Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 867 del 26/2/2001
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(Discussione sulle linee generali - A.C. 5003-B)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modificazioni introdotte dal Senato.
Avverto che la X Commissione (Attività produttive) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Servodio, ha facoltà di svolgere la sua relazione.

GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Signor Presidente, è oggi al nostro esame il provvedimento di riforma della legislazione nazionale del turismo, provvedimento già approvato da questa Camera il 20 dicembre 2000, la quale aveva già profondamente modificato il testo approvato in precedenza dal Senato.
Il Senato ci ha trasmesso il provvedimento con pochissime modifiche; si tratta di modifiche di carattere squisitamente formale: alcune riguardano l'adeguamento a provvedimenti, che, nel frattempo, sono stati approvati dal Consiglio dei ministri e solo due modifiche possono essere considerate di rilievo.
All'articolo 2 il Senato ha, a mio avviso, giustamente ripristinato il testo approvato dalla Commissione, successivamente modificato da questa Assemblea. Si tratta dell'inserimento del riferimento all'articolo 44 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che, con molta chiarezza, definisce, valorizza, rafforza e consolida il processo di attribuzione alle regioni di competenze in materia turistica. Ha fatto bene il Senato a ripristinare il riferimento al citato articolo 44, perché, come si può verificare, tale articolo determina in maniera chiara, senza cancellare competenze delle regioni, la materia turistica quale competenza regionale, lasciando allo Stato solo alcune competenze di natura internazionale.
Quindi, in questo senso, l'apprezzamento per la modifica apportata dal Senato conferma l'obiettivo generale del testo già approvato dalla Camera che non vuole in alcun modo interferire in una materia che è di competenza regionale.
All'articolo 4, che concerne la promozione dei diritti del turista, il Senato ha apportato una modifica sostanziale. Tale modifica riprende il decreto legislativo n. 427 del novembre 1998 che riguarda l'acquisizione dei diritti di godimento a tempo parziale di beni immobili. Ricordo che tale decreto legislativo fu approvato a seguito di una direttiva della Comunità europea (la n. 94/47).
Debbo dire che su questo punto in Commissione si è sviluppato un dibattito, nel corso nel quale tuttavia non sono stati presentati emendamenti soppressivi.
La modifica introdotta dal Senato ha sostanzialmente l'obiettivo di tutelare maggiormente l'acquirente. Con questa modifica il Senato dà un'altra definizione di «bene immobile». Su questo punto sono sorte alcune perplessità e sono state formulate delle osservazioni da parte dei colleghi. La Commissione ha ritenuto tuttavia di non proporre alcun emendamento. Nel riferire favorevolmente sul provvedimento (in tal senso è il mandato ricevuto dalla Commissione), pur comprendendo e sottolineando l'esigenza di un ulteriore approfondimento, per la ragione più grande che è quella di approvare il provvedimento prima dello scioglimento delle Camere, rilevo che tutti i gruppi hanno ritenuto di non dover proporre alcun emendamento.
All'articolo 9 e all'articolo 11, concernenti soprattutto la semplificazione e l'abrogazione di norme del testo unico di pubblica sicurezza, il Senato ha fatto bene ad introdurre alcune modifiche perché, pur mantenendo sostanzialmente in piedi l'impianto generale, cioè quello di una maggiore semplificazione e di una abrogazione delle norme anacronistiche che hanno pesato molto sul rapporto tra le


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imprese, gli operatori turistici e la pubblica amministrazione, in tal modo si è operato un adeguamento all'ultimo provvedimento approvato dal Consiglio dei ministri, ossia il regolamento di semplificazione di procedimenti in materia di pubblica sicurezza.
L'ultima modifica che è stata introdotta riguarda la copertura finanziaria. Tutti sappiamo che questo provvedimento è stato licenziato dalla Camera prima dell'approvazione della legge finanziaria 2001. Dunque, anche da un punto di vista formale, c'era bisogno di attribuire, per così dire, le caselle giuste, cioè di rivedere proprio sul piano formale l'articolo 12.
Sostanzialmente viene confermato il finanziamento di 410 miliardi. Su questo punto si è svolta una discussione in Commissione che è entrata nel merito; alcune forze politiche hanno ribadito l'esiguità di questo fondo. Non sto qui a ripetere le osservazioni che ho già fatto in Commissione. Dico soltanto che il Senato ha riconfermato tale finanziamento e ha risistemato la materia contabile-finanziaria a seguito dell'approvazione della legge finanziaria 2001. La Commissione mi ha incaricato di esprimere parere favorevole senza presentare ulteriori emendamenti perché l'obiettivo, al di là dei giudizi che le forze politiche dell'opposizione hanno già espresso, la scorsa settimana, sia in aula sia in Commissione, è di approvare questo provvedimento al più presto, atteso che, dalle notizie in mio possesso, sono stati presentati pochi emendamenti. Ciò riconferma l'atteggiamento costruttivo di tutte le forze politiche per approvare quanto prima il testo al nostro esame.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ORNELLA PILONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Il Governo si riserva di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Scaltritti. Ne ha facoltà.

