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PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
VITTORIO TARDITI. Signor Presidente, cercherò di essere breve, ma ritengo necessario svolgere alcune considerazioni in merito ad un provvedimento così importante, che ha registrato il contributo essenziale dell'opposizione che ha concorso a modificare radicalmente il testo trasmesso dal Senato, il quale, pur nel rispetto del lavoro svolto dai colleghi senatori, non rappresentava un passo in avanti nel senso della semplificazione delle procedure di adozione e, soprattutto, nel rispetto dei minori, i quali sono i soggetti principali di questa legge.
matrimonio, come condizione per poter essere considerati genitori possibili adottivi. In effetti, noi non volevamo che il matrimonio fosse considerato un elemento di rimedio per arrivare all'adozione. La convivenza è, sì, uno degli elementi da considerare, ma è anche un elemento che, assieme ad altri, può essere valutato da parte del giudice e, quindi, da parte del tribunale dei minori che deciderà se vi siano nella famiglia tutti gli elementi ed i requisiti per le condizioni di adottabilità, avuto specifico riguardo all'interesse del minore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Follini. Ne ha facoltà.
MARCO FOLLINI. Signor Presidente, le chiedo di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente senz'altro, onorevole Follini.
TIZIANA VALPIANA. Presidente, sinceramente mi sento molto imbarazzata ad intervenire su questo argomento in questo modo, in primo luogo perché l'esame del provvedimento in Commissione giustizia, per la nostra componente politica, è stato seguito dall'onorevole Pisapia che oggi non può essere qui per motivi di salute; ma ancor di più mi dispiace intervenire in questo modo su un argomento così serio come quello dell'adozione dei bambini che - lo ripeto - è fatta per i bambini e non tanto, come ho appena sentito dire, per dare ad ogni famiglia un bambino, quanto per dare ad ogni bambino una famiglia e ciò, da un punto di vista qualitativo, è completamente diverso. In passato, mi sono occupata professionalmente di adozioni e, per esperienza diretta, conosco quanto sia delicato questo argomento e quanto sia assolutamente necessario valutare la qualità delle famiglie che chiedono bambini in adozione, in base a criteri di capacità affettiva, di accoglienza e fondati sulla reale disponibilità ad allevare un bambino che, come spesso avviene per i bambini in stato di adottabilità, ha problemi superiori a quelli di tutti gli altri.
adozioni più facili, quando noi tutti pensiamo che le adozioni dovrebbero, invece, essere più rigorose e più serie, risultato che il Parlamento questa sera ha dimostrato di non voler conseguire.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mantovano. Ne ha facoltà.
ALFREDO MANTOVANO. Signor Presidente, i deputati del gruppo di Alleanza nazionale voteranno a favore di questo provvedimento, nei cui confronti, all'inizio, avevamo forti perplessità, che sono
state superate nel corso dell'esame del provvedimento stesso. Vi erano aspetti tecnicamente discutibili, nodi politici per noi francamente inaccettabili: tali problemi sono stati superati dalla discussione in Commissione e dal recepimento, da parte della relatrice e della maggioranza presente in Commissione, di buona parte delle proposte emendative avanzate dal nostro gruppo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galletti. Ne ha facoltà.
PAOLO GALLETTI. Signor Presidente, nell'annunciare il voto favorevole dei Verdi, chiedo l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna del testo delle dichiarazioni di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.
ARGIA VALERIA ALBANESE. Signor Presidente, oltre a dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo, vorrei sottolineare alcuni punti qualificanti del provvedimento in esame, non senza l'amarezza di vedere costretto e soffocato un dibattito che, invece, se avessimo esaminato il provvedimento disponendo di altri tempi, avrebbe dimostrato che in questo Parlamento, rispetto a valori fondamentali, sono più le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono. Le cose che ci uniscono hanno consentito - prima al Senato ed oggi alla Camera - di approvare queste norme, alle quali tutti hanno dato un contributo positivo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Scoca. Ne ha facoltà.
MARETTA SCOCA. Vorrei innanzitutto congratularmi con la relatrice e con la Commissione giustizia che hanno portato avanti con tanta passione un lavoro così delicato. Evidentemente però un minimo di discussione in aula sarebbe stato opportuno. In ogni caso, essendo giunti alla fine della legislatura, è giusto forse anche stringere i tempi.
tribunale dei minori, ricorrendo ai servizi socio-sanitari degli enti locali, deve accertare la capacità di educare il minore, la situazione personale ed economica, la salute e l'ambiente, si dimentica totalmente dell'accertamento che riguarda l'affettività.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, colleghi, intervengo per annunciare il voto favorevole dei deputati di Rinnovamento italiano a questa importante riforma che raccoglie un'esigenza avvertita quale quella di intervenire nel nostro ordinamento in maniera innovativa per semplificare le norme finora vigenti in presenza delle quali nei nostri istituti restavano decine di migliaia di bambini abbandonati o per decesso dei genitori o perché le loro famiglie non erano più in grado di trattenerli.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Maura Cossutta. Ne ha facoltà.
