Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 853 del 6/2/2001
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Discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione (ore 15,01).

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento civile nei confronti del deputato Sgarbi pendente presso il tribunale di Roma (Doc. IV-quater, n. 160).

Ricordo che a ciascun gruppo, per l'esame del documento, è assegnato un tempo di 5 minuti (10 minuti per il gruppo di appartenenza dell'onorevole Sgarbi). A questo tempo si aggiungono 5 minuti per il relatore, 5 minuti per richiami al regolamento e 10 minuti per interventi a titolo personale.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-quater, n. 160)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare, in sostituzione del relatore, l'onorevole Saponara.

MICHELE SAPONARA, Relatore f.f. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio Sgarbi, con riferimento ad un procedimento civile pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Roma (atto di citazione di Carlo Ripa di Meana e Marina Punturieri).
Il procedimento trae origine da una citazione dell'onorevole Carlo Ripa di Meana e di sua moglie Marina Punturieri Ripa di Meana per le dichiarazioni rese dall'onorevole Sgarbi nel corso di un comizio tenutosi in un teatro di Ferrara il 4 aprile 1996 e nel corso della trasmissione «Sgarbi Quotidiani» del 30 dicembre 1997.
Nel comizio a Ferrara, l'onorevole Sgarbi affermava, tra l'altro: «...il partito di Ripa di Meana. Ripa di Meana: quello è il massimo. Ripa di Meana aveva un partito, i Verdi, che aveva il tre, tre e mezzo per cento; da quando c'è lui è al due perché hanno visto la moglie e si sono spaventati, hanno visto la Ripa e si sono spaventati... vediamo..., tutto così, c'è questo esempio conclusivo (...) Ripa di Meana nasce a Perugia, fin da piccolo sente un grande trasporto per il mondo libertario liberale radicale e va a Milano, incontra Craxi: da quel momento non lo abbandona più. Craxi lo nomina, nell'ordine, presidente dell'Ente del turismo a Milano, passano tre anni e lo nomina presidente della Biennale di Venezia, passano quattro anni e lo nomina parlamentare europeo, passano otto anni e lo nomina commissario europeo, passano dieci anni e lo nomina ministro dell'ambiente. Craxi si distrae un attimo, Ripa di Meana non sa più chi è Craxi. «Io Craxi... l'ho visto qualche volta a cena con mia moglie, ma che ne so io di questo qui», ma dico: non ti ha fatto ministro, deputato ed eurodeputato? (...) io sono stato in molti luoghi, abitavo all'Hotel Majestic e ricevevo tra le undici, undici e mezzo la signora Ripa di Meana, la quale veniva per fare delle ricerche, voleva fare una tesi sul maestro dell'uomo di Ferrara, maestro dei mesi «sai devo lavorare» veniva lì, insomma, c'era questa ricerca «ma mi devi spiegare» io poi lavoro sempre un po' di notte: lavoravamo, ma poi, ma poi dice: «sai ho parlato anche con Carlo» io all'epoca però frequentavo anche una celebre pornostar che si chiama Petra, giravo con entrambe e, insomma, che vi dico, siccome era strano che un intellettuale sedicente o «se-essente» frequentasse una pornostar, la pornostar è diventata attrice, venivamo fotografati in tre: c'era a sinistra la Ripa di Meana, a destra la Petra, uscivano le


