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PRESIDENTE. Passiamo alle interrogazioni Tassone n. 3-06939 e Massa n. 3-06943 (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 6).
MASSIMO BRUTTI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, il giorno successivo al massacro di Novi Ligure è stata presentata una interrogazione da parte degli onorevoli Tassone, Teresio Delfino, Volontè, Grillo e Cutrufo. In essa, traendo spunto dal duplice omicidio di cui sono state vittime la signora Susy Cassini e suo figlio Gianluca De Nardo, gli interroganti hanno, da un lato, considerato come una premessa quasi scontata che i responsabili del massacro fossero dei criminali penetrati nell'abitazione delle vittime e, dall'altro, hanno chiesto al Governo quali valutazioni esso formulasse sull'episodio e
quali misure concrete intendesse adottare per garantire la sicurezza dei cittadini e per restituire fiducia nelle istituzioni.
episodio, mi sono domandato perché vi fosse un attacco così virulento e perché qualcuno, poche ore dopo, avesse detto che quel fatto era sicuramente da ricondurre alla responsabilità di immigrati.
loro esistenza sono colpite da quel crimine! Noi abbiamo quindi non solo il dovere di giudicarli, ma anche il dovere di tutelarli per quanto è possibile.
Tassone formula. Non è così! Se noi analizziamo l'andamento della criminalità nell'ultimo decennio, sia a livello nazionale sia più specificamente per quello che riguarda il territorio di cui stiamo parlando, la provincia di Alessandria, risulta che negli anni novanta vi sia stata una progressiva riduzione del numero dei reati commessi. In particolare, se guardiamo le statistiche italiane, la riduzione vale per reati che hanno un forte impatto sociale, come gli omicidi, le rapine e i furti. La diminuzione del numero degli omicidi, che in Italia erano 1.245 nel 1992 e che sono stati 741 nel 2000, non può certo farsi risalire al fatto che non vengano presentate le denunce, come di solito si dice con riferimento alla riduzione del numero dei delitti minori. E la stessa cosa può dirsi per le rapine. Se c'è una riduzione del numero delle rapine, questo non può certo essere determinato dal fatto che non vengano presentate le denunce. La rilevanza dell'attività delle forze di polizia per contrastare i reati più gravi e poi anche i reati di criminalità diffusa, è dimostrata da questi numeri. Dal confronto internazionale dei dati Interpol risulta che gli indici italiani relativi ai reati, rapportati alla quantità di 100 mila abitanti sono tra i più bassi. Questo riguarda, come ripeto, non solo i reati più gravi, ma anche quelli della criminalità diffusa.
e criticarlo in ogni momento della sua azione, ma non è giusto né legittimo costruire speculazioni politiche strumentali, formulare valutazioni che non hanno fondamento, incentivare i pregiudizi, rappresentare la situazione italiana come una situazione apocalittica, nella quale i cittadini sono senza protezione. Noi sappiamo che non è così e ci sforziamo di dimostrarlo quotidianamente in un dibattito pubblico che spesso è avvelenato perché, se da una parte ci sono il pregiudizio, l'urlo e l'invettiva e dall'altra c'è il ragionamento, è facile che i primi occupino di più i mass media e l'attenzione dell'opinione pubblica. Ciò nonostante, quelle urla e quelle invettive non hanno un fondamento razionale, non possono essere il punto di partenza di un programma di Governo né rappresentare una soluzione ai problemi reali dei cittadini.
PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-06939.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione la lunga disamina del sottosegretario Brutti. Abbiamo presentato un'interrogazione per capire le motivazioni, ma soprattutto per conoscere gli autori dell'efferato delitto di
Novi Ligure e, nel farlo, abbiamo raccolto le opinioni di alcuni commentatori sulla stampa, ma soprattutto abbiamo fatto riferimento a quanto dichiarato al Senato il 22 febbraio scorso dal sottosegretario Brutti - come egli stesso ha ricordato - che parlava di due individui sulla base delle indicazioni della giovane Erika. Non vi è stata prudenza, quindi, nemmeno quando il senatore Brutti rispondeva al Senato, quindi al Parlamento e, quindi, al paese. Nella nostra interrogazione, signor sottosegretario, non abbiamo fatto alcun riferimento agli immigrati, agli albanesi, ma abbiamo parlato di sicurezza, perché nel nostro paese esiste realmente un problema di sicurezza, al di là della vicenda drammatica che oggi stiamo seguendo e che si sta concludendo in termini diversi rispetto a quanto inizialmente indicato dalla stampa e dallo stesso Governo.
