Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 864 del 21/2/2001
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TESTO AGGIORNATO AL 22 FEBBRAIO 2001


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La seduta, sospesa alle 9,10, è ripresa alle 9,40.

Si riprende la discussione del disegno di legge n. 7583.

(Ripresa esame degli articoli - A.C. 7583)

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Paissan.

MAURO PAISSAN. Signor Presidente, la vicenda del provvedimento sui mutui usurari ha rivelato e in parte anche svelato tutta una problematica assai significativa che interessa l'intero paese, milioni e milioni di cittadini: parlo del rapporto tra i cittadini clienti e consumatori ed un mondo bancario che si comporta in maniera arrogante verso la propria clientela. C'è una condizione di vera e propria minorità della clientela bancaria nei confronti degli istituti di credito. Tutta questa vicenda ha messo in evidenza in modo plateale un rapporto di sfiducia e di non affidabilità reciproca, altre ad un atteggiamento spesso protervo delle banche nei confronti dei cittadini. Per citare le affermazioni di un'associazione di consumatori, ci sono troppi vincoli, troppi oneri nei rapporti contrattuali, anche nei più favorevoli.
Esiste una vera avversione del mondo bancario a vivere in un regime di reale concorrenza. Quello del credito è un mondo a compartimenti stagni, a confini tracciati con filo spinato, con muri: basti pensare al rapporto tra banche e poste nella raccolta del denaro e nell'attività di esercizio del credito. Tutto ciò determina un'estrema difficoltà di accesso al credito, soprattutto da parte dei soggetti più deboli: pensiamo al giovane che volesse mettere in piedi un'attività, o al piccolo artigiano, al piccolo commerciante, e così via. Proprio chi ha bisogno di credito viene espulso dal mercato del credito, anzi, dal cosiddetto mercato del credito, perché, ripeto, non c'è reale concorrenza in questo settore.
Forse il governatore Fazio dovrebbe porre un occhio su questa realtà. Ci si aspetterebbero da lui interventi efficaci proprio su questi aspetti. Comunque, il problema dei mutui, il dibattito su questo decreto-legge e la sentenza della Cassazione hanno posto in evidenza tutta la problematica e noi Verdi non abbiamo avuto dubbi nello schierarci fin dall'inizio a fianco delle associazioni dei consumatori: a questo proposito, devo dire che non ho capito dove siano finiti tutti quegli altri paladini che tanto hanno strepitato all'inizio e che poi si sono persi nel corso dell'iter al Senato e sono assenti nel dibattito alla Camera.
Il testo del decreto, delicato anche sotto il profilo costituzionale, forse era all'inizio inaccettabile, tanto che non venne votato dai due ministri Verdi nell'ambito del Consiglio dei ministri. Oggi abbiamo a che fare con un altro testo, frutto della lotta delle associazioni dei consumatori ed anche - lasciatemelo dire - dell'impegno dei senatori Verdi, che hanno contribuito a modificarlo in parti decisive. È stato ridotto all'8 per cento il tasso di riferimento per la prima casa, il che significa un risparmio dai 2 ai 4 milioni all'anno di interessi, per moltissime famiglie. Il tasso di sostituzione è del 9,96 per cento e quello per le imprese dell'11,46 per cento, cifre assai più basse rispetto a quelle di partenza.
Il carico di tutto ciò non grava sulle spalle dell'erario, non grava sulle spalle dei cittadini, ma su quelle del sistema bancario.
Tutte queste modifiche sono state proposte al Senato dalla maggioranza, grazie all'insistenza del gruppo dei senatori Verdi e di altri gruppi della maggioranza, e sono state accolte dal Governo. Tali modifiche sono state anche apprezzate dalle associazioni dei consumatori che oggi non chiedono più ciò che chiedevano al momento dell'emanazione del decreto-legge, vale a dire il suo ritiro: a tutt'oggi non c'è alcuna associazione di consumatori che chieda - anche a noi, che abbiamo mantenuti rapporti costanti ed intensi con esse - di far decadere il provvedimento.
Nonostante ciò, permangono ancora alcuni motivi di insoddisfazione. Mi riferisco


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in primo luogo alla richiesta che anche l'ultima rata del 2000 fosse conteggiata con i nuovi tassi di sostituzione. Ciò non è stato possibile sia per una questione materiale sia per una questione simbolica di intervento sul pregresso.
In secondo luogo, vi è una questione che sta particolarmente a cuore sia a noi sia alle associazioni dei consumatori: mi riferisco alla possibilità di estinguere anticipatamente il mutuo senza pagare alte penali. Il contratto di mutuo è l'ultimo santuario dell'indissolubilità in questo paese: si può rescindere qualsiasi contratto, anche il matrimonio, ma non un contratto di mutuo senza pagare penali altissime. Noi vorremmo che si intervenisse su tale questione, ma anche in questo caso emerge la paura della concorrenza fra le singole banche, perché quando una banca ha «accalappiato» un cliente e lo ha costretto, indotto o convinto a sottoscrivere un contratto di mutuo, ovviamente non vuole più che tale cliente se ne liberi, magari per contrattarne un altro presso un istituto di credito diverso. L'impossibilità di sganciarsi da un contratto di mutuo si basa su un rapporto di tipo vessatorio: noi chiediamo che la libertà di scelta venga garantita, riconoscendo un diritto di recesso che preveda una penale non superiore all'1 per cento del capitale residuo, come è già previsto in materia di credito al consumo.
Prendiamo atto, ministro Visco, che il Governo è contrario, anche per questioni di calendario, ad apportare ulteriori modifiche al testo del decreto-legge. Ne prendiamo atto, ma non ci basta: chiediamo al Governo, in quest'Aula, un impegno chiaro e preciso al fine di affrontare al meglio e urgentemente la questione grazie ad un tavolo di concertazione tra banche, associazioni di consumatori e Governo che garantisca e guidi il dialogo tra le parti per arrivare al più presto a definire modalità che consentano di uscire dal vincolo assoluto rappresentato dal contratto di mutuo.
Signor ministro, le chiediamo di indicare tempi certi per l'inizio di questa concertazione, ma anche per la conclusione di tale dialogo. Il Presidente Ciampi afferma che concertazione significa decisione, significa scelta e non chiacchiere. Per questo noi chiediamo un tavolo di concertazione: non lo facciamo per noi ma per i clienti, vale a dire per coloro i quali accedono al credito presso gli istituti bancari.
Dalla precisione della sua risposta, ministro Visco, dipenderà anche l'orientamento dei deputati Verdi in ordine agli emendamenti da noi presentati, nonché il nostro voto finale sul provvedimento (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Verdi-l'Ulivo - Congratulazioni).

VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Signor Presidente, onorevoli deputati, la definizione del provvedimento necessario per sanare il problema sorto in materia di mutui a tasso fisso cosiddetti usurari è in dirittura d'arrivo e non possiamo che rallegrarcene, perché, finalmente, si arriva a fornire un quadro di certezze sia ai cittadini che ai mercati.
Individuare un assetto normativo capace di tutelare le legittime aspettative dei titolari di mutui divenuti, per l'evolversi favorevole dei tassi, eccessivamente onerosi con la necessità di evitare situazioni critiche nel sistema bancario e finanziario del paese ha richiesto un forte impegno del Governo e del Parlamento, uniti nell'obiettivo di una soluzione giusta ed equilibrata, nonostante i momenti di divergenza talora emersi sui modi di realizzarlo.
Va dato atto a tutte le componenti della maggioranza dello spirito costruttivo che ha animato il lavoro di ognuno e del senso di responsabilità istituzionale con cui è stato ricercato e trovato un punto di equilibrio, anche per esigenze apparentemente inconciliabili.


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Il risultato di questo delicato lavoro rappresenta per i titolari di mutui un forte vantaggio economico, valutato in circa 4 mila miliardi di minori costi. Per il sistema bancario è un onere rilevante ma, di contro, esso può contare su un quadro di riferimento normativo certo che consentirà una migliore operatività sui mercati.
Siamo consapevoli, tuttavia, che restano da definire alcuni aspetti collegati a questa vicenda che, pur non riguardando direttamente la questione della soglia di usura dei tassi di interesse, hanno una rilevanza significativa. Come, in particolare, è stato sottolineato nel corso dei lavori nei due rami del Parlamento dai gruppi dei Verdi, il costo dell'estinzione anticipata dei mutui, allo stato attuale, comporta per la clientela delle banche costi particolarmente elevati e tali da rendere eccessivamente vincolante il contratto stipulato.
Il Governo è consapevole della necessità che tale materia sia rivista, anche in relazione alle mutate condizioni dei mercati rispetto agli assetti del recente passato che avevano motivato l'introduzione di quei vincoli. Si tratta di materia contrattuale, quindi essa deve essere affrontata nelle sedi opportune. Il tavolo formalmente già istituito tra Associazione bancaria italiana ed Associazione dei consumatori dovrà essere subito riattivato: il Governo si impegna a sollecitarne la convocazione e a seguire l'evoluzione del suo lavoro ed esorta a pervenire ad una conclusione in tempi rapidi e certi.
Al riesame dei costi per l'estinzione anticipata dei mutui dovrà poi ...

PRESIDENTE. Mi scusi, signor ministro. Colleghi, per cortesia! Onorevole Berlinguer, si accomodi. Onorevole Guerra, anche lei, si accomodi. Onorevole Merloni, prego. Onorevole Balocchi, per piacere.
Prego, signor ministro.

VINCENZO VISCO, Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Al riesame dei costi per l'estinzione anticipata dei mutui dovrà poi aggiungersi l'intervento necessario perché gli oneri aggiuntivi legati al contratto di mutuo siano resi evitabili nei casi in cui un nuovo mutuo vada a sostituirne un altro, per il quale quegli oneri erano già stati pagati, estinto in anticipo sullo stesso immobile.
Mi auguro che l'approvazione del provvedimento in esame possa giungere rapidamente, nell'interesse dei cittadini che da troppo tempo aspettano la definizione della loro posizione rispetto alle banche e nell'interesse del sistema finanziario e dell'intero paese.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

ANTONIO LEONE. Sul complesso degli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Leone, è appena intervenuto il ministro.

ANTONIO LEONE. Sì, signor Presidente, ma siccome lei mi aveva dichiarato decaduto, anche se ero ...

PRESIDENTE. Onorevole Leone, il ministro non è intervenuto nella fase delle dichiarazioni di voto, quindi non si può riaprire il dibattito. Lei potrà, comunque, intervenire in sede di esame degli emendamenti.
Invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

NICOLA BONO. Presidente, mi consenta un attimo...

ELIO VITO. Chiedo di parlare per un richiamo al regolamento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Presidente, poiché è evidente che l'intervento del ministro Visco, che non era solo in replica alla conclusione dell'onorevole Paissan, non chiude, di per


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sé, gli interventi sul complesso degli emendamenti, credo che l'onorevole Leone, che questa mattina aveva chiesto di parlare sul complesso degli emendamenti e che per un disguido non era presente in aula nel momento in cui gli è stata data la parola, come è avvenuto altre volte possa avere diritto di svolgere adesso il suo intervento, che sarebbe l'ultimo sul complesso degli emendamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Vito, come lei sa, il collega Leone è stato dichiarato decaduto.
Ora la questione è diversa: o c'è un'intesa in base alla quale vi sarà un solo intervento per gruppo...

ELIO VITO. È esattamente quello che abbiamo detto prima di sospendere, Presidente: dopo l'intervento del ministro Visco...

PRESIDENTE. Non so chi abbia detto questo! No, mi ascolti, o c'è un solo intervento sulla questione, altrimenti, dobbiamo rigorosamente applicare il regolamento e poi succederà quel che succederà. Se c'è un solo intervento per gruppo, va bene. È così?

ELIO VITO. Vi è un solo intervento, dell'onorevole Leone.

NICOLA BONO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Sta bene, potrà intervenire l'onorevole Leone, poi l'onorevole Bono.

NICOLA BONO. Ma io ho chiesto di parlare sull'ordine dei lavori!

PRESIDENTE. Basta dirlo!

NICOLA BONO. Lo avevo detto, comunque, non è questo il punto!

PRESIDENTE. Basta ascoltarlo, allora!
Prego, onorevole Bono.

NICOLA BONO. Presidente, ritengo che non ci si possa limitare ad intendere la dichiarazione del ministro Visco come se fosse una risposta alle osservazioni dei deputati Verdi. Le medesime questioni, infatti, sono state sollevate anche da altri gruppi e, come sempre è avvenuto in tutti i dibattiti, in particolare in quelli che comportano nodi politici, ciò richiede un minimo di riflessione. Mi rendo conto, Presidente, che vi è un'urgenza di procedere nei lavori, ma vi è anche la necessità di una riflessione sulle dichiarazioni del ministro Visco, proprio per l'immediatezza del riscontro tra quello che egli dichiara e la posizione di gruppi che vogliono parlare. Non è obbligatorio che parli uno per gruppo e a me non sta bene che parli uno per tutti perché, come deputato di Alleanza nazionale, ho l'esigenza di esprimermi...

PRESIDENTE. Ho detto uno per gruppo, non uno per tutti!

NICOLA BONO. No, lei ha detto che avrebbe dovuto parlare uno solo!

PRESIDENTE. No, uno per gruppo!

NICOLA BONO. Se così è, va bene. Tuttavia, come ho detto, non intendo parlare sul complesso degli emendamenti perché ciò mi precluderebbe la possibilità di intervenire sui singoli emendamenti. Desidererei fare una riflessione di pochi minuti su quanto ha dichiarato il ministro Visco relativamente alla riduzione o eliminazione delle penali per la risoluzione anticipata. Credo questo rientri nella normale dialettica politica e sarebbe strano se replicassi al ministro Visco tra mezz'ora durante l'esame di uno qualunque degli emendamenti. Ciò significherebbe, infatti, mettere un gruppo parlamentare nelle condizioni di non interloquire direttamente con il ministro.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, mi scusi, è buon principio non pretendere troppo dalla vita! Il punto è questo: se gli interventi non sono finalizzati a «bloccare»


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l'esame del provvedimento, possono essere effettuati, altrimenti no. Se vi è un intervento extra ordinem di una decina di minuti, come nel caso dell'onorevole Leone, esso non sarà computato nei tempi di discussione sugli emendamenti. È chiaro?
Ha chiesto di parlare l'onorevole Leone, che dispone di dieci minuti. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Presidente, non condivido quanto sostenuto dal collega Bono in merito alla riflessione su quanto «non» ci è venuto a dire il ministro Visco! Le richieste dei deputati Verdi e le nostre - che, peraltro, sono state concretizzate in una serie di emendamenti presentati oggi all'attenzione dell'Assemblea - sono state disattese perché «del doman non v'è certezza». Il ministro Visco mi dirà in separata sede cosa significhi che tutto ciò che abbiamo proposto sugli oneri aggiuntivi sarà esaminato dopo. A quale «dopo» si riferisce?
In questo provvedimento vi è un'enorme contraddizione che non attiene solamente alla tecnica legislativa, ma ad un'interpretazione che non ha nulla a che vedere con le norme più elementari dei principi del diritto. Al comma 1 dell'articolo 1 si precisa, con una norma di carattere interpretativo, che l'usurarietà del tasso di interesse deve essere determinata con riferimento al momento della pattuizione degli interessi e, quindi, indipendentemente dal momento in cui si effettua il pagamento; in altre parole, si dichiara l'irretroattività alla luce del fatto che, nel momento in cui i mutui vennero contratti, non vi era alcuna illiceità relativamente alla percentuale di tasso concordato; mi riferisco ovviamente alla illiceità di natura civilistica e non penalistica. Pertanto, se si sostiene che tutti i mutui contratti nell'epoca in cui i tassi di interesse, in base alla nuova normativa, non devono essere ritenuti di natura usuraia, il ministro mi deve spiegare per quale motivo, se questa è la premessa, nel provvedimento si imponga poi la diminuzione dei tassi di interesse. Mi sembra un'allucinazione giuridica procedere ad una normazione di tal genere.
Che poi occorra fare una valutazione sugli ingiusti profitti delle banche o, sull'altro versante, sul rischio che il cittadino corre quando decide di stipulare un mutuo a tasso fisso, mi pare siano considerazioni non giuridiche ma, forse, di natura morale.
Facciamo una brevissima considerazione: vorrei sapere chi ci guadagni da questo provvedimento. Sotto questo profilo, forse il Governo e la maggioranza sono stati bravi perché alla fine ci guadagna lo Stato. Infatti, nel momento in cui si procede ad una rinegoziazione tout court, come previsto dal provvedimento in esame, se si ponesse mano agli oneri aggiuntivi e, quindi, agli introiti per lo Stato (non lo si fa perché si è detto che mancherebbe la copertura), lo Stato non incasserebbe mai ciò che incasserà, appunto, con la rinegoziazione dei mutui. È questo il problema. È bello farsi belli - scusate il gioco di parole - con i soldi degli altri!
A chi state dando una mano, alle banche o ai cittadini? Possiamo parlare di patti leonini, caro collega Bono, possiamo parlare di abuso di posizione dominante, di sbilanciamento, di tutto quello che volete, ma alla fine dobbiamo fare i conti su ciò che avete scritto in questo provvedimento; si dà la possibilità ai cittadini di rinegoziare i mutui pagando una serie di oneri aggiuntivi. Se avesse avuto accesso l'idea della libertà di mercato e di contrattazione, che noi predichiamo e che non deve essere legata ad una cultura dirigista come quella che ispira questo provvedimento, si sarebbe data ai cittadini la possibilità di accedere o meno, di rivolgersi alla stessa o ad altra banca, di avere in tasca quel che lo Stato comunque non avrebbe perso né vi sarebbe stata una serie ulteriore di esborsi, finanche per quanto attiene - i notai non me ne vogliano - agli oneri notarili dovuti in sede di rinegoziazione del mutuo.
Ritengo che lei, signor ministro, non solo non abbia risposto alle richieste dei Verdi, sulla scorta della frenesia di «portare


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a casa» un decreto-legge che non è utile a nessuno se non alla maggioranza, ma non dovrebbe neppure dichiarare, con una promessa che non so quando potrà mantenere, che ciò che è stato richiesto dai Verdi e dall'opposizione potrà essere preso in considerazione in un altro momento (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

NICOLA BONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, mentre parlava l'onorevole Paissan ricordavo un vecchio detto siciliano: «La fuga è vergogna ma salva la vita».
Questa mattina si è consumato un altro passaggio del rituale di questa maggioranza, una componente della quale, a turno, minaccia di fare fuoco e fiamme su alcuni provvedimenti per poi venire in aula, come è avvenuto durante l'esame del disegno di legge finanziaria per decine di questioni, ritenute nodi fondamentali dai vari gruppi (almeno così si diceva a parole), e fare una bella dichiarazione di principio nella quale si riafferma la grande volontà e la grande esigenza di andare fino in fondo nel perseguimento degli obiettivi. Poi interviene il Governo, che fa il «fervorino» della situazione, e subito la questione si sana. Il tutto per restare al Governo e per restare componenti della maggioranza.
Ciò mortifica il ruolo del Parlamento e la dice lunga sul livello - se mi si consente - anche di moralità delle posizioni politiche dei diversi gruppi; infatti, non si può consentire a nessuno di fare l'agitatore a buon mercato per poi venire a patti, come se i problemi sollevati con grande enfasi fossero privi di contenuto. Ho chiesto di parlare soprattutto sulla risposta al problema che era stato sollevato da parte del gruppo dei Verdi e sulla risposta del ministro; ho avanzato tale richiesta non perché lo avessero sollevato i Verdi, ma perché questa è una battaglia del gruppo di Alleanza nazionale (quella che riguarda l'eliminazione delle penali e di qualunque onere accessorio nel caso di rescissione dei contratti di mutuo o nel caso di rinegoziazione) che è alla base della questione che stiamo affrontando con il decreto-legge. Al ministro Visco, infatti, che è un economista di chiara fama, non sfugge il nodo tecnico della questione.
Onorevoli colleghi, noi non stiamo facendo una legge che abbia una propria giustificazione su un problema che andava risolto per via legislativa, ma stiamo facendo una legge su di una questione che andava risolta naturalmente dal mercato. Infatti, è folle pensare che l'evoluzione dei tassi d'interesse possa essere decisa per legge!
Perché si arriva ad un decreto-legge che disciplina per legge l'entità dei tassi d'interesse? Perché esiste un «tappo» alla base della determinazione dei tassi stessi che è costituito proprio dall'impossibilità per i clienti di rescindere un contratto di mutuo a tasso fisso, perché le penali previste sono talmente elevate che nessun cliente ha convenienza ad eliminare il rapporto prima della scadenza naturale. Si è allora creata una situazione abnorme nel nostro paese: da un lato, la gente ha fatto la corsa alla stipula dei contratti a tasso fisso perché, in un paese dove per trent'anni vi è stata un'inflazione a due cifre, le persone cercavano di tutelarsi dal rischio di un'ulteriore escalation, di un ulteriore aumento dei tassi d'inflazione e quindi dei tassi d'interesse; dall'altro lato, un rapporto di convergenza a Maastricht ha determinato da quel momento storico in poi la riduzione progressiva dei tassi, con una velocità che praticamente li ha dimezzati ed anche ridotti addirittura ad un livello maggiore nel giro di pochissimo tempo.
Allora, la normalità in una situazione del genere quale avrebbe dovuto essere? Che i clienti, dinanzi alla riduzione dei tassi derivante dal rapporto di convergenza di Maastricht, andassero in banca per riconvertire i mutui e li andassero a rideterminare sulla base dei tassi d'interesse di mercato del momento e il tutto si sarebbe riassorbito nella sua naturale


