Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 867 del 26/2/2001
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(Discussione sulle linee generali - A.C. 7115-B)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione sulle linee generali delle modifiche introdotte dal Senato.
Avverto che la X Commissione (Attività produttive) si intende autorizzata a riferire oralmente.
Il relatore, onorevole Manzini, ha facoltà di svolgere la sua relazione.

PAOLA MANZINI, Relatore. Signor Presidente, il provvedimento al nostro esame fu approvato dal Senato nella seduta del 14 giugno 2000, fu modificato dalla Camera dei deputati il 10 gennaio 2001 e nuovamente modificato dal Senato della Repubblica il 15 febbraio 2001. La modifica apportata dal Senato riguarda unicamente il comma 3 dell'articolo 10. La questione è relativa alla materia dell'accelerazione delle procedure di liberalizzazione del mercato elettrico. La Camera, con l'introduzione del comma 3, ha inteso irrobustire la parte relativa al decreto legislativo n. 79 del 1999, recante norme di liberalizzazione del mercato elettrico, in vista del rafforzamento della possibilità delle imprese partecipate degli enti locali di estendere l'attività di distribuzione di energia elettrica nei comuni contigui, così come previsto dal comma 5 dell'articolo 9 del medesimo decreto legislativo n. 79.
L'intenzione espressa dalla Camera dei deputati era quella di far accedere in modo automatico le predette imprese alle procedure di cui ai commi 3 e 4 dell'articolo 9 del citato decreto legislativo e quindi fino alla procedura di arbitrato, relativamente all'estensione della rete di distribuzione elettrica a favore delle aziende partecipate degli enti locali.
Ricordo che, come è previsto dal citato articolo 9, comma 5, le richieste sono pervenute entro la data stabilita (31 marzo 2000). Pertanto, non esiste alcuna possibilità che siano depositate altre richieste (da parte della aziende partecipate dagli enti locali, di estensione della distribuzione


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dell'energia elettrica). Facciamo, quindi, riferimento sostanzialmente a cinque richieste pervenute al Ministero dell'industria riguardanti le realtà di Milano, Roma, Brescia, Modena e Trieste. Tuttavia, il Senato - sulla base di un emendamento presentato dal Governo - ha ritenuto di modificare il testo proposto dalla Camera dei deputati, limitando l'accesso automatico al solo comma 3 e non anche al comma 4 e, in definitiva, alle procedure di arbitrato per quanto riguarda la cessione della rete.
Signor Presidente, sulla base del mandato ricevuto dalla X Commissione (nella quale, tuttavia, la stragrande maggioranza dei gruppi che hanno espresso la propria opinione hanno ritenuto di dover sottolineare la bontà del testo approvato dalla Camera), in qualità di relatore propongo di approvare il testo pervenuto dal Senato.

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

ORNELLA PILONI, Sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale. Signor Presidente, il Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Gastaldi. Ne ha facoltà.

