quanto ad esso assegnato nel 2003. Subiscono una riduzione minima rispetto alle risorse stanziate nel 2003, i fondi per lo sviluppo universitario, per le università non statali legalmente riconosciute e per il diritto agli studi universitari. Negli ultimi due casi, peraltro, la finanziari dispone incrementi della spesa già preventivata, per il 2004, nelle precedenti manovre.
Nessuna modifica rispetto a quanto previsto dalle precedenti leggi finanziarie conoscono invece i fondi relativi al settore della ricerca.
In particolare, il Fondo ordinario per gli enti di ricerca (di cui al decreto legislativo n. 208 del 1998), esposto nella tabella C della legge finanziaria, riconferma lo stanziamento fissato dalla precedente manovra (1 miliardo e 600 milioni di euro) più le risorse destinate al Fondo di finanziamento degli osservatori, che confluisce in esso.
Allo stesso modo, il fatto che nella Tabella D della finanziaria di quest'anno non compaiano le voci relative al Programma nazionale di ricerca in Antartide, al Fondo per le agevolazioni alla ricerca (FAR) e al Fondo per gli investimenti della ricerca di base (FIRB) equivale alla riconferma dei flussi di risorse già assegnati con le precedenti manovre. La ripartizione in ciascun anno del triennio delle risorse disponibili in questi settori è indicata dalla tabella F. Come segnalato dal ministro Moratti nell'audizione di martedì scorso, peraltro, ulteriori risorse per la ricerca, e in particolare per le iniziative finanziate dal FAR, saranno rese disponibili dalle norme in materia di cartolarizzazione contenute nell'articolo 2 del decreto-legge n. 269.
Per quanto concerne il settore dei beni culturali, a fronte di una perdurante scarsità di risorse disponibili, sebbene nel quadro di un trend che registra dopo alcuni anni una seppur lieve inversione di tendenza, si prosegue una politica volta a favorire l'acquisizione di risorse private e


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la razionalizzazione organizzativa e gestionale, in primo luogo attraverso la predisposizione di più incisive forme di raccordo e collaborazione tra i diversi livelli di governo del settore.
Complessivamente, lo stato di previsione del Ministero dei beni e delle attività culturali assorbe lo 0,34 per cento delle spese finali dello Stato. Le spese per il 2004, pari a circa 2,2 miliardi di euro, risultano in crescita dell'1,5 per cento rispetto a quelle risultanti dal bilancio assestato per il 2003, e del 3 per cento rispetto alle previsioni iniziali, peraltro con una maggiore incidenza percentuale delle spese correnti rispetto a quelle in conto capitale. Migliora, inoltre, il coefficiente di realizzazione, che analizzando il rapporto tra massa spendibile e autorizzazioni di cassa registra la capacità di spesa del Ministero. Tale coefficiente, infatti, si attesta intorno al 67 per cento, con un incremento di oltre 5 punti percentuali. Rispetto allo scorso anno.
Per quanto concerne l'articolato del disegno di legge finanziaria, specifiche disposizioni con riflessi nella materia dei beni culturali sono recate dall'articolo 11, concernente le assunzioni di personale presso le pubbliche amministrazioni. Tale articolo, nel ribadire il blocco del turn over nelle pubbliche amministrazioni già previsto dalla scorsa legge finanziaria, conferma anche la possibilità per il Ministero dei beni e delle attività culturali di continuare ad avvalersi, per tutto il 2004, del personale assunto in base a determinate disposizioni legislative. Si tratta, in particolare, del personale richiamato al comma 8, assunto per il potenziamento delle soprintendenze di Marche e Umbria a seguito degli eventi sismici, nonché del personale assunto per garantire l'apertura extra-orario di musei e gallerie e in relazione alle manifestazioni del Giubileo del 2000.
Sempre in materia di personale pubblico, poi, merita segnalare quanto previsto al comma 15, che riconosce la possibilità per il Consiglio di Stato, i TAR, la Corte dei Conti e l'Avvocatura dello Stato, di avvalersi, per sopperire a straordinarie esigenze di supporto amministrativo, del personale dipendente del CONI.
Venendo alle tabelle allegate al disegno di legge finanziaria riguardanti gli interventi in materia di beni culturali, si segnala, innanzitutto, che la Tabella A del Ministero per i beni e le attività culturali, recante il Fondo speciale per gli interventi di parte corrente, prevede un accantonamento di 2,6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004, 2005 e 2006, mentre la Tabella B, recante il Fondo speciale per gli interventi in conto capitale, prevede un accantonamento di 51,5 milioni di euro per il 2004, di 62,8 per il 2005 e di 42 per il 2006. Tra le finalizzazioni indicate nella relazione illustrativa si segnalano, in particolare, interventi a sostegno della fondazione del Teatro dell'Opera di Roma, interventi per i beni e le attività culturali, lo sport, l'università, la ricerca e per la costituzione della società Arcus Spa, interventi per la biblioteca digitale italiana, interventi per le Universiadi di Torino 2004-2007, il piano pluriennale dell'archeologia, il completamento della sede del Centro di documentazione e valorizzazione delle arti contemporanee, la ristrutturazione e/o acquisto di immobili di interesse storico-artistico destinati a sedi museali, archivi di Stato, biblioteche e teatri.
Specifiche finalizzazioni per interventi nel settore dei beni culturali e dello sport sono previste anche a valere sugli accantonamenti del Ministero dell'economia e delle finanze e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca.
Per quanto concerne la Tabella C, è previsto uno stanziamento complessivo di 549,6 milioni di euro per il 2003, con un incremento di 1,5 milioni di euro rispetto alla legislazione vigente. Tale incremento riguarda il contributo agli Istituti centrali, mentre rimangono invariati gli altri stanziamenti previsti in tabella.
Come è noto, la disposizione di maggiore e più diretto interesse della Commissione in materia di beni culturali è tuttavia certamente rappresentata dall'articolo 27 del decreto-legge, che introduce


