Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 860 del 15/2/2001
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(Finanziamenti ministeriali a favore di programmi di ricerca)

PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Targetti n. 2-02889 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 3).


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L'onorevole Targetti ha facoltà di illustrarla.

FERDINANDO TARGETTI. Signor Presidente, mi riservo di intervenire in sede di replica.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali ha facoltà di rispondere.

ROBERTO BORRONI, Sottosegretario di Stato per le politiche agricole e forestali. Signor Presidente, in merito all'attività di ricerca e sperimentazione agraria, che prevede la realizzazione di piante geneticamente modificate, finanziata dal Ministero delle politiche agricole e forestali, con decreto 12 luglio 2000 il Ministero ha definito i criteri e gli indirizzi politici nell'ambito della ricerca e della sperimentazione in agricoltura ammettendo al finanziamento, tra l'altro, programmi finalizzati di ricerca con particolare riferimento all'uso di tecnologie genetiche, ma escludendo il ricorso a sperimentazioni di OGM in pieno campo.
La decisione è fondata su un orientamento che si è sempre più rafforzato in ambito comunitario; esso è diretto a regolamentare la ricerca, la sperimentazione e l'impiego degli OGM in particolare in campo agricolo, avendo come punto di riferimento il principio di precauzione e gli accordi sottoscritti recentemente dall'Unione europea e dal nostro paese riferiti al protocollo di biosicurezza. La stessa Commissione dell'Unione europea, in data 2 febbraio 2000, ha specificato l'applicazione del principio di precauzione, integrando in questo modo il libro bianco e l'accordo raggiunto a Montreal relativo alla biosicurezza, un principio la cui valenza è stata ribadita anche nel corso del Consiglio europeo di Nizza.
Successivamente, resosi conto che lo stesso provvedimento a cui ho fatto riferimento conteneva un'imprecisione dovuta ad un errore materiale, il Ministero è intervenuto con un successivo decreto del 14 novembre; in particolare, il riferimento «alle biotecnologie che escludono la sperimentazione di OGM in campo agricolo», riportato nel primo decreto, è stato sostituito nel secondo con le parole «alle biotecnologie che escludono la sperimentazione in campo aperto». Proprio su queste basi l'indirizzo poi il Ministero ha provveduto a finanziare già alcuni progetti di ricerca e sperimentazione agraria che faranno uso di biotecnologie e di piante OGM, ma in un ambiente confinato.
Per quanto concerne il progetto di ricerca, finanziato dal ministero, biotecnologie e vegetali che prevede tra l'altro in alcune schede di ricerca l'uso di OGM, si fa presente che è in fase di ultimazione l'istruttoria per il suo finanziamento.
Questo è il quadro esistente fino a ieri. La situazione - come il deputato interpellante sa - oggi è cambiata: vi è stato un accordo raggiunto tra il Governo e una delegazione di scienziati e, sulla base di questo accordo, si è stabilito che la sperimentazione su organismi geneticamente modificati in campo aperto è possibile attraverso un esperimento che sarà avviato sotto la supervisione di un comitato di esperti. Questo studio, questa esperienza, servirà a valutare i rischi connessi ad esperimenti del genere e a stabilire le regole di precauzione.
Ricordo che proprio ieri il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le regole che devono presiedere a tutta la vicenda degli organismi geneticamente modificati, tra le quali si prevedono due punti credo abbastanza importanti: la creazione di un registro pubblico dei prodotti OGM; la riaffermazione del principio di precauzione come elemento centrale per valutare il rischio prima di commercializzare tali prodotti.

PRESIDENTE. L'onorevole Targetti ha facoltà di replicare.

FERDINANDO TARGETTI. Cogliendo l'occasione della replica per illustrare anche quale fosse la logica che ci aveva indotti a presentare questa interpellanza urgente, devo dire che vi è la consapevolezza che la scienza può avere vari esiti nelle sue applicazioni: estremizzando, si


