Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 848 del 30/1/2001
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(Dichiarazioni di voto finale - A.C. 5979)

PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gazzilli. Ne ha facoltà.

MARIO GAZZILLI. Come ho già avuto modo di dire in sede di discussione sulle linee generali, il disegno di legge che la Camera si accinge a licenziare si inserisce in un trend di evoluzione legislativa che pone al centro dell'attenzione e assume come finalità precipua la tutela della persona, tanto nella sua interezza quanto in ciascuno dei multiformi aspetti della personalità. In particolare, muovendo dalla accertata diffusione e dal costante incremento degli episodi di violenza all'interno delle coppie regolari o di fatto, viene radicalmente ripensata la qualità della risposta giudiziaria in funzione di una maggiore efficacia dell'intervento del giudice.
La rivisitazione dell'assetto normativo vigente muove, altresì, dal convincimento che l'impiego delle ordinarie misure cautelari non è adeguato alle effettive esigenze della nostra società, perché la privazione della libertà personale spesso incide sull'unica fonte di reddito della famiglia e, in ogni caso, produce un'interruzione traumatica del vincolo familiare che al contrario dovrebbe essere evitata onde garantire una qualche possibilità di recupero dei rapporti compromessi dagli abusi.
L'allontanamento del violento dalla casa familiare è una misura largamente utilizzata in ordinamenti più avanzati del nostro, nei quali si è compreso da tempo che nella maggior parte dei casi, cioè in quelli che non rivestono gravità estrema, basta ricorrere alla sospensione temporanea del rapporto per ricondurre il ménage a condizioni più civili e più umane. La positiva esperienza di altri paesi va dunque imitata introducendo nel nostro sistema, anche con riferimento ai casi analoghi posti in essere da o contro soggetti diversi dal coniuge o dal convivente, gli ordini di protezione penalmente sanzionati di cui al nuovo articolo 342-ter del codice civile.
È di tutta evidenza l'opportunità di una previsione che consenta al giudice non solo di ordinare la cessazione della condotta pregiudizievole e di disporre l'allontanamento del responsabile dalla casa familiare, ma anche di inibire al prevenuto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima, e segnatamente ai luoghi di lavoro, al domicilio della famiglia di origine e ai luoghi di istruzione dei figli. Parimenti opportune si profilano le previsioni riguardanti l'intervento


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dei servizi sociali del territorio, ovvero di un centro di mediazione familiare, nonché l'imposizione dell'obbligo del pagamento periodico di assegni.
Per quel che concerne invece la parte di natura processual-penalistica, occorre dire prima di ogni altra considerazione, che è pienamente condivisibile la creazione di una nuova misura cautelare (l'allontanamento dalla casa familiare) accanto a quelle coercitive già previste negli articoli 280 e seguenti del codice di rito. L'anzidetta misura di nuova istituzione è perfettamente simmetrica agli ordini di protezione previsti nell'ordinamento civile, anche per quel che concerne l'ingiunzione a pagare un assegno periodico in favore dei conviventi privi di mezzi. Sconcertava peraltro la frammistione tra procedura penale e procedura civile che a lungo si è preteso di mantenere nonostante le molteplici obiezioni formulate sul punto. È appena il caso di rimarcare quali disservizi e quali disfunzioni potevano scaturire dall'impugnabilità in due diverse sedi dello stesso provvedimento applicativo di misura cautelare. Infatti, l'ordinanza de qua per la parte prettamente penale sarebbe stata impugnabile innanzi al tribunale per il riesame e per la sola parte patrimoniale sarebbe stata reclamabile al tribunale civile senza che vi fosse una fondata ragione che impedisse di unificare i due gravami mantenendo l'ordinaria disciplina processual-penalistica riguardante le provvisionali. Fortunatamente, detta frammistione è stata eliminata, mentre oscura rimane, nonostante tutto, la norma di cui al comma 1 dell'articolo 1 che, in caso di necessità o d'urgenza, attribuisce al pubblico ministero il potere di chiedere al giudice misure patrimoniali provvisorie. In proposito si richiamano tutte le argomentazioni svolte nella discussione generale e durante l'esame degli emendamenti, essendo sufficiente ribadire in questa sede che assai più ragionevole e corretta sarebbe stata l'attribuzione al pubblico ministero della possibilità di provvedere direttamente, salvo convalida, in analogia a quanto è previsto per il fermo e per le intercettazioni telefoniche, ma malgrado le surrichiamate sbavature il provvedimento ha un'indubbia valenza e appare come un efficace strumento di civiltà e di progresso, capace di migliorare in misura notevole i rapporti di cui trattasi. Pertanto, sia pure con le esposte remore e le accennate riserve, Forza Italia voterà a favore di questo provvedimento.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Simeone. Ne ha facoltà.

