Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 872 del 7/3/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 7570)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Armani. Ne ha facoltà.

PIETRO ARMANI. Con un atto di estrema arroganza la maggioranza sta per approvare questo disegno di legge che sostanzialmente porta i sindacati all'interno delle cooperative. Le cooperative false, signori della maggioranza, sono l'Unipol e la Coop Italia, vale a dire grandi cooperative che dovrebbero essere trasformate in società a capitale diffuso perché fanno concorrenza alla grande distribuzione che paga le tasse mentre, ad esempio, la Coop Italia può non pagare gli utili portati a riserva indivisibile. Questa è un'assurdità. Le grandi cooperative non rispettano più il principio di mutualità, sono società a capitale diffuso e devono essere trasformate in società a capitale diffuso in cui i soci lavoratori partecipano agli utili come semplici lavoratori oppure devono essere considerati soci azionisti. Il problema che voi affrontate, quindi, serve a difendere ancora una volta la cinghia di trasmissione del vostro sistema... È inutile che sfottete e che mi rifate il verso, perché sapete che ho questa voce in quanto ho avuto un cancro, imbecilli! È un'assurdità che ogni volta che parlo mi prendono in giro per il fatto che ho avuto una menomazione fisica che non auguro a nessuno (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania)!


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Presidente, ci deve essere un minimo di rispetto!

PRESIDENTE. Ha ragione, onorevole Armani.

PIETRO ARMANI. Dicevo che dovrebbero essere trasformati o in azionisti che partecipano agli utili della società, o in dipendenti ai quali si riconoscono le stock option e la partecipazione agli utili, secondo il principio partecipativo che Alleanza nazionale ha sempre sostenuto, addirittura con una proposta di legge.
Questo sistema è un modo per affondare le vere cooperative (le cooperative sociali, le cooperative di produzione e lavoro, le piccole cooperative), che dovrebbero realizzare, fra l'altro, il principio di sussidiarietà orizzontale che noi sosteniamo per trasferire dal pubblico al privato una serie di servizi che, appunto, possono essere meglio forniti dal privato piuttosto che dal pubblico. Lo ripeto, si tratta di un modo per affondare il sistema delle piccole cooperative, l'unico che difende il principio di mutualità.
Questa mattina ho sentito affermare che noi difendiamo le cooperative teoriche: bene, le cooperative teoriche sono le vere cooperative. Vorrà dire che, nel frattempo, il sistema delle grandi cooperative non rispecchia più la mutualità e si è trasformato in qualcosa di diverso, che deve essere realizzato e trasformato giuridicamente in società a capitale diffuso, con il controllo della Consob se le società sono quotate in borsa, con il controllo dei governance delle società in base al decreto Draghi, che caratterizza l'intero sistema delle grandi società per azioni.
Questo è il sistema per rispettare la vera mutualità. Naturalmente, voi ve ne infischiate perché volete difendere la cinghia di trasmissione finanziaria, mediante i sistemi della sinistra, ed il sistema cooperativo che fa capo a voi.
Per tale ragione, noi voteremo contro...,

ANTONIETTA RIZZA. Come fate a votare contro se non ci siete?

PIETRO ARMANI. ... ferocemente contro, questo disegno di legge (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Michielon. Ne ha facoltà.

MAURO MICHIELON. Signor Presidente, siccome l'onorevole Chiusoli mi ha dato del bugiardo, del falso ed altro, la mia dichiarazione di voto sarà esattamente il documento di Confcooperative-unione regionale del Veneto. Leggerò questo documento, così vediamo chi è falso.

FRANCO CHIUSOLI. Quella è parte dell'organizzazione!

MAURO MICHIELON. «Il consiglio di presidenza di Confcooperative-unione regionale del Veneto, riunitosi a Padova il 19 febbraio 2001, esaminato il testo del disegno di legge sulla disciplina del socio lavoratore, approvato dal Senato il 24 gennaio scorso, esprime il giudizio negativo della confederazione veneta facendo proprie le considerazioni già espresse dal presidente confederale Marino sul testo approvato dal Senato. Evidenzia come il testo approvato neghi l'ordinarietà del lavoro in cooperativa, ignori il ruolo autoimprenditoriale del socio lavoratore, limiti drasticamente l'autonomia statutaria, non individui con precisione gli strumenti per eliminare il fenomeno della falsa cooperazione».
Credo che questa dichiarazione di voto sia estremamente eloquente e dimostri come la nostra battaglia non sia stata contro le cooperative ma in loro favore (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gardiol. Ne ha facoltà.