LUIGI GASTALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno di legge in discussione è un provvedimento collegato alla manovra finanziaria per il 2000, che ritorna alla Camera dei deputati con la modifica all'articolo 10, comma 3, introdotta dal Senato e volta a prevedere l'eliminazione della possibilità di accesso alle procedure automatiche, che sostanzialmente avrebbero obbligato l'ENEL a cedere le reti di distribuzione dell'energia elettrica alle società municipalizzate che rispondessero ai requisiti richiesti dal decreto legislativo n. 79 del 1999.
Tale possibilità derivava dal recepimento dell'emendamento proposto alla Camera dalla maggioranza tramite l'onorevole Rebecchi che, tra l'altro, ha sostenuto con estremo vigore la validità della sua proposta di modifica durante la discussione della scorsa settimana in Commissione.
Effettivamente, la proposta emendativa dell'onorevole Rebecchi avrebbe potuto cambiare in modo rilevante le disposizioni in materia di liberalizzazione dell'energia elettrica. La cessione obbligatoria per l'ENEL delle reti nelle aree contigue - come richiesto dalle aziende municipalizzate - avrebbe senza dubbio impresso al processo di liberalizzazione un forte impulso. L'ENEL - sostenuta dal Ministero del tesoro - ha però reagito immediatamente, affermando che sarebbe stata costretta a cedere, oltre ai clienti previsti dal decreto legislativo citato, un altro 20 per cento della propria utenza, con una perdita di ricavi che potrebbe raggiungere i 6.500 miliardi e con conseguente drastica riduzione del margine operativo lordo. L'ENEL sostiene inoltre che, cedendo alle municipalizzate, si metterebbe a rischio la tariffa unica nazionale, non potendo contare sui meccanismi di compensazione e, quindi, si andrebbe a costituire un mercato elettrico a due velocità.
Da parte nostra, riteniamo che le modifiche introdotte dalla Camera dei deputati con la proposta emendativa dell'onorevole Rebecchi non avrebbero inciso in modo significativo sulla posizione e sui conti dell'ENEL, mentre siamo convinti che nella realtà il mercato elettrico sia già a due velocità: quella dell'ENEL e quella più lenta delle municipalizzate, che con grandi sforzi dovrebbero entrare nella liberalizzazione, ma che saranno costretti a trattare con l'ENEL per la concessione della rete, subendo la tempistica e i modi dell'ente. L'ENEL, nel frattempo, sta attuando un processo spinto di diversificazione, comperando una società telefonica come Infostrada (con 6 milioni di clienti), fondandone un'altra come Wind (con 6,5 milioni di clienti), accaparrandosi gli Acquedotti pugliesi e mettendo gli occhi su Italgas.
Queste diversificazioni produrranno certamente maggiori ricavi, mentre è importante rilevare che l'offerta congiunta da parte dell'ENEL di almeno due servizi


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di pubblica utilità fra elettricità, telecomunicazioni, acqua e gas è, di fatto, concorrenza sleale nei confronti degli altri competitori, in particolare delle aziende municipalizzate, perché queste ultime possono proporre un solo prodotto e a prezzi superiori.
A queste considerazioni si deve aggiungere un altro particolare che sicuramente non avvantaggia la concorrenza, ma solo determinati gruppi che tutti conosciamo. Mi riferisco all'impossibilità per le aziende municipalizzate di acquisire le Genco, visto che la vendita di tali centrali sarebbe effettuata per pacchetti che includono centrali ubicate in regioni diverse; l'authority avrà quindi il compito di dare una risposta che tenga in debito conto la posizione dominante dell'ENEL, la libera concorrenza tra imprese, l'auspicato ribasso delle tariffe che questa finta privatizzazione non favorisce e dovrà infine risolvere il problema se la liberalizzazione dell'ENEL debba o meno procedere con grande lentezza.
Tornando alla modifica introdotta dal Governo durante l'iter al Senato, è di tutta evidenza che la medesima è nata da un contrasto fra il Ministero del tesoro, preoccupato dell'integrità patrimoniale dell'ENEL e della distribuzioni di azioni sul mercato mobiliare, ed il Ministero dell'industria, invece indirizzato verso una maggiore liberalizzazione del settore energetico. Alla fine ha prevalso la scelta di sacrificare lo sviluppo del processo di liberalizzazione ed è stata recepita la richiesta del tesoro. A questo riguardo è comunque doveroso precisare che circa 4 milioni di cittadini e molti investitori istituzionali avevano sottoscritto le azioni dell'ENEL in borsa per un ammontare vicino ai 30 mila miliardi di lire, sulla base di dati, programmi e presupposti che poi sono stati cambiati a loro danno; pertanto, l'eventuale ripristino del testo originario, almeno sotto questo aspetto, ha restituito ai risparmiatori un loro sacrosanto diritto.
Per concludere, ritengo che, in relazione al provvedimento in esame, si ponga non solo una questione di contenuti ma anche una questione politica più generale, che l'andirivieni delle decisioni contraddittorie assunte dalla maggioranza e dal Governo ha ampiamente documentato. È questo il motivo per cui il provvedimento non ci piace.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali sulle modifiche introdotte dal Senato.
Prendo atto che il relatore e il rappresentante del Governo rinunciano alla replica.
Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.

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