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foto e c'era sempre la Petra e l'altra era tagliata, sempre tagliata. Sgarbi come era non andava bene a tre; una sera andiamo ad una gran festa, una cosa così, lei mi viene incontro, mi abbraccia, mi bacia davanti a tutti e sulla fotografia Sgarbi sta con Petra: niente, non andava bene e allora si decide, sai cosa faccio? Faccio l'intervista a Stop e a Grand Hotel e racconto i miei amori con Sgarbi, copertina, è pubblicata, i miei amori con Sgarbi, quindi finalmente uscirò anch'io; questi fanno una sopracopertina per cui ti fregano la Ripa di Meana, la quale non riesce neanche quella volta con il consenso del marito ad andare in copertina, una roba, una decadenza. E poi l'intervista all'interno dice: «bah, suo marito il deputato, il ministro, il senatore, per la mia felicità lui è pronto a tutto, io gli ho detto amo Sgarbi e quindi mi ha detto «vai», è venuta, abbiamo lavorato sulle sculture... così... io che ero appassionato, dovete capirmi ero alle prime, non capivo, insomma, io... verso l'una di notte l'una e mezza me la vedevo che smetteva di studiare sui libri, si alzava improvvisamente dopo queste faticose ricerche diceva: «mi devo allontanare un attimo, devo pensare a Carlo» e dove vai cara? «Vado all'Hotel Raphael...».
Nel corso della trasmissione del 30 dicembre 1997, l'onorevole Sgarbi, riportando alcune dichiarazioni rilasciate dal direttore del Teatro della Scala, dichiarava, tra l'altro: «Sono finiti i tempi dei privilegi, dice (Fontana) con la luce della sua intelligenza e dall'alto della sua sensibilità democratica, sono finiti i tempi dei privilegi... nei quali noi abbiamo prosperato per anni... dimentica di dire! ... una volta, come la Ripa di Meana quando rinnegò Craxi. Ecco perché io ho interrotto i rapporti con lei... simpatica bella... io ricordo come diventava ministro Ripa di Meana, quale era il metodo, non posso raccontarlo cosa capitava! Ripa Meana faceva un passaggio all'Hotel Majestic dove stava un giovane povero e romantico che ero io: verso l'una l'una e mezza si appropinquava all'Hotel Raphael dove incontrava Bettino, la mattina dopo il marito diventava ministro parlamentare europeo candidato, poi vincitore, commissario europeo presidente poi Craxi cade, che schifo Craxi, viva Di Pietro stop! Qui ci vuole veramente Striscia, ma come, «viva Di Pietro»? Hai portato la pelliccia fino al giorno prima e poi ci sputi: roba da pazzi, roba da pazzi!»
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 29 novembre 2000. In tale sede si è avuto modo di rilevare che le frasi pronunciate dallo Sgarbi erano in connessione con l'intento di censurare il comportamento di talune persone che vivevano a stretto contatto con la classe politica e di denunciare al paese situazioni di corruzione politica. Si versa, quindi, in un contesto di critica politica, sia pure in assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, che comunque deve ritenersi implicito, attesa la diffusione che ebbe a suo tempo la vicenda di Tangentopoli nel dibattito politico.
La Giunta ha deliberato a maggioranza, dopo un'approfondita discussione, di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Parrelli. Ne ha facoltà.

ENNIO PARRELLI. Signor Presidente, confesso che non avrei preso la parola se non fosse stato per un episodio avvenuto in quest'aula, anche perché l'onorevole Sgarbi ha finito per diventarmi simpatico, perché pochi come lui hanno conquistato il diritto di errare in quest'aula, di votare dove gli pare, di sedere dove gli pare: è un diritto singolare, che io ammiro, anche per la capacità espansiva ed esplosiva della sua personalità, che è certamente degna di nota per cultura ed intelligenza. Così, nulla di quanto egli dice e fa potrà essere mai addebitato ad ignoranza o insipienza.
Con questa consapevolezza culturale, l'ultima volta in cui in quest'aula si è


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parlato di Sgarbi è stato detto che egli è un perseguitato. In quell'occasione ho potuto svolgere un intervento estemporaneo servendomi, direi in maniera non propria, del regolamento, chiedendo di parlare sull'ordine dei lavori. Ho detto che francamente non trovavo alcun elemento che facesse pensare ad un perseguitato. Oggi però deve rimanere scolpito, signor Presidente, che le vicende che interessano Sgarbi occupano un terzo dei procedimenti affidati alla Giunta. Nei suoi confronti sono state presentate 71 richieste di autorizzazione a procedere, ne sono state concesse soltanto 11 e negate 60: come questo possa concretare la figura del perseguitato in realtà non riesco a capirlo. Viceversa, sento inverata in me la situazione del perseguitato, perché domani abbiamo all'ordine del giorno altri tre procedimenti per Sgarbi; quindi voglio che resti scolpito che qui non c'è nessuna persecuzione contro Sgarbi, ma è Sgarbi che perseguita il Parlamento, oggettivamente, con il suo comportamento (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Questo mi costringe ad entrare nel merito. Innanzitutto bisogna dire che onestamente il relatore riconosce che non vi è nessun collegamento specifico con atti e documenti parlamentari, ma Sgarbi ha detto queste cose parlando in un comizio: e va bene, un comizio può avere un profilo politico, ma le stesse cose egli le ripete e le amplifica nella sua trasmissione Sgarbi quotidiani.
Ho avuto l'onore di essere una sola volta relatore su un documento di insindacabilità riguardante l'onorevole Sgarbi ed ebbi occasione di precisare all'Assemblea che Sgarbi, in quella trasmissione, è legato da un contratto nel quale egli viene qualificato come conduttore, alla stessa stregua di Maurizio Costanzo. Egli ha obblighi molto specifici: deve indossare gli abiti di gradimento della produzione e, se non lo fa, è la stessa produzione a fornirglieli (egli è solo tenuto a restituirli a fine trasmissione). Ciò vuol dire che lo vestono, e, naturalmente lo pagano. Come tutto ciò si concili con l'attività parlamentare e non rientri invece nel contratto di produttore - come viene specificato nel contratto stesso - e come possa fare il conduttore di spettacoli teatrali o giù di lì, anche se si occupa prevalentemente di politica e di fatti suoi personali, è duro da capire, anche perché si crea una disparità con gli onesti conduttori che non possono invocare l'impunità - rectius -, l'immunità parlamentare.
Detto questo, lo ripeto, non quel lapsus, ma quella onestà intellettuale del relatore, che oggi non è presente, ci dice che vi è l'assenza di un collegamento specifico con atti o documenti parlamentari, anche se lato sensu. Sotto questa latitudine, tutto è possibile, anche l'inverecondia di attaccare con mezzi ed espressioni inqualificabili, sotto l'usbergo della presunta impunità parlamentare. Io mi ribello a questa impostazione.
L'onorevole Sgarbi avrebbe fatto bene a non darci dei persecutori (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e del deputato Di Capua).