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può dire che gli esiti possono essere pro vita o pro morte, pro ricchi o pro poveri! È chiaro quindi che gli esiti della ricerca scientifica non sono neutrali. Ne consegue quindi che è legittimo che l'applicazione della ricerca scientifica stessa sia sottoponibile al vaglio politico. È ancora più comprensibile se si tratta di finanziamento pubblico!
Tuttavia, quello che non si può - a parer nostro - tenere è un atteggiamento che aderisca al principio di precauzione - a cui ha fatto riferimento il sottosegretario - di proibire una cosa finché si dimostri che è innocua; mentre il terreno più favorevole alla scienza è quello nel quale non si può proibire una cosa finché non si dimostri che arreca danni alla salute o all'ambiente. È ovvio che questo non vale per la commercializzazione, ma vale per la ricerca!
Inoltre, non si può «elettoralizzare» l'indirizzo della ricerca. Infatti, è la comunità scientifica che ha più consapevolezza non solo della validità scientifica della ricerca (il peer revue system), ma anche degli effetti possibili e potenziali della ricerca medesima. Quindi, deve essere il mondo della scienza il primo ad essere ascoltato nella scelta degli indirizzi che la ricerca deve prendere.
Su questo terreno vi è un'ulteriore considerazione da fare: l'indirizzo mondiale della ricerca!
Una scelta di finanziamento pubblico della ricerca in Italia in dissintonia con il resto del mondo comporta questi tre effetti: in primo luogo, non modifica l'esito della ricerca scientifica mondiale; in secondo luogo, limita la ricerca di avanguardia all'industria privata, penalizzando la ricerca pubblica; in terzo luogo, mantiene il nostro paese nelle retrovie della ricerca ed obbliga i ricercatori italiani ad emigrare. Ricordo che il provvedimento che ha dato origine all'interpellanza avrebbe sottratto a centinaia di ricercatori italiani i fondi necessari alla loro ricerca e il lavoro da loro iniziato sarebbe restato incompiuto, con danno per la ricerca italiana e per la nostra credibilità internazionale.
Limitare la ricerca e quindi lo sviluppo scientifico delle biotecnologie, una delle rivoluzioni scientifiche più importanti dell'era moderna, per il timore che alcune applicazioni delle scoperte scientifiche possano essere usate a danno dei consumatori, dimostra - credo - poca lungimiranza. Se conseguenze negative ci possono essere - e ci possono essere -, vanno affrontate quando si presentano, non vietando la ricerca i cui esiti non sono noti. È una forma di paura dell'intelletto umano e di sottostima delle capacità della politica a intervenire nel momento opportuno. Non si può essere contro la ricerca sulle mutazioni genetiche in quanto tali. L'uomo stesso - lo hanno ricordato recentemente molti scienziati - è il prodotto di mutazioni genetiche avvenute per effetto delle condizioni esterne e l'evoluzione spontanea della natura non sempre produce benessere. L'evoluzione naturale porta con sé errori e la riproduzione della natura avviene con una certa probabilità di errore che può causare malattie genetiche, tumori e altri esiti indesiderabili. Non è ragionevole individuare solo i rischi di una ricerca e non considerare i progressi che da essa possono venire: cibo in maggiore quantità e migliore qualità anche per i paesi poveri, riduzione del processo di deforestificazione, riduzione dell'uso di pesticidi con piante modificate per resistere a insetti e parassiti; riduzione dell'uso di concimi chimici per il fatto che quelle piante possono utilizzare per crescere l'azoto atmosferico. La rivoluzione delle biotecnologie è ai primi passi, ma non ai primissimi e non esistono evidenze che i cibi modificati siano dannosi. Lo dimostra il consumo di soia e grano americani e la dieta dei cinesi i quali si sfamano con riso arricchito geneticamente. L'autorità americana preposta alla salute, la Drug and Food Admnistration, va ricordato, è severa. Anche noi dovremmo avere una autorità indipendente sia dagli interessi delle lobby dei produttori, sia dagli interessi politici di un consenso basato su un'emotività a-scientifica. Ho letto in questi giorni che recentemente il Presidente


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Prodi ha proposto l'istituzione di un'autorità di questo tipo a livello europeo. Credo che sia un'ottima idea, ma la tutela del consumatore non si ottiene solo con controlli e divieti pubblici bensì anche con la trasparenza. Infatti, è necessario superare l'ostilità delle imprese agroalimentari ad indicare sulle etichette il contenuto di ciò che è posto sul mercato. Le etichette dovrebbero evidenziare se i cibi venduti sono transgenici o no e in tal modo il giudizio finale consapevole sarebbe lasciato al consumatore. Il problema nuovo, che non ci nascondiamo che esista, è che la sperimentazione sui vegetali può produrre modifiche delle piante e delle loro relazioni con l'ambiente che si diffondono oltre il campo della sperimentazione, ma anche in questo caso il controllo non deve essere politico, ma scientifico. A me sembra che tra il Governo e la comunità degli scienziati che ha manifestato in questi giorni il sacrosanto diritto alla libertà della ricerca, si sia giunti ad un accordo positivo - come ricordava il sottosegretario - e di questo i firmatari dell'interpellanza si dicono soddisfatti.

PRESIDENTE. Avverto che le interpellanze Saonara n. 2-02884 e Paolone n. 2-02895 sono rinviate ad altra seduta.
È così esaurito lo svolgimento delle interpellanze e delle interrogazioni all'ordine del giorno.

GIOVANNI SAONARA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

GIOVANNI SAONARA. Signor Presidente, prendo atto del rinvio della trattazione della mia interpellanza, però vorrei chiedere a lei e alla Presidenza della Camera di fare una riflessione su questo argomento, nel senso che, come lei sa, l'interpellanza è urgente e si svolge a norma dell'articolo 138 del nostro regolamento.
Vorrei dire che è urgente proprio nel senso letterale del termine. Infatti, all'oggetto dell'interpellanza si riferisce una serie di elementi concernenti il rapporto tra il Governo e il gruppo Finmeccanica. Allora, signor Presidente, chiedo a lei e alla Presidenza della Camera di fare in modo che questa interpellanza venga effettivamente svolta nella giornata di martedì, anche se il nostro regolamento ne stabilisce di norma lo svolgimento nella giornata di giovedì, o comunque, sicuramente, giovedì 22 febbraio. La ringrazio per questa sua sensibilità. Mi faccio portavoce evidentemente soprattutto dei lavoratori del gruppo interessati alla vicenda.

PRESIDENTE. Onorevole Saonara, l'interpellanza è rinviata alla prossima seduta in cui avrà luogo la trattazione di interpellanze urgenti, ovverosia giovedì prossimo.
Sospendo la seduta che riprenderà alle ore 14 con l'informativa del Governo.

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