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TESTO AGGIORNATO AL 22 FEBBRAIO 2001
La seduta, sospesa alle 9,10, è ripresa alle 9,40.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paissan.
MAURO PAISSAN. Signor Presidente, la vicenda del provvedimento sui mutui usurari ha rivelato e in parte anche svelato tutta una problematica assai significativa che interessa l'intero paese, milioni e milioni di cittadini: parlo del rapporto tra i cittadini clienti e consumatori ed un mondo bancario che si comporta in maniera arrogante verso la propria clientela. C'è una condizione di vera e propria minorità della clientela bancaria nei confronti degli istituti di credito. Tutta questa vicenda ha messo in evidenza in modo plateale un rapporto di sfiducia e di non affidabilità reciproca, altre ad un atteggiamento spesso protervo delle banche nei confronti dei cittadini. Per citare le affermazioni di un'associazione di consumatori, ci sono troppi vincoli, troppi oneri nei rapporti contrattuali, anche nei più favorevoli.
in primo luogo alla richiesta che anche l'ultima rata del 2000 fosse conteggiata con i nuovi tassi di sostituzione. Ciò non è stato possibile sia per una questione materiale sia per una questione simbolica di intervento sul pregresso.
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Signor Presidente, onorevoli deputati, la definizione del provvedimento necessario per sanare il problema sorto in materia di mutui a tasso fisso cosiddetti usurari è in dirittura d'arrivo e non possiamo che rallegrarcene, perché, finalmente, si arriva a fornire un quadro di certezze sia ai cittadini che ai mercati.
PRESIDENTE. Mi scusi, signor ministro. Colleghi, per cortesia! Onorevole Berlinguer, si accomodi. Onorevole Guerra, anche lei, si accomodi. Onorevole Merloni, prego. Onorevole Balocchi, per piacere.
VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Al riesame dei costi per l'estinzione anticipata dei mutui dovrà poi aggiungersi l'intervento necessario perché gli oneri aggiuntivi legati al contratto di mutuo siano resi evitabili nei casi in cui un nuovo mutuo vada a sostituirne un altro, per il quale quegli oneri erano già stati pagati, estinto in anticipo sullo stesso immobile.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
ANTONIO LEONE. Sul complesso degli emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Leone, è appena intervenuto il ministro.
ANTONIO LEONE. Sì, signor Presidente, ma siccome lei mi aveva dichiarato decaduto, anche se ero ...
PRESIDENTE. Onorevole Leone, il ministro non è intervenuto nella fase delle dichiarazioni di voto, quindi non si può riaprire il dibattito. Lei potrà, comunque, intervenire in sede di esame degli emendamenti.
NICOLA BONO. Presidente, mi consenta un attimo...
ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIO VITO. Presidente, poiché è evidente che l'intervento del ministro Visco, che non era solo in replica alla conclusione dell'onorevole Paissan, non chiude, di per sé, gli interventi sul complesso degli emendamenti, credo che l'onorevole Leone, che questa mattina aveva chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti e che per un disguido non era presente in aula nel momento in cui gli è stata data la parola, come è avvenuto altre volte possa avere diritto di svolgere adesso il suo intervento, che sarebbe l'ultimo sul complesso degli emendamenti.
PRESIDENTE. Onorevole Vito, come lei sa, il collega Leone è stato dichiarato decaduto.
ELIO VITO. È esattamente quello che abbiamo detto prima di sospendere, Presidente: dopo l'intervento del ministro Visco...
PRESIDENTE. Non so chi abbia detto questo! No, mi ascolti, o c'è un solo intervento sulla questione, altrimenti, dobbiamo rigorosamente applicare il regolamento e poi succederà quel che succederà. Se c'è un solo intervento per gruppo, va bene. È così?
ELIO VITO. Vi è un solo intervento, dell'onorevole Leone.
NICOLA BONO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Sta bene, potrà intervenire l'onorevole Leone, poi l'onorevole Bono.
NICOLA BONO. Ma io ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori!
PRESIDENTE. Basta dirlo!
NICOLA BONO. Lo avevo detto, comunque, non è questo il punto!
PRESIDENTE. Basta ascoltarlo, allora!
NICOLA BONO. Presidente, ritengo che non ci si possa limitare ad intendere la dichiarazione del ministro Visco come se fosse una risposta alle osservazioni dei deputati Verdi. Le medesime questioni, infatti, sono state sollevate anche da altri gruppi e, come sempre è avvenuto in tutti i dibattiti, in particolare in quelli che comportano nodi politici, ciò richiede un minimo di riflessione. Mi rendo conto, Presidente, che vi è un'urgenza di procedere nei lavori, ma vi è anche la necessità di una riflessione sulle dichiarazioni del ministro Visco, proprio per l'immediatezza del riscontro tra quello che egli dichiara e la posizione di gruppi che vogliono parlare. Non è obbligatorio che parli uno per gruppo e a me non sta bene che parli uno per tutti perché, come deputato di Alleanza nazionale, ho l'esigenza di esprimermi...
PRESIDENTE. Ho detto uno per gruppo, non uno per tutti!
NICOLA BONO. No, lei ha detto che avrebbe dovuto parlare uno solo!
PRESIDENTE. No, uno per gruppo!
NICOLA BONO. Se così è, va bene. Tuttavia, come ho detto, non intendo parlare sul complesso degli emendamenti perché ciò mi precluderebbe la possibilità di intervenire sui singoli emendamenti. Desidererei fare una riflessione di pochi minuti su quanto ha dichiarato il ministro Visco relativamente alla riduzione o eliminazione delle penali per la risoluzione anticipata. Credo questo rientri nella normale dialettica politica e sarebbe strano se replicassi al ministro Visco tra mezz'ora durante l'esame di uno qualunque degli emendamenti. Ciò significherebbe, infatti, mettere un gruppo parlamentare nelle condizioni di non interloquire direttamente con il ministro.
PRESIDENTE. Onorevole Bono, mi scusi, è buon principio non pretendere troppo dalla vita! Il punto è questo: se gli interventi non sono finalizzati a «bloccare» l'esame del provvedimento, possono essere effettuati, altrimenti no. Se vi è un intervento extra ordinem di una decina di minuti, come nel caso dell'onorevole Leone, esso non sarà computato nei tempi di discussione sugli emendamenti. È chiaro?
ANTONIO LEONE. Presidente, non condivido quanto sostenuto dal collega Bono in merito alla riflessione su quanto «non» ci è venuto a dire il ministro Visco! Le richieste dei deputati Verdi e le nostre - che, peraltro, sono state concretizzate in una serie di emendamenti presentati oggi all'attenzione dell'Assemblea - sono state disattese perché «del doman non v'è certezza». Il ministro Visco mi dirà in separata sede cosa significhi che tutto ciò che abbiamo proposto sugli oneri aggiuntivi sarà esaminato dopo. A quale «dopo» si riferisce?
a casa» un decreto-legge che non è utile a nessuno se non alla maggioranza, ma non dovrebbe neppure dichiarare, con una promessa che non so quando potrà mantenere, che ciò che è stato richiesto dai Verdi e dall'opposizione potrà essere preso in considerazione in un altro momento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
NICOLA BONO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
NICOLA BONO. Signor Presidente, mentre parlava l'onorevole Paissan ricordavo un vecchio detto siciliano: «La fuga è vergogna ma salva la vita».
evoluzione. Così non è stato, perché i clienti italiani non potevano andare dalle banche a chiedere la riconversione dei mutui! Infatti, le penali e i costi di un'operazione del genere la rendevano impossibile!
DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, devo dire che l'intervento del ministro mi lascia alquanto perplesso perché noi ci troviamo davanti ad una situazione in cui è intervenuto il Governo, scegliendo però una strada a nostro avviso completamente errata. Quando il ministro dice che verrà costituito un tavolo di concertazione fra le banche e le associazioni dei consumatori, credo che faccia un'affermazione di scarsissima importanza e non degna di un ministro, perché questo tavolo di concertazione interverrebbe oggi, a distanza di quasi due mesi dall'emanazione di un decreto-legge da parte del Governo.
prima. Non era il caso di intervenire prima con una mediazione, in una situazione di questo tipo?
STEFANO BASTIANONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, siamo di fronte ad una materia particolarmente delicata, perché riguarda aspetti di natura contrattuale che sono propri delle parti e che in genere non dovrebbero essere oggetto di intervento del potere legislativo. Quando sono in corso trattative che riguardano, come in questo caso, le banche ed i clienti consumatori, il legislatore non dovrebbe intervenire.
una questione centrale, cioè l'estinzione anticipata dei mutui creditizi (che è e resta un problema nell'ambito dell'istituzione bancaria), spesso ostacolata da clausole vessatorie.
ETTORE PERETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ETTORE PERETTI. Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse l'intervento del collega Paissan perché mi sembra che all'interno della maggioranza vi sia una qualche difficoltà ad accettare il provvedimento in esame. Naturalmente, esso è molto importante e coinvolge molti interessi: da un lato tocca quelli del sistema bancario, dall'altro quelli rilevanti dei consumatori e delle imprese.
il punto centrale del decreto-legge. Era necessario permettere finalmente al cliente di estinguere anticipatamente e senza spese il mutuo, passando ad una nuova contrattazione, in modo che il rapporto fra cliente e banca fosse più equilibrato; questa è la condizione per determinare, alla fine, anche il livello dei tassi di interesse sul mercato.
TERESIO DELFINO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERESIO DELFINO. Signor Presidente, nelle parole del ministro Visco si leggono non solo il tentativo di difesa di un provvedimento, che comunque, a nostro giudizio, in qualche misura si imponeva per la resistenza che il sistema bancario aveva dimostrato nell'accogliere le giuste sollecitazioni delle associazioni dei consumatori, ma anche la volontà di compiere un passo verso la coesione della maggioranza, individuando specificamente nella concertazione e nell'azione comune un modo per definire, nell'ambito della libera contrattazione che deve esistere tra il sistema creditizio e i consumatori, un ruolo forte per il Governo.
PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
MAURO AGOSTINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti, fatta eccezione per alcuni rispetto ai quali formula un invito al ritiro. Più in particolare si chiede all'onorevole Contento di ritirare il suo emendamento 1.5 perché è di analogo contenuto ad un ordine del giorno presentato dallo stesso onorevole Contento.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.
LINO DE BENETTI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. A che titolo?