PRESIDENTE. L'onorevole Massa ha facoltà di replicare per la sua interrogazione n. 3-06943.
LUIGI MASSA. Signor Presidente, signor sottosegretario, sono pienamente soddisfatto della sua approfondita e argomentata risposta. Contestualmente
debbo dire ovviamente di essere - come credo lei e gli altri parlamentari - angosciato e triste per il fatto di sangue di Novi Ligure.
Queste interrogazioni, che vertono sullo stesso argomento, saranno svolte congiuntamente.
Il sottosegretario per l'interno ha facoltà di rispondere.
Secondo gli onorevoli interroganti quell'episodio dimostrerebbe che i cittadini sono privi di difesa e questo sarebbe il risultato della politica del Governo e dell'azione di contrasto, di cui il Governo è responsabile, giudicata insufficiente contro la criminalità.
Simile a questa era l'interpretazione dei fatti che all'indomani del massacro emergeva da numerose dichiarazioni di parlamentari di schieramento di centro-destra. A questa interrogazione si è aggiunta ieri quella dell'onorevole Massa e di altri deputati, che ha una diversa impostazione. Essa denuncia il carattere strumentale della campagna avviata in generale contro gli immigrati e in particolare contro la politica del Governo dopo il duplice delitto di Novi Ligure.
Possiamo dire oggi che i fatti erano ben diversi da quelli ipotizzati dall'onorevole Tassone e da altri esponenti dell'opposizione. Noi non siamo in presenza di un delitto che chiede risposte sul terreno dell'ordine pubblico o che denuncia carenze in questo campo. Il problema è piuttosto un altro e solleva interrogativi drammatici sulla vita della nostra società, sul rapporto tra le generazioni e tra genitori e figli.
Pochi giorni fa, a Padova, un altro giovane ha ucciso e bruciato il proprio padre che lo rimproverava di trascurare gli studi universitari; pochi mesi or sono un gruppo di ragazze a Chiavenna ha ucciso una suora con modalità raccapriccianti. Associo tra loro questi accadimenti perché presentano un tratto comune: questi delitti di adolescenti non sono episodi isolati; i motivi che li hanno generati sono apparentemente banalissimi. Ci domandiamo cosa succeda nella psicologia e nella coscienza di questi giovani; in questi fatti criminosi si rivela una patologia dell'adolescenza e un avvelenamento della vita familiare.
In questi giorni è in corso un dibattito pubblico su tali problemi e voglio toccare soltanto un punto. In fatti criminosi di tale genere vi è una radice comune che è l'eclissi delle regole; la famiglia da sola, in molti casi, non ce la fa a dare regole e la società non riesce a proporle in modo tale che vi sia un'adesione ed un consenso spontaneo da parte dei giovani. Vi è una distorsione di carattere psicologico, ma il punto comune è che per quei giovani le regole non valgono, non sono condivise e non scatta pertanto un meccanismo di condivisione e di integrazione al mondo degli affetti della famiglia e, più in generale, ai valori sui quali si fonda la vita ordinata della collettività.
Il dibattito e l'analisi devono essere condotti con ben altro approfondimento, mobilitando le energie intellettuali di cui la nostra società dispone per aiutare le istituzioni a comprendere quali siano le origini di fatti come questi e quale possa essere la risposta più adeguata.
