Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 7583)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Benetti. Ne ha facoltà.

LINO DE BENETTI. Presidente, sottosegretario, colleghi, noi Verdi avremmo molte cose da dire in questa dichiarazione di voto. Per l'economia dei lavori, visto che vi sono altri provvedimenti assai importanti all'ordine del giorno, rinunciamo però a pronunciare la dichiarazione di voto e chiediamo alla Presidenza di autorizzarne la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente.

LINO DE BENETTI. Voglio fare soltanto una brevissima considerazione. Al Senato, alla Camera, con i cittadini, noi abbiamo condotto una battaglia in difesa delle organizzazioni dei consumatori, in difesa dei cittadini e dei consumatori. Riteniamo che il risultato raggiunto con questo provvedimento sia positivo perché esso soddisfa la nostra posizione e quella della maggioranza. Voglio quindi esprimere apprezzamento nei confronti del Governo e del relatore per aver capito le posizioni dei Verdi, per averle legittimate con le dichiarazioni del ministro Visco, per aver accolto quel tavolo di concertazione che restituisce alle parti, cioè alle banche, alle associazioni dei consumatori, al Governo, la possibilità di individuare soluzioni e trattative utili per tutte le parti. Ci auguriamo che questo avvenga, come previsto dal nostro ordine del giorno, in tempi brevi. Sappiamo che sarà così e pertanto, in linea con la nostra decisione di ritirare gli emendamenti, preannunciamo il voto favorevole a questo provvedimento, perché non ci prestiamo a quelle strumentali e molte volte divaganti obiezioni che sono state poste in modo assolutamente contraddittorio dall'opposizione. Le ragioni da noi sostenute non erano e non sono invece propagandistiche né terroristiche ma a favore dei cittadini, dei consumatori e di tutto il paese (Applausi dei deputati del gruppo misto-Verdi-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Marzano. Ne ha facoltà.

ANTONIO MARZANO. Presidente, colleghi, questo provvedimento rabbercia in qualche modo, più o meno congruo oppure inadeguato nei singoli punti, ma comunque nell'insieme in modo pasticciato e farraginoso le conseguenze destabilizzanti di una precedente legge del 1996 sull'usura. Restano in larga parte però in piedi, avendo il Governo perso questa occasione per porvi rimedio, gli effetti allucinanti della legge del 1996, che sono poi gli effetti che economisti ed esperienze di fatto hanno ampiamente provato essere conseguenti a qualsiasi politica dirigistica sui prezzi, si tratti poi dei canoni di affitto, del cambio di una moneta e, oggi, del tasso d'interesse.
Quattro sono i meccanismi perversi che da questo dirigismo seguono. Il primo meccanismo: se l'inflazione sale, i tassi di mercato salgono ma non c'è usura nei contratti di mutuo; se però poi l'inflazione scende, i tassi fissi risalenti agli anni di inflazione diventano improvvisamente usurari. Avete cioè introdotto l'usura ciclica,


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che compare o scompare a seconda che si viva una fase inflazionistica oppure disinflazionistica.
Il secondo meccanismo: se un cliente è molto rischioso, la banca non gli accorda un mutuo, dovendo praticargli un tasso superiore alla soglia; cosa farà quel cliente che avesse sicuramente bisogno di quel mutuo? Andrà dagli usurai. Come l'equo canone creò il mercato nero degli affitti, l'equo tasso creerà il mercato nero dei prestiti, vale a dire l'usura. I tassi ex lege, in altre parole, sono un regalo agli usurai, li fanno dilagare anziché sgominarli.
Il terzo meccanismo: i rappezzi come quelli previsti dalla norma che ci accingiamo a varare comportano costi aggiuntivi per le banche, già gravate - e le banche ne sono colpevoli - da costi più alti delle concorrenti estere. Chi credete che pagherà gli oneri aggiuntivi? È ovvio, i futuri richiedenti di mutui: le nuove famiglie, le imprese e i professionisti.
Ecco perché noi proponevamo che lo Stato intervenisse per ridurre una parte significativa di oneri che, dopotutto, derivano da una legge dello Stato sbagliata, la n. 108 del 1996. A tutto ciò non si è posto rimedio, provocando così un quarto meccanismo perverso: le banche estere tenderanno a tenersi lontano dal mercato italiano, che contiene meccanismi perversi; così facendo si indebolisce la concorrenza, l'unico elemento che può costringere le banche italiane a tassi più bassi per la nostra economia.
Per tutto ciò, dichiariamo che, avendo il Governo perso l'occasione per rimediare ad una legge sbagliata del 1996, il voto dei deputati del gruppo di Forza Italia sul provvedimento in esame non potrà che essere contrario (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, solo poche battute per dichiarare il voto nettamente contrario dei deputati del CCD sul provvedimento in esame, che rappresenta un'occasione mancata per trasferire nel sistema bancario un minimo di concorrenza e di trasparenza.
Questa dichiarazione di voto contrario è anche un preciso atto di accusa al Governo e alla maggioranza che, in sostanza, si sono arresi al potere di questo sistema bancario, che, ancora una volta, non si vuole moderno, che ancora una volta non si vuole all'altezza delle attese dei consumatori e delle imprese. Si tratta di un sistema ancora poco competitivo e poco trasparente, dove vige un accordo di cartello che trasferisce gli oneri sulla collettività. La sentenza della Corte di cassazione, alla quale abbiamo fatto riferimento in più di un'occasione, ha messo a nudo questo grande squilibrio fra il potere del sistema bancario e il mancato potere dei consumatori e delle imprese ed è la conseguenza delle disposizioni della legge sull'usura - che, come affermava poco fa il collega Marzano, sono una risposta inadeguata al problema - nonché della discesa dei tassi di interesse.
Abbiamo chiesto che il provvedimento contenesse tre elementi. Innanzitutto, esso avrebbe dovuto dare certezza - da questo punto di vista recepisce la nostra posizione - stabilendo che il momento della stipula del contratto di mutuo, e non quello della dazione, è valido ai fini della determinazione dell'eventuale tasso usuraio, quindi dell'applicazione della legge n. 108. Ciò conferma la volontà di mantenere in vita l'istituto del tasso fisso, che è molto importante sia per il sistema bancario sia, soprattutto, per i consumatori, in quanto permette all'uno e agli altri di programmare i costi e le attese.
In secondo luogo, abbiamo chiesto che il provvedimento potesse ristorare i consumatori sul pregresso. Da questo punto di vista ovviamente il Governo ha fatto orecchio da mercante cedendo ancora una volta al sistema bancario.
Come terzo punto, altrettanto qualificante, abbiamo chiesto di eliminare in via legislativa tutta una serie di vincoli, lacci, lacciuoli e penalizzazioni che di fatto oggi rendono impossibile l'estinzione anticipata


