Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 860 del 15/2/2001
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Informativa urgente del Governo sugli atti di intimidazione posti in essere nei giorni scorsi nei confronti di sedi ed esponenti di partiti politici.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di un'informativa urgente del Governo sugli atti di intimidazione posti in essere nei giorni scorsi nei confronti di sedi ed esponenti di partiti politici.


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Dopo l'intervento del ministro dell'interno, potrà intervenire un deputato per gruppo per cinque minuti, nonché un rappresentante per ciascuna delle componenti del gruppo misto.
Ha facoltà di parlare il ministro dell'interno, avvocato Enzo Bianco.

ENZO BIANCO, Ministro dell'interno. Signor Presidente, onorevoli deputati, prima ancora di entrare nel merito delle questioni sollevate dagli onorevoli Vito, Molgora, Guerra e Meloni, che formeranno oggetto di questa informativa urgente, voglio esprimere, come ministro dell'interno e a nome dell'intero Governo, la ferma e incondizionata condanna per gli atti criminali e vandalici dei quali da ultimo sono stati oggetto nei giorni scorsi i movimenti di Forza Italia e della Lega nord, attraverso l'aggressione rivolta a loro esponenti attivi nelle istituzioni e nella vita politica locale, e per gli atti di devastazione compiuti contro sedi di Forza Italia.
Questi episodi fanno seguito ad altri atti intimidatori, o comunque violenti, consumati nelle settimane scorse. Ricordo, fra i più gravi, l'attentato a il manifesto e il ritrovamento di due involucri contenenti esplosivo nei pressi dell'abitazione romana dell'onorevole Oliviero Diliberto, già ministro della giustizia, il 6 febbraio scorso. Sono stati pure oggetto di risposta ad interrogazioni due fatti consumati a Firenze nel mese di gennaio: l'imbrattamento con scritte di minaccia di una sede di Forza Italia e, a distanza di pochi giorni, le svastiche tracciate in coincidenza con la giornata della memoria sui muri del circolo che ospita, sempre nel capoluogo toscano, la Società operaia di mutuo soccorso ed una sezione del partito dei comunisti italiani.
È del tutto evidente che la maggiore o minore consistenza delle aggressioni e delle intimidazioni consumate non rappresenta, per il Ministero dell'interno e per il Governo, né oggetto di giudizio di merito, né un parametro, per così dire, per calibrare vigilanza, prevenzione e risposte repressive contro chi volesse, o solo immaginasse, di proseguire in propositi analoghi. Fatti anche minori sono emblematici di un clima che si vorrebbe instaurare da parte di frange minoritarie: un tentativo che il Ministero ed il Governo, con il concorso di tutte le forze politiche, intendono sconfiggere all'origine, avvalendosi di tutti gli strumenti previsti dalla legge.
Voglio dire al Parlamento e all'opinione pubblica che l'attenzione è massima, da parte sia delle forze dell'ordine, sia degli apparati di intelligence; ciò vale non soltanto per possibili atti delinquenziali a sfondo politico, ma soprattutto contro l'eventualità di episodi a carattere terroristico, ovviamente di qualunque matrice. Ho appena concluso, qui a Roma, una riunione alla quale hanno partecipato tutti i questori d'Italia, in vista dell'imminenza della campagna elettorale, anche per il ripetersi preoccupante di episodi di aggressione fisica alle persone e alle cose, ma naturalmente pure in relazione a molte altre vicende che riguardano, in particolare, il tema dell'ordine pubblico. Mi riferisco, per esempio, alla preoccupazione per il ripetersi di atti di violenza all'interno o fuori degli stadi, che francamente in queste ultime settimane hanno raggiunto un livello assolutamente inaccettabile.
Ho chiesto ai questori e ai vertici delle forze di polizia di vigilare con ancora maggiore attenzione, facendo tutto ciò che è necessario per evitare che la campagna elettorale sia segnata da episodi che sono, allo stesso modo grandi e piccoli, comunque intollerabili. A noi, a tutta la classe politica, sia di maggioranza sia di opposizione, spetta il compito di mantenere un clima equilibrato e corretto, anche ed anzitutto nei giudizi trasmessi all'opinione pubblica nelle fasi concitate del dibattito politico. Episodi recenti, purtroppo, non si sono segnalati per pacatezza e sensibilità istituzionale.
Per quanto riguarda la prima vicenda, relativa al pomeriggio del 10 febbraio scorso, alcuni ignoti, dopo aver infranto la porta a vetri dell'ingresso del club Pegaso, affiliato al movimento di Forza Italia, sito


