Resoconto stenografico dell'Assemblea
Seduta n. 848 del 30/1/2001
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Discussione di un documento in materia di insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione.

PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del seguente documento:
Relazione della Giunta per le autorizzazioni a procedere in giudizio sull'applicabilità dell'articolo 68, primo comma, della Costituzione, nell'ambito di tre procedimenti penali nei confronti del deputato Balocchi presso il tribunale di Milano, per i delitti previsti e puniti dall'articolo 3 della legge n. 654 del 1975, come modificato dalla legge n. 205 del 1993 (diffusione di idee basate sulla superiorità razziale e incitamento a condotte discriminatorie) (Doc. IV-quater, n. 156).
Ricordo che a ciascun gruppo, per l'esame del documento, è assegnato un


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tempo di 5 minuti (10 minuti per il gruppo di appartenenza dell'onorevole Balocchi). A questo tempo si aggiungono 5 minuti per il relatore, 5 minuti per richiami al regolamento e 10 minuti per interventi a titolo personale.
La Giunta propone di dichiarare che i fatti per i quali sono in corso i procedimenti concernono opinioni espresse dal deputato Balocchi nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi del primo comma dell'articolo 68 della Costituzione.

(Discussione - Doc. IV-quater, n. 156)

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Saponara.

MICHELE SAPONARA, Relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Giunta riferisce su una richiesta di deliberazione in materia di insindacabilità concernente il deputato Maurizio Balocchi con riferimento a tre procedimenti penali riuniti pendenti nei suoi confronti presso la procura della Repubblica del tribunale di Milano. L'ipotesi di reato contestata è quella di cui all'articolo 3 della legge n. 654 del 1975, così come sostituito dall'articolo 1, comma 1, della legge n. 205 del 1993 (diffusione di idee basate sulla superiorità razziale o etnica e incitamento a condotte discriminatorie per motivi razziali, etnici, nazionali e religiosi).
I fatti all'origine della vicenda consistono nell'affissione in diversi comuni della Lombardia di un manifesto della Lega nord volto a sollecitare la firma da parte di cittadini del referendum abrogativo, proposto dalla medesima Lega nord, del testo unico sull'immigrazione (decreto legislativo n. 286 del 1998). In tale manifesto, gli immigrati extracomunitari erano caricaturalmente rappresentati con delle figure a fumetto intenzionate a commettere una serie di reati tra cui lo spaccio di droga, il furto, lo stupro e la vendita ambulante abusiva. Sullo stampato campeggiava una scritta del seguente tenore: «Fuori dalle palle». Il deputato Balocchi è stato incriminato per i menzionati reati in quanto committente e responsabile dello stampato.
La Giunta ha esaminato la questione nella seduta del 25 ottobre 2000 dando vita a un ampio dibattito. Dall'analisi dei fatti è emerso, secondo la maggior parte dei componenti la Giunta espressisi sul punto, il carattere politico-parlamentare della condotta dell'onorevole Balocchi. Infatti, la materia dell'immigrazione è stata eletta tra quelle privilegiate nell'attività di opposizione parlamentare del gruppo della Lega nord: basta al riguardo consultare i resoconti parlamentari relativi all'esame dell'atto Camera n. 3240. Quando quest'ultimo, anche in seguito all'approvazione del Senato, è divenuto legge (la legge cosiddetta Turco-Napolitano), la Lega nord non ha cessato di denunciare quelli che, a suo avviso, ne erano i difetti e le incongruenze; tanto è vero che ha promosso il noto referendum abrogativo, poi dichiarato inammissibile dalla Corte costituzionale con sentenza n. 31 del 2000.
Ma c'è di più. La materia dell'immigrazione e dei problemi socio-economici e di ordine pubblico che essa pone sono stati oggetto di numerosi atti di sindacato ispettivo da parte dei parlamentari della Lega nord nonché di altri gruppi dell'opposizione parlamentare.
Sicché appare che la battaglia politica della Lega nord contro quello che viene ritenuto un atteggiamento lassista da parte delle autorità preposte nei confronti dell'ingresso in Italia di cittadini extra-comunitari sia tutta interna al circuito istituzionale e alle funzioni che in esso gli eletti della Lega svolgono. Né varrebbe a smentire tale assunto - a parere della maggioranza della Giunta pronunciatasi nella seduta del 25 ottobre 2000 - argomentare che una proposta referendaria è un'iniziativa intrinsecamente non parlamentare e per ciò stesso esclusa dalla garanzia di cui all'articolo 68, primo comma, della Costituzione. Il referendum abrogativo, infatti, è ormai divenuto, nella


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convinzione dei più, uno strumento che fa parte a pieno titolo del confronto politico-parlamentare, tanto è vero che vi sono formazioni politiche significative che su di esso hanno fatto la loro fortuna elettorale.
Quanto al preteso carattere grossolano delle illustrazioni e del linguaggio propagandato dal manifesto, su cui peraltro hanno convenuto anche taluni componenti favorevoli alla presente relazione, deve essere osservata l'estraneità di tale profilo all'oggetto del giudizio della Camera, dovendo questa limitarsi alla ricerca di un nesso funzionale tra la condotta tenuta dal deputato Balocchi e il suo mandato elettivo, nesso che è apparso sussistente.
Per il complesso delle ragioni sopra evidenziate la Giunta, a maggioranza, propone all'assemblea di considerare che i fatti per i quali sono in corso i procedimenti penali concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni.