MAURA COSSUTTA. Signor Presidente, sarò breve, ma il mio gruppo ci teneva a fare una dichiarazione di voto perché questa è una legge molto attesa che ha impegnato molto le culture e le sensibilità. Credo quindi sia doveroso fare alcune osservazioni, anche se brevissime.
giuste che sono state avanzate nei confronti di lentezze e burocratismi. Infatti nella legge sono previsti passaggi di verifica e di monitoraggio per correggere anche in futuro le eventuali situazioni di difficoltà e di debolezza. E abbiamo valorizzato anche le riflessioni autocritiche degli operatori. Mi riferisco agli operatori dei servizi sociali, che vivono spesso, anche contro la loro volontà, in una dimensione di autoreferenzialità, caratterizzata da un'eccessiva discrezionalità. Da parte loro vi è quindi una richiesta forte di far parte, come servizio, come professionalità, di un processo generale di rinnovamento culturale. E questo rinnovamento in parte è presente in questa legge. Al primo posto viene collocato il bambino e nell'affidamento e nell'adozione vi sono più soggetti. Diritto del bambino, quindi, ad avere una famiglia, ma anche diritto del bambino a crescere nella propria famiglia.
condivisa, fondata sulla consapevolezza e sulla responsabilità delle persone. Non è la laicità, né è cultura libertaria per cui il desiderio dell'individuo proprietario diventa un bisogno e diventa il diritto. La politica oggi è arretrata, purtroppo; noi votiamo a favore del provvedimento in esame, con tutte le nostre riflessioni critiche, perché esso rappresenta un passo in avanti e dà risposte concrete ai bambini. Il nostro voto, però, guarda anche in avanti perché, ne siamo convinti, la coscienza diffusa del nostro paese è già più avanti, molto più avanti (Applausi dei deputati del gruppo Comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Borrometi. Ne ha facoltà.
ANTONIO BORROMETI. Signor Presidente, i deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo voteranno a favore della riforma sull'adozione, che incide sulla legge n. 184 del 1983, che era una buona legge, anche se per qualche aspetto datata. Proprio su tali aspetti si interviene, con una convergenza di tutti i gruppi ottenuta anche grazie al pregevole lavoro della relatrice. I Popolari, anche nella Commissione parlamentare per l'infanzia, hanno seguito con grande attenzione il provvedimento che, a nostro avviso, rappresenta un punto di equilibrio accettabile, anche se probabilmente per raggiungerlo ognuno ha dovuto rinunziare a qualcosa delle proprie posizioni personali, ma ciò è stato necessario per predisporre un testo che potesse rappresentare un punto di mediazione alto, quale riteniamo sia quello al quale si è pervenuti.
PRESIDENTE. Colleghi, per cortesia!
ANTONIO BORROMETI. ...per l'adozione e tale previsione, che peraltro si somma anche alla convivenza ai fini della stabilità, ci appare condivisibile per assicurare al minore una famiglia stabile. Lo snellimento delle procedure, la previsione della sentenza in luogo del decreto del giudice sono elementi qualificanti del provvedimento.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, purtroppo parlare in questo clima è abbastanza sgradevole vista l'importanza del tema. Tutti cercano di sollecitare perché l'Assemblea è sul filo del numero legale.
soddisfatto di questo provvedimento per ragioni opposte a quelle che ha sostenuto la collega.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino, al quale ricordo che ha a disposizione tre minuti di tempo. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, intervengo solo per confermare il voto favorevole dei deputati del CDU e per sottolineare nuovamente la convergenza positiva che si è registrata. Come hanno già sottolineato alcuni colleghi intervenuti, credo che ciò sia dovuto anche al ruolo svolto dalle associazioni - ed io voglio citare in particolare il forum delle famiglie - nella consapevolezza che questa normativa andasse approvata. Vi sono stati, quindi, questo stimolo e questa convergenza e credo che si tratti di un dato estremamente positivo per i minori.
testo perché in gioco c'era la tutela dei minori e non delle famiglie che si apprestano all'adozione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Sbarbati. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha tre minuti.
LUCIANA SBARBATI. Signor Presidente, vorrei innanzitutto congratularmi per l'eccellente lavoro svolto dalla relatrice e dalla Commissione. Questa legge sana una situazione nella quale il nostro appariva come uno dei paesi più lontani dal dimostrare una adeguata sensibilità nei confronti di questo problema. Credo, pertanto, che questo provvedimento rappresenti un'importante conquista democratica e di civiltà anche se, a mio parere, vi sono ancora molte altre tappe da raggiungere perché alcune rigidità, richiamate anche dalla onorevole Maura Cossutta, permangono nel testo. Per queste si può trovare sicuramente una soluzione di equilibrio: penso al problema dell'età, alla concezione dell'adozione e all'idoneità delle persone coinvolte. Tutto queste deve essere affidato ad una legge il più possibile aperta, che non si fondi semplicemente sulla discrezionalità ma anche sull'intelligenza, sulla professionalità e competenza delle persone che lavorano in questo settore.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guidi. Ne ha facoltà.
ANTONIO GUIDI. Quanto tempo ho, Presidente?
PRESIDENTE. Otto minuti (Commenti).
ANTONIO GUIDI. Anch'io qualche volta sono insofferente, però è anche giusto che chi da più di trent'anni lotta contro gli istituti dove vengono ricoverati bambini e persone con handicap disponga di cinque minuti per poter parlare ed essere ascoltato in silenzio e con attenzione. Se chiediamo la calma fuori dall'aula, dovremmo essere educati anche qui dentro.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mancina. Ne ha facoltà.
