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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto finale sul complesso del provvedimento.
PAOLA MANZINI. Presidente, vorrei evidenziare che nel corso dell'esame e della votazione degli articoli l'onorevole Turroni non era presente ed è, quindi, decaduto il suo emendamento che, comunque, non avevo alcuna intenzione di fare mio.
di legge, invece, in maniera esplicita, si propone di promuovere e di qualificare. In secondo luogo, si tratta di materia urbanistica, quindi di competenza delle regioni e dei comuni. Per questi motivi, Presidente, annunciando il nostro voto favorevole, solleviamo la perplessità su questo punto del provvedimento e, soprattutto, invitiamo l'interprete della norma a considerare che questa modifica che avviene nelle definizioni di un decreto legislativo relativo alla tutela dell'acquirente nei contratti, non possa in alcun modo creare, in maniera automatica, situazioni di fatto nella destinazione urbanistica degli immobili.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Onorevoli colleghi, siamo arrivati alla fine di questa interminabile soap opera che è stata la legge sulla riforma del turismo. È una norma che è stata definita dalla maggioranza con grande enfasi come legge di riforma quadro e che è stata per anni oggetto di dibattiti e di tavole rotonde. È stata esaltata da chi nel 1996 aveva vinto le elezioni promettendo che avrebbe trasformato il nostro paese in una Florida o in una California. A quel tempo, Prodi e Veltroni non si erano coordinati bene perché l'uno parlava di Florida e l'altro di California; il fatto è che non abbiamo visto né l'una né l'altra e abbiamo registrato un enorme ritardo anche nel varo della proposta di legge. Voglio sottolineare, in sede di dichiarazioni di voto finale, che i ritardi nell'approvazione di questo provvedimento devono essere attribuiti alla maggioranza e al Governo; essi sono dovuti alla mancanza di coesione sugli obiettivi reali che si intendevano perseguire con il provvedimento ed alla carenza delle risorse finanziarie che poi, nei fatti, non sono state assegnate o lo sono state in misura assolutamente inadeguata.
attiene ai livelli decisionali ed istituzionali: in Italia vi è una polverizzazione di centri decisionali che non consente una visione organica per una politica turistica seria. Abbiamo perso una grande occasione per definire rapporti corretti tra Stato e regioni; abbiamo il dubbio che possa addirittura scattare l'impugnativa costituzionale da parte delle regioni. Dobbiamo dire con grande franchezza, poi, che si trattava anche del momento per fare il punto sul modo di fare politica turistica nel nostro paese; al riguardo, ho qualche dubbio anche sul modo in cui la questione venga affrontata a livello regionale, considerato che i risultati non sono positivi. Insomma, abbiamo palesemente mancato un momento di grande verifica ed approfondimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.
DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo dell'UDEUR su questa legge quadro in materia di turismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scaltritti. Ne ha facoltà.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Presidente, in questo sofferto iter della legge quadro sul turismo - così come viene definita dalla maggioranza e che tale non è, come sottolineava l'onorevole Bono - credo che il gruppo di Forza Italia, e tutta la Casa delle libertà, abbia dimostrato la capacità e la volontà di voler fare un'opposizione costruttiva, di fronte alle idee poco chiare su questo tema della maggioranza, che ha dimostrato - dopo che ieri ha approvato la sua legge sul federalismo - come oggi si trovi già in contraddizione con quanto aveva stabilito su questo articolato nei riguardi del turismo.
predisposizione di un elaborato che avesse avuto un percorso sussidiario. Con questo insieme di normative si va incontro alle anomalie che prima venivano citate dall'onorevole Manzini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.
GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, a completamento di quanto già osservato da altri colleghi, aggiungiamo alcune considerazioni, nel dichiararci contrari al provvedimento in esame: siamo alla fine del percorso legislativo di una legge quadro sul turismo che è partita con tante buone intenzioni ma è giunta ad un risultato deludente. Devo peraltro dare atto al relatore di essersi impegnato, tentando di mediare tanti interessi ma, forse proprio per la continua mediazione, oggi siamo arrivati ad un testo insoddisfacente.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Ortolano. Ne ha facoltà.
DARIO ORTOLANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il gruppo Comunista voterà a favore di questo provvedimento di riforma della legislazione nazionale del turismo perché costituisce un ulteriore tassello del processo riformatore compiuto dal centrosinistra in questa legislatura. Contrariamente a quanto hanno detto altri colleghi che mi hanno preceduto,
questo provvedimento non è in antitesi con il processo di federalismo e di decentramento dei poteri in corso, che ha avuto ieri un'importante sanzione ed approvazione in quest'aula, bensì è coerente con un progetto di federalismo che tenga unita l'azione dello Stato nel garantire un'uniformità legislativa a livello nazionale con la necessaria assunzione di poteri da parte delle regioni e degli enti locali.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Saonara. Ne ha facoltà.