GIANLUIGI SCALTRITTI. Presidente, rappresentante del Governo, onorevoli colleghi, come è già stato accennato prima del mio intervento, vorrei evidenziare che questo provvedimento è stato portato all'esame dell'Assemblea con una certa celerità, forse per l'imminente fine della legislatura e la campagna elettorale ormai in corso.
La proposta di legge n. 5003-B, che riguarda la riforma della legislazione nazionale del turismo, è stata prontamente inserita nel calendario dei lavori della Commissione la scorsa settimana ed è giunta all'esame dell'Assemblea, non tenendo conto della non trascurabile contestazione messa in atto dalle regioni - come è stato ricordato dall'onorevole Rasi - sulla costituzionalità ed opportunità del provvedimento. L'audizione cui lei, Presidente, e il presidente di Commissione, avete fatto prima riferimento è un pro forma al quale viene dato scarso peso per essere un conflitto costituzionale così importante. Infatti, in Commissione, a nome del gruppo di Forza Italia, avevo già avuto modo di dichiarare che questa proposta di legge - difficilmente classificabile come legge quadro perché vuota di quei contenuti di coordinamento e di sviluppo della promozione e della valorizzazione del sistema turistico italiano, che sono di competenza dello Stato - deve essere votata entro la fine della legislatura, purché siano apportate le dovute rettifiche in termini di questo conflitto istituzionale e di dotazione delle risorse.
Posso capire che gli operatori del settore siano ormai stanchi di attendere e che siano disposti ad accettare anche una cattiva legge piuttosto che niente, ma quello che mi meraviglia è l'atteggiamento della maggioranza che non sente la responsabilità che un legislatore deve avere nei riguardi degli altri cittadini e delle istituzioni quando, come in questo caso, si è di fronte ad una dichiarazione di ricorso alla Corte costituzionale da parte del presidente della Conferenza Stato-regioni. La Commissione per le questioni regionali, in linea con i pareri già espressi il 2 dicembre 1999 sul testo della Camera e il


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17 gennaio 2000 su quello del Senato, ha confermato il proprio parere contrario sui commi 4, 5, 6, 7 e 8 dell'articolo 2 nella formulazione che stiamo esaminando. Presidente, il problema non è stato risolto e meriterebbe - come accennavo prima - un confronto approfondito con il presidente della Conferenza Stato-regioni o con altri soggetti istituzionali coinvolti per procedere, come sosteneva l'onorevole Rasi, ad un sereno confronto che consenta di giungere ad una serena definizione del provvedimento stesso.
Il parere della Commissione per le questioni regionali ha evidenziato che il testo snaturerebbe il documento delle linee guida creando una fonte normativa tipica che vincola l'autonomia legislativa delle singole regioni e ciò è facilmente riscontrabile nel tono impositivo dei commi 6 e 7.
Signor Presidente, prima di dare corso all'iter del provvedimento in Assemblea, ritengo sia necessario approfondire i temi di questa conflittualità. Infatti, l'articolo 117 della Costituzione prevede la potestà normativa per le regioni in materia di turismo e di industria alberghiera nei limiti dei principi fondamentali stabiliti dalle leggi dello Stato e dell'interesse nazionale delle altre regioni.
L'articolo 118 della Costituzione, inoltre, attribuisce alle regioni le relative funzioni amministrative, salvo quelle di interesse esclusivamente locale.
La legge n. 59 del 1997, all'articolo 9, dispone il potenziamento dei poteri e delle funzioni della Conferenza Stato-regioni, facendola partecipe di tutti i processi decisionali di interesse regionale, interregionale e infraregionale, almeno con l'obbligatorietà della consultazione; dispone, poi, la semplificazione delle procedure, con la concentrazione nella Conferenza stessa di tutte le attribuzioni relative ai rapporti fra Stato e regioni, in modo da creare un forte punto di raccordo capace di consentire la soppressione di comitati, commissioni ed organi omologhi all'interno delle amministrazioni pubbliche.
Il decreto legislativo n. 112 del 1998, all'articolo 44, ha disposto tassativamente le funzioni ed i compiti riservati allo Stato; in particolare, desidero citare testualmente la lettera d): «la definizione, in accordo con le regioni, dei principi e degli obiettivi per la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico». Precisa ancora la lettera d): «le connesse linee-guida sono contenute in un documento approvato, d'intesa con la Conferenza Stato-regioni, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, adottato ai sensi dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 281 del 1997, sentite le associazioni di categoria maggiormente rappresentative, degli operatori turistici, dei consumatori e del turismo sociale e le organizzazioni sindacali dei lavoratori del turismo più rappresentative della categoria».
Da tutto ciò risulta evidente che il problema sollevato ufficialmente dalle regioni e che noi di Forza Italia abbiamo sempre denunciato durante l'iter in Commissione ed in Assemblea, sia nella prima sia nella seconda lettura, presenta fondati motivi di illegittimità, formale e sostanziale. Il testo in esame ha disposto unilateralmente, sotto la dizione «principi», disposizioni specifiche, standard, criteri e modalità che avrebbero dovuto essere semplicemente delineati in un successivo documento; in questo modo, ha sostanzialmente vincolato il potere normativo primario attribuito dalla Costituzione alle regioni nel settore turistico, né è pensabile limitare tale potere, di derivazione costituzionale, con un'enunciazione di principio.
In questo testo, la realizzazione delle linee-guida viene di fatto anticipata, eludendo la necessità dell'intesa con la Conferenza Stato-regioni e la partecipazione delle associazioni di categoria. Tale inosservanza del procedimento normativamente previsto potrebbe determinare un vizio di legittimità della futura legge; in questo modo è stata snaturata la procedura prevista dall'articolo 44 per l'elaborazione delle linee-guida e sono state riacquisite illegittimamente alla supervisione statale anche le funzioni amministrative...