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una procedura volta a consentire, in tempi rapidi e certi, la verifica della sussistenza di un effettivo interesse culturale nei beni dell'ampio patrimonio immobiliare pubblico del nostro Paese. La norma, in particolare, è volta ad escludere dall'ambito di applicazione del testo unico dei beni culturali e ambientali gli immobili giudicati privi di tale interesse, anche ai fini della loro successiva sdemanializzazione. Lo svolgimento della verifica è affidato alle soprintendenze regionali, che dovranno operare sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero per i beni e le attività culturali. Per quanto riguarda gli immobili del demanio statale, la norma prevede che i beni interessati vengano individuati dall'Agenzia del demanio. Per quanto riguarda, invece, gli immobili appartenenti alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, la verifica è avviata su richiesta degli enti interessati. La procedura di verifica, previa istruttoria delle sovrintendenze di settore, le quali dovranno formulare un parere entro 30 giorni dalla richiesta, si conclude con l'adozione di un provvedimento motivato da parte della sovrintendenza regionale, da comunicare alla agenzia richiedente entro 60 giorni dalla ricezione della scheda descrittiva. La mancata comunicazione entro il termine di 120 giorni dalla ricezione della scheda equivale ad esito negativo della verifica e si ritiene, pertanto, formato il silenzio assenso. All'esito negativo della verifica consegue che i beni sono esclusi dall'applicazione del testo unico dei beni culturali e ambientali, con possibilità, quindi, di una loro successiva sdemanializzazione, sempre che non vi ostino, però, altre ragioni di pubblico interesse rilevate dal Ministro interessato. In caso esito positivo della verifica (presenza dell'interesse culturale), l'accertamento costituisce dichiarazione di interesse culturale ai sensi degli articoli 6-8 del testo unico dei beni culturali e ambientali, ai fini della definitiva sottoposizione dei beni alle disposizioni di tutela.
Altre disposizioni di interesse della Commissione contenute nel decreto-legge sono recate, poi, dall'articolo 32, concernente il condono edilizio. In particolare, il comma 10, nel quadro degli interventi per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, da finanziare attraverso le entrate derivanti dal condono medesimo, stanzia 10 milioni di euro per il 2004 e 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006, da ripartire tra le regioni con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, per l'attuazione di un programma di interventi in materia di beni ambientali e paesaggistici. Il comma 46 prevede, invece, che il soprintendente regionale, su richiesta o comunque entro 180 giorni dall'illecito, provveda alla demolizione (sottolinea tale aspetto in modo particolare) delle opere abusivamente realizzate su beni culturali, nonché su immobili dichiarati monumenti nazionali, beni di interesse archeologico e immobili soggetti a vincolo o di inedificabilità assoluta.
Per concludere il quadro della manovra finanziaria, occorre infine segnalare gli interventi nel settore dell'editoria. In questo campo, il disegno di legge di bilancio e le tabelle della finanziaria riconfermano sostanzialmente il quadro delineato dalle precedenti manovre.
Peraltro, nell'articolato della finanziaria si devono segnalare almeno due rilevanti interventi.
Il primo riguarda le agevolazioni per le imprese editrici di giornali quotidiani e periodici, previste dall'articolo 51 della finanziaria. La norma prevede la concessione di un credito di imposta pari al 10 per cento della spesa sostenuta nel 2004 per l'acquisto della carta utilizzata per la stampa. Per la concessione del beneficio sono stanziati 90 milioni di euro nel 2005. Allo stato, è in corso di discussione la possibilità di estendere il beneficio all'editoria libraria.
Il secondo, riguarda più propriamente il campo dell'emittenza radiotelevisiva. Esso appare rilevante per la VII Commissione anche in relazione alla discussione relativa alla cosiddetta «legge Gasparri». L'articolo 19 della finanziaria prevede infatti l'erogazione di contributi per la diffusione presso gli utenti di ricevitori per la


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televisione digitale terrestre, oltre che per agevolare l'accesso alla larga banda ad Internet. In particolare, vengono stanziati 120 milioni di euro nel 2004 per riconoscere a tutti gli utenti che acquisteranno un decoder un contributo pari a 150 euro. Per accedere al contributo è necessario essere in regola con l'abbonamento RAI.

Domenico VOLPINI, presidente, nessuno chiedendo di intervenire, rinvia il seguito dell'esame ad altra seduta.

La seduta termina alle 15.45.

AVVERTENZA

I seguenti punti all'ordine del giorno non sono stati trattati:

UFFICIO DI PRESIDENZA INTEGRATO DAI RAPPRESENTANTI DEI GRUPPI

SEDE REFERENTE

Ordinamento della professione di educatore fisico e sportivo.
C. 2588 Santulli, C. 3064 Ronchi e C. 4368 Santulli.