GIORGIO GARDIOL. Signor Presidente, intervengo solo per annunciare il voto favorevole dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo su questo provvedimento


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che, anche se non risolve tutti i problemi, rappresenta un primo passo in avanti.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Acquarone. Ne ha facoltà.

LORENZO ACQUARONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la storia delle cooperative è importante nella storia del movimento dei lavoratori del nostro paese. Essa ha origini di diverso tipo, che confluiscono tutte in questo settore. Non posso non ricordare le prime cooperative, che venivano chiamate «rosse»...

ANTONINO LO PRESTI. Anche adesso le chiamano «rosse»!

LORENZO ACQUARONE. ... le cooperative di Molinella e quelle mazziniane! Non posso però dimenticare il grande contributo dei cattolici democratici alla vita delle cooperative (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Quando vi era il «Non expedit», quando ai cattolici in qualche modo era precluso l'intervento nella vita politica del paese, il movimento cooperativistico è stato uno dei modi attraverso il quale i cattolici democratici hanno potuto partecipare alla crescita civile del nostro paese (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Sono due filoni culturali e politici importanti che adesso, vivaddio, hanno trovato un momento di congiunzione anche in sede politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Commenti del deputato Armani)!
È un movimento dunque che ha radici antiche, ma ha sempre bisogno di «aggiustamenti» perché, come capita in tutti i casi in cui il lavoratore assume la dignità di imprenditore e di lavoratore autonomo, vi è fatalmente la reazione capitalistica - se mi consentite - più becera e più triviale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Da genovese come sono, non posso dimenticare l'apporto che è stato dato al movimento cooperativo dalla compagnia dei lavoratori. I rappresentanti di questa compagnia, che provenivano dalle valli bergamasche (i famosi Caravana), hanno dato origine all'associazione dei lavoratori portuali: un lavoro faticoso, difficile e pesante! Ebbene, si è tentato di comprimere tutto questo movimento e, non a caso, nel periodo più cupo della nostra storia - il periodo fascista - le cooperative sono state vessate perché nelle cooperative si vedeva in qualche misura lo strumento per raccogliere quelle forze che si mettevano insieme per lavorare, ma anche per discutere liberamente (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo). Il discorso va alle compagnie di mutuo soccorso, alle compagnie cattoliche, alle compagnie socialiste e repubblicane, a tutti quelli che hanno visto nel lavoro - come dice la nostra Costituzione - il momento più nobile e il momento su cui è fondata la nostra Repubblica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Questo è un giorno importante perché su questa strada si fa un passo avanti: al socio lavoratore viene data la dignità di lavoratore autonomo e vengono quindi stabiliti i modi attraverso i quali il movimento coperativo possa avere ulteriore sviluppo.
Ed è per questo che io, personalmente, sono molto lieto che questa legge venga approvata. Poichè questo è l'ultimo intervento che svolgerò in questa legislatura alla Camera, mi sia consentito un commosso ricordo del mio collega ed amico professor Piero Verrucoli, che sulle cooperative ha scritto lavori fondamentali e ha portato un contributo rilevantissimo allo sviluppo del movimento cooperativo (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Democratici-l'Ulivo e Comunista - Congratulazioni).


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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzara. Ne ha facoltà.