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evoluzione. Così non è stato, perché i clienti italiani non potevano andare dalle banche a chiedere la riconversione dei mutui! Infatti, le penali e i costi di un'operazione del genere la rendevano impossibile!
Allora, in presenza di una condizione di vero e proprio «patto leonino», cioè alla posizione di privilegio di un contraente rispetto all'altro, oggi chi in questa aula invoca la sacralità del rapporto di mutuo dice una corbelleria, perché non si può difendere la sacralità di un rapporto contrattuale davanti ad una distorsione oggettiva che sarebbe stata effettuata tra i due contraenti!
Vi è di più. Nel dibattito tra i Verdi ed il Governo di questa mattina assistiamo ad una grande ipocrisia da parte del Governo: quando, infatti, il ministro Visco parla di soluzione giusta ed equilibrata che deriverebbe dall'applicazione di questo decreto-legge, non so dove veda la soluzione equilibrata perché è tutta squilibrata a favore soltanto del contraente bancario, ma l'aspetto della giusta soluzione non esiste proprio!
Infatti se per giusta soluzione intende quello che ha affermato dopo e cioè che i titolari di mutui avranno un forte vantaggio economico siamo arrivati all'assurdo: per il Governo la fissazione del tasso di sostituzione diventa un vantaggio economico! Se il Governo parla di vantaggio forse ritiene che sarebbe stato giusto continuare a mantenere introiti per le banche che erano praticamente illegali, avendo riscosso fino al 2000 dei tassi superiori al tasso-soglia.
In conclusione, onorevoli colleghi, quando alla richiesta di eliminare le penali si risponde nel modo con cui ha risposto il ministro Visco e si rinvia a un non meglio precisato tavolo di convergenza, quando si introduce una norma all'interno di un sistema che avrebbe dovuto essere autoregolamentato e non si capisce quale sia l'unico strumento da adottare e non si affronta l'unico tema che può eliminare definitivamente quello che finora ha impedito l'autoregolamentazione del mercato, non siamo solo davanti ad un provvedimento dirigista, ma siamo davanti a un provvedimento illogico, mortificante e offensivo sia degli interessi dei clienti sia della logica economica. È come dire che in questo paese dobbiamo mantenere delle norme che servono soltanto ad alcuni - e guarda caso sono i poteri forti - con i quali questa maggioranza cinque anni fa firmò delle cambiali in bianco che ora è costretta a mettere all'incasso e a pagare perché ciò fa parte di quel bagaglio di impostazioni politiche e di connivenze con coloro che hanno il controllo di questo paese un bagaglio che, finora, ha caratterizzato cinque anni di Governo dell'Ulivo.
Per i motivi su esposti, noi contestiamo la risposta del ministro del tesoro e riteniamo che la chiave per affrontare il problema a regime sia la eliminazione del meccanismo delle penali e questa eliminazione non può che essere fatta per legge perché altrimenti nelle scelte contrattuali prevarrà come è prevalsa finora, la posizione del contraente più forte, che è sempre stata la banca.

DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, devo dire che l'intervento del ministro mi lascia alquanto perplesso perché noi ci troviamo davanti ad una situazione in cui è intervenuto il Governo, scegliendo però una strada a nostro avviso completamente errata. Quando il ministro dice che verrà costituito un tavolo di concertazione fra le banche e le associazioni dei consumatori, credo che faccia un'affermazione di scarsissima importanza e non degna di un ministro, perché questo tavolo di concertazione interverrebbe oggi, a distanza di quasi due mesi dall'emanazione di un decreto-legge da parte del Governo.
Mi chiedo allora se non fosse il caso di istituire questo tavolo di concertazione


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prima. Non era il caso di intervenire prima con una mediazione, in una situazione di questo tipo?
Mi sembra che sia stato inopportuno l'intervento in questi termini del ministro, a fronte di un provvedimento sicuramente dirigista in quanto incide sui tassi. In realtà, la scelta doveva essere di diverso tipo, a nostro avviso: o si applicava tout court la legge n. 108 del 1996 e quindi si consentiva la sua applicazione anche sui mutui in essere, in mancanza di una norma transitoria, oppure si doveva perseguire la strada di una mediazione, ma bisognava perseguirla allora, addirittura nel periodo di vacatio legis, cioè nel famoso anno in cui il tasso-soglia per regolamentare i cosiddetti finanziamenti usurari non era ancora applicato.
Ricordo, infatti, che la legge è del marzo del 1996 e l'applicazione dei tassi-soglia, cioè la normativa che doveva rendere più giusto e più equo il mercato, era prevista a partire dal 1o aprile 1997. C'era quindi tutto il tempo per intervenire politicamente anche allora. Tuttavia, la difesa ad oltranza dei poteri forti, di coloro che dispongono del grande capitale, ha fatto sì che non si potesse più far fronte alla situazione. La stessa Corte di cassazione è intervenuta in proposito in modo molto pesante, emanando una serie di sentenze che sostanzialmente hanno dato ragione a coloro che venivano finanziati, rendendo così applicabile la legge n. 108 del 1996.
Pertanto, penso che, intervenendo con questo decreto-legge, il Governo abbia contraddetto se stesso; oltretutto, mi sembra che si sia voluta fare una operazione sostanzialmente preelettorale, nel tentativo anche di salvaguardare le banche da ulteriori perdite che si sarebbero potute verificare con l'emanazione di altre sentenze.
Ecco perché dico che l'intervento del ministro Visco è stato molto povero in termini di contenuti.

STEFANO BASTIANONI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Onorevole La Malfa! Onorevole La Malfa, per piacere! Onorevole La Malfa, la richiamo all'ordine per la prima volta!

STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, siamo di fronte ad una materia particolarmente delicata, perché riguarda aspetti di natura contrattuale che sono propri delle parti e che in genere non dovrebbero essere oggetto di intervento del potere legislativo. Quando sono in corso trattative che riguardano, come in questo caso, le banche ed i clienti consumatori, il legislatore non dovrebbe intervenire.
Tuttavia, si è venuta a determinare una situazione di eccezionale straordinarietà, dovuta da una parte all'ingresso della lira nell'euro, che ha comportato un abbattimento dei tassi di interesse, e dall'altra ad alcuni interventi della magistratura; la Corte di cassazione, infatti, ha stabilito con proprie sentenze alcuni meccanismi, incidendo così su questioni che riguardano singoli consumatori, nel tentativo di evitare che gli stessi intraprendessero contenziosi a titolo personale. Pertanto, una situazione estremamente incerta, che avrebbe potuto compromettere la possibilità di stipulare mutui a tasso fisso, ha reso necessario un intervento del potere esecutivo, con questo decreto-legge, e del Parlamento.
Ritengo che la soluzione ipotizzata rappresenti un punto di incontro, di equilibrio tra diverse opzioni: da una parte, il tentativo di privilegiare le famiglie che non hanno altre fonti di finanziamento rispetto ad altri soggetti, ad esempio le imprese; dall'altra quello di favorire un tavolo di concertazione tra le parti, perché di più non è possibile fare. Del resto, come dicevo prima, il legislatore deve astenersi dall'intervenire su questioni che sono di carattere contrattuale. Quando il legislatore interviene in questi casi, in genere commette danni a volte irreparabili.
La linea seguita offre maggiori certezze al mercato e rappresenta comunque un impegno nei confronti di chi intende chiarire in via definitiva taluni aspetti di


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una questione centrale, cioè l'estinzione anticipata dei mutui creditizi (che è e resta un problema nell'ambito dell'istituzione bancaria), spesso ostacolata da clausole vessatorie.
Pertanto, nell'esprimere soddisfazione per l'impegno che il Governo si è assunto solennemente in quest'aula, in attesa di verificare nei fatti gli esiti del tavolo di concertazione, condividiamo la linea assunta. Riteniamo, infatti, che, in questa situazione e nel quadro complessivo, essa offra comunque certezze e ci consenta di procedere dando ai consumatori e alle istituzioni bancarie quel minimo di regolamentazione che serva a dare al mercato la certezza necessaria.

ETTORE PERETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, ho ascoltato con molto interesse l'intervento del collega Paissan perché mi sembra che all'interno della maggioranza vi sia una qualche difficoltà ad accettare il provvedimento in esame. Naturalmente, esso è molto importante e coinvolge molti interessi: da un lato tocca quelli del sistema bancario, dall'altro quelli rilevanti dei consumatori e delle imprese.
Ci aspettavamo che le perplessità manifestate sul merito del provvedimento dai colleghi della maggioranza, soprattutto al Senato, dove vi è stato un ampio dibattito, potessero essere riproposte in quest'aula. Infatti, non capisco la ragione di un cambio di atteggiamento di natura strettamente politica da parte di una componente rilevante della maggioranza, nel passaggio dal Senato alla Camera, posto che il Governo non ha assunto decisioni così rilevanti da cambiare nella sostanza il decreto-legge del quale stiamo parlando. Non ritengo sufficiente la motivazione che non c'è più tempo per modificarlo perché portare una componente della maggioranza decida di allinearsi con la posizione del Governo e con quella della restante maggioranza. Da questo punto di vista ritengo che, ancora una volta, le vere ragioni alla base di un dibattito parlamentare nel quale le posizioni contrarie al merito del decreto-legge erano trasversali - una trasversalità giusta - non attengano al merito.
Colgo l'occasione per ribadire la posizione del Centro cristiano democratico su un provvedimento che, ripeto, riguarda una platea molto vasta di consumatori e di imprese. Riteniamo corretta l'interpretazione secondo la quale il momento per stabilire il tasso di interesse usuraio sia quello della stipula del contratto di mutuo e non quello della dazione, vale a dire del pagamento delle rate. Scegliere la seconda ipotesi, così come ha certificato la Corte di cassazione, di fatto significa decretare la morte dell'istituto del tasso fisso e ritengo che ciò non sia corretto per il nostro sistema bancario e per un giusto rapporto fra consumatore e banca. È importante che sia la banca sia il consumatore possano programmare i loro costi nella provvista di danaro, quindi è importante che l'istituto del tasso fisso venga mantenuto.
Detto questo, credo che nel decreto-legge non vengano affrontate due questioni importanti. Innanzitutto non è stata fatta una valutazione di ciò che è successo negli ultimi anni. La legge sull'usura, che ha fissato un tasso di riferimento oltre il quale i tassi vengono considerati usurari, per una coincidenza molto singolare è stata approvata nel momento in cui nel nostro paese vi è stata una diminuzione dei tassi di interesse dovuta all'entrata dell'Italia nell'Unione monetaria europea.
Credo si sia trattato di un momento storico che difficilmente si ripeterà nel nostro paese; se dovesse ripetersi anche in futuro, l'unico deterrente, l'unica vera condizione da prevedere non è quella di fissare per legge un tasso di interesse, ma di eliminare dai contratti di mutuo tutte le clausole che ne impediscono l'estinzione anticipata, dando al cliente la possibilità di rinegoziare altri mutui, senza costi.
Questo è il nodo della questione, che è stato evidenziato anche da una componente della maggioranza, in particolare dal gruppo Verde, e che doveva costituire


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il punto centrale del decreto-legge. Era necessario permettere finalmente al cliente di estinguere anticipatamente e senza spese il mutuo, passando ad una nuova contrattazione, in modo che il rapporto fra cliente e banca fosse più equilibrato; questa è la condizione per determinare, alla fine, anche il livello dei tassi di interesse sul mercato.
Credo che ancora una volta il Governo abbia dimostrato di essere molto cauto nella difesa degli interessi del consumatore e molto più attivo nella difesa di un sistema bancario che, non solo per ammissione delle forze politiche presenti in Parlamento, ma dell'intera società civile, non è né concorrenziale né trasparente, ma si basa su un cartello che di fatto impedisce un corretto rapporto tra consumatore e sistema bancario.
I nostri emendamenti vanno, quindi, in questa direzione e credo di poter annunciare fin d'ora un voto assolutamente contrario del nostro gruppo su questo provvedimento.

TERESIO DELFINO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

TERESIO DELFINO. Signor Presidente, nelle parole del ministro Visco si leggono non solo il tentativo di difesa di un provvedimento, che comunque, a nostro giudizio, in qualche misura si imponeva per la resistenza che il sistema bancario aveva dimostrato nell'accogliere le giuste sollecitazioni delle associazioni dei consumatori, ma anche la volontà di compiere un passo verso la coesione della maggioranza, individuando specificamente nella concertazione e nell'azione comune un modo per definire, nell'ambito della libera contrattazione che deve esistere tra il sistema creditizio e i consumatori, un ruolo forte per il Governo.
Prendiamo atto di questa impostazione, che sicuramente presenta un aspetto di opportunità. Non mi riferisco tanto all'opportunità politica - perché per le divisioni all'interno della maggioranza ogni volta si trova comunque qualche pezza che le copre e rende ormai la loro compattezza abbastanza «arlecchina» - quanto all'opportunità di sanare una disparità, una «dispar condicio» tra la forza del sistema creditizio e la forte penalizzazione dei consumatori, soprattutto delle famiglie e dei consumatori più deboli.
Per quanto riguarda la questione dell'estinzione dei mutui, i cui costi sono da tutti riconosciuti eccessivi, speravamo che il Governo assumesse una posizione più incisiva e seguisse una linea di politica del credito che desse ai consumatori la certezza di arrivare entro un periodo sufficientemente breve alla soluzione dei loro problemi. Questo è un elemento che ci lascia assolutamente insoddisfatti, anche se l'apertura di un tavolo di rinegoziazione rappresenta un passo in avanti; il fatto è che nelle parole del ministro non abbiamo riscontrato l'assicurazione che un passaggio fondamentale su questo tema ci sarebbe stato.
Allo stesso modo ribadiamo con forza la necessità che tutte le operazioni di rinegoziazione avvengano con assoluta gratuità per il consumatore. Ma anche su questo punto il testo del provvedimento non offre alcuna garanzia e quindi invito il Governo a fornire assicurazioni più precise perché sappiamo bene quali e quante difficoltà si incontrino nella fase di attuazione di una legge, in particolare nel settore del credito dove le resistenze a certe indicazioni sono sempre fortissime.
Nelle parole dei colleghi che mi hanno preceduto ho colto un elemento che rafforza la mia convinzione che il sistema bancario sia ancora troppo «ingessato» nonostante la concertazione, perché si registra ancora la mancanza di una politica di mercato nell'ambito del credito, dove invece bisognerebbe puntare ad obiettivi forti. Se ciò non avviene dopo anni dall'avvio del processo di privatizzazione del sistema creditizio, suscita perplessità l'affermazione che un certo provvedimento propone una cultura dirigistica per la definizione di salvaguardie minime a favore del sistema delle imprese e delle famiglie nella ridefinizione dei mutui.


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Noi riteniamo che il Parlamento e il Governo in primo luogo debbano individuare strumenti adeguati per superare le resistenze del sistema bancario ad una gestione più trasparente e all'individuazione di una concorrenzialità del sistema creditizio per far sì che la realtà italiana del credito competa effettivamente con i parametri europei sia sotto il profilo dei costi per le banche sia sotto il profilo delle agevolazioni al mondo delle piccole e medie imprese. Chiediamo un intervento affinché il nostro paese, anche nel settore del credito, raggiunga un livello europeo.

PRESIDENTE. Nessun altro chiedendo di parlare, invito il relatore ad esprimere il parere della Commissione.

MAURO AGOSTINI, Relatore. La Commissione esprime parere contrario su tutti gli emendamenti, fatta eccezione per alcuni rispetto ai quali formula un invito al ritiro. Più in particolare si chiede all'onorevole Contento di ritirare il suo emendamento 1.5 perché è di analogo contenuto ad un ordine del giorno presentato dallo stesso onorevole Contento.
Per quanto riguarda l'emendamento Giordano 1.50, riferito ai finanziamenti non agevolati, credo che i presentatori intendano trasfonderne i contenuti in un ordine del giorno; in ogni caso, li invito a ritirare l'emendamento.
Per quanto riguarda l'emendamento Antonio Pepe 1.12, si tratta di una questione assai rilevante, ma invito l'onorevole Antonio Pepe a ritirarlo; non so se egli abbia predisposto un ordine del giorno in cui trasfonderne i contenuti, ma in ogni caso lo invito a farlo.
Signor Presidente, vorrei soffermarmi sull'emendamento Antonio Pepe 1.19, perché resti agli atti dei nostri lavori: in esso si chiede che il tasso di sostituzione venga applicato automaticamente. Ritengo che, in base alla formulazione del provvedimento e con riferimento alla circolare dell'ABI emanata all'inizio del gennaio scorso, tale operazione avvenga automaticamente. In ogni caso, è bene che agli atti parlamentari resti traccia del fatto che diamo tale tipo di interpretazione: ciò, dunque, deve avvenire o su iniziativa diretta del mutuatario o d'ufficio da parte delle banche.
La Commissione invita al ritiro degli identici emendamenti De Benetti 1.23 e Veltri 1.26 e dell'emendamento De Benetti 1.38. Con riferimento a quest'ultimo, vorrei precisare per informazione che sarebbe bene fare riferimento ad una delibera del CICR del gennaio 2000 che - a seguito della revisione del testo unico bancario - stabilisce che nei nuovi contratti, a partire dal 2000, debba essere indicato il costo onnicomprensivo per l'eventuale estinzione anticipata del mutuo.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo concorda con il parere espresso dal relatore.

LINO DE BENETTI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. A che titolo?

