![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Boccia n. 3-06923 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 5).
ANTONIO BOCCIA. Signor Presidente, lei sa che purtroppo in molte famiglie del sud vi è un figlio o una figlia che sono disoccupati e in cerca di lavoro. Qualche volta ci sono anche famiglie nelle quali nessuno dei componenti ha un lavoro fisso. È un dramma e un problema. In questi anni, grazie a Dio ed anche grazie ai Governi di centrosinistra, c'è stata un'inversione di tendenza e negli ultimi
tempi abbiamo avuto riscontri positivi. Il punto è questo: un milione di posti di lavoro non promessi, ma dati, sono una risposta, ma in prospettiva che cosa ha messo in campo il Governo per continuare questo processo?
ANTONIO LEONE. Faccia di bronzo!
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Ringrazio l'onorevole Boccia per questa domanda. D'altra parte me la rivolge una delle persone che in questo Parlamento hanno più lavorato sul Mezzogiorno nel Mezzogiorno e che più hanno dimestichezza con i problemi e le soluzioni. Posso dire a lui, sapendo di essere capito, che non c'è nessun trionfalismo quando si può annunciare che il tasso di disoccupazione dei giovani nel Mezzogiorno sta scendendo al 20 per cento. Infatti, questo numero a due cifre - 20 per cento - è ancora enorme, tuttavia rispetto ad una tendenza che aveva portato questo tasso, per l'insieme del Mezzogiorno, addirittura intorno al 25 per cento, con punte più alte - come l'onorevole Boccia sa - per le subzone meridionali, la percentuale del 20 per cento vuol dire che stiamo entrando in una fase nuova e in parte diversa per il Mezzogiorno. Lo spiega naturalmente il fatto che ora ci avviamo verso un maggiore sviluppo.
PRESIDENTE. La ringrazio, Presidente Amato. Richiamo tutti al rispetto dei limiti di tempo.
ANTONIO BOCCIA. Certamente, Presidente, dopo il rapporto da lei fatto alla
Commissione bilancio, quando non era ancora Presidente del Consiglio, si è registrata una svolta nelle politiche per il Mezzogiorno. La sua esposizione, sintetica ma significativa, dà conto del lavoro che è stato fatto e che è stato messo in campo. Per quanto riguarda il futuro, sono d'accordo sul punto di fondo, cioè sulla necessità di avviare nel Mezzogiorno uno sviluppo autopropulsivo. Il lavoro preparatorio fatto con la programmazione negoziata, i prestiti d'onore e i crediti d'imposta è servito a creare un humus positivo, fertile su cui si può innestare lo sviluppo. I giovani, Presidente, sono un patrimonio, un patrimonio al servizio del paese che noi dobbiamo utilizzare in senso produttivo, immettendoli nel mondo del lavoro.
L'onorevole Boccia ha facoltà di illustrarla.
Una cosa chi governa deve avere chiaramente in testa: che alla fin fine i posti di lavoro li genera lo sviluppo, non li generano i decreti governativi. I Governi possono fare azioni che incrementano il tasso di sviluppo, che rimuovono ostacoli allo sviluppo, ma non possono creare lo sviluppo con le proprie azioni. Questo sicuramente è il dato che conta di più; ma certo conta anche il fatto che abbiamo capito, dopo anni e anni di intervento, che, laddove lo sviluppo prende quota nel Mezzogiorno, non lo fa soltanto grazie all'attività di promozione alla quale di più ci siamo dedicati negli anni passati, che è quella di incentivazione finanziaria alle imprese, utile, giusta, ma spesso non determinante, anzi, in assenza di condizioni complessive di sviluppo, tale in realtà da comportare una sovrautilizzazione di risorse finanziarie rispetto ai risultati possibili. Lo sviluppo nel Mezzogiorno si deve piuttosto al fatto che, avendo capito questo, abbiamo allargato lo spettro delle nostre azioni, ci siamo fatti carico di ciò che, come l'esperienza ci dimostra, più concorre allo sviluppo possibile: che il contesto in cui le iniziative produttive e le iniziative dei servizi sono destinate a collocarsi sia un contesto armonico con le ragioni di sviluppo, che ci siano le infrastrutture che servono, che ci sia la formazione che serve, che ci siano i servizi che servono. È la politica che si è espressa, ancora parzialmente, con i patti territoriali, con gli accordi volti a coinvolgere la responsabilità delle istituzioni locali; è la strada della formazione del personale del Mezzogiorno.
Noi ora - e chiudo, Presidente - mettiamo in campo più sofisticati strumenti finanziari, i crediti d'imposta legati ai nuovi investimenti e alle nuove assunzioni, mettiamo in campo un'azione di profonda riforma della formazione nel Mezzogiorno, adeguandola alle reali esigenze del mercato del lavoro e non a quelle dei formatori di un tempo, anche riconvertendo (lo faremo con i fondi del cosiddetto UMTS) giovani che hanno una preparazione che non corrisponde alle esigenze del mercato del lavoro verso le tecnologie per cui già c'è domanda insoddisfatta di lavoro nel Mezzogiorno. Io sono fiducioso nel futuro. E quello sviluppo a macchia di leopardo che abbiamo avuto in passato potrebbe diventare nel tempo a macchia d'olio: ce lo auguriamo!
L'onorevole Boccia ha facoltà di replicare.
L'altra leva è costituita dalla piccola e media impresa. In questo campo abbiamo avuto un'esplosione. Penso ai patti territoriali nel settore dell'agricoltura, che sono stati finanziati con l'ultima finanziaria. Per la prima volta abbiamo destinato un bel po' di quattrini - 2 miliardi - ai patti agricoli, che hanno dimostrato come anche il mondo dell'agricoltura, i piccoli imprenditori agricoli, i commercianti e gli artigiani, queste microeconomie, insieme al patrimonio di giovani che abbiamo in Italia, siano l'occasione per mettere in moto lo sviluppo nel circuito complessivo del paese.
Mi piace che lei abbia tracciato questa strada perché è quella che dobbiamo seguire in futuro, quindi la ringrazio per la risposta.


