Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 867 del 26/2/2001
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELL'INTERVENTO IN SEDE DI DISCUSSIONE GENERALE DEL DEPUTATO LUCA VOLONTÈ SULLE PROPOSTE DI LEGGE NN. 5904-6875-7371-7374-7514-7574.

LUCA VOLONTÈ. La legislatura volge ormai al termine e restano solo due settimane di lavoro parlamentare. Questa proposta di legge assume un significato politico particolare. Viene calendarizzato per l'aula un provvedimento senza che vi sia un testo base, senza che si siano votati gli emendamenti, senza che la Commissione di merito abbia elaborato qualcosa su cui concretamente riflettere, discutere e decidere. È un modo di procedere disinvolto che pone corposi dubbi e interrogativi rispetto ad un procedimento legislativo pesantemente vulnerato. Chiediamo maggiore attenzione in luogo della fretta che pervade ormai tutto il nostro lavoro.
Il legislatore ha cercato con progressivi adattamenti di determinare sempre migliori condizioni per favorire la stabilità di governo negli enti locali. Dopo la legge ordinamentale del 1990, n. 142, è intervenuta la legge n. 81 del 1993 che ha disciplinato il sistema elettorale per gli enti locali al fine di assicurarne una sempre più forte governabilità. Con la recente legge 3 agosto 1999, n. 265, sono stati apportati adattamenti allo status degli amministratori locali per agevolarne la partecipazione alla vita democratica delle comunità che si riflette in un positivo funzionamento delle istituzioni locali.
Non vi è dubbio che la situazione richieda ulteriori affinamenti, ma non è questo né il momento né la sede per affrontare un tema così delicato come quello del terzo mandato sostenuto da quelle forze che in passato chiedevano di eliminare la cristallizzazione della politica per favorire il cambiamento. Oggi vorrebbero tornare indietro con disinvoltura, piegando le norme agli interessi di quanti hanno assaporato le gioie del potere che non vogliono lasciare.
Noi riteniamo che non ci sia solo il problema del terzo mandato che riguarda eventualmente e in modo peculiare i comuni piccoli e piccolissimi ma che vi siano altri due aspetti: il primo è relativo alla nomina degli assessori nei comuni con più di 15 mila abitanti per i quali, in base alle norme vigenti, l'assessore è costretto alle dimissioni determinando la sua sostituzione nel consiglio da parte del primo dei non eletti. Riteniamo che tale disposizione si rifletta negativamente sul funzionamento della giunta esposta a nuovi condizionamenti che potrebbero essere superati se si prevedesse che colui che è chiamato alla carica di assessore resti in sospensione di carica, con la temporanea sostituzione dell'eletto fino


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alla durata in carica della giunta. Si sono verificati casi in cui il primo dei non eletti accentua la pressione politica sulla giunta in carica determinando situazioni di crisi che non possono essere governate con conseguenze a catena che diventano conflitti permanenti dell'organo di governo, della maggioranza che lo sostiene fino a pregiudicare il funzionamento complessivo dell'istituto locale e la sua governabilità.
Non vi è dubbio che si debbano evitare tali condizionamenti, che si riflettono sul funzionamento dell'organo di governo dell'ente locale, e consentire altresì il ritorno alla funzione di consigliere comunale nel momento in cui la giunta dovesse subire un cambiamento.
Il secondo aspetto, che certamente è ancora più importante, è quello dei costi relativi alle indennità per il sindaco e gli assessori e i gettoni di presenza dei consiglieri per i comuni fino a ventimila abitanti. La norma di copertura finanziaria della legge n. 265 del 1999 prevedeva esplicitamente che non vi fossero oneri a carico del bilancio dello Stato. Oggi questa voce di costo risulta particolarmente elevata per i piccoli comuni e si riflette sulla gestione a disposizione della comunità. Riteniamo che tali oneri collegati al funzionamento dell'ente, alla sua vita istituzionale, rappresentino un costo insopportabile soprattutto per i piccoli comuni e che vadano scorporati dal suo bilancio funzionale. Per queste ragioni pensiamo che lo Stato debba concorrere a tale voce di costo, che rappresenta un onere che riguarda il funzionamento dell'istituto locale.
Sono queste le ragioni che ci vedono dalla parte dei piccoli comuni (contro lo strapotere dell'ANCI e dei grandi comuni) e che impongono una saggia riflessione e soprattutto che non permettono di proseguire ulteriormente nei lavori.

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