Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 849 del 31/1/2001
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DICHIARAZIONE DI VOTO FINALE DEL DEPUTATO EDUARDO BRUNO SUL TESTO UNIFICATO DEI PROGETTI DI LEGGE NN. 99-241-294-328-486-538-540-545-550-642-643-696-738-744-797-832-883- 1491-1840-1961-1973-1983-2014-2664-2757-2758-3144-3377-3498-3776-3782-3783-3785-3889-3919-4025-4133-4153-4348-4453-4554-4573-4859-4971-5038-5166-5270-5421-5515-5597-5620-5636-5714-5792-5983-6229-6488-6514-6563-6770

EDUARDO BRUNO. Rendere più sicuri i trasporti e le strade è sempre stato un preciso impegno programmatico dei comuni italiani. Questo Governo ha attuato provvedimenti significativi per migliorare la sicurezza dei trasporti, anche se ancora molto resta da fare. Non a caso l'incremento della sicurezza è uno dei grandi obiettivi strategici del nuovo piano generale dei trasporti e della logistica.
Nel quadro delle azioni tese ad aumentare la sicurezza dei trasporti, la legge di riforma del codice della strada che ci apprestiamo a votare, rappresenta un importante tassello.
Questo provvedimento è giusto e molto atteso dai cittadini, anzi si può dire che l'iter poteva essere anche più spedito se non si fossero manifestate pretestuose opposizioni del Polo delle libertà. In ogni


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caso, una volta approvato, come io spero, se verrà applicato correttamente e se altrettanto correttamente verrà fatto rispettare, può contribuire in modo significativo a porre rimedio a quelle che in modo tristemente appropriato sono state definite «le stragi della strada».
Le statistiche forniscono, infatti, dati impressionanti: solo nel 1999 si cono stati 9.000 morti, 300 mila feriti, 20 mila disabili, 40 mila miliardi di costi sociali. Siamo dunque in presenza di una triste realtà che occorre correggere con azioni coordinate che vanno dagli investimenti per infrastrutture, per mezzi più sicuri, nuova tecnologia, alle nuove regole per la circolazione, mirando soprattutto, come si propone la legge, al coinvolgimento attivo dei cittadini per affermare nei comportamenti individuali e collettivi una nuova cultura della prevenzione.
Bisogna convincersi che investire per la sicurezza non è solo un pur necessario intervento solidaristico, ma serve anche a limitare i danni sociali (che pesano sul servizio sanitario nazionale) ed economici (ad impianti e infrastrutture), nonché ad aprire significative occasioni di lavoro qualificato.
Certo sulle strade italiane l'incedentalità è ancora molto alta, purtroppo, si continua a morire; va però sottolineato che le misure di prevenzione e gli aggiustamenti del codice della strada già attuati hanno consentito di limitare i danni: basti pensare agli effetti positivi delle cinture di sicurezza per le automobili e alla obbligatorietà dei caschi per i motociclisti che hanno consentito di ridurre del 65 per cento i decessi.
Ma è evidente che tutto questo non basta; con la riforma del codice della strada si cerca di calibrare una strategia più efficace.
Il provvedimento che stiamo per approvare (unitamente alle proposte di legge abbinate) contiene, infatti, numerosi criteri e principi direttivi, che coinvolgono molti aspetti della disciplina sulla circolazione stradale. Tra di essi risultano di diretto interesse per gli utenti, in particolare sotto il profilo della sicurezza, i seguenti: revisione della disciplina della velocità dei veicoli, con un suo adeguamento alle caratteristiche delle strade ed alle condizioni atmosferiche, e con la riduzione, in caso di precipitazioni atmosferiche, di venti chilometri/ora del limite già in vigore; introduzione dell'obbligo di dotare i veicoli di nuovi dispositivi di sicurezza, tra i quali il sistema antibloccaggio in frenata (ABS), l'airbag per guidatore e passeggero anteriore e un meccanismo che segnali il superamento della velocità massima; modifica della disciplina sulla patente di guida, prevedendo, in particolare, per gli aspiranti al conseguimento della patente, l'obbligo di effettuare esercitazioni ed esami di guida anche in autostrada; introduzione della patente di guida a punti, basata su un sistema che prevede la sottrazione dal punteggio complessivo iniziale di 20 punti per ogni violazione delle norme richiamate dall'articolo 129, comma 1, del codice della strada; il punteggio iniziale sopra indicato potrà essere ricostituito in assenza di violazioni per un periodo di tre anni ovvero mediante la frequenza di corsi di aggiornamento organizzati da soggetti pubblici e privati a ciò autorizzati o da autoscuole; introduzione dell'obbligo di revisione della patente per i soggetti che abbiano subito un trauma cranico o che siano stati in coma; aggiornamento delle norme per la revisione periodica dei veicoli; introduzione di un certificato di idoneità alla conduzione dei ciclomotori per i soggetti minori (tale certificato potrà essere acquisito, oltre che presso le autoscuole, anche frequentando corsi appositamente organizzati presso le istituzione scolastiche statali e non statali di istruzione secondaria); introduzione di uno specifico reato per quanti partecipino ed organizzino gare di velocità sulle strade pubbliche, in assenza di apposita autorizzazione. E non va dimenticata l'importanza dell'aver esteso, su nostra proposta, anche al corpo di polizia penitenziaria competenze di polizia stradale.
Noi Comunisti italiani abbiamo in particolare contribuito a disciplinare il trattamento dei soggetti con «trauma cranico»,


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formalizzando una serie di criteri per il ritorno alla guida di chi abbia subito un trauma cranico seguito da uno stato di coma. A questo proposito, studi approfonditi, compiuti da una équipe di ricercatori della fondazione IREES S. Lucia di Roma, guidata dal primario Rita Formisano, hanno accertato che il 32 per cento di questi soggetti riprende a guidare, apparentemente guarito, ma nel 34,4 per cento dei casi ha avuto nuovi incidenti provocati da disturbi dell'attenzione e della concentrazione evidentemente non risolti completamente. Con il codice della strada riformato e grazie all'emendamento in questione il ritorno di questi soggetti alla guida non potrà avvenire se non in condizioni di assoluta sicurezza.
Il fenomeno che sta sullo sfondo ed è alla base di queste disposizioni, non è di poco conto. Da 15 a 30 mila persone ogni anno approdano al pronto soccorso degli ospedali italiani in seguito ad un trauma cranico (provocato, nel 70 per cento dei casi, da un incidente stradale); per molti di essi la situazione standard è quella di coma che, se nella maggior parte dei casi si risolve nell'arco di pochi giorni, talvolta si prolunga per periodi medio-lunghi e impone prolungati e faticosi periodi di riabilitazione. Nessuna criminalizzazione di questi soggetti, naturalmente, ma una cautela finalmente «codificata» da una normativa finora lacunosa se non completamente assente. L'emendamento da noi presentato in Commissione colma proprio tale lacuna ed è per queste ragioni che oggi votiamo con convinzione e soddisfazione questo provvedimento ringraziando in primo luogo tutte le associazioni in nome delle numerose vittime della strada che, da protagoniste, hanno agito da forte stimolo alla sensibilizzazione dei gruppi parlamentari per l'elaborazione e l'approvazione del provvedimento stesso.

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