GIOVANNI SAONARA. Signor Presidente, credo sia del tutto evidente come una parte di noi sia condizionata dal voto di ieri sera, relativo alla diversa distribuzione in materia di legislazione, anche concorrente, tra gli organi dello Stato e quelli regionali. Tuttavia, vorrei riprendere due elementi sui quali credo sia il caso di riflettere.
Stato-regioni -, alla capacità di lavorare insieme in un settore complesso, in cui molto spesso gli elementi di concorrenza, anche nell'ambito comunitario - ciò è stato ricordato più volte dalla Commissione europea -, non vengono sufficientemente armonizzati e in cui vi sono, quindi, anche elementi di concorrenza selvaggia e sleale, ma nel quale ritengo che un approccio del paese sia assolutamente necessario.
PRESIDENTE. Colleghi, c'è un conflitto di questioni: per un verso, è stata avanzata la richiesta di esaminare provvedimenti, per altro verso si verifica un'estensione di dichiarazioni di voto. Le cose non sono compatibili tra loro, quindi decidete voi a cosa dare priorità.
ANTONIO SODA. Annuncio il mio voto contrario al provvedimento perché ritengo, con particolare riferimento alle attribuzioni al Presidente del Consiglio dei ministri, di cui all'articolo 2, della definizione di tutti questi criteri che sono analitici, specifici e dettagliati, che tutta la disciplina confligga già con l'attuale testo dell'articolo 117 della Costituzione, che riserva allo Stato centrale soltanto la definizione dei principi generali in materia di turismo e non una disciplina analitica per giunta di carattere governativo; ma ancor più ritengo che sarà in contrasto con il testo approvato ieri che, com'è noto, riserva alla competenza esclusiva e neppure concorrente delle regioni la materia del turismo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cimadoro. Ne ha facoltà.
GABRIELE CIMADORO. Signor Presidente, la montagna ha partorito il topolino (Applausi - Commenti)!
PRESIDENTE. Non si faccia intimidire!
GABRIELE CIMADORO. Si aspettava questa legge ormai da tanti anni e purtroppo l'effetto arriva con grande ritardo ma con una assoluta carenza di risorse. Questo che è il primo settore in Italia, quello più importante, quello che ha manifestato disponibilità e nel quale vi è stata possibilità di assunzioni in periodi in cui le grandi, le piccole e le medie aziende licenziavano. Il turismo continuava ad assumere personale in Italia. Purtroppo con questa legge non riusciremo a vincere la sfida con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo i quali hanno affrontato la questione mediante leggi quadro dieci anni prima di noi, hanno puntato sulla qualità per anni, mentre noi scontiamo grandissime differenze. Le 3, 4, 5 stelle degli alberghi del Trentino non possono corrispondere alle analoghe categorie che possiamo trovare in Puglia, Calabria e
Sicilia ed è per questo che dobbiamo puntare in modo assoluto sulla qualità, altrimenti corriamo il rischio che questa nostra risorsa commerciale - la prima del nostro paese - sia ridotta a lumicino. Questa legge non è una grande riforma, non ha le risorse per poterlo diventare ed è per questa ragione che io voterò contro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, colleghi, ritengo che l'approvazione della proposta di legge che stiamo per votare costituisca un fatto importante: con il provvedimento intendiamo portare una carica di innovazione e di qualificazione dell'offerta turistica nazionale, senza entrare in conflitto con gli ordinamenti regionali. Al riguardo, occorre fare chiarezza, così come occorre precisare un altro aspetto importante: quello dei finanziamenti. È stato detto che 400 miliardi sono pochi, ma tale dotazione finanziaria non può essere considerata disgiuntamente dalle altre importanti dotazioni finanziarie che riguardano l'estensione della legge n. 488 al settore del turismo, l'estensione della partecipazione al fondo unico per le imprese; inoltre, la legge finanziaria ha messo a disposizione risorse per l'assunzione di giovani nel settore del turismo (800 mila lire al mese e 1 milione e 200 mila lire al mese per le imprese del sud); inoltre, la stessa legge finanziaria ha previsto agevolazioni fiscali fino a 350 milioni per quanto riguarda l'IRAP. Non parliamo, poi, delle dotazioni dei fondi strutturali europei per il periodo 2000-2006.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sergio Fumagalli. Ne ha facoltà.
SERGIO FUMAGALLI. Signor Presidente, preannuncio il sostegno dei deputati Socialisti al provvedimento che stiamo per votare. Indubbiamente, non è facile legiferare a livello nazionale in settori che sempre più sono oggetto dell'iniziativa delle istituzioni locali; non è facile provare a dare un quadro normativo di riferimento nazionale e trovare il corretto equilibrio tra le spinte diverse a cui si deve, comunque, ricondurre l'intervento.
definitivo della Camera dei deputati. Questa non è stata soltanto una stagione di polemiche gridate sui giornali: credo ci si debba ricordare di tutti gli interventi di riforma che la nostra Commissione ha prodotto nell'attuale legislatura; l'elenco è ricchissimo e molto importante: si va dalla legge per i consumatori alla riforma dell'ICE, dai provvedimenti sul commercio a quelli per il turismo, le fiere, l'energia, il gas e le società a responsabilità limitata artigiane, che abbiamo approvato pochi giorni fa. Complessivamente, possiamo dire che questi cinque anni non sono stati anni di bisticci, ma di grandi riforme che il nostro paese attendeva da tempo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.