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e senza penale, anche questo per fare entrare finalmente il credito nel mercato.
È mancata la parte più importante, anche se, almeno a parole, inizialmente vi era una maggioranza trasversale disposta a recepire tutte queste considerazioni. Credo che questa sia l'accusa più grave che possiamo rivolgere alla maggioranza e al Governo.
Riteniamo si sia persa un'occasione vera e che il tavolo di concertazione, che sembra sostituire la mancata adozione di provvedimenti legislativi, alla fine sia solo un bluff del quale presto non sentiremo più parlare. Riteniamo che questo provvedimento sia un vero pasticcio, che ancora una volta penalizza il consumatore.
Non abbiamo riscontrato una vera sensibilità del centrosinistra a favore dei consumatori ed è per questo motivo che il Centro cristiano democratico voterà contro questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, per favorire la discussione e l'approvazione della legge sulle adozioni utilizzerò un minuto di tempo.
Voglio ricordare che il ricorso in Cassazione, dal quale ha avuto origine tutta questa vicenda, è stato presentato dall'associazione dei consumatori Adusbef. Ricordo che l'Adusbef e l'Italia dei valori, nella loro autonomia, ma anche nella loro convergenza, hanno condotto questa battaglia.
Voglio rivendicare alcuni dei miglioramenti che sono stati ottenuti nel corso della discussione rispetto alla partenza del Governo e del Capo del Governo, che era stata estremamente preoccupante e negativa.
Annuncio il voto contrario, senza dilungarmi oltre, tenuto conto che ho presentato diversi emendamenti e che sono intervenuto nel corso della discussione per illustrarli.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, colleghi, signor rappresentante del Governo, l'usura è un reato punito dal codice penale, come sappiamo tutti - spero - eppure, ascoltando le dichiarazioni del presidente di Bankitalia e leggendo il decreto-legge del Governo che ci apprestiamo a votare, l'impressione è che le lobby delle banche vogliano sancire che quel reato penale vale per tutti, ma non per loro o almeno non sempre per loro.
Noi tutti sappiamo che chi ricorre al credito non è certo in condizioni di negoziare. Lo sanno le banche e lo dovremmo sapere anche noi che abbiamo il dovere di approvare leggi che valgano per tutti, ma soprattutto leggi che dovrebbero salvaguardare l'interesse regionale, la res publica, e non gli interessi dei più forti. Invece, anche in questo caso molto eclatante, molto reale, materialmente vissuto da milioni di cittadini consumatori, ci apprestiamo a varare una legge che abbassa il capo di fronte agli interessi dei più forti, di chi può condizionare con le cifre di una percentuale la vita di milioni di cittadini.
Siamo responsabili di trasformare la legge contro l'usura in un ghirigoro poetico, scritto solo sull'onda dell'emozione per le morti per usura. Siamo responsabili di mortificare una sentenza della Corte di cassazione - segnalo che la magistratura dello Stato - in un «manicaretto» giuridico di cui ci si può sbarazzare di fronte al potere di un racket di Stato.
Noi di fatto siamo in procinto di negare una sentenza con un meccanismo ipocrita che fissa un limite per il futuro e condanna l'illegalità del passato.
Il presidente di Bankitalia, che non perde occasione per fustigare pensionati e lavoratori dipendenti, si è subito stracciato le vesti per difendere presunti diritti delle banche, interessi definiti peraltro illegittimi dall'autorevole sentenza della Cassazione. Il presidente di Bankitalia è arrivato persino a prevedere crolli del


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sistema finanziario, mentre sappiamo tutti che, nel corso della fase disinflazionistica, gli istituti di credito hanno preferito emettere obbligazioni a breve a fronte di erogazioni a lungo termine, potendo godere così della concomitante discesa dei tassi di interesse, da un lato, e incatenare i propri creditori a clausole contrattuali fisse, dall'altro. Il presidente di Bankitalia e i Soloni della finanza bancaria hanno evocato crisi di fiducia internazionale nei confronti del sistema finanziario italiano proprio nel momento in cui Moody's aveva già scontato i valori dei crediti delle banche verso i mutuatari italiani, considerando altamente probabile la revisione al ribasso dei tassi dovuti.
Tutte scuse, ma pesanti, che hanno trovato a Palazzo Chigi orecchie attente e da qui è nato il decreto-legge che si vorrebbe convertire in legge; un decreto che non solo non punisce un comportamento platealmente illegale ma lo premia, esonerando le banche dalla restituzione delle somme introitate in più dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge antiusura.
L'Assemblea ha respinto quasi tutti gli emendamenti che avevamo presentato (fatta eccezione per uno che spero venga accolto positivamente dai beneficiari), tutti tesi a smussare un testo già ampiamente insufficiente di fronte a quello che è stato definito un lucro indebito cessante. Allo stesso modo sono state respinte le proposte serie, ragionevoli e credibili che abbiamo avanzato. Mi riferisco, in primo luogo, alla garanzia dal 1996 in poi dell'applicazione dei tassi di interesse a tasso fisso inferiore ai tassi considerati usurari, alla garanzia del rimborso a tutti i mutuatari delle somme indebitamente corrisposte in più agli istituti di credito in virtù di contratti capestro che impediscono concretamente l'estinzione anticipata del mutuo o la rinegoziazione dello stesso data l'indisponibilità delle banche. Infine, penso all'applicazione automatica e senza oneri dei benefici per la generalità dei contraenti. Queste misure avrebbero dovuto essere contenute in una proposta seria di fronte ad una sentenza precisa della Corte di cassazione e a favore di milioni di cittadini. Voi avete, sì, proceduto a diversificare le ragioni di un mutuo per l'acquisto, la ricostruzione o la ristrutturazione di una prima casa da abitazione non di lusso o per altri motivi dal mutuo di imprese o di famiglie, ma non avete risolto il vulnus di un meccanismo predatorio che continuate a coprire e a giustificare fino alla fine, pur di assecondare le sirene di Bankitalia e dei poteri forti di questo paese.
Signor Presidente, il gruppo di Rifondazione comunista si è sempre battuto per risarcire i cittadini da un decennio di sacrifici, di salari depauperati, di balzelli fiscali insopportabili, da impunità per un'abnorme evasione fiscale; il gruppo ha denunciato un sistema di politica economica e sociale che destrutturava lo Stato sociale ma che ricompensava ampiamente e ripetutamente le grandi imprese, le grandi società finanziarie ed assicurative, le centrali finanziarie e bancarie, che da sole hanno potuto risparmiare e, dunque, non versare allo Stato decine di migliaia di miliardi di lire soltanto negli ultimi tre anni. Ancora una volta l'ingordigia ha permesso loro di tenere le mani nelle casse dello Stato e contemporaneamente nelle tasche dei cittadini più deboli e più esposti (che poi è la stessa cosa). Non dovevate permettere ciò. Ora nessun motivo potrebbe indurci ad approvare la conversione in legge di questo decreto-legge ed è per questo che il voto dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista non potrà che essere apertamente negativo (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Il provvedimento in esame suscita, come abbiamo avuto già modo di sottolineare in precedenza, una serie di perplessità perché in sostanza si configura come un intervento legislativo in un ambito che dovrebbe essere invece