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GIUSEPPINA SERVODIO, Relatore. Dove sta scritto?

GIANLUIGI SCALTRITTI. ... attribuite alle regioni.
Infine, impedendo di fatto la partecipazione della Conferenza Stato-regioni al processo decisionale in atto, sono state disattese tutte le norme di consultazione, semplificazione, raccordo e concentrazione previste nel comma 1 dell'articolo 1 della stessa proposta di legge. Pertanto, è forte la nostra perplessità sulla valenza di questo impianto legislativo e sulle conseguenze che potrà produrre, una volta pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; infatti, non sono soltanto gli articoli 1 e 2 a creare confusione e conflitti istituzionali, ma «partecipano» abbondantemente anche gli articoli 3 e 4, cioè la conferenza nazionale e la carta dei diritti, che trovano già il loro percorso naturale nel processo decisionale previsto dall'articolo 44 del decreto legislativo n. 112 o meglio nella valorizzazione del ruolo della Conferenza Stato-regioni, sentite le parti sociali.
Francamente, confido su una profonda riflessione della maggioranza affinché si proceda ad una seria considerazione dei problemi esposti, evitando atteggiamenti da propaganda elettorale e la tentazione di rincorrere effetti-annuncio che portano agli elettori illusioni e parole anziché fatti concreti. A questo proposito, è importante rilevare che le risorse per la copertura finanziaria, previste dall'articolo 12 ed inizialmente pari a 1.050 miliardi, sono diventate pari a 410 miliardi e, soprattutto, che sono state distribuite negli anni in modo tale da non consentire agli imprenditori del settore alcun tipo di programmazione e, quindi, di possibilità di investimento. È ridicolo che un settore come quello del turismo, che ha bisogno urgente di sostegno all'ammodernamento del settore ricettivo e di investimenti in formazione e nuove tecnologie, abbia come stanziamento 80 miliardi nell'anno 2001, 55 miliardi nell'anno 2002 e 5 miliardi per il 2003! Riteniamo assolutamente necessario intervenire su questo punto con un aumento delle risorse che, anziché decrescere, aumentino negli anni!
Il turismo mondiale ed europeo offre previsioni di un aumento dei flussi del 50 per cento nei primi 10 anni del 2000 e di oltre il 100 per cento entro il 2020. Il che significa che, per mantenersi al passo con i tempi e poter attingere a questo grande mercato, è necessario dare evoluzione al settore perché non solo si attivi un processo di ammodernamento e professionalizzazione, ma perché ci si appropri anche di una vera cultura del marketing e si attui una pianificazione in grado di sfruttare le norme «giacimento turistico» in termini storici, artistici, ambientali, culturali e religiosi di cui il nostro paese è ricco.
Queste sono le ragioni per le quali riteniamo che una legge, che non ha una chiara visione delle competenze istituzionali e delle necessarie risorse da stanziare in proporzione allo sforzo da compiere, avrà effetti sicuramente blandi nei riguardi delle forti esigenze del settore.
Sono ancora più drammatici per il turismo i problemi della fiscalità eccessiva e disarmonica rispetto agli altri paesi europei e di un mercato del lavoro che soprattutto in questo comparto dovrebbe avere forti caratteristiche di flessibilità.
Nel campo del turismo non si vendono oggetti, ma servizi tra loro integrati! È un «prodotto-territorio» quello che viene posto sul mercato e deve essere in grado di attrarre il potenziale cliente turista al punto di farlo spostare dalla propria residenza abituale. Perché ciò accada è necessario che tutti i vari livelli istituzionali, funzionali e di categoria, si muovano in accordo tra loro, senza politiche contraddittorie e nella consapevolezza dei diversi ruoli.
La produzione di un impianto legislativo che non sia in grado di tenere conto di queste concrete esigenze diventa frutto di una coscienza politica che guarda più alla strumentalizzazione del consenso che alla soluzione dei problemi sociali ed economici!
Forza Italia, contraria all'impostazione di questo provvedimento, produrrà pochi


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ma qualificati emendamenti correttivi che, se accettati, non saranno certo di impedimento al varo della legge in questa legislatura, lasciando alla responsabilità della maggioranza la qualità del testo che verrà effettivamente approvato.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Alveti. Ne ha facoltà.

