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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Servodio.
GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Signor Presidente, mi sembra opportuno fare alcune osservazioni, proprio per l'apporto costruttivo da parte dei colleghi alla discussione, che ha ripreso temi e considerazioni già espresse nel dibattito sviluppato alla vigilia dell'approvazione del testo trasmesso al Senato.
grazie all'aiuto degli esperti funzionari del Servizio studi e del Servizio commissioni della Camera dei deputati. Abbiamo quindi previsto un potere sostitutivo un po' anomalo, perché abbiamo deciso che tale potere deve essere deciso nell'ambito della Conferenza Stato-regioni e deve essere considerato un'appendice al documento delle linee guida. Ciò perché non volevamo togliere nulla alle prerogative costituzionali delle regioni.
ma che al punto in cui siamo è comunque migliore rispetto a quello previsto dall'attuale legge n. 217.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il rappresentante del Governo.
CESARE DE PICCOLI, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido largamente le osservazioni e le considerazioni della relatrice onorevole Servodio, che ha illustrato le modifiche introdotte dal Senato al testo approvato dalla Camera.
GIANLUIGI SCALTRITTI. Non abbiamo detto questo!
GAETANO RASI. Non abbiamo detto questo! Nessuna sovvenzione!
CESARE DE PICCOLI, Sottosegretario di Stato per l'industria, il commercio e l'artigianato e per il commercio con l'estero. Colleghi del Polo delle libertà esperti in economia, dobbiamo chiarire bene questo punto. Stiamo parlando di un settore in forte espansione che, nella bilancia dei pagamenti del nostro paese, riveste un ruolo strategico, determinante, a differenza di altri settori; da questo punto di vista, esso ha bisogno di risorse finanziarie, ma in favore dei territori, delle realtà, delle imprese che veramente hanno bisogno di meccanismi incentivanti per acquisire livelli di competitività. Il tutto, lo ripeto, all'interno di un quadro in espansione.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Proprio per il garbo - giustamente sottolineato dal Presidente - con il quale l'onorevole Rasi e l'onorevole Scaltritti hanno voluto sottoporre all'attenzione del relatore e del Governo le loro considerazioni, vorrei sgombrare il terreno da alcune preoccupazioni. Non entro nel merito della sottolineatura circa il vizio di procedura poiché mi pare che la Commissione abbia legittimamente e regolarmente dato mandato al relatore di riferire favorevolmente sul testo del Senato, chiedendo nel contempo di valutare l'opportunità di sentire le regioni per una consultazione che comunque non va ad inserirsi in un processo legislativo che dal punto di vista procedurale mi sembra abbia tutti i crismi della legalità. Voglio invece entrare nel merito del provvedimento.
Stiamo lavorando intorno a questo testo dal 1998. Solleciterei i colleghi a leggere gli articoli di stampa dell'allora presidente della Conferenza delle regioni e dell'assessore al turismo coordinatore degli assessori regionali che su tutti i quotidiani per una settimana attaccavano - a mio avviso a ragione - il testo del Senato. Rispetto a quel testo abbiamo fatto oltre trenta audizioni ed abbiamo ricevuto dalle regioni tre promemoria (il primo riguardava il primo testo del Senato, il secondo riguardava il testo provvisorio del relatore, il terzo riguarda il testo elaborato dal Comitato ristretto ed arrivato all'esame della Commissione) ed ai colleghi Rasi e Scaltritti ricordo anche che non abbiamo tenuto conto solo delle osservazioni delle regioni, di cui riconosciamo prerogative costituzionali e competenze, ma anche delle considerazioni dell'UPI e dell'ANCI che sono venuti in Commissione a chiederci di trovare il punto di equilibrio e di raccordo con le prerogative che province e comuni vogliono avere in questo settore.