Di fronte a tali vicende, tutti coloro che hanno responsabilità politiche ed istituzionali hanno anche il dovere preciso di non speculare sulle emozioni che i fatti di cronaca e i delitti generano. Purtroppo, non è così: la strumentalizzazione c'è e si è manifestata immediatamente dopo i fatti. La sera di giovedì, a breve distanza dal duplice omicidio, ho risposto al Senato alla richiesta di informazioni di alcuni parlamentari. Molti di noi erano colpiti da un orrore indicibile di fronte ad un duplice crimine così efferato. L'orrore va al di là delle diversità di pensiero e degli stessi orientamenti politici e sollecita un'azione comune; la consapevolezza di ciò era presente in molti interventi. Tuttavia, durante quel dibattito, mi sono sentito dire dal senatore Pera: «Signor sottosegretario, penso che questa sera andando a letto dovrà pregare il suo Dio protettore perché questo delitto non sia opera di qualcuno che abbia goduto di benefici penitenziari e che si trovi in libertà vigilata». Era una frase pesante, capace di ferire chiunque in quel momento fosse chiamato a rispondere, in ragione delle proprie responsabilità istituzionali, ai parlamentari che avevano chiesto notizie e valutazioni. Mentre si veniva a conoscenza del carattere reale di questo
Perché, senza ancora conoscere bene come stessero le cose, si è puntato il dito contro l'assenza di difesa, di cui sarebbe responsabile il Governo e che, in quel caso, avrebbe colpito quella famiglia? C'è qualcosa che non va in questo tipo di polemiche, in questa forma assunta dal dibattito pubblico. Vorrei sommessamente dire: fermiamoci. È ora di finirla con questo ping-pong di polemiche intorno ad ogni reato commesso; è ora di finirla con la tendenza a scaricare la responsabilità di tutti i mali sulle spalle degli immigrati extracomunitari ogni volta che si verifichi un reato.
Nella seconda domenica di febbraio, in occasione della sospensione del traffico in alcune grandi città, tre immigrati sono stati uccisi da pirati della strada. Non ho sentito nei confronti di quei guidatori imprudenti e colpevoli, cittadini italiani, la stessa indignazione che è stata manifestata in precedenza quando episodi simili (mai tre contemporaneamente) si sono verificati per responsabilità di extracomunitari. Perché questo? Credo che un pregiudizio dia luogo a tali valutazioni, ma è un pregiudizio in larghissima misura indotto dalla speculazione politica; vi è quindi una responsabilità della politica, anche quando riaffiorano tesi o posizioni xenofobe, così come c'è una responsabilità della politica nel dipingere lo stato del paese come quello di un paese nel quale i cittadini non hanno difesa contro i delitti. È una tesi che non ha alcun fondamento; tuttavia, essa viene diffusa in modo martellante malgrado nessun indicatore obiettivo la confermi. Anzi, tutte le rilevazioni obiettive smentiscono tale tesi, comprese quelle relative alla provincia di Alessandria.
La diffusione dell'idea secondo la quale i cittadini sarebbero ormai, per colpa del Governo (perché questo è il ragionamento che si fa), in balia della criminalità contribuisce ad alimentare un clima di sfiducia e di insicurezza che è foriero di tensioni, che non giova a nessuno, che non giova alle istituzioni, oltre a non giovare a chi governa (chiunque sia a governare, chiunque sia ad avere responsabilità di Governo). Tra l'altro, questo stress e questa tensione vengono scaricati prevalentemente sulle forze di polizia; infatti, la denuncia diventa insoddisfazione nei confronti dell'operato di tali forze e ciò non giova neanche al loro impegno, al loro lavoro, che è costante. Non si esprime fiducia, come sarebbe giusto, nei confronti dell'azione di questi uomini, che lavorano a tutela della sicurezza di tutti.
In un clima di questo genere è più difficile seguire la via dell'analisi lucida e oggettiva. Noi dovremmo chiederci, invece, al di là di ogni calcolo elettoralistico e di ogni strumentalizzazione polemica, che cosa possa fare la politica per rimuovere il malessere che si cela dietro questi delitti, per costruire una cultura delle regole, per garantire le condizioni di un dialogo tra le generazioni, per proteggere la serenità della vita familiare, per aiutare i giovani più deboli. Oggi, però, non possiamo parlare di questo perché l'interrogazione dell'onorevole Tassone, che trae spunto dall'episodio citato, ci chiede altro: essa ci chiede conto dell'azione e dell'impegno del Governo nella lotta contro la criminalità. A questa domanda cercherò di rispondere rapidissimamente, riferendomi in particolare alla situazione di Alessandria.
Farò appena una premessa sul fatto specifico di Novi Ligure, al quale anche si riferiscono le interrogazioni, in particolare quella dell'onorevole Tassone. I caratteri fondamentali di tale episodio sono già noti a tutti.