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lasciato alla completa autonomia contrattuale delle parti.
Siamo convinti - come abbiamo denunziato in Commissione e in aula in maniera insistente - che un vulnus di tal genere al principio della libera contrattazione e l'introduzione ex lege di tassi bancari predeterminati rappresentino un brutto precedente, che pone (come peraltro evidenziato da autorevoli osservatori) il sistema bancario del nostro paese in una situazione piuttosto difficile nell'ambito internazionale.
Fortunatamente, il nostro sistema bancario si muove in un ambito di mercato europeo e mondiale, quindi, per poter agire in condizioni di parità, non deve essere sottoposto a vincoli altrove ignoti e addirittura inconcepibili. Inoltre, la credibilità finanziaria del sistema Italia ne potrebbe risultare fortemente danneggiata. Ciò naturalmente non significa che non consideriamo in una certa misura ingiusto il profitto che potrà essere conseguito dagli istituti bancari nei confronti di chi ha acceso un mutuo a tasso fisso quando - come è avvenuto nell'ultimo periodo - i tassi di interesse calano vertiginosamente.
È altresì vero che, quando un debitore ha contratto un mutuo a tasso fisso, ha operato una chiara scelta economica, scommettendo su un certo andamento dei tassi che poi si è rivelato diverso: quindi, a rigore di termini contrattuali, il contratto di mutuo dovrebbe essere immodificabile, ma è altrettanto vero che i metodi con cui gli istituti bancari fanno la provvista di mezzi finanziari sono tali da consentire loro un grande spazio di manovra: pertanto, essi possono, in presenza di tassi fortemente calanti, ridurre il costo della provvista e, dunque, non sarebbe francamente equo consentire loro un tale utile aggiuntivo.
In questa logica abbiamo presentato una serie di emendamenti (che sono stati bocciati) e, in particolare, una proposta emendativa diretta a contemperare le esigenze della tutela dei principi del libero mercato e della libera contrattazione tra le parti con quello dei legittimi interessi dei mutuatari: ma evidentemente, su tale argomento, questa maggioranza e questo Governo sono sordi!
Abbiamo tentato di prevedere che nella rinegoziazione si applicassero le regole del mercato che, in tal caso, andrebbero a vantaggio dei mutuatari; allo stesso tempo, con le nostre proposte abbiamo previsto un azzeramento (nei contratti di mutui finalizzati all'estinzione anticipata di un precedente mutuo ipotecario) di qualsiasi imposta e tassa e dei diritti o degli emolumenti ipotecari e la riduzione di un quarto degli oneri notarili (se dovuti). Purtroppo, tale proposta non ha avuto esito.
Non poche sono state e sono le responsabilità del settore bancario che hanno portato alla sentenza della Corte di cassazione; il settore bancario, dunque, ha opposto una resistenza eccessiva alla rinegoziazione a costi accettabili dei mutui a tasso fisso divenuti troppo onerosi. Sarebbe stata auspicabile (dobbiamo evidenziare la responsabilità dell'ABI) una più forte azione di persuasione nei confronti degli associati, per indurli a comportamenti meno chiusi e meno egoistici.
Signor Presidente, riteniamo che il provvedimento che stiamo per votare non sia in grado di risolvere il problema senza danni gravi per la credibilità del sistema creditizio e finanziario del nostro paese, in quanto pecca di dirigismo (peraltro connaturato alla linea di politica economica della maggioranza di centrosinistra). Tale dirigismo non si concilia con la globalizzazione dei mercati finanziari e con le regole dell'Unione europea: ciò dovrebbe essere chiaro a tutti.
Avevamo proposto una soluzione di compromesso equa e ragionevole, sia in Commissione che in aula, che fosse più rispettosa delle regole di mercato e dei principi fondamentali del diritto, nonché vantaggiosa per coloro che hanno stipulato un mutuo oneroso a tasso fisso. Ci saremmo aspettati una maggior attenzione da parte della maggioranza, perché si trattava di un'iniziativa maturata e formulata con spirito costruttivo.


