Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 849 del 31/1/2001
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(Concessione di un riconoscimento alle vittime delle foibe)

PRESIDENTE. Passiamo all'interrogazione Menia n. 3-06846 (vedi l'allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 2).
L'onorevole Menia ha facoltà di illustrarla.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente del Consiglio sono passati più di cinquant'anni dalle stragi delle foibe eppure l'Italia ufficiale non ha ritenuto di attribuire a quelle vittime un riconoscimento.


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Mi sono ripromesso di colmare questa lacuna presentando, a nome del gruppo di Alleanza nazionale, una proposta di legge per la concessione di un'onorificenza ai congiunti degli infoibati. Si tratta di una medaglietta, di vile metallo, dal costo praticamente nullo, dove è scritto: «L'Italia ricorda».
Questa proposta di legge, licenziata dalla Commissione affari costituzionali da più di un anno, manca della relazione tecnica del Governo - relazione che è possibile redigere in mezz'ora - sulla quantificazione degli oneri, che come ho appena detto sono praticamente nulli.
Le chiedo, signor Presidente del Consiglio, di spiegarmi le ragioni dell'incomprensibile ritardo con cui il Governo ha agito (anzi, finora non ha agito) e le chiedo anche di sapere se potrò avere l'onore di vedere tale proposta approvata in questa legislatura.

PRESIDENTE. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Presidente del Consiglio dei ministri. Onorevole Menia, lei ha fondamentalmente ragione. È accaduto che il Governo ha finalmente agito pochi giorni fa. Posso assicurarle che si è trattato di una vicenda di ordinaria burocrazia che a volte può prevalere - ed è male che prevalga! - su finalità politiche corrette e non allo scopo di postergare queste finalità rispetto ad altre.
Il Comitato permanente per i pareri della Commissione affari costituzionali aveva licenziato il testo quasi un anno fa e non più di un anno fa (ma mi rendo conto che fa più effetto parlare di un anno fa; nella sua interrogazione la data riportata, infatti, è del 16 marzo 2000) e a quel punto è sorto il problema della relazione tecnica.
Devo dirle che questo problema si è profilato anche ad altri riguardi e, sollecitato dalla Presidenza della Camera, ho più volte rivolto ai ministri e agli uffici l'invito pressante a «stringere» sulle relazioni tecniche che la Commissione bilancio giustamente ci chiede. Qui c'è stato un rimpallo tra Ministeri dell'interno, difesa ed esteri su chi dovesse stabilire la consistenza delle persone tragicamente coinvolte nella vicenda delle foibe, allo scopo di calcolare il numero delle medaglie e, quindi, il loro costo.
Si trattava di fare un accertamento, ma lei ha ragione, non le sto dando torto; le sto dicendo che non è questione di volontà politica. Capita a volte - e non dovrebbe capitare - che vi sia una dispersione dei tempi nelle sedi burocratiche; fatto sta che, tra una lettera e l'altra, finalmente il ministro per i rapporti con il Parlamento ha posto fine a questo «ballo» di lettere da un Ministero all'altro e si è giunti ad accertare il numero presumibile e la somma necessaria.
Il sottosegretario Solaroli, il 24 gennaio scorso, in Commissione bilancio ha enunciato in un massimo di 500 milioni di lire per il primo anno e di 100 milioni per l'anno successivo l'ammontare della somma che verrà messa a disposizione. Mi auguro che, a questo punto, la sua legge possa vedere la luce.

PRESIDENTE. L'onorevole Menia ha facoltà di replicare.

ROBERTO MENIA. Signor Presidente del Consiglio, forse sono sospettoso e temo che, se non fosse stato annunciato che al question time in diretta televisiva di questa settimana avremmo posto questa interrogazione, probabilmente lei oggi non mi avrebbe dato la risposta che mi ha dato.
Sono costretto a sottolineare un fatto che è vero e che è sotto gli occhi di tutti. L'iter di questa legge era iniziato, in realtà, tre anni fa e ha visto in Commissione affari costituzionali un'opposizione e un ostruzionismo non tanto velati, neppure da parte della sinistra. Questo è un capitolo di storia di cui in molti per cinquant'anni non hanno voluto parlare e tuttora non vogliono parlare.
Potrei ricordare tante storie e potrei ricordarle anche a lei, signor Presidente del Consiglio; sono storie che lei sicuramente non conosce, quella di Norma


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Corsetto, giovane istriana violentata, massacrata ed infoibata; quella di Giuseppe Cernecca, lapidato e decapitato; quella di don Angelo Tarticchio, crocifisso con una corona di spine sulla testa e poi buttato in una foiba. Essi non avranno mai una medaglia né una strada loro intitolata; di loro non si legge sui libri di storia.
Questi sono i conti con la storia che l'Italia deve fare. Penso che, se per davvero questa legge vedrà la luce in queste ultime settimane della legislatura - e auspico che non vi sia ostruzionismo patente o velato -, sarà un fatto di grande rilevanza politica, civile, umana e nazionale. È questo il compito che ci siamo assunti noi della destra che con la storia, sotto questo profilo, non abbiamo proprio da fare i conti (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, di Forza Italia e della Lega nord Padania).

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