Sul contenuto delle indagini è necessario un riserbo doveroso da parte del Governo: in primo luogo, perché vi è il segreto istruttorio e, in secondo luogo, perché gli imputati sono due ragazzi e dunque il riserbo è necessario perché la società adulta in questo momento ha anche il dovere di tutelare quei ragazzi già così tragicamente colpiti dall'atto che hanno commesso. La loro crescita e la
Voi ricorderete che, nella prima versione dei fatti forniti da Erika De Nardo, gli autori sarebbero stati due individui non mascherati, penetrati nell'abitazione. Questa ricostruzione era apparsa fin dall'inizio poco plausibile; anche nelle notizie che mi giungevano giovedì pomeriggio quando raccoglievo le carte per rispondere alla richiesta dei senatori che volevano informazioni, vi erano già numerosi elementi che rendevano poco credibile questo racconto. Successivamente, però, a far crollare definitivamente il castello delle bugie raccontate da questa ragazza vi è stata l'identificazione di un albanese, da lei indicato come uno degli assassini. Questo albanese, in realtà, vive in Italia con un regolare permesso di soggiorno ed è risultato assolutamente estraneo ai fatti.
Voi vedete come nella ricerca dell'alibi, in questo racconto falso dei fatti, come nella mente di questa ragazza abbia giocato il pregiudizio! Voi vedete quali guasti nel senso comune può avere determinato la campagna politica che tende a scaricare la responsabilità di tutti i delitti sugli immigrati, se una ragazza smarrita, che aveva commesso un delitto, ha pensato che il modo migliore per uscirne fosse quello di scaricare la responsabilità su un albanese. Del resto, noi avevamo appreso proprio giovedì pomeriggio con preoccupazione la notizia che la Lega stava organizzando una fiaccolata che si sarebbe conclusa davanti all'abitazione della famiglia Di Nardo. Anche questo, quindi, era un ulteriore elemento di tensione che si esprimeva ancora prima di vedere come erano andati i fatti e quindi anche questo episodio e questa iniziativa confermavano un pregiudizio!
Le indagini - come sapete - proseguono ed io vorrei sottolineare la grande professionalità di cui stanno dando prova la magistratura e le forze di polizia, impegnate in questa inchiesta.
Nell'immediatezza del fatto, quando non avevamo ancora ragioni sufficienti per escludere che si fosse trattato di un tentativo di rapina finito in tragedia, si è proceduto all'attivazione di un piano coordinato antirapina predisposto per episodi simili a questo, in tutta la zona circostante. Sono state mobilitate tutte le risorse umane e materiali disponibili per individuare gli autori di quel delitto. Sono stati inviati a Novi Ligure quattro equipaggi del nucleo radiomobile, tratti da vicini presidi dell'Arma dei carabinieri; abbiamo inviato personale specializzato del reparto investigazioni scientifiche di Parma per poter effettuare i rilievi tecnico-scientifici; abbiamo proceduto al rinforzo degli organi investigativi del reparto operativo e del nucleo operativo e radiomobile del comando provinciale dei carabinieri di Alessandria e della compagnia carabinieri di Novi Ligure. Sono state impiegate la sezione anticrimine del raggruppamento operativo speciale di Torino; due squadre di militari del nucleo operativo del reparto di Torino, specializzati nel contrasto alla criminalità straniera.
Abbiamo, quindi, messo in campo tutte le forze di cui potevamo in quel momento disporre senza scartare alcuna pista e alcuna ipotesi investigativa, anche quella della criminalità straniera che appariva di ora in ora sempre meno verosimile e sempre più incredibile. In quelle ore abbiamo poi potenziato la stazione locale dei carabinieri con sette militari in più; è stata disposta a «tamburo battente» la riunione del comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica; si è tenuta una riunione straordinaria del consiglio comunale e tutte le forze impegnate hanno operato in un clima di piena unità e di coordinamento.