LINO DE BENETTI. Per motivare il ritiro dei miei emendamenti 1.23 e 1.38.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
LINO DE BENETTI. Signor Presidente, il relatore mi ha invitato a ritirare i miei emendamenti 1.23 (relativo agli interessi per il secondo semestre 2000) e 1.38 (relativo alla penale sull'estinzione anticipata del credito).
troverà soluzione con il provvedimento, ma la questione dell'estinzione anticipata del mutuo avrà un esito concreto nella sede propria della concertazione tra banche, Governo ed organizzazioni dei consumatori. Per i motivi esposti, ritiro i miei emendamenti e preannuncio la presentazione di un ordine del giorno impegnativo per il Governo, nel quale trasfonderò i contenuti degli stessi.
PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.47.
GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame esplicitiamo la nostra totale contrarietà al provvedimento in esame, che trasforma la ragion di banca in ragion di Stato (come è stato giustamente affermato).
distinzione tra mutui contratti per la casa di abitazione non di lusso e quelli contratti per altre esigenze, o la distinzione tra persone fisiche ed imprese), viene stabilito un principio inaccettabile, ovvero quello secondo cui per alcune fattispecie avviene ciò che non solo noi, ma anche un ministro di questo Governo, il ministro Nesi, in un'intervista al quotidiano La Stampa del 30 dicembre 2000, ha giudicato aberrante...
PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Malentacchi.
GIORGIO MALENTACCHI. ... vale a dire la previsione da parte dello Stato, mediante un decreto, di un tasso superiore a quello di usura, derivato da una legge dello Stato.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.
ANDREA GUARINO. Signor Presidente, l'onorevole Malentacchi, che io personalmente stimo al più alto livello, conoscendolo bene, ha usato un'espressione che mi ha particolarmente colpito. Egli ha affermato che la sentenza della Corte di cassazione dà «torto marcio» al sistema bancario. Io credo - non me ne voglia l'onorevole Malentacchi - che il significato della sentenza della Cassazione sia un altro, molto più preoccupante, perché la Corte in realtà dà torto marcio al legislatore.
si vuole pensare o ci si illude di non potervi pensare, sperando che questa situazione di relativa stabilità dei tassi a livelli bassi, come nel nostro paese non se ne erano visti da decenni, continuerà in maniera indefinita.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Signor Presidente, abbiamo assistito, in questi anni, all'irrisione continua nei confronti delle sentenze della magistratura penale. Ritengo che oggi disattendere una sentenza della Cassazione in una materia quale questa possa costituire un grave rischio e trasformandosi in un boomerang le cui conseguenze non vengono adeguatamente apprezzate.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.
GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione le argomentazioni svolte dai colleghi che mi hanno preceduto. Ha ragione l'onorevole Guarino quando afferma che la Cassazione, con la sua sentenza, non ha condannato le banche, ma ha condannato il legislatore. Tuttavia, questa affermazione, anche se corretta, deve essere ulteriormente specificata, perché da qualche anno, vale a dire da quando è stata approvata la legge sull'usura nel 1996, tutti coloro i quali hanno avuto a che fare con l'interpretazione di tale legge - mi riferisco alle banche, ai consumatori e ai legali ai quali i consumatori, singolarmente o in forma associativa, si sono rivolti - avevano ben chiari i pericoli ad essa connessi.
Giordano 1.47, ma penso che debba essere chiaro che le responsabilità vadano ricercate in quella parte politica.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.48.
GIORGIO MALENTACCHI. Non è un dialogo a due, collega Guarino, ma siamo convinti che questo primo comma sia la pietra miliare dell'intero provvedimento. Esso infatti stabilisce che sono considerati usurari solo quegli interessi che si rivelino tali al momento della stipula del contratto e non durante l'intera sua esistenza. Conseguentemente il momento del pagamento non ha alcuna importanza per l'estensore di questo comma che - è evidente - colpisce al cuore la sentenza della Corte di cassazione e nega un comportamento pacificamente consolidato in tutti questi anni. Questa è la semplice verità!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.
ANTONIO LEONE. Presidente, per motivazioni non del tutto simili a quelle del collega Malentacchi, anche noi esprimeremo un voto favorevole su questo emendamento che, dal punto di vista della tecnica legislativa definirei un «emendamento di pudore» per salvare - come abbiamo già detto in altre occasioni - quanto emerge dal primo articolo del decreto-legge, rendendolo coerente con il resto del testo. Come ha detto il collega Malentacchi, si tratta di una sorta di interpretazione autentica e non capisco perché essa sia necessaria relativamente a ciò che è già riconosciuto dai principi generali del diritto. Se la stipula del contratto è avvenuta in base ad una determinata normativa, non capisco perché si debba sostenere di intervenire retroattivamente per sanare situazioni non sanabili in base ai principi generali del diritto.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.
ELIO VELTRI. Presidente, a conferma di quanto ho detto ieri nel mio intervento, esprimerò voto favorevole sull'emendamento Giordano 1.48.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.
ANDREA GUARINO. Presidente, per le motivazioni che già ho esposto, annuncio che su questo emendamento esprimerò un voto in dissenso del mio gruppo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.1.
DANIELE MOLGORA. Presidente, il mio emendamento intende porre rimedio a quello che potrebbe rivelarsi un problema costituzionale di questo decreto-legge. Propongo di anteporre all'affermazione contenuta nel comma 1 dell'articolo 1 (gli interessi usurari devono essere riferiti al momento in cui è stipulato il contratto e non al momento del pagamento) la frase «A decorrere dal 1o gennaio 2001». Non discutiamo se il tasso debba essere considerato usurario nel momento in cui viene stipulato il contratto o nel momento del pagamento, ma contestiamo che si voglia dare una veste retroattiva a questa che non è un'interpretazione, ma una sostanziale modifica dell'attuale legge. Si vuole far passare per interpretazione autentica quella che è, in realtà, una modifica della legge attuale.
DANIELE MOLGORA. Non si può innovare approvando una legge con effetto retroattivo e, in base ad una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 525 del 2000, non si possono effettuare interpretazioni autentiche con effetto retroattivo. Non possiamo pensare che la conversione di questo decreto-legge possa risolvere problemi giuridici perché vi sarà un enorme contenzioso che si trascinerà ancora per anni. La responsabilità di tutto ciò dovrà essere addebitata a questo Governo.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo all'emendamento Viale 1.2.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, su questo emendamento noi siamo in grande imbarazzo perché il gruppo di Forza Italia ha proposto una soluzione diversa da quella suggerita dagli altri gruppi della Casa delle libertà. Noi abbiamo sempre voluto ribadire il principio che non era necessario un intervento dirigistico dello Stato e che si poteva e si doveva intervenire in termini diversi; d'altra parte, non disquisirò qui sui temi cari a Jeremy Bentham, che non è il proprietario della J&B ma un economista che, già molti anni fa, parlava di usura.
PRESIDENTE. L'emendamento Viale 1.2 s'intende pertanto ritirato.
DANIELE MOLGORA. Presidente, avevo chiesto la parola prima io!
PRESIDENTE. No, onorevole Molgora, il primo a chiedere di parlare è stato l'onorevole Bono, lei interverrà subito dopo.
NICOLA BONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che su questo punto sia necessaria una particolare attenzione da parte del Governo, dei colleghi della maggioranza ed anche di qualche collega della Casa delle libertà, che su tale questione manifesta ancora perplessità; mi riferisco, in modo particolare, al collega Guarino, che ha fatto un intervento che in parte non condivido.
PRESIDENTE. Onorevole Bono, deve concludere!
NICOLA BONO. Mi avvio alla conclusione sottolineando semplicemente che, con questa norma, rischiamo di azzerare tutti i processi di usura che sono stati instaurati negli ultimi anni, perché la legge verrà utilizzata per invocare la non punibilità degli usurai! Ora, noi ammettiamo che vi possa essere una valutazione diversa in ordine al tempo, ma occorre procedere ritoccando la legge n. 108 del 1996 e non introducendo una norma che svuota di contenuto quella legge e ha altra finalità, quella di salvaguardare e di sanare una situazione che favorisce solo gli istituti di credito.
PRESIDENTE. Onorevole Bono, adesso deve concludere!
NICOLA BONO. Queste sono le ragioni per le quali raccomandiamo nuovamente all'Assemblea di votare a favore del mio emendamento 1.3.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
DANIELE MOLGORA. Presidente, il nostro emendamento 1.4, identico all'emendamento Bono 1.3, prevede una modifica sostanziale del testo nel senso che, trovandoci di fronte a contratti che riguardano sostanzialmente prestazioni di servizio, intendiamo fare riferimento al momento del pagamento e non a quello della pattuizione.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.49.
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, capisco anche, forse, il motivo per cui l'onorevole Malentacchi e l'onorevole Bonato non intervengono. È vero che il tentativo di aggiustare, tra virgolette, quello che è questo nefando comma 1 dell'articolo 1 è portato all'esasperazione al punto tale da ritenere che sopprimendo da «nel momento in cui» fino alla fine del comma potesse risolversi qualcosa. Benché favorevoli agli emendamenti precedenti presentati dagli onorevoli Malentacchi e Bonato, su questo esprimeremo invece un voto contrario perché si tratta di una volgarissima superfetazione. Infatti, nel momento in cui si dice che ai fini dell'applicazione dell'articolo 644 del codice penale e dell'articolo 1815 del codice civile si applicano i limiti previsti dalla legge mi pare che si dica una cosa talmente ovvia e scontata che non ha bisogno - per un'Assemblea che dovrebbe essere seria nella normazione - di essere portata all'attenzione dell'Assemblea.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Onorevole Contento, accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 1.5?
MANLIO CONTENTO. Accolgo l'invito al ritiro del mio emendamento 1.5, il cui contenuto sarà trasfuso in un ordine del giorno, e chiedo di esporre brevemente le motivazioni.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANLIO CONTENTO. Con il mio emendamento avevo sottoposto all'attenzione dell'Assemblea alcune questioni rilevanti in materia di applicazione della legge sull'usura: quella legge, infatti, ha costruito il nuovo reato, in larga misura rinviando ad una soglia che scatta automaticamente, e ha dato la possibilità al magistrato inquirente di riconoscere la sussistenza del reato al momento del superamento di quella soglia.
avrebbe determinato lo slittamento di un provvedimento che, per quanto contestato da Alleanza nazionale, è indubbiamente atteso da molti consumatori italiani.
PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Contento.