EDO ROSSI. Signor Presidente, preannuncio il voto contrario dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti sul provvedimento che stiamo per votare. Ho già avuto modo, sia in discussione generale che nelle dichiarazioni di voto, di illustrare le ragioni per le quali siamo contrari; tuttavia, tra le tante ragioni ve ne sono un paio che francamente fanno gridare «no» al provvedimento. La prima è già stata illustrata dall'onorevole Bono, ma mi sarei aspettato che la maggioranza smentisse la sua dichiarazione. Infatti, l'onorevole Bono ha sostenuto che l'istituzione dei servizi turistici locali rappresenta in pratica una privatizzazione, perché a livello locale ciò che è pubblico - ossia il patrimonio artistico e storico - verrà messo a disposizione dei privati, che potranno gestirlo per fare quattrini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Turroni. Ne ha facoltà.
SAURO TURRONI. Signor Presidente, la proposta di legge al nostro esame non favorisce compiutamente il settore turistico. Anzi, mentre gli altri paesi organizzano e riqualificano la loro offerta turistica e soprattutto le loro strutture turistiche, un'errata quanto interessata interpretazione di un comma aggiunto dal Senato potrebbe colpire a fondo proprio le nostre strutture turistiche, mettendole a repentaglio.
riguarda la tutela dell'acquirente sui contratti. A partire da una simile erronea interpretazione, si potrebbe sostenere che viene autorizzata una modificazione dell'uso urbanistico degli immobili destinati ad attività alberghiera, consentendone la trasformazione in residence o - ancora peggio - in residenze turistiche di tipo transitorio, in multiproprietà. Ciò porterebbe alla perdita di quelle attività che rendono appetibile il turismo in molte aree del nostro paese, ove sono state strutturate offerte turistiche che degli alberghi e della recettività fanno il loro valore principale: mi riferisco alla qualità della recettività, a ciò che essa riesce a proporre anche in termini di allungamento della stagione turistica e di diversificazione dell'offerta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Signor Presidente, mi associo alle argomentazioni svolte dall'onorevole Soda e annuncio che voterò contro il provvedimento.
GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Signor Presidente, vorrei ringraziare i colleghi della Commissione, sia di maggioranza sia di opposizione, per la loro collaborazione nell'esame di un provvedimento certamente difficile e complesso. Estendo i ringraziamenti ai funzionari della Commissione.
FABIO CALZAVARA. Non parliamo di federalismo in questa maniera: non sapete neanche cosa sia!
GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Rinnovo i miei ringraziamenti e mi auguro che l'Assemblea, al di là del dibattito serio e approfondito che si è svolto oggi e che ha toccato diverse questioni che saranno approfondite all'interno della Conferenza Stato-regioni, voglia approvare il provvedimento.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare per dichiarazione di voto, passiamo alla votazione finale.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzini. Ne ha facoltà.
Annuncio il voto favorevole del mio gruppo sul provvedimento e sottolineo che la modifica apportata al comma 2, lettera a), dell'articolo 4, introducendo una correzione al decreto legislativo n. 427 del 1998 (che interviene in recepimento di una direttiva comunitaria alla tutela dell'acquirente per i contratti relativi all'acquisizione di un diritto di godimento a titolo parziale di beni immobili), parrebbe introdurre una sorta di automatismo nella possibilità che la destinazione alberghiera possa essere considerata come utilizzo per abitazione in multiproprietà. Tutti i colleghi si rendono conto che, se questa fosse l'interpretazione, poiché la rendita immobiliare è superiore a qualsiasi livello di rendita di attività produttive o, come in questo caso, di attività ricettive, ci troveremmo di fronte ad una probabile trasformazione del nostro patrimonio alberghiero e ricettivo in qualcosa di diverso. Ciò naturalmente determinerebbe una situazione di distorsione dell'offerta turistica nel nostro paese, che questa proposta
Alleanza nazionale non solo non ha mai ostacolato i passaggi operativi del provvedimento, non solo non ha fatto mai ostruzionismo, ma anche questa mattina, pure davanti ad una serie di questioni rilevanti, ha presentato un solo emendamento in materia di copertura finanziaria, perché riteniamo si tratti di un aspetto assolutamente non accettabile.