Vorrei che i colleghi dell'opposizione riconoscessero, non solo al relatore ma anche alla maggioranza, la buonafede e la volontà di trovare il punto di mediazione più alto tra l'esigenza di non disconoscere le competenze regionali, quella di promuovere sul territorio una valorizzazione degli enti locali e quella di dare vita ad un coordinamento a livello nazionale. Con questo testo riteniamo di avere raggiunto tale risultato. Certo, poteva essere ulteriormente migliorato, ma non è stato impedito che si accettassero molti emendamenti del collega Bono, sia in Commissione sia in aula; abbiamo recepito i suggerimenti resi con emendamenti dai colleghi dell'opposizione perché abbiamo ritenuto di dover affrontare il tema della riforma della legislazione del turismo non in maniera ideologica, ma in maniera obiettiva, nel tentativo di riconoscere finalmente a questo settore una grande valenza economica e strategica per lo sviluppo del nostro paese.
Non voglio entrare nel merito degli articoli 1, 2 e 4. Come ho detto in precedenza, il Senato ha fatto bene a ripristinare il riferimento all'articolo 44 del decreto legislativo n. 112 del 1998 e con la procedura di cui agli articoli 2 e 4 non si mette in discussione lo stesso decreto legislativo. Il collega Scaltritti ha affermato che le linee guida possono creare limiti e barriere, ma a mio avviso avviene l'esatto contrario, perché con questo provvedimento viene delegificata la materia turistica - questo è il grande merito che deve essere attribuito a tutta la Commissione - e noi dobbiamo assolutamente approvare il provvedimento - speriamo che ci sia il tempo per farlo - per superare la legge n. 217 che risale a 16 anni fa.
Il collega Bono afferma che questo non è un provvedimento quadro: sono pienamente d'accordo, perché il nostro obiettivo era quello di delegificare una materia, facendo riferimento al documento delle linee guida, il quale sarà concertato nell'ambito della Conferenza Stato-regioni. Inoltre, in relazione al famoso comma concernente il potere sostitutivo, va detto che esso ci è stato richiesto dagli operatori del settore, i quali non vogliono che in alcune regioni gli operatori turistici siano penalizzati nel caso in cui le regioni non si adeguino alle linee guida. È ovvio, quindi, che dovevamo trovare un punto di equilibrio, che siamo riusciti a trovare
Abbiamo bisogno di abrogare la legge n. 217 per un altro motivo. Questa legge definisce l'impresa turistica ormai in modo non più reale. L'impresa turistica, infatti, oggi non è più solo quella ricettiva; inoltre l'impresa turistica è stata equiparata a tutte le altre e gode quindi di tutte le agevolazioni ad esse riconosciute: mi riferisco al credito d'imposta, ad alcune agevolazioni riguardo all'IVA e alla ristrutturazione. Già da due anni, infatti, gli alberghi possono scaricare le spese di manutenzione e di ammodernamento delle strutture. Dobbiamo quindi modificare il concetto d'impresa turistica.
Inoltre, questo provvedimento si è sforzato di non essere statalista: basta leggere la definizione di sistema turistico locale, il quale, grazie all'apporto del collega Bono, non viene definito a livello regionale, ma a livello territoriale. Il turismo è legato al territorio e alla capacità dei privati di mettersi assieme agli enti locali.
Questo non è per noi un tradimento della competenza regionale. Le regioni debbono riconoscere questi sistemi, i quali se non nascono dal basso ma vengono decisi a livello regionale e statale saranno delle scatole vuote. Tutto ciò si inquadra nell'ambito della fiducia nel settore degli operatori.
Non voglio soffermarmi poi sulla questione relativa alle risorse. Mi limiterò a dire che, se avessimo avuto altre risorse da inserire nel fondo di cofinanziamento per i sistemi turistici locali, l'avremmo fatto. Questo non significa che noi non riteniamo che 410 miliardi siano sufficienti, però una cosa è vera e cioè che per il settore turistico non c'è stato un disimpegno da parte della maggioranza e del Governo. Il collega Alveti ha fatto riferimento ad una serie di provvedimenti finanziari; a ciò debbo aggiungere - lo dico a chi ha ben letto il testo - che anche il fondo unico delle imprese, che era stato sempre ripartito per le imprese del settore industriale e non per quello turistico, oggi viene messo a disposizione. Questo fondo, che verrà previsto anche nella prossima legge finanziaria, potrà riservare risorse anche al settore turistico, cosa mai avvenuta in precedenza. Ebbene in questo testo si fa riferimento anche al fondo unico delle imprese.
