Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 849 del 31/1/2001
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(Discussione - Doc. IV-quater, n. 159)

PRESIDENTE. Passiamo alla discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di un procedimento penale nei confronti del deputato Sgarbi, pendente presso il tribunale di Monza (Doc. IV-quater, n. 159).
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali è in corso il procedimento concernono opinioni espresse dal deputato Sgarbi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.
Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Berselli.

FILIPPO BERSELLI, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità avanzata dal deputato Vittorio Sgarbi con riferimento ad un procedimento penale pendente nei suoi confronti presso il tribunale di Monza.
Il procedimento riguarda l'ipotesi di reato di diffamazione col mezzo della stampa, quale autore dell'articolo dal titolo «Non facciamo di Caselli un martire, prima o poi sarà processato anche lui», pubblicato sul quotidiano Il Giornale in data 17 agosto 1998.
All'onorevole Sgarbi è contestato di aver offeso la reputazione dei magistrati Gian Carlo Caselli, Guido Lo Forte, Antonio Ingroia, Giovanni di Leo e Lia Sava, in servizio presso la procura della Repubblica di Palermo, competente per le indagini nei confronti di Luigi Lombardini, magistrato della procura di Cagliari. Il deputato Sgarbi ha sostenuto che l'inchiesta relativa al magistrato, per pretese scorrettezze di questo nella conduzione delle indagini su sequestri di persona, si sarebbe risolta in una pressione allo stesso dottor Lombardini per motivi di ordine politico e non giudiziario e in un'attività diretta unicamente alla ricerca di verità non diverse «da quelle stabilite da Caselli», tanto da arrivare a frugare «impudicamente fra le carte e i dischi del computer (...) mettendo le mani anche nella tomba» (...) e «sul cadavere» del dottor Lombardini. Nell'articolo si afferma anche che la procura di Palermo avrebbe criminalizzato «...non i mafiosi ma il tenente Canale, il generale Mori, i ROS...» e, con particolare riferimento al dottor Lo Forte, che «Non si pensi più ai politici, si pensi ai carabinieri che indicano possibili collusioni ai tempi di Giammanco, del procuratore Lo Forte, e tutto per questo intoccabile viene archiviato, in gran furia, mentre egli impudicamente continua a fare interminabili processi contro altri incriminati e pentiti che dovrebbero essere meno attendibili dei carabinieri». Per tali affermazioni il deputato Sgarbi è stato querelato.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 29 novembre 2000, ascoltando, com'è prassi, l'onorevole Sgarbi.
In sede d'esame, è emerso che le frasi pronunciate dal collega Sgarbi erano in connessione con il potere ispettivo che è proprio di ciascun parlamentare e che deve dunque ritenersi coperto dalla prerogativa di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione.
Occorre, infatti, rilevare che l'onorevole Sgarbi è firmatario di un'interrogazione a risposta orale (la n. 3-02843) al ministro di grazia e giustizia, nella quale ha esposto la vicenda del dottor Luigi Lombardini e chiesto iniziative disciplinari da adottare nei confronti del dottor Caselli e dei suoi collaboratori.
Sicché nella maggioranza dei componenti espressisi sul punto è emerso il convincimento che le dichiarazioni in questione costituiscano la proiezione esterna di temi e di argomenti che in svariate


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occasioni erano state oggetto dell'attività parlamentare in senso stretto dell'onorevole Sgarbi.
L'insieme delle considerazioni sopra riportate hanno indotto la Giunta a deliberare, a maggioranza, di riferire all'Assemblea nel senso che i fatti oggetto del procedimento concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

PRESIDENTE. Non vi sono iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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