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Signor Presidente, non potremo che contrastare la conversione del decreto-legge: da qui il nostro voto contrario sul disegno di legge di conversione, non perché vogliamo fare un favore alle banche, ma perché - così come è strutturato - il provvedimento è dannoso per la credibilità del nostro paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e misto-CCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, dobbiamo chiederci se il provvedimento che stiamo per votare sia utile e a chi: è utile al paese? Credo di no: non è, infatti, un provvedimento che risolve questioni fondamentali. Credo che non sia neppure utile ai consumatori, i quali non saranno certamente soddisfatti di quanto hanno ottenuto. Si tratta, d'altra parte, della grancassa che continuano a fare i Verdi, i quali, chiedono addirittura, un intervento che costringa le parti a trovare un accordo entro sessanta giorni. Mi domando che cosa succederebbe qualora tale accordo non si trovasse, ma questo ce lo diranno le trattative prossime e future.
Il provvedimento accontenta le banche? Credo proprio di no, perché dovranno farsi carico di un costo che non avevano previsto e questo è un aspetto molto interessante. Fino a che punto l'azione dell'ABI è stata consapevole? Noi riteniamo che le banche in questo paese abbiano sfruttato per troppo tempo una situazione di enorme vantaggio rispetto ai consumatori e che, invece di muoversi all'interno di logiche di mercato, con una posizione più aperta alla concorrenza, abbiano abusato della loro posizione dominante. Potremmo parlare della questione dell'anatocismo, ma anche dell'utilizzazione di tutti i mezzi volti a favorire gli utili delle banche. Potremmo parlare dell'assenza nel nostro paese del concetto di venture capital, potremmo parlare di tante altre cose che riguardano le banche, ma in questo momento ce ne asteniamo, perché riteniamo che con questo provvedimento di carattere assolutamente dirigista non si risolvano i problemi e si crei uno scontento generale.
Siamo stati criticati perché avevamo intravisto un'altra strada; naturalmente tutti noi siamo consci del fatto che il Governo è voluto intervenire con questa interpretazione autentica - questione sulla quale siamo intervenuti un po' tutti - semplicemente sull'onda emotiva di una sentenza della Cassazione - che magari sarà sconfessata da qualche altra sentenza -, e soprattutto, diciamocelo con franchezza, dell'avvicinarsi dell'appuntamento elettorale. Sicuramente non era necessario ricorrere a questo provvedimento o almeno farlo con questa urgenza, considerando che - come abbiamo avuto modo di dire negli interventi precedenti - l'argomento è all'ordine del giorno ormai da quattro anni, che se ne poteva parlare prima e che si poteva convocare prima un tavolo tra mutuatari e banche. In questo è completamente mancato il Governo ed è sicuramente mancata la Banca d'Italia, che non ha esercitato quella moral suasion che ci saremmo aspettati, nei confronti delle banche, per spingerle a ricontrattare i mutui.
Avevamo proposto delle onorevoli via d'uscita, cioè un intervento che consentisse ai mutuatari, in un mercato aperto, di provvedere a ricontrattare i mutui, ma questa strada non è stata seguita. Ci siamo visti bocciare l'uno dopo l'altro emendamenti che avevano una loro logica e che non vedevano - come qualcuno ha detto - contrapposte le posizioni della Casa delle libertà. Certo, la contrapposizione di fondo nasce dal fatto che noi avevamo trovato una soluzione che ritenevamo accettabile: bocciata questa soluzione, non possiamo che convenire con le posizioni espresse dagli altri gruppi politici in relazione alla necessità di salvaguardare i più deboli. Con questo non si vuole assolutamente adottare un criterio punitivo nei confronti delle banche, ma certo queste non hanno fatto fino in fondo il loro dovere.


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Potremmo discutere molto anche sui criteri utilizzati per la fissazione del tasso sostitutivo all'8 per cento. Abbiamo già paventato il rischio che nei prossimi mesi questo tasso possa essere considerato troppo elevato, allora perché non lasciare la fissazione del tasso alla libera contrattazione? No, si è voluto fissare l'equo mutuo. Bene, noi siamo convinti che nei prossimi mesi dovremo ritornare sulla questione.
Per le ragioni che abbiamo esposto finora, voteremo convintamente contro questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Viale. Ne ha facoltà.

EUGENIO VIALE. Signor Presidente, mi collego a quanto hanno detto in precedenza gli amici della Casa delle libertà per preannunciare anche da parte mia un voto negativo su questo provvedimento, che ha certamente uno scopo meritevole, quello della tutela dei più deboli, di coloro che in passato hanno contratto mutui a tassi che oggi sono diventati troppo alti e che non è possibile rinegoziare.
Questo scopo viene però raggiunto in modo mediocre, come è stato già detto, attraverso un provvedimento di tipo dirigista. Lo scopo sarebbe stato raggiunto più facilmente se il mercato bancario fosse stato più libero, come dovrebbe essere in una nazione moderna come l'Italia.
Si è detto che questo è l'ennesimo provvedimento che impedirà al sistema bancario italiano di ammodernarsi e alle banche europee di entrare in Italia, perché farà in modo che questo cartello bancario continui ad essere tutelato nelle proprie posizioni di forza. In altre parole, ancora oggi le banche, pur apparendo ai cittadini e agli operatori come facenti parte di un sistema pluralistico, in realtà agiscono come se operassero in regime di oligopolio, perché i tassi e le condizioni vengono resi omogenei e ciò non genera concorrenza.
La distonia che si è verificata sui tassi di interesse sui mutui contratti anni or sono avrebbe potuto essere risolta molto più facilmente grazie alla libera concorrenza delle banche.
In conclusione, lo scopo perseguito dal provvedimento, vale a dire la riduzione dei tassi di interesse sui mutui, non viene raggiunto a pieno, perché il provvedimento è mediocre e continua ad incancrenire una situazione di scarsa concorrenza che genera inefficienza nel sistema bancario.
Questi i motivi per cui annuncio che voterò contro il provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Oggi è giorno di visita degli studenti e abbiamo in tribuna gli studenti dell'Istituto professionale per l'agricoltura e l'ambiente di Riccia, in Molise, che salutiamo (Generali applausi).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Teresio Delfino. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, il provvedimento che stiamo per votare risponde, a nostro giudizio, ad un problema grave e reale che non poteva essere ignorato. Abbiamo seguito con attenzione il dibattito ed ascoltato le preoccupazioni prospettate in merito all'esigenza che sia il mercato a regolare il problema; noi riscontriamo che, nei fatti, il nostro paese è fortemente intriso di statalismo ed è per questo che dal 1996, vale a dire dall'entrata in vigore delle norme in materia di usura, il mercato da solo non riusciva a risolvere la questione dei tassi di interesse sui mutui, inducendo il sistema bancario ad accogliere le modifiche e a dare vita a quella rinegoziazione indispensabile per assicurare equità ai consumatori.
Ritengo, quindi, necessario sollecitare il sistema creditizio e bancario affinché vengano riconosciute le legittime esigenze prospettate dalle famiglie e dalle imprese in merito a mutui stipulati in condizioni assolutamente inaccettabili e insostenibili.
Questo è un dato reale rispetto al quale il provvedimento in esame poteva rappresentare un'occasione forte per ottenere un'equità più sostanziale sull'intera materia.