ANTONINO GAZZARA. La vicenda che riguarda questa legge di certo non si sta chiudendo come tutti noi ci saremmo augurati: in chiusura di legislatura, con una votazione di tutti! Tuttavia, il fatto non dipende solo da noi, ma non è un male! La legge non ci appartiene! Non la condividiamo ed è giusto che la maggioranza, avendo i numeri, se la voti! È giusto - come diceva prima l'onorevole Chiusoli - che le cooperative sappiano - non solo le cooperative, ma tutti - che noi questa legge non la condividiamo, non l'avremmo approvata o l'avremmo approvata in maniera totalmente differente!
Nella realtà il percorso legislativo di questo disegno di legge è stato forzato nei tempi, non al Senato dove mi dicono che il provvedimento sia rimasto in discussione per tanto tempo, ma certamente considerati i tempi molto ristretti che abbiamo avuto qui alla Camera per discuterla sia in Commissione lavoro sia in aula!
Questo disegno di legge è stato approvato dal Senato il 24 gennaio, è stato trasmesso dal Presidente del Senato il 29 gennaio, è pervenuto all'esame della Commissione, dove abbiamo avuto qualche settimana soltanto per discuterlo, ed il testo - come le dicevo questa mattina, Presidente - è risultato di fatto blindato per i tempi ristretto a nostra disposizione. Lei, correttamente, mi ha risposto che i tempi sono quelli del calendario che è stato deciso, per cui si può fare poco, però noi ieri abbiamo esitato un provvedimento delicatissimo e importante sul diritto di asilo che, per ragioni condivise da più parti, ha subito delle modifiche e mi pare che, il Senato stesso lo esiterà in tempi rapidi (credo entro domani perché domani finisce la legislatura).
Per questo provvedimento non è avvenuto altrettanto, ma sarebbe potuto avvenire per altri provvedimenti esaminati in Commissione e che, a differenza di questo, erano condivisi. Mi riferisco a quello che riguarda l'accompagnatore per gli invalidi civili e al provvedimento già collegato alla finanziaria, e poi stralciato, che riguarda la pubblica amministrazione. In entrambi i casi non si è fatto ricorso a questo meccanismo, ma si è operata una accelerazione determinando qualche disfunzione che è all'origine delle tensioni di oggi. Per fare la nostra parte legittimamente, come ci è stato riconosciuto, abbiamo presentato molti emendamenti. Il relatore dice che essi erano contrastanti e sostiene che ciò è dovuto al fatto che la Casa delle libertà ha tante anime. Non credo che questo sia un motivo di povertà, credo piuttosto che sia un motivo di ricchezza e di arricchimento, anche per gli altri (Applausi del deputato Lo Presti). Con tutte queste anime noi abbiamo presentato degli emendamenti e lei, signor Presidente, ha ritenuto di applicare l'articolo 85 del regolamento per ridurli in misura tale da essere discussi in Assemblea. Ne abbiamo discusso in aula ma il risultato è stato quello - per così dire - di «parlarci addosso» dal momento che abbiamo potuto ascoltare le ragioni della maggioranza (forse ci potevano convincere, ma sottolineo il forse) solo oggi quando, nel timore che mancasse il numero legale, tutti hanno parlato e hanno avuto modo di spiegarci le motivazioni che militano a favore e contro non tanto dagli emendamenti, quanto del comportamento tenuto dalla Casa delle libertà.
Tutto questo percorso si è compiuto per una legge, anche se alla fine della legislatura si poteva procedere in modo diverso sia in questo caso che per altre leggi. Non si è colta una opportunità e ce ne dispiace. Il mio partito è contrario a questa legge e certamente voterà contro (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rogna Manassero di Costigliole. Ne ha facoltà.

SERGIO ROGNA MANASSERO di COSTIGLIOLE. Signor Presidente, annuncio


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il voto favorevole del gruppo dei Democratici-l'Ulivo su questo provvedimento. È un provvedimento a cui noi teniamo particolarmente, perché fa finalmente chiarezza sulla figura del socio lavoratore nel mondo delle cooperative. Questo non è un risultato da poco nella lunga storia del movimento cooperativo perché non dimentichiamo che si tratta di un movimento.
La storia delle cooperative appartiene ai lavoratori. Voglio ricordare qui la lunga storia dell'alleanza cooperativa di Torino, nata, cresciuta e diventata importantissima nel giro di più di un secolo di vita proprio perché era riuscita a diventare l'organizzazione di cui i lavoratori avevano fiducia. Questa è l'origine delle cooperative di consumo che, all'inizio del secolo, non solo possedevano i panifici, ma anche i mulini perché il ciclo completo era già un'idea importante che portava i lavoratori a controllare completamente il ciclo della produzione.
Ebbene, in questo mondo così avanzato - basta ricordare oggi le grandi realtà emiliane - c'è bisogno di chiarezza, e questa legge finalmente la porta. Per questo motivo i Democratici voteranno convintamente a favore di questa legge contro ogni tentativo ostruzionistico, giunto fino alle estreme conseguenze. Abbiamo visto che sono i gruppi di Alleanza nazionale, della Lega e di Forza Italia che, in qualche modo, vogliono mettersi di traverso nel gradino finale. Questo non è accettabile e i lavoratori se ne ricorderanno (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cordoni. Ne ha facoltà.

