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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Delmastro delle Vedove n. 3-06594 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 5).
GRAZIA LABATE, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, in Italia le meningiti sottoposte a notifica obbligatoria in classe seconda (in base al decreto ministeriale del 15 dicembre 1990, che individua il sistema di notifica delle malattie infettive e diffusive) sono la meningite meningococcica e le meningiti
virali, che prevedono un flusso informativo con tempi compatibili per gli eventuali, tempestivi provvedimenti di sanità pubblica.
PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro delle Vedove ha facoltà di replicare.
SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, speravo
che il calcolo probabilistico facesse in modo che, su tre interrogazioni, almeno per una potessi dichiarami completamente soddisfatto, se non altro per il garbo e l'impegno che ella ha posto nel rispondere a questi atti di sindacato ispettivo. Tuttavia, non posso e cercherò di spiegarne brevemente i motivi.
Il sottosegretario per la sanità, onorevole Labate, ha facoltà di rispondere.
Nella quinta classe del citato decreto ministeriale vengono ricomprese le notifiche di altre malattie infettive non espressamente elencate nelle precedenti quattro classi, tra le quali rientrano anche le meningiti da streptococco pneumoniae o pneumococco, che seguono un flusso informativo annuale.
Il Ministero, attraverso il dipartimento della prevenzione, ha provveduto ad istituire un sistema di sorveglianza ad hoc per le meningiti batteriche con lettera circolare n. 400.2/15/3290 del 27 luglio 1994. Detto sistema ha contribuito a delineare meglio il profilo epidemiologico delle stesse, rilevando che, insieme con il meningococco, il maggior responsabile dei casi di meningite nel nostro paese è rappresentato dallo pneumococco. Le infezioni da pneumococco possono causare diversi quadri clinici e quindi non sono direttamente quantificabili in assenza di una conferma eziologica. Tra le varie forme cliniche, alcune possono decorrere in forma lieve (ad esempio, le otiti) e, quindi, sfuggire completamente alla registrazione ufficiale, mentre per altre - anche se caratterizzate da un'elevata proporzione di casi ospedalizzati (ad esempio, le polmoniti) - raramente si giunge ad un accertamento eziologico.
Pertanto, l'unica fonte di informazioni sulle malattie batteriche invasive da pneumococco attualmente disponibile è rappresentata dalla sorveglianza delle meningiti batteriche, che in Italia raccoglie ed integra le segnalazioni provenienti dal sistema di notifica delle direzioni sanitarie ospedaliere.
Tale sistema di sorveglianza ha gradualmente migliorato la sua sensibilità, il che ha comportato, dal 1994 ad oggi, un aumento relativo della frequenza dovuto alla maggiore attenzione nella diagnosi e nella segnalazione dei casi.
Le meningiti da pneumococco si manifestano nelle classi di età da 0 a 4 anni e oltre i 64 anni, nelle quali si rileva comunemente anche una maggior frequenza di altre localizzazioni delle infezioni da pneumococco.
Anche l'andamento stagionale dei casi di queste meningiti presenta due picchi in marzo e dicembre, periodi nei quali si manifestano, con maggiore frequenza, patologie infettive a carico dell'apparato respiratorio. Per il 10 per cento circa dei casi di meningite da pneumococco, inoltre, viene riportata sulla scheda una condizione di immunodepressione. Tali variabili legate all'interazione del microrganismo con l'ospite umano possono spiegare la letalità non trascurabile che si osserva in queste classi di età.
Al momento attuale le misure di profilassi in caso di meningite da pneumococco prevedono l'allontanamento dalla collettività del caso indice, minore o adulto ammalato, fino alla guarigione clinica e la conduzione di una inchiesta epidemiologica.
Il dipartimento della prevenzione sta rivedendo la sorveglianza delle meningiti batteriche per aggiornarla secondo l'andamento epidemiologico corrente. In tal senso si richiederà, per la diagnosi di meningite da pneumococco, l'invio, con la scheda di sorveglianza, anche di materiale biologico del caso al competente laboratorio dell'Istituto superiore di sanità per la tipizzazione del ceppo, come già avviene per il meningococco e per l'haemophilus influenzae.
Il profilo dei ceppi di pneumococco circolanti in Italia che si delineerà da tale indagine potrà fornire utili informazioni sia su eventuali fenomeni di antibioticoresistenza che per interventi di profilassi attiva. È pertanto al lavoro un gruppo congiunto composto da membri del dipartimento della prevenzione e dell'Istituto superiore della sanità al fine di perfezionare le schede per la sorveglianza ed il monitoraggio.
Non so cosa stia accadendo e quali rapporti vi siano - spero ve ne siano - fra il Ministero ed i suoi organi periferici e queste società di specialisti, quali la Società italiana di infettivologia pediatrica, che organizzano convegni ed incontri ai quali portano l'esperienza di specialisti.
Il problema specifico che ho posto deriva dalla scoperta di un aumento percentuale di questo tipo particolare di meningite, da pneumococco pneumoniae, preoccupante se non altro perché in questo caso, secondo la Società italiana di infettivologia pediatrica, l'esito letale riguarda il 20 per cento dei casi. Ho chiesto quindi quali possano essere - perché al convegno non è stata data risposta - le cause di questo possibile aumento, visto che sono probabilmente individuabili. Inoltre, considerato il particolare target di bambini che vengono colpiti da questa malattia, ho chiesto quali tipi di precauzioni vengano assunte.
Il problema non riguarda solo il Ministero della sanità, ma concerne il raccordo con gli organismi scolastici primari e dell'infanzia. Infatti, nelle fasce più deboli delle popolazioni e nelle zone più arretrate del paese non vi è una soglia di vigilanza elevata da parte delle famiglie e della scuola che possa individuare immediatamente patologie di questo tipo.
A me pare - lo dico con tono estremamente costruttivo, onorevole sottosegretario - che debba esserci un raccordo tra il Ministero della sanità, il Ministero della pubblica istruzione, le regioni ed i comuni, per quanto riguarda la scuola materna e gli asili nido, al fine di una diagnosi immediata e precoce, ma soprattutto al fine di stabilire le cause dell'aumento percentuale di malattie di questo tipo. La Società italiana di infettivologia pediatrica aveva segnalato in forma ufficiale, al termine di questo convegno, sia al Ministero della sanità sia al Ministro della pubblica istruzione, questi preoccupanti dati raccolti a seguito delle esperienze dei pediatri italiani e che avrebbero dovuto indurre i due Ministeri ad una analisi più approfondita e soprattutto ad un raccordo dei loro interventi.
Onorevole sottosegretario, la ringrazio comunque perché nonostante mi sia dichiarato per ben tre volte insoddisfatto della risposta, ho riscontrato un impegno che purtroppo, spesso e volentieri, non è dato vedere nei rapporti tra Governo e Parlamento in occasione di risposte ad atti di sindacato ispettivo. Ciò significa che, al di là, per così dire, delle mie tre insoddisfazioni, vi è una più ampia e generale soddisfazione per l'impegno con il quale lei ha assolto il suo dovere di informare il Parlamento.