Pur con le nostre riserve e con il nostro giudizio non positivo sul provvedimento, riteniamo che esso debba comunque essere varato. Ciò che ci distingue dalla maggioranza non è l'opposizione in toto al provvedimento; basti vedere gli emendamenti che abbiamo presentato nel corso del dibattito parlamentare per capire quali fossero le nostre posizioni e come alcune parti del provvedimento, a nostro avviso, non dovessero essere respinte.
Noi riteniamo che la differenza di posizioni su questo provvedimento sia un fatto di strumentalizzazione propagandistica: per la maggioranza esso rappresenta la panacea contro tutti i mali del turismo, per l'opposizione del centrodestra questa è stata una grande occasione mancata, la grande occasione di ammodernare, rendere dinamico e potenziare il settore strategicamente più importante dell'economia nazionale, quello che viene definito da tutti gli indicatori nazionali ed internazionali come il segmento produttivo con una più alta capacità di crescita. È stata persa un'occasione per fare in modo che l'Italia potesse guardare al turismo come ad un grande volano di crescita economica e, soprattutto, occupazionale. Infatti, alla fine questo provvedimento si riduce ad una leggina che risolve alcune questioni che da decenni aspettavano di essere risolte in termini di semplificazione, di intervento a favore e a tutela dei consumatori; si tratta di problemi, che non voglio riepilogare data la ristrettezza dei tempi, che dovevano essere risolti. Si è mancato l'appuntamento per affrontare i grandi nodi che oggi impediscono al sistema turistico nazionale di essere competitivo e di poter affrontare la sfida della globalizzazione dei mercati.
Sono tre le grandi questioni che affliggono il turismo, la prima delle quali
L'altra grande questione è liberare il turismo dai pesi e dalle limitazioni di un sistema fiscale e contributivo oppressivo, che è vero che colpisce l'intero paese e l'intera economia nazionale, ma che è altrettanto vero che sul turismo ha una valenza ancora maggiore perché, tra i settori nazionali, il turismo è certamente quello più esposto alla concorrenza micidiale proveniente dai paesi esteri. Non dotare il sistema turistico nazionale di idonee misure di difesa dall'invadenza e dalla pervasività della concorrenza internazionale è un fatto delittuoso che va a discapito di un grande sistema produttivo quale potrebbe essere - in fondo lo è, ma non per merito del Governo bensì degli operatori - l'apparato turistico nazionale.
Vi è poi una terza grande questione che avrebbe fatto di questa una legge di riforma seria: il problema della promozione dell'immagine turistica del nostro paese. È un problema che non può più essere rinviato, che comporta la rivisitazione critica dell'ENIT in termini di ammodernamento, di razionalizzazione e soprattutto di «messa a rete» - come si usa dire - attraverso un meccanismo di coinvolgimento delle regioni, che a loro volta hanno grandi competenze in termini di promozione turistica.
Queste sono le ragioni, colleghi, per le quali Alleanza nazionale ritiene che ci troviamo di fronte ad un'occasione perduta. Abbiamo fallito un grande compito che era quello di affrontare con decisione l'ammodernamento del sistema turistico nazionale.
L'unica norma che abbiamo salutato positivamente, ma che non è sufficiente a farci cambiare il giudizio negativo che diamo sulla legge, è quella - che da anni veniva proposta da Alleanza nazionale - relativa all'approvazione dello strumento del sistema turistico locale, cioè di quella società mista pubblico-privata nell'ambito della quale il pubblico non mette danaro ma patrimonio e disponibilità di accelerazione delle procedure amministrative, mentre i privati mettono invece idee e investimenti per andare finalmente all'esaltazione del prodotto turistico locale, che è la ricetta per contrastare la globalizzazione attraverso il meccanismo di quella che io amo definire la «globalizzazione», cioè attraverso la tipicizzazione di un prodotto non duplicabile, non riproducibile e quindi unico nel suo genere, il nostro sistema turistico nazionale può affrontare con serenità - se lo si vuole - la sfida della globalizzazione dei mercati!
Non basta però uno strumento come il sistema turistico locale per cambiare un contesto che oggi, così come è stato concepito, mette il nostro sistema turistico in condizioni di difficoltà oggettiva nella sfida della competitività.
Ed è per questi motivi che noi annunciamo, in conclusione di questa lunghissima telenovela, il voto contrario di Alleanza nazionale, ribadendo che sarà la Casa delle libertà nella prossima legislatura a mettere mano finalmente ad una riforma seria della legge del turismo nel nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e Forza Italia).
Sappiamo quanto sia importante questa legge che riconosce, favorisce, tutela e promuove le imprese italiane operanti nel settore turistico.
Il gruppo dell'UDEUR, con il proprio voto favorevole, riconosce il ruolo strategico del turismo in Italia per lo sviluppo economico e occupazionale del paese nel contesto internazionale e dell'Unione europea.