ELENA EMMA CORDONI. Signor Presidente, la Camera dei deputati giunge all'approvazione definitiva di un testo che interviene finalmente a riformare ed a regolamentare la figura del socio lavoratore e in materia di legislazione cooperativistica.
Il provvedimento - lo voglio ricordare all'Assemblea - ha dietro le spalle un lungo lavoro, non soltanto quello che si è svolto al Senato e si è concluso nel gennaio di quest'anno, ma anche quello della commissione di studio, predisposta dall'allora ministro Treu, per riformare la materia ed in particolare per affrontare i complessi nodi di definizione della figura del socio lavoratore. Alla commissione di studio hanno partecipato sia le organizzazioni cooperative sia le organizzazioni sindacali: quel lavoro complicato, difficile, ma voluto da tutti i soggetti, è poi sfociato in un disegno di legge che il Governo ha presentato al Senato, offrendo alle forze politiche un testo di confronto, per aiutare la discussione in sede parlamentare su un argomento che è effettivamente complesso e che, aveva però, bisogno di un confronto vero, reale, privo di strumentalizzazioni da parte di chi vi partecipava.
Del provvedimento in esame, quindi, si può dire tutto ma non certo che non sia il frutto di un confronto nel Parlamento e nel paese. Il Senato, con un lavoro faticoso, è riuscito a superare tutti gli ostacoli e le difficoltà che fino a gennaio avevano impedito l'approvazione del provvedimento; ha definito un testo che io credo realizzi la migliore e la più efficace mediazione possibile tra le esigenze poste dalle forze politiche, ma anche dalle organizzazioni cooperativistiche e dal mondo del lavoro.
Ritengo si possa affermare che il testo così approvato contribuisce a dotare oggi l'attività lavorativa presso le cooperative, ed in particolare la figura del socio lavoratore, di un quadro giuridico chiaro, trasparente, con regole certe ed in grado di limitare (vorrei usare la parola eliminare) quel ricorso al contenzioso che in questi anni è andato via via crescendo, a dimostrazione della necessità e dell'urgenza dell'approvazione di una legge.
Il testo che stiamo per approvare combina in modo positivo, a nostro avviso, le giuste esigenze di flessibilità dell'impresa cooperativa e la necessità di dare, nello stesso tempo, regole certe, partendo


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dal principio di mutualità per il socio lavoratore, sia come socio sia come lavoratore, evitando una pericolosa scissione in assenza di un intervento normativo.
Certo, nel testo si privilegia il ruolo della contrattazione ed io credo che questo sia il modo migliore per affrontare le problematiche complesse di un'impresa cooperativa. Il disegno di legge che stiamo per approvare si applica, quindi, alle cooperative nelle quali il rapporto mutualistico abbia come oggetto la prestazione di attività lavorativa da parte del socio. Si stabilisce, quindi, una netta distinzione tra il rapporto mutualistico e il rapporto di lavoro: si tratta di una novità molto importante, che contraddistingue la nuova ipotesi di disciplina. Il socio lavoratore di cooperativa stabilisce con la propria adesione, o successivamente all'instaurazione del rapporto associativo, un ulteriore distinto rapporto di lavoro in forma subordinata, autonoma o in qualsiasi altra forma con cui contribuisce, comunque, al raggiungimento degli scopi sociali.
Ai soci lavoratori di cooperativa con contratto di lavoro subordinato si applica, in base al provvedimento in esame, lo statuto dei lavoratori, con l'esclusione del diritto di reintegrazione quando viene a cessare anche quello associativo assieme al rapporto di lavoro. Le società cooperative saranno tenute a corrispondere al socio lavoratore un trattamento economico complessivo proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, così come abbiamo sentito in aula mentre affrontavamo l'esame dei singoli emendamenti ed articoli. Si stabilisce, inoltre, una delega al Governo affinché riformi la disciplina previdenziale, stabilendo, tra l'altro, l'equiparazione della contribuzione previdenziale ed assistenziale dei soci lavoratori di cooperativa a quella dei lavoratori dipendenti da impresa.

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Cordoni. Colleghi, per cortesia... Avanti, per cortesia, cominciamo da qui: onorevole Maura Cossutta. Onorevole Soda, per cortesia, raggiunga il suo posto. Colleghi, accomodatevi.
Prego, onorevole Cordoni, concluda.

ELENA EMMA CORDONI. Questa equiparazione, chiaramente, deve essere graduale e tenere conto delle differenze territoriali e settoriali. Le cooperative poi, in modo autonomo, dovranno definire un regolamento sulla tipologia dei rapporti che intendono attuare con i soci lavoratori.
Un'altra delega prevede la vigilanza in materia di cooperazione. Il Governo, infatti, è delegato ad emanare uno o più decreti per l'ammodernamento e il riordino delle norme in materia di controlli.
Inoltre, le disposizioni in materia di vigilanza stabiliscono la verifica dei regolamenti adottati dalle cooperative e della correttezza dei rapporti instaurati con i soci lavoratori. Questo articolo stabilisce anche, tra i criteri, la distinzione di finalità, compiti e funzioni tra le revisioni cooperative, le ispezioni straordinarie e le certificazioni di bilancio, nonché l'istituzione dell'albo nazionale delle società cooperative, articolato per provincia e situato presso le direzioni provinciali del lavoro, l'iscrizione al quale è condizione necessaria per usufruire dei benefici anche di natura fiscale.
Il provvedimento che, come dicevo all'inizio, ci apprestiamo a votare è frutto di un grande lavoro di confronto con le organizzazioni sindacali e con i rappresentanti delle maggiori organizzazioni cooperativistiche, che hanno, in linea di massima, concordato sull'impianto di questo testo; un testo atteso da cinquant'anni, che contribuisce a dare riferimenti utili, realizzando un punto di equilibrio rispetto ad una situazione nei fatti non più sostenibile e che penalizza, in primo luogo, proprio le imprese di cooperative serie.
Nel concludere questo intervento, cari colleghi, credo che questo provvedimento costituisca un primo passo per recuperare un ritardo storico della nostra legislazione. Si interviene con una normativa che dà chiarezza e definisce un metodo per diminuire il contenzioso e creare quelle regole di riferimento che danno serenità e certezza a chi lavora e produce,