GIUSEPPE ALVETI. Onorevole Presidente, onorevoli colleghi, vorrei rispondere a quanto affermato dal collega Scaltritti dicendo che questo sereno confronto con le realtà regionali vi è stato in questi anni e l'approvazione di questo testo è il frutto di un dibattito che ormai dura da un ventennio. Questo momento di approvazione della legge, che da tanti è atteso, è ormai in gestazione da qualche tempo ed ha anche raggiunto un livello di maturità. Penso pertanto che in questo momento sia opportuno andare avanti, al di là delle questioni che possono dividerci e di quelle che si è cercato di aggiungere ad un testo già valido dall'inizio.
Mi premeva di ricontestualizzare un po' la materia in discussione e soprattutto di fare il punto dello stato di grande delicatezza in cui versa il settore del turismo oggi, che deve essere inteso soprattutto come una grande risorsa.
Il contesto in cui tutto ciò avviene è caratterizzato da previsioni estremamente positive. Secondo gli esperti, infatti, il tasso di sviluppo del turismo si attesterà attorno al 4 per cento annuo per i prossimi 25 anni. È una crescita che non ha confronto con le previsioni di nessun altro comparto. Il turista, però, ha caratteristiche completamente diverse rispetto al passato: è più colto, richiede servizi moderni, è molto attento alla qualità del territorio e dell'ambiente, è alla ricerca di una vacanza personalizzata e tende sempre più a suddividere in più periodi le proprie ferie e il proprio tempo libero, oltre che a soddisfare molteplici esigenze legate ad una crescita del sapere, ad una sistematica curiosità culturale e ad una continua ricerca del nuovo.
Sul fronte dell'offerta, poi, il turismo è passato dalla microeconomia spontanea alla macroeconomia industriale ed oggi deve misurarsi con il nuovo mercato e con l'economia dei servizi del 2000, nonché con la globalizzazione del mercato internazionale, con le nuove tecnologie, con la segmentazione e la flessibilità del prodotto, con una più stretta relazione tra qualità e prezzo.
In questo contesto unitario da molti anni perde quote di mercato e questo è un segnale preoccupante che merita assoluta attenzione da parte del Governo, del Parlamento, degli enti locali, delle regioni, delle forze sociali. Tutti debbono comprendere che è necessario applicare al turismo nuove e più articolate analisi economiche, nonché adeguate strutture amministrative; concepire nuovi piani di sviluppo industriali e commerciali e costruire un apparato legislativo e amministrativo rispondente allo sviluppo del settore. Da queste considerazioni appare chiaro come sia ormai indispensabile un grande impegno non solo per mantenere le posizioni, ma per acquisirne di nuove e per conquistare ulteriori segmenti di mercato, al fine di utilizzare al meglio le enormi potenzialità esistenti nel nostro paese, che potrebbero collocarlo al primo posto nel mondo.
Una forte iniezione di innovazione, di qualificazione e di ristrutturazione è necessaria alla nostra offerta turistica per realizzare tali obiettivi. Da una parte, si tratta di consolidare l'impegno che già in questi ultimi anni ha prodotto risultati positivi per il turismo culturale e ambientale. Dall'altra, si debbono affrontare alle radici i nodi che pesano negativamente sul turismo balneare e montano e su quei segmenti di turismo maturo che non pochi affanni hanno sofferto ultimamente; occorre creare le condizioni perché alcune forme di turismo di nicchia, quali il turismo congressuale, il turismo termale, il turismo itinerante, l'agriturismo, escano dalle condizioni di galleggiamento che stanno vivendo. In questo contesto è utile una riflessione sul turismo del sud. Se alcune realtà nuove si sono affermate complessivamente i risultati sono ancora modesti rispetto alle enormi potenzialità