CLAUDIA MANCINA. Signor Presidente, vorrei fare una breve illustrazione e chiedo alla Presidenza l'autorizzazione alla pubblicazione in calce al resoconto della seduta odierna di considerazioni integrative alla mia dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. La Presidenza lo consente; prego, onorevole Mancina.
CLAUDIA MANCINA. Signor Presidente, con il provvedimento che stiamo per votare andiamo a modificare la legge n. 184 del 1983, che era già una legge molto importante ed aveva introdotto nel nostro ordinamento una nuova concezione dell'adozione: non più atto volto a trasmettere il nome e il patrimonio, ma atto fondato sul diritto dei bambini alla famiglia, per realizzare l'incontro tra i bambini abbandonati per diversi motivi dai genitori naturali e coppie disposte ad accoglierli ed educarli.
giuridico degli aspiranti genitori: infatti, lo abbiamo sentito. Vorrei dire che questa non era la sede per operare una revisione giuridica, peraltro non priva di riflessi costituzionali, del concetto di famiglia, per questo considero la soluzione adeguata allo scopo del provvedimento, che è quello di facilitare l'adozione. Lo stesso vale per l'innalzamento dell'età a quarantacinque anni. Queste norme, insieme allo snellimento consistente delle procedure, segnano un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
ANNA MARIA DE LUCA. Che dire, Presidente: mi ero preparata un intervento ben articolato, tutto diverso, ma non c'è il clima, colleghi, non c'è il clima. Devo dire che le parole che mi sono venute in mente quando, signor Presidente, lei mi ha dato finalmente la parola, sono state due, molto semplici: «finalmente», perché questo è un provvedimento molto atteso nel paese, e «peccato», peccato per questa occasione mancata, peccato per un provvedimento di 41 articoli che è stato analizzato al Senato per più di un anno e che qui alla Camera si è fermato meno di due mesi, peccato, perché sembra che la gente nel paese non sappia capire come noi qui purtroppo siamo costretti a lavorare.
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tarditi. Ne ha facoltà.
La normativa esistente non dava un contributo efficace per il raggiungimento dell'obiettivo primario che era quello di favorire al massimo le adozioni e di limitare l'affidamento agli istituti. Affidamento che specie per i più piccoli, come ha autorevolmente spesso indicato il collega Guidi, è foriero di sofferenze e di danni gravi per il bambino che è costretto a crescere in un ambiente per lui innaturale.
Come ho già avuto modo di accennare in un precedente intervento in sede di discussione generale del provvedimento di legge, l'adozione rappresenta, in effetti, non una genitorialità sociale ma un vero e proprio atto d'amore che si compie nei confronti di un minore, il quale spesso è abbandonato in età già avanzata e soffre grandemente questo stato di abbandono, che è ancor più grave quando il bambino ha un'età inferiore ai sei anni ma che già a due, tre o quattro anni avverte quella situazione di abbandono e di grave disagio che si prova certamente in un istituto il quale, anche se è il più accogliente, non può comunque sostituire, in realtà, una famiglia.
Signor Presidente, cari colleghi, abbiamo ritenuto di dare il nostro contributo per fare in modo che questi bambini si trovassero al centro dell'attenzione della nuova normativa e che l'interesse per questi minori fosse preminente rispetto a quello dei genitori che volevano adottarli. Non era infatti possibile creare una pletora di aspiranti genitori adottivi o affidatari senza creare le condizioni perché questi affidamenti e queste adozioni avvenissero in realtà nell'interesse del minore.
Ed allora sotto questo profilo sottolineo il contributo che abbiamo dato come forza di opposizione costruttiva e rivendichiamo il merito di aver dato un impulso, sulla base dei desideri del nostro movimento che già in passato ha manifestato su questo tema posizioni forti, al fine di rendere più semplificate le procedure di adozione. Abbiamo toccato dei punti che a nostro avviso sono rilevanti nella direzione che ho appena indicato. Abbiamo eliminato di fatto una norma che poteva prestare il fianco a delle interpretazioni delicate quali quella in ordine ai tre anni di convivenza prima del
Abbiamo dato un forte impulso al diritto del minore ad avere, diciamo così, una situazione di familiarità personale. In altre parole, una condizione di indigenza della famiglia di origine non deve essere considerata condizione essenziale perché il bambino sia dichiarato in stato di adottabilità. La famiglia che si trova in stato di indigenza dovrà avere dagli enti locali, dalle regioni, dalle province e dai comuni tutti gli aiuti possibili senza distinzione di sesso, di razza, di religione affinché possa mantenere il bambino e conservarlo all'interno del proprio nucleo familiare. Credo che questo sia un passo fondamentale. L'obiettivo di dare ad ogni minore abbandonato una famiglia e ad ogni famiglia che lo desideri un figlio adottivo non è semplice da conseguire. Questa norma è sicuramente il frutto di un compromesso, non la migliore norma che avremmo voluto; tuttavia, essa rappresenta un passo significativo ed è con questo spirito che annunzio il voto favorevole dei deputati del gruppo di Forza Italia.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Valpiana. Ne ha facoltà.