L'interrogazione dell'onorevole Tassone sostiene che esistono tragiche indicazioni sui risultati nella lotta ai diversi livelli di criminalità. A parte l'episodio di Novi Ligure, per il quale ho già detto, da un lato, come siano andati i fatti e dall'altro come sia scattato immediatamente un dispositivo di controllo del territorio e di potenziamento delle forze addette alle indagini, io devo dissentire apertamente dalla valutazione generale che l'onorevole
Da che cosa nasce l'insicurezza e l'allarme? Proprio dalla qualità di questi reati di criminalità diffusa. Anche di fronte a una riduzione della quantità è il tipo dei reati che suscita preoccupazione tra i cittadini e nell'opinione pubblica, perché questi reati colpiscono le persone che non se lo aspettano. Il carattere della criminalità diffusa è questo. I reati di criminalità diffusa non presuppongono organizzazioni complesse, si indirizzano verso i bersagli più facili, sono reati che servono a conseguire un profitto con dispendio minimo di energie e in questo tipo di reati le persone colpite sono quelle che possono difendersi di meno. Così abbiamo i furti negli appartamenti per rubare un servizio di posate, un tappeto, un gioiello di famiglia e di solito quegli appartamenti non hanno sistemi di allarme o porte blindate. Così abbiamo gli scippi a danno dei pensionati, quelli davanti agli uffici postali, quelli contro le donne che sono, come è evidente, bersagli più facili, persone più deboli e meno difese. Nella famiglia di chi ha subito un furto in appartamento o uno scippo, nella sua cerchia di amicizie, nell'ambiente sociale in cui queste persone vivono, l'allarme è molto forte, anche se i numeri diminuiscono.
È con questa situazione che noi dobbiamo misurarci potenziando il controllo del territorio, concentrando e razionalizzando l'impiego delle forze di polizia, rafforzando tutti gli elementi di coordinamento e di direzione unitaria e, per altro verso, applicando con rigore le norme che abbiamo approvato in questa legislatura (quelle della legge Napolitano-Turco), che prevedono strumenti per contrastare l'immigrazione clandestina e per rimpatriare gli immigrati irregolari e clandestini.
Questa è la strategia che il Governo ha seguito ottenendo risultati che non hanno precedenti negli anni anteriori, a partire dal numero degli immigrati clandestini che siamo riusciti a rimpatriare nel 2000. Tale numero è superiore a quello degli anni precedenti, anche perché è soltanto da poco più di un anno che l'intero dispositivo della legge Napolitano-Turco viene applicato e funziona davvero. Dobbiamo andare avanti nell'applicazione di questa legge, nel potenziamento del controllo del territorio e nell'azione di contrasto, che ha già dato risultati in questi anni. Questo è il compito che il Governo si è dato e si dà, questi sono gli obiettivi che ragionevolmente debbono essere perseguiti.
Noi avremmo auspicato ed ancora oggi auspichiamo che intorno a questi obiettivi, a quest'azione di contrasto, che ha dato dei risultati ed è l'unica ragionevolmente concepibile, si crei un consenso ampio nel paese, che vada al di là delle divisioni politiche. È giusto chiamare il Governo a rispondere di ciò che fa, è giusto incalzarlo
Vorrei rilevare, in particolare, che non risultano segnali di infiltrazione della criminalità organizzata nella provincia di Alessandria e, per quanto attiene alle condizioni della sicurezza pubblica, nei primi nove mesi del 2000 si registra una flessione del totale dei delitti pari a meno 4,15 per cento. Fino a questo delitto così efferato non si era verificato, dall'anno passato, alcun omicidio volontario nella provincia di Alessandria. La collocazione geografica che pone questa provincia come baricentro del triangolo industriale Genova-Milano-Torino agevola però incursioni da parte di elementi criminali di altre aree geografiche. Questo dà luogo a fatti di criminalità diffusa. Una particolare vigilanza viene esercitata dalle forze di polizia nei confronti di soggetti albanesi e dell'immigrazione irregolare di origine albanese, perché risulta che gruppi criminali che mettono radici in questa immigrazione irregolare tendono a sostituire la manovalanza criminale locale in azioni delittuose, soprattutto con riferimento allo sfruttamento della prostituzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti.
L'azione di contrasto all'immigrazione clandestina nella provincia si è tradotta, nel 2000, nell'adozione di 183 provvedimenti di allontanamento. I decreti di espulsione con accompagnamento alla frontiera sono stati 15. Dal 1o gennaio al 18 febbraio scorso i provvedimenti di allontanamento sono stati 65. L'impegno delle forze di polizia ha consentito, nei primi nove mesi del 2000, di denunciare all'autorità giudiziaria 2124 persone nella provincia in questione, di cui 400 in stato di arresto. Di significativo rilievo sono i risultati conseguiti nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti, con il sequestro, nel periodo indicato, di circa 780 chilogrammi di droghe e la denuncia di 157 persone, di cui 94 sono state arrestate.
