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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
STEFANO MORSELLI. Signor Presidente, l'Eritrea esce da una guerra tremenda, la più grande guerra tradizionale combattuta in Africa dalla fine della seconda guerra mondiale. Cinquecento mila uomini si sono di fatto fronteggiati all'arma bianca, con un costo di un milione di dollari al giorno, un impegno devastante per paesi che occupano gli ultimi posti nelle classifiche economiche mondiali. In Eritrea hanno combattuto anche le donne e tutto, di fatto, si è bloccato: scuole, università, agricoltura, economia, un'economia in gran parte costruita e creata dagli italiani.
eritrea in Italia si è integrata benissimo. Un esempio: nella mia Bologna la comunità eritrea è numerosa, laboriosa, stimata e benvoluta, a dimostrazione che l'Italia e le nostre città sono accoglienti e ben disposte nei confronti di chi viene a lavorare e ad arricchire con la propria cultura e le proprie tradizioni il nostro modo di vivere.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Calzavara. Ne ha facoltà.
FABIO CALZAVARA. Signor Presidente, i deputati del gruppo della Lega nord Padania voteranno a favore di questo disegno di legge di ratifica, che favorisce il riallacciarsi di rapporti culturali e soprattutto economici con lo Stato di Eritrea, proprio al termine di una guerra che ha contrapposto l'Eritrea all'Etiopia. Una guerra che in qualche modo la comunità internazionale è riuscita a fermare. Pure l'Italia ha fatto la sua parte, anche se senza il necessario peso e autorevolezza; questo atteggiamento è stato forse determinato dal fatto di voler mantenere una equidistanza tra le due Repubbliche, ma ha forse provocato un certo ritardo nel processo di pace che finalmente è arrivato e sta procedendo in mezzo a cento difficoltà.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Niccolini. Ne ha facoltà.
GUALBERTO NICCOLINI. Presidente, ben venga la ratifica di questo trattato con il paese sicuramente più italiano dell'Africa.
molto più grandi anche nel corso di guerre estremamente tragiche. Hanno bisogno ora che i soldati ritornino finalmente a casa e che si possa riprendere a lavorare nelle fabbriche e negli opifici. Hanno inoltre bisogno che l'Italia sia, ancora una volta, vicino a loro: è quanto ci è stato chiesto a partire dal Presidente della Repubblica fino agli operatori economici e credo che questo trattato sia già un segnale molto forte e speriamo che non sia l'unico (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pezzoni. Ne ha facoltà.
MARCO PEZZONI. Signor Presidente, colleghi, con la firma ad Algeri dell'Accordo di pace tra Etiopia ed Eritrea si è aperta una fase politica nuova che ha visto anche l'Europa con il proprio mediatore, il sottosegretario Serri, accompagnare questo difficile processo di pace.
ministro degli affari esteri (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Zacchera. Ne ha facoltà.
MARCO ZACCHERA. Signor Presidente, penso che le gravi parole del collega del gruppo dei Democratici di sinistra, l'onorevole Pezzoni, non possano cadere nel vuoto, perché effettivamente la situazione che ci siamo trovati a vivere in Commissione è esattamente nei termini che sono stati esposti un attimo fa da un esponente importante della maggioranza. Vi è uno scollamento totale con il Ministero degli esteri. Oso dire che vi è un menefreghismo da parte dei vertici del Ministero degli esteri che non fa onore al Parlamento e che mi ha lasciato estrefatto perché ha arrecato un grave danno ad una normativa che noi volevamo congiuntamente varare e sulla quale vi era stato un amplissimo dibattito che è durato per settimane.
PRESIDENTE. Colleghi, vorrei dirvi che questo progetto è iscritto all'ordine del giorno. Certo, se continuiamo ad intervenire in questo modo non riusciremo ad arrivarci, quindi decidete voi. Comunque è iscritto all'ordine del giorno e sono stati presentati 517 emendamenti. Dico questo per attribuire a ciascuno la propria responsabilità.