Sono molto rispettosa delle considerazioni che fa l'opposizione ed è giusto che le faccia l'opposizione, anche se mi sarei aspettata - e lo dico al collega Rasi, il quale è un po' più anziano di noi - un giudizio più generoso nei confronti del lavoro svolto insieme ai colleghi dell'opposizione.
Caro onorevole Scaltritti, non abbiamo avuto fretta perché è da due anni e mezzo che stiamo lavorando intorno a questo testo, che è stato più volte corretto dal Comitato dei nove e sul quale vi è stata un'ampia disponibilità; vi sono state molte audizioni anche non se non ci sono state missioni. Non siamo cioè andati in giro per il mondo - e forse avremmo dovuto farlo - per vedere come funziona il settore turistico perché abbiamo voluto far risparmiare alla Commissione, alla Camera i soldi delle missioni.
Abbiamo preso in esame anche la normativa degli altri paesi della Comunità europea. Certo, la Francia ha un sistema diverso! Non possiamo copiarla e non possiamo dire che vogliamo rispettare le regioni e poi pretendere di fare i Ministeri dell'industria!
Dalla lettura della stampa risulta che molti operatori turistici e molti esperti del settore concordano su questo testo. Mi auguro che l'opposizione, in questi giorni, dopo aver preannunciato che non farà ostruzionismo, perché su questo testo vuole dare il proprio contributo in maniera costruttiva e positiva, possa consentire all'Assemblea di varare uno strumento che poteva anche essere migliorato
Il Governo non è stato spettatore agnostico, avendo partecipato attivamente all'elaborazione di un testo di cui è stato protagonista il Parlamento. Quattro saranno alla fine le letture del testo da parte delle due Camere. Il Governo condivide il testo finale che è oggi alla nostra attenzione anche per le considerazioni oggettive svolte in ordine alle modifiche introdotte dal Senato. Il contributo e le modifiche apportate dal Senato, da una parte, non stravolgono il testo licenziato dall'Assemblea in terza lettura e, al tempo stesso, introducono alcuni miglioramenti che vanno nella direzione auspicata dall'opposizione; forse essi sono ancora insufficienti, ma sicuramente procedono nella direzione di un miglioramento. Vorrei aggiungere solamente qualche considerazione, anche alla luce della discussione che si è svolta.
In primo luogo, relativamente all'impianto di questa proposta di legge, è stato precisato che non si tratta di una legge quadro e vorrei evidenziare che essa ha alla propria base una forte semplificazione. Tutta la legislazione procede in questa direzione e, da questo punto di vista, dobbiamo essere coerenti; la norma riduce all'essenziale la competenza.
In secondo luogo, la norma realizza anche un punto di equilibrio tra le diverse competenze statali, regionali e locali - insisto, su tutti e tre i livelli - e a questo proposito mi è parso di cogliere qualche contraddizione tra i colleghi dell'opposizione perché, da una parte, si invoca un maggiore protagonismo delle regioni, quasi a criticare una legge di impianto statalista, dall'altra - come ha fatto l'onorevole Rasi con molte argomentazioni -, si delinea un ritorno al Ministero del turismo. Credo che non sia questo l'indirizzo da seguire; le scelte compiute anni fa comportano un forte coordinamento centrale attraverso la conferenza permanente sul turismo, materia affidata dalla Costituzione alle regioni, che certamente non possono svolgere un ruolo esaustivo. Dovremo sempre di più fare i conti con questo problema perché chiama in causa la concezione sul federalismo e sul sistema delle autonomie in cui le regioni hanno ruolo importantissimo. Non vorremmo che si determinasse un centralismo regionale che, per quanto mi riguarda, non sarebbe da condividere. Chi conosce bene il turismo sa che esso, in primo luogo, è stato di competenza dei comuni e delle città. Pertanto, se una legislazione regionale avesse un impianto centralistico, negando questa realtà di localizzazione, presenterebbe un dato contraddittorio rispetto allo spostamento delle competenze dallo Stato al sistema delle autonomie. Ritengo che la valorizzazione dei sistemi turistici locali proceda in questa direzione. Sono d'accordo con l'osservazione che i sistemi turistici debbano formarsi dal basso e potrei portare esempi di realtà della mia regione che storicamente sono state divise da campanili che ora faranno insieme la prima fiera turistica; potrei citare aggregazioni che vanno dalla foce del Tagliamento alla foce del Piave appartenendo a due diverse regioni. I sistemi turistici locali devono partire dal basso e trovare nella regione momenti forti di indirizzo e di governo che, però, non possono essere esaustivi.