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Manzoni. Ne ha facoltà.

VALENTINO MANZONI. Signor Presidente, mi meraviglio di quanto affermato dall'onorevole Parrelli, che è un giurista e fa parte della Giunta per le autorizzazioni a procedere, quando dice che quanto detto da Sgarbi non ha alcun collegamento con l'attività parlamentare. L'onorevole Parrelli deve sapere - credo lo sappia - che l'esimente di cui all'articolo 68 della Costituzione copre ogni manifestazione politica del parlamentare sia intra moenia, sia extra moenia. La giurisprudenza della Camera è pacifica: anche senza che vi sia stato un precedente atto proprio dell'attività parlamentare, l'esplicazione di attività politica lato sensu intesa è coperta dall'esimente di cui all'articolo 68 della Costituzione. I precedenti in questo senso sono numerosi.
Il ragionamento dell'onorevole Sgarbi deve essere letto nella sua interezza al fine di poterne cogliere il significato e lo spirito. È chiaro che una frase o una


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espressione estrapolata dal contesto e dall'insieme della ricostruzione logica e consequenziale che fa l'onorevole Sgarbi della fulminante carriera politica dell'onorevole Ripa di Meana può non avere un significato di critica; tuttavia, lette le espressioni usate dall'onorevole Sgarbi nel loro insieme, è di tutta evidenza che il parlamentare abbia inteso censurare ed offrire alla pubblica opinione momenti di riflessione su alcune modalità di arrivismo e carrierismo politico dovute più a pratiche di intrigo che a meriti personali.
D'altra parte, la cronaca storica è piena di vicende che hanno visto come protagonista belle, affascinanti ed intelligenti donne che hanno brigato presso il potente di turno, magari qualche volta passando sotto le lenzuola di quest'ultimo, per avere favori per sé e per i loro congiunti. Basta ricordare la vicenda della contessa di Castiglione, che fu indotta da Cavour ad avere rapporti con Napoleone III affinché l'Italia si alleasse con la Francia contro l'Austria. Basta pensare a Cleopatra, che si presentò a Giulio Cesare avvolta in un tappeto che fu srotolato ai suoi piedi al fine di incoraggiarlo a certi rapporti.

PRESIDENTE. Di questo passo, onorevole Manzoni, arriviamo alla preistoria!

VALENTINO MANZONI. Presidente, quello che voglio dire che belle e affascinanti donne hanno sempre intrigato per ottenere alcuni favori.

ENNIO PARRELLI. Dimentichiamo le pari opportunità!

VALENTINO MANZONI. Ed allora perché meravigliarsi delle cose che ha detto l'onorevole Sgarbi? Esse costituiscono una critica politica. Sgarbi mette il dito nella piaga di certe modalità di arrivismo e di carrierismo politico attraverso un discorso molto chiaro e semplice.
Presidente, per queste ragioni concordo con le conclusioni cui è pervenuta la Giunta e dichiaro che voterò a favore delle stesse.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Biondi. Ne ha facoltà.