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Purtroppo per le forti limitazioni dell'articolato che in quest'aula sono state evidenziate, si rischia, da un lato, di non raccogliere tutte le giuste e legittime istanze di equità e di giustizia provenienti dai consumatori, dalle famiglie e dalle imprese, e dall'altro di inserire meccanismi che potrebbero prestarsi a distorsioni. Con ciò intendo riprendere quanto hanno detto altri colleghi in ordine al cosiddetto mercato nero e alla possibilità di fare un regalo agli usurai, qualora si continuasse con normative troppo dirigistiche e vincolistiche che, proprio perché tali, possono consentire distorsioni estremamente gravi.
Volevamo una norma che non allontanasse il nostro sistema creditizio da quello europeo, una norma che, tenendo presenti le esigenze del mercato e della concorrenzialità, valutasse anche le resistenze evidenziate in questi anni dal mondo bancario per una rinegoziazione spontanea e contrattuale dei mutui a tasso fisso.
Siamo convinti che quanto è stato fatto non risponda in alcun modo alle esigenze manifestate. Valuteremo la posizione della maggioranza e del Governo anche tenendo conto del voto che ha modificato una parte sostanziale del provvedimento. Vedremo se rispetto alle modifiche introdotte da questo ramo del Parlamento, il Governo e questa maggioranza cederanno ancora una volta alle pressioni delle lobby. È una maggioranza che su questo tema non possiamo non giudicare debole ma dirò di più: è una maggioranza conflittuale perché alcune sue parti hanno non solo manifestato insoddisfazione ma anche avanzato la richiesta di compiere passi più decisi nella direzione di accogliere le giuste esigenze manifestate dai soggetti più deboli nel rapporto tra banche e cittadini, banche ed imprese, e banche e famiglie.
Questo è il grave problema dinanzi al quale ci troviamo, un problema che evidentemente si somma al tema del radicale ammodernamento del nostro sistema bancario. In questi anni sono state approvate molte leggi e normative sul piano della privatizzazione, ma indubbiamente i risultati ottenuti non ci hanno consentito di vedere realizzate condizioni per un forte recupero di efficienza e per una gestione più rigorosa del nostro sistema bancario. Vediamo ancora che i costi di gestione dei conti correnti e i costi bancari in generale sono nettamente superiori alla media europea. È un dato, questo, su cui riteniamo che il Parlamento ed il Governo debbano riflettere perché occorre proseguire nello smantellamento dei privilegi che ancora oggi resistono. Occorre introdurre elementi incisivi di mercato e dare forte trasparenza al settore creditizio.
Sono queste le ragioni di carattere generale e di carattere specifico sulla base delle quali riteniamo che si sia persa un'occasione perché questo provvedimento potesse avere una portata molto più vasta ed incisiva. Pur tenendo conto dei miglioramenti che il dibattito ha registrato sia al Senato sia alla Camera, ci riteniamo ancora assolutamente insoddisfatti della definizione complessiva della materia; annuncio, pertanto, il voto contrario dei deputati del CDU.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Nell'ultima fase dell'esame degli emendamenti si è discusso in merito al titolo del decreto-legge proponendo di sostituire l'espressione «interpretazione autentica» con la parola «modifica». Credo che sarebbe stato opportuno, semplificativo e sicuramente più comprensibile per i cittadini e per tutti gli interessati usare la formula sintetica del «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato». D'altro canto, questa vicenda ha assunto, nel corso del tempo, le sembianze di un balletto tra le varie associazioni di categoria e le associazioni bancarie, da un lato, e le associazioni dei consumatori, dall'altro, nonché tra le varie componenti della maggioranza che hanno giocato a farsi concorrenza, fino all'autorevole intervento del Governatore della Banca d'Italia che ha richiamato l'attenzione


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sul problema della credibilità dei mercati finanziari italiani e del mercato creditizio, in particolare, nel contesto europeo.
La soluzione che si è trovata richiama il principio del «chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato»; sostanzialmente non si vuole riconoscere che in questi anni il legislatore e il Governo hanno fatto orecchie da mercante rispetto alle osservazioni sollevate dai diretti interessati; si è poi cercata per il futuro una tipica mediazione all'italiana stabilendo un tasso che oggi appare di particolare favore per i mutuatari della prima casa e tassi diversificati per le altre fattispecie, con riferimenti piuttosto strambi; per il periodo gennaio 1976-ottobre 2000, si è fissato il tasso di sostituzione ad un valore medio dei rendimenti lordi dei buoni del tesoro poliennali con vita residua superiore ad un anno. Francamente, non si capisce con quale logica economica e finanziaria sia stato rintracciato questo tasso di sostituzione, se sono vere le considerazioni che hanno portato alla scelta della soluzione governativa contenuta in questo decreto-legge; il Governo doveva muoversi con imbarazzo tra diverse situazioni: in primo luogo, come ho detto prima, tra le ragioni del mercato e della concorrenza. Il mercato finanziario e creditizio dovrebbe essere maturo ma, in realtà, tale non è, destando ancora oggi molte critiche. Stiamo ora discutendo di tassi usurari, ma come hanno fatto altri colleghi che mi hanno preceduto, si potrebbero esprimere molte riserve sull'attuale gestione del credito in Italia. Il richiamo del Governatore aveva un fondamento: in effetti, la struttura dell'azione creditizia con un passivo che va conformandosi rispetto agli impieghi e, quindi, con una provvista di mezzi finanziari che si struttura con riferimento ad impieghi a tasso fisso, è tale che l'equilibrio economico-finanziario degli istituti di credito può essere messo a repentaglio. A dir la verità, se facciamo riferimento ai risultati di bilancio ampiamente strombazzati poche settimane fa dall'Associazione bancaria italiana con riferimento al 2000, dobbiamo concludere che tali preoccupazioni di bilancio appaiono un po' infondate.
Più ragionevole è, invece, il riferimento alle esigenze ed alle opportunità degli operatori, dei consumatori e dei cittadini che desiderino contrarre un mutuo a tasso fisso, laddove si contesti la rinegoziazione senza penalità, che poteva derivare da un sistema nel quale, di fatto, in virtù di una norma di legge, ogni mutuo a tasso fisso diventa a tasso variabile. Ciò, lo ripeto, non in virtù di un contratto tra le parti ma di una norma di riferimento stabilita con legge dello Stato. In tal modo saremmo veramente entrati in una dimensione nella quale lo Stato, in modo invasivo, illegittimo e contrario ai principi della concorrenza e della libera economia, avrebbe dettato le condizioni dei rapporti tra le parti.
Per tale motivo, avevo intenzione di intervenire sul complesso degli emendamenti, laddove l'onorevole Bono, con il quale molto spesso sono d'accordo, proponeva a regime l'eliminazione di qualsiasi penalità in occasione della rinegoziazione dei mutui a tasso fisso.
Credo sia opportuno che tali strumenti possano continuare ad esistere, che siano previste penalità ma che esse siano contenute nella sfera del ragionevole. Purtroppo, oggi ciò non avviene perché le banche, nel corso di questi quattro anni, seppure a conoscenza del problema, hanno dimostrato quale sia la loro consueta attitudine ad ignorare le esigenze del consumatore, del cittadino cliente, anche perché, purtroppo, di concorrenza nel settore creditizio ve ne è sicuramente ancora troppo poca.
D'altro canto, è chiaro che il legislatore nell'affrontare un problema come questo, estremamente grave e che si riferisce a categorie sociali strutturalmente deboli sia nel settore delle imprese e dei professionisti (che ricorrono all'indebitamento per procedere ad investimenti) sia nell'ambito delle persone fisiche, deve prestare un'attenzione particolare. In proposito, siamo molto soddisfatti dell'eliminazione della maggiorazione originariamente introdotta dal Senato con riferimento al mondo delle