LINO DE BENETTI. Per motivare il ritiro dei miei emendamenti 1.23 e 1.38.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà

LINO DE BENETTI. Signor Presidente, il relatore mi ha invitato a ritirare i miei emendamenti 1.23 (relativo agli interessi per il secondo semestre 2000) e 1.38 (relativo alla penale sull'estinzione anticipata del credito).
Sulla base dell'invito del relatore e delle dichiarazioni del ministro (che, per quanto ci riguarda, assicurano il passaggio della materia alla sede propria, con tempi certi e con la garanzia offerta dall'esecutivo), nonché sulla base del sostegno delle organizzazioni dei consumatori, ritiro gli emendamenti citati. Siamo fiduciosi, infatti, che la decisione giungerà entro tempi brevi e riteniamo che possa risolvere il problema contingente. La problematica


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troverà soluzione con il provvedimento, ma la questione dell'estinzione anticipata del mutuo avrà un esito concreto nella sede propria della concertazione tra banche, Governo ed organizzazioni dei consumatori. Per i motivi esposti, ritiro i miei emendamenti e preannuncio la presentazione di un ordine del giorno impegnativo per il Governo, nel quale trasfonderò i contenuti degli stessi.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.47.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, con l'emendamento in esame esplicitiamo la nostra totale contrarietà al provvedimento in esame, che trasforma la ragion di banca in ragion di Stato (come è stato giustamente affermato).
Nel corso della discussione generale è stata più volte richiamata l'origine del provvedimento: la stragrande maggioranza degli istituti di credito, nonostante la legge antiusura vietasse esplicitamente l'applicazione di tassi di interesse superiori una volta e mezza a quelli esistenti sul mercato corrente per prestiti di analoga natura, fin dal 1996 ha continuato a pretendere e ad ottenere la corresponsione delle rate di ammortamento dei mutui comprendenti un tasso di interesse pari a due o tre volte il cosiddetto tasso d'usura. In tal modo, essi hanno preteso, ottenuto e riscosso il pagamento di somme palesemente illegali, rifiutandosi categoricamente di avviare qualsiasi contratto di rinegoziazione dei mutui in essere: era tanta la manna che veniva dai mutuatari per poter interrompere un flusso di denaro così imponente! Ma la prepotenza e l'arroganza delle banche non poteva che trovare una reazione decisa da parte della collettività dei mutuatari. Ciò è puntualmente avvenuto e la situazione si è risolta, dopo un periodo non breve, con la decisione della Corte di cassazione che ha dato torto marcio al comportamento scorretto ed illegale delle banche. L'ultima sentenza afferma, tra l'altro, in modo semplice e lineare, alcune cose arcinote a tutti gli esperti del diritto, fuorché agli avvocati delle banche. In primo luogo, afferma che il contratto di mutuo si estende per tutta la durata dello stesso e non si conclude al momento della stipula, il che significa che il paragone tra tasso applicato sul mutuo e tasso di usura deve avvenire ogni volta che si paga la rata di ammortamento. Inoltre, le somme derivate da interessi superiori al tasso di usura devono essere restituite al mutuatario a decorrere dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della legge n. 108 del 1996. Infine, si stabilisce per il futuro l'impossibilità di applicare tassi superiori a quelli di usura. Si tratta, quindi, di una sentenza che fa chiarezza e rende giustizia non solo ai mutuatari, ma anche allo stesso Stato di diritto: la sentenza ribadisce che la legge, dunque, è uguale per tutti, ivi comprese le banche.
Con questo decreto-legge si propone di fare tabula rasa di questo accidentato percorso - che pone le banche con le spalle al muro per il loro illegale comportamento - e si finisce con l'assumere le richieste del mondo bancario come verità rivelate, facendosi paladini delle esigenze delle banche. Il tutto è stato preceduto da allarmistiche previsioni di inesistenti pericoli di crollo del sistema di credito, perdita di credibilità internazionale del nostro sistema finanziario, abbandono del nostro territorio da parte delle principali banche estere, e via terrorizzando. Peccato che niente di tutto questo fosse vero: infatti, i bilanci delle banche sono più floridi che mai; le cifre diffuse dal governatore Fazio - non lo diciamo noi - si sono rivelate per quello che erano, cioè un vero e proprio bluff, che ha ingannato solo il Governo. Nessuna fuga precipitosa degli istituti internazionali di credito dal nostro paese è avvenuta, come è sotto gli occhi di tutti. Il risultato voluto e perseguito dalle banche, questo sì, è stato ottenuto, tant'è vero che in questo testo, in cui alcune modifiche positive sono state introdotte (quali la


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distinzione tra mutui contratti per la casa di abitazione non di lusso e quelli contratti per altre esigenze, o la distinzione tra persone fisiche ed imprese), viene stabilito un principio inaccettabile, ovvero quello secondo cui per alcune fattispecie avviene ciò che non solo noi, ma anche un ministro di questo Governo, il ministro Nesi, in un'intervista al quotidiano La Stampa del 30 dicembre 2000, ha giudicato aberrante...

PRESIDENTE. Deve concludere, onorevole Malentacchi.

GIORGIO MALENTACCHI. ... vale a dire la previsione da parte dello Stato, mediante un decreto, di un tasso superiore a quello di usura, derivato da una legge dello Stato.
Per tutti questi motivi chiediamo all'Assemblea di dare un segnale di rifiuto dell'arroganza e della prepotenza delle banche ed invitiamo i colleghi a votare a favore di questo emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.
Colleghi, per cortesia!
Prego, onorevole Guarino.

ANDREA GUARINO. Signor Presidente, l'onorevole Malentacchi, che io personalmente stimo al più alto livello, conoscendolo bene, ha usato un'espressione che mi ha particolarmente colpito. Egli ha affermato che la sentenza della Corte di cassazione dà «torto marcio» al sistema bancario. Io credo - non me ne voglia l'onorevole Malentacchi - che il significato della sentenza della Cassazione sia un altro, molto più preoccupante, perché la Corte in realtà dà torto marcio al legislatore.
Il tutto nasce da una definizione infelice, contenuta nella legge n. 108, di quello che è il tasso usurario, di come va individuato e delle basi su cui deve essere determinato. La definizione è infelice perché la legge, come molte di questo ultimo quinquennio, è stata fatta affrettatamente, con l'illusione che, con un tratto di penna, si potesse risolvere un problema sociale gravissimo e che ha ben altre ragioni. Questa illusione viene ora coltivata in tutto ciò che si vorrebbe fare in occasione di questo decreto-legge. L'illusione di fondo è che si continuerà indefinitamente a procedere in un sistema di tassi stabili ed eventualmente ridotti e decrescenti.
Quindi, si decide di stabilire un tasso di imperio, di sanare il passato e, addirittura, di insistere nel dire che il tasso deve essere considerato usurario al momento del pagamento e non al momento della sua determinazione contrattuale, perché in questo modo si fa un favore ai consumatori, alla collettività e non si crea alcun pregiudizio. Questa è un'illusione marchiana e pericolosa. Basterebbe infatti guardarsi attorno per capire come la realtà, invece, sia profondamente diversa.
Siamo, infatti, in un periodo in cui l'inflazione, perlomeno quella del nostro paese, è tendenzialmente in aumento; l'aumento dell'inflazione porterà ad una lievitazione dei tassi. Stiamo impostando la soluzione di questo problema - problema che è stato creato da noi legislatori con la nostra imprevidenza - sulla variabilità intrinseca dei tassi: se venisse accolto l'emendamento Giordano 1.48 non vi sarebbero tassi fissi, non perché le banche non li offrirebbero, ma semplicemente perché qualunque tasso sarebbe soggetto alla variabilità intrinseca ex lege. Tutto ciò comporta che nessuna banca potrebbe fare una previsione affidabile ed offrire tassi fissi al consumatore.
Quello che non si vuole comprendere, anche se non è di difficile comprensione, è che in un momento di incertezza il tasso fisso costituisce una protezione per il consumatore. È vero che i consumatori i quali, in momenti di tassi di interesse molto elevati, hanno sottoscritto mutui a tassi fissi sono stati danneggiati, ma i consumatori che hanno stipulato mutui a tasso fisso prima o all'alba della grande ondata inflazionistica, che ha portato alla lievitazione dei tassi negli anni settanta, sono stati protetti: a questo, tuttavia, non


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si vuole pensare o ci si illude di non potervi pensare, sperando che questa situazione di relativa stabilità dei tassi a livelli bassi, come nel nostro paese non se ne erano visti da decenni, continuerà in maniera indefinita.
Basterebbe, invece, guardare alle regole che presiedono al funzionamento dell'unione monetaria per capire che l'obiettivo generale della Banca centrale europea non è quello di mantenere bassi i tassi di interesse, ma quello di mantenere bassa l'inflazione: pertanto, la Banca centrale risolverà il dubbio se favorire tassi di interesse bassi, e di conseguenza il consumatore e lo sviluppo, aumentando i tassi al fine di tenere bassa l'inflazione.
In conseguenza di ciò, fra non molto - speriamo di no -, queste norme potrebbero ritorcersi contro il consumatore. Da queste considerazioni non può che derivare il voto contrario sugli emendamenti e sull'impostazione generale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, abbiamo assistito, in questi anni, all'irrisione continua nei confronti delle sentenze della magistratura penale. Ritengo che oggi disattendere una sentenza della Cassazione in una materia quale questa possa costituire un grave rischio e trasformandosi in un boomerang le cui conseguenze non vengono adeguatamente apprezzate.
Invito, pertanto, il Governo a riflettere sulla questione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Giancarlo Giorgetti. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione le argomentazioni svolte dai colleghi che mi hanno preceduto. Ha ragione l'onorevole Guarino quando afferma che la Cassazione, con la sua sentenza, non ha condannato le banche, ma ha condannato il legislatore. Tuttavia, questa affermazione, anche se corretta, deve essere ulteriormente specificata, perché da qualche anno, vale a dire da quando è stata approvata la legge sull'usura nel 1996, tutti coloro i quali hanno avuto a che fare con l'interpretazione di tale legge - mi riferisco alle banche, ai consumatori e ai legali ai quali i consumatori, singolarmente o in forma associativa, si sono rivolti - avevano ben chiari i pericoli ad essa connessi.
Se si pensa che in questi quattro anni, nonostante fossero stati presentati dei ricorsi, non è stato fatto nulla, non solo dal legislatore ma soprattutto dal Governo, che conosceva perfettamente il problema ed avrebbe dovuto assumere l'iniziativa in modo tempestivo per dare una risposta chiara e per fornire una interpretazione autentica delle norme contenute nella legge sull'usura del 1996, risulta ben chiaro chi siano oggi i responsabili della norma al nostro esame: sono il Governo e la maggioranza, che per tutti questi anni hanno ignorato la necessità di dare una sistemazione normativa al problema.
La valutazione finale che possiamo dare è che il Governo è intervenuto con decreto-legge solo quando la pronuncia della Corte di cassazione ha messo in difficoltà il sistema bancario, ma ha evitato di farlo nei precedenti quattro anni, quando in difficoltà erano i cittadini, i consumatori e le imprese, costretti a pagare tassi non si sa se usurari, ma sicuramente fuori mercato.
Per questo motivo il vero atto d'accusa deve essere rivolto a questa maggioranza cosiddetta di sinistra, che per quattro anni ha sistematicamente evitato di tener conto delle lamentele e delle esigenze dei bisognosi ed ha coperto il sistema bancario. Lo ripeto: il Governo interviene solo oggi per venire incontro alle esigenze di quest'ultimo.
Per questo motivo credo che le argomentazioni del collega Guarino debbano essere ulteriormente sviluppate. Mi asterrò nella votazione dell'emendamento


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Giordano 1.47, ma penso che debba essere chiaro che le responsabilità vadano ricercate in quella parte politica.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.47, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 413
Votanti 400
Astenuti 13
Maggioranza 201
Hanno votato
176
Hanno votato
no 224).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.48.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Non è un dialogo a due, collega Guarino, ma siamo convinti che questo primo comma sia la pietra miliare dell'intero provvedimento. Esso infatti stabilisce che sono considerati usurari solo quegli interessi che si rivelino tali al momento della stipula del contratto e non durante l'intera sua esistenza. Conseguentemente il momento del pagamento non ha alcuna importanza per l'estensore di questo comma che - è evidente - colpisce al cuore la sentenza della Corte di cassazione e nega un comportamento pacificamente consolidato in tutti questi anni. Questa è la semplice verità!
Non condividiamo il principio secondo il quale, ai fini di valutare se si sia in presenza di un comportamento anomalo, rileva solo il momento della individuazione della somma da restituire, anche perché, come nella fattispecie dei mutui, il contratto produce effetti che si protraggono nel tempo e quindi non può considerarsi esaurito e concluso definitivamente al momento della firma iniziale. Per sostenere questa nuova interpretazione, che favorisce materialmente, nella situazione data, il sistema creditizio, sono state scomodate argomentazioni disparate: dalla necessità di salvaguardare e proteggere l'esistenza di mutui a tasso fisso, all'esigenza di garantire la certezza delle norme.
In verità, l'unico elemento certo - piaccia o meno - è che le banche non avevano rispettato la legge ed oggi, con questa presunta interpretazione autentica, continueranno ad evitare di restituire ai loro clienti il maltolto.
L'interpretazione data da questo comma, oltre a distruggere ogni speranza di vedere affermato un principio che punisce l'arroganza dei potenti, non esita a contraddire clamorosamente un orientamento univoco della magistratura.
Noi riteniamo che questa misura, che non ridurrà il contenzioso giudiziario, evidenzi una subordinazione del Governo nei confronti dei poteri forti, che la dice lunga sull'autonomia della classe dirigente. E pensiamo altresì che essa, se confermata, rappresenti un grave e pesante atto di ingiustizia. Pertanto vi preghiamo di esprimere un voto favorevole sul nostro emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Presidente, per motivazioni non del tutto simili a quelle del collega Malentacchi, anche noi esprimeremo un voto favorevole su questo emendamento che, dal punto di vista della tecnica legislativa definirei un «emendamento di pudore» per salvare - come abbiamo già detto in altre occasioni - quanto emerge dal primo articolo del decreto-legge, rendendolo coerente con il resto del testo. Come ha detto il collega Malentacchi, si tratta di una sorta di interpretazione autentica e non capisco perché essa sia necessaria relativamente a ciò che è già riconosciuto dai principi


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generali del diritto. Se la stipula del contratto è avvenuta in base ad una determinata normativa, non capisco perché si debba sostenere di intervenire retroattivamente per sanare situazioni non sanabili in base ai principi generali del diritto.
Esprimeremo un voto favorevole su questo emendamento soppressivo del solo primo comma dell'articolo 1 perché, in tal modo, si eviterebbe almeno una contraddizione tra l'enunciazione in esso contenuta e tutto ciò che viene previsto nel resto del provvedimento. Si sostiene che non vi è illecito civile né penale e si sana, comunque, la situazione con un colpo di spugna, anche se, a nostro avviso, non si sarebbe dovuto procedere ad alcuna interpretazione perché tutto ciò è già insito nella norma di carattere generale del nostro ordinamento. Per quale motivo si deve riconoscere che la situazione, in base alla normativa vigente al momento, era corretta e poi imporre nuove misure? Vi è una contraddizione enorme - lo ripeto - tra il primo comma dell'articolo 1 e il resto del provvedimento e, per queste motivazioni, invito ad esprimere un voto favorevole sull'emendamento Giordano 1.48. Ciò consentirà, peraltro, di «salvare la faccia» di un provvedimento che tutto è fuorché giuridicamente corretto nel testo proposto all'attenzione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Presidente, a conferma di quanto ho detto ieri nel mio intervento, esprimerò voto favorevole sull'emendamento Giordano 1.48.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.

ANDREA GUARINO. Presidente, per le motivazioni che già ho esposto, annuncio che su questo emendamento esprimerò un voto in dissenso del mio gruppo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.48, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Collega, tolga la scheda che non le interessa, per piacere!
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 422
Astenuti 8
Maggioranza 212
Hanno votato
196
Hanno votato
no 226).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.1.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Presidente, il mio emendamento intende porre rimedio a quello che potrebbe rivelarsi un problema costituzionale di questo decreto-legge. Propongo di anteporre all'affermazione contenuta nel comma 1 dell'articolo 1 (gli interessi usurari devono essere riferiti al momento in cui è stipulato il contratto e non al momento del pagamento) la frase «A decorrere dal 1o gennaio 2001». Non discutiamo se il tasso debba essere considerato usurario nel momento in cui viene stipulato il contratto o nel momento del pagamento, ma contestiamo che si voglia dare una veste retroattiva a questa che non è un'interpretazione, ma una sostanziale modifica dell'attuale legge. Si vuole far passare per interpretazione autentica quella che è, in realtà, una modifica della legge attuale.

PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE LORENZO ACQUARONE (ore 11).

DANIELE MOLGORA. Non si può innovare approvando una legge con effetto


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retroattivo e, in base ad una recente sentenza della Corte costituzionale, la n. 525 del 2000, non si possono effettuare interpretazioni autentiche con effetto retroattivo. Non possiamo pensare che la conversione di questo decreto-legge possa risolvere problemi giuridici perché vi sarà un enorme contenzioso che si trascinerà ancora per anni. La responsabilità di tutto ciò dovrà essere addebitata a questo Governo.
Vogliamo evitare che si determini un enorme numero di giudizi e di sentenze, ancora prima di giungere ad un orientamento definitivo. Chiediamo, quindi, che quanto scritto nel primo comma abbia effetto a partire dal 2001 e che per gli anni compresi fra il 1997 ed il 2000 si applichi tout court la legge n. 108 del 1996; in sostanza, chiediamo che in via interpretativa si possa applicare il «tasso soglia», considerando usurari i tassi che lo superano. Mi rendo conto che ciò significherebbe modificare l'attuale orientamento del Governo, ma riteniamo che un intervento di questo tipo eviterebbe notevolissimi problemi alle banche e, soprattutto, a coloro che hanno utilizzato il finanziamento; si tratta di una questione di giustizia. Se la legge del 1996 non prevedeva norme transitorie né disposizioni per i contratti in corso, significa che doveva essere applicata anche a questi ultimi. Di conseguenza, l'intervento di cui stiamo discutendo oggi può avere efficacia solo dal 2001.
In realtà, il Governo sta facendo una forzatura esclusivamente per venire incontro ai suoi amici delle banche, agli amici del grande capitale, che questo Governo ha sempre tutelato (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.1, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 429
Astenuti 3
Maggioranza 215
Hanno votato
200
Hanno votato
no 229).

Passiamo all'emendamento Viale 1.2.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, su questo emendamento noi siamo in grande imbarazzo perché il gruppo di Forza Italia ha proposto una soluzione diversa da quella suggerita dagli altri gruppi della Casa delle libertà. Noi abbiamo sempre voluto ribadire il principio che non era necessario un intervento dirigistico dello Stato e che si poteva e si doveva intervenire in termini diversi; d'altra parte, non disquisirò qui sui temi cari a Jeremy Bentham, che non è il proprietario della J&B ma un economista che, già molti anni fa, parlava di usura.
Considerata l'esistenza di tale differenziazione di posizioni, riteniamo necessario ritirare l'emendamento Viale 1.2, di cui sono cofirmatario, affinché la Casa delle libertà abbia una posizione unica sul decreto-legge in esame: coerentemente e responsabilmente, pertanto lo ritiriamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. L'emendamento Viale 1.2 s'intende pertanto ritirato.
Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Bono 1.3 e Molgora 1.4.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Presidente, avevo chiesto la parola prima io!

PRESIDENTE. No, onorevole Molgora, il primo a chiedere di parlare è stato l'onorevole Bono, lei interverrà subito dopo.


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Prego, onorevole Bono.