Come dicevo, noi abbiamo dimostrato la nostra opposizione costruttiva per risolvere in qualche modo la rigidità della legge n. 217 del 1983, con il successo che hanno avuto alcuni nostri emendamenti lungo il percorso di questa legge. Posso ricordare quello che definisce gli stabilimenti balneari come impresa turistica, dando una certezza ad un settore (che aveva bisogno di questa specificità nell'ambito di un testo) in cui gli operatori sono costretti a muoversi, ad investire e a fare impresa su un terreno non di loro proprietà, ma sotto concessione demaniale, quindi con grandi perplessità prospettiche sulla certezza della continuità e del costo di questo elemento importante dell'impresa. Parimenti, abbiamo potuto sottolineare nella legge l'importanza dell'apporto dei privati e abbiamo dato un contributo nelle semplificazioni. Ma questi nostri interventi di opposizione costruttiva, purtroppo, non sono stati sufficienti a produrre un testo che avesse la qualità e la capacità di intervenire sul turismo e a dare al turismo quei riferimenti che sono ad esso necessari. Il testo rimane comunque fortemente centralista, rimane comunque - come ho già detto - scarsamente dotato di risorse ed è per questo che noi daremo un voto contrario.
Ho già parlato prima del ricorso che le regioni molto probabilmente presenteranno non appena questo testo sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, in riferimento alla sua costituzionalità. Se noi sfogliamo il testo stesso, già all'articolo 1 dove si citano i principi, che sono perfettamente e costituzionalmente nelle competenze dello Stato, nell'articolare e nello svolgere questi principi vediamo l'intenzione di interferire nella potestà legislativa e amministrativa delle regioni. Così come, con l'articolo 2, relativo alle competenze si interferisce ampiamente non solo sul ruolo che la stessa Bassanini voleva conferire alla Conferenza Stato-regioni per risolvere strutturalmente e burocraticamente la gestione di questo settore (demandando molte funzioni e sintesi alla Conferenza Stato-regioni), ma anche con gli articoli della Costituzione che danno alle regioni il totale potere legislativo e amministrativo. Negli articoli del disegno di legge si anticipano le intese con le regioni, i documenti d'intesa, e la condivisione di obiettivi e di criteri. Se poi andiamo oltre, effettivamente ci troviamo di fronte ad una degenerazione dell'articolato. La Conferenza nazionale del turismo prevista all'articolo 3 della legge n. 217 non ha mai funzionato, non è mai stata veramente partecipativa, è stata convocata pochissimo, quasi mai, se non recentemente con l'insuccesso notevole che è a conoscenza di tutti noi. La promozione dei diritti del turista, di cui all'articolo 4, non era necessario avocarla a sé, e cioè al ministero, come viene fatto in questo articolo rendendola inutile e rigida, ma anche questa doveva essere un'operazione che trovava la sintesi nell'ambito della Conferenza Stato-regioni, per poi venire raccolta dallo Stato con la
Andando avanti (abbiamo già parlato dello scarso stanziamento delle risorse), arriviamo poi addirittura al fondo di rotazione per il prestito e il risparmio turistico. È una operazione effettivamente demagogica e assistenzialista che poco sta in un articolato che dovrebbe invece pensare alle reali necessità del turismo, per dare a questo settore un punto di riferimento, e guardare ai compiti dello Stato, non solo di sintesi di coordinamento e di monitoraggio, ma soprattutto di sprone alla modernizzazione, all'informatizzazione, alla promozione dell'immagine dell'Italia all'estero e alla promozione del made in Italy che sono effettivamente la cosa più importante a cui questo settore deve guardare. Invece notiamo che c'è un lassismo e una non volontà di procedere in questo senso.
Questo provvedimento, dopo sedici anni, non porta assolutamente nulla al turismo, come abbiamo denunciato più volte. Analogamente, più volte nel corso dell'esame in sede di Comitato ristretto e di Commissione, abbiamo sottolineato la possibilità di giungere ad un conflitto istituzionale. Per tali motivi, dato che non vi sono risorse, non si va incontro alle esigenze agli operatori, non vengono previste vere azioni sul piano fiscale, della flessibilità del costo del lavoro, della riduzione degli oneri burocratici, mentre abbiamo un provvedimento di facciata che non porterà nulla per il turismo e non inciderà sulle vere necessità, esprimeremo un voto contrario.
In particolare, è mancato il confronto con quanto avviene negli Stati vicini: non abbiamo mai incontrato colleghi europei per verificare cosa avviene in Spagna, Francia, Germania nel settore del turismo e ritengo che anche questa sia una considerevole carenza. Ma sono stati pochi anche i confronti reali al nostro interno, per cui abbiamo avuto, sostanzialmente, situazioni pilotate: lo dimostra il fatto che le stesse regioni non sono state (se non in parte, con una vecchia nota trasmessa nel 1998) coinvolte; il nostro lavoro è così andato avanti sulla base di vecchie risultanze e senza avere più alcun confronto con le regioni. Oggi, dunque, si pone un problema di incostituzionalità. Rimane il fatto che, come già osservato dall'onorevole Scaltritti, rispetto a quella sorta di ipotetico Stato federale che credete di aver approvato ieri, quanto si scrive nel provvedimento in esame ha già perso valore: comunque, se mai quell'ipotesi arriverà fino in fondo (una bozza che abbiamo contestato e continuiamo a contestare, perché se quella è la vostra visione dello Stato federale, Dio ce ne guardi), questo passaggio sarebbe inutile.