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esistenti. Le cause del mancato decollo dell'economia turistica vanno ricercate nell'inadeguatezza delle infrastrutture e dei servizi, nella fragilità imprenditoriale, nei ritardi della pubblica amministrazione e soprattutto nelle questioni dell'ordine pubblico.
L'impegno del Parlamento e del Governo in questi anni si è rivolto al sostegno della piccola e media impresa turistica. Vorrei ricordare l'estensione della legge n. 488 anche al turismo; l'istituzione del fondo nazionale di cofinanziamento degli interventi regionali del commercio e del turismo; la concessione di un credito di imposta alle imprese turistiche che acquistano beni strumentali; la deducibilità ai fini fiscali delle spese di manutenzione, di riparazione, di ammodernamento e di ristrutturazione relative agli immobili nei quali vengono esercitate le attività turistiche. Per ultimo, la finanziaria 2001 ha introdotto la concessione per tre anni, a tutti i datori di lavoro privati, di un credito d'imposta per i nuovi assunti a tempo indeterminato sopra i venticinque anni, che nel Mezzogiorno raggiunge un milione e duecento mila lire al mese per ciascun nuovo lavoratore assunto, mentre per il resto del paese ottocentomila lire; l'introduzione del nuovo sistema di tassazione per le nuove imprese e imprenditoriale, la riduzione della base imponibile IRAP per le imprese che hanno un giro di affari fino a 350 milioni annui, la riduzione dell'aliquota IRPEG eccetera.
Alle risorse impegnate dal Governo si affiancano i fondi strutturali europei per il periodo 2000-2006 nella cosiddetta Agenda 2000, per non parlare di tutti gli sforzi che si sono fatti in tema di Giubileo e che ormai rappresentano solo servizi.
La politica del turismo attuata dal centrosinistra si è fondata proprio sul rilancio del settore dei beni culturali, quale asse fondamentale per il rilancio del turismo nel nostro paese. Solo cinque anni fa il paese, che ospita un patrimonio storico-artistico tra i più rappresentativi della civiltà occidentale, aveva una organizzazione dell'offerta culturale non adeguata al livello dell'eccellenza dei suoi capolavori. Molti dei luoghi d'arte più noti e significativi erano chiusi da tempo a causa di complesse operazioni di restauro che si prolungavano negli anni. Oggi il quadro è davvero cambiato, grazie ad una serie di interventi e di azioni avviate a partire dal 1996, che hanno comportato un forte aumento delle risorse ordinarie e straordinarie destinate al recupero e al restauro dei luoghi d'arte (gli orari d'ingresso sono stati notevolmente prolungati, soprattutto nei giorni festivi e nei mesi in cui vi è una maggiore affluenza turistica, e sono finalmente adeguati alla domanda dei visitatori). Inoltre, sono più di cento i musei in grado di offrire ai visitatori non solo la bellezza dei capolavori dell'arte italiana ma i pregi di una visita confortevole grazie ai servizi offerti (librerie, caffetterie, servizi di prenotazione). La crescita del consumo culturale è, tuttavia, soprattutto legata alle moltissime operazioni di restauro e di riallestimento di luoghi d'arte famosi e meno noti avviate e concluse in questi ultimi cinque anni. Penso alla galleria Borghese o ai siti archeologici come la Domus Aurea o anche ad iniziative a carattere internazionale come le celebrazioni del centenario della morte di Giuseppe Verdi.
Per quanto riguarda il paesaggio, segnalo per tutti gli interventi e l'abbattimento delle abitazioni abusive, ad esempio, nella Valle dei Templi di Agrigento, un risultato che è frutto di una scelta precisa: quella di investire risorse, impegno ed energie nel recupero della nostra storia, della nostra identità culturale e ambientale; la scelta di rimettere, dopo anni di oblio dell'identità culturale, la cultura e l'ambiente al centro dei processi di crescita sociale e civile dell'Italia. In un contesto economico e imprenditoriale in grande fermento, come ha dimostrato nei giorni scorsi la BIT di Milano, è indispensabile che l'Italia metta a punto forme di intervento efficaci ed innovative, in primo luogo, con l'approvazione di una normativa quadro nazionale, che consenta di superare la disciplina vigente, ormai assolutamente inadeguata. Sarà poi compito


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delle regioni definire in tale ambito le normative specifiche, con l'obiettivo di realizzare una convincente politica nazionale del turismo.
L'impostazione del disegno di legge in esame è fortemente innovativa e corrisponde all'esigenza di coniugare, in termini positivi, il ruolo delle regioni con l'obiettivo di assicurare unitarietà all'offerta turistica italiana. Il Senato ha apportato al provvedimento un limitato numero di modifiche, volte a migliorare alcuni punti del testo; si tratta in gran parte di modificazioni di ordine tecnico, finalizzate a garantire una maggiore tutela dei consumatori, tranne quella relativa alla disciplina delle multiproprietà, sulla quale anch'io, come altri colleghi hanno fatto in Commissione, voglio esprimere qualche perplessità. Su queste modifiche è senz'altro possibile registrare un ampio consenso, in quanto non incidono sulla impostazione e sulla sostanza del provvedimento. Si tratta quindi di dare il via libera definitivo ad uno dei più importanti provvedimenti che il Parlamento ha esaminato nel corso di questa legislatura; un provvedimento atteso dagli operatori del settore e dalle regioni per imprimere nuovo vigore alle politiche di sviluppo del turismo a livello territoriale.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Rasi. Ne ha facoltà.