NICOLA BONO. Alleanza nazionale, fin dall'inizio della vicenda relativa ai mutui usurari, ha sottolineato la necessità di raggiungere una soluzione equilibrata fra l'esigenza di farsi carico delle legittime aspettative di indennizzo da parte dei clienti che dal 1997 (anno di entrata in vigore della legge n. 108) fino al 2000 compreso sono stati sottoposti a mutui con tassi d'interesse che erano al di sopra della soglia e, contemporaneamente, l'esigenza di non penalizzare e mettere in discussione l'equilibrio del sistema creditizio che, ovviamente, non avrebbe potuto tollerare dei carichi superiori a quelli che oggettivamente erano prevedibili.
questa mattina anche il ministro Visco; non si può parlare di costi, semmai di minori ricavi.
PRESIDENTE. Onorevole Bono, deve concludere.
NICOLA BONO. Concludo, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Bono, lei sfora abitualmente!
NICOLA BONO. Signor Presidente, questa mattina...
PRESIDENTE. Onorevole Bono, il suo intervento è concluso.
NICOLA BONO. Signor Presidente, le stavo spiegando che questa mattina...
PRESIDENTE. Onorevole Bono, si deve regolare sui tempi: lei non può essere l'unico a raddoppiarli a suo piacimento. Siamo amici, ma lei non può esagerare (Commenti - si ride).
DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, desidero chiarire, molto brevemente, la posizione dei deputati del gruppo Lega nord Padania sull'emendamento Bono 1.7, che, se ci convince dal punto di vista delle motivazioni, non ci convince dal punto di vista delle modalità di attuazione. I deputati del nostro gruppo si asterranno dal voto sull'emendamento in esame perché l'intervento non dovrebbe essere effettuato dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, ma da un altro istituto, quale la Banca d'Italia. Quest'ultima, purtroppo, ancora una volta, nella persona del governatore Fazio, in questa situazione, si è dimostrata assolutamente inadeguata e, invece di avere una posizione al di sopra delle parti cercando di contemperare le diverse esigenze e di risolvere il problema senza ricorrere a sentenze della Corte di cassazione, ha letteralmente tenuto «le braghe» a tutto il sistema bancario. A nostro avviso, ciò è inaccettabile e riteniamo che la Banca d'Italia, questa sì, dovrebbe essere richiamata dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio a svolgere i propri compiti istituzionali.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Viale 1.8.
GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, si tratta di un emendamento molto lungo che comprende sostanzialmente tutta la posizione del gruppo di Forza Italia sul provvedimento all'esame della Camera.
quella volta, invece di adottare un intervento di questo tipo, si provvide a facilitare in qualche modo la ricontrattazione dei mutui.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Benetti. Ne ha facoltà.
LINO DE BENETTI. Prendo la parola per l'unica dichiarazione di voto che intendo fare per annunciare che i deputati Verdi voteranno convintamente contro l'emendamento Viale 1.8, i cui fini - mi rivolgo all'amico Conte che è appena intervenuto - sono completamente opposti a quelli proclamati dall'opposizione sia al Senato sia qui alla Camera. Le agevolazioni previste nell'emendamento sono a carico del fisco, quindi dello Stato, quindi del cittadino consumatore, quindi non si può affermare che le banche non vogliono sostenere il costo relativo al mancato ricavo (penso ai cosiddetti lucri cessanti) e poi chiedere che questi minori ricavi siano a carico dello Stato. Voi giocate su due tavoli dal punto di vista politico. Prima ho ascoltato la vostra lezioncina sul comportamento dei Verdi, però voglio chiarire che esso non è mai stato strumentale ma è stato sempre di sostegno alle battaglie dei consumatori. Noi abbiamo approvato un provvedimento urgente che restituisce alle famiglie mutuatarie, per prestiti fino a 150 milioni, una cifra che oscilla tra i 2 milioni e mezzo e i 4 milioni; non accettiamo però che i cosiddetti oneri mancati delle banche siano a carico dello Stato e quindi dei cittadini.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto a disposizione.
ANTONIO LEONE. Voglio ricordare al collega De Benetti come si comportò questa maggioranza a proposito degli ECU perché, quando si parla di due tavoli, si può parlare di due stanze diverse, visto che i tempi sono cambiati. Mi pare che, quanto a doppiezza di tavoli, non ci debbano essere impartite lezioni. Quello che abbiamo sostenuto sempre...
ELIO VITO. Le elezioni!
PRESIDENTE. Onorevole Vito, le ripetizioni si danno fuori dell'aula, non in aula!
ANTONIO LEONE. Signor Presidente, mi consenta di dirglielo scherzosamente: è lei il provocatore.
PRESIDENTE. No, è che conosco i vostri rapporti. Prego, onorevole Leone.
ANTONIO LEONE. Come stavo dicendo, nel momento in cui si ritiene di - diciamo così - «spalmare» tutto quel che viene rimborsato ai mutuatari su tutti i contribuenti, si commette un errore di base. Infatti, qualora non avvenisse la rinegoziazione, lo Stato non interverrebbe fiscalmente sul contratto. Al contrario, qualora si consentisse la rinegoziazione, sarebbe come mantenere in piedi quel contratto già stipulato e farlo perdurare in termini più legittimi, più consoni e moralmente più equi. Non si può, quindi, parlare di mancata erogazione fiscale in ordine ai nuovi mutui; infatti, non si tratta di nuovi mutui, ma di mutui che rappresentano la prosecuzione di precedenti.
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Dichiaro chiusa la votazione.
Chiedo ai presentatori se accedano all'invito rivolto loro a ritirare l'emendamento Giordano 1.50.
GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, la richiesta di sopprimere le parole «non agevolati» riguarda una platea vastissima di cittadini, che hanno contratto mutui a tasso fisso con gli istituti di credito in periodi in cui i tassi di interesse vigenti sul mercato erano largamente superiori all'attuale tasso di usura e in cui l'inflazione viaggiava oltre il 15 per cento annuo. Pertanto, in quell'epoca, gli enti locali che intendevano facilitare l'accesso alla prima casa di abitazione avevano consentito una serie di agevolazioni per ridurre il costo di tali investimenti: si trattava, perlopiù, di interventi marginali che riducevano di pochi punti percentuali gli elevati tassi allora applicati.
PRESIDENTE. Il Governo?
GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, confermo l'invito al ritiro dell'emendamento Giordano 1.50 formulato dal relatore; rilevo, altresì, la volontà del Governo di chiarire ed approfondire la questione e ricordo che abbiamo affrontato il problema, per lo meno in parte (anche se non ricordo i dettagli), nell'ambito della legge finanziaria per l'anno in corso.
Esiste una vera avversione del mondo bancario a vivere in un regime di reale concorrenza. Quello del credito è un mondo a compartimenti stagni, a confini tracciati con filo spinato, con muri: basti pensare al rapporto tra banche e poste nella raccolta del denaro e nell'attività di esercizio del credito. Tutto ciò determina un'estrema difficoltà di accesso al credito, soprattutto da parte dei soggetti più deboli: pensiamo al giovane che volesse mettere in piedi un'attività, o al piccolo artigiano, al piccolo commerciante, e così via. Proprio chi ha bisogno di credito viene espulso dal mercato del credito, anzi, dal cosiddetto mercato del credito, perché, ripeto, non c'è reale concorrenza in questo settore.
Forse il governatore Fazio dovrebbe porre un occhio su questa realtà. Ci si aspetterebbero da lui interventi efficaci proprio su questi aspetti. Comunque, il problema dei mutui, il dibattito su questo decreto-legge e la sentenza della Cassazione hanno posto in evidenza tutta la problematica e noi Verdi non abbiamo avuto dubbi nello schierarci fin dall'inizio a fianco delle associazioni dei consumatori: a questo proposito, devo dire che non ho capito dove siano finiti tutti quegli altri paladini che tanto hanno strepitato all'inizio e che poi si sono persi nel corso dell'iter al Senato e sono assenti nel dibattito alla Camera.
Il testo del decreto, delicato anche sotto il profilo costituzionale, forse era all'inizio inaccettabile, tanto che non venne votato dai due ministri Verdi nell'ambito del Consiglio dei ministri. Oggi abbiamo a che fare con un altro testo, frutto della lotta delle associazioni dei consumatori ed anche - lasciatemelo dire - dell'impegno dei senatori Verdi, che hanno contribuito a modificarlo in parti decisive. È stato ridotto all'8 per cento il tasso di riferimento per la prima casa, il che significa un risparmio dai 2 ai 4 milioni all'anno di interessi, per moltissime famiglie. Il tasso di sostituzione è del 9,96 per cento e quello per le imprese dell'11,46 per cento, cifre assai più basse rispetto a quelle di partenza.
Il carico di tutto ciò non grava sulle spalle dell'erario, non grava sulle spalle dei cittadini, ma su quelle del sistema bancario.
Tutte queste modifiche sono state proposte al Senato dalla maggioranza, grazie all'insistenza del gruppo dei senatori Verdi e di altri gruppi della maggioranza, e sono state accolte dal Governo. Tali modifiche sono state anche apprezzate dalle associazioni dei consumatori che oggi non chiedono più ciò che chiedevano al momento dell'emanazione del decreto-legge, vale a dire il suo ritiro: a tutt'oggi non c'è alcuna associazione di consumatori che chieda - anche a noi, che abbiamo mantenuti rapporti costanti ed intensi con esse - di far decadere il provvedimento.
Nonostante ciò, permangono ancora alcuni motivi di insoddisfazione. Mi riferisco
In secondo luogo, vi è una questione che sta particolarmente a cuore sia a noi sia alle associazioni dei consumatori: mi riferisco alla possibilità di estinguere anticipatamente il mutuo senza pagare alte penali. Il contratto di mutuo è l'ultimo santuario dell'indissolubilità in questo paese: si può rescindere qualsiasi contratto, anche il matrimonio, ma non un contratto di mutuo senza pagare penali altissime. Noi vorremmo che si intervenisse su tale questione, ma anche in questo caso emerge la paura della concorrenza fra le singole banche, perché quando una banca ha «accalappiato» un cliente e lo ha costretto, indotto o convinto a sottoscrivere un contratto di mutuo, ovviamente non vuole più che tale cliente se ne liberi, magari per contrattarne un altro presso un istituto di credito diverso. L'impossibilità di sganciarsi da un contratto di mutuo si basa su un rapporto di tipo vessatorio: noi chiediamo che la libertà di scelta venga garantita, riconoscendo un diritto di recesso che preveda una penale non superiore all'1 per cento del capitale residuo, come è già previsto in materia di credito al consumo.
