Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 868 del 27/2/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 7115-B)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Edo Rossi. Ne ha facoltà.

EDO ROSSI. Presidente, come si vede, non ho avuto risposta; nessuno ha preso la parola, quindi credo che questa sia la manifestazione più evidente del grande imbarazzo esistente rispetto a questo voto. Nella sostanza, quindi, si vota questa cosa facendo finta assolutamente di niente!
Poiché sono il primo deputato ad intervenire per dichiarazione di voto, vorrei invitare le forze dell'opposizione ad esprimersi e in modo particolare i rappresentanti di quelle forze che alla Camera hanno votato a favore di questo emendamento.
Perché dico questo? Perché l'onorevole Marzano al quale vorrei rivolgermi (ma non mi sta ascoltando) credo che dovrebbe provare un certo imbarazzo. Onorevole Marzano, mi sto rivolgendo a lei perché credo che la votazione dell'articolo 10 e dell'emendamento presentato e respinto la dovrebbe mettere in grande imbarazzo visto che lei e il suo gruppo nella «edizione precedente», cioè quando il provvedimento era in seconda lettura qui alla Camera, votaste a favore dell'emendamento Rebecchi, vale a dire di quell'emendamento rispetto al quale, in un certo qual modo, il ministro del tesoro ha parlato di un esproprio dell'ENEL!
Onorevole Marzano, se vorrà essere gentile a rispondermi, le vorrei porre un'altra questione. Se quello che è successo qui per la vicende dell'ENEL - la quale è una società per azioni di cui il 65 per cento è ancora pubblico -, vale a dire il fatto che con una legge si espropri una proprietà di un'impresa e la si dia ad altre imprese, fosse successo con un'impresa privata, lei che cosa avrebbe detto? Glielo chiedo perché rispetto alle sue concezioni politiche - che sono ben note - vi è una grande contraddizione tra il voto su quell'emendamento e quella politica di liberismo e di diritto privato che intendete portare avanti, perché siamo in presenza di una società per azioni, pur essendo la stessa ancora per poco tempo - credo per


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qualche mese - a prevalente capitale pubblico.
Per questa ragione quindi noi manteniamo una forte contrarietà sull'intero provvedimento. Comunque sarebbe molto opportuno che su queste cose ci si confrontasse perché vi è una grandissima contraddizione nella maggioranza e nel Governo (oltre che nei confronti dell'opposizione) sulla linea di politica economica.

PRESIDENTE. Colleghi, vorrei informarvi che in tribuna è presente una delegazione della scuola di polizia tributaria della Guardia di finanza, guidata dal generale di brigata Ugo Marchetti, che salutiamo cordialmente (Generali applausi a cui si associano i membri del Governo).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Manzoni. Ne ha facoltà.

VALENTINO MANZONI. Signor Presidente, a nome del gruppo di Alleanza nazionale faccio una breve dichiarazione di voto su questo provvedimento. Sul testo di legge relativo all'apertura e regolazione di mercati, collegato alla manovra finanziaria per il 2000, allorquando ne discutemmo in quest'aula avevamo espresso forti dubbi, rilievi e critiche, che ci avevano portato e ci portarono in effetti ad esprimere voto contrario. Il testo è ritornato dal Senato sostanzialmente identico a quello licenziato dalla Camera, salvo la modifica all'articolo 10, relativo alla cessione di energia elettrica che conferma come profondamente errato sia stato allora da parte della maggioranza l'accoglimento dell'emendamento Rebecchi contro il quale votò Alleanza nazionale. Sia ben chiaro, onorevoli colleghi, che l'intento di Alleanza nazionale, più volte manifestato e ribadito, è quello di rafforzare l'apertura del mercato in tema di energia elettrica e si lega ad una proposta emendativa di Alleanza nazionale la previsione, anzi direi l'obbligo, per l'ENEL di mettere sul mercato le sue centrali. Nell'articolo 10, nel testo votato dalla Camera, a seguito dell'accoglimento dell'emendamento Rebecchi sono stati introdotti nel processo di cessione delle centrali ENEL elementi di confusione e di poca chiarezza. Il nostro voto contrario su detto articolo non fu motivato dal fatto che veniva previsto l'ampliamento del mercato alle società municipalizzate, ma dalle modalità con cui veniva attuato tale ampliamento, a colpi di maggioranza, senza una seria discussione in Commissione e in aula e, in definitiva, in maniera poco chiara e trasparente come, a nostro avviso, è assolutamente necessario che avvenga nei processi di liberalizzazione e di rafforzamento del mercato in modo da produrre vere liberalizzazioni e non simulacri di liberalizzazioni o finte liberalizzazioni. La modifica introdotta dal Senato all'articolo 10 dà ragione ai rilievi e alle critiche che avevamo sollevato allora nel merito dell'articolo 10. Questa modifica tuttavia non basta a farci cambiare atteggiamento sull'intero provvedimento che contiene norme assolutamente non condivisibili. Basti pensare, onorevoli colleghi, alle lunghe discussioni sulle norme, poi varate, relative alla disciplina del danno biologico e alla disciplina delle assicurazioni per la responsabilità civile. Queste modifiche hanno presentato alla pubblica opinione e agli utenti del diritto norme assolutamente assurde e non condivisibili. Basterebbe questo solo esempio, richiamato poc'anzi dall'onorevole Rossi, per considerare il provvedimento in esame ingiusto ed inaccettabile.
Per queste ragioni, confermiamo il nostro voto contrario sul disegno di legge in discussione, anche perché si tratta di provvedimento collegato alla legge finanziaria per il 2000. Da questo punto di vista, quindi, il nostro è anche un voto politico nei confronti di questo Governo e di questa maggioranza.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gastaldi. Ne ha facoltà.