NICOLA BONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che su questo punto sia necessaria una particolare attenzione da parte del Governo, dei colleghi della maggioranza ed anche di qualche collega della Casa delle libertà, che su tale questione manifesta ancora perplessità; mi riferisco, in modo particolare, al collega Guarino, che ha fatto un intervento che in parte non condivido.
Colleghi, arriviamo al punto di affermare in una legge che, a distanza di cinque anni, si interpreta in maniera autentica la volontà del legislatore del 1996, cambiando completamente l'impostazione della legge sull'usura e spostando il momento della consumazione del reato dal pagamento degli interessi alla stipula del contratto. Questo lo facciamo senza tenere conto che siamo costretti ad intervenire con una legge parziale su di una materia che non avrebbe mai dovuto essere trattata con legge! Stiamo quindi intervenendo con legge su di una situazione eccezionale, determinata da un atteggiamento incomprensibile e non corretto del sistema creditizio italiano, per sanare tale comportamento non corretto. Non solo, ma abbiamo chi si solleva in quest'aula a difendere la sacralità dei contratti! Cerchiamo allora d'intenderci.
Nel momento in cui nel 1996 scattò la legge sull'usura era già stato avviato il processo di convergenza di Maastricht a seguito del quale non era prevedibile, ma certo, che si sarebbe arrivati ad una riduzione nel tempo dei tassi d'interesse. Nel corso degli anni i tassi d'interesse effettivamente sono stati rideterminati al ribasso e, in alcuni casi, addirittura sono andati al di sotto addirittura di oltre la metà dell'entità precedente!
Le banche, davanti a questo dato, non hanno assunto alcun comportamento conseguente; hanno mantenuto i tassi preesistenti trincerandosi dietro al mutuo a tasso fisso ed oggi quindi siamo costretti ad intervenire a seguito di una sentenza della magistratura per sanare una situazione che naturalmente avrebbe dovuto essere regolata dal mercato. Non voler ammettere questo, non voler ammettere che i clienti sono stati messi nell'impossibilità di chiedere la rideterminazione dei tassi perché le penali glielo impedivano, è come dire che esiste una situazione nel nostro sistema creditizio che è solo ed unicamente a favore di una parte contraente: l'altra deve soccombere.
Nel momento in cui l'intervento della magistratura ha posto il problema di farsi carico delle esigenze del contraente più debole, si risponde che si deve salvaguardare il contratto; che vi è il principio generale del diritto; che vi è il dovere di salvaguardare le norme che presiedono alla regolamentazione dei rapporti tra i soggetti giuridici!
Dico di più: perché il nostro emendamento va nella direzione di confermare il momento del pagamento come momento nel quale scatta il reato?

PRESIDENTE. Onorevole Bono, deve concludere!

NICOLA BONO. Mi avvio alla conclusione sottolineando semplicemente che, con questa norma, rischiamo di azzerare tutti i processi di usura che sono stati instaurati negli ultimi anni, perché la legge verrà utilizzata per invocare la non punibilità degli usurai! Ora, noi ammettiamo che vi possa essere una valutazione diversa in ordine al tempo, ma occorre procedere ritoccando la legge n. 108 del 1996 e non introducendo una norma che svuota di contenuto quella legge e ha altra finalità, quella di salvaguardare e di sanare una situazione che favorisce solo gli istituti di credito.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, adesso deve concludere!

NICOLA BONO. Queste sono le ragioni per le quali raccomandiamo nuovamente all'Assemblea di votare a favore del mio emendamento 1.3.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.


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DANIELE MOLGORA. Presidente, il nostro emendamento 1.4, identico all'emendamento Bono 1.3, prevede una modifica sostanziale del testo nel senso che, trovandoci di fronte a contratti che riguardano sostanzialmente prestazioni di servizio, intendiamo fare riferimento al momento del pagamento e non a quello della pattuizione.
Vorrei fare una riflessione sul testo attualmente in discussione, che noi vogliamo emendare. Affermare che - per verificare se il tasso sia o meno usurario - si deve considerare il momento della pattuizione, è una decisione pericolosa anche in considerazione del fatto che questa legge riguarderà non soltanto gli istituti bancari, ma anche tutti i contratti di finanziamento. Potrebbero quindi esservi dei contratti posti in essere da soggetti «non legittimati» - lo dico tra virgolette - che potrebbero sostanzialmente innescare meccanismi di incremento dei tassi nel corso del finanziamento stesso. Si potrebbe, quindi, aggirare sostanzialmente la norma del tasso-soglia. Sulla base di quanto ha affermato anche la Corte di cassazione, trattandosi di contratti che hanno un'esecuzione continuata, non è possibile fare riferimento alla considerazione se siamo o non siamo nella legge, dal punto di vista civilistico, soltanto nel momento della pattuizione e ritenere poi, se il finanziamento dura diversi anni, che il contratto sia esentato dal rispetto di qualsiasi soglia o di qualsiasi limite. È quello che sostanzialmente è avvenuto in questi anni. Noi ci troveremmo così di fronte ad una palese ingiustizia e ad una palese iniquità, anche perché sappiamo che nell'arco degli anni si verificano delle fluttuazioni dei tassi. Data la fluttuazione dei tassi, ponendo un limite, il tasso-soglia, non va ad incidere sulla regolarità dei mutui a tasso fisso, perché comunque i mutui a tasso fisso che rimanessero sempre al di sotto del tasso-soglia non avrebbero comunque problemi. Ci sarebbero dei contratti con tasso fisso condizionati esclusivamente dal tasso-soglia che è previsto dalla legge e che può intervenire perché, nell'arco di dieci o vent'anni, potrebbe non essere necessario ridurre al tasso-soglia un tasso fisso. Anche le interpretazioni che vengono date per cui una norma di questo tipo farebbe morire l'istituto dei contratti a tasso fisso a mio avviso non ha fondamento. Questa norma che noi poniamo interpreta nel senso dovuto, nel senso di equità, la legge antiusura n. 108 del 1996 (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Bono 1.3 e Molgora 1.4, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 327
Astenuti 97
Maggioranza 164
Hanno votato
118
Hanno votato
no 209).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.49.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, capisco anche, forse, il motivo per cui l'onorevole Malentacchi e l'onorevole Bonato non intervengono. È vero che il tentativo di aggiustare, tra virgolette, quello che è questo nefando comma 1 dell'articolo 1 è portato all'esasperazione al punto tale da ritenere che sopprimendo da «nel momento in cui» fino alla fine del comma potesse risolversi qualcosa. Benché favorevoli agli emendamenti precedenti presentati dagli onorevoli Malentacchi e Bonato, su questo esprimeremo invece un voto contrario perché si tratta di una volgarissima superfetazione. Infatti,


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nel momento in cui si dice che ai fini dell'applicazione dell'articolo 644 del codice penale e dell'articolo 1815 del codice civile si applicano i limiti previsti dalla legge mi pare che si dica una cosa talmente ovvia e scontata che non ha bisogno - per un'Assemblea che dovrebbe essere seria nella normazione - di essere portata all'attenzione dell'Assemblea.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.49, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 422
Astenuti 10
Maggioranza 212
Hanno votato
50
Hanno votato
no 372).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.6, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 440
Votanti 304
Astenuti 136
Maggioranza 153
Hanno votato
51
Hanno votato
no 253).

Onorevole Contento, accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 1.5?

MANLIO CONTENTO. Accolgo l'invito al ritiro del mio emendamento 1.5, il cui contenuto sarà trasfuso in un ordine del giorno, e chiedo di esporre brevemente le motivazioni.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MANLIO CONTENTO. Con il mio emendamento avevo sottoposto all'attenzione dell'Assemblea alcune questioni rilevanti in materia di applicazione della legge sull'usura: quella legge, infatti, ha costruito il nuovo reato, in larga misura rinviando ad una soglia che scatta automaticamente, e ha dato la possibilità al magistrato inquirente di riconoscere la sussistenza del reato al momento del superamento di quella soglia.
Che cosa accade, però, attualmente? Tramite il Ministero del tesoro, a cui è rimessa la valutazione e quindi l'indicazione dei tassi, si interviene con una classificazione delle operazioni che normalmente avvengono nei mercati finanziari e bancari tramite operatori cosiddetti istituzionali. Ebbene, in base alle statistiche a disposizione, l'attività della magistratura rappresenta una minima parte della casistica relativa all'applicazione della legge sull'usura. Questo per una ragione molto semplice: non vi è la fissazione di una soglia residuale per tutte le operazioni che non rientrano nella classificazione fatta dal Ministero del tesoro.
Il mio emendamento, quindi, aveva lo scopo di individuare, di suggerire un'alternativa che permettesse automaticamente l'identificazione di una soglia per le cosiddette operazioni residuali, superata la quale ai magistrati inquirenti era permesso di raggiungere la determinazione dell'esistenza del reato in via automatica, così come avviene per le altre operazioni finanziarie e bancarie che sono attualmente oggetto del decreto del Ministero del tesoro.
Ci rendiamo conto che questo dibattito avrebbe comportato, magari nella sede opportuna che è quella della Commissione giustizia, un approfondimento delle questioni che sono indubbiamente rilevanti per l'applicazione della legge; tuttavia, ciò


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avrebbe determinato lo slittamento di un provvedimento che, per quanto contestato da Alleanza nazionale, è indubbiamente atteso da molti consumatori italiani.
Pertanto, sottoporremo al Governo la questione attraverso un ordine del giorno, ben sapendo che l'esigenza manifestata non solo va incontro alle necessità espresse della magistratura, chiamata ad applicare la legge sull'usura ma addirittura cerca di colpire, con un'azione di contrasto efficace, i veri casi di usura, che purtroppo oggi sono rimessi alla valutazione prudente del magistrato e comportano spesso costose consulenze tecniche.
Speriamo che il Ministero possa intervenire nelle maglie della legge per dare una soluzione ad un problema che non solo potrebbe venire incontro all'attività della magistratura ma - lo ripeto - che potrebbe diventare anche uno strumento efficace di contrasto al fenomeno grave dell'usura.

PRESIDENTE. Sta bene, onorevole Contento.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.7.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Alleanza nazionale, fin dall'inizio della vicenda relativa ai mutui usurari, ha sottolineato la necessità di raggiungere una soluzione equilibrata fra l'esigenza di farsi carico delle legittime aspettative di indennizzo da parte dei clienti che dal 1997 (anno di entrata in vigore della legge n. 108) fino al 2000 compreso sono stati sottoposti a mutui con tassi d'interesse che erano al di sopra della soglia e, contemporaneamente, l'esigenza di non penalizzare e mettere in discussione l'equilibrio del sistema creditizio che, ovviamente, non avrebbe potuto tollerare dei carichi superiori a quelli che oggettivamente erano prevedibili.
Inseguendo questi due obiettivi, nel momento in cui la politica è stata costretta ad intervenire su una questione che avrebbe dovuto trovare naturale soluzione se vi fosse stato, da parte del sistema creditizio, un atteggiamento più aperto e più responsabile rispetto alle problematiche, abbiamo individuato un percorso che, tra l'altro, è in linea con l'attuale normativa che disciplina il sistema creditizio.
Infatti, il decreto legislativo n. 385 del 1993 in materia bancaria e creditizia definisce una serie di procedure che presiedono al governo dell'economia creditizia. In modo particolare, il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio è l'organismo che avrebbe dovuto attivarsi, prima ancora della legge, sul piano squisitamente amministrativo, al fine di trovare forme di collaborazione tra banche e clienti e superare, di fatto, con una trattativa, non solo la questione della determinazione dei tassi di sostituzione, ma anche e soprattutto l'equo indennizzo per il pregresso.
Con l'emendamento in esame si intende spostare totalmente l'impostazione del decreto-legge, che, così com'è, impone tassi di sostituzione e percorsi prefabbricati sul piano esclusivamente della volontà politica, cercando di portarla sul terreno dell'intervento del Governo, del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio come soggetto arbitro, regolatore e, semmai, risolutore laddove non venisse raggiunto un accordo, in collaborazione con l'ABI e le associazioni rappresentative dei clienti e dei consumatori.
In buona sostanza, riteniamo che i guadagni ottenuti dagli istituti di credito negli anni che vanno dal 1997 in poi, guadagni illeciti, costituiti dalla differenza fra il tasso praticato e il tasso soglia, stabilito dalla legge n. 108, non avrebbero dovuto essere integralmente restituiti, ma opportunamente determinati in ordine alla forfettizzazione di una cifra ritenuta equa come indennizzo. Inoltre, al fine di evitare di mettere in discussione l'equilibrio della tenuta del sistema bancario, essi avrebbero dovuto essere restituiti in un lasso di tempo ragionevole. Non ammettiamo che, ad esempio, anche dal punto di vista terminologico, si dica che il provvedimento costerà alle banche 3.900 miliardi, punto sul quale si è soffermato


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questa mattina anche il ministro Visco; non si può parlare di costi, semmai di minori ricavi.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, deve concludere.

NICOLA BONO. Concludo, signor Presidente.

PRESIDENTE. Onorevole Bono, lei sfora abitualmente!

NICOLA BONO. Signor Presidente, questa mattina...

PRESIDENTE. Onorevole Bono, il suo intervento è concluso.

NICOLA BONO. Signor Presidente, le stavo spiegando che questa mattina...

PRESIDENTE. Onorevole Bono, si deve regolare sui tempi: lei non può essere l'unico a raddoppiarli a suo piacimento. Siamo amici, ma lei non può esagerare (Commenti - si ride).
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, desidero chiarire, molto brevemente, la posizione dei deputati del gruppo Lega nord Padania sull'emendamento Bono 1.7, che, se ci convince dal punto di vista delle motivazioni, non ci convince dal punto di vista delle modalità di attuazione. I deputati del nostro gruppo si asterranno dal voto sull'emendamento in esame perché l'intervento non dovrebbe essere effettuato dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, ma da un altro istituto, quale la Banca d'Italia. Quest'ultima, purtroppo, ancora una volta, nella persona del governatore Fazio, in questa situazione, si è dimostrata assolutamente inadeguata e, invece di avere una posizione al di sopra delle parti cercando di contemperare le diverse esigenze e di risolvere il problema senza ricorrere a sentenze della Corte di cassazione, ha letteralmente tenuto «le braghe» a tutto il sistema bancario. A nostro avviso, ciò è inaccettabile e riteniamo che la Banca d'Italia, questa sì, dovrebbe essere richiamata dal Comitato interministeriale per il credito e il risparmio a svolgere i propri compiti istituzionali.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.7, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 437
Votanti 341
Astenuti 96
Maggioranza 171
Hanno votato
108
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Viale 1.8.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, si tratta di un emendamento molto lungo che comprende sostanzialmente tutta la posizione del gruppo di Forza Italia sul provvedimento all'esame della Camera.
Siamo di fronte ad una legislazione abbastanza «schizzata». Purtroppo si tratta di una costante, che va fatta risalire al primo Governo Amato del 1992 e che ora si presenta nuovamente con il Governo attuale. Nel 1992 la svalutazione della lira determinò effetti sui consumatori, perché portò fuori mercato i mutui in ECU. Ci trovavamo allora in una situazione totalmente opposta a quella attuale, in quanto la svalutazione della lira costrinse il Parlamento ad intervenire nei confronti dei mutui in ECU, che erano stati stipulati dai consumatori per lucrare sul differenziale esistente tra la lira e l'ECU, anche sotto il profilo dei tassi. Ma


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quella volta, invece di adottare un intervento di questo tipo, si provvide a facilitare in qualche modo la ricontrattazione dei mutui.
Questo è il punto centrale del provvedimento. Era necessario un intervento del Governo in questa materia? Noi crediamo di no o, per lo meno, riteniamo che il Governo sarebbe dovuto intervenire utilizzando un'altra strada, perché non è sicuramente accettabile ciò che è stato fatto dall'ABI che, con molta leggerezza ed anche con un po' di supponenza, riteneva che il problema non sarebbe stato affrontato dal Governo e pensava di poter continuare ad utilizzare i mutui a proprio favore lucrando sulle differenze.
In questo senso la nostra posizione non può che essere uguale a quella dei nostri colleghi della Casa delle libertà. Riteniamo che sia mancato l'intervento del Governo, che avrebbe dovuto utilizzare la moral suasion per costringere il sistema bancario ad aprire nuovamente le contrattazioni con i mutuatari e, quindi, addivenire ad una soluzione che non poteva essere di tipo dirigistico.
La soluzione adottata dal Governo non ci vede d'accordo perché avrà profonde ricadute sul sistema creditizio in generale e sul sistema Italia. Infatti, quando le banche straniere si avvicinano al sistema creditizio italiano e, più in generale, al sistema finanziario, lo fanno con molta circospezione considerando che abbiamo l'abitudine di intervenire sui mercati con questo tipo di provvedimenti e, quindi, in qualche modo impediamo alle parti di arrivare ad una contrattazione libera. Il mutuo a tasso fisso è una scelta del consumatore, del mutuatario, perché naturalmente esso permette di stabilire in misura fissa la restituzione del capitale, ma vi sono altre forme di mutuo.
Oggi il Governo ci viene a dire - ciò è abbastanza divertente e mi dispiace che il ministro Visco sia andato via - che sostanzialmente la questione posta nell'emendamento presentato da Forza Italia dovrebbe essere poi affrontata dalle banche e dalle associazioni dei consumatori. Allora, perché non farlo prima? Perché intervenire con questo meccanismo, che mi ricorda molto quello dell'equo canone? Siamo passati dall'equo canone all'«equo mutuo». Quanto è equo questo mutuo?
Considerando il fatto che ci troviamo in una situazione di tassi discendenti e che quindi interveniamo fissando un tasso soglia per coloro che hanno contratto un mutuo per la prima casa ad un tasso dell'8 per cento, per esempio, mi chiedo se fra qualche mese saremo costretti - visto che i tassi stanno scendendo - ad intervenire nuovamente perché il tasso fissato sarà troppo alto.
Forse si sarebbe potuti intervenire facilitando, per esempio, la stipula di nuovi mutui in sostituzione del precedente, come previsto nel comma 2 del nostro emendamento, ovvero esentando da imposte, tassi e diritti, gli emolumenti ipotecari, gli onorari notarili, ovvero incidendo sulla detraibilità degli interessi pagati per il periodo 2000-2001 o aumentando il limite massimo di 7 milioni di lire della detraibilità e aggiungendo a quel limite massimo la possibilità di detrarre le spese pagate per l'estinzione dei mutui. Si sarebbe potuto prevedere di detrarre gli oneri notarili relativi all'iscrizione di ipoteca ovvero intervenire nei confronti delle banche aumentando la deducibilità degli oneri causati dai differenziali della contrattazione dei mutui. Tutto questo poteva essere fatto ma non è stato fatto; si è preferito seguire strade diverse che ci inducono ad una posizione contraria al provvedimento in esame e al Governo che l'ha proposto.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole De Benetti. Ne ha facoltà.

LINO DE BENETTI. Prendo la parola per l'unica dichiarazione di voto che intendo fare per annunciare che i deputati Verdi voteranno convintamente contro l'emendamento Viale 1.8, i cui fini - mi rivolgo all'amico Conte che è appena intervenuto - sono completamente opposti a quelli proclamati dall'opposizione sia


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al Senato sia qui alla Camera. Le agevolazioni previste nell'emendamento sono a carico del fisco, quindi dello Stato, quindi del cittadino consumatore, quindi non si può affermare che le banche non vogliono sostenere il costo relativo al mancato ricavo (penso ai cosiddetti lucri cessanti) e poi chiedere che questi minori ricavi siano a carico dello Stato. Voi giocate su due tavoli dal punto di vista politico. Prima ho ascoltato la vostra lezioncina sul comportamento dei Verdi, però voglio chiarire che esso non è mai stato strumentale ma è stato sempre di sostegno alle battaglie dei consumatori. Noi abbiamo approvato un provvedimento urgente che restituisce alle famiglie mutuatarie, per prestiti fino a 150 milioni, una cifra che oscilla tra i 2 milioni e mezzo e i 4 milioni; non accettiamo però che i cosiddetti oneri mancati delle banche siano a carico dello Stato e quindi dei cittadini.
Tra l'altro sostenete che questo provvedimento non avrebbe dovuto neppure essere presentato e che avrebbe dovuto essere ricondotto alle sedi proprie e poi, quando ciò accade, volete che non si faccia nulla e che questo venga stabilito per legge. È davvero una contraddizione strumentale che vogliamo sottolineare e ci chiediamo come risponderete ai cittadini quando si domanderanno il motivo di una proposta che fa torto ad un'opposizione che avrebbe dovuto avere qui dentro un comportamento molto più serio (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-l'Ulivo e dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone. Ne ha facoltà. Le ricordo che ha un minuto a disposizione.

ANTONIO LEONE. Voglio ricordare al collega De Benetti come si comportò questa maggioranza a proposito degli ECU perché, quando si parla di due tavoli, si può parlare di due stanze diverse, visto che i tempi sono cambiati. Mi pare che, quanto a doppiezza di tavoli, non ci debbano essere impartite lezioni. Quello che abbiamo sostenuto sempre...