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in via Cesarini, nel quartiere romano del Laurentino, ignoti sono penetrati all'interno rovistando nei cassetti, senza asportare alcunché, come risulta dalle segnalazioni degli aventi titolo. Nella notte successiva, tra il 10 e l'11 febbraio, sempre persone ignote, dopo aver aperto con chiavi false la serranda del club, sono entrate asportando due computer del valore complessivo di circa 2 milioni di lire, che, secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili, non contenevano dati di particolare rilievo, ad eccezione dell'elenco degli iscritti. Le indagini sulla vicenda sono in corso e vengono vagliate tutte le ipotesi; non è esclusa quella di un'azione criminosa della malavita comune, tenuto conto del fatto che la seconda irruzione è stata consumata con l'utilizzo di chiavi false e che, nello stesso periodo di tempo, alcuni esercizi commerciali ubicati nelle adiacenze del club Pegaso sono stati oggetto di furti consumati e tentati.
Un altro episodio è avvenuto a Roma intorno alle ore 3 del giorno 11 febbraio, quando alcuni sconosciuti hanno tracciato sul muro esterno della sezione Garbatella di Forza Italia, sita in via Ansaldo, una scritta ingiuriosa accompagnata dal simbolo della stella a cinque punte, cancellata dai responsabili della sede prima del sopralluogo effettuato dal personale della locale Digos. Sull'accaduto la Polizia di Stato ha inoltrato un ampio rapporto all'autorità giudiziaria ed è in corso un'intensa attività informativa e investigativa sulla quale, come è chiaro, non posso fornire particolari.
Nella seduta della Camera del 13 febbraio, l'onorevole Molgora ha fatto riferimento all'aggressione subita da due militanti della Lega nord Padania nel corso della manifestazione svoltasi a Darfo Boario Terme nel pomeriggio del 10 febbraio scorso. Il comando della compagnia carabinieri di Breno, in provincia di Brescia, il 3 febbraio scorso, comunicava alla questura che la sezione della Val Camonica della Lega nord Padania avrebbe tenuto il 10 febbraio una fiaccolata per le vie cittadine di Darfo Boario Terme per protestare contro l'immigrazione clandestina. Il 9 febbraio il sindaco segnalava alle autorità di pubblica sicurezza che la confederazione CGIL-CISL-UIL di Val Camonica Sebino aveva organizzato, sempre per sabato 10, un presidio del piazzale dell'autostazione contro il razzismo e la xenofobia.
È orientamento consolidato delle autorità di pubblica sicurezza, nei casi in cui sussistono condizioni adatte a tutelare l'ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini in maniera adeguata, consentire, come previsto dalla legge, manifestazioni contemporanee. I primi elementi di giudizio, con ogni evidenza, riguardano l'entità delle forze dell'ordine a disposizione, la distanza fra i luoghi delle manifestazioni e la possibilità che si verifichino contatti. Questa accurata valutazione è stata fatta nel caso di Darfo Boario e nel caso di Padova richiamato dall'onorevole Molgora. Il questore, esaminati questi elementi, potenziava i servizi di ordine e di sicurezza con l'impiego di 20 militari dell'Arma dei carabinieri e 8 vigili urbani, delegandone la direzione al comandante della compagnia di Breno. Le due manifestazioni si sono svolte regolarmente senza alcun incidente e sono terminate intorno alle 19,30.
In via cautelativa, fino alle 21, due pattuglie dei carabinieri sono rimaste a perlustrare l'abitato di Darfo e, in particolare, la zona dove è ubicata anche la sede della Lega nord Padania. Alle 20,40 di quella stessa sera il segretario della sezione della Lega nord Padania, Leonardo Chiudinelli e il consigliere comunale Elvira Pianta denunciavano alla locale stazione dei carabinieri di essere stati aggrediti da cinque ignoti con il volto parzialmente coperto da sciarpe. Chiudinelli, al quale è stato riscontrato all'ospedale civile di Esine un trauma guaribile in cinque giorni, denunciava altresì la sottrazione del portafoglio. Sulla vicenda sono in corso accertamenti da parte della competente autorità giudiziaria.
In questi ultimi giorni su alcuni edifici di Cagliari e lungo la statale n. 130 sono apparse scritte murarie di carattere ingiurioso rivolte all'onorevole Berlusconi e