GAETANO RASI. Signor Presidente, sono spiacente di dover insistere a proposito della questione che ho sollevato poc'anzi. A vizi di legittimità, forse di incostituzionalità, si aggiungono vizi di procedura. Probabilmente ella non ne ha colpa, ma devo sottolineare che l'iter in Commissione non è terminato. Nell'ambito dell'ufficio di presidenza, alle 9,30 di domani è prevista l'audizione dei rappresentanti della Conferenza dei presidenti su questa legge. Ciò cui lei ha fatto riferimento - e mi rendo conto che non ne ha colpa - è una questione da porsi di fronte al Comitato dei nove, che si riunirà però domani alle 12. Stiamo dunque anticipando una questione con una mancanza di rispetto istituzionale; manchiamo di rispetto alle regioni, istituti costituzionali; manchiamo di rispetto ai componenti di quest'Assemblea, che per poter decidere ed entrare nel merito debbono disporre del quadro complessivo delle questioni.
Al di là di ciò, sicuro che ella abbia compreso la questione, non voglio mettere ulteriormente il dito nella piaga. È stato ben sottolineato dal collega Scaltritti il vizio che riguarda la mancanza di riferimento giuridico adeguato a ciò che secondo la Costituzione deve essere una legge-quadro, che deve avere compiti di indirizzo generale e lasciare le decisioni specifiche all'ambito regionale. Questa legge nasce dunque in un contesto contraddittorio e confuso. È vero che essa arriva in ritardo, come ha ricordato il collega Alveti: vent'anni di discussioni sull'argomento. Ma proprio in relazione al lungo tempo che si è dedicato in modo così poco convinto, poco sicuro, con così poca chiarezza di idee da parte del Governo e della maggioranza, il testo che arriva in aula ha le caratteristiche che poc'anzi rilevavo. Anche il dibattito in Commissione, molto lungo, condotto con disponibilità dalla relatrice Servodio, non ha dato risultati soddisfacenti.
Se dovessimo definire con un aggettivo la legge che ci viene proposta, dovremmo usare il termine «insoddisfacente». Tutti siamo d'accordo sul fatto che il comparto del turismo in Italia sia importante ed abbisogni di una legge-quadro, di un provvedimento che dia sicurezza e orientamenti nei comportamenti, che consenta di indirizzare gli operatori singoli e delle diverse categorie. Tutto questo la legge non lo dà. Basti pensare all'iter della stessa: ci sono voluti sette mesi per ottenere il parere della Commissione bilancio sui finanziamenti e il Governo, addirittura, ha dato parere contrario alla copertura finanziaria. Di fronte a molte chiacchiere di facciata e alla natura elettorale del precipitarsi a presentare il provvedimento in aula, vi è la deludente realtà: la riduzione della copertura finanziaria da 1.050 miliardi, previsti dalla Commissione di merito, agli appena 405