Vi è, quindi, un'iniziativa specifica che si indirizza contro i reati di traffico e di spaccio di sostanze stupefacenti e di sfruttamento della prostituzione. Sono stato a Serravalle Scrivia, nella zona in cui il fenomeno della prostituzione crea maggiore preoccupazione e allarme nella popolazione. Noi avvertiamo la necessità (è questa l'indicazione che diamo alle forze di polizia) di rafforzare il più possibile l'azione di contrasto allo sfruttamento della prostituzione, alla riduzione in schiavitù delle giovani donne che sono sulla strada nella zona di Novi Ligure.
È evidente che tutto questo non ha nulla a che vedere con il delitto che ha colpito l'opinione pubblica italiana. Credo che dai fatti e dalle polemiche di questi giorni nasca un insegnamento per tutti: pensare prima di parlare e conformare maggiormente il nostro dibattito pubblico a criteri di ragionevolezza e di comprensione dei fatti. Ciò non può che giovare all'azione delle istituzioni contro la criminalità per la crescita del vivere civile nel nostro paese.
Non vi è stata alcuna strumentalizzazione ed io non ho capito perché si sia fatto un lungo discorso sulla strumentalizzazione che sarebbe stata fatta dal centrodestra. Signor Presidente, onorevole rappresentante del Governo, questa è la sede del sindacato ispettivo e noi abbiamo solo chiesto di conoscere le motivazioni di un evento così drammatico. Certamente la vicenda ha altri autori, ma restano i problemi che attengono alla politica del Governo, ai valori, alla famiglia. Anche il sottosegretario richiamava questi temi ed io desidero ribadire che non esiste mai una situazione diversificata, non vi sono compartimenti stagni. Forse perché la vicenda si è conclusa in termini diversi rispetto a quanto si diceva inizialmente viviamo nell'età dell'oro? Forse siamo più tranquilli perché i responsabili sono la figlia ed il ragazzo e tiriamo un sospiro di sollievo? Ritengo non sia così, non perché voglia strumentalizzare i fatti, ma perché sono realmente amareggiato dal momento che, attraverso la risposta ad uno strumento di sindacato ispettivo, il Governo ha lanciato accuse alla mia parte politica. In qualità di parlamentare, invece, insieme ad altri colleghi, chiedevo solo notizie sulla vicenda.
Se vogliamo fare un discorso molto più ampio, la sicurezza non è ancora una conquista, poiché vi sono intere aree del nostro paese sotto il controllo della criminalità organizzata, ma questo non è il momento di strumentalizzare e di fare un dibattito più ampio.
I delitti sono diminuiti, perché mancano le denunce, ma la microcriminalità esiste. In tutto ciò si evidenzia certamente la professionalità e la capacità degli investigatori, che sono stati i più prudenti rispetto alla stampa, ai parlamentari ed anche, signor sottosegretario Brutti, rispetto al Governo, che il 22 febbraio ha risposto in termini diversi di fronte alle preoccupazioni dei colleghi del Senato della Repubblica: questo è il dato vero.
Mi chiedo se siamo un paese che vive nell'età dell'oro o se vi siano state conquiste in questo settore. Noi sappiamo che vi è un enorme stato di disagio, che i delitti commessi non vengono cancellati, che permangono l'insicurezza dei cittadini e l'allarme sociale e che, come ripeto, interi territori del sud del nostro paese sono sotto il controllo della criminalità organizzata.
Il delitto di Novi Ligure si è concluso in questo modo. Io sono oltremodo preoccupato e ciò attiene ovviamente alla responsabilità del Governo. Se il Governo facesse una riflessione, verificherebbe quante sono anche le sue responsabilità nei confronti dei problemi sociali, dei valori, della famiglia ed anche del permissivismo che vi è stato. Se vogliamo metterla in questo modo, possiamo farlo e possiamo avere anche altre occasioni di confronto, anche in questo scorcio di legislatura, per chiarirci le idee in merito ai problemi che creano molte preoccupazioni nel nostro paese.
