Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
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CONSIDERAZIONI INTEGRATIVE DELLE DICHIARAZIONI DI VOTO FINALE DEI DEPUTATI MARCO FOLLINI E CLAUDIA MANCINA SUL PROGETTO DI LEGGE N. 7487

MARCO FOLLINI. È una legge condivisa: è bene che sia così. Non possiamo vicendevolmente dipingerci né come una coalizione disattenta ai valori della solidarietà sociale e alla protezione dei più deboli né come una coalizione dedita a sfasciare i cardini dell'istituto familiare.
Si è detto: si accrescono i diritti dei figli, soggetto debole, rispetto a quelli dei genitori. Giusto principio, io però fatico molto a vedere questi diritti non dico contrapposti ma neppure in forte dialettica tra di loro.
Due punti controversi. Uno è il divario di età: si modificano le frontiere della biologia, la legge sulla fecondazione assistita sancisce il diritto ad un divario di 52 anni. L'altro riguarda il nodo famiglie-coppie che, di fatto, è stato sciolto - come era ovvio - a favore delle famiglie. Non c'è guerra di religione su questo argomento, ma solo buonsenso nel dire che non si capisce perché, chi volontariamente sceglie di sottrarsi alle responsabilità di un vincolo legale, ne rivendichi poi alcune e solo alcune prerogative.
Il centro cristiano democratico voterà a favore. Siamo convinti che sia una buona legge che dà una mano a genitori e figli e con questo spirito aggiungiamo il nostro consenso.

CLAUDIA MANCINA. Il tema dell'adozione è un tema delicato e sensibile, al centro in questi anni di numerosi dibattiti. Un tema al crocevia tra diritti civili, responsabilità sociali, solidarietà. Un tema in cui si riassume la cultura di una società: non a caso la sensibilità ad esso è profondamente cambiata negli ultimi decenni. Da una situazione di diffidenza e pregiudizio siamo passati ad una diffusa accettazione sociale dell'adozione, oggi vista da tutti come un atto pieno di valori positivi, un atto da cui nasce non un simulacro di famiglia, non un succedaneo di maternità e paternità, ma una vera famiglia, e relazioni affettive tra genitori e figli che hanno lo stesso valore e la stessa pienezza di quelli naturali.
Anche l'istituto è evoluto, da atto volto a trasmettere il nome e il patrimonio, a atto in cui si realizza l'incontro tra bambini - abbandonati per diversi motivi dai genitori naturali - e coppie disposte ad accoglierli in un percorso di crescita che (se è sempre difficile per tutti) è ancora più difficile per bambini la cui vita è segnata dal trauma originario dell'abbandono.
Questo passaggio è stato espresso, nel nostro ordinamento, dalla legge n. 184 del 1983. Oggi noi variamo una modifica di quella legge che, confermandone l'ispirazione, vuole rispondere ai mutamenti intervenuti nella società, nel modo di intendere e di vivere la genitorialità, e soprattutto nella consapevolezza dei diritti dell'infanzia. E vuole sostenere in modo efficace forme di solidarietà e di generosità che nella società di oggi, nella quale le strutture tradizionali della solidarietà sono in crisi, devono essere considerate tanto più preziose.
Le modifiche elaborate dalla Commissione si muovono entro due assi: rafforzare il diritto del minore alla propria famiglia, ove sia possibile, o ad una


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famiglia adottiva o affidataria; favorire la disponibilità degli adulti a prendersi cura dei minori abbandonati.
In questo senso assume valore emblematico il cambiamento del titolo stesso della legge, che da «Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori» diventa «Del diritto del minore ad una famiglia». Ne conseguono: il sostegno alla famiglia naturale in difficoltà, per prevenire l'abbandono e consentire al minore di essere educato nell'ambito della propria famiglia; la esclusione dall'inserimento in istituti di assistenza per i minori di età inferiore ai sei anni; la previsione per tutti del superamento entro il 2006 del ricovero in istituto, a favore, ove non sia possibile l'affidamento a famiglie, di comunità di tipo familiare: mai più bambini in istituto; il rafforzamento del ruolo della famiglia affidataria; la forte affermazione del diritto alla conoscenza delle proprie origini. L'accesso alle informazioni viene correttamente ritenuto un diritto che attiene alla sfera dell'identità personale, e come tale è garantito, anche se nei limiti di procedure miranti a tutelare anche i diritti di altri (genitori, fratelli e sorelle) e il minore stesso. È questo un aspetto importantissimo, già tanto discusso da questo Parlamento, che, finalmente, arriva ad una soluzione certa.
I punti essenziali, e anche i più controversi, di modifica e di miglioramento della 184 sono, come è chiaro a tutti i colleghi e le colleghe, quelli relativi alla stabilità e all'età. Sulla stabilità e la sua sovrapposizione col matrimonio si è svolta una lunga e complessa discussione, non solo nelle aule delle Commissioni, ma anche con associazioni e soggetti sociali. Una discussione faticosa, ma fruttuosa, del cui esito positivo va dato merito al tenace lavoro della relatrice. La soluzione proposta rappresenta una mediazione tra le opposte convinzioni e orientamenti, che considera realizzato il requisito della stabilità anche da una convivenza precedente il matrimonio. È evidente che questa mediazione può scontentare sia chi non vuol concedere alcun valore alla convivenza fuori del matrimonio, sia chi vorrebbe che la valutazione di idoneità prescindesse completamente dallo stato giuridico degli aspiranti genitori. Tuttavia, poiché non era questa la sede per operare una revisione giuridica (che sarebbe, peraltro, non priva di riflessi costituzionali) sul concetto di famiglia, consideriamo questa soluzione buona e adeguata allo scopo del provvedimento, che è quello di facilitare l'adozione.
Nella stessa direzione va l'innalzamento dell'età a 45 anni, calcolata poi sull'età del coniuge più giovane e non , come avviene oggi, del più anziano.
Ritengo che queste norme, insieme allo snellimento consistente delle procedure, segnino un significativo passo avanti rispetto alla situazione attuale. Per qualcuno di noi, e per opposti motivi, il passo sarà troppo piccolo, ma è tutt'altro che piccolo per la società, per le persone in carne ed ossa, per i bambini che vedono passare il tempo in una incerta attesa e per le tante coppie che vorrebbero adottare e si trovano fuori dei ristretti termini stabiliti dalla legge oggi in vigore.
Tutti sappiamo - e non è retorica dirlo, ne abbiamo avuto testimonianza durante l'iter in Commissione - che questa legge è molto attesa dai nostri concittadini, che chiedono un alleggerimento delle norme e delle procedure per poter compiere una scelta a cui tutti riconoscono ormai grande valore morale e sociale.
Tutti noi abbiamo principi e convinzioni che ameremmo vedere tradotti in norme. Ma qui noi non siamo filosofi morali né scienziati politici. Siamo legislatori. E compito dei legislatori è trovare soluzioni possibili, utili ai cittadini. Questa legge rappresenta la migliore soluzione possibile oggi ed è utile, forse una delle leggi più utili che avremo fatto in questa legislatura, se la guardiamo, come è necessario in questioni che attengono alla vita delle persone, con uno sguardo più sereno e distaccato dal confronto politico quotidiano e dalle dispute sui principi.
Per questo noi la approviamo con convinzione e con soddisfazione.

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