Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 849 del 31/1/2001
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(Rientro in Italia degli eredi Savoia - I)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Grimaldi n. 3-06847 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 3).
L'onorevole Grimaldi ha facoltà di illustrarla.

TULLIO GRIMALDI. Signor Presidente, la morte di Maria José ha riaperto la discussione sul rientro dei Savoia in Italia. La stima e il rispetto che la figura della scomparsa merita non giustificano questo risveglio su una questione che deve essere ancora approfondita.
Il Capo dello Stato ha espresso il suo cordoglio rivolgendosi a Vittorio Emanuele con l'appellativo di principe e non a titolo personale, ma a nome di tutta la nazione. Lei, Presidente Amato, e autorevoli membri del suo Governo si sono espressi nel senso di ritenere superata la tredicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione. Per ultimo, il Governo italiano sarà rappresentato ai funerali dal nostro ambasciatore a Parigi.
Non ritiene inopportuni questi atteggiamenti che, di fatto, legittimano una dinastia che il popolo italiano ha messo al bando?

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Immagino che l'onorevole Grimaldi non intenda censurare un comportamento del Capo dello Stato, cosa che creerebbe una qualche istituzionale difficoltà nel rapporto tra Parlamento e Governo in quest'aula.
Colgo il senso complessivo della sua interrogazione che esprime un suo atteggiamento e una sua valutazione circa la questione dei Savoia, ricordandole, peraltro, che il telegramma del Presidente Ciampi si colloca in una serie ininterrotta di precedenti nello stesso senso, verificatisi in anni in cui la questione era molto più calda per gli italiani. Fu già il Presidente De Nicola a scrivere a Faruk un telegramma di condoglianze in occasione della morte di Vittorio Emanuele III, proprio il re che aveva dato ragione alla tredicesima disposizione transitoria.

ALBERTO LEMBO. Nessuna ragione!

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Einaudi scrisse un telegramma di condoglianze per la morte della regina Elena, Pertini lo scrisse a Maria José per la morte di Umberto. Collocandosi in questa scala di precedenti, il Presidente Ciampi ha fatto la stessa cosa per la morte di Maria José. Aggiungo ancora che la rappresentanza dell'ambasciatore italiano era stata già assicurata al funerale della regina Elena nell'occasione che ho ricordato in precedenza; anche questa iniziativa trova, pertanto, un precedente, nella nostra storia passata.
Per quanto mi riguarda, al quesito: «Lei, da costituzionalista, che cosa pensa?», ho risposto che da costituzionalista penso - lo ribadisco in questa sede - che la disposizione sia superata nella sua ratio storica, per le ragioni che ieri ho sentito ricordare dal mio collega ed amico Augusto Barbera in occasione di una trasmissione radiofonica: se la disposizione volesse rappresentare un permanente divieto, per la storia futura, ai discendenti


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maschi di casa Savoia di entrare nel territorio nazionale, esso rappresenterebbe una discriminazione a lungo non giustificabile; qualora, invece, la norma - come io e Barbera pensiamo - sia stata adottata con finalità protettive del nuovo regime democratico contro rischi di revanscismo monarchico, essa avrebbe svolto la sua funzione nei primi anni della Repubblica. A questo punto, gli appartenenti a casa Savoia sono per la Repubblica italiana persone come altre, non rappresentano più un pericolo; da questo punto di vista, ho risposto che ritenevo la norma superata, ferme restando - ci mancherebbe altro - le sovrane attribuzioni del Parlamento nell'adottare decisioni, siano esse conformi o meno alle mie opinioni.

PRESIDENTE. L'onorevole Grimaldi ha facoltà di replicare.

TULLIO GRIMALDI. Signor Presidente, come parlamentare della Repubblica non posso sentirmi rappresentato da tali iniziative, assolutamente. Devo anche aggiungere che la tredicesima disposizione finale - non transitoria ma finale - della Costituzione ha il significato di una condanna storica. Non è il timore che vieta il ritorno dei Savoia in Italia; chi volete si possa sentire rappresentato da questi personaggi, da uno in particolare che appartiene più alla cronaca degli affari (in qualche caso alla cronaca nera) che a quella politica? È la memoria perenne dei loro crimini che resta, questo è il fatto. Ne sono testimonianza, Presidente, gli ebrei discriminati dalle leggi razziali e poi trascinati nei campi di sterminio, le migliaia di soldati italiani abbandonati dopo l'8 settembre e trucidati a Cefalonia, il paese calpestato dalla barbarie nazifascista dopo la sciagurata guerra voluta da Mussolini e dal re. Tutto questo ricorda ancora oggi all'Italia ed agli italiani il nome Savoia.

PRESIDENTE. La ringrazio, onorevole Grimaldi, ma le devo ricordare che il Parlamento della Repubblica si sente rappresentato dalle iniziative del Capo dello Stato.

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