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PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Miraglia del Giudice n. 3-06852 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8).
NICOLA MIRAGLIA DEL GIUDICE. Signor Presidente del Consiglio, a seguito della morte della regina Maria José si è riaperta la questione relativa al divieto di rimpatrio per la famiglia dei Savoia.
PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.
GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Il linguaggio da lei stesso usato, che vi sono stati cioè tentativi di aggirare il divieto costituzionale, metterebbe in difficoltà un Governo che si dichiarasse d'accordo con lei nella finalità di profittare delle ultime settimane della legislatura per aggirare un divieto costituzionale. Capisco che lei lo dice a fin di bene dal punto di vista che lei sostiene nell'interrogazione e d'altra parte, se lei ha partecipato alla parte iniziale di questa seduta, avrà constatato che vi sono opinioni diverse su questo argomento.
divieto nei confronti degli ex re, delle loro consorti e dei discendenti maschi. Fu una sentenza del Consiglio di Stato a stabilire, dopo la morte di Umberto, che la vedova non è consorte ai fini della XIII disposizione. Fu già un notevole equilibrismo giuridico e fu fatto. E l'ex regina, amata da molti italiani, è potuta rientrare in Italia. Credo che sarebbe improprio andare oltre. Ritengo superato il divieto nei confronti dei discendenti maschi e che spetti a questo Parlamento cancellare anche per questa parte la disposizione XIII.
PRESIDENTE. L'onorevole Miraglia del Giudice ha facoltà di replicare.
NICOLA MIRAGLIA DEL GIUDICE. Signor Presidente del Consiglio, abbiamo capito le sue intenzioni, la sua volontà che rispecchia peraltro la volontà di gran parte dei cittadini italiani. Ormai il rientro dei signori Savoia, come lei ha detto, in Italia non rappresenta più un pericolo per la nostra democrazia in quanto il popolo italiano è profondamente repubblicano. Così sono piaciute le sue parole poiché non ha parlato di giuramento che nella nostra Costituzione dovrebbe spettare a chi esercita una particolare funzione pubblica. In realtà questi signori verrebbero come privati cittadini e quindi non dovrebbero fare alcun giuramento ma dichiarare la loro lealtà alla Costituzione.
L'onorevole Miraglia del Giudice ha facoltà di illustrarla.
La tredicesima disposizione transitoria della Costituzione italiana sancisce il divieto di ingresso e soggiorno nel territorio italiano per i discendenti maschi di Casa Savoia. Negli scorsi mesi, ed in particolare in occasione dell'evento giubilare, è stata avanzata una serie di proposte tese ad aggirare il divieto costituzionale e a favorire il rientro immediato dei Savoia in Italia.
A nostro avviso, una soluzione dovrebbe essere ricercata, sia pur sapendo che ormai la legislatura è agli sgoccioli.
Chiediamo pertanto se il Governo intenda farsi promotore di iniziative volte ad agevolare il rientro dei Savoia in Italia, con la doverosa premessa, naturalmente, di una loro definitiva dichiarazione di lealtà verso la Repubblica.
Io ho già espresso la mia da costituzionalista e penso - e voglio ribadirlo - che identificare in quello un divieto permanente significa essere ciò che Ibsen sconsigliava di fare alla borghesia del primo novecento: caricare i figli, i nipoti e i pronipoti delle responsabilità dei padri, dei nonni e dei bisnonni. È impensabile, secondo me, che la Costituzione italiana possa aver adottato un principio del genere e proprio per questo io ritengo che il senso della disposizione fosse quello - come già ho detto - di proteggere gli anni iniziali della Repubblica da rischi di revanscismo monarchico. Da questo punto di vista, i signori Savoia sono come i signori Amato e i signori di qualunque altra famiglia, non rappresentano un pericolo per la Repubblica.
Si è già fatto in passato con la giurisprudenza forse l'unico passo avanti che poteva essere fatto senza aggirare la disposizione: si è consentito a Maria José di rientrare in Italia. Alcuni hanno dimenticato che la disposizione XIII esplicita il
Infine, la ringrazio di avere nella parte finale sottolineato quel punto relativo alla dichiarazione di lealtà. È la mia stessa opinione e colgo l'occasione qui per dire che io non ho mai parlato di giuramento ma, come lei, di dichiarazione di lealtà. Si deve ai titolisti dei giornali italiani, che cercano sempre una parola più corta di quella da noi pronunciata, se il mio «dichiararsi» sia diventato «giurare». Ma qui posso solo consigliare ai titolisti di dotarsi di un dizionario dei sinonimi della lingua italiana prima di alterare ciò che viene detto (Commenti del deputato Selva).
Penso però che questo Parlamento non abbia più tempo. È stata usata in alcune interrogazioni un'espressione sbagliata perché non si chiedeva un aggiramento della norma costituzionale ma un'abrogazione. In questa legislatura è stato fatto il possibile, sussistono ancora difformità di opinioni ma penso che la situazione sia matura affinché nella prossima legislatura si possa abrogare la norma transitoria che vieta il rientro in Italia ai discendenti di casa Savoia e così mettere fine ad una questione che possiamo dire ormai superata.