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al movimento di Forza Italia. Altre, contenenti minacce di morte, sono dirette al deputato regionale di Forza Italia Mauro Pili.
Il 2 febbraio erano stati rinvenuti due volantini abbandonati nella notte: il primo, redatto in lingua sarda, raffigura il presidente della giunta regionale, onorevole Floris, al quale sono state rivolte accuse ingiuriose; il secondo ritrae l'onorevole Pili, indicandolo come persona ricercata per aver messo a repentaglio la sicurezza dell'intera popolazione, e reca la sigla «Iron Maiden», finora sconosciuta. Peraltro, il nome di «Iron Maiden» era quello di un gruppo rock duro degli anni ottanta.
Quest'ultimo volantino è stato diffuso anche presso la facoltà di scienze politiche del locale ateneo, sulla cui facciata è stata tracciata una scritta ingiuriosa contro l'onorevole Berlusconi. Della vicenda è stata prontamente informata la competente autorità giudiziaria e sono in corso indagini approfondite da parte della Digos di Cagliari.
L'episodio non è stato ovviamente sottovalutato in alcuno dei suoi aspetti. È stata ulteriormente intensificata, nell'immediatezza del fatto, la misura della tutela già in atto nei confronti dell'onorevole Floris, mentre per l'onorevole Pili è stato disposto un servizio di vigilanza presso la sua abitazione e lo studio. L'onorevole Pili, che ha incontrato il questore dopo l'accaduto, è sottoposto a misura di protezione durante gli spostamenti.
Il prefetto di Cagliari, d'intesa con il dipartimento della pubblica sicurezza, ha convocato con urgenza una riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia per valutare l'attivazione di ulteriori misure di protezione nei confronti degli esponenti politici.
L'onorevole Vito, nel richiedere questa informativa urgente, ha fatto cenno anche ad un rapina verificatasi a Luras, in provincia di Sassari, l'8 febbraio scorso. Essa è stata consumata contro una gioielleria e non contro un istituto di credito. Nella circostanza però quattro malviventi, sotto la minaccia delle armi, si impossessavano di denaro e gioielli per un valore di circa 70 milioni di lire e, dopo aver rinchiuso in un locale adiacente la proprietaria ed altre tre persone, tentavano la fuga, ma venivano bloccati da numerosi cittadini, nel frattempo accorsi, e dal personale dell'Arma dei carabinieri, intervenuta con immediatezza sul posto, che procedeva all'arresto in flagranza di reato dei malviventi. Questi risultano aderenti al gruppo «Zentru Antagonista pro s'Organizzazione Sotziale». Uno di questi, Michele De Roma, era stato condannato nel 1983 per partecipazione a banda armata quale appartenente alla colonna sarda delle Brigate rosse, in cui militava insieme al fratello Giuliano, arrestato il 7 febbraio scorso ad Alghero dal personale del locale commissariato di pubblica sicurezza per reati legati all'eversione.
Nel corso dell'operazione sono state sequestrate tre pistole ed una mitraglietta di tipo Skorpion. La rapina in questione sembra essere maturata in un'area del cosiddetto antagonismo estremo, la quale da tempo in Sardegna e in altre province del continente è oggetto di un'accurata attività di indagine coordinata da diverse procure della Repubblica.
Signor Presidente, naturalmente non posso citare analiticamente tutti gli episodi vandalici o comunque di danneggiamento che si sono verificati nel nostro paese negli ultimi mesi, perché essi sono purtroppo numerosi e riguardano praticamente la stragrande maggioranza delle forze politiche italiane. In particolare, un numero rilevante di questi atti vandalici o di danneggiamenti riguarda sedi di Forza Italia, dal Veneto a Napoli, di Alleanza nazionale, dalla Toscana all'Umbria, e della Lega nord - colgo l'occasione per ribadire ancora una volta, come ho già fatto direttamente e personalmente, all'onorevole Borghezio i sensi della mia riprovazione per l'episodio di violenza del quale egli è stato oggetto su un autobus a Torino -, ma voglio dire che nello stesso momento anche altre forze politiche hanno subito analoghi episodi di violenza, atti vandalici o intimidazioni: questi riguardano