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miliardi complessivi, con uno sbilanciamento che è addirittura sorprendente, quasi offensivo, per il comparto.
Di questi 405 miliardi, stanziati per finanziare una legge che dovrebbe essere la legge quadro di propulsione di quanto necessario - come anche il collega Alveti della maggioranza ha sostenuto - per lo sviluppo del turismo presente, dell'immediato e del più lontano futuro, 395 miliardi sono per il 2000 e - udite, udite - 5 miliardi per il 2001 e 5 miliardi per il 2002. Valeva la pena di presentare una legge quadro di riforma, vale a dire una legge proiettata a ridisegnare tutto il comparto, prevedendo solo la suddetta cifra, peraltro insufficiente, per l'anno 2000? Certamente no; mi sembra offensivo per tutti gli operatori del settore e per tutti coloro che si aspettano dal turismo uno sviluppo, sia per quanto esso rappresenta per la bilancia dei pagamenti del nostro paese sia per quanto esso rappresenta per il prodotto interno lordo del nostro paese, vale a dire una fetta importantissima. Sosteniamo tutto ciò con 5 miliardi per il 2001 e con 5 miliardi per il 2002! Peraltro, Alleanza nazionale aveva già definito del tutto insufficienti la somma di 1.050 miliardi.
Non è accettabile, poi, la tesi sostenuta dal relatore, non solo in questa sede, ma anche in altre, secondo la quale si è voluto dare un segnale al comparto. Ma come, dopo vent'anni di discussioni, dopo che si è voluta affrettare la presentazione del provvedimento in esame, non si vuole una legge-quadro sostanziale, di impostazione, di sviluppo e di avvio? No, si dà un segnale. Ma come: dobbiamo dare segnali o dobbiamo fare leggi concrete per fornire indirizzi veri, percorsi possibili e competitivi rispetto ad altre economie e altri paesi? Certo, questi ultimi avranno un paesaggio inferiore al nostro - del quale siamo molto orgogliosi -, avranno un passato storico meno consistente di quello italiano, avranno una riserva di parchi archeologici meno importante di quella italiana, eppure prevedono pacchetti di sostegno allo sviluppo del loro turismo superiori ai nostri. In realtà manca una coscienza tale per cui gli operatori possano poi programmare alcunché. Con queste cifre si fa poca strada. Come dicevo, il settore ha bisogno di certezze e di strategie, che debbono essere basate su un finanziamento adeguato. Si sta quindi perdendo un'occasione per il turismo nazionale.
Stiamo dimenticando le conseguenze, oramai in atto, della grande mobilità delle persone, che si spostano individualmente, con costi personali e di gruppo sempre più contenuti, e sono disponibili a viaggi turistici via terra, per mare, in aereo, in treno, in auto, in bus, con le navi da crociera, con le barche da diporto, con voli charter, con voli di linea, con aerei privati. Dov'è questa legge quadro che organizza e coordina tutto ciò?
Dobbiamo poi tenere adeguatamente conto della situazione derivante dall'unione monetaria europea, dalla determinazione di valori fissi tra le monete europee. Una volta lo sviluppo, anno per anno, del comparto turistico si basava sulla svalutazione competitiva. Si sceglieva, ad esempio, di andare in Jugoslavia invece che in Italia, perché il dinaro costava meno, oppure si decideva di andare in Italia, perché la lira costava meno, si poteva viaggiare di più, mangiare bene e spendere poco. Francesi, tedeschi, inglesi ed anche spagnoli si spostavano sulle spiagge italiane in relazione a tale svalutazione competitiva.
Ebbene, sappiamo tutti che ciò non è più possibile ed è giusto che sia così - per carità - poiché sono fautore della moneta unica europea, di un valore unico europeo. Ma se non vi sono vantaggi competitivi sul piano monetario, prevediamoli in altri settori, in un contesto legislativo adeguato, finalizzato ad obiettivi ben precisi, settore per settore: gli alberghi, le spiagge, la ricettività nei campeggi, il sistema dei trasporti, il sistema delle strade, l'assistenza lungo le strade, nelle stazioni, nei porti e negli aeroporti. Questo non è possibile.
Inoltre, viene affrontato il problema della politica fiscale e contributiva, che in realtà oggi è penalizzante per il turismo


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italiano? Signor Presidente, cari colleghi, l'unificazione monetaria è del tutto incompleta per giungere ad un mercato unico e ad un unico continente, se non vi è l'unificazione fiscale e contributiva. Se non vi è l'unificazione tributaria europea, se non è vi è l'unificazione per quanto riguarda le società per azioni, e quindi anche le società turistiche, noi continueremo ad essere svantaggiati in quanto non abbiamo previsto compensazioni in altri campi specifici del turismo.
In questa legge quadro non è stato affrontato un tema fondamentale, quale è quello della fiscalità turistica, non vi è una definizione a livello pubblico delle politiche turistiche centrali e regionali, l'individuazione delle sedi centrali e periferiche riguardanti la promozione ed il loro coordinamento per una sinergia del sistema paese come sistema turistico. Ciò nonostante, signor Presidente, riteniamo che il gruppo di Alleanza nazionale non debba respingere totalmente il provvedimento in esame poiché contiene alcune parti condivise ed altre contenute in proposte di legge di nostra iniziativa; dobbiamo dire chiaramente però che non si tratta di una riforma. Il collega Bono, uno specialista della materia, aveva presentato una proposta di legge alternativa, proprio in una moderna visione di un turismo dinamico ed incisivo, in grado di mobilitare tutte le potenzialità esistenti in un paese come l'Italia, un turismo indirizzato a far conoscere il patrimonio paesaggistico, ambientale, storico, artistico, culturale, alleviando con ciò la diffusa disoccupazione, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle isole, e avvalendosi di professionalità sotto utilizzate. Penso, per esempio, ai laureati in materie umanistiche che sono sottoccupati o non occupati o occupati fuori campo. Nei nostri emendamenti ci siamo fatti portatori di altre necessità perché riteniamo che gli incentivi non siano sufficienti per fare politica. Intendo dire che non ci si deve riferire solo all'aspetto finanziario, bisogna pensare anche ai contenuti infrastrutturali e funzionali, qualitativi e per materia.
Sulla base di ciò chiediamo: qual è la politica dei trasporti turistici, qual è la politica della ospitalità alberghiera e di altri ambienti, qual è la politica dell'accesso e della fruizione dei beni culturali, dei musei, dei parchi archeologici, degli ambienti storici? Qual è la politica per i castelli, le dimore nobili, le città antiche? Dove sono i pacchetti dei percorsi paesaggistici e storici da affidare alle compagnie turistiche perché li pubblicizzino all'estero? Tutto ciò deve essere collegato alla promozione del turismo popolare e di quello colto, anzi, di un turismo che sia di divertimento, che sia di godimento gastronomico, visto che il nostro paese eccelle in questo campo, un turismo che sia anche di elevazione spirituale (basti pensare ai percorsi di carattere religioso) e di carattere culturale. Nella nostra penisola si trovano le tracce primordiali del cammino della civiltà.
La legge n. 488 del 1998 è stato un sostanziale fallimento - lo sappiamo - perché è stata una legge manifesto. La competizione turistica internazionale si vince solo attraverso il confronto fra i pacchetti turistici offerti da altri paesi e quelli offerti dall'Italia. Bisogna far riferimento ai compiti dello Stato come ente centrale di coordinamento per la promozione del sistema unitario del turismo e a quelli delle regioni, secondo quanto previsto dalla stessa Costituzione. Il turismo non può essere visto solo come industria, anche se è così perché contano il valore aggiunto, l'occupazione ed il reddito che ne deriva, ma oltre a ciò vi è un'infrastruttura che ha bisogno di una politica complessiva.
La differenza culturale tra l'impostazione di sinistra e quella di Alleanza nazionale e dei colleghi della Casa delle libertà a questo proposito emerge anche dalla recente riforma della pubblica amministrazione che vede al vertice la creazione di un Governo costituito - sì - da solo undici Ministeri ma anche da trentatré dipartimenti, da dieci agenzie e da un numero notevole ed ancora imprecisato di sottosegretari. Ebbene il turismo dovrebbe far capo al Ministero delle