Credo allora che la prima cosa che dobbiamo stigmatizzare sia il modo in cui stasera abbiamo affrontato l'esame del provvedimento in questa sede. Capisco che l'esame era stato deferito alla Commissione giustizia in sede redigente, che ha sicuramente approfondito il tema, così come ha fatto il Senato. Tuttavia, le modalità con cui in questi giorni sono stati espressi i pareri in Commissione, senza alcuna possibilità di discuterne, e il modo in cui è stato affrontato l'esame degli articoli questa sera indignano i deputati di Rifondazione comunista che vorrebbero trattare seriamente gli argomenti seri.
Questo è un argomento serio perché non possiamo correre dietro a fantomatici cartelli, che tutti abbiamo visto in questa campagna elettorale, che plaudono alle
Avremmo voluto avere la possibilità di fare una dichiarazione di voto su ogni articolo perché, se sulla maggior parte dei 40 articoli del provvedimento siamo d'accordo, su alcuni di essi abbiamo grosse perplessità che avremmo voluto esprimere in sede di dichiarazione di voto. Nessun gruppo - e noi, purtroppo, facciamo parte del gruppo Misto - ha avanzato la richiesta di votazione elettronica, pertanto, il procedimento è stato assolutamente inadeguato e, direi, ignobile.
Indicherò, pertanto, ora in sede di dichiarazione di voto finale, gli articoli sui quali avremmo espresso un voto contrario. Innanzi tutto, avremmo votato contro il comma 3 dell'articolo 4 in cui si sostiene che, in caso di affidamento, la famiglia di origine, i genitori o gli altri componenti, possono mantenere i rapporti con il minore. Tutti noi che ci siamo occupati di affidamento familiare sappiamo che la famiglia di origine deve mantenere i rapporti con il minore perché la ratio dell'istituto familiare è esattamente quella di aiutare una famiglia che, per motivi economici, sociali e a causa di difficoltà contingenti, non riesce ad avere un rapporto educativo e sereno con il bambino. Scrivere «possono» mantenere i rapporti con la famiglia credo ponga grossi interrogativi sul vero significato che vogliamo attribuire all'affido familiare. In ogni caso, mi sembra che anche quanto si sostiene nell'articolo 5, vale a dire che «In ogni caso l'affidatario» - è una disposizione che è stata aggiunta in questi giorni dalla Commissione - «esercita i poteri connessi con la potestà parentale in relazione agli ordinari rapporti con l'istituzione scolastica e con le autorità sanitarie» sia gravissimo, perché credo che la famiglia affidataria debba intervenire là dove la famiglia di origine non riesce ad arrivare, ma non possiamo stabilire per legge che della scuola e della sanità si debba occupare la famiglia affidataria. In questo modo, infatti, esautoriamo le famiglie di origine. So per esperienza diretta che molte volte fra famiglia di origine e famiglia affidataria la differenza è solo economica. Ancora una volta, credo che stiamo affrontando in malo modo un istituto per togliere i bambini ai poveri e darli ai ricchi. Penso, nella maniera più assoluta, che non possiamo rischiare ciò.
A noi, poi, sembra assurdo in maniera determinante l'articolo 6, per un motivo comprensibile, anche se sicuramente l'intervento della Commissione giustizia della Camera è stato migliorativo. Tale disposizione, di cui hanno parlato tutti i giornali e tutta la stampa, stabilisce che l'adozione può essere concessa ai genitori anche quando abbiano convissuto per tre anni prima del matrimonio; il periodo di convivenza, pertanto, viene considerato come tempo utile ai fini dell'adozione.
A nostro avviso, l'istigazione al matrimonio contenuta in tale articolo è del tutto fuorviante e sbagliata; evidentemente, il fatto che una coppia che abbia convissuto per tre anni sia disponibile a sposarsi non dà alcuna garanzia di una capacità affettiva e di accoglienza maggiore di quella che deriverebbe dalla stabilità della coppia, valutata dal giudice di sorveglianza.
Con grande rammarico, perché fino a dieci minuti fa i deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti avevano deciso di astenersi, dichiaro il nostro voto contrario, perché credo che la procedura adottata per affrontare un tema così serio come quello dei bambini che hanno bisogno di una famiglia non sia accettabile (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).
Il filo conduttore di tale provvedimento è la centralità del minore all'interno della famiglia, che risulta già dal titolo. Il minore ha diritto a crescere e ad essere educato all'interno di una famiglia, intesa ai sensi dell'articolo 29 della Costituzione senza divagazioni di altro tipo. Nell'interesse del minore, il ricorso agli istituti dell'affidamento e dell'adozione è residuale, perché il provvedimento punta a sostenere il più possibile il minore all'interno della sua famiglia; vengono eliminati equivoci relativi ad improvvidi termini contenuti nel testo proveniente dal Senato (per esempio i riferimenti alla povertà, che avrebbero potuto essere fuorvianti); si prevede un aiuto alle famiglie con il coinvolgimento di tutte le istituzioni potenzialmente interessate (dallo Stato alle regioni, agli enti locali); la volontà del minore viene valorizzata anche qualora abbia meno di dieci anni, se capace di esprimerla; viene eliminato ogni equivoco sulle coppie di fatto ed ogni tentativo indiretto, per certi aspetti ipocrita, di riconoscerle, come si faceva con la precedente formulazione; vi sono un deciso sfavore verso l'istituzionalizzazione del minore ed un miglioramento deciso della situazione esistente. La realtà verificherà se siano necessari ulteriori miglioramenti.