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Rifondazione comunista, da Cecina, in provincia di Livorno, sino a Moncalieri e a Poggibonsi, con ignoti che nella notte entrano in queste sedi e con vernici spray mettono scritte ingiuriose e talvolta svastiche o altri segni di un antagonismo di estrema destra.
Molti episodi si sono verificati nei confronti del partito dei Comunisti italiani, dalla Calabria alla Toscana, sino a Roma; alcuni nei confronti del partito dei Democratici di sinistra ed altri nei confronti del partito dei Socialisti democratici italiani.
Voglio ribadire quanto già detto in premessa: la condanna di aggressioni e vandalismi a sfondo politico da qualunque parte provengano è ferma e totale; anche quando assumono la veste di gesti dimostrativi o simbolici, tali azioni sono comunque espressione di metodi violenti che non possono trovare in una società democratica né cittadinanza né giustificazione. La vigilanza del Ministero dell'interno e delle forze di polizia, già molto attiva, sarà ulteriormente rafforzata per garantire la serenità al confronto politico e alla prossima competizione elettorale.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Pisanu. Ne ha facoltà.

BEPPE PISANU. Prendiamo atto, signor ministro, della compiuta elencazione di gravi ed inquietanti fatti di violenza politica che si sono verificati dalla sostanziale apertura di questa lunga, estenuante campagna elettorale. Noi ovviamente condanniamo con la stessa intensità e con la stessa convinzione qualsiasi atto di violenza politica da qualunque parte venga compiuto e chiunque colpisca. Non vorremmo però che intervenisse - mi è sembrato di coglierlo anche nel suo linguaggio - una sottovalutazione di questi fatti per la sola ragione che, grazie a Dio, non hanno finora comportato conseguenze gravi a persone.
In questi fatti in realtà si rintracciano elementi che devono inquietarci molto e che ancor di più ci inquietano se li colleghiamo ai segnali di allarme che i nostri servizi, le istituzioni competenti da tempo hanno lanciato sul risveglio del terrorismo nel nostro paese.
Vorrei ora soltanto osservare che, come risulta anche dall'elenco degli episodi da lei citati, questo risveglio di violenza è diretto soprattutto verso i partiti del centrodestra. Con questo non intendo sottovalutare affatto alcuno degli altri episodi che hanno riguardato altri bersagli; bisogna cercare però di decifrare questi fatti, di cogliere alcuni segnali che impressionano.
I toni semigoliardici di certi volantini apparsi a Cagliari non nascondono tuttavia espressioni significative, per esempio una polemica ambientalista esasperata che si collega non soltanto all'ambiente attuale ma anche a correnti tradizionali del separatismo e del terrorismo sardo che nell'ambientalismo hanno trovato pretesti culturali di non lieve significato. Non a caso uno dei volantini contro Mauro Pili si riferisce al presunto saccheggio delle coste e uno dei volantini contro Bossi chiama in causa gli imprenditori del nord che cementificano le coste della Sardegna.
Molto più gravi e tutt'altro che semigoliardiche sono le minacce di morte avanzate contro Mauro Pili sui muri di alcuni edifici industriali e sottoscritte con il simbolo sinistro delle brigate rosse. Ancor di più inquieta il fatto, da lei giustamente richiamato e che forse a tali scritte in qualche modo si collega, della rapina proletaria (tali ne erano le caratteristiche) nella quale compare uno dei fratelli De Roma che, insieme, rappresentano tutto l'arco che va da potere operaio alle brigate rosse in Sardegna. In quella rapina, per di più, compaiono armi come la mitraglietta Skorpion e la P38, che non si trovano - come mi dicono gli avvocati penalisti sardi - nel normale armamentario della delinquenza locale e che richiamano, invece, gli anni feroci del terrorismo.