Prendiamo atto, ministro Visco, che il Governo è contrario, anche per questioni di calendario, ad apportare ulteriori modifiche al testo del decreto-legge. Ne prendiamo atto, ma non ci basta: chiediamo al Governo, in quest'Aula, un impegno chiaro e preciso al fine di affrontare al meglio e urgentemente la questione grazie ad un tavolo di concertazione tra banche, associazioni di consumatori e Governo che garantisca e guidi il dialogo tra le parti per arrivare al più presto a definire modalità che consentano di uscire dal vincolo assoluto rappresentato dal contratto di mutuo.
Signor ministro, le chiediamo di indicare tempi certi per l'inizio di questa concertazione, ma anche per la conclusione di tale dialogo. Il Presidente Ciampi afferma che concertazione significa decisione, significa scelta e non chiacchiere. Per questo noi chiediamo un tavolo di concertazione: non lo facciamo per noi ma per i clienti, vale a dire per coloro i quali accedono al credito presso gli istituti bancari.
Dalla precisione della sua risposta, ministro Visco, dipenderà anche l'orientamento dei deputati Verdi in ordine agli emendamenti da noi presentati, nonché il nostro voto finale sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).
Individuare un assetto normativo capace di tutelare le legittime aspettative dei titolari di mutui divenuti, per l'evolversi favorevole dei tassi, eccessivamente onerosi con la necessità di evitare situazioni critiche nel sistema bancario e finanziario del paese ha richiesto un forte impegno del Governo e del Parlamento, uniti nell'obiettivo di una soluzione giusta ed equilibrata, nonostante i momenti di divergenza talora emersi sui modi di realizzarlo.
Va dato atto a tutte le componenti della maggioranza dello spirito costruttivo che ha animato il lavoro di ognuno e del senso di responsabilità istituzionale con cui è stato ricercato e trovato un punto di equilibrio, anche per esigenze apparentemente inconciliabili.
Il risultato di questo delicato lavoro rappresenta per i titolari di mutui un forte vantaggio economico, valutato in circa 4 mila miliardi di minori costi. Per il sistema bancario è un onere rilevante ma, di contro, esso può contare su un quadro di riferimento normativo certo che consentirà una migliore operatività sui mercati.
Siamo consapevoli, tuttavia, che restano da definire alcuni aspetti collegati a questa vicenda che, pur non riguardando direttamente la questione della soglia di usura dei tassi di interesse, hanno una rilevanza significativa. Come, in particolare, è stato sottolineato nel corso dei lavori nei due rami del Parlamento dai gruppi dei Verdi, il costo dell'estinzione anticipata dei mutui, allo stato attuale, comporta per la clientela delle banche costi particolarmente elevati e tali da rendere eccessivamente vincolante il contratto stipulato.
Il Governo è consapevole della necessità che tale materia sia rivista, anche in relazione alle mutate condizioni dei mercati rispetto agli assetti del recente passato che avevano motivato l'introduzione di quei vincoli. Si tratta di materia contrattuale, quindi essa deve essere affrontata nelle sedi opportune. Il tavolo formalmente già istituito tra Associazione bancaria italiana ed Associazione dei consumatori dovrà essere subito riattivato: il Governo si impegna a sollecitarne la convocazione e a seguire l'evoluzione del suo lavoro ed esorta a pervenire ad una conclusione in tempi rapidi e certi.
Al riesame dei costi per l'estinzione anticipata dei mutui dovrà poi ...
Prego, signor ministro.
Mi auguro che l'approvazione del provvedimento in esame possa giungere rapidamente, nell'interesse dei cittadini che da troppo tempo aspettano la definizione della loro posizione rispetto alle banche e nell'interesse del sistema finanziario e dell'intero paese.
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.
Ora la questione è diversa: o c'è un'intesa in base alla quale vi sarà un solo intervento per gruppo...
Prego, onorevole Bono.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Leone, che dispone di dieci minuti. Ne ha facoltà.
In questo provvedimento vi è un'enorme contraddizione che non attiene solamente alla tecnica legislativa, ma ad un'interpretazione che non ha nulla a che vedere con le norme più elementari dei principi del diritto. Al comma 1 dell'articolo 1 si precisa, con una norma di carattere interpretativo, che l'usurarietà del tasso di interesse deve essere determinata con riferimento al momento della pattuizione degli interessi e, quindi, indipendentemente dal momento in cui si effettua il pagamento; in altre parole, si dichiara l'irretroattività alla luce del fatto che, nel momento in cui i mutui vennero contratti, non vi era alcuna illiceità relativamente alla percentuale di tasso concordato; mi riferisco ovviamente alla illiceità di natura civilistica e non penalistica. Pertanto, se si sostiene che tutti i mutui contratti nell'epoca in cui i tassi di interesse, in base alla nuova normativa, non devono essere ritenuti di natura usuraia, il ministro mi deve spiegare per quale motivo, se questa è la premessa, nel provvedimento si imponga poi la diminuzione dei tassi di interesse. Mi sembra un'allucinazione giuridica procedere ad una normazione di tal genere.
Che poi occorra fare una valutazione sugli ingiusti profitti delle banche o, sull'altro versante, sul rischio che il cittadino corre quando decide di stipulare un mutuo a tasso fisso, mi pare siano considerazioni non giuridiche ma, forse, di natura morale.
Facciamo una brevissima considerazione: vorrei sapere chi ci guadagni da questo provvedimento. Sotto questo profilo, forse il Governo e la maggioranza sono stati bravi perché alla fine ci guadagna lo Stato. Infatti, nel momento in cui si procede ad una rinegoziazione tout court, come previsto dal provvedimento in esame, se si ponesse mano agli oneri aggiuntivi e, quindi, agli introiti per lo Stato (non lo si fa perché si è detto che mancherebbe la copertura), lo Stato non incasserebbe mai ciò che incasserà, appunto, con la rinegoziazione dei mutui. È questo il problema. È bello farsi belli - scusate il gioco di parole - con i soldi degli altri!
A chi state dando una mano, alle banche o ai cittadini? Possiamo parlare di patti leonini, caro collega Bono, possiamo parlare di abuso di posizione dominante, di sbilanciamento, di tutto quello che volete, ma alla fine dobbiamo fare i conti su ciò che avete scritto in questo provvedimento; si dà la possibilità ai cittadini di rinegoziare i mutui pagando una serie di oneri aggiuntivi. Se avesse avuto accesso l'idea della libertà di mercato e di contrattazione, che noi predichiamo e che non deve essere legata ad una cultura dirigista come quella che ispira questo provvedimento, si sarebbe data ai cittadini la possibilità di accedere o meno, di rivolgersi alla stessa o ad altra banca, di avere in tasca quel che lo Stato comunque non avrebbe perso né vi sarebbe stata una serie ulteriore di esborsi, finanche per quanto attiene - i notai non me ne vogliano - agli oneri notarili dovuti in sede di rinegoziazione del mutuo.
Ritengo che lei, signor ministro, non solo non abbia risposto alle richieste dei Verdi, sulla scorta della frenesia di «portare
Questa mattina si è consumato un altro passaggio del rituale di questa maggioranza, una componente della quale, a turno, minaccia di fare fuoco e fiamme su alcuni provvedimenti per poi venire in aula, come è avvenuto durante l'esame del disegno di legge finanziaria per decine di questioni, ritenute nodi fondamentali dai vari gruppi (almeno così si diceva a parole), e fare una bella dichiarazione di principio nella quale si riafferma la grande volontà e la grande esigenza di andare fino in fondo nel perseguimento degli obiettivi. Poi interviene il Governo, che fa il «fervorino» della situazione, e subito la questione si sana. Il tutto per restare al Governo e per restare componenti della maggioranza.
Ciò mortifica il ruolo del Parlamento e la dice lunga sul livello - se mi si consente - anche di moralità delle posizioni politiche dei diversi gruppi; infatti, non si può consentire a nessuno di fare l'agitatore a buon mercato per poi venire a patti, come se i problemi sollevati con grande enfasi fossero privi di contenuto. Ho chiesto di parlare soprattutto sulla risposta al problema che era stato sollevato da parte del gruppo dei Verdi e sulla risposta del ministro; ho avanzato tale richiesta non perché lo avessero sollevato i Verdi, ma perché questa è una battaglia del gruppo di Alleanza nazionale (quella che riguarda l'eliminazione delle penali e di qualunque onere accessorio nel caso di rescissione dei contratti di mutuo o nel caso di rinegoziazione) che è alla base della questione che stiamo affrontando con il decreto-legge. Al ministro Visco, infatti, che è un economista di chiara fama, non sfugge il nodo tecnico della questione.
Onorevoli colleghi, noi non stiamo facendo una legge che abbia una propria giustificazione su un problema che andava risolto per via legislativa, ma stiamo facendo una legge su di una questione che andava risolta naturalmente dal mercato. Infatti, è folle pensare che l'evoluzione dei tassi d'interesse possa essere decisa per legge!
Perché si arriva ad un decreto-legge che disciplina per legge l'entità dei tassi d'interesse? Perché esiste un «tappo» alla base della determinazione dei tassi stessi che è costituito proprio dall'impossibilità per i clienti di rescindere un contratto di mutuo a tasso fisso, perché le penali previste sono talmente elevate che nessun cliente ha convenienza ad eliminare il rapporto prima della scadenza naturale. Si è allora creata una situazione abnorme nel nostro paese: da un lato, la gente ha fatto la corsa alla stipula dei contratti a tasso fisso perché, in un paese dove per trent'anni vi è stata un'inflazione a due cifre, le persone cercavano di tutelarsi dal rischio di un'ulteriore escalation, di un ulteriore aumento dei tassi d'inflazione e quindi dei tassi d'interesse; dall'altro lato, un rapporto di convergenza a Maastricht ha determinato da quel momento storico in poi la riduzione progressiva dei tassi, con una velocità che praticamente li ha dimezzati ed anche ridotti addirittura ad un livello maggiore nel giro di pochissimo tempo.
Allora, la normalità in una situazione del genere quale avrebbe dovuto essere? Che i clienti, dinanzi alla riduzione dei tassi derivante dal rapporto di convergenza di Maastricht, andassero in banca per riconvertire i mutui e li andassero a rideterminare sulla base dei tassi d'interesse di mercato del momento e il tutto si sarebbe riassorbito nella sua naturale
Allora, in presenza di una condizione di vero e proprio «patto leonino», cioè alla posizione di privilegio di un contraente rispetto all'altro, oggi chi in questa aula invoca la sacralità del rapporto di mutuo dice una corbelleria, perché non si può difendere la sacralità di un rapporto contrattuale davanti ad una distorsione oggettiva che sarebbe stata effettuata tra i due contraenti!