Tutto ciò motiva la nostra valutazione positiva (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Albanese. Ne ha facoltà.
A parere nostro, l'impianto delle modifiche alla legge n. 184 del 1983 e l'introduzione stessa di un titolo nuovo sanciscono non più il diritto dell'adulto all'adozione, ma il diritto del minore alla famiglia. Questo diritto alla famiglia, quindi, va dall'enunciazione dei principi contenuti nel dettato costituzionale e nelle dichiarazioni dei diritti dell'infanzia, all'iscrizione più concreta in quei diritti di cittadinanza che la comunità, e per essa lo Stato democratico, deve garantire nella concretezza delle condizioni di vita. Ed è sulla base di questo diritto che viene enunciata una serie di modifiche che tendono a mettere in atto procedure e iniziative che, coinvolgendo le responsabilità di più attori pubblici e privati sulla scorta anche della legge di riforma dell'assistenza sociale, puntino a prevenire l'abbandono dei minori nei nuclei familiari a rischio e quindi a far sì che il bambino possa continuare a rimanere nella propria famiglia, a modernizzare e a rendere più certo il percorso dell'adozione.
Significativo è stato poi anche un ulteriore emendamento introdotto dalla relatrice: quello con il quale si è fissata la data del 2006 per il superamento del ricovero in istituto dei minori abbandonati o in condizione di esclusione momentanea dal nucleo familiare, per favorire invece l'affido familiare o l'inserimento in comunità.
Signor Presidente, colleghi, vorrei sottolineare inoltre che questo testo introduce il riconoscimento di un altro diritto, che è stato oggetto di lunghi dibattiti in quest'aula anche nella discussione della legge sulla procreazione assistita: il diritto all'identità! Tale diritto viene sancito perché innanzi tutto vi è il diritto del minore a conoscere la sua condizione di adottato, superando quindi il retaggio culturale che vedeva lo status di adottato come una vergogna o comunque come una condizione da nascondere e da rimuovere, riconoscendo così l'alto valore sociale e non solo privato del gesto dell'adozione, che per questo va reso noto al minore protagonista di questo atto d'amore.
Allo stesso modo, anche il diritto a conoscere l'identità biologica è salvaguardato in caso di gravi motivi di salute psicofisica. Credo però che su questo punto controverso l'esperienza futura e il monitoraggio della casistica potranno consentire nel tempo un ulteriore miglioramento della legge.
La previsione di misure di sostegno economico per l'adozione di ragazzi di età superiore ai 12 anni o di minori con handicap può contemperare i rischi - da alcune parti preventivati e che rischiavano di far naufragare poi questa legge - che l'innalzamento della differenza di età da 40 a 45 anni tra adottandi e adottato poteva comportare nelle procedure di adozione dei minori oltre i sei anni. Per questi motivi, noi ci riteniamo soddisfatti di questa previsione.
Vorrei anche ringraziare la relatrice per la sua tenacia e per la perseveranza perché, nonostante il duro calendario dei lavori di quest'Assemblea, è riuscita a portare all'approvazione questa legge (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo).
L'impianto della legge è fortemente concordato, armonioso, «arioso» e prevede la possibilità per i bambini di avere prima dei forti sostegni nella propria famiglia di origine e, successivamente, di essere seguiti in tutte le maniere fino ad arrivare all'adozione.
Non posso però tacere che mi sarei aspettata un maggiore approfondimento del concetto di interesse dei minori. In realtà, almeno in questo articolato - come avviene per tutti gli articolati che si riferiscono ai minori - si parla di interesse del minore, pur essendo un concetto che non ha alcun significato, che non ha alcun «paletto». Purtroppo (bisogna dirlo: soprattutto da parte di chi si occupa in maniera professionale di questi problemi ma anche chi non se ne occupa, perché le cronache dei giornali ne sono pieni, purtroppo) questo interesse dei minori viene interpretato in maniera estremamente personale.
Nel mettere mano a una legge così delicata sarebbe stato forse opportuno riempire di contenuti questo concetto così ampio. Un altro discorso che vorrei affrontare riguarda le idoneità. Secondo me, questo è un punto qualificante perché, se è vero che ci devono essere determinati presupposti sui quali concordo, il concetto di idoneità come definito dal comma 2 dell'articolo 6 fa anche riferimento all'idoneità affettiva - ed è giusto -, ma il successivo articolo 19, che stabilisce che il
Per essere precisi, vi è un'altra annotazione. Il ricorso ai servizi socio-assistenziali degli enti locali, che sono sicuramente istituzioni con grandissimi meriti, probabilmente avrebbe potuto essere implementato pensando ad una task force di persone altamente qualificate e specializzate che potessero effettivamente dare un giudizio di valore con mezzi tecnici più specifici e professionalmente più adeguati.
Sono d'accordo con l'aumento della differenza di età tra adottante e adottato, anche in considerazione dell'allungamento della vita, e soprattutto della qualità della vita.