Per il nostro paese, bisognava fare riferimento ad aziende che operano nel settore del turismo che, per anni, con tenacia, con il lavoro personale, hanno fatto sì che, a partire dal dopoguerra, il nostro paese fosse considerato una sorta di giardino dell'Europa; ebbene, oggi, con tutta questa burocrazia, con un sistema che non funziona, con le leggi incredibili che si sono previste, non si sono certo agevolati gli operatori del settore. Il nostro turismo si caratterizza soprattutto per due settori diversi: quello privato, di chi fa veramente il turismo, di chi ci mette il proprio denaro, e quello dello Stato.
Se andiamo a verificare chi si è occupato veramente di turismo fino ad oggi, chi ha tentato di rendere appetibile il suo prodotto, aggiornando le strutture ricettive, aumentando il livello professionale degli addetti, adeguando le strutture alle varie normative, ci accorgiamo che si tratta degli operatori privati. Voi, invece, avete fatto di tutto per trovare nuove normative, affinché qualcuno potesse costruirsi nuovi settori industriali a spese degli imprenditori turistici, che hanno continuamente dovuto pagare nuove ristrutturazioni. Mi riferisco in particolare al decreto legislativo n. 626, normativa che oggi esiste in Italia ma non in Francia: se si va in un paese vicino, dai «cugini» francesi, si trovano ancora i fili a treccia, del 1920; loro possono usarli, noi a pochi metri, di qua dal confine, in Italia, non possiamo usarli. Queste sono le norme che avete previsto voi!
Gli operatori privati, invece, hanno studiato nuove formule per attirare la clientela e pacchetti di offerte, hanno pubblicizzato il loro prodotto; certo, non si sono comportati come l'ENIT e le APT, che sono organismi per pochi, magari per dare centinaia di milioni ai dirigenti, ma che in effetti non fanno nulla per il nostro turismo. Siamo andati avanti come imprenditori tentando di sopravvivere a tutte le carenze dello Stato; d'altra parte il vero problema rimane sempre chi nel tempo non ha agito ed ha lasciato che la situazione peggiorasse, rendendo possibile l'obsolescenza delle strutture dello Stato. Noi dobbiamo «combattere», in alcune zone del nostro paese come la famosa riviera dei fiori, con una ferrovia del 1900 a binario unico. Mancano le strutture, le strade, le ferrovie; abbiamo autostrade che si intasano per ogni piccolo problema e bastano due gocce d'acqua per far franare tutto; non riusciamo a fare qualcosa di importante per rinnovare il nostro territorio rendendolo «appetibile». Lo Stato non ha mai fatto una vera azione di promozione e, anzi, mette i bastoni tra le ruote.
Per tutti questi motivi ritengo che la risposta che diamo oggi con questo provvedimento non sia quella che gli operatori si aspettano; forse ancora una volta uscirete da quest'aula come ieri, alzando le mani e dicendo: abbiamo vinto. Non avete vinto: con questa legge il nostro paese ha perso e ve ne accorgerete dalle risposte che avrete nella prossima tornata elettorale, perché non potrete continuare a raccontare storie alla gente e soprattutto a chi oggi investe in questo paese, dicendo, come ha fatto prima il sottosegretario Fabris, che abbiamo investito 15 mila miliardi: queste cose le potete raccontare qua dentro, così magari ci divertiamo, visto che sembra una barzelletta, ma fuori c'è bisogno non di barzellette ma di cose serie.
Questo non è un provvedimento serio, è stato un compromesso continuo con interessi strani, che tra l'altro non ho capito perché non partecipavo agli aggiustamenti che venivano fatti strada facendo. Abbiamo visto cosa è avvenuto al Senato quando è stato il momento di fare qualcosa di serio e quando si è detto: attenti, perché potremmo dar vita ad un atto incostituzionale; ebbene, un presidente di Commissione si è permesso di cacciare fuori una delegazione. Questa è una vergogna.
