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LINO DE BENETTI. I Verdi all'interno della coalizione di centrosinistra non sempre concordano con le posizioni delle altre componenti. Quando ciò è accaduto, come in questa occasione, è stato in ragione di una posizione nettamente diversa, e mai per motivi strumentali di propaganda e elettoralistici.
GABRIELLA PISTONE. Signor Presidente, signori del Governo, onorevoli colleghi, il gruppo dei Comunisti italiani considera il provvedimento un notevole passo avanti sul tema di mutui bancari e i cosiddetti tassi usurari.
fino al 2000 i mutuatari a tasso fisso hanno pagato interessi intorno al 15-18 per cento.
RENATO CAMBURSANO. Solo poche considerazioni: la prima attiene alla opportunità dell'adozione di questo decreto-legge. Credo che il Consiglio dei ministri, approvandolo, abbia fatto il suo dovere, e ciò per una serie di ragioni.
o la costruzione della prima casa, inferiori ai 150 milioni, ad un livello molto vicino all'attuale tasso di mercato.
ALESSANDRO REPETTO. I deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo voteranno a favore del provvedimento in questione poiché lo considerano un punto di mediazione accettabile, anche se inficiato dall'approvazione, intervenuta in corso di seduta, dell'emendamento presentato da Rifondazione comunista e puntualmente strumentalizzato dalla Casa delle libertà; emendamento che comporterà per il sistema creditizio italiano un maggiore costo di circa 1.400 miliardi.
Al contrario il centrodestra ha avuto una posizione del tutto contraddittoria, perché da una parte (la Lega) voleva addossare tutti i costi dell'operazione alle banche, dall'altra (Forza Italia) voleva che i costi fossero pagati, attraverso meccanismi di agevolazione, dal fisco, dunque dallo Stato e di conseguenza ancora dai cittadini, dai consumatori. Con questo provvedimento invece le famiglie riavranno nel 2001 dai 2 milioni e mezzo ai 4 milioni per i mutui sulla prima casa fino a 170 milioni.
I Verdi hanno oggi ritirato i propri emendamenti per l'estinzione anticipata dei mutui soltanto sulla base delle importanti dichiarazioni del ministro Visco, rese in aula come da noi richiesto. Il Governo ha fatto un passo decisivo perché ha riconosciuto la legittimità del problema da noi posto, ma soprattutto perché ora si fa garante della riapertura del tavolo di concertazione fermo da oltre un anno. Il tavolo, grazie alle proposte dei Verdi, sarà dunque aperto tra una settimana per una intesa concertata che avrà come primo oggetto le trattative per la estinzione anticipata dei mutui.
Su questa base i Verdi votano a favore del provvedimento, cambiando il loro giudizio iniziale, anche perché ora, alle organizzazioni dei consumatori sarà restituito quel diritto di essere protagoniste delle grandi questioni di interesse generale.
I Verdi esprimono al sottosegretario Morgando ed al ministro Visco, al relatore Agostini, l'apprezzamento per aver voluto capire le ragioni vere delle posizioni dei Verdi, anche accogliendo l'ordine del giorno che definisce le modalità e le procedure del tavolo di concertazione. Ci auguriamo ora che questa concertazione si traduca in scelte concrete, soddisfacenti per le parti, perché, come ha giustamente ripetuto recentemente il Presidente della Repubblica Ciampi, essa è utile se non si esaurisce nelle parole, ma solo se è finalizzata a compiere fatti, a trovare soluzioni per il bene del paese.
In sede di approvazione del decreto in Consiglio dei ministri, i nostri ministri Nesi e Bellillo si erano astenuti non considerando la norma sufficiente a riparare l'ingiustizia che si era determinata. Nel corso dell'esame al Senato, si sono fatti notevoli passi avanti, anche grazie all'impegno dei Comunisti italiani, rispetto al testo originario. Si è passati, difatti, dal tasso fisso al 12,31 per cento previsto dal decreto-legge governativo, al 9,96 (tasso normale) e, soprattutto, all'8 per cento per quanto riguarda la prima casa fino a 150 milioni di mutuo. Ricordiamo, inoltre, che
Un notevole passo avanti, dunque! In pratica, tali modifiche sostanziali erano quelle che noi ritenevamo indispensabili in sede di Consiglio dei ministri; e oggi ci consentono di votare a favore del provvedimento, ricordando ai colleghi della Casa delle Libertà che la loro contrarietà al provvedimento, definito dirigistico, (in alternativa essi hanno prospettato l'opportunità di prevedere agevolazioni fiscali) si sarebbe sostanziata in un solo effetto: quello di scaricare l'onere dalla Banche sullo Stato, ovvero nuovamente sui cittadini sotto altra forma. E questo in nome della coerenza per un gruppo il cui leader «operaio» tappezza l'Italia con le sue massime tra le quali campeggia regina «Meno tasse per tutti». Per fare questo non si può gravare tutto sullo Stato; questa volta a pagare sono le banche, spesso arroganti e poco amiche dei cittadini. I Comunisti italiani scelgono di stare dalla parte dei cittadini e, votando a favore di questo provvedimento, lo dimostrano.