LUIGI GASTALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la modifica introdotta al testo del disegno di legge in esame dal


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Governo durante l'iter al Senato nasce, come è di tutta evidenza, da un contrasto tra il Ministero del tesoro, preoccupato per l'integrità patrimoniale dell'ENEL e per la distribuzione di azioni sul mercato mobiliare, e il Ministero dell'industria, indirizzato invece verso una maggiore liberalizzazione del settore energetico. Noi avremmo preferito che fosse mantenuto il testo approvato dalla Camera, perché esso avrebbe potuto cambiare in modo rilevante le disposizioni in materia di liberalizzazione dell'energia elettrica.
La cessione obbligatoria per l'ENEL delle reti nelle aree contigue, come richiesto dalle aziende municipalizzate, avrebbe senza dubbio impresso al processo di liberalizzazione un forte impulso. L'ENEL, sostenuta dal Tesoro, ha però reagito immediatamente, affermando che sarebbe stata costretta a cedere, oltre ai clienti previsti dal decreto legislativo, un ulteriore 20 per cento della propria utenza, con una grave perdita di ricavi e con una conseguente drastica riduzione del margine operativo lordo. L'ENEL ha sostenuto, inoltre, che cedendo alle aziende municipalizzate si metterebbe a rischio la tariffa unica nazionale.
Noi riteniamo che le modifiche introdotte dalla Camera non avrebbero inciso in modo significativo sulla posizione e sui conti dell'ENEL, che nel frattempo sta attuando un processo spinto di diversificazione comperando una società telefonica come Infostrada, con 6 milioni di clienti, fondandone un'altra come Wind, con 6 milioni e mezzo di clienti, accaparrandosi acquedotti pugliesi e mettendo gli occhi su Italgas. Queste diversificazioni produrranno certamente maggiori ricavi, mentre è importante rilevare che l'offerta congiunta da parte dell'ENEL di almeno due servizi di pubblica utilità tra elettricità, telecomunicazioni, acqua e gas è di fatto concorrenza sleale nei confronti degli altri competitori, in particolare delle aziende municipalizzate, perché queste ultime possono proporre un solo prodotto e a prezzi superiori.
Alla fine, ha comunque prevalso l'interesse di sacrificare lo sviluppo del processo di liberalizzazione ed è stata recepita la richiesta del Tesoro. A questo riguardo, dobbiamo doverosamente precisare che circa 4 milioni di cittadini e molti investitori istituzionali avevano sottoscritto le azioni dell'ENEL in Borsa, per un ammontare vicino ai 30 mila miliardi di lire, sulla base di dati, programmi e presupposti che poi sono stati cambiati a loro danno. Pertanto, l'attuale ripristino del testo originario ha almeno, sotto questo aspetto, restituito ai risparmiatori un loro sacrosanto diritto.
In conclusione, ritengo che l'andirivieni delle decisioni contraddittorie assunte dalla maggioranza e dal Governo abbia portato a licenziare un testo che non condividiamo e sul quale annuncio il voto contrario del gruppo di Forza Italia.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Chiappori. Ne ha facoltà.

GIACOMO CHIAPPORI. Signor Presidente, intervengo brevemente per dichiarare il voto contrario sul provvedimento in esame, come è già avvenuto in prima lettura qui alla Camera.
Siamo in presenza di un provvedimento che è stato definito omnibus, che ritorna al nostro esame in questa fase conclusiva della legislatura. Esso si colloca su uno sfondo elettoralistico e si ispira all'obiettivo di portare a casa risultati in tutti i settori, dalle assicurazioni al settore agricolo, anziché approvare una seria legge quadro di riforma delle società.
Abbiamo visto cosa è successo e abbiamo assistito alla confusione creata dall'emendamento presentato dal collega Rebecchi. Essa è dimostrata dal fatto che la maggioranza - posso capirlo - ha dovuto esprimere un voto contrario su di esso ed è stato presentato un ordine del giorno, firmato dai colleghi di diversi gruppi, compreso il sottoscritto, che tende a far capire al Governo che, invece, il contenuto dell'emendamento Rebecchi 10.1 era serio. Infatti, bisogna parlare di privatizzazione seriamente ed è necessario rivolgersi alle municipalizzate che rappresentano un'importante


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realtà economica soprattutto al centro-nord. Questa è la verità e le contraddizioni sono evidenti; abbiamo assistito ai cambi repentini e alla pressione dell'ENEL sul Governo. Il risultato è stato quello di ritornare ad un vecchio testo che noi avevamo già modificato con un emendamento prima che fosse votato dalla Camera. Purtroppo, dovevate licenziare un provvedimento e non potevate permettervi di riportarlo al Senato. Evidentemente quasi tutti i provvedimenti, ultimamente, seguono percorsi a senso unico: «o così, o Pomì», «o mangi questa minestra o salti dalla finestra». Siamo contrari anche noi a questo modo di legiferare e di cambiare l'Italia, che sembra volere la privatizzazione, ma magari non la vuole realmente attuare. A questo punto, non ci resta che votare contro il provvedimento in esame.

PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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