ELIO VITO. Le elezioni!

PRESIDENTE. Onorevole Vito, le ripetizioni si danno fuori dell'aula, non in aula!

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, mi consenta di dirglielo scherzosamente: è lei il provocatore.

PRESIDENTE. No, è che conosco i vostri rapporti. Prego, onorevole Leone.

ANTONIO LEONE. Come stavo dicendo, nel momento in cui si ritiene di - diciamo così - «spalmare» tutto quel che viene rimborsato ai mutuatari su tutti i contribuenti, si commette un errore di base. Infatti, qualora non avvenisse la rinegoziazione, lo Stato non interverrebbe fiscalmente sul contratto. Al contrario, qualora si consentisse la rinegoziazione, sarebbe come mantenere in piedi quel contratto già stipulato e farlo perdurare in termini più legittimi, più consoni e moralmente più equi. Non si può, quindi, parlare di mancata erogazione fiscale in ordine ai nuovi mutui; infatti, non si tratta di nuovi mutui, ma di mutui che rappresentano la prosecuzione di precedenti.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Viale 1.8, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 422
Votanti 420
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
196
Hanno votato
no 224).


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Chiedo ai presentatori se accedano all'invito rivolto loro a ritirare l'emendamento Giordano 1.50.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, la richiesta di sopprimere le parole «non agevolati» riguarda una platea vastissima di cittadini, che hanno contratto mutui a tasso fisso con gli istituti di credito in periodi in cui i tassi di interesse vigenti sul mercato erano largamente superiori all'attuale tasso di usura e in cui l'inflazione viaggiava oltre il 15 per cento annuo. Pertanto, in quell'epoca, gli enti locali che intendevano facilitare l'accesso alla prima casa di abitazione avevano consentito una serie di agevolazioni per ridurre il costo di tali investimenti: si trattava, perlopiù, di interventi marginali che riducevano di pochi punti percentuali gli elevati tassi allora applicati.
Signor Presidente, si è trattato di un intervento meritevole, che rischia però ora di trasformare quella che era stata concepita come una agevolazione in un danno per una fascia non indifferente di cittadini. Infatti, un abbassamento del tasso di interesse (applicato al mutuo concesso all'epoca) di un punto percentuale per un periodo di tempo limitato (ad esempio, i primi cinque anni di durata del mutuo) rischia di diventare causa impedente alla riduzione significativa per tali particolari categorie di mutui.
Accade così che persone che hanno beneficiato del contributo regionale o comunale (ancorché marginale) e pagano oggi tassi di interesse al 15 o 16 per cento, ben superiori alla soglia di usura (esattamente il doppio di quanto previsto al comma 3 dell'articolo in esame), sarebbero escluse dalla possibilità di riduzione del tasso di interesse loro applicato, in quanto rientrerebbero nella categoria dei finanziamenti agevolati.
Ritengo, dunque, che una tale affermazione di principio sia condivisibile, ma debba essere coniugata con la realtà effettiva: i tassi di interesse al 16 per cento restano comunque, secondo noi, esosi!
Pur sapendo che sarà ben difficile che l'emendamento Giordano 1.50 possa essere approvato, sarei favorevole ad accedere alla richiesta di ritiro formulata dal relatore, a condizione che vi sia una ferma volontà da parte del Governo e della maggioranza di correggere tale increscioso aspetto. In tal caso, saremmo favorevoli a trasfondere i contenuti dell'emendamento in un ordine del giorno che impegni il Governo a fornire - mediante gli strumenti tecnici che riterrà opportuni - l'interpretazione vera del legislatore sulla locuzione «non agevolati» di cui al comma 2. Chiedo, dunque, che il Governo si esprima in proposito, in modo da valutare l'opportunità di presentare l'ordine del giorno di cui ho parlato.

PRESIDENTE. Il Governo?

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, confermo l'invito al ritiro dell'emendamento Giordano 1.50 formulato dal relatore; rilevo, altresì, la volontà del Governo di chiarire ed approfondire la questione e ricordo che abbiamo affrontato il problema, per lo meno in parte (anche se non ricordo i dettagli), nell'ambito della legge finanziaria per l'anno in corso.
Sull'interpretazione di quella norma il Governo, rispondendo ad un'interrogazione al Senato, ha fornito una sua versione tranquillizzante.

GIANFRANCO CONTE. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, se a fronte dell'invito a ritirare l'emendamento ed a presentare un ordine del giorno fosse venuta da parte del Governo l'anticipazione di un accoglimento di quell'ordine del giorno, avremmo rinunciato a fare nostro l'emendamento. Poiché, però, la posizione del Governo - e chiedo scusa all'amico Malentacchi -


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non è ben definita, dal momento che si rimanda la questione senza assumere un vero impegno sull'accoglimento dell'ordine del giorno, siamo costretti a fare nostro l'emendamento e ad insistere perché venga votato. Ci pare, ripeto, che il Governo dica genericamente «affronteremo», e così via.
Insomma, se l'ordine del giorno viene accolto pienamente rinunciamo senz'altro a fare nostro l'emendamento, ma se ciò non avviene lo faremo nostro e ne chiederemo la votazione.

PRESIDENTE. Onorevole Conte, l'intenzione di fare proprio l'emendamento deve essere formalizzata, per il suo gruppo, dall'onorevole Rubino, che vedo presente.

GIORGIO MALENTACCHI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, vorrei che il sottosegretario si esprimesse chiaramente, altrimenti è evidente che non ritirerò l'emendamento.

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo accoglierà l'ordine del giorno, qualora venga presentato, ovviamente, nel senso che è stato indicato.

GIANFRANCO CONTE. Ma non come raccomandazione!

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo lo accoglierà pienamente e non come raccomandazione.

PRESIDENTE. Deduco che, a questo punto, l'onorevole Malentacchi ritiri l'emendamento e l'onorevole Conte non lo faccia proprio.

GIORGIO MALENTACCHI. Esatto, Presidente.

GIANFRANCO CONTE. Sì, Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.51.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.

GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, con l'emendamento in questione proponiamo di sopprimere un meccanismo che contraddice una legge dello Stato che definisce la determinazione del tasso di usura. Come si ricorderà, infatti, in base alla legge n. 108 del 1996, i tassi di interesse che superano del 50 per cento il tasso presente sul mercato corrente dei prestiti di uguale o analoga natura sono considerati usurari. In virtù di questo principio, il tasso oggi invalicabile per non essere catalogato nella categoria dei tassi usurari per i mutui a tasso fisso è pari al 10,395 per cento. Ebbene, in questo decreto è stato introdotto un meccanismo di determinazione del tasso di interesse basato sul valore medio per il periodo 1996-2000 dei rendimenti lordi dei buoni del tesoro poliennali con vita residua superiore ad un anno. Con questo meccanismo, a cui si aggiunge il punto e mezzo di percentuale indicato nel comma 2, si supera abbondantemente, signor Presidente, la soglia considerata di usura. Si ha così un effetto assolutamente non condivisibile in via di principio e di fatto, perché alcuni clienti dovrebbero corrispondere quote di ammortamento comprendenti saggi di interesse superiori a quelli considerati usurari in base ad una legge dello Stato. Sul serio si ritiene opportuno introdurre per legge l'usura di Stato, dopo che nei fatti si è affermata l'usura delle banche? Io non credo che sarebbe logico. Non pensate che stabilire un tasso massimo superiore all'attuale limite dell'usura lasci un varco spalancato ad ulteriori contese giudiziarie? Perché per difendere indebiti lucri delle banche si


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devono calpestare le normali regole del diritto? È da stamattina che lo sto dicendo. Sono domande che non hanno risposte plausibili da parte della maggioranza che sostiene queste scelte, che a malapena nascondono un comportamento adagiato sulle esigenze bancarie. Questa è la nostra opinione, pertanto in un gesto di autonomia e di responsabilità credo si debba riaffermare un principio di giustizia sacrosanta e per questo, cari colleghi, vi invitiamo a votare a favore dell'emendamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, il nostro successivo emendamento è molto simile a quello in discussione, in più prevede soltanto di sopprimere anche il secondo periodo dello stesso comma.
Non capiamo per quale motivo debba esservi questa maggiorazione di un punto e mezzo percentuale. Se si considera che un determinato tasso debba essere modificato sulla base, sostanzialmente, dello spirito della legge n. 108 del 1996, non si comprende l'alchimia a cui il Governo è ricorso.
Non si capisce soprattutto per quale motivo si debba prevedere una maggiorazione dell'1,5 per cento rispetto al tasso previsto al comma 3. Sostanzialmente, si prevede con legge un tasso pari all'11,46 per cento per i soggetti di impresa e un tasso pari al 9,96 per cento per le persone fisiche, il quale si riduce all'8 per cento per i mutui fino a 150 milioni per l'acquisto della prima casa.
Ma un tasso di interesse è illegittimo dal punto di vista soggettivo o oggettivo? Questo è il problema. Se un tasso è oggettivamente illegittimo, non si capisce per quale motivo si debba operare una differenziazione a seconda dell'attività svolta dal soggetto che ha richiesto il finanziamento.
Su tale questione invitiamo l'Assemblea ad una maggiore riflessione, perché fissare il tasso di interesse all'11,46 per cento vuol dire fissare un tasso comunque superiore al tasso soglia stabilito dalla legge. Anche in questo caso ci sembra che l'intervento del Governo sia assolutamente maldestro e che vada a favore dei soliti noti, vale a dire delle solite banche (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Guarino. Ne ha facoltà.

ANDREA GUARINO. Signor Presidente, non si comprende l'ostilità della maggioranza nei confronti degli emendamenti Giordano 1.51 e Molgora 1.9. Infatti, ci si è avviati sulla strada del dirigismo, rinunciando ad adottare il meccanismo fisiologico di favorire la rinegoziazione dei tassi, affidandosi al mercato (questa maggioranza ha sempre affermato di avere grande fiducia nel mercato e di considerarlo uno strumento di sviluppo sociale): si è così fissato di imperio il tasso di sostituzione dei vecchi mutui. Tuttavia, in base a questa logica, non mi sembra abbiano torto gli onorevoli Giordano e Malentacchi. Ritengo infatti che sia sbagliata la logica, ma, nel momento in cui viene accettata, non si riesce a capire per quale motivo si debba addizionare un punto e mezzo da una parte o sottrarre un punto e mezzo dall'altra, differenziando le situazioni. Considero le osservazioni svolte dall'onorevole Molgora altrettanto corrette.
A questo punto, quindi, sorge il sospetto - a parte quelli di fondo sulla reale fondatezza della tanto conclamata fiducia al mercato di gran parte della maggioranza - che in tutta questa operazione si sia voluta cavalcare, anche se con una certa cautela, la tigre delle associazioni dei consumatori. Sappiamo che ci sono molte associazioni di consumatori rispettabili, utili ed indispensabili, ma non è un mistero - l'ho già detto in altre occasioni - che ve ne siano altre molto meno rispettabili. Si tratta di organizzazioni istituzionalizzate quasi di ricatto, di dubbia base rappresentativa, ma di grande


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visibilità e aggressività. Il sospetto viene avvalorato se solo si leggono altri emendamenti di identico tenore che seguono quello al nostro esame, soprattutto conoscendo i presentatori, che sappiamo essersi posti in un certo modo rispetto al problema posto da alcune associazioni di consumatori, e ricordando altresì una storia non dissimile di violenza e di ricatto nelle origini politiche di qualcuno. Come dicevo, sorge il sospetto che in tal modo sia stata sacrificata anche la coerenza della logica che si è voluto maldestramente scegliere per dare un contentino qua e là, consentendo a qualcuno, in definitiva, da un lato, di strumentalizzare le legittime aspirazioni dei consumatori a veder risolta la situazione e, dall'altro, di imbrigliare quelle che possono essere considerate più utili e più strumentali.
Pertanto, sarei spiritualmente d'accordo con quanto richiesto con gli emendamenti Giordano 1.51 e Molgora 1.9, ma non riesco ad esprimere un voto favorevole perché non ne condivido la logica sottostante. Apprezzo tuttavia la loro coerenza che mette in luce l'incoerenza dell'impianto generale di questo provvedimento che, a mio avviso, è sciagurato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Presidente, prendo la parola adesso perché l'emendamento che stiamo esaminando è simile al mio emendamento 1.27.
Non capisco per quale ragione sia necessario maggiorare di un punto e mezzo il tasso previsto al comma 3, determinando in questo modo un tasso tipicamente usuraro: è stato ricordato che esso è dell'11,46 per cento e quindi superiore al tasso di usura, che è del 10,395 per cento. Questo provoca un appesantimento dei bilanci di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori, che si vedrebbero costretti a pagare un tasso di usura: stiamo approvando un provvedimento legislativo che viola una legge dello Stato.

MAURO AGOSTINI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI, Relatore. Presidente, io non sto intervenendo in questa discussione, ma francamente una considerazione devo farla: non possiamo essere accusati, nello stesso tempo e nello stesso momento, una volta di favorire e di tutelare i poteri forti e un'altra volta di aver fatto più di quello che hanno chiesto le associazioni dei consumatori.
Questo è un punto cruciale del provvedimento e mi stupisco che non si capisca la ragione per cui vengono differenziati i soggetti economici dalle famiglie. Si tratta di una ragione sostanziale, intanto di giustizia equitativa e poi gestionale, perché le famiglie non hanno avuto alcuna possibilità di compensare gli effetti della riduzione dei tassi che si sono determinati a seguito dell'ingresso dell'Italia nell'euro, mentre si ritiene - lo stiamo toccando con mano - che le imprese abbiano avuto la possibilità di compensare su altri versanti la riduzione dei tassi di interesse e che, gestendo bene la liquidità, abbiano utilizzato, come generalmente avviene e chi sta nelle imprese sa bene che è così, un duplice strumento nella gestione dell'indebitamento: lo strumento a tasso fisso e quello a tasso variabile. Con quest'ultimo le imprese hanno avuto un beneficio significativo grazie - vorrei ricordarlo a voi, cari signori dell'opposizione - alla politica economica che questo Governo ha portato avanti, non certo per quanto è stato fatto da altri. Esse peraltro verrebbero successivamente beneficiate anche da un intervento sui tassi fissi. Ci sembra che questa soluzione non stia in piedi: ovviamente l'innalzamento di un punto e mezzo percentuale consente di fare un intervento vero sui soggetti famiglie, che pagano oggi un tasso di interesse dell'8 per cento, quindi quasi un tasso di mercato.
Capisco l'imbarazzo dell'opposizione, ma bisognerà prendere atto del fatto che questo provvedimento dà certezza ai mercati


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creditizi e va certamente nell'interesse dei consumatori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, prometto che rispetterò i tempi a mia disposizione, anche se è difficile, perché questo è un argomento particolarmente sentito che viene reso ancora più interessante dal dibattito che si sta svolgendo e, soprattutto, dall'intervento del relatore Agostini, il quale ha fatto un'affermazione apodittica, dicendo che la differenza tra il tasso di sostituzione tra i privati cittadini, da un lato, e le imprese e i professionisti, dall'altro, corrisponde ad una esigenza di correttezza economica, perché le imprese scaricano gli interessi (e quindi hanno un beneficio), mentre i privati non lo fanno.
Sarebbe interessante sapere a quali imprese si riferisca il collega Agostini, perché la norma, così come è concepita, distingue tra imprese in senso generale e professionisti. È noto che i professionisti non scaricano gli interessi...

MAURO AGOSTINI, Relatore. Io non ho detto questo! Non ho parlato della deducibilità.

NICOLA BONO. È noto che non tutte le imprese possono scaricare gli interessi, quindi è oggettivamente ingiusta ed ingiustificata la differenza di tasso tra soggetti privati e soggetti economici.
Ecco perché non sarei voluto intervenire prima, ma l'intervento di Agostini mi ha costretto a prendere la parola. Sarei voluto intervenire - ma, a questo punto, non lo farò più - sul mio emendamento 1.10 in cui si pone il problema dell'applicazione di una maggiorazione di mezzo punto e non di un punto e mezzo. Il punto e mezzo di differenziazione è un ulteriore regalo gratuito agli istituti di credito, che non ha alcuna giustificazione di ordine economico e tributario. Tutto questo testo è basato sul raggiungimento di obiettivi e di accordi di carattere politico; non vi è nulla in questo decreto-legge che sia oggettivo, basato su calcoli comprensibili e collegati all'economicità delle scelte. Tuttavia, la parte relativa alla differenziazione dei tassi è sicuramente la più ingiustificata e, per questi motivi, i deputati di Alleanza nazionale esprimeranno voto favorevole sull'abolizione della dizione «un punto e mezzo percentuale». Nel caso in cui dovessero essere respinti tutti gli emendamenti relativi a questo aspetto, inviterò ad esprimere voto favorevole sul mio emendamento 1.10, chiedendo al relatore una revisione ragionata delle sue valutazioni. Infatti, mezzo punto è congruo ai fini del calcolo ipotetico di deduzione di interessi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Presidente, abbiamo espresso la nostra posizione durante l'esame dell'emendamento Viale 1.8. Dal momento che esso è stato respinto anche con qualche critica dell'amico De Benetti, ci attestiamo decisamente sulle posizioni espresse dai colleghi della Casa delle libertà. Il collega Agostini parla di un paese che non c'è, di un'economia che non c'è, di una situazione delle imprese assolutamente dissimile da quella che egli va rappresentando. Vorrei ricordargli che in questo paese, nei primi anni novanta, soprattutto le banche fecero balenare negli imprenditori l'idea che si sarebbero potuti ottenere i finanziamenti previsti dalle leggi n. 517 e n. 67 con la promessa che il Governo sarebbe intervenuto. Il risultato fu che, negli anni novanta, ventinovemila imprese chiesero allo Stato finanziamenti per 2 mila miliardi; lo Stato terminò i fondi destinati alla legge n. 517; le imprese, nel frattempo, si erano indebitate con tassi attorno al 14-15,50 per cento e non ottennero una lira né gli storni sugli interessi pagati. Ventinovemila imprese si trovarono in una situazione di difficoltà e oggi ci si viene a dire che esse hanno i loro mezzi. Vi sono imprese che


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hanno dovuto sopportare tassi più che usurari e che oggi non hanno alcun tipo di agevolazione. Questo è il paese reale dell'Italia, non quello che va raccontando il collega Agostini!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Giancarlo Giorgetti, al quale ricordo che dispone di un minuto. Ne ha facoltà.

GIANCARLO GIORGETTI. Userò questo minuto perché il collega Agostini ha approfittato per far un po' di campagna elettorale. Credo che, dopo quattro anni e mezzo di silenzio di questa maggioranza nei confronti di operatori soggetti a tassi usurari, voler introdurre una discriminazione (che non so fino a che punto potrebbe reggere sotto il profilo dei ricorsi giudiziari) manifesti chiaramente la mentalità della sinistra rispetto alle imprese. Per loro, fare impresa ha un significato comunque negativo e dispregiativo. Si stabilisce un sovrapprezzo di un punto e mezzo percentuale per le imprese perché tanto si pensa che se la caveranno e riusciranno a sopravvivere. Vorrei ricordare che fare impresa significa creare ricchezza e sviluppo e offrire la possibilità a tutti i cittadini di godere della ricchezza prodotta.
Credo che tale atteggiamento del Governo e della maggioranza contro i bisognosi, contro chi per quattro anni e mezzo è dovuto sottostare allo strapotere delle banche e contro, oggi, le imprese e chi produce ricchezza sia l'esatta dimostrazione di come non si faccia politica economica e si danneggino l'economia e lo sviluppo (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.
Onorevole Leone, dispone di un minuto.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, vorrei si rimarcasse, dopo l'intervento del collega Agostini, che l'affermazione è la seguente: sostanzialmente, da quella situazione le imprese hanno tratto vantaggio. Il collega Agostini lo ha detto ed io lo ribadisco perché vorrei che tali dichiarazioni vengano sottolineate. Ricordo soltanto al collega Agostini, visto che ha lavorato moltissimo per l'imposta che noi consideriamo «l'imposta rapina» (l'IRAP), che nella base imponibile dell'IRAP rientrano gli interessi passivi; non so se sono stato chiaro. Questo hai omesso di ricordarlo: dillo alle imprese!