PRESIDENTE. Onorevole Pisanu, deve concludere.

BEPPE PISANU. Mi avvio a concludere, signor Presidente. Signor ministro,


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in questi segnali colgo alcuni elementi. So peraltro che tali analisi vanno fatte con maggior attenzione e rimesse a coloro che hanno la responsabilità istituzionale di farle; tuttavia, vorrei concludere osservando che in questi simboli vi è come una ricapitolazione di tutta la complicata storia del terrorismo sardo, che parte dai tentativi di Feltrinelli di allearsi con il banditismo locale per ripetere in Sardegna una sorta di esperienza «cubana» e arriva ad un terrorismo che si intreccia con il separatismo e gioca con i servizi di certi paesi nordafricani, per finire con il terrorismo di Natalia Ligas (brigatista rossa ben nota) e con quello dei fratelli De Roma.
È difficile non cogliere il filo che si dipana in una continuità ideale e politica (e forse pratica) tra questi episodi: perciò siamo allarmati e per questo li denunciamo, apprezzando le parole di solidarietà che vengono rivolte nei confronti di coloro che sono stati colpiti o che sono colpiti. Dobbiamo dire, però, che purtroppo le parole non bastano e che occorrono anche i fatti; il fatto fondamentale è che nessun responsabile, rispetto a tutti questi atti gravissimi, è stato finora individuato né tantomeno arrestato (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale e misto-CCD).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cherchi. Ne ha facoltà.

SALVATORE CHERCHI. Signor Presidente, anch'io prendo atto della comunicazione del ministro Bianco; è stata una comunicazione puntuale, non solo nella descrizione dei fatti accaduti, ma anche rispetto alle misure intraprese dal responsabile della sicurezza nel nostro paese per reprimere e prevenire atti gravi a sfondo politico. Credo che non sia giusto attribuire al Governo (e, in particolare, al responsabile della sicurezza) una funzione di mera constatazione dei fatti che accadono nel nostro paese, ma ritengo doveroso (almeno per quanto ci riguarda) dare atto dell'impegno che viene profuso sia in chiave preventiva, sia in chiave repressiva di tali fenomeni.

BENITO PAOLONE. A chi bisogna rivolgersi allora?

SALVATORE CHERCHI. Condanniamo anche noi, senza incertezze, gli atti che si verificano, in modo particolare per la rilevanza che hanno assunto nel nostro dibattito, ma anche per la portata oggettiva che ha la vicenda. Ci associamo, dunque, alla condanna senza mezzi termini degli atti intimidatori di violenza e di minacciata violenza di cui è stato fatto oggetto Mauro Pili, coordinatore regionale di Forza Italia.
Già il segretario del mio partito, l'onorevole Valter Veltroni, ha manifestato, al massimo livello della nostra forza politica, la più ferma condanna di questi atti ed ha espresso solidarietà verso Forza Italia in relazione agli attentati o alle minacce di cui singoli esponenti di questa formazione politica sono stati fatti segno.
Non vorremmo che si aprisse anche in questa circostanza un dibattito sulla «contabilità», ma se dovessi richiamare - come del resto ella ha fatto, signor ministro - la lunga sequenza di atti violenti che sono stati compiuti in questi giorni contro sedi e singoli esponenti del centrosinistra, vedremmo che essi sono stati davvero numerosi: da ultimo, proprio nel giorno della memoria, è stata incendiata la sede dell'Ulivo ed è stato fatto oggetto di un attacco violento il nostro collega, onorevole Manzato. Però, ripeto, il punto non sta nel cercare di individuare, tenendo questa «contabilità», da che parte penda l'ago della bilancia, perché si tratta di fatti tutti ugualmente odiosi e da reprimere. Insisto comunque nel condannare - e invito nuovamente il Governo a fare tutto quanto è nella sua competenza - le minacce di cui è stato fatto oggetto l'onorevole Pili. Avremmo voluto che uguale attenzione fosse stata manifestata in occasione delle prolungate minacce rivolte al precedente presidente della giunta, l'onorevole Palomba, minacce che venivano formulate anche pubblicamente, attraverso la stampa locale; minacce


