Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 868 del 27/2/2001
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(Applicazione della normativa comunitaria in materia di utilizzo del latte)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Delmastro delle Vedove n. 3-06377 (vedi l'allegato A - Interpellanze e interrogazioni sezione 4).
Il sottosegretario di Stato per la sanità ha facoltà di rispondere.

GRAZIA LABATE, Sottosegretario di Stato per la sanità. Signor Presidente, in relazione ai quesiti posti dall'onorevole interrogante, l'amministrazione fa presente che l'articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 14 gennaio 1997, n. 54, prevede la possibilità di utilizzare le creme provenienti dal processo di lavorazione dei formaggi a lunga stagionatura.
Tale utilizzo, per contro, non è disciplinato dalla direttiva n. 92/46 della comunità, come già rappresentato di recente agli ispettori comunitari. Le motivazioni che hanno indotto a regolamentare la materia in tal senso sono da ricercare nella volontà politica di tutelare gli equilibri economico-produttivi di larga parte dell'industria del settore.
È necessario peraltro sottolineare che il sopracitato articolo 9, nel consentire l'uso di queste creme, pone precise condizioni di carattere igienico-sanitario ai fini della salvaguardia della salubrità dei prodotti che da esse derivano. L'inosservanza delle suddette condizioni determina un utilizzo fraudolento delle creme e pertanto è stato previsto l'obbligo del vincolo sanitario per la movimentazione delle stesse, con lettera n. 609/24.64/1602, in data 31 luglio 2000, del dipartimento alimenti, nutrizione e sanità pubblica veterinaria.
Per quanto concerne l'uso dei macchinari in rame per la fabbricazione di formaggi DOP, occorre fare riferimento ai relativi disciplinari di produzione.
È opportuno, tuttavia, porre in evidenza alcune considerazioni. I sistemi di controllo ufficiale di autocontrollo sono in grado di verificare che i parametri igienico-sanitari della produzione siano rispettati. La decisione 97/284 della Comunità prevede espressamente la facoltà, per gli Stati membri, di concedere deroghe inerenti la natura dei materiali che compongono le attrezzature adibite alla produzione di prodotti tradizionali. Le modifiche dei processi tecnologici di lavorazione dei prodotti tradizionali potrebbero, ovviamente in assenza di comprovata pericolosità degli stessi, far venire meno la tradizionalità dei prodotti medesimi.
Infine, occorre aggiungere che l'impiego di latte non conforme per la produzione di formaggi a lunga maturazione è solo una facoltà concessa dalla normativa vigente. È auspicabile, invece, che tale tipo di produzione sia sorretta in misura sempre maggiore dall'utilizzo di latte conforme, come dimostrano i confortanti dati che affluiscono dalle regioni al dipartimento salute alimentare del Ministero della sanità.

PRESIDENTE. L'onorevole Delmastro Delle Vedove ha facoltà di replicare.

SANDRO DELMASTRO DELLE VEDOVE. Onorevole sottosegretario, la ringrazio anche in questo caso. Non posso però non rilevare che probabilmente un maggiore coordinamento tra i diversi Ministeri interessati a questa lunga e sofferta vicenda sarebbe opportuno perché proprio questa mattina abbiamo trovato nella casella postale una risposta su questi stessi temi, datata 20 febbraio 2001, inviataci


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dal Ministero delle politiche agricole, nella quale non si leggono le stesse cose che lei ha detto. Più precisamente, per quanto riguarda le creme, si legge: «Le asserite irregolarità, se confermate, rientrano nell'ambito della specifica competenza degli enti destinatari della segnalazione (...)». In ordine poi alla famosa questione della tossicità del rame con cui sono fatti i contenitori di questi formaggi si legge che «la tolleranza al rame è alta nell'uomo e conseguentemente non si verificano situazioni di danno o di rischio quando l'assunzione giornaliera è inferiore a 0,5 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo». In sostanza, si dà la facoltà di introdurre un piccolo veleno sulla base della considerazione che, tutto sommato, a quel livello il rame non è tossico.
Il problema è che in questo paese i cittadini non riescono ad orientarsi. Ella ricorderà - e non è colpa di questo Governo perché è cosa di 15-20 anni orsono - che a livello continentale ci siamo esposti a risate omeriche allorché una legge dello Stato aveva imposto a tutti i panettieri e a tutti i baristi di indossare un copricapo di colore bianco e di foggia militare perché si riteneva che anche un solo capello caduto avrebbe potuto comportare problemi igienico-sanitario. Non si capisce perché, quando sono in gioco interessi miliardari (facciamo riferimento al grana padano e ad altri prodotti che costituiscono un biglietto da visita dell'Italia nel mondo), si possa continuare tranquillamente a sostenere che il rame è un elemento tossico ma che un'assunzione infinitesimale di questo elemento non crei soverchi problemi. In sostanza, si afferma che ci si può avvelenare ma senza gravi conseguenze, mentre per altro verso il barista, il panettiere, il verduraio continuano ad indossare quella ignobile, sciocca, stupida «bustina» sulla testa perché vi è preoccupazione per la salute dei consumatori.
È proprio in questa forbice (che rappresenta una follia) che vi è il distacco del paese dalle istituzioni: non è assolutamente possibile che si stabiliscano deroghe quando sono in gioco interessi miliardari, mentre per i poveri disgraziati non vi sono deroghe! Guarda caso, nella risposta del Ministero delle politiche agricole e forestali, la questione è talmente pacifica e tranquilla che la risposta stessa è stata indirizzata non solo ai parlamentari, ma anche a ben quindici procure della Repubblica con sedi in province italiane del centro-nord!
Se la situazione da un punto di vista giuridico fosse davvero così pacifica e tranquilla, non vi sarebbe stata la necessità di inviare a quindici procure della Repubblica la risposta alla società che ha evidenziato tali problemi. Sotto tale profilo, non ho la competenza tecnica per stabilire chi abbia ragione e chi abbia torto. Il fatto che le risposte siano state indirizzate alle procure della Repubblica rappresenta un vezzo ormai comune: ci siamo resi conti che il vero potere politico risiede in quei palazzi e che la funzione di supplenza da esse esercitata quotidianamente nel nostro paese (a volte arbitrariamente, a volte per ragioni comprensibili) è diventata un'abitudine; avremo modo, dunque, di verificare se i comportamenti delle procure della Repubblica interessate alla vicenda saranno tranquillizzanti come lo è stato il sottosegretario nel darmi garbatamente una risposta che, comunque, mi lascia insoddisfatto.

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