Vi è di più. Nel dibattito tra i Verdi ed il Governo di questa mattina assistiamo ad una grande ipocrisia da parte del Governo: quando, infatti, il ministro Visco parla di soluzione giusta ed equilibrata che deriverebbe dall'applicazione di questo decreto-legge, non so dove veda la soluzione equilibrata perché è tutta squilibrata a favore soltanto del contraente bancario, ma l'aspetto della giusta soluzione non esiste proprio!
Infatti se per giusta soluzione intende quello che ha affermato dopo e cioè che i titolari di mutui avranno un forte vantaggio economico siamo arrivati all'assurdo: per il Governo la fissazione del tasso di sostituzione diventa un vantaggio economico! Se il Governo parla di vantaggio forse ritiene che sarebbe stato giusto continuare a mantenere introiti per le banche che erano praticamente illegali, avendo riscosso fino al 2000 dei tassi superiori al tasso-soglia.
In conclusione, onorevoli colleghi, quando alla richiesta di eliminare le penali si risponde nel modo con cui ha risposto il ministro Visco e si rinvia a un non meglio precisato tavolo di convergenza, quando si introduce una norma all'interno di un sistema che avrebbe dovuto essere autoregolamentato e non si capisce quale sia l'unico strumento da adottare e non si affronta l'unico tema che può eliminare definitivamente quello che finora ha impedito l'autoregolamentazione del mercato, non siamo solo davanti ad un provvedimento dirigista, ma siamo davanti a un provvedimento illogico, mortificante e offensivo sia degli interessi dei clienti sia della logica economica. È come dire che in questo paese dobbiamo mantenere delle norme che servono soltanto ad alcuni - e guarda caso sono i poteri forti - con i quali questa maggioranza cinque anni fa firmò delle cambiali in bianco che ora è costretta a mettere all'incasso e a pagare perché ciò fa parte di quel bagaglio di impostazioni politiche e di connivenze con coloro che hanno il controllo di questo paese un bagaglio che, finora, ha caratterizzato cinque anni di Governo dell'Ulivo.
Per i motivi su esposti, noi contestiamo la risposta del ministro del tesoro e riteniamo che la chiave per affrontare il problema a regime sia la eliminazione del meccanismo delle penali e questa eliminazione non può che essere fatta per legge perché altrimenti nelle scelte contrattuali prevarrà come è prevalsa finora, la posizione del contraente più forte, che è sempre stata la banca.
Mi chiedo allora se non fosse il caso di istituire questo tavolo di concertazione
Mi sembra che sia stato inopportuno l'intervento in questi termini del ministro, a fronte di un provvedimento sicuramente dirigista in quanto incide sui tassi. In realtà, la scelta doveva essere di diverso tipo, a nostro avviso: o si applicava tout court la legge n. 108 del 1996 e quindi si consentiva la sua applicazione anche sui mutui in essere, in mancanza di una norma transitoria, oppure si doveva perseguire la strada di una mediazione, ma bisognava perseguirla allora, addirittura nel periodo di vacatio legis, cioè nel famoso anno in cui il tasso-soglia per regolamentare i cosiddetti finanziamenti usurari non era ancora applicato.
Ricordo, infatti, che la legge è del marzo del 1996 e l'applicazione dei tassi-soglia, cioè la normativa che doveva rendere più giusto e più equo il mercato, era prevista a partire dal 1o aprile 1997. C'era quindi tutto il tempo per intervenire politicamente anche allora. Tuttavia, la difesa ad oltranza dei poteri forti, di coloro che dispongono del grande capitale, ha fatto sì che non si potesse più far fronte alla situazione. La stessa Corte di cassazione è intervenuta in proposito in modo molto pesante, emanando una serie di sentenze che sostanzialmente hanno dato ragione a coloro che venivano finanziati, rendendo così applicabile la legge n. 108 del 1996.
Pertanto, penso che, intervenendo con questo decreto-legge, il Governo abbia contraddetto se stesso; oltretutto, mi sembra che si sia voluta fare una operazione sostanzialmente preelettorale, nel tentativo anche di salvaguardare le banche da ulteriori perdite che si sarebbero potute verificare con l'emanazione di altre sentenze.
Ecco perché dico che l'intervento del ministro Visco è stato molto povero in termini di contenuti.
Onorevole La Malfa! Onorevole La Malfa, per piacere! Onorevole La Malfa, la richiamo all'ordine per la prima volta!
Tuttavia, si è venuta a determinare una situazione di eccezionale straordinarietà, dovuta da una parte all'ingresso della lira nell'euro, che ha comportato un abbattimento dei tassi di interesse, e dall'altra ad alcuni interventi della magistratura; la Corte di cassazione, infatti, ha stabilito con proprie sentenze alcuni meccanismi, incidendo così su questioni che riguardano singoli consumatori, nel tentativo di evitare che gli stessi intraprendessero contenziosi a titolo personale. Pertanto, una situazione estremamente incerta, che avrebbe potuto compromettere la possibilità di stipulare mutui a tasso fisso, ha reso necessario un intervento del potere esecutivo, con questo decreto-legge, e del Parlamento.
Ritengo che la soluzione ipotizzata rappresenti un punto di incontro, di equilibrio tra diverse opzioni: da una parte, il tentativo di privilegiare le famiglie che non hanno altre fonti di finanziamento rispetto ad altri soggetti, ad esempio le imprese; dall'altra quello di favorire un tavolo di concertazione tra le parti, perché di più non è possibile fare. Del resto, come dicevo prima, il legislatore deve astenersi dall'intervenire su questioni che sono di carattere contrattuale. Quando il legislatore interviene in questi casi, in genere commette danni a volte irreparabili.
La linea seguita offre maggiori certezze al mercato e rappresenta comunque un impegno nei confronti di chi intende chiarire in via definitiva taluni aspetti di
Pertanto, nell'esprimere soddisfazione per l'impegno che il Governo si è assunto solennemente in quest'aula, in attesa di verificare nei fatti gli esiti del tavolo di concertazione, condividiamo la linea assunta. Riteniamo, infatti, che, in questa situazione e nel quadro complessivo, essa offra comunque certezze e ci consenta di procedere dando ai consumatori e alle istituzioni bancarie quel minimo di regolamentazione che serva a dare al mercato la certezza necessaria.
Ci aspettavamo che le perplessità manifestate sul merito del provvedimento dai colleghi della maggioranza, soprattutto al Senato, dove vi è stato un ampio dibattito, potessero essere riproposte in quest'aula. Infatti, non capisco la ragione di un cambio di atteggiamento di natura strettamente politica da parte di una componente rilevante della maggioranza, nel passaggio dal Senato alla Camera, posto che il Governo non ha assunto decisioni così rilevanti da cambiare nella sostanza il decreto-legge del quale stiamo parlando. Non ritengo sufficiente la motivazione che non c'è più tempo per modificarlo perché portare una componente della maggioranza decida di allinearsi con la posizione del Governo e con quella della restante maggioranza. Da questo punto di vista ritengo che, ancora una volta, le vere ragioni alla base di un dibattito parlamentare nel quale le posizioni contrarie al merito del decreto-legge erano trasversali - una trasversalità giusta - non attengano al merito.
Colgo l'occasione per ribadire la posizione del Centro cristiano democratico su un provvedimento che, ripeto, riguarda una platea molto vasta di consumatori e di imprese. Riteniamo corretta l'interpretazione secondo la quale il momento per stabilire il tasso di interesse usuraio sia quello della stipula del contratto di mutuo e non quello della dazione, vale a dire del pagamento delle rate. Scegliere la seconda ipotesi, così come ha certificato la Corte di cassazione, di fatto significa decretare la morte dell'istituto del tasso fisso e ritengo che ciò non sia corretto per il nostro sistema bancario e per un giusto rapporto fra consumatore e banca. È importante che sia la banca sia il consumatore possano programmare i loro costi nella provvista di danaro, quindi è importante che l'istituto del tasso fisso venga mantenuto.
Detto questo, credo che nel decreto-legge non vengano affrontate due questioni importanti. Innanzitutto non è stata fatta una valutazione di ciò che è successo negli ultimi anni. La legge sull'usura, che ha fissato un tasso di riferimento oltre il quale i tassi vengono considerati usurari, per una coincidenza molto singolare è stata approvata nel momento in cui nel nostro paese vi è stata una diminuzione dei tassi di interesse dovuta all'entrata dell'Italia nell'Unione monetaria europea.
Credo si sia trattato di un momento storico che difficilmente si ripeterà nel nostro paese; se dovesse ripetersi anche in futuro, l'unico deterrente, l'unica vera condizione da prevedere non è quella di fissare per legge un tasso di interesse, ma di eliminare dai contratti di mutuo tutte le clausole che ne impediscono l'estinzione anticipata, dando al cliente la possibilità di rinegoziare altri mutui, senza costi.
Questo è il nodo della questione, che è stato evidenziato anche da una componente della maggioranza, in particolare dal gruppo Verde, e che doveva costituire
Credo che ancora una volta il Governo abbia dimostrato di essere molto cauto nella difesa degli interessi del consumatore e molto più attivo nella difesa di un sistema bancario che, non solo per ammissione delle forze politiche presenti in Parlamento, ma dell'intera società civile, non è né concorrenziale né trasparente, ma si basa su un cartello che di fatto impedisce un corretto rapporto tra consumatore e sistema bancario.
I nostri emendamenti vanno, quindi, in questa direzione e credo di poter annunciare fin d'ora un voto assolutamente contrario del nostro gruppo su questo provvedimento.
Prendiamo atto di questa impostazione, che sicuramente presenta un aspetto di opportunità. Non mi riferisco tanto all'opportunità politica - perché per le divisioni all'interno della maggioranza ogni volta si trova comunque qualche pezza che le copre e rende ormai la loro compattezza abbastanza «arlecchina» - quanto all'opportunità di sanare una disparità, una «dispar condicio» tra la forza del sistema creditizio e la forte penalizzazione dei consumatori, soprattutto delle famiglie e dei consumatori più deboli.
Per quanto riguarda la questione dell'estinzione dei mutui, i cui costi sono da tutti riconosciuti eccessivi, speravamo che il Governo assumesse una posizione più incisiva e seguisse una linea di politica del credito che desse ai consumatori la certezza di arrivare entro un periodo sufficientemente breve alla soluzione dei loro problemi. Questo è un elemento che ci lascia assolutamente insoddisfatti, anche se l'apertura di un tavolo di rinegoziazione rappresenta un passo in avanti; il fatto è che nelle parole del ministro non abbiamo riscontrato l'assicurazione che un passaggio fondamentale su questo tema ci sarebbe stato.