PIETRO ARMANI. Bravo!

MAURO AGOSTINI, Relatore. Fai finta di non capire!

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.51, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 424
Maggioranza 213
Hanno votato
213
Hanno votato
no 211

Vivi applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, della Lega nord Padania, del gruppo misto-CCD e del gruppo misto-CDU).

Dai banchi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania si grida: Dimissioni!

PRESIDENTE. Sono pertanto preclusi i successivi emendamenti Molgora 1.9, Veltri 1.27 e Bono 1.10.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Giordano 1.52.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Malentacchi. Ne ha facoltà.


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GIORGIO MALENTACCHI. Signor Presidente, con questo emendamento non intendiamo aggiungere il classico «più uno» - veramente non l'abbiamo aggiunto - alla soluzione trovata al Senato.
Il ragionamento che facciamo è il seguente. Per un verso, l'ampliamento delle motivazioni sociali che hanno animato il Governo, in maggioranza, nel predisporre la modifica del testo originario ha significato la differenziazione tra le destinazioni dei mutui e tra i soggetti contraenti i mutui stessi.
Presidente, vorrei poter andare avanti, mi scusi. Continuo ugualmente, non ci sono problemi, ...

PRESIDENTE. Per me non ci sono!

GIORGIO MALENTACCHI. ...ma insomma! C'è un po' di enfasi, comunque...
Crediamo, infatti, che l'estensione di tali benefici alle persone fisiche che devono garantire l'assistenza ai soggetti portatori di handicap o alle persone che, per ragioni sanitarie del contraente o di altro membro del proprio gruppo familiare, sono state costrette a sostenere spese eccedenti i loro risparmi, con la conseguenza che hanno dovuto richiedere prestiti di tale natura alle banche, sia largamente condivisa. D'altra parte, siamo convinti che, se non si vuole accettare l'idea che le banche restituiscano quanto introitato in più negli ultimi anni grazie al virtuoso processo disinflazionistico, pagato con i sacrifici - lo ricordo - dei lavoratori e non certo delle banche, si debbano comunque garantire per il futuro a tutti i mutuatari che si trovino in tale situazione almeno i tassi di mercato. Del resto, non si capisce perché gli istituti di credito debbano perseverare a guadagnare in modo illecito sulla pelle dei loro clienti.
Si nega la possibilità di risarcire il maltolto del passato (lo abbiamo già detto), si è consentito di modificare le fonti di finanziamento dei mutui adattandole alle nuove e più favorevoli condizioni di mercato senza che ciò producesse il benché minimo miglioramento delle condizioni praticate all'utenza. Si stabilisca ora, almeno per il futuro, di ripartire l'innegabile incremento di profitto delle banche.
Abbiamo visto in questi giorni che, dopo aver speso molte lacrime di coccodrillo sulla precarietà dei bilanci degli istituti di credito, sui pericoli seri e sulle difficoltà enormi che avrebbe incontrato il sistema bancario nel far quadrare i conti a causa della messa in discussione del comportamento usurario dello stesso, sono stati sufficienti i profitti di soli due istituti di credito - dico due - a pareggiare e superare i conti ed i costi derivanti dal presente provvedimento. Come si vede, quindi, il sacrificio che il sistema creditizio doveva affrontare non era così determinante, se può bastare appena il 5 per cento dei profitti (ho detto dei «profitti» e non del giro d'affari) per garantire l'intera rinegoziazione dei mutui, come emerge chiaramente dal bilancio dell'ultimo esercizio di uno dei più importanti istituti di credito del paese.
La ratio di quanto ho detto, credo serva a spiegare l'invito a votare a favore del nostro emendamento 1.52 (Applausi dei deputati del gruppo misto-Rifondazione comunista-progressisti).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.52, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

MAURO GUERRA. Presidente, è necessario il controllo delle schede: una volta va bene, ma continuare (Proteste dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania)...

PRESIDENTE. Mantengo aperte le votazioni e chiedo ai deputati segretari di compiere gli opportuni accertamenti (I deputati segretari ottemperano all'invito del Presidente).

Dichiaro chiusa la votazione e dispongo che non si spengano le luci (Proteste


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dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e della Lega nord Padania).
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 358
Maggioranza 180
Hanno votato
168
Hanno votato
no 190).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.14, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

GIANFRANCO CONTE. Presidente, questo emendamento è uguale a quello di prima!

PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 408
Votanti 407
Astenuti 1
Maggioranza 204
Hanno votato
195
Hanno votato
no 212).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.11.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Il mio emendamento 1.11 prevede di equiparare tutti coloro che si trovino nella condizione di aver acceso un mutuo per la prima casa.
Il decreto-legge prevede un tasso di sostituzione dell'8 per cento per i mutui di importo originario non superiore a 150 milioni di lire. Con l'emendamento 1.11 si prevede che l'agevolazione dell'8 per cento sia per la quota di mutuo di 150 milioni, in altre parole, anche chi avesse acceso un mutuo di importo superiore (ad esempio, di 200 o di 250 milioni) avrebbe in questo modo uno sdoppiamento per cui su 150 milioni vedrebbe applicare un tasso agevolato, mentre sul rimanente vedrebbe applicare un tasso meno agevolato, un tasso più alto!
Con il nostro emendamento vogliamo pertanto che, se è intendimento del Governo di tutelare coloro che hanno acquistato o costruito la prima casa, «l'agevolazione» - lo dico tra virgolette - sui 150 milioni sia uguale per tutti, indipendentemente dal mutuo che è stato acceso; altrimenti, si potrebbero verificare anche delle differenze in base all'inflazione e all'anno in cui una determinata persona ha acceso il mutuo, perché è chiaro che con l'inflazione, se vi sono, ad esempio, delle differenze temporali di 4 o 5 anni, i costi dell'abitazione possono essere diversi e quindi per la stessa casa, sostanzialmente con le stesse caratteristiche, possono essere stati accesi dei mutui di importo più elevato e quindi per poche lire non si avrebbe il diritto a quella riduzione! Infatti, con la norma così scritta, saremo nella situazione assurda in base alla quale, chi ha acceso un mutuo di 149 milioni sarebbe agevolato con un tasso di sostituzione dell'8 per cento, chi lo ha acceso di 151 milioni dovrebbe «prendersi» un tasso del 9,96 per cento (quindi, dell'1,96 per cento più alto).
Riteniamo che introdurre una quota di 150 milioni sia una misura di equità (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.11, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 425
Astenuti 7
Maggioranza 213
Hanno votato
199
Hanno votato
no 226).


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Onorevole Pepe, accetta l'invito al ritiro del suo emendamento 1.12?

ANTONIO PEPE. Signor Presidente, vorrei invitare il relatore a rivedere il parere che ha espresso poco fa. Mi aveva invitato a ritirare l'emendamento e a presentare un ordine del giorno. Avrei aderito volentieri all'invito del relatore, considerando blindato il decreto. Oggi, però, ci troviamo di fronte all'ipotesi che il decreto debba tornare al Senato e quindi vorrei pregare il relatore di rivedere il suo parere.
Perché è stato presentato questo emendamento? Qual è la sua ratio? Il testo prevede che la riduzione all'8 per cento si abbia con riferimento ai mutui di importo originario non superiori a lire 150 milioni. Penso che la norma, così come è scritta, potrà dare problemi di natura interpretativa. Mi riferisco all'ipotesi di mutui contratti da cooperative edilizie oppure da imprese di costruzioni. Normalmente, la cooperativa o l'impresa di costruzioni stipula un mutuo per importo di gran lunga superiore ai 150 milioni perché è finalizzato alla costruzione di un fabbricato. L'ipoteca del mutuo grava poi sull'intero fabbricato. Successivamente, il mutuo con la relativa ipoteca viene frazionato in più quote; su ogni appartamento grava una quota di mutuo e quindi l'assegnatario della cooperativa edilizia o l'acquirente che acquista dal costruttore si accolla successivamente una quota di mutuo che è di importo originario anche inferiore ai 150 milioni. Penso che la norma vada interpretata nel senso che la riduzione debba applicarsi con riferimento sia alle somme prese con un mutuo di importo non superiore ai 150 milioni, sia alle quote di mutuo originarie non superiori ai 150 milioni, altrimenti verremmo a creare una ingiusta sperequazione fra chi ha contratto direttamente il mutuo e chi invece si è accollato un mutuo perfezionato dal costruttore.
Quindi, poiché il decreto deve tornare al Senato, vorrei pregare il relatore di modificare il parere e quindi di non formulare un invito al ritiro, ma di esprimere un parere favorevole. Vorrei ascoltare il relatore per poter eventualmente decidere se ritirare l'emendamento oppure no.

PRESIDENTE. Il relatore?

MAURO AGOSTINI, Relatore. Signor Presidente, se l'interpretazione corretta è quella - come io ritengo - che dà il collega Pepe, cioè che ci stiamo riferendo ad un mutuo che originariamente viene naturalmente contratto per un importo maggiore (in genere dal costruttore) e che poi viene a sua volta ripartito nel momento in cui si vendono i singoli appartamenti, come nell'esempio del collega, già prima avevo sostanzialmente espresso un parere favorevole. Naturalmente, consideravo che non ci fosse l'incidente e mi auguravo che si potesse approvare definitivamente il disegno di legge di conversione. A questo punto, visto che comunque il provvedimento tornerà al Senato, anziché invitare il presentatore al ritiro, formulo un parere favorevole.

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il Governo concorda con il parere del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Antonio Pepe 1.12, accettato dalla Commissione e dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (
Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 425
Astenuti 4
Maggioranza 213
Hanno votato
425).


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Passiamo alla votazione degli identici emendamenti Molgora 1.13 e Veltri 1.15.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, l'emendamento proposto chiede di togliere l'importo limite dei 150 milioni. Esso consentirebbe l'applicazione di un tasso di sostituzione ridotto all'8 per cento per tutti coloro che hanno acceso il mutuo per l'acquisto o la costruzione della propria abitazione, senza alcuna limitazione di importo. Questo è la continuazione dell'emendamento che avevo precedentemente illustrato. Non è possibile pensare che si abbia una riduzione di due punti percentuali per un soggetto che abbia acceso un mutuo di 149 milioni rispetto ad uno che lo ha sottoscritto per 151 milioni, considerando che verrebbero escluse le abitazioni di lusso A1, A8 e A9, e che quindi si tratta per lo più di abitazioni con le medesime caratteristiche. Ci sembra che la limitazione a 150 milioni operi una discriminazione tra i diversi soggetti.
Non è possibile pensare che per qualcuno l'abitazione valga di più che per qualcun altro; pertanto, riteniamo che la soglia dei 150 milioni vada soppressa.

ELIO VELTRI. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Onorevole Veltri, lei non potrebbe parlare sul suo emendamento 1.15, essendo già intervenuto sul complesso degli emendamenti. Tuttavia, poiché tale emendamento è identico all'emendamento Molgora 1.13, ritengo di poterle dare la parola. Ha dunque facoltà di parlare.

ELIO VELTRI. Sarò brevissimo, Presidente. Non si capisce perché - come diceva l'onorevole Molgora - l'agevolazione debba riguardare solo i mutui fino a 150 milioni, creando di fatto una disparità di trattamento tra i cittadini italiani: un utente che abbia acceso un mutuo anche solo per 1 milione in più rimane escluso dall'agevolazione.
Pertanto, credo sia necessaria una ulteriore riflessione - anche se in questo momento il relatore mi sembra distratto - considerato che il provvedimento dovrà comunque ritornare al Senato.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sugli identici emendamenti Molgora 1.13 e Veltri 1.15, non accettati dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 423
Astenuti 1
Maggioranza 212
Hanno votato
195
Hanno votato
no 228).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.17, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 430
Votanti 429
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
198
Hanno votato
no 231).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Peretti 1.53, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 429
Votanti 428
Astenuti 1
Maggioranza 215
Hanno votato
196
Hanno votato
no 232).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.16, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 425
Votanti 361
Astenuti 64
Maggioranza 181
Hanno votato
132
Hanno votato
no 229).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.55, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 435
Votanti 433
Astenuti 2
Maggioranza 217
Hanno votato
200
Hanno votato
no 233).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Peretti 1.30, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Onorevole Becchetti, l'onorevole Peretti non ha chiesto di parlare! Non si faccia interprete di volontà altrui inesistenti! È vero che si dice che i notai, qualche volta, fanno testare i vivi, ma non è questo il caso!

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 426
Maggioranza 214
Hanno votato
194
Hanno votato
no 232).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.18.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Il mio emendamento intende sopprimere la disposizione per la quale il provvedimento si applicherebbe alle rate che scadono dopo il 2 gennaio 2001. L'intendimento è quindi quello di far rientrare nel provvedimento anche le rate precedenti.
Siccome viene data un'interpretazione secondo la quale il comma 1 assume valore retroattivo, la mediazione attuata nello stesso potrebbe essere applicata dall'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996. Non condividiamo la previsione che questa norma valga solo dal 2 gennaio 2001. Se vi è stata la necessità di un intervento su una modifica dei tassi, infatti, essa non può valere solo da un certo momento in avanti, ma soltanto dal momento dell'entrata in vigore la legge antiusura. Riteniamo, quindi, che quest'ultimo sia il riferimento corretto per l'intervento sulle rate in scadenza.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.18, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 441
Votanti 440
Astenuti 1
Maggioranza 221
Hanno votato
206
Hanno votato
no 234).

Onorevole Antonio Pepe, accoglie l'invito a ritirare il suo emendamento 1.19?

ANTONIO PEPE. Sì, signor Presidente, e chiedo di parlare per motivare il ritiro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Aderisco all'invito rivoltomi dal relatore e mi riservo di presentare un ordine del giorno. È importante che dai lavori parlamentari emerga chiaramente che la sostituzione prevista da questo comma debba avvenire automaticamente. So che vi è una circolare dell'ABI che va in questa direzione, ma non è cogente, quindi, presenterò un ordine del giorno in luogo dell'emendamento perché, appunto, ciò risulti dagli atti parlamentari.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.20.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, l'emendamento in esame è simile al mio emendamento 1.18, illustrato in precedenza, e prevede che il meccanismo dei tassi sostitutivi sia valido per tutte le rate scadute successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 108 del 1996, quindi successivamente al 1o aprile 1997. Di conseguenza viene aggiunto un comma che regolamenta la restituzione degli interessi indebitamente incassati dalle banche attraverso l'utilizzo di prestiti obbligazionari per coloro che hanno pagato in più. La norma ci sembra particolarmente equa per il fatto che, se la legge interviene sulle rate dei mutui che devono ancora scadere e se si è ritenuto giusto intervenire sostituendo tali tassi di interesse per le stesse, non si capisce perché, invece, coloro che hanno contratto un mutuo scaduto, ad esempio, a dicembre 2000 o a giugno 2000, o nel 1999, non debbano avere diritto alla restituzione degli interessi già versati.
Ribadisco il concetto che avevo già espresso: se il tasso degli anni precedenti viene considerato illegittimo o comunque si ritiene di doverlo ridurre, non si capisce perché per qualcuno debba essere più illegittimo che per altri. Lo stesso discorso vale per il limite dei 150 milioni per l'acquisto della casa: se il mutuo è scaduto a dicembre 2000, non si ha diritto ad alcuna restituzione, mentre se è scaduto sei mesi o un anno dopo, si ha diritto alla stessa. Anche questo mi sembra un criterio molto discutibile.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.20, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 439
Votanti 298
Astenuti 141
Maggioranza 150
Hanno votato
65
Hanno votato
no 233).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Peretti 1.62.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, l'emendamento in esame, così come altri simili presentati da altri colleghi, fornisce


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l'interpretazione corretta che il decreto-legge di cui stiamo parlando avrebbe dovuto dare. Poiché il discrimine, sul quale si è basata anche la sentenza della Corte di cassazione, è costituito dalla legge che definisce il tasso usurario, crediamo che, in base ad una interpretazione autentica, la restituzione degli interessi al di sopra del tasso-soglia debba essere individuata dal momento dell'entrata in vigore della legge n. 108 del 1996 e, quindi, dai primi mesi del 1997. Così non è in questo decreto-legge; quindi, riteniamo che esso non corrisponda ad un'interpretazione corretta della sentenza della Corte di cassazione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Becchetti. Ne ha facoltà.

PAOLO BECCHETTI. Signor Presidente, il nostro gruppo si asterrà nella votazione di questo emendamento del collega Peretti. In realtà credo che il collega Peretti volesse mettere in evidenza la congruità di questo suo emendamento con il titolo della legge. Questo è il punto fondamentale: il provvedimento è incongruente, come è già emerso nel corso della discussione generale.
Sotto questo profilo, anche in precedenza, signor Presidente, non volevo resuscitare un morto, il collega Peretti, facendogli fare un testamento o un intervento. Sono un uomo di spirito e non le chiederò quante sentenze lei abbia «addomesticato» nei TAR della Liguria. Siamo uomini di spirito e facciamo queste battute. Era un invito al collega Peretti ad esplicitare il senso di questo suo emendamento, sul quale peraltro Forza Italia si asterrà.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, intervengo per dichiarare il voto favorevole dei deputati del gruppo della Lega nord Padania su questo emendamento, che sostanzialmente riassume il contenuto del mio precedente emendamento 1.20. Riteniamo che un vero intervento sarebbe dovuto andare in quella direzione, considerando tutto il periodo che era stato messo in discussione dalla legge antiusura.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Peretti 1.62, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 432
Votanti 333
Astenuti 99
Maggioranza 167
Hanno votato
106
Hanno votato
no 227).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.21, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 436
Votanti 431
Astenuti 5
Maggioranza 216
Hanno votato
203
Hanno votato
no 228).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.22.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.


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NICOLA BONO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo emendamento si pone l'obiettivo di affrontare la questione degli indennizzi relativi al pregresso.
Alleanza nazionale aveva presentato alcuni emendamenti, che sono stati respinti dall'Assemblea, con i quali si poneva l'obiettivo di recuperare, dalla data di entrata in vigore della legge n. 108 fino alla fine del 2000, tutto ciò che era stato versato in più dai clienti in termini di differenza tra il tasso applicato e il tasso-soglia, ovviamente anche in un'ottica di possibile forfettizzazione delle somme dovute e di un rimborso dilazionato in un tempo ragionevole, che consentisse al sistema di non avere ripercussioni gravi in ordine alla sua tenuta.
Quegli emendamenti sono stati bocciati, ma rimane in piedi un problema, che era stato sollevato al Senato ed è stato riproposto alla Camera e che ha investito trasversalmente anche alcuni settori della maggioranza. Si tratta della questione dell'irragionevolezza del mancato adeguamento dell'ultimo semestre del 2000 in ordine all'individuazione di un livello di tassi proporzionato alle disposizioni dell'attuale decreto-legge e non alla vecchia normativa, anche perché il decreto-legge è stato varato il 29 dicembre, cioè prima che scadesse l'ultima rata del 2000. In vigenza di una norma che, facendo parte di un decreto-legge, è immediatamente operativa, come si giustifica giuridicamente una diversità di regime nell'applicazione dei tassi stabilita dal decreto-legge che decorrerebbe dal 1o gennaio? Chi lo ha stabilito?
Sotto quale aspetto innoviamo le procedure costituzionali facendo decorrere gli effetti di un decreto-legge tre, quattro giorni dopo dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale? Solo perché non è conveniente fissare prima la decorrenza? Non possiamo accettare una logica aberrante sul piano giuridico e sul piano della tecnica legislativa come quella seguita dal Governo!
Il recupero della norma ai fini dell'applicazione dei tassi ridotti e quindi ai fini dell'applicazione del tasso di sostituzione decorre a partire dal 29 dicembre, pertanto interessa totalmente anche i mutui in scadenza nel secondo semestre del 2000. Non comprendiamo la marcia indietro fatta su questo punto dai Verdi, i quali non possono per settimane giocare su un tema così delicato e poi dichiarare di aver scherzato e di rinunziare agli emendamenti. Questo giudizio sui Verdi vale anche sul piano morale perché sul piano procedurale e su quello della correttezza parlamentare non possiamo accettare l'applicazione di due regimi in sovrapposizione temporale: o applichiamo il tasso di sostituzione con decorrenza dal 29 dicembre, dalla data cioè di pubblicazione del decreto-legge sulla Gazzetta Ufficiale, ovvero dichiariamo che il decreto-legge non può funzionare e quindi deve essere abrogato. Lo ripeto, non possiamo per convenienza economica applicare due regimi diversi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Mentre sugli emendamenti precedenti in tema di restituzione ci siano astenuti, in questo caso sosteniamo l'emendamento del collega Bono. Non vedo infatti perché l'efficacia del decreto-legge debba essere posticipata. Se è solo per risparmiare una rata, mi sembra sia una decisione che contrasta con le norme generali del diritto. Ribadisco il nostro voto favorevole all'emendamento Bono 1.22, non solo pro bono pacis, ma per motivi puramente tecnici.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.22, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 428
Votanti 427
Astenuti 1
Maggioranza 214
Hanno votato
196
Hanno votato
no 231).