PRESIDENTE. Il primo iscritto a parlare è l'onorevole Parrelli. Ne ha facoltà.

ENNIO PARRELLI. Signor Presidente, signori colleghi, è con un senso di grande amarezza che prendo la parola per dissentire con la tesi esposta dal relatore. Non a caso leggo questo intervento, perché non voglio debordare, essendo denso e contiene espressioni estremamente dure.
Nel caso di specie - e non nella fattispecie, come ormai erroneamente si usa dire - siamo di fronte ad un manifesto del quale il deputato, onorevole Maurizio Balocchi, si è dichiarato «committente responsabile». Tale manifesto reca vistosamente, per colorazione, immagini e testo, non il messaggio politico con il quale si richiede il consenso e la sottoscrizione ad un'iniziativa referendaria, bensì e soprattutto un esplicito messaggio dichiaratamente razzista, espresso con termini e immagini inqualificabili.
Altra cosa è il problema dell'immigrazione, che si pone in modo serio, fondato e complesso e come tale va affrontato e risolto, rispetto al caso della diffusione del manifesto di cui ci occupiamo. È chiaro che per sostenere le tesi più difficili ed ardue, qualunque esse siano, sulla questione dell'immigrazione tutto è ammesso, anche se sempre nell'ambito di quanto è lecito. Tale manifesto inizia con la prima enfasi menzognera: «Arrivano a milioni» e prosegue poi con l'immagine di una donna nera con labbroni rossi la quale, semiaccucciata e a gambe divaricate, invita gli immaginati passanti con il suo: «vu' ciulà», che sta inequivocabilmente per fottere; il manifesto prosegue con i soliti neri, con i labbroni o grifagni nel volto, con il loro «vu' stuprà», «vu' lavà», «vu' cumprà» e «vu' sballà».
Ci si chiede: perché l'indicazione solo di queste attività sordide, vili o delittuose, dimenticando, ovviamente volutamente, tutta l'immigrazione utile e regolare? Perché, inoltre, i protagonisti sono soltanto neri? Ovviamente perché in questo modo viene colpito più crudamente l'immaginario e si suscita il senso di ripugnante ostilità e di odio per il diverso, vale a dire l'odio razziale.
L'esame di questo caso, signor Presidente, colleghi, avviene singolarmente a ridosso del «giorno della memoria», istituito con legge del nostro Parlamento per ricordare l'orrendo massacro della shoah nel quale si riassume in modo apicale la persecuzione razzista antiebraica, che simbolicamente riassume tutte le persecuzioni razziste il cui humus è costituito appunto dalla cultura razzista anche spicciola e becera.
Per memoria diretta, ricordo i manifesti antiebraici sotto il fascismo, in cui l'ebreo è rappresentato grasso, grosso, con il naso adunco, con labbroni, dita ungulate, anelli smargiassanti. Ricordo il manifesto contro le truppe alleate, in cui si vedeva il negro con labbroni che calpestava questo paese. Siamo sempre su questa linea, lo ripeto: razzista, spicciola e becera!
Ammoniva un grande poeta di lingua spagnola (mi sembra Machado): «querian matarlo los iguales porqué era distinto», che in buon italiano significa «bramavano di ucciderlo gli eguali perché era diverso».


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Questo è il fondo di ogni espressione di razzismo. Aggiungerò che siffatta invereconda attività di una sottospecie di indegna attività politica non rientra certamente nella tutela concessa dall'articolo 68 della Carta costituzionale, non essendo riconducibile a qualsiasi ipotesi di attività non solo parlamentare, ma financo di lecita attività politica rispettosa dei principi di umanità e di libertà.
Così, votando per il diniego dell'autorizzazione a procedere noi sottoscriveremmo quell'orrendo manifesto facendo proprio e legittimo il suo trasudante razzismo contro il quale desidero richiamare le parole del sindaco di Verona, signora Michela Sironi Mariotti, pronunciate recentemente sul caso apertosi in ordine all'ipotesi di un calciatore di colore nella squadra del Verona. Questa signora ha detto che le manifestazioni di razzismo «danneggiano non solo l'immagine della città, ma la sostanza della convivenza tra cittadini».
Per questo motivo il mio voto sul parere della Giunta sarà contrario e chiedo ai colleghi di non sottoscrivere anch'essi quell'orrendo manifesto e di votare contro il parere della Giunta adottato a maggioranza.

PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione.

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