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nel rispetto di quei valori e di quella specificità del lavoro cooperativo che il centrosinistra ha sempre cercato in questi anni di tutelare, nel sostegno alla crescita e allo sviluppo del lavoro e del sistema cooperativo: una crescita che passa attraverso la presenza di regole e di riferimenti condivisi e, quindi, anche attraverso questa utile legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Strambi. Ne ha facoltà. Colleghi, per piacere, prendete posto.

ALFREDO STRAMBI. Signor Presidente, nel diluvio di considerazioni e di argomentazioni che hanno accompagnato la discussione su questo provvedimento non è certo facile intervenire con originalità e c'è il rischio di ripetersi. Prendo comunque la parola per esprimere brevemente un giudizio favorevole sull'impianto del provvedimento, più che sugli aspetti e sulle soluzioni specifiche indicate per singoli punti. Dico questo perché, nel valutare il testo in oggetto ha fatto premio la necessità di conseguire un risultato rispetto ad una lunghissima discussione sulla definizione giuridica di una tipologia di rapporto di lavoro quanto mai complessa, anche e soprattutto in ragione della prossima scadenza della legislatura, sulle pur legittime possibilità di modifica e di miglioramento, costringendo tutti, me in primo luogo, a valutare l'economia d'insieme ed il complesso degli aspetti, positivi o meno, che lo sforzo di equilibrio e di mediazione ha prodotto nel testo pervenutoci dal Senato.
Rispetto ai nodi principali che la figura del socio lavoratore presenta, le scelte di fondo che hanno informato l'elaborazione del testo sono state, da un lato, quella di privilegiare la contrattazione rispetto alla normazione e, dall'altro, quella di mantenere inalterata la duplicità di questa figura, che da una parte è un socio, con tutte le prerogative derivanti dalla natura associativa, e dall'altra è un lavoratore in senso proprio, nell'ambito dell'ampio spettro di tipologie previste: di dipendente, di collaboratore coordinato e continuativo o di lavoratore autonomo.
Entrambe queste scelte sono discutibili e personalmente le perplessità non mancano. Cito un aspetto per tutti: il punto e) dell'articolo 6, relativo alla possibilità di richiedere, su deliberazione dell'assemblea, la riduzione della remunerazione in relazione a situazioni di crisi.
Ma, come ripeto, l'aspetto sul quale si doveva decidere era se il lavoro di mediazione svolto costituisse un terreno sufficiente ed apprezzabile per evitare l'affossamento del provvedimento. Per quanto mi riguarda l'ambito di convergenza è sufficientemente ampio per poter esprimere un voto favorevole.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Olivieri. Ne ha facoltà.

LUIGI OLIVIERI. Signor Presidente, vorrei sottolineare a titolo personale i motivi per i quali aderisco a questo provvedimento legislativo e voterò con convinzione a favore.
Come i colleghi sanno, giunge al termine un lungo lavoro, che ha fatto proprie le conclusioni della commissione incaricata di predisporre l'inquadramento legislativo della figura del socio lavoratore di cooperative di lavoro, la cosiddetta commissione Zamagni, che ha svolto un lavoro pregevole, presentando al Senato un disegno di legge e in quel contesto, con i problemi che tutti conosciamo, siamo riusciti a giungere all'articolato sul quale oggi ci esprimiamo.
Certo si poteva fare qualcosa di più e forse anche di meglio. Giustamente lei prima ha ricordato l'osservazione fatta da alcuni colleghi in merito al fatto che il provvedimento sia blindato. Il provvedimento è blindato perché siamo alla fine della legislatura ed era importante che anche per questo settore così rilevante del contesto economico e sociale del nostro paese vi fosse una legislazione moderna, all'altezza dei tempi e degli scopi e soprattutto conforme al mandato che il