Sono assolutamente favorevole alla possibilità introdotta di conoscere le proprie origini, sia pure con moltissimi paletti e, come è giusto, rispettando le altre persone in gioco e quindi anche i genitori naturali. Credo che questa sia una possibilità che neppure lo Stato può togliere a nessun essere umano. Inoltre, tanto perché resti agli atti, avrei voluto intervenire su alcune incongruenze di tipo tecnico-giuridico. Per esempio in alcuni passaggi parliamo di sentenze costitutive che riguardano gli status che hanno non solo effetto retroattivo, ma che lo hanno anche quando non siano ancora passate in giudicato. Su piccole cose di questo genere credo che si sarebbe potuto ragionare con maggiore tranquillità. In ogni caso annuncio il voto favorevole dei deputati del gruppo UDEUR e rinnovo i complimenti alla relatrice (Applausi dei deputati del gruppo UDEUR).
È rilevante il fatto che questa importante riforma abbia visto unite tutte le forze politiche di questa Assemblea. Infine, tutti noi dobbiamo rivolgere un ringraziamento particolare alla relatrice, onorevole Anna Maria Serafini, che con grande impegno ha saputo superare i non pochi ostacoli che questo provvedimento aveva davanti a sé, intrattenendo anche rapporti di collaborazione con il mondo esterno, l'associazionismo del volontariato, i giudici minorili, gli assistenti sociali, trovando una formulazione in grado di svuotare questi istituti e di portare all'assegnazione ad ogni bambino di una famiglia che possa prendersi cura della sua infanzia per offrire un destino diverso a chi ha avuto solo sofferenze e disadattamenti. Per queste ragioni confermiamo il nostro voto favorevole.
Io credo che la realtà dei bambini in istituto, come ha detto la relatrice, sia ancora molto pesante; e questa legge si muove senz'altro nella direzione di risolvere questa situazione drammatica. Abbiamo valorizzato le riflessioni di tutti gli operatori (questo è un altro punto molto importante) che hanno lavorato in questi lunghi diciassette anni, a partire dalla legge n. 184 del 1983. Si tratta di critiche
Il provvedimento che ci accingiamo a votare - lo voglio ricordare - arriva a conclusione di una legislatura in cui il centrosinistra si è caratterizzato per coraggiose scelte innovative, scelte di politiche sociali che sono state anche scelte di politica culturale: la riforma dell'assistenza; le politiche per l'occupazione; gli interventi concreti per i nuclei familiari con figli disabili gravi e gravissimi; congedi parentali; interventi di aiuto al reddito a favore delle madri che significano appunto tutela della maternità come valore sociale e scelta individuale, una tutela che riconosce però la libertà e la responsabilità femminile e che non è - mi rivolgo al Polo - tutela intesa come controllo e cultura della colpa contro la donna; il piano nazionale per l'infanzia. Sono state quindi scelte sociali, di politica generale, e culturali.
I diritti delle persone, i diritti del bambino possono essere garantiti solo dentro un sistema pubblico di sicurezza sociale, che include e non esclude, che promuove l'uguaglianza, la cultura della solidarietà e dell'accoglienza, contro pericolosi segnali di integralismi, di culture identitarie, discriminatorie, legate al sangue e alla razza. La figura genitoriale, insomma, non è definita dal legame identitario biologico con il bambino, ma appunto dalla capacità affettiva, di relazione e di responsabilità. Una legge, quindi, che va in questo senso, molto attesa e che recepisce la necessità di alcuni cambiamenti per quanto riguarda gli istituti e la questione dell'età.
Il mio gruppo (e qui viene la parte critica) ha presentato alcuni emendamenti durante l'esame in Commissione in sede redigente - emendamenti che sono stati respinti - e si è astenuto sull'articolo 6 con una riflessione molto critica. Credo che bocciando i nostri emendamenti si sia persa un'occasione: i nostri emendamenti non era ideologici, anzi li abbiamo definiti anti-ideologici. Il primo punto per noi è infatti l'interesse del bambino e l'obiettivo è far sì che nessun bambino rimanga in istituto. La nostra convinzione è che c'è famiglia dove c'è relazionalità, affettività e responsabilità. Vi è poi il problema relativo a chi adotta. Credo che su questo punto la società e la politica si debba interrogare. Esistono nella realtà coppie di fatto con figli, famiglie monoparentali con figli. Sulla base di quali elementi si individua allora l'idoneità o la non idoneità ad essere bravo genitore (Commenti)?... Scusate, ma per noi questo è un punto importante. Non è certo il sacramento del matrimonio a garantire la stabilità futura dell'unione. Non è certo la singolarità della figura genitoriale a impedire la crescita e lo sviluppo sereno di un figlio o di un bambino adottato. Vale di più la difesa della normalità sociale, fondata sull'ordine tradizionale familiare o la possibilità concreta di raggiungere l'obiettivo di non lasciare neanche più un bambino in istituto?
Su questo non siamo stati d'accordo e lo abbiamo dimostrato. La laicità per noi è una bussola per tutti: non esistono i laici cattolici, dovremmo essere tutti laici e la laicità non significa agnosticismo, non è relativismo etico. Per noi c'è etica dove c'è possibilità di scegliere perché è l'etica quella che costruisce la polis. L'etica non è quella della maggioranza, ma l'etica
La legge si caratterizza e si qualifica, innanzitutto, perché tende a soddisfare le esigenze del bambino e il suo interesse a crescere e ad essere educato all'interno di una famiglia. In tale ambito si collocano gli interventi a supporto delle famiglie in difficoltà, erogate anche con il potenziamento dei servizi integrati sul territorio, mentre l'affido scatta solo nel caso di comprovati mancati risultati di tali interventi.