Allo stesso modo ribadiamo con forza la necessità che tutte le operazioni di rinegoziazione avvengano con assoluta gratuità per il consumatore. Ma anche su questo punto il testo del provvedimento non offre alcuna garanzia e quindi invito il Governo a fornire assicurazioni più precise perché sappiamo bene quali e quante difficoltà si incontrino nella fase di attuazione di una legge, in particolare nel settore del credito dove le resistenze a certe indicazioni sono sempre fortissime.
Nelle parole dei colleghi che mi hanno preceduto ho colto un elemento che rafforza la mia convinzione che il sistema bancario sia ancora troppo «ingessato» nonostante la concertazione, perché si registra ancora la mancanza di una politica di mercato nell'ambito del credito, dove invece bisognerebbe puntare ad obiettivi forti. Se ciò non avviene dopo anni dall'avvio del processo di privatizzazione del sistema creditizio, suscita perplessità l'affermazione che un certo provvedimento propone una cultura dirigistica per la definizione di salvaguardie minime a favore del sistema delle imprese e delle famiglie nella ridefinizione dei mutui.
Noi riteniamo che il Parlamento e il Governo in primo luogo debbano individuare strumenti adeguati per superare le resistenze del sistema bancario ad una gestione più trasparente e all'individuazione di una concorrenzialità del sistema creditizio per far sì che la realtà italiana del credito competa effettivamente con i parametri europei sia sotto il profilo dei costi per le banche sia sotto il profilo delle agevolazioni al mondo delle piccole e medie imprese. Chiediamo un intervento affinché il nostro paese, anche nel settore del credito, raggiunga un livello europeo.
Per quanto riguarda l'emendamento Giordano 1.50, riferito ai finanziamenti non agevolati, credo che i presentatori intendano trasfonderne i contenuti in un ordine del giorno; in ogni caso, li invito a ritirare l'emendamento.
Per quanto riguarda l'emendamento Antonio Pepe 1.12, si tratta di una questione assai rilevante, ma invito l'onorevole Antonio Pepe a ritirarlo; non so se egli abbia predisposto un ordine del giorno in cui trasfonderne i contenuti, ma in ogni caso lo invito a farlo.
Signor Presidente, vorrei soffermarmi sull'emendamento Antonio Pepe 1.19, perché resti agli atti dei nostri lavori: in esso si chiede che il tasso di sostituzione venga applicato automaticamente. Ritengo che, in base alla formulazione del provvedimento e con riferimento alla circolare dell'ABI emanata all'inizio del gennaio scorso, tale operazione avvenga automaticamente. In ogni caso, è bene che agli atti parlamentari resti traccia del fatto che diamo tale tipo di interpretazione: ciò, dunque, deve avvenire o su iniziativa diretta del mutuatario o d'ufficio da parte delle banche.
La Commissione invita al ritiro degli identici emendamenti De Benetti 1.23 e Veltri 1.26 e dell'emendamento De Benetti 1.38. Con riferimento a quest'ultimo, vorrei precisare per informazione che sarebbe bene fare riferimento ad una delibera del CICR del gennaio 2000 che - a seguito della revisione del testo unico bancario - stabilisce che nei nuovi contratti, a partire dal 2000, debba essere indicato il costo onnicomprensivo per l'eventuale estinzione anticipata del mutuo.
Sulla base dell'invito del relatore e delle dichiarazioni del ministro (che, per quanto ci riguarda, assicurano il passaggio della materia alla sede propria, con tempi certi e con la garanzia offerta dall'esecutivo), nonché sulla base del sostegno delle organizzazioni dei consumatori, ritiro gli emendamenti citati. Siamo fiduciosi, infatti, che la decisione giungerà entro tempi brevi e riteniamo che possa risolvere il problema contingente. La problematica
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
Nel corso della discussione generale è stata più volte richiamata l'origine del provvedimento: la stragrande maggioranza degli istituti di credito, nonostante la legge antiusura vietasse esplicitamente l'applicazione di tassi di interesse superiori una volta e mezza a quelli esistenti sul mercato corrente per prestiti di analoga natura, fin dal 1996 ha continuato a pretendere e ad ottenere la corresponsione delle rate di ammortamento dei mutui comprendenti un tasso di interesse pari a due o tre volte il cosiddetto tasso d'usura. In tal modo, essi hanno preteso, ottenuto e riscosso il pagamento di somme palesemente illegali, rifiutandosi categoricamente di avviare qualsiasi contratto di rinegoziazione dei mutui in essere: era tanta la manna che veniva dai mutuatari per poter interrompere un flusso di denaro così imponente! Ma la prepotenza e l'arroganza delle banche non poteva che trovare una reazione decisa da parte della collettività dei mutuatari. Ciò è puntualmente avvenuto e la situazione si è risolta, dopo un periodo non breve, con la decisione della Corte di cassazione che ha dato torto marcio al comportamento scorretto ed illegale delle banche. L'ultima sentenza afferma, tra l'altro, in modo semplice e lineare, alcune cose arcinote a tutti gli esperti del diritto, fuorché agli avvocati delle banche. In primo luogo, afferma che il contratto di mutuo si estende per tutta la durata dello stesso e non si conclude al momento della stipula, il che significa che il paragone tra tasso applicato sul mutuo e tasso di usura deve avvenire ogni volta che si paga la rata di ammortamento. Inoltre, le somme derivate da interessi superiori al tasso di usura devono essere restituite al mutuatario a decorrere dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 108 del 1996. Infine, si stabilisce per il futuro l'impossibilità di applicare tassi superiori a quelli di usura. Si tratta, quindi, di una sentenza che fa chiarezza e rende giustizia non solo ai mutuatari, ma anche allo stesso Stato di diritto: la sentenza ribadisce che la legge, dunque, è uguale per tutti, ivi comprese le banche.
Con questo decreto-legge si propone di fare tabula rasa di questo accidentato percorso - che pone le banche con le spalle al muro per il loro illegale comportamento - e si finisce con l'assumere le richieste del mondo bancario come verità rivelate, facendosi paladini delle esigenze delle banche. Il tutto è stato preceduto da allarmistiche previsioni di inesistenti pericoli di crollo del sistema di credito, perdita di credibilità internazionale del nostro sistema finanziario, abbandono del nostro territorio da parte delle principali banche estere, e via terrorizzando. Peccato che niente di tutto questo fosse vero: infatti, i bilanci delle banche sono più floridi che mai; le cifre diffuse dal governatore Fazio - non lo diciamo noi - si sono rivelate per quello che erano, cioè un vero e proprio bluff, che ha ingannato solo il Governo. Nessuna fuga precipitosa degli istituti internazionali di credito dal nostro paese è avvenuta, come è sotto gli occhi di tutti. Il risultato voluto e perseguito dalle banche, questo sì, è stato ottenuto, tant'è vero che in questo testo, in cui alcune modifiche positive sono state introdotte (quali la
Per tutti questi motivi chiediamo all'Assemblea di dare un segnale di rifiuto dell'arroganza e della prepotenza delle banche ed invitiamo i colleghi a votare a favore di questo emendamento.
Colleghi, per cortesia!
Prego, onorevole Guarino.
Il tutto nasce da una definizione infelice, contenuta nella legge n. 108, di quello che è il tasso usurario, di come va individuato e delle basi su cui deve essere determinato. La definizione è infelice perché la legge, come molte di questo ultimo quinquennio, è stata fatta affrettatamente, con l'illusione che, con un tratto di penna, si potesse risolvere un problema sociale gravissimo e che ha ben altre ragioni. Questa illusione viene ora coltivata in tutto ciò che si vorrebbe fare in occasione di questo decreto-legge. L'illusione di fondo è che si continuerà indefinitamente a procedere in un sistema di tassi stabili ed eventualmente ridotti e decrescenti.
Quindi, si decide di stabilire un tasso di imperio, di sanare il passato e, addirittura, di insistere nel dire che il tasso deve essere considerato usurario al momento del pagamento e non al momento della sua determinazione contrattuale, perché in questo modo si fa un favore ai consumatori, alla collettività e non si crea alcun pregiudizio. Questa è un'illusione marchiana e pericolosa. Basterebbe infatti guardarsi attorno per capire come la realtà, invece, sia profondamente diversa.
Siamo, infatti, in un periodo in cui l'inflazione, perlomeno quella del nostro paese, è tendenzialmente in aumento; l'aumento dell'inflazione porterà ad una lievitazione dei tassi. Stiamo impostando la soluzione di questo problema - problema che è stato creato da noi legislatori con la nostra imprevidenza - sulla variabilità intrinseca dei tassi: se venisse accolto l'emendamento Giordano 1.48 non vi sarebbero tassi fissi, non perché le banche non li offrirebbero, ma semplicemente perché qualunque tasso sarebbe soggetto alla variabilità intrinseca ex lege. Tutto ciò comporta che nessuna banca potrebbe fare una previsione affidabile ed offrire tassi fissi al consumatore.
Quello che non si vuole comprendere, anche se non è di difficile comprensione, è che in un momento di incertezza il tasso fisso costituisce una protezione per il consumatore. È vero che i consumatori i quali, in momenti di tassi di interesse molto elevati, hanno sottoscritto mutui a tassi fissi sono stati danneggiati, ma i consumatori che hanno stipulato mutui a tasso fisso prima o all'alba della grande ondata inflazionistica, che ha portato alla lievitazione dei tassi negli anni settanta, sono stati protetti: a questo, tuttavia, non
Basterebbe, invece, guardare alle regole che presiedono al funzionamento dell'unione monetaria per capire che l'obiettivo generale della Banca centrale europea non è quello di mantenere bassi i tassi di interesse, ma quello di mantenere bassa l'inflazione: pertanto, la Banca centrale risolverà il dubbio se favorire tassi di interesse bassi, e di conseguenza il consumatore e lo sviluppo, aumentando i tassi al fine di tenere bassa l'inflazione.
In conseguenza di ciò, fra non molto - speriamo di no -, queste norme potrebbero ritorcersi contro il consumatore. Da queste considerazioni non può che derivare il voto contrario sugli emendamenti e sull'impostazione generale.
Invito, pertanto, il Governo a riflettere sulla questione.
Se si pensa che in questi quattro anni, nonostante fossero stati presentati dei ricorsi, non è stato fatto nulla, non solo dal legislatore ma soprattutto dal Governo, che conosceva perfettamente il problema ed avrebbe dovuto assumere l'iniziativa in modo tempestivo per dare una risposta chiara e per fornire una interpretazione autentica delle norme contenute nella legge sull'usura del 1996, risulta ben chiaro chi siano oggi i responsabili della norma al nostro esame: sono il Governo e la maggioranza, che per tutti questi anni hanno ignorato la necessità di dare una sistemazione normativa al problema.
