Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
Back Index Forward

Pag. 55


...

La seduta, sospesa alle 13,30, è ripresa alle 15.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE ALFREDO BIONDI

Svolgimento di interrogazioni a risposta immediata.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata, alle quali risponderà il Presidente del Consiglio dei ministri, professor Giuliano Amato.


Pag. 56

(Indirizzi del Governo in materia di ricerca scientifica)

PRESIDENTE. Cominciamo con l'interrogazione Scalia n. 3-06919 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 1).
L'onorevole Scalia ha facoltà di illustrarla.

MASSIMO SCALIA. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, di recente decisioni del Governo, in particolare del ministro delle politiche agricole e forestali, Alfonso Pecoraro Scanio, hanno configurato un possibile conflitto tra una parte del mondo dei ricercatori e della scienza e il mondo politico, in particolare i Verdi.
Premesso che attiene alla disponibilità di ogni ministro e di ogni Governo, in ogni paese libero e democratico, fissare le linee di ricerca che si intendono favorire con gli stanziamenti pubblici, chiedo al Presidente del Consiglio se, alla luce degli episodi che ho brevemente ricordato, egli riconfermi quanto ebbe a dichiarare nel corso del dibattito sulla fiducia al suo Governo a proposito del principio di precauzione e della consapevole scelta da parte del Governo di un indirizzo, condiviso dai Verdi, a favore di - cito le sue parole - «criteri restrittivi davanti alla clonazione umana, alla brevettabilità della vita, alla sperimentazione in campo aperto di coltivazioni transgeniche (...)». Più in generale, le chiedo, signor Presidente del Consiglio, se ella abbia visto in gioco nella vicenda ricordata, come è stato affermato da alcuni media in modo enfatico e del tutto privo di fondamento, «la libertà di ricerca» stessa, cosa che non è mai stata messa in dubbio dai Verdi.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Signor Presidente, come l'onorevole Scalia sa - e giustamente lo ha detto nel concludere la sua interrogazione - e come noi tutti sappiamo, la libertà di ricerca, in quanto parte della libertà della scienza, è prevista dalla Costituzione della Repubblica e non credo sia mai stata messa in discussione. Manifestazioni recenti a favore della libertà di ricerca alla fin fine hanno avuto un'utilità in Italia, quella di segnalare la centralità della ricerca, del ruolo che assolvono gli uomini e le donne che se ne occupano ai fini dello sviluppo di un paese che sulla ricerca molto deve contare per il futuro.
Che la ricerca, in particolare quella del nostro tempo, debba fare i conti con problemi delicatissimi che sono sollevati dal suo stesso sviluppo, dalla stessa enorme velocità con cui la ricerca medica, la ricerca genetica, la ricerca nelle tecnologie più varie riesce a prospettarci cambiamenti, possibilità che mai nella storia umana si erano determinate, è ammesso, discusso, dibattuto da tutti. Vi sono problemi etici davanti ai quali le religioni chiedono cautela, e molti sono sensibili a queste richieste di cautela. Vi sono ragioni attinenti alle modifiche degli equilibri naturali preesistenti che hanno non minore titolo per essere valutate con attenzione. Di qua, un principio, che lei richiamava, di precauzione, che fra l'altro fa parte ormai dei principi dell'ordinamento europeo, nel quale tutti ci iscriviamo. Non c'è, nella stessa comunità scientifica, chi ignori questi principi.
La questione posta dalle persone che lavorano nel settore della ricerca e della scienza è chi debba farsi interprete del principio di precauzione. In questo caso è giusto sentire la loro voce: può una burocrazia ministeriale o una burocrazia comunitaria, ignorando la voce di chi fa ricerca, stabilire i confini che alla ricerca stessa può porre il principio di precauzione? Mi sono concretamente trovato davanti a questa domanda nei giorni scorsi e ad essa, pacificamente e d'intesa con lo stesso ministro delle politiche agricole e forestali, abbiamo dato la risposta che io trovo più giusta e naturale: il principio di precauzione c'è, non può essere ignorato e deve essere applicato con il concorso di coloro che hanno le


Pag. 57

conoscenze, perché la competenza degli scienziati e dei ricercatori è una componente essenziale per l'applicazione dello stesso principio di precauzione.
Tra le persone con le quali ho parlato nessuno ha negato che la ricerca tecnologica in agricoltura in campo aperto esiga cautele. Abbiamo convenuto che tali cautele siano messe a punto in maniera concorde dalle autorità che hanno la responsabilità degli interessi collettivi e dalla stessa comunità scientifica. Mi auguro che con altrettanta facilità si possa arrivare ad applicare il principio di precauzione nei tanti campi in cui è l'etica a richiamare le proprie ragioni.

PRESIDENTE. La ringrazio, Presidente Amato. Mi dispiace mettere paletti temporali: so che quando si parla di cose così importanti il tempo è veramente tiranno, ma sono le regole di questo tipo di discussione.
L'onorevole Scalia ha facoltà di replicare.

MASSIMO SCALIA. Ringrazio il Presidente Amato anche perché mi ha confortato - io sono, più o meno meritatamente, tra i padri del cosiddetto ambientalismo scientifico - dopo che ero rimasto colpito nel vedere i Verdi tacciati di oscurantismo.
Le cose stanno come lei ha detto riguardo al principio di precauzione: vorrei ricordare che pochi giorni fa in quest'aula è stata approvata la legge quadro sull'inquinamento elettromagnetico che si basa proprio sul principio di precauzione.
Per quanto riguarda la sperimentazione in campo aperto, ci è sembrato singolare - o meglio strumentale - che tra le innumerevoli branche di ricerca qualcuno avesse posto, in modo improprio, la questione della libertà di ricerca in relazione alla questione delle coltivazioni transgeniche in campo aperto, che peraltro è demandata agli operatori agricoli. Inoltre, le indagini condotte dai NOE, dall'ANPA e dalle ARPA nel giugno-luglio scorso hanno dimostrato che in dodici aree dedicate a questa sperimentazione venivano seguiti criteri non certamente rigorosi e addirittura che non vi era la consapevolezza da parte degli operatori che si stesse portando avanti una sperimentazione. Dubito che Rita Levi Montalcini, Dulbecco e Boncinelli possano concordare con queste metodologie di sperimentazione.
Ritengo quindi si sia fatto un gran polverone e molta strumentalizzazione anche politica, perché credo che una parte di quei musicisti, di quegli scienziati, di quegli uomini di spettacolo che hanno aderito a quell'appello avesse la chiara intenzione di rivolgersi non tanto al Capo del Governo quanto di andare in pellegrinaggio al capo dell'opposizione. Non si tratta più quindi di libertà di ricerca, ma di libertà di agire politico: ma ciò, per tradurre brutalmente dall'inglese, «non fa materia».

Back Index Forward