Un altro aspetto che credo vada sottolineato è la differenza di età fra adottante e adottato, spostata al massimo a 45 anni, anche in considerazione delle mutate condizioni sociali, a cominciare dall'aumento della durata della vita media. Il testo prevede anche il matrimonio come condizione...
Quanto al delicato problema dell'accesso alle informazioni sulla famiglia di origine, desidero sottolineare, a titolo personale, che avrei alcune perplessità sul punto, che però supero anche per le condizioni previste per poter accedere a tali informazioni.
Concludo - su richiesta dell'Assemblea - con il sottolineare che il provvedimento, in definitiva, presenta aspetti fortemente migliorativi della precedente normativa e riafferma e tutela meglio i sacrosanti diritti dei bambini, in particolare di coloro che non hanno famiglia. Per queste ragioni i deputati del gruppo dei Popolari e democratici-l'Ulivo esprimeranno con convinzione un voto favorevole.
Cercherò di essere breve, ma vorrei fare due considerazioni. Lo spunto mi viene anche dall'intervento dell'onorevole Maura Cossutta. Io non sono troppo
L'articolo 6 secondo me doveva limitarsi a prevedere che le coppie che adottano devono essere sposate, perché mi sembra che in ogni provvedimento, di qualsiasi materia si tratti, venga sempre introdotta una forte contrapposizione ideologica che tende ad equiparare il contratto che viene stipulato esplicitamente e volutamente da due persone che vogliono costituire una coppia di fatto al vincolo matrimoniale, che presenta profili di tipo pubblicistico per quanto riguarda diritti e doveri, nettamente diversi ed esplicitamente scelti dalle persone che vogliono rispondere nei confronti della società sotto tutti gli aspetti relativi alla convivenza.
Credo sia ora di finirla di affrontare questo tema in maniera più o meno larvata in tutti i provvedimenti, costituendo gli avamposti per azioni successive che tendano ad equiparare due istituti che in ogni caso devono essere separati perché hanno significati profondamente diversi.
Detto questo, vorrei ricordare ancora all'onorevole Maura Cossutta e a tutti quelli che la pensano come lei che la famiglia non è costituita solo da fattori affettivi ed ambientali, ma anche da fattori di filiazione legittima o naturale e che la famiglia naturale è composta da un uomo e da una donna, per chi non avesse ancora compreso quali sono le leggi naturali che da sempre regolano la coesistenza umana. Voi state andando assolutamente fuori strada: ve lo voglio dire per l'ennesima volta.
Detto questo, crediamo che la legge sia buona e che il lavoro svolto dalla relatrice sia stato buono. Non ci capacitiamo del fatto che al Senato si sia discusso un provvedimento per tanto tempo e poi, guarda caso, alla Camera si sia riusciti a trovare la quadratura, proprio in prossimità della campagna elettorale.
Siamo tutti uniti, abbracciamo tutti questa legge e sentiamo di avere tutti una parte di paternità della stessa, perché la riteniamo equilibrata, ma questo la dice lunga sull'atteggiamento sbagliato tenuto dalla maggioranza nei confronti dell'opposizione, nonché di tutte le associazioni che per molto tempo hanno rappresentato problemi importanti che sono sempre stati misconosciuti e, guarda caso, alla Camera hanno trovato invece recepimento. Ne siamo contenti, ma ciò non fa altro che evidenziare l'atteggiamento negativo tenuto dalla maggioranza al Senato.
Detto questo siamo assolutamente favorevoli al provvedimento, che voteremo convintamente (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Il secondo elemento che voglio sottolineare è che questa normativa fa certamente compiere passi in avanti significativi per quanto riguarda il riconoscimento dei diritti del minore anche rispetto alla procedura ed agli adempimenti necessari per giungere all'adozione.
Nutriamo ancora perplessità sul fatto che sui problemi più complessi non sia stato fatto il possibile, anche se diamo atto della grande disponibilità manifestata da tutti.
Sulla questione della stabilità della famiglia avente titolo all'adozione avevamo presentato alcuni emendamenti che la Commissione non ha accolto e che avrebbero potuto rendere più chiaro il
Siamo tutti consapevoli di quanto sia indispensabile questo testo e confermiamo che purtroppo presso il Senato si è perso troppo tempo per ragioni non conciliabili con quelle che, invece, in questa Camera sono state ampiamente sostenute. Stante lo spirito costruttivo che si è realizzato e pur non trattandosi di un provvedimento che ci soddisfa completamente, voteremo convintamente a favore (Applausi dei deputati del gruppo misto-CDU).
I deputati repubblicani voteranno convintamente a favore, consapevoli che la legge è un importante punto di riferimento ed un successo di questo Parlamento, il quale ancora una volta ha dimostrato la propria sensibilità alle problematiche dell'infanzia.
Sostengo con forza che questa legge, soprattutto dopo l'approvazione di una serie di nostri emendamenti, sia una buona legge di fine legislatura. Certo, sarebbe stato meglio per tutti - per noi e per i bambini - discutere più a lungo; ciò non è stato possibile ma, nonostante tutto, anche per l'impegno della relatrice - non possiamo negare che l'accelerazione dell'iter, oltre ad un valore elettoralistico della maggioranza, ha anche una valenza positiva e costruttiva per l'impegno della Casa delle libertà e del Presidente Berlusconi che ha dichiarato l'adozione uno dei punti fondamentali del suo programma (adozioni più semplici e più corrette) -, questa legge arriva finalmente in porto. Ciò vuol dire che ognuno farà la propria parte per applicarla.