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imprese e dei professionisti perché, quando si parla di usura, ci si riferisce in particolare ai soggetti imprenditoriali in difficoltà, che pertanto rischiano concretamente di dover interrompere la propria attività produttiva a causa di tali circostanze.
La soluzione adottata dal Governo non esime se stesso e la maggioranza dalla responsabilità politica, che alla luce di tale vicenda deve essere ben evidenziata. Noi avevamo denunciato tale responsabilità da tempo non soltanto con riferimento ai soggetti privati, ma anche relativamente ai mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti (un organismo del Ministero del tesoro) agli enti locali negli anni passati (mi riferisco in particolare alla rinegoziazione del 1996). In quelle circostanze, con innumerevoli emendamenti ed interrogazioni presentati dal gruppo della Lega nord Padania avevamo segnalato tale incongruenza, tale violazione di legge che, tra l'altro, ha dato origine anche alla presentazione di ricorsi in sede giudiziaria da parte di enti locali.

PRESIDENZA DEL PRESIDENTE LUCIANO VIOLANTE (ore 18,25).

GIANCARLO GIORGETTI. Il problema, quindi, era conosciuto; la maggioranza lo conosceva ma non è voluta intervenire, peraltro ben cosciente delle esigenze delle categorie sociali più deboli, che dovrebbero ricevere attenzioni da una maggioranza che si dice di sinistra soltanto nominalmente. La maggioranza è intervenuta quando la Corte di cassazione, con una sentenza, ha invertito di fatto la situazione che si perpetuava in favore del sistema bancario e ha riconosciuto le ragioni dei consumatori, dei clienti delle banche. Soltanto in questo momento la maggioranza cosiddetta di sinistra, sull'onda delle pressioni esercitate dall'Associazione bancaria italiana, ha deciso di intervenire e di porre rimedio a quella voluta imprecisione, voluta indeterminatezza che era contenuta nella legge n. 108 del 7 marzo 1996.
Il giudizio che la Lega nord Padania dà su questo decreto-legge è negativo. Il voto che la Lega nord Padania darà su di esso sarà negativo, ma il giudizio su cui noi vogliamo concentrare l'attenzione dell'Assemblea è legato alla responsabilità politica della perpetuazione di questa situazione a danno dei clienti, in particolare di quelli più bisognosi, in questi cinque anni da parte della maggioranza di sinistra (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Onorevoli colleghi, se oggi stiamo discutendo di questo decreto-legge lo si deve ad Alleanza nazionale che, in occasione dell'esame della legge finanziaria, si rifiutò di andare a definire con il Governo percorsi più o meno palesi per la definizione di un emendamento che già allora poteva mettere fine alla questione.
Grazie ad Alleanza nazionale il paese è stato messo nelle condizioni di assistere ad un dibattito aperto, trasparente e in cui finalmente si sono individuati con chiarezza, da un lato, i soggetti politici che stavano in maniera passiva al servizio di logiche di interessi forti e, dall'altro lato, invece, chi in tutti i modi ha cercato di sperimentare percorsi per soddisfare le esigenze dei clienti consumatori, assieme al mantenimento dell'obiettivo di non nuocere in via definitiva alla tenuta del sistema creditizio.
Siamo peraltro in presenza di un sistema creditizio che ha gravi responsabilità in tutta questa vicenda.
Onorevoli colleghi, noi abbiamo criticato il fatto che su una materia di questo genere si fosse intervenuti per legge. Se avessimo avuto un sistema creditizio più responsabile davanti ad un percorso che non era un'ipotesi scolastica, ma un dato oggettivo economicamente e politicamente definito (mi riferisco al percorso di convergenza verso l'unione monetaria europea e quindi all'ingresso a Maastricht che rappresentava a priori una riduzione dei