Ritengo che questa proposta sia equilibrata; si potrà sempre approfondire la materia, come la stessa relatrice sosteneva, ma non ritengo fondata la preoccupazione dell'onorevole Scaltritti, perché in questo provvedimento non vi è alcun atteggiamento contraddittorio o negativo nei confronti delle regioni.
Vi è, infine, la questione delle risorse finanziarie. Certo, stanziare 405 miliardi anziché 1.050 può implicare un giudizio negativo, ma credo che dobbiamo approfondire maggiormente la questione. Innanzitutto, abbiamo da poco approvato la legge finanziaria e abbiamo fatto i conti con priorità e con urgenze diverse; il fatto che la proposta di legge giunga in questo momento alla sua approvazione definitiva non ha giovato neppure nella negoziazione che inevitabilmente si determina tra i diversi settori, ma vi è l'urgenza di approvare questo provvedimento. Oltre a questo, vorrei richiamare alcuni concetti. Anzitutto, non dobbiamo considerare soltanto i finanziamenti previsti in questo provvedimento; infatti, se entriamo nella logica del turismo e, quindi, di soggetti che gestiscono come imprese turistiche, va detto, come ricordava l'onorevole Servodio, che essi sono destinatari di un complesso di iniziative dal punto di vista finanziario (incentivi o agevolazioni fiscali) proprio in quanto imprese turistiche. Ritengo che l'innovazione secondo la quale il turismo partecipa, al pari del commercio, al fondo unico per le imprese (il relativo provvedimento è stato licenziato in Commissione attività produttive) e l'estensione della legge n. 488 siano, a regime, un fatto positivo; la partecipazione dell'impresa turistica agli incentivi concernenti la defiscalizzazione o relativi al costo della mano d'opera è anch'essa un fatto positivo. Bisogna considerare sempre più il turismo all'interno di un grande comparto dell'economia e non un fatto a sé stante. Per tali ragioni non darei troppa enfasi a questo dato critico, che probabilmente a regime, quando la legge sarà pienamente efficace, andrà valutato.
Nell'intervento molto argomentato - lo dico con grande rispetto per l'interlocutore - dell'onorevole Rasi ho percepito una valutazione un po' troppo pessimistica del settore. Con il provvedimento in esame non dobbiamo finanziare un settore in crisi, ma un settore in grande espansione (nel 2000 ha registrato un incremento di oltre il 10 per cento); non vi è regione che non sia caratterizzata da un fortissimo sviluppo dell'attività turistica.
Stiamo approvando una legge per organizzare il settore e renderlo competitivo; in essa gli incentivi pubblici sono destinati all'innovazione dell'impresa turistica ed alla sua competitività, considerato che non si può più ricorrere al vantaggio competitivo della svalutazione della lira, come avveniva in passato. Lo ripeto, non si tratta di un settore in crisi che ha bisogno di sovvenzioni ed aiuti.
Sono queste alcune considerazioni che mi sono permesso di fare alla luce del dibattito svoltosi, apprezzando comunque il tono della discussione, che non mette in dubbio la conclusione del lungo iter di questo provvedimento e che mi vede, giustamente, in posizione dialettica, come è naturale che sia.