Signor Presidente, ritengo di dover esprimere il rammarico per l'eccessivo tempo in cui la legge è stata in discussione al Senato, ma vorrei valorizzare alcuni elementi positivi. Si è istituito, su mia proposta, l'avvocato del bambino.
Finalmente si dice «no» in maniera decisa all'istituto per i bambini di età inferiore a sei anni e si dice «no» allo stato di abbandono per chi rimane in istituto oltre ventiquattro mesi: mi sembra una svolta storica, che dobbiamo al lavoro di tutti, ma certamente anche al mio impegno e a quello collettivo di Forza Italia.
Si dicono finalmente alcune frasi importanti e sostanziali in difesa delle persone che giacciono negli istituti, che sono più grandi di età e con handicap: con l'aumento del differenziale di età, proprio quelle persone (in base all'abitudine di adottare bambini come se si fosse ad un self-service) potevano rimanere escluse; non a caso, si chiede un aiuto fino a 18 anni per quei bambini che vivono una doppia difficoltà: l'allontanamento dalla famiglia d'origine (con un carico di tragedie alle spalle) e la tragedia dell'istituzionalizzazione. Si dà finalmente valore alle comunità «vere» come quelle di don Oreste Benzi.
Signor Presidente, non voglio entrare nel merito dell'adozione: è giusto che il bambino abbia una sua famiglia, ma è giusto anche valorizzare i sentimenti e i sogni (spesso così misteriosi) della voglia di maternità e paternità. Troppo spesso si parla soltanto in termini burocratici di tale fenomeno, ma credo che il Parlamento debba occuparsi della parte legislativa e non addentrarsi troppo nel fenomeno e rispettare la privacy dei sentimenti.
Ritengo, dunque, che il provvedimento rappresenti - grazie al contributo di tutti, ad esempio, del forum delle famiglie e, in particolare nel Parlamento, della Casa delle libertà - un grosso passo in avanti. Inoltre, ogni due anni, la legge potrà essere rivista e speriamo che potremo rivederla tutti insieme con molta calma. Dobbiamo comprendere che dare voce ai bambini può essere uno slogan troppo facile: dovremmo davvero dar voce ai bambini, ma anche agli adulti i quali, senza bambini, non stanno bene (e i bambini soffrono senza gli adulti). In conclusione, ringrazio tutti quanti e speriamo che dalle parole si passi presto ai fatti (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).
La modifica che stiamo operando conferma l'ispirazione della legge n. 184 del 1983, ma vuole rispondere ai mutamenti intervenuti nella società, nel modo di intendere e di vivere il ruolo di genitori e soprattutto nella consapevolezza dei diritti dell'infanzia. Essa vuole sostenere in modo efficace forme di solidarietà e di generosità che nella società di oggi - nella quale le strutture tradizionali della solidarietà sono in crisi - debbono essere considerate tanto più preziose.
I punti innovativi della legge sono molti e non mi soffermerò su di essi. I punti essenziali più controversi - come tutti i colleghi hanno sottolineato - riguardano la stabilità e l'età.
Per quanto riguarda la stabilità e la sua sovrapposizione con il matrimonio, si è svolta una lunga e complessa discussione, non solo tra deputati, ma anche con le associazioni e i soggetti sociali. È stata una discussione faticosa, ma fruttuosa, del cui esito positivo va dato merito al tenace lavoro della relatrice. La soluzione proposta rappresenta una mediazione tra opposti orientamenti e convinzioni. È evidente che la mediazione può scontentare sia chi non vuol concedere alcun valore alla convivenza fuori del matrimonio sia chi vorrebbe che la valutazione di idoneità prescindesse completamente dallo stato
Tutti noi abbiamo principi e convinzioni che ameremmo vedere tradotti in norme, ma qui noi non siamo filosofi morali né scienziati politici, siamo legislatori, e compito dei legislatori è trovare soluzioni possibili, utili per i cittadini. Questa legge rappresenta la migliore soluzione possibile oggi ed è utile, sicuramente utile, alle persone in carne ed ossa che stanno aspettando - e ce l'hanno fatto sapere in molti modi - una facilitazione dell'accesso all'adozione. Per questo approviamo questa legge con convinzione e con soddisfazione (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
È una grande delusione, un'altra. Questo non è un luogo di sentimenti, qualcuno me lo ha detto, ma io ancora credo nei sentimenti. Penso a quei 14 mila bambini e ragazzi che sono nei nostri istituti, tuttora, contro 17 mila domande di adozione, di cui soltanto 5 mila concesse sul piano internazionale e 2 mila in Italia. Quanti bambini privi di amore ci sono in questo momento nel nostro paese! Non hanno diritto ad un minimo di attenzione da parte di questa Assemblea? Non so.
Questa situazione mi delude molto, quindi non intendo continuare il mio intervento: avevo dati da riportare e cose da dire, ma non credo, ripeto, che ci sia il clima.
Questo, comunque, è un provvedimento importante, che quindi avrà il mio voto favorevole, sia pure soltanto in considerazione di quei 14 mila ragazzi (Applausi).