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molto gravi, che del resto sono state sanzionate recentemente dalla magistratura.
Analogamente, a proposito di lugubri segnali di morte, non si possono non ricordare le minacce che sono state inviate a proposito delle vicende dei parchi in Sardegna.
Tuttavia, due violenze non si elidono a vicenda, ma si sommano, questo è il punto. Quindi, anche da parte nostra, signor ministro, insieme con l'apprezzamento ed il riconoscimento per l'azione che ella sta svolgendo, viene l'invito ad intensificare l'attività di prevenzione e di repressione, a fare tutto il necessario perché - concludo, Presidente - gli autori vengano effettivamente assicurati alla giustizia.
Ci associamo anche all'invito da lei rivolto affinché in questa lunga e immagino aspra campagna elettorale si mantenga in ogni caso l'equilibrio nello scontro politico, misurando anche le parole e dando spazio soprattutto agli argomenti che invitano al ragionamento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Anedda. Ne ha facoltà.

GIAN FRANCO ANEDDA. Certo, signor ministro, «solidarietà», «riprovazione», «condanna» sono parole e credo che con parole di questo tipo si potrebbe scrivere un volume delle dimensioni di un dizionario. L'importante è che alle parole corrisponda un sentimento e che al sentimento corrispondano le azioni.
Ci interroghiamo tutti su questi fatti, non per sapere chi sia più vittima dell'altro, ma perché nutriamo una grande preoccupazione, che confidiamo - ma questo non lo abbiamo avvertito nelle sue parole - sia anche interamente la sua. La violenza politica, la violenza nella politica è come un sasso che rotola nella neve, ingrossandosi fino a formare una valanga: dovere delle istituzioni è impedire che il sasso cominci a rotolare, non tentare di fermare la valanga.
Occorre impedire che il morbo della violenza si diffonda e l'emulazione incominci. E qui lei ha mancato!
Signor ministro, noi non attendiamo parole. Comprendo perché lei si trinceri dietro il riserbo istituzionale, ma non basta. Non mi preoccupa e non mi fa velo l'amicizia nei confronti degli esponenti sardi oggetto delle minacce; mi preoccupa la violenza in se stessa, mi preoccupano i segnali, mi preoccupa che segnali vi siano stati.
Ed allora la domanda che mi pongo è se, talvolta con ironia, talaltra con insufficienza, sempre dietro la costernazione, non vi sia stata da parte delle istituzioni una sottovalutazione del fenomeno: la goliardia. Tutto è iniziato con l'apparente goliardia e poi talvolta - speriamo che non accada ancora - ci siamo trovati a piangere.
Le chiediamo, signor ministro, di non fare previsioni, di non trincerarsi dietro il suo ormai conosciuto ottimismo. Non lo dico perché siamo superstiziosi ma perché lei - mi perdoni, lo dico con umiltà - non ne ha azzeccata una. Tutte le volte che è intervenuto ha sbagliato. Ed ha sbagliato nelle previsioni: il che ci preoccupa.
Allora le chiediamo - sommessamente - soltanto una cosa. Non diriga alcunché, lo lasci fare alle forze dell'ordine che, se libere, lo sanno fare benissimo. Dia libertà di indagine, dia libertà di prevenzione ma soprattutto non dia ordini. Perché sono gli ordini che hanno distolto e distorto. Ed io, insieme ad altri due colleghi della mia isola, forse in questo momento con una visione riduttiva ma che non credo sia tale, sono preoccupato, perché veramente in Sardegna il sasso che rotola può diventare valanga.
Sappiamo di appartenere ad un'isola nella quale la violenza tra uomini è stata praticata, ma ci preoccupa che questa violenza tra uomini si trasferisca alla politica e che la politica, talvolta inconsciamente, talvolta trascinata dalla polemica, cerchi la strada di chi è più vittima dell'altro.
Ecco perché, signor ministro, concludendo, prendiamo atto delle parole, crediamo meno al sentimento ma la invitiamo soprattutto a lasciare ampia libertà alle forze dell'ordine nelle quali abbiamo