In conclusione, noi siamo contro questa legge e speriamo di migliorarla, come ha detto il collega Bono, ma andava fatto prima; io non sono per i miglioramenti successivi, perché come sapete le normative richiamano una serie di altre leggi e all'ultimo non si sa più a quale fare riferimento (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
In questo provvedimento l'erogazione con standard uniformi dei servizi sul territorio nazionale, la carta dei diritti del turista, la tutela dei più deboli sono gli elementi fondamentali che tengono uniti i due livelli, nazionale e locale, di esercizio del potere politico su questo piano. Questo provvedimento è in antitesi con un'altra concezione del federalismo che vede nella deregolamentazione, nella vanificazione del ruolo dello Stato nazionale il proprio caposaldo. Quindi, poiché essa si inserisce nel quadro di un processo riformatore tendente a tutelare i più deboli e a sviluppare il turismo allargandolo alle fasce che finora ne sono state escluse, il gruppo Comunista esprime il proprio voto favorevole alla normativa di riforma della legislazione nazionale del turismo.
Il primo è stato ricordato polemicamente anche dal collega Bono nella sua dichiarazione di voto - e quindi anche dal gruppo di Alleanza nazionale - quando ha parlato di polverizzazione delle competenze. Orbene, il tentativo che è stato fatto - faticoso, perché l'iter del provvedimento oggettivamente è stato molto faticoso - è stato quello di individuare un percorso che definisse i principi fondamentali, ma anche gli strumenti di cooperazione interistituzionale.
Noi del centrosinistra crediamo ancora nella cooperazione interistituzionale, nella possibilità di cooperare lealmente tra Ministeri centrali, amministrazioni regionali, provinciali e comunali, attivando tutte le energie e le risorse presenti nei territori: di questo va dato atto al suggerimento relativo ai sistemi turistici locali.
Noi crediamo a questo percorso; non crediamo invece - lo dico da parlamentare del Veneto - al disprezzo che a volte si sente nell'aria circa la legislazione nazionale, che è, e sarà sempre di più, un tentativo di legislazione di cornice. Agli amici dell'opposizione non piace sentir parlare di leggi quadro; neanche a me, considerato come siamo andati avanti in cinque anni.
Non c'è bisogno di leggi quadro; parliamo solo di leggi cornice, ma a volte non si vuole neppure la cornice, non si vuole neppure capire che questo paese non si salva con venti turismi locali, con venti legislazioni regionali sul turismo, non si salva allontanandosi dalla ricerca continua di una legislazione di cornice che sappia unificare anche solo i cartelli dal Brennero a Lampedusa.
Sono state fatte più volte osservazioni anche da parte di associazioni storiche, come il Touring club italiano, che hanno dimostrato che la polverizzazione di competenze e di risorse, con i tentativi più svariati che si fanno nelle regioni governate dal centrodestra, così come in quelle governate dal centrosinistra - perché molto spesso la fantasia si divide bene in questo settore -, nuoce al turista singolo e al turismo associato, nuoce al sistema Italia, a cui noi crediamo e al quale anche voi credete, altrimenti evidentemente non avreste profuso energie e risorse, anche intellettuali, per migliorare ciò che era possibile in queste norme.
Pertanto, Presidente, credo che stamattina si tenti di definire un percorso, che certamente è offerto alla riflessione di chi verrà dopo di noi - i Governi, le Conferenze
Aggiungo un secondo elemento di riflessione. A me dispiace che, anche questa mattina, siano stati elencati i difetti del testo, dimenticando i numerosi pregi. Si è fatto cenno alla dimensione del turismo sociale, che è tutt'altro che secondaria, ma occorre fare riferimento anche all'equilibrio raggiunto nella distribuzione delle competenze, al pacchetto relativo alla semplificazione delle procedure burocratiche, che sono particolarmente attese dagli operatori del settore, alla questione delle imprese turistiche e delle attività professionali.
Al termine di questo iter dobbiamo manifestare gratitudine alla relatrice Servodio, al presidente Saraca e a quanti hanno cesellato un testo che è certamente migliorabile in fase di attuazione ma che è un buon punto di partenza per la legislazione del turismo (Applausi dei deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
Sotto questo profilo, per coerenza con il voto sul federalismo espresso ieri, voterò contro questo provvedimento di legge (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Grazie, vedo consensi a destra e a sinistra!
Tutte queste iniziative devono essere tenute in conto e la dotazione finanziaria del provvedimento deve essere inquadrata nel complesso delle misure agevolative per un settore che tutti consideriamo determinante e per un comparto che ha bisogno di essere profondamente trasformato, guardando con attenzione agli interessi dei consumatori e selezionando in maniera più accurata l'offerta turistica nazionale, che deve fronteggiare una competizione sempre più agguerrita.
Per le ragioni esposte, preannuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo misto-Rinnovamento italiano sul provvedimento che stiamo per votare.
Ritengo, tuttavia, che l'equilibrio raggiunto dal provvedimento sia un punto di partenza positivo: è una legge attesa da molto tempo e, dunque, merita il nostro sostegno. Il collega Bastianoni ha ricordato il quadro complessivo delle risorse in cui il provvedimento va a collocarsi. Tuttavia, occorre tenere in considerazione un anche altro quadro di riferimento. In ciascun settore in cui si interviene, quanto più si parla di federalismo, tanto più i settori specifici chiedono risorse e soldi allo Stato centrale; quanto più si parla di sussidiarietà, tanto più si vuole far ricorso alla spesa pubblica: vi è una contraddizione tra queste due spinte!