DARIO RIVOLTA. Signor Presidente, se il disegno di legge originariamente per la riforma della cooperazione incontra difficoltà per arrivare al termine dell'iter, ad onor del vero, non è perché il Governo oggi decide di non venire al Comitato dei nove, ma perché comprensibilmente vi sono divisioni nelle valutazioni sul medesimo disegno di legge, anche all'interno della stessa maggioranza.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Morselli. Ne ha facoltà.
È indispensabile, quindi, che in tale contesto l'Italia compia uno sforzo per recuperare un ruolo attivo e positivo in una zona del mondo che ha legami storici e culturali profondi e molto stretti. In Eritrea, ad Asmara, tutto è italiano; se la nostra comunità in questo momento è ormai piccola, il gradimento dell'Italia è altissimo e dall'Italia ci si aspetta davvero molto.
L'Italia può contare su una rappresentanza diplomatica di altissimo livello, su un nucleo di cooperazione che è riuscito a realizzare importanti progetti, ma occorre fare di più. Occorre creare le premesse per la realizzazione di infrastrutture di base che possano contribuire allo sviluppo economico e possano far partire il volano virtuoso rappresentato dal turismo. Occorre che la nostra compagnia di bandiera, l'Alitalia, consideri seriamente la possibilità di un collegamento Roma-Asmara, non lasciando solo alla Lufthansa il monopolio dei collegamenti, assicurati con ben quattro voli settimanali sempre pieni e, purtroppo, ad altissime tariffe.
L'Eritrea è un grande paese; il popolo eritreo è un grande popolo; la comunità
Voteremo con convinzione, quindi, a favore del disegno di legge di ratifica di questo accordo con l'Eritrea in materia di promozione degli investimenti, augurandoci che ne seguano altri, significativi, nell'interesse comune di Eritrea ed Italia e di tutta quella tormentata area del mondo (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Devo dire che i nostri trascorsi con questo paese e la nostra più volte espressa buona volontà di intraprendere iniziative vengono purtroppo sminuiti dalla mancata approvazione della cooperazione allo sviluppo, che è praticamente bloccata in quest'aula a causa di uno scriteriato modo di procedere politico che ha visto prevalere l'intento del Governo di ribaltare il lavoro dell'Assemblea e della Commissione esteri, avendo l'esecutivo avanzato suggerimenti e emendamenti nella direzione contraria e opposta a quanto si era faticosamente stabilito in anni di lavoro.
Non intendo contrappormi alle legittime critiche o intenti che può e deve legittimamente avanzare anche il Governo, ma critico assolutamente il metodo seguito, perché se tale critica, questi suggerimenti e queste impostazioni potevano e dovevano esservi da parte del Governo, ciò non doveva certamente avvenire dopo quattro anni di lavoro, dopo due anni di decisioni prese dalla Commissione esteri e quindi certamente non dopo l'inizio della discussione in Assemblea.
Con questa lamentela che volevo sottolineare, dichiaro comunque il voto favorevole dei deputati del gruppo della Lega nord Padania su questo protocollo a favore della collaborazione con la Repubblica Eritrea (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Siamo stati di recente a visitare l'Eritrea ed abbiamo sentito il calore e il rapporto fortissimo che questo paese ha ancora nei confronti dell'Italia. È un'Italia che fu presente in altri tempi, ma che non è stata mai dimenticata, odiata o ritenuta colonialista e padrona; è stata un'Italia sorella e matrigna, che ha voluto bene a quel paese e che lo ha aiutato a crescere.
Gli eritrei oggi hanno bisogno dell'Italia. Lo hanno chiesto in tanti: i Governi, i ministri, gli imprenditori hanno bisogno dell'imprenditoria, della fantasia e dell'aiuto italiani. Vi sono i settori del turismo, quello portuale, quello dei trasporti e quello delle costruzioni! Quindi, ben venga qualsiasi tipo di accordo con un paese così legato all'antica tradizione italiana e al nostro modo di essere!
