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AMEDEO MATACENA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AMEDEO MATACENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le garanzie dei parlamentari contemplate dall'articolo 68 della nostra Carta costituzionale, tendenti ad assicurare, come tutti noi ben sappiamo, il libero esercizio delle nostre funzioni, tutelano tanto il singolo parlamentare quanto anche e conseguentemente la Camera di appartenenza. È lapalissiano, dunque, che le Assemblee parlamentari sono realmente indipendenti se ed in quanto lo siano i loro singoli componenti.
le procedure ordinarie ha invece, in sedi non istituzionali, già pubblicamente emesso sentenza di colpevolezza. Il suddetto magistrato, dottoressa Grasso, infatti, così come risulta dalle dichiarazioni contenute in un atto di opposizione dalla stessa presentato al procuratore della Repubblica di Catanzaro in data 28 ottobre 2000 avverso la richiesta di archiviazione relativa ad altro procedimento a me estraneo, arriva addirittura ad fare illazioni sul fatto che sarei tra i referenti e gli ispiratori degli attacchi giornalistici pubblicati su un periodico locale, Il dibattito, a firma del direttore responsabile, dottor Francesco Cangemi, che nel suddetto procedimento è appunto il querelato.
PRESIDENTE. Onorevole Matacena, la prego di concludere.
AMEDEO MATACENA. Un attimo, Presidente, si tratta di diversi atti parlamentari ed ho bisogno di qualche secondo in più...
PRESIDENTE. Onorevole Matacena, pensavo che il suo fosse un sollecito.
AMEDEO MATACENA. Signor Presidente, questa mattina avevo chiesto di poter intervenire per fatto personale e, contestualmente, per sollecitare la risposta ad atti del sindacato ispettivo.
PRESIDENTE. Avrebbe fatto meglio ad avvertirmi. Non l'ho interrotta per rispetto della questione personale che lei sta trattando, devo però pregarla di concludere.
AMEDEO MATACENA. Ho bisogno ancora di qualche minuto, Presidente, altrimenti mi faccia almeno consegnare il testo.
PRESIDENTE. Il fatto personale è nei confronti di un collega...
AMEDEO MATACENA. Il problema riguarda la funzione parlamentare.
PRESIDENTE. Il suo intervento è improprio: se riguarda un atto ispettivo, può fare un sollecito ed abbozzare le argomentazioni senza però svolgere la questione.
AMEDEO MATACENA. Al termine del mio intervento, oltre alla risposta ad un atto parlamentare, volevo chiedere l'intervento del Presidente della Camera a tutela della funzione parlamentare. La Camera, come dicevo prima, ha sollevato conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato in questa materia e ci sono dei fatti nuovi che aggravano la situazione. Se questi interventi non possiamo farli a fine seduta...
PRESIDENTE. Lei segnala questa situazione ed ha esposto i fatti nuovi intervenuti, il Presidente le farà avere una risposta; io non capisco in che modo sia possibile inquadrare il suo intervento: non può essere per fatto personale e se è un
sollecito deve essere sintetico e non esaustivo nel merito. Affidi alla Presidenza le sue considerazioni.
AMEDEO MATACENA. Posso consegnare il testo scritto?
PRESIDENTE. Non andrà negli atti parlamentari, può però affidarlo alla Presidenza che ne trarrà le sue considerazioni.
AMEDEO MATACENA. Posso concludere?
PRESIDENTE. Sì, brevemente.
AMEDEO MATACENA. Forse non è superfluo ribadire che compito di un magistrato della Repubblica è solo quello di emettere sentenze con serenità di giudizio. Proprio sul delicato tema dell'importanza per uno Stato di diritto della serenità ed imparzialità necessarie nell'amministrare la giustizia, nell'avviarmi a concludere, intendo avviare la riflessione: sull'invadenza inopportuna del magistrato, sui suoi tentativi di limitare il libero esercizio della mia attività parlamentare, sulla necessità che gli interventi e gli atti prodotti nell'esercizio del mandato parlamentare non vengano trasformati in fonti per l'incriminazione. Ovviamente ho appena presentato un'interrogazione parlamentare ai ministri competenti.
PRESIDENTE. Non agli atti, ma alla Presidenza.
GIACOMO GARRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIACOMO GARRA. Non ci sono solo i grossi drammi delle famiglie che avevano stipulato mutui con riferimento a valute estere, ma anche i guai di dipendenti che avevano stipulato contratti di mutuo per l'acquisto della prima casa, la posizione dei quali è stata fortemente aggravata per le circostanze che ho riferito in un'interpellanza, diretta al ministro delle finanze, da me presentata il 21 dicembre 2000.