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mondo cooperativo dà al settore per lo svolgimento della propria attività.
Voglio ricordare brevemente, come hanno già fatto altri colleghi, il percorso di questo provvedimento legislativo ed i suoi contenuti. Nell'articolo 1 si inquadra il socio lavoratore. Il testo che fra poco voteremo si basa sulla distinzione tra il rapporto associativo e il rapporto di lavoro instaurato all'atto dell'adesione o successivamente tra il socio e la cooperativa. Il rapporto di lavoro, d'altra parte, può assumere la forma del lavoro subordinato, del lavoro autonomo o qualsiasi altra forma, ivi compresi i rapporti di collaborazione coordinata non occasionale.
L'articolo 2 definisce le fondamentali normative lavoristiche applicabili al socio lavoratore, distinguendo tra socio con rapporto di lavoro subordinato e socio con altro tipo di rapporto di lavoro. L'articolo 3 specifica che il trattamento economico del socio deve essere proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e non può essere inferiore se titolare di un rapporto di lavoro subordinato. L'articolo 4 richiama la differenza dal punto di vista dei contributi previdenziali tra i soci lavoratori e specifica che ai medesimi si applica la disciplina prevista per il tipo di rapporto di lavoro instaurato con la cooperativa. L'articolo 5 estende ai crediti retributivi dei soci lavoratori il diritto di privilegio generale sui beni immobili di cui all'articolo 2751-bis, n. 1, del codice civile. L'articolo 6 prevede che le cooperative definiscano, entro nove mesi dall'entrata in vigore della legge, un regolamento sulla tipologia di rapporti da instaurare con i soci lavoratori, approvato dall'Assemblea e depositato presso la direzione provinciale del lavoro competente per territorio.
L'articolo 7 conferisce al Governo una delega molto importante da esercitarsi entro sei mesi dall'entrata in vigore della legge per il riordino della normativa relativa alla vigilanza in materia di cooperazione, che è riservata alla competenza dello Stato, ai sensi dell'articolo 1, comma 3, lettera r), della legge 15 marzo 1997, n. 59.
Abbiamo di fronte a noi una buona legge, anche se ancora perfettibile. Le modifiche potranno essere apportate nella XIV legislatura ma sono convinto che oggi il Parlamento stia facendo una cosa giusta attesa da molti anni dal mondo della cooperazione. Anche per questo motivo voterò convintamente a favore del provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gasperoni. Ne ha facoltà.

PIETRO GASPERONI. Signor Presidente, anch'io desidero esprimere il convincimento forte con cui voterò a favore di questo provvedimento di grande importanza e atteso da decenni. Oggi coroniamo cinque anni di lavoro intenso svolto da entrambi i rami del Parlamento, portiamo a conclusione la definizione di un settore che fino ad oggi è rimasto indefinito, quello riguardante il socio lavoratore.
Come dicevo, fino ad oggi questa figura non ha goduto di una definizione precisa della propria posizione lavorativa, situazione che ha dato luogo ad equivoci circa l'individuazione dei suoi diritti. Tutto ciò fino ad oggi ha condizionato il lavoro di decine di migliaia di lavoratori e di imprese cooperative in moltissime circostanze perché non era chiaro quali fossero i diritti dei lavoratori e quali i diritti dell'impresa cooperativa. Oggi definiamo in maniera precisa tutto ciò; impediremo così che possano perpetuarsi quegli abusi che fino ad oggi si sono verificati e che di fatto hanno aggirato le norme di tutela dei lavoratori i quali venivano assunti da false cooperative. Infatti, essendo considerati come soci lavoratori, potevano essere violate anche le norme contrattuali. Situazioni come quelle a cui ho fatto riferimento non si verificheranno più: ecco la responsabilità che la Casa delle libertà si assume tentando di impedire, come ha fatto fino a questo momento, l'approvazione


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di una legge tanto importante. È un atteggiamento irresponsabile che sicuramente decine di migliaia di lavoratori sapranno individuare e valutare, ricordandosene nella prossima scadenza elettorale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà.

LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il provvedimento che stiamo per votare portiamo a termine un'operazione di cultura sociale, di cultura imprenditoriale e di cultura economica. Credo che con tale provvedimento (parlo a nome degli amici repubblicani, liberali e federalisti) riusciremo a definire una nuova figura di socio imprenditore e di socio lavoratore.
Siamo convinti che il provvedimento riesca a coniugare nel migliore dei modi la solidarietà con l'imprenditorialità, in una cornice di equilibrio economico e di equilibrio fiscale (come ha detto precedentemente l'amico Marongiu), nonché di equilibrio organizzativo e gestionale.
Caro amico Soave, voglio dire a pieni polmoni che mi dispiace che oggi, in quest'aula, per un provvedimento che definirei «mazziniano» (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista, dei Democratici-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani) non ci sia (non è facile ironia, ma è una constatazione oggettiva) a votarlo l'erede del partito di Mazzini, l'onorevole Giorgio La Malfa (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista, dei Democratici-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani); un partito che, a dispetto del suo segretario, ha fatto sempre della cooperazione (gli amici della sinistra lo sanno) un punto d'onore della sua passione politica e della sua passione di giustizia sociale, come sanno e possono testimoniare gli amici delle Marche e della Romagna.
Signor Presidente, voteremo convintamente a favore del provvedimento, anche perché il socio lavoratore contribuisce alla formazione del capitale e risolve il problema nodale per noi, amici del centrosinistra: il problema (ancora una volta mazziniano) del capitale e del lavoro nelle stesse mani (Vivi, prolungati applausi dei deputati dei gruppi misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dei Popolari e democratici-l'Ulivo, Comunista, dei Democratici-l'Ulivo e misto-Socialisti democratici italiani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ruggeri. Ne ha facoltà.

RUGGERO RUGGERI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi abbiamo assistito ad un fatto paradossale: il Polo delle Libertà, con Forza Italia, Alleanza nazionale e la Lega nord Padania si sono fatti paladini addirittura della cooperazione e in particolar modo della cooperazione sociale. È un fatto paradossale pieno di pregiudizi e di incapacità di cogliere il fenomeno della cooperazione esistente oggi.
Si è detto che la cooperazione è la cooperazione rossa; si è detto che essa è la cinghia di trasmissione (come era una volta del Partito Comunista) della sinistra di oggi: anche questo è falso! La maggior parte delle cooperative, sin dal 1854 ad oggi, sono di ispirazione bianca. Questa è la storia (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dell'UDEUR, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti democratici italiani e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani)! Ha ragione l'onorevole Sbarbati sui tre grandi filoni storici: il filone socialista, il filone dei cattolici democratici e un filone laico che oggi sono solo nel centrosinistra; questa è la cultura (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dell'UDEUR, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti


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democratici italiani e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani)! Non stanno dall'altra parte!
Ricordo quando nacque la Confcooperative, una centrale che si era staccata dalla Lega delle cooperative; essa è nata con un impulso ed un impegno preciso e inderogabile dei cattolici nel seguire un impegno civile in politica,
Nel 1919 nasce la Confcooperative nel Veneto; nel 1919 nasce il Partito Popolare; nel 1919 nascono i sindacati bianchi come eredi delle leghe bianche e come eredi delle leghe degli operai, che non sono il «cavaliere operaio» (Vivi applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dell'UDEUR, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti democratici italiani e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani)! Il «cavaliere operaio» sta dall'altra parte!
Ma il paradosso oggi è che la cooperazione è il fenomeno più visibile e tangibile di democrazia economica, ma è stato negato dal Polo, quando ha chiesto di rivedere i principi della Costituzione che riguardano la democrazia economica. Quando si mettono insieme capitale e lavoro si supera l'antagonismo del capitalismo, anche moderno. È questo che dà fastidio, non la cooperazione! Dà fastidio che ci sia un fenomeno che dimostra che è possibile dirigere un'azienda anche in forma non capitalistica. Questo dà fastidio! Noi non ci stiamo a perseguire una battaglia politica soltanto pretestuosa, voi non siete i paladini della cooperazione e della democrazia economica. Anche la Lega sta dimenticando che il «cavaliere» non ha niente a che vedere con gli interessi popolari, neppure con quelli della Lega, né con le posizioni di quelli che prestano attenzione a chi ha di meno. L'idea della cooperazione è semplice: mettere insieme chi ha e chi non ha, ma in funzione di chi non ha, non della distribuzione dei fattori della produzione e quindi di un unico fattore, il profitto.
Purtroppo questo provvedimento, lo dico in modo molto esplicito, ha una grave carenza, quella di tener presente un unico modello interpretativo della cooperazione. Noi conosciamo il modello della produzione lavoro, il modello del consumo, il modello delle cooperative sociali. Storicamente, però, abbiamo schiacciato la cooperazione su un unico modello, quello della produzione lavoro. Non è un caso che il punto di riferimento dell'intera cooperazione, tanto per la vigilanza, quanto per lo schedario generale, sia il Ministero del lavoro e non il Ministero dell'industria. Dobbiamo invertire la rotta, capire di più, rettificare: la cooperazione è un fenomeno tipicamente imprenditoriale, tutte le cooperative sono imprese, anche quelle sociali. Se c'è un punto debole è proprio questo, le cooperative sociali, perché sono atipiche, non possono essere capite in base alle logiche dell'economia di mercato, perché in questo modo non riusciamo a comprendere la duplice finalità, sociale ed economica, che insieme sperimentano i nostri giovani.
Il Governo, però, ha accolto ordini del giorno importanti per salvaguardare anche la cooperazione sociale, aspetto sul quale noi, qui in aula, abbiamo dato battaglia. Abbiamo fatto passare un ordine del giorno che impegna seriamente il Governo a difendere anche la cooperazione sociale (Applausi dei deputati dei gruppi dei Popolari e democratici-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, dell'UDEUR, dei Democratici-l'Ulivo, misto-Verdi-l'Ulivo, misto-Socialisti democratici italiani e misto-Federalisti liberaldemocratici repubblicani).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Benedetti Valentini. Ne ha facoltà (Commenti).