La valutazione finale che possiamo dare è che il Governo è intervenuto con decreto-legge solo quando la pronuncia della Corte di cassazione ha messo in difficoltà il sistema bancario, ma ha evitato di farlo nei precedenti quattro anni, quando in difficoltà erano i cittadini, i consumatori e le imprese, costretti a pagare tassi non si sa se usurari, ma sicuramente fuori mercato.
Per questo motivo il vero atto d'accusa deve essere rivolto a questa maggioranza cosiddetta di sinistra, che per quattro anni ha sistematicamente evitato di tener conto delle lamentele e delle esigenze dei bisognosi ed ha coperto il sistema bancario. Lo ripeto: il Governo interviene solo oggi per venire incontro alle esigenze di quest'ultimo.
Per questo motivo credo che le argomentazioni del collega Guarino debbano essere ulteriormente sviluppate. Mi asterrò nella votazione dell'emendamento
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 400
Astenuti 13
Maggioranza 201
Hanno votato sì 176
Hanno votato no 224).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.
Non condividiamo il principio secondo il quale, ai fini di valutare se si sia in presenza di un comportamento anomalo, rileva solo il momento della individuazione della somma da restituire, anche perché, come nella fattispecie dei mutui, il contratto produce effetti che si protraggono nel tempo e quindi non può considerarsi esaurito e concluso definitivamente al momento della firma iniziale. Per sostenere questa nuova interpretazione, che favorisce materialmente, nella situazione data, il sistema creditizio, sono state scomodate argomentazioni disparate: dalla necessità di salvaguardare e proteggere l'esistenza di mutui a tasso fisso, all'esigenza di garantire la certezza delle norme.
In verità, l'unico elemento certo - piaccia o meno - è che le banche non avevano rispettato la legge ed oggi, con questa presunta interpretazione autentica, continueranno ad evitare di restituire ai loro clienti il maltolto.
L'interpretazione data da questo comma, oltre a distruggere ogni speranza di vedere affermato un principio che punisce l'arroganza dei potenti, non esita a contraddire clamorosamente un orientamento univoco della magistratura.
Noi riteniamo che questa misura, che non ridurrà il contenzioso giudiziario, evidenzi una subordinazione del Governo nei confronti dei poteri forti, che la dice lunga sull'autonomia della classe dirigente. E pensiamo altresì che essa, se confermata, rappresenti un grave e pesante atto di ingiustizia. Pertanto vi preghiamo di esprimere un voto favorevole sul nostro emendamento.
Esprimeremo un voto favorevole su questo emendamento soppressivo del solo primo comma dell'articolo 1 perché, in tal modo, si eviterebbe almeno una contraddizione tra l'enunciazione in esso contenuta e tutto ciò che viene previsto nel resto del provvedimento. Si sostiene che non vi è illecito civile né penale e si sana, comunque, la situazione con un colpo di spugna, anche se, a nostro avviso, non si sarebbe dovuto procedere ad alcuna interpretazione perché tutto ciò è già insito nella norma di carattere generale del nostro ordinamento. Per quale motivo si deve riconoscere che la situazione, in base alla normativa vigente al momento, era corretta e poi imporre nuove misure? Vi è una contraddizione enorme - lo ripeto - tra il primo comma dell'articolo 1 e il resto del provvedimento e, per queste motivazioni, invito ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento Giordano 1.48. Ciò consentirà, peraltro, di «salvare la faccia» di un provvedimento che tutto è fuorché giuridicamente corretto nel testo proposto all'attenzione dell'Assemblea.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Collega, tolga la scheda che non le interessa, per piacere!
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 422
Astenuti 8
Maggioranza 212
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 226).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
Vogliamo evitare che si determini un enorme numero di giudizi e di sentenze, ancora prima di giungere ad un orientamento definitivo. Chiediamo, quindi, che quanto scritto nel primo comma abbia effetto a partire dal 2001 e che per gli anni compresi fra il 1997 ed il 2000 si applichi tout court la legge n. 108 del 1996; in sostanza, chiediamo che in via interpretativa si possa applicare il «tasso soglia», considerando usurari i tassi che lo superano. Mi rendo conto che ciò significherebbe modificare l'attuale orientamento del Governo, ma riteniamo che un intervento di questo tipo eviterebbe notevolissimi problemi alle banche e, soprattutto, a coloro che hanno utilizzato il finanziamento; si tratta di una questione di giustizia. Se la legge del 1996 non prevedeva norme transitorie né disposizioni per i contratti in corso, significa che doveva essere applicata anche a questi ultimi. Di conseguenza, l'intervento di cui stiamo discutendo oggi può avere efficacia solo dal 2001.
In realtà, il Governo sta facendo una forzatura esclusivamente per venire incontro ai suoi amici delle banche, agli amici del grande capitale, che questo Governo ha sempre tutelato (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 429
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato sì 200
Hanno votato no 229).
Ha chiesto di parlare l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
Considerata l'esistenza di tale differenziazione di posizioni, riteniamo necessario ritirare l'emendamento Viale 1.2, di cui sono cofirmatario, affinché la Casa delle libertà abbia una posizione unica sul decreto-legge in esame: coerentemente e responsabilmente, pertanto lo ritiriamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bono 1.3 e Molgora 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
Prego, onorevole Bono.
Colleghi, arriviamo al punto di affermare in una legge che, a distanza di cinque anni, si interpreta in maniera autentica la volontà del legislatore del 1996, cambiando completamente l'impostazione della legge sull'usura e spostando il momento della consumazione del reato dal pagamento degli interessi alla stipula del contratto. Questo lo facciamo senza tenere conto che siamo costretti ad intervenire con una legge parziale su di una materia che non avrebbe mai dovuto essere trattata con legge! Stiamo quindi intervenendo con legge su di una situazione eccezionale, determinata da un atteggiamento incomprensibile e non corretto del sistema creditizio italiano, per sanare tale comportamento non corretto. Non solo, ma abbiamo chi si solleva in quest'aula a difendere la sacralità dei contratti! Cerchiamo allora d'intenderci.
Nel momento in cui nel 1996 scattò la legge sull'usura era già stato avviato il processo di convergenza di Maastricht a seguito del quale non era prevedibile, ma certo, che si sarebbe arrivati ad una riduzione nel tempo dei tassi d'interesse. Nel corso degli anni i tassi d'interesse effettivamente sono stati rideterminati al ribasso e, in alcuni casi, addirittura sono andati al di sotto addirittura di oltre la metà dell'entità precedente!
Le banche, davanti a questo dato, non hanno assunto alcun comportamento conseguente; hanno mantenuto i tassi preesistenti trincerandosi dietro al mutuo a tasso fisso ed oggi quindi siamo costretti ad intervenire a seguito di una sentenza della magistratura per sanare una situazione che naturalmente avrebbe dovuto essere regolata dal mercato. Non voler ammettere questo, non voler ammettere che i clienti sono stati messi nell'impossibilità di chiedere la rideterminazione dei tassi perché le penali glielo impedivano, è come dire che esiste una situazione nel nostro sistema creditizio che è solo ed unicamente a favore di una parte contraente: l'altra deve soccombere.
Nel momento in cui l'intervento della magistratura ha posto il problema di farsi carico delle esigenze del contraente più debole, si risponde che si deve salvaguardare il contratto; che vi è il principio generale del diritto; che vi è il dovere di salvaguardare le norme che presiedono alla regolamentazione dei rapporti tra i soggetti giuridici!
Dico di più: perché il nostro emendamento va nella direzione di confermare il momento del pagamento come momento nel quale scatta il reato?
Vorrei fare una riflessione sul testo attualmente in discussione, che noi vogliamo emendare. Affermare che - per verificare se il tasso sia o meno usurario - si deve considerare il momento della pattuizione, è una decisione pericolosa anche in considerazione del fatto che questa legge riguarderà non soltanto gli istituti bancari, ma anche tutti i contratti di finanziamento. Potrebbero quindi esservi dei contratti posti in essere da soggetti «non legittimati» - lo dico tra virgolette - che potrebbero sostanzialmente innescare meccanismi di incremento dei tassi nel corso del finanziamento stesso. Si potrebbe, quindi, aggirare sostanzialmente la norma del tasso-soglia. Sulla base di quanto ha affermato anche la Corte di cassazione, trattandosi di contratti che hanno un'esecuzione continuata, non è possibile fare riferimento alla considerazione se siamo o non siamo nella legge, dal punto di vista civilistico, soltanto nel momento della pattuizione e ritenere poi, se il finanziamento dura diversi anni, che il contratto sia esentato dal rispetto di qualsiasi soglia o di qualsiasi limite. È quello che sostanzialmente è avvenuto in questi anni. Noi ci troveremmo così di fronte ad una palese ingiustizia e ad una palese iniquità, anche perché sappiamo che nell'arco degli anni si verificano delle fluttuazioni dei tassi. Data la fluttuazione dei tassi, ponendo un limite, il tasso-soglia, non va ad incidere sulla regolarità dei mutui a tasso fisso, perché comunque i mutui a tasso fisso che rimanessero sempre al di sotto del tasso-soglia non avrebbero comunque problemi. Ci sarebbero dei contratti con tasso fisso condizionati esclusivamente dal tasso-soglia che è previsto dalla legge e che può intervenire perché, nell'arco di dieci o vent'anni, potrebbe non essere necessario ridurre al tasso-soglia un tasso fisso. Anche le interpretazioni che vengono date per cui una norma di questo tipo farebbe morire l'istituto dei contratti a tasso fisso a mio avviso non ha fondamento. Questa norma che noi poniamo interpreta nel senso dovuto, nel senso di equità, la legge antiusura n. 108 del 1996 (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bono 1.3 e Molgora 1.4, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 327
Astenuti 97
Maggioranza 164
Hanno votato sì 118
Hanno votato no 209).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 422
Astenuti 10
Maggioranza 212
Hanno votato sì 50
Hanno votato no 372).
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 304
Astenuti 136
Maggioranza 153
Hanno votato sì 51
Hanno votato no 253).
