(Sezione 7 - Salvaguardia memoria di Enrico Toti)
G) Interrogazione:
MENIA, MITOLO e GRAMAZIO. - Al Presidente del Consiglio dei ministri e ai Ministri della difesa e della pubblica istruzione. - Per sapere - premesso che:
è antico deteriore vizio di alcuni utilizzare un certo «pseudo-revisionismo», al fine di deprimere il sentimento nazionale, dileggiare le virtù militari, irridere le figure eroiche;
in tale contesto il signor Lucio Fabi, autodefinentesi storico, già responsabile dello svuotamento del museo del Monte San Michele (dietro lauto compenso e su commissione di un'amministrazione comunale a lui amica ed affine nel pensiero) ha, da ultimo, preso di mira la medaglia d'oro al valor militare della grande guerra, Enrico Toti, il bersagliere che lanciò la stampella contro il nemico, diventando così uno dei miti più puri dell'unità nazionale italiana;
il Fabi ha pubblicato in proposito un libello di pessimo gusto intitolato «La vera storia di Enrico Toti» e, da ultimo, una cosiddetta inchiesta (vedi «Diario della settimana», n. 9, mercoledì 3 marzo 1999) piena di insulti gratuiti, pettegolezzi da cortile, oltre a giudizi di profonda bassezza morale che sarebbe utile far conoscere, anche per azioni di tutela in sede legale, alle associazioni dei disabili. Se ne citano alcuni ad esempio: «era un eccentrico handicappato, venne sfruttato dal regio esercito e dal fascismo»; «l'esercito comandato da Raffaele Cadorna era così malandato da dover arruolare i monchi?» e via seguitando. La tesi finale è, nel migliore dei casi, quella di una pallottola vagante che avrebbe colpito il bersagliere «monco» Toti in preda ai fumi dell'alcool nelle retrovie;
affermazioni come quelle sopra riportate contraddicono in maniera stridente e di conseguenza mettono in dubbio l'unica documentazione ufficiale che si riferisce ad Enrico Toti, e cioè la motivazione con la quale gli fu assegnata il 4 dicembre 1916 la medaglia d'oro alla memoria: «Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d'armi dell'aprile a quota 70, il 6 agosto, nel combattimento che condusse l'occupazione della quota 85 ad est Monfalcone, lanciavasi arditamente sulla trincea nemica continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto con stoicismo degno di quell'anima altamente italiana. Quota 85 in Monfalcone, 6 agosto 1916» -:
quali iniziative intendano promuovere a salvaguardia della memoria e del rispetto di una delle più belle figure della storia militare italiana.(3-03725)
(14 aprile 1999)