Ricordo che l'emendamento De Benetti 1.23 è stato ritirato.
Onorevole Veltri, insiste per la votazione del suo emendamento 1.26?

ELIO VELTRI. Sì, signor Presidente.

PRESIDENTE. Sta bene. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.26, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 434
Votanti 430
Astenuti 4
Maggioranza 216
Hanno votato
201
Hanno votato
no 229).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.24.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. La ratio del nostro emendamento è quella di applicare in toto la legge antiusura. Se è stato previsto un meccanismo per le rate in scadenza successivamente alla data del 2 gennaio 2001, si dovrebbe applicare il meccanismo previsto dalla legge n. 108 del 1996 su tutto il periodo precedente e, cioè, dal 1o aprile 1997 fino all'entrata in vigore del decreto. Noi di fatto proponiamo una «norma ponte» che dovrebbe prevedere la sostituzione del tasso di interesse che viene applicato con il «tasso soglia», stabilito dalla citata legge n. 108.
Per quale motivo coloro che sono stati colpiti da tassi di interesse usurari non dovrebbero essere tutelati per il periodo compreso tra il 1997 e il 2000? Si capisce benissimo: il Governo tiene di più agli interessi delle banche e del grande capitale che agli interessi di chi si è dovuto indebitare per comprarsi la casa o per continuare a svolgere la propria attività. Pertanto, proponiamo di intervenire anche sul pregresso (per il periodo dal 1997 al 31 dicembre 2000) utilizzando il tasso soglia previsto dalla citata legge n. 108 del 1996. Non si può pensare di chiudere gli occhi di fronte a tale situazione! Diversamente, per tutti i mutui pregressi si continuerà ad avere il contenzioso nelle aule di tribunale e vi saranno sentenze su sentenze della Corte di cassazione.
In realtà, il Governo si è mosso perché sono state emanate ben tre sentenze della Corte di cassazione che stavano disintegrando la posizione assolutistica assunta dalle banche! Occorre, allora, intervenire anche sul pregresso e non solo per il futuro, applicando la legge antiusura. In tal senso chiediamo l'applicazione del tasso soglia: ciò consentirebbe di porre fine al contenzioso in corso.
Qualora non fosse accolta la nostra proposta emendativa, potrebbe essere probabilmente risolto il problema per le rate che debbono scadere, ma per quanto accaduto tra il 1o aprile 1997 e il 31 dicembre 2000 la questione rimarrebbe aperta: siamo certi, infatti, che la Corte di cassazione (come ha già fatto) continuerà ad emanare sentenze in un certo senso.
Signor Presidente, sappiamo che l'interpretazione contenuta nel provvedimento non potrà essere applicata retroattivamente: a questo punto, o si interviene anche sulle rate scadute nel periodo indicato nell'emendamento oppure si dovrà continuare ad assistere ad un enorme contenzioso: chi avrà i soldi potrà ricorrere,


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chi avrà cifre rilevanti da recuperare continuerà a ricorrere, ma i meno abbienti saranno costretti a subire l'egemonia delle banche. Non ritengo che questa possa essere la filosofia del Governo o l'intendimento della sinistra, che dovrebbe essere più attenta ai problemi sociali (ma che in questo momento è molto più attenta agli interessi delle banche) (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.24, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 329
Astenuti 95
Maggioranza 165
Hanno votato
103
Hanno votato
no 226).

Passiamo all'emendamento Bono 1.25.

NICOLA BONO. Chiedo di parlare per motivarne il ritiro.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, ritiro il mio emendamento 1.25 in quanto il suo contenuto è ricompreso nell'ordine del giorno Antonio Pepe n. 9/7583/3, che impegna il Governo ad attivarsi per l'automatismo nel computo dei nuovi tassi.

GIANFRANCO CONTE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, a questo punto ritengo sia bene chiedere al relatore (con riferimento all'emendamento Bono 1.25) se, in considerazione del fatto che il provvedimento è stato modificato, non ritenga possibile accogliere la proposta emendativa in questione che, sostanzialmente, chiede agli istituti di credito di adeguare automaticamente alle disposizioni in esso contenute tutti i contratti in essere. Credo ciò sia necessario soprattutto perché, essendo stato approvato l'emendamento Giordano 1.51, la proposta in questione sarebbe di grande interesse per le imprese.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.

NICOLA BONO. Signor Presidente, avevo dichiarato che ritiravo il mio emendamento 1.25 perché il suo contenuto è compreso nell'ordine del giorno del collega Pepe, che pone la questione dell'automatismo.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.56, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 297
Astenuti 126
Maggioranza 149
Hanno votato
75
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.31, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 409
Astenuti 10
Maggioranza 205
Hanno votato
187
Hanno votato
no 222).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Veltri 1.30-bis.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, anche questo, come altri emendamenti, affronta un problema importante, cui abbiamo già accennato. Non si capisce perché, essendo in vigore il decreto-legge dal 29 dicembre 2000, non si intervenga sulle rate relative a quell'anno, ma soltanto su quelle in scadenza successivamente al 3 gennaio 2001. Se il decreto era già in vigore, dovrebbe produrre immediatamente i suoi effetti e provocare quindi la riduzione anche per le rate in scadenza alla fine del 2000. Giuridicamente non si capisce quale sia il motivo: rimane soltanto l'intenzione del Governo di proteggere ancora una volta le banche, evitando la restituzione per quanto riguarda le rate in scadenza alla fine del 2000. Anche in questo caso, vi era la possibilità di non fare gli interessi del grande capitale, ma quelli dei più deboli, di coloro che hanno dovuto chiedere un finanziamento per comprare la casa: almeno consentiamo a queste persone di ottenere la riduzione dei tassi dal momento dell'entrata in vigore del decreto-legge, anziché dalla data preferita dalle banche. Credo che una legge debba andare incontro alle esigenze per cui è stata elaborata e non a quelle di altri soggetti, come in questo caso.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.30-bis, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 417
Votanti 415
Astenuti 2
Maggioranza 208
Hanno votato
195
Hanno votato
no 220).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.28, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 424
Votanti 421
Astenuti 3
Maggioranza 211
Hanno votato
199
Hanno votato
no 222).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.29, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 423
Votanti 421
Astenuti 2
Maggioranza 211
Hanno votato
196
Hanno votato
no 225).

Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Giordano 1.57, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).


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Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 419
Votanti 418
Astenuti 1
Maggioranza 210
Hanno votato
196
Hanno votato
no 222).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Bono 1.32.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. Signor Presidente, se lo scambio idilliaco tra i Verdi ed il ministro Visco al quale abbiamo assistito questa mattina non è una finzione ed in considerazione del fatto che il decreto ormai è stato modificato, non capisco perché a questo punto l'amico De Benetti non chieda la votazione del suo emendamento 1.38.
Se non lo farà, saremo costretti, in considerazione del fatto che sono state già apportate alcune modifiche al decreto-legge, a farlo nostro, insistendo così per la votazione di questo emendamento che interviene sul decreto legislativo n. 385 del 1993, fissando il compenso nella misura massima dell'1 per cento del capitale mutuato residuo.
L'invito che rivolgiamo ai Verdi servirà anche a chiarire se la pantomima cui abbiamo assistito questa mattina avesse alla base un'intenzione seria o se non si trattasse della solita sceneggiata.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Anche la Lega nord Padania condivide il contenuto dell'emendamento De Benetti 1.38, perché uno degli elementi che impediscono un rapporto equo all'interno di un contratto di mutuo riguarda proprio l'impossibilità sostanziale per chi viene finanziato di rescindere il contratto di mutuo.
Visto che una disposizione di questo tipo è già prevista per l'anticipazione del credito al consumo, non si comprende per quale motivo nel caso di contratti di mutuo non si consenta la stessa possibilità di rescindere il contratto, prevedendo una penale dell'1 per cento. Sarebbe questo un intervento di equità che dovrebbe essere condiviso.

PRESIDENTE. Dobbiamo quindi votare l'emendamento Bono 1.2.

PIETRO ARMANI. No!

GIANFRANCO CONTE. No, Presidente, allora non ci siamo capiti.

PRESIDENTE. Come no!

GIANFRANCO CONTE. L'onorevole De Benetti ha dichiarato di voler ritirare il suo emendamento 1.38 e di trasfonderne il contenuto in un ordine del giorno...

PRESIDENTE. Ma dobbiamo votare l'emendamento Bono 1.32!

GIANFRANCO CONTE. Ma viene prima l'emendamento De Benetti 1.38, abbia pazienza...

PRESIDENTE. Mi scusi, ma io rispetto il regolamento: dobbiamo ora votare l'emendamento 1.32. Avete un fascicolo vecchio: il fascicolo degli emendamenti n. 2 prevede la votazione dell'emendamento Bono 1.32 prima della votazione dell'emendamento De Benetti 1.38.
Pertanto, passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.32, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 421
Votanti 420
Astenuti 1
Maggioranza 211


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Hanno votato
199
Hanno votato
no 221).

Ricordo che l'onorevole De Benetti ha ritirato il suo emendamento 1.38.

GIANFRANCO CONTE. Lo facciamo nostro!

PIETRO ARMANI. Anche noi!

DANIELE MOLGORA. Anche noi!

PRESIDENTE. Un momento: onorevole Conte, da chi è appoggiata la sua richiesta?

GIANFRANCO CONTE. Dall'onorevole Rubino, che è presente in aula.

PRESIDENTE. Sta bene.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento De Benetti 1.38, fatto proprio dal gruppo di Forza Italia, non accettato dalla Commissione né dal Governo.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti e votanti 419
Maggioranza 210
Hanno votato
195
Hanno votato
no 224).

Vi consiglio di fornirvi di un fascicolo aggiornato degli emendamenti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Bono 1.33, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).
(Presenti 420
Votanti 416
Astenuti 4
Maggioranza 209
Hanno votato
191
Hanno votato
no 225).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.39.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Poiché vi sono difficoltà nel prevedere la risoluzione anticipata dei contratti e la rinegoziazione dei finanziamenti, con il mio emendamento 1.39 si chiede l'applicazione ai mutui della possibilità di estinzione anticipata già prevista per i prestiti per il credito al consumo.
Sostanzialmente si vuole limitare all'1 per cento la penalità prevista nel caso in cui un soggetto desideri rimborsare anticipatamente il mutuo. Ciò è dunque in linea con quanto hanno affermato altri colleghi.
Attualmente ci troviamo dinanzi a una serie molto variegata di clausole che regolano la possibilità di rimborsare anticipatamente il mutuo. In alcuni casi la risoluzione anticipata del contratto di mutuo addirittura non è consentita, mentre in altri la penalizzazione viene calcolata in base all'attualizzazione degli interessi che si sarebbero dovuti pagare (in sostanza si deve pagare anticipatamente quanto comunque si sarebbe pagato nel corso della durata del contratto di mutuo). Ma vi sono anche altre clausole che prevedono il pagamento anticipato degli interessi per il semestre successivo all'estinzione del mutuo e altre penalità che vengono calcolate sulla base dell'ammontare residuo del mutuo.
Riteniamo che tutte queste clausole siano in realtà vessatorie nei confronti di colui che ottiene il finanziamento; occorre dunque intervenire per regolamentare la materia, così come è avvenuto per il


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credito al consumo. Non si capisce infatti per quale motivo per il credito al consumo sia stata fatta una legge mentre lo stesso non è ancora avvenuto per i mutui ipotecari. Al riguardo c'è da tenere presente che con i mutui ipotecari, sostanzialmente la banca non rischia nulla o quasi, in quanto il finanziamento è garantito dall'ipoteca sull'immobile. Ricordo anche che il mutuo viene concesso, come ben sapete, non tenendo conto del valore reale dell'immobile ma sulla base di un valore che può andare dalla metà al 75 per cento.
Riteniamo pertanto che la banca sia ampiamente garantita dal sistema finanziario e che dunque la possibilità concessa al cliente di risolvere anticipatamente il contratto di mutuo dovrebbe essere regolamentata.
In conclusione, la questione relativa alla previsione di una penalità pari all'1 per cento mi sembra sia largamente condivisa anche da altri gruppi nonché dallo stesso gruppo dei Verdi che aveva presentato un emendamento in tal senso.

PRESIDENTE. Informo i colleghi che la seduta antimeridiana verrà sospesa alle 13.30.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Conte. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO CONTE. La contrarietà manifestata dal gruppo dei Verdi sull'emendamento presentato dall'onorevole De Benetti dimostra che la posizione assunta era tesa a dimostrare l'esistenza di un interesse di una parte politica; in realtà, come abbiamo potuto vedere, così non è. In ogni caso ritengo che occorra partire dalla proposta dell'onorevole De Benetti in ordine all'intero problema della gestione dei mutui.
Presidente, l'emendamento che poi è stato respinto affrontava l'intera questione relativa a cosa avrebbe potuto fare questo Governo per intervenire a favore dei mutuatari.
Il problema dell'eccessiva onerosità dei tassi e della sostituzione dei mutui in essere è sempre esistito; ciò ha impedito, in pratica, di dare al nostro mercato una connotazione più aperta e di consentire, all'interno dello stesso mercato, di procedere alla sostituzione di mutui che nel frattempo fossero diventati troppo onerosi. Qualcuno obietterà che, nonostante le prese di posizione del Governo, sul mercato nazionale vi sono imprese di banche estere. Faccio un esempio per tutti ovviamente non a scopo pubblicitario: la Woolrich sta proponendo la sostituzione di mutui ancora soggetti a tassi eccessivamente onerosi.
Tuttavia, il punto non è quello dei mutui offerti dalle banche estere, ma che i costi di sostituzione, gli oneri relativi alle trascrizioni ipotecarie e la predisposizione degli atti penali relativi ai mutui sono aggiuntivi rispetto a quelli della sostituzione del mutuo. Non si tratta, infatti, di sostituire il capitale perché, nei primi anni - come si sa -, si pagano gli interessi e, nel tempo, si comincia a defalcare il capitale. Ci si viene così a trovare nella condizione di aver perso tutto il denaro anticipato sulla quota interessi e di dovere ancora restituire un capitale alto cui si dovrebbero aggiungere tutte le spese per l'estinzione del mutuo. In seguito esamineremo un emendamento da noi presentato che chiede maggiori condizioni di trasparenza per i cittadini che stipulano un mutuo perché, ovviamente, in queste circostanze, essi non si fanno assistere dagli avvocati e molto spesso firmano clausole che rendono eccessivamente costoso estinguere un mutuo e più conveniente portare a termine il pagamento di quello già contratto. L'eccezionalità delle condizioni di mercato che si sono registrate negli scorsi anni e che presto riavremo nei prossimi anni, in considerazione del calo dei tassi sui mercati internazionali, mette i consumatori in condizione di affrontare questo tema.
Invito il Governo a riconsiderare la propria posizione perché sarebbe veramente illogico e inaccettabile non approfittare oggi di questo strumento per dare indicazioni al mondo dei consumatori e


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delle banche su procedure più trasparenti che consentono di agevolare la loro azione all'interno del mercato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Presidente, esprimeremo un voto favorevole su questo emendamento che presenta contenuti analoghi ad un nostro emendamento che esamineremo successivamente.
In questa legislatura, molti colleghi della maggioranza hanno condotto finte battaglie campali, presentando emendamenti a testimonianza di una loro determinata volontà politica, per poi ritirarli o, addirittura, come ha fatto il collega dei Verdi, per esprimere su di essi un voto contrario.
In quest'occasione i deputati Verdi si sono ritirati da questa giusta battaglia politica contando sugli effetti e sulle promesse di un tavolo di concertazione che dovrebbe stabilire un maggiore equilibrio nella contrattazione dei costi dei mutui tra sistema bancario e consumatori. Noi crediamo che questo tavolo di concertazione sia sostanzialmente un bluff, perché il sistema bancario non rinuncerà mai ad uno dei suoi secolari poteri che consiste in un rapporto asimmetrico con la clientela. Crediamo, pertanto, che tale sproporzione, oggi consentita ex lege, debba essere eliminata con un'altra legge. La conversione del decreto-legge al nostro esame dovrebbe rappresentare la sede per stabilire un maggiore equilibrio contrattuale. Riteniamo che questo emendamento e gli altri di analogo contenuto procedano nella direzione di prevedere una facilitazione nel passaggio dalla contrattazione di un mutuo in essere a quella di uno nuovo.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.39, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 399
Votanti 398
Astenuti 1
Maggioranza 200
Hanno votato
179
Hanno votato
no 219).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Veltri 1.41.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Veltri. Ne ha facoltà.

ELIO VELTRI. Signor Presidente, prendo la parola perché questo è un emendamento «aggiuntivo» molto importante, che introduce la facoltà di estinguere anticipatamente il debito e, quindi, di mettere il cittadino in condizione paritaria rispetto all'istituto mutuante. Si tratta di uno dei modi per riequilibrare il rapporto; naturalmente, bisogna eliminare l'obbligo delle penali per l'estinzione anticipata del mutuo ed occorre rendere effettivamente possibile tale estinzione con la previsione di norme che abbattano i costi delle procedure.
Poiché, lo ripeto, si tratta di un emendamento «aggiuntivo», richiamo l'attenzione del relatore e dell'Assemblea su di esso, augurandomi che possa essere approvato.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Leone. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, dopo cinque anni di legislatura giammai mi sarei sognato di alzarmi e dire che sono d'accordo con l'onorevole Veltri. Evidentemente, quando l'onorevole Veltri centra la questione, come ha fatto con il suo emendamento 1.41, che si muove nello stesso spirito delle nostre proposte


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portate all'attenzione dei colleghi prima in Commissione ed oggi in Aula, il nostro assenso non può mancare.
Dico questo perché lo spirito sul quale si doveva incentrare il provvedimento in esame emerge da questa forma di semplificazione, di agevolazione, di attenzione. Il Governo e la maggioranza hanno taciuto a lungo, sebbene sollecitati più volte, anche in Commissione, su questo argomento, ma oggi c'è chi dice che una serie di provvedimenti devono essere adottati per favorire chi si è trovato nelle maglie - o ha dovuto subire le angherie - di mutui contratti tempo addietro, a tassi di interesse ben diversi da quelli oggi vigenti.
Ben venga questo emendamento, che non fa altro che dare la possibilità tout court di rinegoziare il mutuo, facendo salva una serie di passaggi propri della stipula del mutuo stesso; mi riferisco ad una serie di attività di natura burocratica, tra le quali non va dimenticata l'accensione di un'ipoteca. Ciò, lo ripeto, è in linea con il nostro lunghissimo emendamento, che ha la stessa ispirazione e che oggi l'Assemblea dovrebbe approvare.
Nell'annunciare il voto favorevole sull'emendamento Veltri 1.41, desidero ricordare che il provvedimento è improntato ad una visione dirigista. Deve essere portato all'attenzione dell'intera cittadinanza italiana che il provvedimento che stiamo per approvare non favorisce di chi ha contratto i mutui e di chi li ha stipulati come parte contraente della banca, ma favorisce, ancora una volta, questa maggioranza!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Antonio Pepe. Ne ha facoltà.