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la massima fiducia, inversamente proporzionale alla fiducia che abbiamo nella dirigenza politica (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Tassone, al quale ricordo che ha a disposizione due minuti. Ne ha facoltà.

MARIO TASSONE. Signor Presidente, signor ministro, ho ascoltato le sue parole. Non è la prima volta che ci troviamo ad affrontare problemi del genere. Ricordo infatti che si è tenuta una seduta diciamo analoga in cui è intervenuto il sottosegretario per l'interno, onorevole Brutti. Avremmo sperato che oggi il Parlamento potesse avere qualche elemento in più di valutazione. Certo, lei ci ha ricordato i fatti criminosi e noi esprimiamo solidarietà alle forse politiche che sono state oggetto degli atti vandalici che condanniamo fermamente. Non voglio sovvertire i rapporti istituzionali, ma vorrei capire se vi siano responsabilità politiche in queste vicende estremamente gravi che stanno colpendo il nostro paese alla vigilia di una campagna elettorale difficile e delicata.
Signor ministro, avremmo desiderato qualche elemento in più, perché se lei avesse soltanto le informazioni che ci ha dato oggi pomeriggio, avrebbe veramente ben poca cosa. Sono preoccupato per il clima di intimidazione e per l'intolleranza che serpeggia nel nostro paese, ma lo sono ancora di più perché non abbiamo alcuna capacità di rintracciare i responsabili. Conosciamo semplicemente alcune sigle, ma cosa sta facendo di concreto il ministro dell'interno, al di là della volontà espressa di contrastare la criminalità, per assicurare alla giustizia i responsabili di fatti che sicuramente danneggiano non soltanto le sedi della politica, ma anche la volontà di sviluppo ordinato del paese verso i prossimi appuntamenti politici?

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Liotta, al quale ricordo che dispone di quattro minuti. Ne ha facoltà.

SILVIO LIOTTA. Signor Presidente, signor ministro, colleghi, abbiamo ascoltato con attenzione l'informativa del ministro Bianco e ritengo che essa debba essere esaminata e commentata con equilibrio e correttezza perché il tema della violenza, in generale, e della violenza politica, in particolare, deve essere affrontato non alimentando né sottovalutando questo fenomeno gravissimo che sta dilagando nel nostro paese.
La violenza politica è certamente la più grave perché può sottendere anche una diversa valutazione del principio democratico della libertà. Violenza significa sempre sopraffazione e scontro, anche fisico; nel passato, si è estrinsecata in fatti gravissimi, quali l'omicidio del professor D'Antona.
Noi del Centro cristiano democratico non siamo per i facili allarmismi, ma non possiamo sottacere la delicatezza di questo momento particolare che il paese attraversa. Su tutto il territorio si ripetono fatti di per sé gravi in un periodo normale, che diventano, però, allarmanti in un periodo che precede una consultazione elettorale. Oggi per molte forze politiche l'avversario non è solo un portatore di idee diverse, ma un nemico con il quale ci si può anche scontrare fisicamente.
Non concordo con il collega Anedda sul fatto che le forze di polizia debbano operare autonomamente sul territorio; ciò per il rispetto istituzionale che si deve riservare al Governo al quale noi non abbiamo certamente dato la nostra fiducia; tuttavia, rivolgiamo al ministro dell'interno un richiamo alle sue responsabilità perché le direttive che ha impartito finora, ancora oggi non danno i risultati che pensavamo si potessero ottenere.
Se il ministro ha dato queste direttive, le deve correggere ed integrare, affinché venga soddisfatta l'esigenza di bandire la violenza politica e di affrontare la futura campagna elettorale con un confronto di idee libero e aperto, nel quale ognuno si possa riconoscere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Meloni. Ne ha facoltà.