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Non credo siano una gran perdita di tempo, di fronte a più ampi discorsi, sessanta secondi di dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. È una goccia nel mare.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Cari colleghi del centrosinistra, come dire, avete


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fatto la festa e ve la siete goduta, è nel vostro diritto: fino a che dura la legislatura e il Parlamento siede, avete diritto di essere maggioranza, avete diritto di elevare grida di giubilo...

PRESIDENTE. Aspettiamo di vedere come va a finire, però.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. ...e di approvare una legge che non merita di essere magnificata.
Nel merito, abbiamo chiarito benissimo, con gli interventi dei nostri oratori, quali sono le ragioni di fondo e di sostanza (Commenti)... Permettete, colleghi. Abbiamo chiarito, dicevo, quali sono le ragioni per cui non condividiamo questa impostazione (Dai banchi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo: Ssss!)... Le serpi sibilano, ma questo non impedisce di camminare oltre (Commenti).

PRESIDENTE. Colleghi, smettetela, su, non facciamo gli sciocchi.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Sono gli ultimi giorni di festa, poi viene la vacanza, mi auguro per molti di voi. Mi auguro per molti di voi!

DOMENICO IZZO. A casa ci vai tu!

PRESIDENTE. Va bene, vedremo: decideranno altri.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Benissimo, facciamoci gli auguri reciproci.
Abbiamo chiarito benissimo, dicevo, quali sono le ragioni di sostanza e di fondo per cui non possiamo condividere questo modo di impostare il mondo, gli strumenti, le logiche, le procedure della cooperazione. Lo abbiamo chiarito benissimo al Parlamento, al paese, agli operatori economici e ai lavoratori: non sarà dunque la propaganda che vi autoriversate addosso con questi interventi a catena, in questa seduta conclusiva, che cambierà i termini del problema.
Devo solo dirvi che potete anche festeggiare; può darsi che grazie ai vostri lunghi interventi e a questi miei 60 secondi di intervento possiate recuperare altre cinque, otto, dieci colleghi che diversamente si sarebbero allontanati e non avrebbero partecipato ai lavori parlamentari, per raggiungere, grazie alla loro presenza, il numero minimo. Per carità, non sarà questo che cambierà la storia; però quello che mi sembra improprio e arbitrario è fare addirittura in questa occasione, ben modesta, riferimenti di alta ideologia.
Miei cari colleghi della sinistra e del centrosinistra, se in questo momento vi è un confronto tra centrodestra e centrosinistra, avvertito dalla stragrande maggioranza degli italiani come termine di scelta anche di qui a poche settimane, sta proprio nel classismo della sinistra e nell'interclassismo del centrodestra (Commenti). Sono questi i termini del problema.

PRESIDENTE. Colleghi, è un'opinione.

DOMENICO BENEDETTI VALENTINI. Permettete, ognuno dica ciò che è legittimato a dire e che pensa di dire in buona fede. Quando parlate di capitale e di lavoro, è esattamente questo il terreno sul quale il centrodestra vi ha sfidato e vi sfida. È chiarissimo ormai, per fortuna alla maggioranza del popolo italiano, che il centrodestra offre esattamente l'alternativa della solidarietà, della sussidiarietà e dell'interclassismo (Commenti). Vi piaccia o non vi piaccia, e per fortuna, non sarete voi a giudicarlo festeggiando da soli dentro quest'aula ormai alla fine del suo mandato; sarà, per fortuna, il popolo italiano.

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