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tassi d'interesse praticati nel nostro paese), davanti quindi all'evoluzione negli anni di un percorso che si delineava e che definiva la riduzione dei tassi d'interesse anno dopo anno, trimestre dopo trimestre, il minimo che avrebbe dovuto fare il sistema bancario era una presa d'atto che, soprattutto dopo l'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996 che contrastava i tassi usurari, avrebbe dovuto immediatamente adeguare i tassi praticati alla norma di legge! Però, siccome in questo paese vi è la tradizione che normalmente le leggi si fanno al servizio di logiche e di interessi ben definiti, il sistema bancario italiano ha ritenuto che avrebbe potuto godere anche in questo caso di una sorta di trattamento speciale, di una sorta di extraterritorialità, rispetto all'applicazione della legge che contrastava l'usura e quindi, non ha assunto alcun provvedimento!
Si è dovuti quindi arrivare ad una sentenza della Corte di cassazione per definire un limite ad un abuso che si era sostanzialmente verificato: in un paese nel quale qualunque cittadino o qualunque soggetto giuridico praticava tassi di interesse superiori al tasso-soglia stabilito dalla legge, incorreva in determinati reati e quindi veniva processato, ma questo valeva per tutti tranne che per le banche!
Rispetto a questa situazione, quindi, ci siamo trovati a dover gestire - in termini politici e per giunta di decretazione d'urgenza - tale emergenza.
Qual è l'elemento fondamentale che determina questa distorsione che esiste soprattutto nel nostro paese? Abbiamo più volte detto e rivendicato che il problema di fondo è quello di «togliere il tappo» ad una distorsione oggettiva e aprioristica del mercato del credito, costituita dall'impossibilità di rescindere o di rinnovare i mutui a tasso fisso una volta contratti.
Infatti, le penali che vengono applicate in questi tipi di contratti non consentono ai clienti, che sono la parte debole dei contraenti, di poter modificare le norme. In condizioni di normalità alla riduzione dei tassi, se i clienti non fossero stati impossibilitati a ricontrattare i mutui, noi avremmo avuto naturalmente un adeguamento progressivo dei mutui e dei tassi sui mutui ai tassi praticati sul mercato. Non saremmo mai intervenuti per via legislativa. Se ciò è avvenuto, è stato per la irresponsabilità da un lato, e lo ribadisco, del sistema creditizio, e dall'altro lato per l'impossibilità dei clienti di difendere le proprie posizioni. Allora, chi in quest'aula per tutta la giornata ha rivendicato la sacralità della stipula del contratto come una sorta di feticcio - attorno al quale non si doveva né si deve legiferare per mettere in discussione il principio che ciò che è contrattualmente definito non può poi essere messo in discussione da una norma di legge a posteriori - avrebbe ragione se noi non fossimo in un sistema che è sostanzialmente viziato perché vede uno dei due soggetti (le banche) agire in una sorta di patto leonino per fagocitare gli interessi dell'altra parte, che è la parte più debole. Allora, davanti a una distorsione come questa sarebbe stato un dovere morale, prioritario, giuridico e legislativo di questa Camera e del Parlamento italiano intervenire sul nodo che a regime impedisce che si verifichi una liberalizzazione reale del sistema. Quindi, avremmo, dovuto intervenire, come dicevano e proponevano gli emendamenti di Alleanza nazionale, nella direzione di abbattere il nodo dell'indissolubilità del contratto e delle penali che rendono impossibile la rescissione dei contratti di mutuo. La maggioranza e il Governo hanno respinto questa impostazione e ci siamo pertanto ritrovati con una legge che noi non riteniamo assolutamente rispondente alle esigenze che venivano prospettate e soprattutto inadeguata e sbilanciata, soprattutto a favore del settore creditizio.
La stessa determinazione del tasso di sostituzione è arbitraria. Infatti, non è scritto in alcun libro sacro che il tasso di sostituzione debba essere ricavato dalla media dei tassi degli ultimi quindici anni dei buoni del tesoro poliennali. Dove è scritto? Tanto è vero che nella prima stesura, invece che ai quindici anni, la


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media si era rapportata ai venticinque anni per raggiungere un altro livello di tasso. Allora, tutto in questa norma è precario e discrezionale.
Signor Presidente, ho già finito dieci minuti?

PRESIDENTE. No, ne ha finiti sette. Era lo spirito che mi ispirava. Era un moto dell'animo. Lo consideri così.

NICOLA BONO. Si voleva raggiungere il livello del tasso del 9,96 per cento e si è parametrata a quindici anni la media dei tassi. Se si fosse deciso di stabilire un altro tasso, avremmo allungato o ridotto questa media. È questo il modo di legiferare?
C'è poi da chiedersi se abbiamo risolto il problema. Se domani i tassi dovessero scendere, torneremo a legiferare? Quella che stiamo dando non è una soluzione, ma una esasperazione in termini negativi di una situazione già abbastanza criticabile e compromessa.
Avviandomi, quindi, alla conclusione, non posso non rilevare con rammarico che, rispetto alle proposte di Alleanza nazionale che erano quelle di recuperare almeno una parte degli interessi passivi pagati illegittimamente in più negli anni dall'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996 fino al 2000, abbiamo registrato la totale indisponibilità della maggioranza e del Governo. Abbiamo riscontrato questa indisponibilità perfino per l'ultima rata del semestre 2000, quella che si è pagata successivamente all'entrata in vigore del decreto-legge, con l'ulteriore mortificazione che questo Parlamento avalla una posizione per la quale, in presenza di una legge che già stabiliva l'obbligo della sostituzione con il tasso di sostituzione del tasso praticato in precedenza ciò non si applica per l'ultima rata del 2000, ma si applica a partire dal 1o gennaio 2001.
Chi fa leggi di questo tipo non può autodefinirsi un soggetto rispettoso degli elementari principi su cui si dovrebbe basare un sistema giuridico moderno e civile.
Mi avvio rapidamente alla conclusione. La proposta di Alleanza nazionale era volta a dare un giusto riscontro ai clienti per il pregresso e contemporaneamente ad evitare che il sistema creditizio subisse conseguenze in ordine alla tenuta oltre un certo limite. Sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato attraverso una corretta distribuzione nel tempo della restituzione degli interessi dovuti. Per tale ragione e per l'indifferenza rispetto ai legittimi interessi dei cittadini mutuatari dimostrata dal Governo e dalla maggioranza, il gruppo di Alleanza nazionale voterà contro questo provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Pistone. Ne ha facoltà.

GABRIELLA PISTONE. Chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della mia dichiarazione di voto. Mi limito a dichiarare che i comunisti italiani voteranno a favore di questo disegno di legge, anche perché all'ordine del giorno vi è un importante provvedimento sulle adozioni che sarebbe opportuno riuscire ad esaminare questa sera.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Pistone. La Presidenza autorizza la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della sua dichiarazione di voto.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Apolloni. Ne ha facoltà.

DANIELE APOLLONI. Signor Presidente, pur mantenendo alcune perplessità sul testo che ci accingiamo a votare - e che è stato corretto da alcuni emendamenti - recante le nuove disposizioni in materia di usura, i deputati del gruppo UDEUR, che rappresento, voteranno a favore di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Cambursano. Ne ha facoltà.


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RENATO CAMBURSANO. Signor Presidente, nel preannunciare anch'io il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici-l'Ulivo, chiedo alla Presidenza di autorizzare la pubblicazione in calce al resoconto stenografico della seduta odierna della mia dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Cambursano. La Presidenza acconsente a che la sua dichiarazione di voto sia pubblicata in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bastianoni. Ne ha facoltà.