ALBERTO SIMEONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Alleanza nazionale esprimerà un voto favorevole al provvedimento in esame. Certamente non è il migliore dei provvedimenti, ma è un provvedimento che va a colmare un certo vuoto presente nell'ordinamento statuale e in una particolare materia qual è quella delle violenze nell'ambito familiare. È da un po' di tempo che il Parlamento si è accorto della necessità di intervenire, anche in maniera abbastanza forte, in una materia quale quella familiare dove spesso vengono commessi soprusi continui e dove vengono commesse le più gratuite violenze.
Secondo dati ufficiali dell'ONU, la più alta causa di mortalità delle donne, come ha avuto modo di riferire anche il ministro Bellillo, è quello della violenza subita, anche di ordine sessuale. Un altro dato veramente inquietante è quello che soltanto il 17 per cento delle denunce viene fatto nei confronti delle violenze subite nell'ambito familiare. Sono dati veramente allucinanti che danno il segno di quello che avviene nelle mure domestiche e che una cultura, che certamente non è facile definire tale, ha voluto sempre mantenere nell'ombra o nascondere per evitare poi che la famiglia si potesse disgregare.
Non so come si possa ritenere possibile una cosa del genere, poiché lo sgretolamento dal punto di vista morale era avvenuto abbondantemente prima che la violenza si andasse a materializzare. Era quindi opportuno intervenire con una normativa che integrasse anche le ultime


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novità legislative in materia di pedofilia e di delitti nell'ambito familiare.
Non è certamente il provvedimento migliore possibile ed io stesso, nel corso della discussione generale, ho avuto modo di segnalare come, da un punto di vista strettamente giuridico, alcune norme non siano le più appropriate possibile, nonché di svolgere alcune considerazioni sulla commistione di norme penali e civili. È tuttavia un provvedimento che, in ogni caso, va a colmare un vuoto che esisteva nel nostro ordinamento; quindi deve essere approvato: ho sempre sostenuto, infatti, che laddove manchino norme specifiche atte a contrastare una violenza è bene che intervenga un provvedimento legislativo. Certamente, il provvedimento in esame, al di là degli aggiustamenti approntati nella tarda mattinata dal Comitato dei nove, non è di grande caratura giuridica, ma, quanto meno nei suoi motivi ispiratori, cerca di dare un nuovo assetto ad una normativa finalizzata a rendere meno possibili certi reati in ambito familiare.
È un provvedimento, ripeto, che lascia qualche perplessità ma che va approvato, augurandoci tuttavia che non sia solo la norma giuridica a frenare il fenomeno della violenza: quest'ultima, invece, deve essere contrastata soprattutto con una cultura diversa, oltre che della legalità, anche di esaltazione e sublimazione dei valori della famiglia, della convivenza e dell'infanzia (Applausi dei deputati del gruppo di Alleanza nazionale).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Serafini. Ne ha facoltà.

ANNA MARIA SERAFINI. Signor Presidente, colleghe e colleghi, svolgerò soltanto brevi considerazioni e consegnerò alla Presidenza un'integrazione scritta della mia dichiarazione di voto.
Il testo in esame è stato lungamente atteso e venne presentato, come si ricorderà, dall'onorevole Finocchiaro Fidelbo, che sullo stesso aveva lavorato molto nel suo ruolo di ministro per le pari opportunità: il testo è molto importante perché, come hanno già osservato altri colleghi, giunge a colmare un vuoto e, comunque, a disciplinare una discrezionalità troppo ampia del magistrato. Per quanto ci riguarda, siamo convintamente a favore del provvedimento in esame, anche per il suo arricchimento avvenuto nel corso dell'esame in Commissione.
Voglio soltanto sottolineare che è, sì, importante prevedere l'allontanamento di colui che abusi e maltratti donne, bambini ed altri soggetti familiari, ma che è altrettanto importante rafforzare la cultura della prevenzione e del sostegno: per tale ragione, l'emendamento oggi approvato consente, oltre che di allontanare colui che compia abusi su donne, minori ed altri soggetti nell'ambito familiare, anche di rivolgersi, qualora si sia vittime di abusi, ai servizi sociali, ad un centro di mediazione familiare, oppure (lo voglio sottolineare perché è importante) ad una delle associazioni presenti sul territorio nazionale (spesso sono associazioni di donne, ma non solo) che si sono costituite proprio per dare sostegno alle vittime delle violenze. Tutto ciò è finalizzato a far sì che la cultura della violenza non interrompa il ripristino della propria dignità. Per tali ragioni, il nostro voto sarà convintamente a favore del provvedimento ed invitiamo tutti i colleghi ad esprimersi nel medesimo senso (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
Chiedo infine alla Presidenza l'autorizzazione a pubblicare in calce al resoconto stenografico della seduta odierna il testo di considerazioni integrative al mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza lo consente, onorevole Serafini.
Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.

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