L'Eritrea è un paese piccolo ma orgoglioso, che ha tenuto testa ad altri paesi
Ora si apre una fase nuova nell'ambito della quale - con la presenza dell'ONU e dell'UNMEE, di 4 mila 200 caschi blu, degli italiani a supporto logistico ed aereo - si dovrà garantire che il processo di pace si consolidi. Auspichiamo che la commissione incaricata di definire i confini sia un organismo che abbia l'autorevolezza necessaria per poter definire un accordo che risulti stabile e permanente. Proprio per questo noi, il Parlamento italiano, dobbiamo sentire questa responsabilità di fare un appello affinché non solo la cooperazione e il volontariato ma anche l'imprenditoria italiana veda come prioritari questi paesi: l'Etiopia e l'Eritrea.
L'Eritrea - è stato detto da molti colleghi - attende questa presenza italiana. Questo accordo tra il Governo italiano e il Governo dello Stato di Eritrea protegge e garantisce la possibilità che i nostri investimenti siano meglio tutelati. È evidente - e non solo come dicevano i colleghi per l'Alitalia e per il turismo - che tra Europa ed Africa si deve affermare soprattutto questa idea nuova qual è quella del partenariato e del cosviluppo alla pari affinché quelle popolazioni locali e quei soggetti siano e diventino sempre di più protagonisti del proprio futuro.
Ricordo anche - lo diceva il collega Calzavara in rappresentanza della Lega nord - che con l'Etiopia e l'Eritrea noi abbiamo definito due tra i più importanti progetti-paese, ma che proprio la mancata riforma del progetto di cooperazione farà in modo, signor Presidente, che nei prossimi anni l'Italia non potrà avere una cooperazione italiana bilaterale all'altezza delle responsabilità di un grande paese.
Quindi, è con grande rammarico che, anche a nome dei capigruppo di centrosinistra della Commissione esteri della Camera denuncio uno strappo istituzionale preoccupante che sta avvenendo in questo mese e che ha visto più volte il ministro Dini rifiutarsi di partecipare al Comitato dei nove proprio per discutere le riforme e i progetti di emendamento che lo stesso Governo italiano ha presentato.
Noi abbiamo riunito quindici giorni fa il Comitato dei nove per discutere gli emendamenti del Governo. Il ministro Dini si è rifiutato di partecipare e non ha delegato alcun sottosegretario a partecipare a questa riunione. La settimana scorsa abbiamo riconvocato un altro Comitato dei nove chiedendo espressamente al Governo di essere presente e al ministro Dini di essere presente o di delegare qualcuno (il sottosegretario Serri o chiunque altro rappresentasse il Ministero degli affari esteri). Si è rifiutato di partecipare! È un grave strappo istituzionale che impedisce a noi, alla Camera dei deputati, al Parlamento, di procedere per affrontare una riforma che è soprattutto di tipo parlamentare, che ha visto il Senato della Repubblica impegnato per due anni e noi impegnati per un anno e mezzo. A fine legislatura noi rischiamo, anzi ormai è quasi una certezza, che la più importante riforma sul terreno della politica estera che poteva essere varata in questa legislatura non venga alla fine realizzata perché non c'è stato un atteggiamento responsabile e collaborativo da parte del
È una strana situazione quella che troviamo al Ministero degli esteri, anche perché le faccio notare che la RAI ieri, sul televideo, non ha scritto neppure una riga del dibattito che c'è stato ieri mattina in quest'aula e l'unica comunicazione è stata fatta per bocca del ministro degli affari esteri che ha detto che molte cose che sono state dette erano evidentemente di persone al soldo della CIA, il che mi sembra veramente molto grave e al di là di ogni commento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Rivolta. Ne ha facoltà.
L'unico motivo, quindi, è che, per le regole della democrazia, così come avviene normalmente, anche su questo disegno di legge vi sono valutazioni diverse: se non arriva in discussione, il problema non è solo del Governo ma è all'interno della maggioranza; se proprio deve esservi un aspetto da sottolineare di più, esso riguarda i rapporti tra il Governo e la sua maggioranza.