GIOVANNI SAONARA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIOVANNI SAONARA. Signor Presidente, chiedo che venga sollecitata la risposta alla mia interpellanza n. 2-02717, presentata il 10 novembre scorso.
ALESSANDRO BERGAMO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO BERGAMO. Signor Presidente, nel corso di questa legislatura, dal 1996 ad oggi, ho presentato circa 350 tra interpellanze ed interrogazioni, ma nemmeno al 10 per cento di esse è stata data risposta.
EUGENIO VIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
EUGENIO VIALE. Signor Presidente, intervengo per sollecitare la risposta ad una mia interrogazione, che ho presentato più di un anno fa, relativa ad un problema che è ancora all'attenzione internazionale, quello delle persecuzioni razziali che si sono verificate anche in Italia.
BENITO PAOLONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENITO PAOLONE. Signor Presidente, è già la terza volta che sollecito la risposta ad alcune interpellanze che ho presentato all'inizio dell'anno scorso, relative ad argomenti di estrema delicatezza che riguardano la gestione dell'amministrazione locale di Catania quando sindaco della città era l'attuale ministro dell'interno Enzo Bianco.
che queste due interpellanze vengano poste all'ordine del giorno per la loro trattazione.
GIULIO CONTI. Bravo!
PRESIDENTE. La Presidenza interesserà il Governo.
Per tale convincimento, oggi intendo portare all'attenzione di questa Assemblea episodi che concretizzano pericolosi attentati alle funzioni parlamentari. Oggi, infatti, vi è chi a Reggio Calabria crede, abusando della propria posizione, di potere interferire non soltanto con la mia attività parlamentare (del resto, la Camera ha elevato conflitto di attribuzione nei confronti della corte presieduta dalla dottoressa Grasso per la dichiarazione di contumacia nei miei confronti, nonostante il formalmente documentato impegno parlamentare con votazioni, che mi impediva di comparire), ma addirittura con quella di un folto gruppo di deputati, che in data 7 ottobre 1999, hanno presentato l'interpellanza urgente n. 2-01985 al ministro della giustizia in ordine all'esistenza di possibili condizioni di incompatibilità ambientale rispetto a due coniugi magistrati operanti nello stesso distretto giudiziario.
La dottoressa Silvana Grasso, magistrato in servizio presso il tribunale di Reggio Calabria quale presidente della I sezione penale, è colei che sta intaccando la mia personale attività parlamentare, ma, ritengo, anche quella dell'intera Assemblea. La Corte costituzionale dirimerà questo conflitto derivante dalla mancanza di considerazione dell'attività parlamentare. Presso il tribunale di Reggio Calabria, è infatti in corso il dibattimento relativo al processo cosiddetto Olimpia 3, che mi vede imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. È già significativo evidenziare che, per il mio rinvio a giudizio, siano state addotte quali prove, oltre alle dichiarazioni di qualche pentito, persino interrogazioni parlamentari e resoconti di interventi in aula in tema di cosiddetto carcere duro.
Che ne è dunque della prescrizione costituzionale secondo cui i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni? Ma, soprattutto, è legittimo domandarsi se abbia senso parlare di giusto processo, di principio di non colpevolezza, di garanzia dell'imputato eccetera quando chi è chiamato istituzionalmente a giudicare attraverso
La dottoressa Grasso mi ritiene dunque appartenere alla cerchia degli amici del dottor Cangemi, quegli amici che per fini particolari starebbero muovendo la penna dell'articolista contro di lei. Lascio a ciascuno di voi immaginare il tipo di sensazione che si prova a pensare che quel magistrato dovrebbe un giorno emettere una giusta sentenza nel procedimento in corso nei miei confronti, quando in realtà di fatto è già fin troppo evidente il suo giudizio su di me. Risulta evidente, infatti, che quanto affermato esplicitamente dalla dottoressa Grasso nell'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero nel procedimento a carico del dottor Cangemi valga in definitiva a certificare, quasi quale anticipazione della futura sentenza, il suo personale convincimento in ordine alla mia colpevolezza, nefasto preludio, dunque, di un'inevitabile futura condanna.
La Grasso, infatti, in quell'atto ebbe ad affermare che è sufficiente leggere gli articoli dell'epoca e quelli successivi per constatare come il Cangemi intenda disegnare a suo piacimento la pianta organica degli uffici giudiziari di Reggio Calabria, eliminando quei magistrati non disponibili a tutelare gli interessi dei suoi amici...