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attività produttive, sennonché esso non ha all'interno di questo provvedimento neppure la dignità di dipartimento retto da un viceministro. Eppure tutti sappiamo quale peso abbia il turismo nella bilancia dei pagamenti e quale spazio nell'economia meridionale. In altri paesi che non possiedono i beni culturali, paesaggistici, storici, archeologici e artistici dell'Italia, è costituito un Ministero autonomo!
Come ricordava il collega che mi ha preceduto, è previsto un aumento del flusso turistico; addirittura, il World Travel and Tourism Council prevede che, negli anni futuri, il turismo sarà il settore economico a più alto sviluppo, con un raddoppio degli investimenti: gli occupati nel mondo passeranno da 280 milioni nel 2000 a 385 milioni nel 2006 (in un solo quinquennio), con un incremento previsto in oltre 100 milioni di unità, pari a più del 35 per cento; è un dato impressionante, che deve spingere a non perdere tempo prezioso sulla strada dell'ammodernamento del settore che ha già pagato prezzi non giusti (spesso insostenibili) per l'improvvisazione e l'assenza di linee coerenti di sviluppo.
Sul piano fiscale, ritengo debba essere prevista una riduzione dell'imposizione (soprattutto dell'IVA). Sono necessarie, altresì, soluzioni di settore in grado di sostenere la sfida internazionale.
Ci auguriamo che la maggioranza dei deputati sostenga le nostre tesi perché siamo ancora in tempo a fare del turismo uno dei settori guida del rilancio economico, produttivo ed occupazionale dell'Italia, nonché una delle attività di promozione culturale e di elevazione civile.

PRESIDENTE. Onorevole Rasi, lei ha riproposto una questione a cui avevo già dato risposta. Debbo innanzitutto ringraziarla per il garbo e la competenza con cui l'ha fatto. È una questione tutt'altro che secondaria, perché regola il rapporto tra le competenze proprie della Commissione e quelle dell'Assemblea. La questione è, ripeto, non secondaria, in quanto tale rapporto è definito dalla nostra Costituzione che, all'articolo 72, stabilisce che i progetti di legge, dopo un esame della Commissione, siano esaminati dalla Camera dei deputati; stabilisce, però, che ciò avvenga secondo le norme del regolamento della Camera. Non posso che ribadire che tutto è avvenuto secondo quanto stabilito dal regolamento, non ultimo per il fatto che (come si può leggere sul bollettino delle Commissioni) la X Commissione ha deliberato di dare mandato al relatore, onorevole Servodio, a riferire favorevolmente all'Assemblea (chiedendo l'autorizzazione a riferire oralmente e la nomina del Comitato dei nove).
A questo punto, non posso che rilevare la conformità della procedura al regolamento. Naturalmente, mi piacerebbe discutere con una persona garbata e competente come lei sul fatto se il regolamento, in certe condizioni, non arrivi a coartare il lavoro della Commissione, probabilmente è possibile; d'altra parte è verosimile che tali norme del regolamento intendano stabilire una priorità dell'Assemblea sulla Commissione che, diversamente, potrebbe arrivare a forme - diciamo così - di ostruzione nei confronti dell'Assemblea stessa. Questa, però, è una discussione di scuola: quel che mi importa in questo momento è che tutto sia conforme al regolamento.
Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali sulle modifiche introdotte dal Senato.

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