ANTONIO PEPE. Mi rendo conto che vi è la necessità di tutelare i contraenti mutuatari, che sono obiettivamente soggetti deboli sia dal punto di vista sociale sia dal punto di vista giuridico, avendo scarsa forza contrattuale e dovendo quindi spesso accettare clausole contrattuali che potremmo definire vessatorie. Comprendo pertanto lo spirito dell'emendamento Veltri 1.41.
La verità è che il problema grave del nostro paese è proprio quello dell'accesso al credito: le banche danno credito ai soggetti che hanno possibilità economica; che possono offrire in garanzia degli immobili e quindi a soggetti verso i quali non assumono rischi; inoltre, non si finanziano le idee, come avviene invece in altri paesi. A tutto ciò dobbiamo aggiungere anche che vi è una scarsa concorrenza nel nostro sistema bancario e che vi è il problema - lo ripeto - dell'accesso al credito. Infatti, il fatto di non far accedere al credito tante persone degne di fede, finisce con il gettarle nelle mani degli usurai!
Vi è poi da considerare sia il sistema bancario dal punto di vista della trasparenza, sia il problema degli interessi bancari quando un soggetto emette un assegno di conto corrente, vi scrive la data sopra e un altro soggetto versa quello stesso assegno in banca; dopodiché, quest'ultima addebita gli interessi a carico del soggetto che ha emesso l'assegno dal giorno dell'emissione e, magari, anche se non vi sono motivi di compensazione, al soggetto che versa dà gli interessi dopo due o tre giorni.
Questi sono i problemi sul tappeto!
Io condivido la prima parte dell'emendamento Veltri 1.41, quella nella quale si va nella direzione di concedere la facoltà di estinguere anticipatamente il debito con le norme già in essere per il settore di credito al consumo. Intervenendo a titolo personale e senza impegnare il mio gruppo, devo però dire che mi asterrò nella votazione dello stesso, perché non ne condivido la seconda parte che prevede che, nel momento in cui il mutuo è estinto, per contrarne un altro, l'ipoteca rimane in vita a garantire il secondo mutuo. Se il prestito lo dà un altro istituto di credito, non è ammessa dal nostro ordinamento giuridico l'automatica trasposizione dell'ipoteca a favore di una banca direttamente all'altra.
Ritengo quindi che l'emendamento sia sicuramente poco tecnico nella parte finale.


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Proprio queste considerazioni, mi portano ad astenermi nella votazione dell'emendamento Veltri 1.41, ribadendo che lo faccio a titolo personale perché non intendo impegnare il mio gruppo in questa posizione.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Signor Presidente, poiché in una votazione precedente è stato approvato un emendamento dell'opposizione che costringerà quindi ad un successivo passaggio al Senato di questo decreto-legge, inviterei il Governo a non nascondersi dietro alla foglia di fico dell'urgenza e di accettare nel merito una discussione e quindi anche alcune proposte emendative che sono frutto del buonsenso e che «riscontrano» una trasversalità tra le forze politiche.
Credo che questa sarebbe anche l'occasione per approvare una serie di emendamenti - personalmente, mi riconosco nell'emendamento a firma del collega Veltri che va nella stessa direzione di alcuni emendamenti presentati anche dall'opposizione - che mirano a rendere più equilibrato il rapporto tra il sistema bancario e la clientela.
Credo che l'emendamento Veltri 1.41 dia la possibilità di rendere più favorevole, molto più certo e facilitato il passaggio dalla negoziazione di un mutuo alla negoziazione di un altro, facendo rimanere valide tutta la documentazione e le iscrizioni ipotecarie e facendo sembrare quindi innovativa la stipula del nuovo mutuo. Ritengo che questo sia un passaggio molto importante che consentirà al sistema di trovare un maggiore equilibrio rispetto a quello attuale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Condividiamo lo spirito dell'emendamento Veltri 1.41, che intende consentire la risoluzione anticipata dei contratti di mutuo che, altrimenti, potrebbero porre dei vincoli troppo pesanti a coloro che li sottoscrivono. C'è però da dire che, se queste clausole di risoluzione del contratto fossero state applicate dalla norma per tutte le fattispecie, probabilmente oggi non staremmo qui a discutere di questo decreto-legge. Consentire la risoluzione facilitata di certi contratti non avrebbe provocato tutto quel putiferio che si è verificato sui tassi d'interesse dei mutui usurari: avremmo sicuramente fatto la cosa più giusta per i consumatori.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Veltri 1.41, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 392
Votanti 381
Astenuti 11
Maggioranza 191
Hanno votato
166
Hanno votato
no 215).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Peretti 1.58.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Peretti. Ne ha facoltà.

ETTORE PERETTI. Abbiamo più volte ricordato nel corso di questo dibattito come alcune forze politiche, in particolare i colleghi Verdi, abbiano rinunciato ad una legittima battaglia parlamentare per inserire nel sistema bancario italiano maggiore concorrenza, maggiore trasparenza, la possibilità di evitare cartelli e quindi la possibilità per la clientela - le famiglie, le imprese, i singoli consumatori - di avere costi minori per accedere ai mutui.


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Ovviamente, non condivido questa rinuncia e mi chiedo come sia possibile pensare che un'attività parlamentare legittima - che è il senso della nostra presenza qui - possa essere sostituita nella sostanza da un tavolo di concertazione fra il sistema bancario e i consumatori, in grado di portare il primo a rinunciare a favore dei secondi ad una posizione di potere consolidata nel tempo, che va ad influire nei bilanci delle società bancarie.
Credo che questo non sia possibile; credo che il tavolo di concertazione, passate l'enfasi e l'attenzione rivolte al provvedimento, lasci le cose come sono; ecco perché ritengo sia importante, invece, insistere, come facciamo con il nostro emendamento, affinché sia prevista in una norma di legge una facilitazione nel passaggio da un mutuo ad un altro. Per questo diciamo che tutta la documentazione, comprese le iscrizioni ipotecarie, non deve avere efficacia innovativa ai fini dell'obbligazione: si tratta di un ulteriore segnale per rendere più equo il rapporto fra banche e consumatori, oggi totalmente squilibrato a favore delle prime.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Paissan. Ne ha facoltà.

MAURO PAISSAN. Signor Presidente, alcuni esponenti della cosiddetta Casa delle libertà hanno richiamato i Verdi ad una maggiore coerenza su questa materia (Commenti dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e Forza Italia): ebbene, considero questi interventi tra il penoso e il divertente!
Essi vengono da una Casa delle libertà che si dimostra su questo punto «Casa della licenza». Invito il collega Martino ad ascoltare gli interventi dei suoi colleghi; ieri su questa materia, su questo terreno, in questo settore egli ha fatto un inno alla deregolamentazione, alla libertà di mercato e alla concorrenza che autoregola il mercato del credito. Dai suoi colleghi della cosiddetta Casa della libertà, che sembrano fare la parodia delle scenette de L'Ottavo Nano, viene un incentivo, un'invocazione della politica dirigistica, vincolistica...

VITTORIO TARDITI. Presidente, basta (Commenti del deputato Marras)!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per cortesia! Onorevole Tarditi, per ora la richiamo all'ordine, poi le darò la parola. Onorevole Marras, la richiamo all'ordine.

MAURO PAISSAN. Questa è la coerenza della Casa delle libertà su questa materia! Noi abbiamo proposto un tavolo di concertazione promosso dal Governo per fare incontrare le banche e i consumatori al fine di regolare la materia. Collega Martino, si guardi attorno e invochi la coerenza da parte del suo settore politico (Applausi dei deputati dei gruppi misto-Verdi-L'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e dei Popolari e democratici-l'Ulivo).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Tarditi. Ne ha facoltà.

VITTORIO TARDITI. Signor Presidente, non discuto le tesi politiche del collega, ma dell'educazione parlamentare; io non mi permetto di definire il collega «cosiddetto Verde» o di altro colore, così come non definito lei «cosiddetto Presidente di turno», non lo posso fare. Pertanto, chiedo solo una correttezza parlamentare e a questo era indirizzata la mia protesta un po' vibrata, della quale mi scuso con lei, signor Presidente; però l'essenza del mio intervento rimane (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, non capisco sulla base di quale articolo del regolamento si sia consentito all'onorevole Paissan di svolgere quell'intervento.


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Esso non era sul merito della questione, non era un richiamo al regolamento né un intervento sull'ordine dei lavori, ma solo una crisi isterica (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale) che si è impadronita dell'onorevole Paissan e noi non possiamo perdere il nostro tempo per delle crisi isteriche nel momento in cui questo Governo non è stato capace di dare risposte al sistema di usura utilizzato dalle banche italiane contro i cittadini che, con sacrifici, volevano accedere al bene casa. Questo grazie anche ai Verdi, amici dell'onorevole Paissan (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale e di Forza Italia).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto, a titolo personale, l'onorevole Leone, al quale ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione. Ne ha facoltà.

ANTONIO LEONE. Signor Presidente, per la verità l'onorevole Tarditi è intervenuto sull'ordine dei lavori, quindi non vedo perché lei debba specificare che io intervengo a titolo personale.
Vorrei riportare ciò che sta accadendo in aula in ambito più civile. Il «cosiddetto onorevole Paissan» non deve venire in quest'aula ad arrabbiarsi nel momento in cui viene fuori la verità. Da qualche giorno stiamo assistendo al fatto che i Verdi...

PRESIDENTE. Onorevole Leone, questo non attiene all'ordine del giorno.

ANTONIO LEONE. Infatti, sto parlando del provvedimento.

PRESIDENTE. No, questo non attiene all'ordine del giorno. Dato che l'onorevole Buontempo mi ha richiamato, devo dirle che questo non attiene all'ordine del giorno.

ANTONIO LEONE. Sto parlando del provvedimento, signor Presidente. Noi siamo venuti in quest'aula questa mattina perché pendevamo dalle labbra dei Verdi - tutti i giornali ne hanno parlato - in quanto vi era una sorta di muro, un'opposizione dei Verdi sul provvedimento in esame. Aspettavamo le parole del Messia, del ministro Visco che, questa mattina, in questa sede, non ha detto un tubo; i Verdi non sono stati accontentati in nulla. Quindi, se due più due fa quattro, chi critica la posizione dei Verdi, che abbaiano e non mordono, mi deve dire - mi rivolgo al collega Paissan - cosa i Verdi abbiano ottenuto questa mattina dal ministro Visco per dire sì al provvedimento in esame (Commenti del deputato Turroni).

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Peretti 1.58, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 351
Votanti 348
Astenuti 3
Maggioranza 175
Hanno votato
131
Hanno votato
no 217).

Passiamo alla votazione dell'emendamento Molgora 1.35.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Molgora. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Signor Presidente, l'emendamento proposto, indipendentemente dalle posizioni dell'onorevole Paissan, che ben conosciamo, intende intervenire su una questione posta dal comma 2. La sostituzione dei tassi di interesse avviene senza spese a carico del mutuatario; allo stesso modo, l'eventuale rinegoziazione, prevista con la dizione «salvo diversa pattuizione più favorevole per il debitore», deve avvenire senza l'applicazione di alcuna penale da parte


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delle banche. Infatti, conosciamo le furberie che le banche sono spesso in grado di porre in essere; quindi, riteniamo che la diversa pattuizione fra le banche ed il mutuatario non debba prevedere penali, perché sappiamo (Commenti del deputato Agostini)...

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, o parla alla Presidenza, come prevede il regolamento, o si siede. Si parla in piedi, rivolti alla Presidenza. Ho tutta l'amicizia ed il rispetto per l'onorevole Agostini, ma non è seduto al banco della Presidenza.

DANIELE MOLGORA. Intendiamo, quindi, intervenire su questo aspetto, perché non è chiaro ciò che faranno le banche. Pertanto, per evitare problemi è bene prevedere che le eventuali rinegoziazioni avvengano senza spese per i mutuatari, come è stabilito per la sostituzione prevista dalla legge.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho il dovere di ricordare che l'eventuale voto contrario su questo emendamento precluderebbe la votazione dell'ordine del giorno di identico contenuto.

MAURO AGOSTINI, Relatore. Era questa l'obiezione che intendevo fare.

PRESIDENTE. Ricordo che l'ordine del giorno Bono n. 9/7583/1 è di identico contenuto.

NICOLA BONO. Ma che c'entra lui con il mio ordine del giorno?

PRESIDENTE. Onorevole Bono, se l'emendamento fosse respinto, il suo ordine del giorno diventerebbe inammissibile.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bono. Ne ha facoltà.

NICOLA BONO. Signor Presidente, quello che lei dice sarebbe giustissimo se fosse applicato al successivo emendamento 1.34 a mia firma, che affronta la stessa questione (quindi, interverrò anche su tale emendamento). Se invece la questione fosse riferita all'emendamento del collega Molgora, avrei qualche perplessità, perché, anche se l'argomento è simile, non c'è dubbio che in tal modo si metterebbero in discussione, da ora e per sempre, i nostri lavori.
Ogni parlamentare può presentare gli emendamenti che vuole e insistere perché vengano votati. Se la sua interpretazione fosse corretta, non potremmo più presentare ordini del giorno e dovremmo ogni volta decidere consociativamente di non presentarli, perché...

PRESIDENTE. Onorevole Bono, non può dire queste cose, perché l'articolo 88, comma 2, del regolamento, che invito a leggere, prevede che non possano essere presentati ordini del giorno che riproducano emendamenti o articoli aggiuntivi respinti. Non è un discorso soggettivo, ma oggettivo ed è per questo che in genere lo si ricorda, come stava facendo il relatore Agostini. La reiezione dell'emendamento Molgora 1.35 renderebbe inammissibile il suo ordine del giorno; poi non è un problema che riguardi la Presidenza. L'inammissibilità è oggettiva.

NICOLA BONO. Sì, Presidente, è oggettiva, ma è anche vero che nella prassi costante non abbiamo mai fatto valere questa oggettività, altrimenti non avremmo mai potuto svolgere i dibattiti sugli ordini del giorno.
La responsabilità sull'ammissibilità o meno di un ordine del giorno se l'assume il deputato che insiste per la votazione di un emendamento.

PRESIDENTE. È così!

NICOLA BONO. Io avevo presentato per tempo quell'ordine del giorno proprio per chiedere al Governo la disponibilità ad accoglierlo in cambio del ritiro del mio emendamento. Quindi, signor Presidente, trattandosi di emendamenti simili, le chiedo di porli in votazione. Contemporaneamente mi rivolgo al Governo affinché valuti la possibilità di accogliere


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quell'ordine del giorno. In caso affermativo, mi auguro che il collega Molgora, come farò io, ritiri il suo emendamento.

MAURO AGOSTINI, Relatore. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MAURO AGOSTINI, Relatore. Signor Presidente, a mio parere, sulla base dell'attuale formulazione del decreto la rinegoziazione avviene gratuitamente, senza oneri, in considerazione del fatto che è già stata emanata una circolare dell'ABI all'inizio di gennaio che esplicitava ciò. L'invito al ritiro degli emendamenti era volto alla formulazione di un ordine del giorno che espliciti ulteriormente questo criterio, senza correre il rischio di una votazione e quindi di una conseguente preclusione.

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIANFRANCO MORGANDO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. La posizione del Governo coincide esattamente con quella del relatore. La gratuità della rinegoziazione è assicurata nell'attuale testo del decreto; di conseguenza non abbiamo alcuna difficoltà ad accogliere, qualora lo si presenti, un ordine del giorno che faccia riferimento al testo dell'emendamento e contenga l'espressione «mutui alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge». Mi permetto di ricordarle, onorevole Bono, che l'ordine del giorno da lei presentato dice una cosa diversa, in quanto prospetta la gratuità di ogni rinegoziazione di mutui futuri, ipotesi che evidentemente il Governo non può accogliere. Se però l'ordine del giorno fa riferimento alla gratuità della rilevazione dei mutui in essere alla data di entrata in vigore del decreto-legge, lo accolgo pienamente.

PRESIDENTE. Onorevole Molgora, lei potrebbe sottoscrivere l'ordine del giorno del collega Bono e ritirare il suo emendamento.

DANIELE MOLGORA. Chiedo di parlare per un chiarimento.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

DANIELE MOLGORA. Visto che si concorda sul contenuto del mio emendamento e visto che il provvedimento deve tornare al Senato, mi chiedo se a questo punto non sia meglio approvare l'emendamento sottolineando che il problema di cui al comma 2 parla di gratuità rispetto alla sostituzione, mentre io faccio riferimento alla eventuale rinegoziazione pattizia tra le parti. Sarebbe bene chiarire tutto ciò e quindi, se si è d'accordo con quanto sostengo, chiedo che venga rivisto il parere espresso sul mio emendamento.

ELIO VITO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

ELIO VITO. Mi sembra che dopo l'intervento del Governo venga meno la preclusione dell'ordine del giorno. Infatti il rappresentante del Governo ha correttamente affermato che l'ordine del giorno (lei ha ricordato la formulazione dell'articolo 88, comma 2, del regolamento, che è molto precisa nei casi in cui un ordine del giorno sia sostanzialmente identico ad un emendamento) è diverso dall'emendamento perché quest'ultimo prevede che non si paghino penali per i mutui in corso, mentre l'ordine del giorno prevede che non si paghino penali tout court per la rinegoziazione dei mutui. Dunque per ammissione del Governo abbiamo una materia diversa...


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PRESIDENTE. Onorevole Vito, ogni momento ha il suo problema...

ELIO VITO. Ho capito ma...

PRESIDENTE. Quando passeremo agli ordini del giorno, lo esamineremo.

ELIO VITO. Avendo lei correttamente avvisato i colleghi Molgora e Bono della possibile preclusione ai sensi del regolamento, dobbiamo prendere atto anche dell'opinione del Governo secondo cui l'ordine del giorno tratta materia diversa e più ampia rispetto a quella dell'emendamento.

PRESIDENTE. Se viene modificato, è così; altrimenti no.

ELIO VITO. L'ordine del giorno è già così, signor Presidente.
Comunque, signor Presidente, poiché sono già le 13,30, propongo di lasciare questa materia alla consultazione degli uffici e dei colleghi e di rinviare al pomeriggio.

PRESIDENTE. Onorevole Vito, per cortesia, mi consenta di leggere i due testi. L'emendamento Molgora 1.35 contiene le seguenti parole: «la rinegoziazione dei mutui a tasso fisso (...) non può prevedere penali di alcun genere»; l'ordine del giorno Bono n. 9/7583/1 parla di «rinegoziazione con la totale esclusione di penali di alcun genere». Come vede, il testo è identico.

GIANFRANCO CONTE. Non è vero!

NICOLA BONO. No, signor Presidente!

PRESIDENTE. Lo vedremo quando arriveremo all'esame degli ordini del giorno; in ogni caso, si fa presto a modificarlo. Colleghi, poiché mi sembra che l'onorevole Molgora insista per la votazione, ritengo che si debba votare.
Passiamo ai voti...

NICOLA BONO. Chiedo di parlare.

PRESIDENTE. No, onorevole Bono, lei ha già parlato.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull'emendamento Molgora 1.35, non accettato dalla Commissione né dal Governo e sul quale la V Commissione (Bilancio) ha espresso parere contrario.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (
Vedi votazioni).
(Presenti 277
Votanti 275
Astenuti 2
Maggioranza 138
Hanno votato
87
Hanno votato
no 188
Sono in missione 49 deputati).

Colleghi, sospendo la seduta fino alle 15. A quell'ora vi sarà lo svolgimento di interrogazioni a risposta immediata rivolte al Presidente del Consiglio. Alle ore 16 riprenderemo la discussione del disegno di legge in questione.

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