Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
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(Provvedimenti per contrastare il fenomeno delle estorsioni nel Mezzogiorno)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Giuliano n. 3-06922 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 4).
L'onorevole Giuliano ha facoltà di illustrarla.

PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, la rilevante estensione del fenomeno estorsivo in alcune aree del sud colpisce in maniera preoccupante il mondo produttivo, artigianale, imprenditoriale in genere e professionale. Un mese fa, il nostro


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maggior quotidiano ha pubblicato un prospetto nel quale faceva una sorta di classifica tra le città più sottoposte alle estorsioni; da tale prospetto, che peraltro è stato elaborato sulla base di dati forniti dalla Confesercenti, dal commissario antiracket e dallo stesso Ministero dell'interno, apprendiamo che a Gela la percentuale dei commercianti colpiti da estorsione è pari al 90 per cento. Un dato pressoché analogo si registra a Napoli e a Reggio Calabria (l'80 per cento) per «scendere» - tanto per usare un eufemismo, anche se il verbo non è appropriato - alla città di Aversa, in provincia di Caserta e capoluogo dell'Agro aversano, dove la percentuale dei commercianti si attesta sul 50 per cento.
È chiaro che questo fiume di denaro che scorre nelle tasche della criminalità organizzata ne rafforza la capacità intimidatoria e finanziaria.
Quali provvedimenti intende adottare il Governo con urgenza per combattere in maniera efficace questo allarmante fenomeno?

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. L'onorevole Giordano, si riferisce ad un...

PASQUALE GIULIANO. Giuliano!

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Giuliano, chiedo scusa (Commenti dei deputati Giuliano e Massidda)... Si dice che ormai i politici sono tutti uguali, non è vero...

PASQUALE GIULIANO. Sono più alto di lui!

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Non è vero, lui è più alto.
L'onorevole Giuliano tocca un problema che è reale, che ha radici profonde, ahimè, nella vita di alcune regioni se non altro del nostro Mezzogiorno, perché è uno di quei punti di connessione tra la criminalità organizzata, la piccola criminalità, le difficoltà delle istituzioni, la competizione che purtroppo vi è stata e in parte continua ad esserci tra istituzioni e criminalità nel controllo delle attività che si svolgono nel paese.
Io le dirò che sono profondamente convinto che quella che è stata imboccata in questi anni per combattere questo fenomeno, che non si sradica in un giorno, sia la strada giusta e che dobbiamo continuare su quella strada, che non è figlia delle istituzioni e della politica (politica degli uni o politica degli altri), ma è la strada nata dalla crescita - direi in termini di sentimento civile e di impegno civile - tra gli stessi interessati e tra le popolazioni delle regioni interessate, per creare un clima di sostegno collettivo, psicologico e morale nei confronti dei tanti che, colpiti dal fenomeno del pizzo e dell'estorsione, sono - quando ne sono colpiti - o erano - quando ne erano colpiti - soli davanti a coloro che li vessavano.
Si è sviluppato un fenomeno di associazionismo, si è sviluppato un fenomeno di solidarietà collettiva, si sono sviluppate le condizioni per far venire meno quell'omertà coatta necessitata dalla debolezza dell'uno contro tutti o dell'uno contro i più forti! Ed è su questa strada che è stato possibile sviluppare una serie di iniziative che, in parte, fanno capo ai fondi che questo Parlamento ha creato ma, in parte, si collegano localmente alle istituzioni, danno il coraggio di fare le denunce, consentono - attraverso l'intervento delle forze di polizia e poi della magistratura - di sostituire la sopportazione silenziosa, che avevamo avuto in precedenza, con il coraggio della denuncia e quindi con l'arresto e la condanna. Molta strada deve essere percorsa perché alla fine il fenomeno venga estirpato. Ma su questa strada dobbiamo continuare a batterci e penso che chiunque governerà questo paese o governerà quelle regioni su questa strada dovrà lavorare.
I risultati si vedono: basti pensare che in questo ultimo anno in uno dei triangoli


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più duri di questo fenomeno, che è quello della Sicilia orientale, tra Catania, Messina, Ragusa e Siracusa, siamo arrivati al 12 per cento delle denunce e quindi dei provvedimenti avviati di tutta Italia!
Ci vorrà molto - io le do ragione - ma dovremo tutti lavorare seguendo il percorso che, prima ancora delle istituzioni, il coraggio dei nostri cittadini meridionali ha tracciato.

PRESIDENTE. L'onorevole Giuliano ha facoltà di replicare.

PASQUALE GIULIANO. Signor Presidente del Consiglio, la ringrazio per la risposta che mi ha dato, che però non mi lascia soddisfatto; anzi, mi induce ad un certo pessimismo sulla possibilità non dico di debellare e di sradicare il fenomeno dell'estorsione, ma quanto meno di arginarlo.
Vi è un dato di fatto ineludibile che deve farci riflettere.
Nonostante l'istituzione di un apposito commissario antiracket, nonostante interventi operativi, nonostante la nuova normativa in materia di estorsione, nonostante un finanziamento di ben 2.150 miliardi da parte della Commissione europea, il fenomeno estorsivo aumenta in maniera forte ed esponenziale, tant'è che in alcune zone del sud (penso all'aversana, ad alcune aree del napoletano e ad alcune aree della Sicilia) possiamo purtroppo affermare con tranquillità che ne sono vittime quasi tutti i commercianti, larghi settori del mondo professionale, dell'artigianato e di tutto il mondo produttivo in genere.
Ebbene, signor Presidente del Consiglio, se traduciamo questi dati in semplici moltiplicazioni abbiamo risultati che fanno rabbrividire. Un dato fornitoci dalla Confesercenti, e relativo ai soli commercianti, parla di un introito di 31 mila miliardi all'anno, pari all'incirca ad una manovra di bilancio. Questo è un dato che fa riflettere e che ci deve tormentare per trovare soluzioni idonee: è un fallimento della politica della sicurezza e della legalità; è un fallimento che è stato sostanzialmente certificato dall'ultima relazione mensile del commissario antiracket nella quale si afferma che su 100 telefonate di persone che chiedono aiuto nei confronti del fenomeno dell'usura e dell'estorsione, 95 riguardano l'usura e solo 5 riguardano l'estorsione. Attenzione, il dato è ancora più illuminante se si pensa che queste telefonate sono anonime. Si tratta di un anonimato che non riesce a vincere nemmeno la sfiducia verso lo Stato e la paura verso la criminalità. Allora, questa è una vera e propria bancarotta. Sono cinque anni che proseguiamo su questa strada. Questi sono i motivi per cui la sua risposta, signor Presidente del Consiglio, mi preoccupa. Occorre qualcosa di nuovo, occorre un coordinamento vero, reale ed effettivo delle forze di polizia, e occorre una presenza fisica reale dello Stato sul territorio. Occorre una sorta di sommovimento sociale della società civile che dia un segnale forte di rottura del passato.

PRESIDENTE. Mi dispiace interrompere. Si è trattato di quarantuno secondi che non sono tanti nella storia, ma che per questo tipo di procedure, in cui non vi sono i tempi supplementari, occorrerebbe evitare.

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