Anzitutto ritengo che le preoccupazioni manifestate in ordine agli effetti di tipo finanziario sugli equilibri del nostro sistema creditizio fossero preoccupazioni reali, espresse in modo molto autorevole e quantificate in termini particolarmente preoccupanti. Il problema non è stato affrontato soltanto nel momento in cui il Consiglio dei ministri ha approvato questo decreto-legge che riveste carattere d'urgenza, ma era già stato oggetto di valutazioni al Senato durante l'esame della legge finanziaria, che aveva visto un'ampia convergenza di valutazioni in ordine alle preoccupazioni che ho ricordato ed una altrettanto ampia convergenza in ordine alla definizione delle modalità e delle ipotesi di intervento.
Credo vi sia una seconda questione ancora più importante, che riguarda la necessità di definire le modalità di applicazione di una legge importante come quella sull'usura, che era stata oggetto di numerose sentenze della Corte di cassazione, le cui diverse valutazioni richiedevano l'introduzione di elementi di certezza e di interpretazione autentica.
Un altro problema è quello relativo al modo in cui è stata risolta la questione concernente i tassi che avevano un livello significativamente più elevato del tasso cosiddetto usurario. Mi riferisco alle modalità con le quali si è scelto di intervenire per garantire a chi aveva stipulato mutui l'effetto positivo del rilevante calo dei tassi di interesse che ha caratterizzato essenzialmente gli anni 1997, 1998 e 1999.
Ci troviamo dunque in presenza di un intervento straordinario assolutamente limitato all'obiettivo definito di fare in modo che lo straordinario ed eccezionale calo dei tassi che si è registrato recentemente per effetto di politiche condotte dai Governi dell'Ulivo si traduce in un risultato positivo per quei consumatori che avevano stipulato mutui in situazioni precedentemente caratterizzate da un ben diverso andamento dei tassi di interesse.
Soltanto dal 1996 inizia una discesa significativa: 8,85 per cento nel 1996; 6,55 per cento nel 1997; 4,62 per cento nel 1998 e 4,19 per cento nel 1999. Il fenomeno si è concentrato in questi ultimi anni ed è molto rilevante; era, pertanto, opportuno concentrarsi su questo specifico periodo, senza attribuire alcuna valenza di carattere più generale a tale modalità di intervento sui tassi di interesse.
Il meccanismo scelto per definire il tasso di sostituzione ed i risultati ottenuti sono positivi perché insieme costituiscono un intervento di straordinario rilievo per i consumatori, portando i tassi di interesse per i mutui contratti per l'acquisto
Per certi aspetti siamo andati oltre le stesse richieste avanzate dalle associazioni dei consumatori; e garantiamo questo risultato nell'ambito di un quadro di oneri sostanzialmente equilibrati che consentono di definire altrettanto equilibrata la soluzione adottata.
Ecco perché, i deputati del gruppo dei Democatrici-l'Ulivo voteranno a favore del provvedimento.
Il dibattito in aula ha consentito di evidenziare macroscopiche contraddizioni nell'ambito della coalizione del Polo, specie in riferimento alla politica economica ed al principio più volte conclamato della libertà di intrapresa ed alla necessità che lo Stato non debba intervenire nel campo della libera contrattazione e nella formazione del prezzo sui mercati.
Condividiamo l'operato del Governo e la necessità di un intervento volto a mitigare una situazione anomala e per molti aspetti completamente nuova sullo scenario dell'economia italiana. Sulla vicenda intendo svolgere alcune considerazioni non emerse sufficientemente durante il dibattito in aula. La repentina discesa dei tassi che ha determinato la situazione oggetto del decreto è il virtuoso risultato di una politica di bilancio di questa maggioranza, che ha riportato la fiducia sui mercati finanziari internazionali e la convergenza della curva dei tassi su modelli europei non confrontabili fino a qualche anno fa.
Il cinismo del Polo che, pur dichiarando tramite i propri generali (Marzano, Martino, Armani) che l'impresa deve essere libera di operare sui mercati, senza condizionamenti esterni, nei fatti sposa, per motivi non solo elettoralistici, una linea demagogica e populista, che penalizza un comparto, percorso da forti trasformazioni necessarie per reggere la concorrenza internazionale, e mette a rischio l'equilibrio finanziario del sistema.
I condizionamenti posti al settore creditizio non potranno che comportare riflessi negativi sul costo del danaro per l'intero apparato produttivo. Infatti, in futuro, le banche, molte delle quali quotate in Borsa, non potranno che ritoccare al rialzo i tassi di interesse con un evidente freno dello sviluppo dell'economia italiana.
I cittadini e gli imprenditori non potranno che ringraziare quella forza politica che, in nome di un interesse particolare ed elettorale, ha contribuito a determinare focolai di spirali inflattive ed una rarefazione dell'offerta di danaro che necessariamente comporterà un maggiore costo per chi, in futuro, dovrà ricorrere al credito.