Mi consenta innanzitutto di esprimere, anche a nome del mio gruppo, gratitudine nei confronti del questore di Alessandria, del comandante provinciale dei carabinieri, dei magistrati impegnati nelle indagini, non solo per aver compiuto un ottimo lavoro, dimostrando grande professionalità, efficienza ed efficacia nell'azione investigativa, ma anche per non essersi neanche per un attimo lasciati deviare ed impressionare dalle condanne di piazza preconfezionate da molti media e da una parte politica precisa.
Leggendo le sentenze di pseudotribunali speciali, che parlano degli slavi - ricordo appena che anche il Santo Padre è di origine slava - come geneticamente predisposti al crimine, era facile sbattere il mostro in prima pagina, cogliendo questa opportunità. Come ha ricordato lei, signor sottosegretario, la stessa strada, indicata da uno dei presunti colpevoli, dell'albanese conosciuto lascia intendere come l'aria che tira sia quella che lo straniero è già un sospetto per definizione.
So bene, come dice il procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione nella sua relazione annuale, che, al di là dei riferimenti statistici, risulta vieppiù manifesto l'allarme sociale per gli illeciti cui il cittadino si reputa potenzialmente esposto in modo più immediato, e lei lo ha ricordato bene. Ricordo anche l'affermazione del procuratore che in molte parti d'Italia è netto l'emergere di delitti nel settore degli omicidi, delle rapine, dei sequestri - sia pure in diminuzione, come lei ha giustamente indicato - con il coinvolgimento di stranieri.
So fin troppo bene che la caduta complessiva delle sicurezze di vario genere produce ansia e insicurezza e che lo straniero, per lo stesso mistero rappresentato dalla sua diversità di lingua, di cultura, di tradizioni e di abitudini, richiama tale insicurezza. La politica di chi governa e soprattutto di chi vorrebbe governare deve avere la capacità di discernere, di orientare anche quando è difficile farlo, lavorando come hanno fatto il Governo e la maggioranza per rendere più sicure le nostre città, cosa di cui diamo atto.
Qui non siamo solo alla propaganda elettorale che diventa sciacallaggio politico, siamo oltre, siamo alla condanna preventiva, all'esame genetico che ci porta all'anticamera della superiorità della razza. Pensavo, signor sottosegretario, che tali «genetiche predisposizioni» al razzismo fossero state lavate da tempo nelle fonti termali di Fiuggi; purtroppo non è così: le ombre del passato non sono tramontate a destra, anzi, si saldano e si esaltano con i nuovi marciatori, i fiaccolatori antistranieri che provengono - soi-disant - dai lombi celtici. Se poi qualche fiaccola cade su qualche baracca di cartone, come è avvenuto sotto un ponte di Torino, di quelle che servono per riparare dal freddo qualche barbone nostrano o «geneticamente predisposto a delinquere», poco importa. Di tutti costoro francamente mi stupisco poco perché «il lupo perde il pelo ma non il vizio»; mi stupisco di più del silenzio di autentici liberali e anche democratici. Concordo sul fatto che l'interrogazione del collega Tassone non fosse in quella direzione ma ve ne erano altre, che fortunatamente sono state ritirate, a quanto mi risulta. Dicevo che mi stupisco di più del silenzio di autentici liberali e democratici che, pur di tentare la strada della vittoria elettorale, non guardano tanto per il sottile i propri compagni di strada, magari convinti, come fu all'epoca di Vittorio Emanuele III, che al momento opportuno si potranno spazzare via, sapendo invece quanto sia costato quell'errore al paese, alla libertà e ai cittadini.
Mi auguro anche che i tanti giornali - fortunatamente non tutti - che rapidamente si sono uniti al coro, perché si vende meno ad andare controcorrente, traggano da questo triste infortunio un'adeguata lezione.
Poi si apre, come lei giustamente ha sottolineato, il problema complessivo del disagio giovanile, della perdita di valori condivisi, dello stesso scarso valore della vita umana anche in società che dovrebbero essere - per dirla con il collega Zacchera - «geneticamente» immuni.
Mi auguro che la riflessione su tale questione, almeno su questa, venga lasciata fuori dalla polemica sterile dei prossimi mesi e veda uno sforzo collettivo, come ha detto il sottosegretario Brutti, capace di mobilitare le migliori energie e le migliori intelligenze per affrontare una questione che si fa sempre più complessa. Noi, signor sottosegretario, insieme al Governo che lei rappresenta, staremo da questa parte.


