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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Lamacchia n. 3-06925 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 7).
BONAVENTURA LAMACCHIA. Signor Presidente, lunedì scorso si sono svolte in varie città della Calabria manifestazioni dei lavoratori del settore telefonico. Tra l'altro, in questo momento al Ministero dell'industria è in corso una riunione convocata dalle parti.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Lamacchia, lei solleva un problema che è giusto sollevare, perché la Telecom è una grande impresa di importanza nazionale. È problematico che un Governo adotti provvedimenti nei confronti di un'impresa privata, nella quale il Tesoro ha una minima partecipazione.
PRESIDENTE. L'onorevole Lamacchia ha facoltà di replicare.
BONAVENTURA LAMACCHIA. Prendo atto di quello che lei dice, signor Presidente del Consiglio, anche perché, una volta privatizzata, la Telecom prepara autonomamente il piano d'impresa. Mi premeva però sottolineare le metodologie seguite per affidare le commesse alle imprese che ne hanno titolo e capacità, commesse che dovrebbero essere frutto di una libera espressione sia di chi propone il lavoro sia di chi lo deve eseguire. Le anomalie presenti nell'ultima gara indetta da Telecom per l'assegnazione delle commesse alle varie imprese che da anni eseguono i vari lavori sono state numerose con il risultato che le ripartizioni sono state fatte non in base alle capacità ma in base ad alcuni principi che esulano dalle strategie e dalle regole che devono prevalere all'interno di un mercato che vogliamo libero.
L'onorevole Lamacchia ha facoltà di illustrarla.
Gli operai contestano il nuovo piano organizzativo messo a punto da Telecom, che ha cancellato interi settori, funzioni e professionalità e, di conseguenza, posti di lavoro ed ha trascurato completamente, in relazione alle recenti strategie di investimenti e di assegnazione delle commesse alle aziende appaltatrici, il territorio calabrese.
La procedura con la quale la Telecom ha proceduto all'attribuzione delle quote di appalto alle imprese e la suddivisione territoriale che ne è seguita sono un evidente dimostrazione che non si è tenuto conto della localizzazione delle imprese, e quindi dei lavoratori già presenti nell'Italia meridionale.
Le chiedo, quindi, se il Governo intenda assumere provvedimenti in merito.
Lei fa bene a sollevare il problema perché, come tutte le grandi imprese di rango internazionale che sono radicate ed operano in Italia, la Telecom non può non tener conto non soltanto delle esigenze dei suoi azionisti, ma anche degli altri soggetti che sono cointeressati alla sua vita e in primo luogo i suoi lavoratori ed i suoi consumatori.
È bene quindi che il Parlamento ed il Governo seguano la vicenda. Peraltro, come lei stesso ha ricordato, è previsto un incontro di mediazione che il Ministero dell'industria si è premurato di organizzare.
Dalle telecomunicazioni, alle quali diamo spazio, alle quali abbiamo dato la possibilità di avvalersi del capitale privato e alle quali abbiamo dato giustamente un mercato concorrenziale, ci aspettiamo sviluppo (in questo concordo con lei) e non riduzione dello sviluppo, ci aspettiamo nuovi servizi e non riduzioni di questi; ci aspettiamo quindi il fiorire di tutte le conseguenze dello sviluppo, la prima e la più interessante delle quali nel Mezzogiorno è l'occupazione. Naturalmente dobbiamo essere sufficientemente realistici e prendere atto del fatto che, affinché tutto questo accada, le società che ereditano imprese in precedenza monopolistiche, caratterizzate, proprio in quanto tali, da una naturale disattenzione ad inefficienze e a sovraccosti, si ristrutturino per essere più efficienti, per stare meglio sul mercato e per produrre benefici.
C'è un piano di ristrutturazione di Telecom del marzo 2000 che è stato condiviso dalle organizzazioni sindacali e da esse sottoscritto a cui Telecom sta dando attuazione. Tale piano implica la riduzione di alcuni posti di lavoro che in parte dovrebbero ritrovarsi nelle società concorrenti. Lei giustamente nella sua interrogazione nota che c'è un passaggio, e non può essere altrimenti perché il monopolista «dimagrisce» e le imprese che entrano sul mercato si avvalgono del personale che lavorava nella precedente monopolista. Le posso assicurare però che (spero che questo sia chiarito presto) è previsto che Telecom istituisca due nuovi centri di attività espressamente in Calabria che dovrebbero cominciare a far vedere il lato positivo di una vicenda di cui per ora tale regione ha visto solo - gliene do atto - il lato negativo.
Auspichiamo che, in futuro, le forzature attraverso le quali alcune imprese sono state privilegiate rispetto ad altre non si verifichino più e che ci sia una presenza più incisiva del Ministero dell'industria per consentire alla Calabria ad avere una sua quota di mercato, alla quale aspira a pieno titolo. Vale la pena di ricordare che Cosenza è stata tra le prime città ad utilizzare nuovi sistemi telefonici; quindi, alla fruizione di un servizio deve corrispondere l'attribuzione di quote di lavoro. L'auspicio è che una maggiore attenzione da parte del Ministero induca Telecom a rivedere un piano di ripartizione poco accorto e poco significativo per una regione che offre a livello nazionale il contributo che può dare.