STEFANO BASTIANONI. Intervengo, Presidente, solo per preannunciare il voto favorevole dei deputati di Rinnovamento italiano sul provvedimento in esame, che offre certezze ai cittadini, alle famiglie e alle imprese.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Il provvedimento di cui manca ormai soltanto l'ultimo atto, cioè il voto finale, è un mostro giuridico nato male che viene a definire in malo modo una situazione indubbiamente difficile. Tale situazione si è creata perché le banche e l'intero sistema bancario, di fronte ad una legge antiusura approvata nel 1996, hanno sistematicamente tenuto un comportamento assolutamente prepotente, diretto a salvaguardare esclusivamente i loro interessi, senza curarsi delle norme che erano state approvate dal Parlamento. L'arroganza dimostrata dal sistema bancario in questa situazione va anche contro l'istituzione parlamentare. Nel 1996 nel 1997 e nel 1998, di fronte alla richiesta di adeguare i tassi d'interesse allora considerati usurari perché al di sopra del tasso soglia, le banche rispondevano infatti sistematicamente affermando che quella legge non doveva essere applicata al sistema bancario. Si trattava quindi di una legge che valeva per tutti salvo che per le banche!
Il risultato di un simile atteggiamento è stato poi che nel tempo la Corte di cassazione ha sistematicamente bocciato questa posizione di prepotenza e di arroganza delle banche. Ben tre sentenze del 2000 della Corte di cassazione, la n. 1126, la n. 5286 e la n. 14899, hanno sistematicamente dato ragione ai mutuatari e torto alle banche, ad una situazione di assoluta prepotenza e incuranza della legge in cui ci si trovava.
Ebbene, ricordo che la legge n. 108 era stata votata nel marzo del 1996 e la norma relativa al tasso soglia antiusura era entrata in vigore il 1o aprile 1997, quindi vi era un anno di tempo per mettere mano alla situazione. La legge non prevedeva nulla sui mutui e sui contratti in essere, quindi bisognava semplicemente applicarla (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Capiamo le difficoltà, ma il Governo Prodi e, soprattutto, il governatore della Banca d'Italia Fazio avrebbero dovuto intervenire invitando le banche a rinegoziare i mutui in essere (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Questa è una grave mancanza: in un paese serio un governatore come Fazio avrebbe dovuto dimettersi dalla carica che ancora ricopre. Se la Banca d'Italia doveva governare il sistema delle banche, avrebbe dovuto sapere che la mancata applicazione della legge avrebbe determinato un contenzioso, che avrebbe dovuto finire davanti alla magistratura. Puntualmente ciò è accaduto: sarebbe stato più semplice, certamente non più comodo per le banche, rinegoziare i mutui creando la possibilità di mettere d'accordo banche mutuatarie; non sarebbe stato necessario un intervento dirigista nell'economia e non vi sarebbero stati i problemi interpretativi che restano aperti.
Dubito che, dal punto di vista costituzionale, il decreto-legge possa essere considerato un'interpretazione autentica; infatti, sappiamo bene che non lo è, in realtà è una modifica della legge antiusura


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del 1996 (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania). Allora, come tale potrà entrare in vigore solo dal 29 dicembre in poi, senza regolare nulla per il pregresso. Tra l'altro, vi è tanto di sentenza della Corte di cassazione, la n. 525 del 2000, che impedisce la retroattività delle interpretazioni autentiche. Il decreto-legge, di fatto, lascia la situazione inalterata, lascia totalmente aperto il contenzioso per i mutui che sono scaduti il 31 dicembre 2000 e va esclusivamente a favore del sistema bancario: è un favore alle banche, al grande potere e al grande capitale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).
Non si dica, quindi, che è un decreto-legge antiusura perché è stata una manovra di tipo elettoralistico per sbandierare, in occasione delle elezioni, il fatto che si è intervenuti sui tassi usurari delle banche, ma in realtà il decreto-legge fa un favore alle banche perché riduce enormemente i danni, le perdite eventualmente derivanti dall'applicazione integrale della legge antiusura e dall'esecuzione delle sentenze della Corte di cassazione. Questa è la realtà! Il Governo ha tutelato soltanto le banche e ciò deve essere ben chiaro; il provvedimento in sé cercava di porre fine ad un capitolo increscioso del comportamento del sistema bancario, ma, in realtà, mantiene comunque aperta la situazione di incertezza per quanto riguarda il periodo 1997-2000.
Tutta questa confusione deriva esclusivamente dalla sordità - non c'è più sordo di chi non vuol sentire, non c'è più cieco di chi non vuol vedere - dimostrata nel suddetto periodo nel quale nessuno ha voluto prendere in mano la situazione. La legge non prevedeva un intervento nelle norme transitorie per i mutui in essere, quindi la norma avrebbe dovuto essere applicata già da allora. Con questo decreto-legge, il Governo ha fatto solo un favore ai grandi poteri e, sicuramente, non a coloro che hanno dovuto indebitarsi per costruire una casa o avviare la propria attività. Non credo che questo sia lo scopo sociale che un Governo deve perseguire (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Repetto. Ne ha facoltà.

ALESSANDRO REPETTO. Signor Presidente, chiedo che la Presidenza autorizzi la pubblicazione della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna.
I Popolari sono favorevoli al provvedimento; voglio soltanto sottolineare l'atteggiamento contraddittorio del Polo, perché, mentre i generali dichiarano principi di libertà economica, i marescialli di campo sviluppano una guerriglia con condizionamenti nei confronti del sistema economico, con i risultati che purtroppo vedremo nei prossimi anni.

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza la pubblicazione del suo intervento in calce al resoconto stenografico.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Targetti. Ne ha facoltà.

FERDINANDO TARGETTI. Signor Presidente, nel chiedere l'autorizzazione alla pubblicazione della mia dichiarazione di voto in calce al resoconto stenografico della seduta odierna, dichiaro il voto favorevole dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra a questo provvedimento, che sana e risolve un'intricata situazione, con la piena soddisfazione dei mutuatari, ricrea uno stato di certezza per il sistema creditizio italiano, su cui grava un onere non indifferente, ed evita che il nostro paese sia valutato negativamente nei mercati internazionali di capitali, come sarebbe successo se fosse prevalso l'atteggiamento populistico e contraddittorio dell'opposizione.

PRESIDENTE. La Presidenza autorizza la pubblicazione del suo intervento in calce al resoconto stenografico.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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