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GIOVANNI MELONI. Signor Presidente, desidero anzitutto ringraziare il ministro per l'informativa di oggi, con la quale mi sembra ci abbia dato notizie precise e puntuali, per la condanna espressa - come era doveroso fare da parte del Governo - nei confronti della violenza che si sta manifestando sul terreno politico, per le misure che sono state adottate, delle quali il ministro ci ha parlato, in relazione agli episodi specifici e, più in generale, per le misure prese in materia di repressione.
Onorevole Anedda, credo che oggi siamo qui per ascoltare queste cose. Affermare che il Governo - qualunque esso sia, onorevole Anedda, perché oggi c'è questo e domani potrebbe esservene un altro - dovrebbe disinteressarsi di ciò...

GIAN FRANCO ANEDDA. Non il Governo, il ministro. È diverso!

GIOVANNI MELONI. ...è qualcosa che, sul piano istituzionale, conoscendola, sono convinto lei non possa condividere. Lei lo ha detto per iperbole, per propaganda, ma certamente senza poter esserne convinto.
Anche noi ci associamo alle manifestazioni di solidarietà che giustamente questi episodi richiedono e neghiamo - qui vi è stato un dibattito fra sardi, perlomeno prevalentemente - che non sia avvenuto niente. Quanto all'episodio più grave accaduto in Sardegna, cioè la rapina che si può pensare in qualche modo connessa a movimenti terroristici, i responsabili sono stati assicurati alla giustizia, sono stati arrestati. Non si può affermare, allora, che ci vogliono i fatti, perché quello è un fatto. Si tratta di tutti i fatti necessari? Forse no, ce ne vorranno altri. Sono in corso indagini nelle quali il ministro, il magistrato, le forze dell'ordine svolgono ciascuno il proprio compito.
Presidente, concludo con un'osservazione. Al di là delle affermazioni di carattere generale, naturalmente condivisibili, fatte poc'anzi dall'onorevole Pisanu (che è andato via), non condivido il taglio: se si dice che la violenza politica è tutta da condannare, non si può poi fare un «almanacco» delle violenze politiche che riguardano solo se stessi, è sbagliato. Se si dice che la violenza politica deve essere condannata, bisogna condannarla tutta, perché altrimenti si assume un atteggiamento di condanna verso una violenza e di giustificazione verso un'altra o, perlomeno, così potrebbe sembrare. Sono convinto che non fosse questa l'intenzione dell'onorevole Pisanu, ma, lo ripeto, così potrebbe sembrare.
Ciò mi consente di concludere con un concetto che ho già espresso quando anch'io ho chiesto che il Governo rendesse questa informativa. Il concetto è il seguente: in qualche misura, su questa campagna elettorale si addensa un orizzonte nuvoloso, che riguarda lo specifico tema della violenza; tuttavia, tutti quanti dobbiamo avvertire, anzitutto su di noi, anche una responsabilità. Se noi accettiamo - come qualcuno pare che accetti ed anzi che lo giustifichi - che persone investite di responsabilità istituzionale, anche se di carattere locale, possano tranquillamente rivolgere minacce senza che questo susciti reazioni in coloro che sono più vicini politicamente a chi ha quelle responsabilità istituzionali e dice quelle cose, allora bisogna che in qualche modo anche noi siamo indicati come responsabili della violenza che va diffondendosi. Ritengo infatti che la prima condanna inflessibile e l'esempio non possano che venire dai livelli più alti e da coloro che hanno responsabilità.
Se invece ci si dovesse - per ragioni bassamente elettorali - occupare semplicemente degli episodi di violenza che in qualche modo possono essere ascritti agli altri, allora è chiaro che tali episodi sono destinati a moltiplicarsi, ma per responsabilità che vanno individuate a quel livello.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente del Governo sugli atti di intimidazione posti in essere nei giorni scorsi nei confronti di sedi ed esponenti di partiti politici.

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