La civiltà di un popolo si misura dall'imparzialità con cui è resa la giustizia. Quando l'indebita ingerenza della politica nella giustizia si fa sentire, i magistrati, come tutti gli altri impiegati dello Stato, vanno cercando il loro patrono, del quale diventano satelliti, e lo spirito di clientela soppianta il dovere d'ufficio. Così scriveva Marco Minghetti nel libro I partiti politici e la loro ingerenza nella giustizia e nell'amministrazione pubblicato da Zanichelli nel 1881.
Chiedo pertanto che il Presidente della Camera tuteli i rappresentanti del popolo liberamente eletti in libere elezioni rivendicandone la libertà e l'autonomia della funzione che la Costituzione garantisce. Sollecito, infine, la risposta a tutte le interrogazioni a mia firma presentate in tema di giustizia ed ancora rimaste lettera morta. Consegno quindi il testo del mio intervento.
Anche Il Sole 24 Ore ha pubblicato una serie di servizi sull'argomento. In genere si tratta di dipendenti di banca che si sono trovati in grossi guai perché avevano stipulato mutui ad un determinato tasso mentre la legge sopravvenuta ha spostato al tasso di fine anno il riferimento ai fini del computo degli interessi.
Si tratta, quindi, di una situazione che interessa un'ampia categoria di mutuatari. Chiedo che la Presidenza si attivi per sollecitare la risposta alla mia interpellanza che, come ripeto, è diretta al ministro delle finanze ed è stata da me presentata il 21 dicembre 2000. Non so quale numero abbia assunto nell'allegato B, ma credo sia stata pubblicata in quello del 22 dicembre.
Pongo il problema in termini generali e la prego di intervenire presso gli uffici dei vari Ministeri per sollecitare le risposte a questi atti di sindacato ispettivo.
Ho presentato un'interrogazione al Ministero del bilancio perché sono ancora in sospeso pratiche concernenti la situazione dei cittadini italiani che sono stati discriminati in quanto appartenenti alla religione ebraica: costoro hanno presentato domanda per ottenere una pensione - perché vi è una legge apposita che prevede questo tipo di indennizzo - ma a tutt'oggi ancora non hanno ricevuto risposta.
Purtroppo non riesco a ricordare il numero esatto dell'interrogazione, ma si tratta di un'interrogazione a mia firma riguardante il problema dei cittadini italiani di religione ebraica che ancora oggi hanno pratiche inevase per l'ottenimento della pensione.
Le questioni sono di una delicatezza estrema e devono essere trattate prima della fine della legislatura. Non è pensabile che, avendo sollecitato una risposta ed avendo motivato le ragioni di tale sollecitazione, queste due interpellanze non vengano trattate in Parlamento.
Si vuole proteggere il ministro dell'interno? Non si vuole che il Parlamento italiano e la nazione italiana sappiano come è stata amministrata quella città in relazione a particolari atti delicatissimi, in cui la mano del capo dell'amministrazione è stata certamente presente? In che modo bisogna operare perché questa vicenda abbia termine, caro Presidente?
Ho sollecitato tale risposta già tre volte; questa è la quarta. Mi riferisco all'interpellanza n. 2-02434, contenuta nell'allegato B n. 726 del 25 maggio 2000 e relativa alla questione Catania multiservizi Spa.
L'altra, pubblicata sul numero 727 dell'allegato B del 26 maggio 2000 e recante il numero 2-02437, riguarda il vecchio edificio Mulino S. Lucia sito in Catania.
In questo momento si è riaperto il caso Catania, stanno emergendo fatti inquietanti è assolutamente necessario che nel Parlamento si parli di questi due argomenti che rappresentano chiaramente i comportamenti tenuti sul piano amministrativo dall'attuale ministro dell'interno quando era sindaco della città. Se una richiesta di questo genere e con questo tipo di motivazioni non viene accolta per la quarta volta, vuol dire che è in atto un'opera di copertura. Mi auguro di non dover ritornare sull'argomento. Parlerò personalmente con il Presidente della Camera, onorevole Violante, ma, se non dovesse esserci alcuna risposta, la vicenda potrebbe avere risvolti negativi. La legislatura sta per concludersi da un momento all'altro ed è assolutamente indispensabile
Sospendo la seduta, che riprenderà al termine della riunione dell'Ufficio di Presidenza, che è in corso.