Ritengo che nei prossimi anni si debba ripensare al modo in cui risorse finanziarie adeguate possano arrivare ai settori critici e strategici della nostra economia, senza passare necessariamente per il bilancio pubblico e attraverso l'intervento pubblico. Risorse ben più elevate e più disponibili dovrebbero sostenere l'iniziativa privata e, forse, i privati debbono imparare a non aspettarsi sempre e solo dallo Stato un sostegno o una stampella.
Infine, vorrei osservare che forse questo sarà l'ultimo provvedimento esaminato dalla X Commissione sottoposto al voto
Negli ultimi cinque anni ho assistito a tutto il processo di privatizzazione (l'onorevole Fumagalli si è soffermato brevemente sul lavoro effettuato dalla Commissione), ma devo dire che negli altri casi lo Stato si è fatto almeno pagare (talvolta poco, spesso molto poco) per quello che cedeva; in questo caso, lo Stato mette a disposizione ciò che è pubblico gratuitamente, per consentire un guadagno dei privati. Mi sembra si tratti di un passaggio degenerativo del processo di privatizzazione. Cosa ci sia in tutto questo di tutela dei più deboli e di cultura comunista francamente non riesco a comprenderlo.
Se anche, poi, si volesse applicare effettivamente questa legge, va rilevato che i finanziamenti previsti sono scarsi.
Un'ultima considerazione. Sono stati introdotti i buoni turistici, inventati per tutelare i più deboli, cioè per consentire a chi non ha grandi possibilità economiche di andare in ferie o in vacanza indebitandosi. Ma non si tiene conto di un altro aspetto: se in Italia si fa sempre più fatica ad andare in vacanza, ciò dipende dal fatto che negli ultimi quattro o cinque anni il potere di acquisto dei salari è diminuito, grazie alle politiche perpetrate in questo periodo, di cui voi portate la responsabilità.
Sulla base delle considerazioni svolte, Presidente, confermo il voto contrario del gruppo di Rifondazione comunista (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Per motivi legati al mio ufficio non sono stato presente in aula all'inizio dell'esame dell'articolato e quindi il mio emendamento 4.1 - finalizzato a sopprimere la lettera a) del comma 2 - è stato dichiarato decaduto. Credo che la collega Manzini abbia già espresso con chiarezza quali siano le preoccupazioni derivanti da un utilizzo sbagliato della modifica del decreto legislativo n. 427 del 1998, che
Il comma introdotto dal Senato, che vorrebbe far prevalere l'interesse immobiliare, fondiario e speculativo rispetto alle attività di carattere produttivo, mina alle fondamenta - se questa interpretazione dovesse prevalere - il provvedimento.
Credo che l'interpretazione che ne ha dato la collega Manzini nel suo intervento sia la più corretta, anche perché le trasformazioni urbanistiche sono di competenza regionale, come è di competenza regionale, ormai da tempo, la pianificazione del patrimonio produttivo turistico del nostro paese.
Proprio perché ritengo che quest'ultima interpretazione sia giusta e che questo provvedimento possa essere minato alle sue fondamenta da un emendamento così grave, che verrà sicuramente impugnato per illegittimità costituzionale a livello regionale, non credo che i Verdi possano esprimere voto favorevole e annuncio quindi che il mio gruppo si asterrà dal voto.
In sede di dichiarazione di voto sono state sollevate questioni sulle quali ho espresso il mio parere in sede di discussione generale. Vorrei rassicurare l'Assemblea su una questione. La Commissione ha tenuto presente le difficoltà di predisporre un testo legislativo concernente un settore fortemente caratterizzato da valutazioni trasversali ai vari gruppi politici. Nessuno di noi ha mai avuto l'ambizione di predisporre un provvedimento che fosse la panacea dei problemi di cui soffre il settore turistico; tuttavia, abbiamo voluto indicare una strada rispettosa delle competenze regionali - mi rivolgo in particolare all'onorevole Soda -, in quanto abbiamo lavorato in stretta sintonia e armonia con le regioni fino a qualche mese fa. Non a caso l'articolo 2 del provvedimento ribadisce i contenuti del decreto legislativo n. 112 del 1998 che attribuisce alle regioni la piena competenza a legiferare in questo settore. Non vengono quindi toccate le prerogative regionali, perché l'articolo 2 si limita ad indicare solo alcuni ambiti nei quali le regioni, all'interno della Conferenza Stato-regioni, potranno apportare il loro autonomo contributo per la definizione del documento delle linee guida.
Ho voluto fare questa precisazione perché, in seguito all'approvazione avvenuta ieri di una legge importante quale quella sul federalismo, non vorremmo che oggi si approvasse una legge in contrasto con quell'orientamento di fondo.