Che cosa accade, però, attualmente? Tramite il Ministero del tesoro, a cui è rimessa la valutazione e quindi l'indicazione dei tassi, si interviene con una classificazione delle operazioni che normalmente avvengono nei mercati finanziari e bancari tramite operatori cosiddetti istituzionali. Ebbene, in base alle statistiche a disposizione, l'attività della magistratura rappresenta una minima parte della casistica relativa all'applicazione della legge sull'usura. Questo per una ragione molto semplice: non vi è la fissazione di una soglia residuale per tutte le operazioni che non rientrano nella classificazione fatta dal Ministero del tesoro.
Il mio emendamento, quindi, aveva lo scopo di individuare, di suggerire un'alternativa che permettesse automaticamente l'identificazione di una soglia per le cosiddette operazioni residuali, superata la quale ai magistrati inquirenti era permesso di raggiungere la determinazione dell'esistenza del reato in via automatica, così come avviene per le altre operazioni finanziarie e bancarie che sono attualmente oggetto del decreto del Ministero del tesoro.
Ci rendiamo conto che questo dibattito avrebbe comportato, magari nella sede opportuna che è quella della Commissione giustizia, un approfondimento delle questioni che sono indubbiamente rilevanti per l'applicazione della legge; tuttavia, ciò
Pertanto, sottoporremo al Governo la questione attraverso un ordine del giorno, ben sapendo che l'esigenza manifestata non solo va incontro alle necessità espresse della magistratura, chiamata ad applicare la legge sull'usura ma addirittura cerca di colpire, con un'azione di contrasto efficace, i veri casi di usura, che purtroppo oggi sono rimessi alla valutazione prudente del magistrato e comportano spesso costose consulenze tecniche.
Speriamo che il Ministero possa intervenire nelle maglie della legge per dare una soluzione ad un problema che non solo potrebbe venire incontro all'attività della magistratura ma - lo ripeto - che potrebbe diventare anche uno strumento efficace di contrasto al fenomeno grave dell'usura.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.
Inseguendo questi due obiettivi, nel momento in cui la politica è stata costretta ad intervenire su una questione che avrebbe dovuto trovare naturale soluzione se vi fosse stato, da parte del sistema creditizio, un atteggiamento più aperto e più responsabile rispetto alle problematiche, abbiamo individuato un percorso che, tra l'altro, è in linea con l'attuale normativa che disciplina il sistema creditizio.
Infatti, il decreto legislativo n. 385 del 1993 in materia bancaria e creditizia definisce una serie di procedure che presiedono al governo dell'economia creditizia. In modo particolare, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio è l'organismo che avrebbe dovuto attivarsi, prima ancora della legge, sul piano squisitamente amministrativo, al fine di trovare forme di collaborazione tra banche e clienti e superare, di fatto, con una trattativa, non solo la questione della determinazione dei tassi di sostituzione, ma anche e soprattutto l'equo indennizzo per il pregresso.
Con l'emendamento in esame si intende spostare totalmente l'impostazione del decreto-legge, che, così com'è, impone tassi di sostituzione e percorsi prefabbricati sul piano esclusivamente della volontà politica, cercando di portarla sul terreno dell'intervento del Governo, del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio come soggetto arbitro, regolatore e, semmai, risolutore laddove non venisse raggiunto un accordo, in collaborazione con l'ABI e le associazioni rappresentative dei clienti e dei consumatori.
In buona sostanza, riteniamo che i guadagni ottenuti dagli istituti di credito negli anni che vanno dal 1997 in poi, guadagni illeciti, costituiti dalla differenza fra il tasso praticato e il tasso soglia, stabilito dalla legge n. 108, non avrebbero dovuto essere integralmente restituiti, ma opportunamente determinati in ordine alla forfettizzazione di una cifra ritenuta equa come indennizzo. Inoltre, al fine di evitare di mettere in discussione l'equilibrio della tenuta del sistema bancario, essi avrebbero dovuto essere restituiti in un lasso di tempo ragionevole. Non ammettiamo che, ad esempio, anche dal punto di vista terminologico, si dica che il provvedimento costerà alle banche 3.900 miliardi, punto sul quale si è soffermato
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 341
Astenuti 96
Maggioranza 171
Hanno votato sì 108
Hanno votato no 233).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.
Siamo di fronte ad una legislazione abbastanza «schizzata». Purtroppo si tratta di una costante, che va fatta risalire al primo Governo Amato del 1992 e che ora si presenta nuovamente con il Governo attuale. Nel 1992 la svalutazione della lira determinò effetti sui consumatori, perché portò fuori mercato i mutui in ECU. Ci trovavamo allora in una situazione totalmente opposta a quella attuale, in quanto la svalutazione della lira costrinse il Parlamento ad intervenire nei confronti dei mutui in ECU, che erano stati stipulati dai consumatori per lucrare sul differenziale esistente tra la lira e l'ECU, anche sotto il profilo dei tassi. Ma
Questo è il punto centrale del provvedimento. Era necessario un intervento del Governo in questa materia? Noi crediamo di no o, per lo meno, riteniamo che il Governo sarebbe dovuto intervenire utilizzando un'altra strada, perché non è sicuramente accettabile ciò che è stato fatto dall'ABI che, con molta leggerezza ed anche con un po' di supponenza, riteneva che il problema non sarebbe stato affrontato dal Governo e pensava di poter continuare ad utilizzare i mutui a proprio favore lucrando sulle differenze.
In questo senso la nostra posizione non può che essere uguale a quella dei nostri colleghi della Casa delle libertà. Riteniamo che sia mancato l'intervento del Governo, che avrebbe dovuto utilizzare la moral suasion per costringere il sistema bancario ad aprire nuovamente le contrattazioni con i mutuatari e, quindi, addivenire ad una soluzione che non poteva essere di tipo dirigistico.
La soluzione adottata dal Governo non ci vede d'accordo perché avrà profonde ricadute sul sistema creditizio in generale e sul sistema Italia. Infatti, quando le banche straniere si avvicinano al sistema creditizio italiano e, più in generale, al sistema finanziario, lo fanno con molta circospezione considerando che abbiamo l'abitudine di intervenire sui mercati con questo tipo di provvedimenti e, quindi, in qualche modo impediamo alle parti di arrivare ad una contrattazione libera. Il mutuo a tasso fisso è una scelta del consumatore, del mutuatario, perché naturalmente esso permette di stabilire in misura fissa la restituzione del capitale, ma vi sono altre forme di mutuo.
Oggi il Governo ci viene a dire - ciò è abbastanza divertente e mi dispiace che il ministro Visco sia andato via - che sostanzialmente la questione posta nell'emendamento presentato da Forza Italia dovrebbe essere poi affrontata dalle banche e dalle associazioni dei consumatori. Allora, perché non farlo prima? Perché intervenire con questo meccanismo, che mi ricorda molto quello dell'equo canone? Siamo passati dall'equo canone all'«equo mutuo». Quanto è equo questo mutuo?
Considerando il fatto che ci troviamo in una situazione di tassi discendenti e che quindi interveniamo fissando un tasso soglia per coloro che hanno contratto un mutuo per la prima casa ad un tasso dell'8 per cento, per esempio, mi chiedo se fra qualche mese saremo costretti - visto che i tassi stanno scendendo - ad intervenire nuovamente perché il tasso fissato sarà troppo alto.
Forse si sarebbe potuti intervenire facilitando, per esempio, la stipula di nuovi mutui in sostituzione del precedente, come previsto nel comma 2 del nostro emendamento, ovvero esentando da imposte, tassi e diritti, gli emolumenti ipotecari, gli onorari notarili, ovvero incidendo sulla detraibilità degli interessi pagati per il periodo 2000-2001 o aumentando il limite massimo di 7 milioni di lire della detraibilità e aggiungendo a quel limite massimo la possibilità di detrarre le spese pagate per l'estinzione dei mutui. Si sarebbe potuto prevedere di detrarre gli oneri notarili relativi all'iscrizione di ipoteca ovvero intervenire nei confronti delle banche aumentando la deducibilità degli oneri causati dai differenziali della contrattazione dei mutui. Tutto questo poteva essere fatto ma non è stato fatto; si è preferito seguire strade diverse che ci inducono ad una posizione contraria al provvedimento in esame e al Governo che l'ha proposto.
Tra l'altro sostenete che questo provvedimento non avrebbe dovuto neppure essere presentato e che avrebbe dovuto essere ricondotto alle sedi proprie e poi, quando ciò accade, volete che non si faccia nulla e che questo venga stabilito per legge. È davvero una contraddizione strumentale che vogliamo sottolineare e ci chiediamo come risponderete ai cittadini quando si domanderanno il motivo di una proposta che fa torto ad un'opposizione che avrebbe dovuto avere qui dentro un comportamento molto più serio (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Viale 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato sì 196
Hanno votato no 224).
Signor Presidente, si è trattato di un intervento meritevole, che rischia però ora di trasformare quella che era stata concepita come una agevolazione in un danno per una fascia non indifferente di cittadini. Infatti, un abbassamento del tasso di interesse (applicato al mutuo concesso all'epoca) di un punto percentuale per un periodo di tempo limitato (ad esempio, i primi cinque anni di durata del mutuo) rischia di diventare causa impedente alla riduzione significativa per tali particolari categorie di mutui.
Accade così che persone che hanno beneficiato del contributo regionale o comunale (ancorché marginale) e pagano oggi tassi di interesse al 15 o 16 per cento, ben superiori alla soglia di usura (esattamente il doppio di quanto previsto al comma 3 dell'articolo in esame), sarebbero escluse dalla possibilità di riduzione del tasso di interesse loro applicato, in quanto rientrerebbero nella categoria dei finanziamenti agevolati.
Ritengo, dunque, che una tale affermazione di principio sia condivisibile, ma debba essere coniugata con la realtà effettiva: i tassi di interesse al 16 per cento restano comunque, secondo noi, esosi!
Pur sapendo che sarà ben difficile che l'emendamento Giordano 1.50 possa essere approvato, sarei favorevole ad accedere alla richiesta di ritiro formulata dal relatore, a condizione che vi sia una ferma volontà da parte del Governo e della maggioranza di correggere tale increscioso aspetto. In tal caso, saremmo favorevoli a trasfondere i contenuti dell'emendamento in un ordine del giorno che impegni il Governo a fornire - mediante gli strumenti tecnici che riterrà opportuni - l'interpretazione vera del legislatore sulla locuzione «non agevolati» di cui al comma 2. Chiedo, dunque, che il Governo si esprima in proposito, in modo da valutare l'opportunità di presentare l'ordine del giorno di cui ho parlato.
Sull'interpretazione di quella norma il Governo, rispondendo ad un'interrogazione al Senato, ha fornito una sua versione tranquillizzante.