ALFREDO BIONDI. Presidente, onorevoli colleghi, l'esimente di cui all'articolo 68 della Costituzione non è un esimente per l'«impunità» o «immunità», anche se mi rendo conto che il gioco di parole dia adito a questo, ma è una garanzia per l'esercizio dell'attività parlamentare sia che essa si svolga all'interno di quest'aula sia che si svolga al di fuori perché il parlamentare porta le sue opinioni ed anche il suo modo di fare fuori da quest'aula.
Ho ascoltato l'elencazione delle vicende che riguardano il collega Sgarbi che fa della provocazione una sua arma politica. Io non ne sarei capace, in ogni caso riconosco che, per chi ha tale attitudine, è questo un metodo, un modo di lotta politica.
La critica alle persone che hanno avuto e avranno ancora un ruolo politico rilevante, visto che non c'è limite alla provvidenza in materia politica, come è possibile vedere in questi giorni, può consentire valutazioni che magari hanno il valore graffiante dell'ironia. Mi dispiace che ciò sia sfuggito al collega Parrelli che di questa arma sa usare tutte le doppie lame possibili.
Quando la vicenda politica di un uomo del rilievo di Ripa di Meana, nelle sue varie e multiformi manifestazioni politiche e istituzionali, viene messa a confronto con la qualità del soggetto che ha potuto consentire l'evoluzione di questa vasta personalità, mi permetto allora di dire che l'atteggiamento non può essere quello di denigrare il soggetto che ha dato vita alle qualità di cui si discute, ma semmai quello di mettere in risalto la differenza che separa i giorni felici da quelli infelici, con riferimento ai quali, per la mentalità «venticinqueluglista» che è sempre presente in Italia, si fa spesso una questione di mutamento di posizione a seconda del variare delle condizioni di coloro che hanno dato vita a determinate fortune politiche.


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Non so se ciò sia possibile farlo o meno. Del resto anche per quanto riguarda il codice penale, come lei sa benissimo, signor Presidente, per i reati di diffamazione o di ingiuria quando la polemica è molto graffiante (tanto la polemica politica quanto quella sindacale e giornalistica), si ritiene che tale strumento sia funzionale all'accentuazione di una critica che è legittima per chiunque nel dibattito politico.
Ritengo che l'aver messo in evidenza condizioni soggettive, che riguardano marito e moglie in questo senso avvinti dal non insolito destino di beneficiare di vantaggi che derivano da frequentazioni, di qualunque tipo esse siano, che mettono in discussione la coerenza dei comportamenti, non si presta, mi permetto di dirlo, ad una interpretazione statistica che ha dato il collega Parrelli il quale ha detto: Sgarbi è stato coinvolto in 71 vicende di cui 60 gli sono andate bene e 11 male. Facciamo 12, così la cosa non turba la statistica!
Non credo che questo sia un modo per esaminare le cose. Bernard Shaw diceva che ci sono due modi per dire le bugie: dire le bugie e fare le statistiche. Io preferisco non dire le bugie e non fidarmi delle statistiche.
Credo che si possa senz'altro dire che ciò che è avvenuto, si è verificato in un contesto nel quale la personalità del soggetto ha un suo ruolo. Ci sono affermazioni politiche sommesse che sono molto più gravi.
Conosco uomini politici che hanno consentito per tanto tempo, per esempio, che una personalità permettesse loro un cursus honorum fino addirittura alle posizioni preminenti in fase costituzionale potenziale; questa personalità si è poi sentita dire, in questi giorni, da chi aveva avuto queste posizioni preminenti che chi le aveva consentite non aveva titolo a farlo perché era ineleggibile.
Sento fare slalom di questo genere e mi chiedo se tra una cosa scherzosa, detta come sa dirla Sgarbi, e una cosa cupa, come quella che ho sentito dire in questi giorni, la prima possa essere peggiore dal punto di vista dell'animus diffamandi. Credo, pertanto, che non sussista nulla in questo caso che impedisca al parlamentare di esercitare il suo diritto di critica nei confronti di altri soggetti politici; tale critica può essere valutata positivamente o negativamente a livello di gusto, ma non di diritto. Questa è la ragione per cui voterò secondo le conclusioni della Giunta, che sono state poco fa ricordate.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.
Nessuno chiedendo di parlare per dichiarazione di voto, passiamo ai voti.
Avverto che il gruppo Comunista ha chiesto la votazione nominale mediante procedimento elettronico.

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