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PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il relatore, onorevole Vannoni.
MAURO VANNONI, Relatore. Signor Presidente, rinuncio alla replica.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Signor Presidente, intervengo rapidamente solo perché sento che il Governo ha il dovere di rispondere ad alcune questioni che sono state poste. Mi limito, quindi, a rispondere a tali questioni, anche perché il Governo è d'accordo sia con la relazione sia con molte delle valutazioni espresse negli interventi che sono stati svolti.
né alcuna ostilità al riguardo, anzi vi è la disponibilità ad affrontare tali questioni.
CARLO PACE. Il mio era un dubbio.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Il mio era solo un elemento di chiarezza.
CARLO PACE. La ringrazio.
BRUNO SOLAROLI, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Mi soffermo ancora su una questione specifica e poi interverrà il sottosegretario Veneto sulle questione relative all'università.
hanno affrontato in modo corretto la discussione del provvedimento, al quale il Governo tiene in modo particolare perché, attraverso il decentramento degli immobili dello Stato, tende alla valorizzazione degli stessi in un rapporto più stretto con gli interessi delle comunità locali. Quindi si soddisfano un interesse generale, quello dello Stato, ed uno particolare, quello degli enti locali. Laddove il bene dello Stato viene incorporato, è evidente che lo Stato ne trae vantaggio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il sottosegretario di Stato per le finanze.
ARMANDO VENETO, Sottosegretario di Stato per le finanze. Signor Presidente, intervengo soltanto su un segmento limitato della materia trattata, in quanto per il resto mi riconosco nelle affermazioni svolte ineccepibilmente dal sottosegretario Solaroli. Sul punto che è stato sollevato in maniera egregia - come, peraltro, accade sempre - dal professore, onorevole Pace, relativo alle università, vorrei ricordare che si è lavorato molto in Commissione: si trattava di affrontare un problema che, seppure non riveste carattere di generalità, tuttavia ha carattere piuttosto ampio e, come tale, meritevole di intervento legislativo. Mi riferisco all'ipotesi di beni concessi in uso alle università statali che, per delocalizzazione rispetto alle sedi centrali o per altre ragioni, non vengono usati per i fini propri delle università. Si tratta di casi sporadici che, tuttavia, sono esistenti. In tale ipotesi era giusto che un bene formalmente concesso in uso ad una università, ma che di fatto non veniva da essa usato, non sfuggisse alla valorizzazione. È questo l'ambito nel quale l'intervento della Commissione finanze può avere una prospettiva di applicazione concreta.
dobbiamo attribuire il pregio di saper interpretare le esigenze della comunità - che non ritengo vi possa essere un ente territoriale che si ponga in situazione di conflitto con l'università, rispetto all'utilizzo di un bene. L'università è forse uno dei sommi beni di una comunità locale. Se un ente locale non investe in cultura (e in particolare in cultura universitaria), non svolge la funzione che gli è propria: costruire percorsi a monte dei quali sia chiara e limpida l'esigenza di costruire i cittadini prima ancora di ponti e strade. Se ciò è vero, ritengo che non vi sarà alcun ente territoriale che si ponga in condizioni di conflitto con l'università. La norma, dunque, si rende necessaria per superare i casi limite e quelli anomali, ma non servirà certamente per innescare processi conflittuali tra università e comuni. Peraltro, in merito a tale aspetto, vi sarà la vigilanza della conferenza dei servizi appositamente prevista.
PRESIDENTE. Il seguito del dibattito è rinviato ad altra seduta.
Il Governo accoglie la proposta del relatore di considerare con attenzione la questione che definisco degli agrotecnici-agromensori, ovviamente non all'interno di questo provvedimento, perché, se non vi è uno spazio di agibilità in tal senso per il relatore, è chiaro che esso non è concesso neanche al Governo.
Pertanto, all'interno di un altro provvedimento si verificherà come poter dare una risposta più esaustiva ad una questione tormentata (almeno lo è stata al Senato nel corso della discussione sulla legge finanziaria). Non vi è alcuna preclusione
Per quanto riguarda la seconda questione, il Governo accoglie la proposta avanzata dal collega Pace relativa alla fase di gestione. D'altra parte, se questa legge verrà approvata - come mi auguro -, essa sarà collocata all'interno di una situazione che contiene elementi di novità; mi riferisco alla nascita dell'agenzia del demanio che, come prevede la legge, gestirà la costruzione di tutte le procedure e che sarà sollecitata a costruire quel modello di riferimento applicativo al quale il collega faceva riferimento.
Per quanto riguarda la conferenza dei servizi, non vedo pericoli a tale riguardo. Va considerato il fatto che vi è una differenza fra tutela dei beni culturali e tutela ambientale. Infatti, per la tutela dei beni culturali si applica un regolamento che ha valenza nazionale e, quindi, su tale questione verranno espresse le valutazioni e le opinioni da parte delle autorità competenti, che sono in primo luogo le autorità decentrate del Ministero dei beni culturali. Per quanto riguarda l'ambiente, invece, tale questione non si pone, anche perché fino ad oggi non vi è stato un intervento regolamentare in proposito, tenuto conto anche del fatto che la questione sul versante dell'ambiente è più complicata, perché vi sono competenze dello Stato centrale e competenze delle regioni. Basti pensare, ad esempio, alla tutela dei beni paesaggistici, che è una competenza tipicamente regionale. Tuttavia, ritengo che non vi sia questo problema.
La Conferenza dei servizi, a livello di ogni singola regione o provincia autonoma, è costretta a chiamare al suo interno tutte le autorità interessate e quindi, nel caso della regione a statuto speciale, si tratterà dell'istituzione che lì rappresenta il potere dello Stato, diretto o decentrato.
Circa i beni di culto, forse vi è stato un fraintendimento: con questa norma si fa chiarezza in una situazione piuttosto confusa e difficile da gestire, perché la proprietà dei beni è dello Stato, il quale li dà in concessione (parliamo di beni immobili destinati al culto che sono di proprietà dello Stato) e stanzia contributi per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli stessi. È una situazione nella quale spesso si rischia il conflitto per determinare a chi spetti l'intervento. Vi sono poi beni ancora destinati al culto ma poco utilizzati, quasi abbandonati, e così via.
La norma in esame prevede che questo tipo di beni immobili rimangano di proprietà dello Stato e destinati al culto. Quindi significa che chi esercita il culto all'interno di quell'immobile decide in merito a questa destinazione. In tal caso i beni vengono concessi in uso gratuito all'esercente (uso un termine non corretto), il quale si assume la responsabilità della manutenzione ordinaria e straordinaria. Ripeto: lo Stato è proprietario, un ente gestisce l'immobile assumendosi la responsabilità della manutenzione ordinaria e straordinaria. È un'operazione di netta separazione delle responsabilità: tutto ciò che non viene più destinato al culto rientra nella piena disponibilità dello Stato, il quale ne diventa responsabile dal punto di vista della gestione. La concessione gratuita durerà fino a quando quel bene sarà destinato all'esercizio del culto. È una norma, lo ripeto, che tende a fare chiarezza in una situazione molto complessa e confusa.
Vorrei ringraziare le forze politiche che, in sede di Commissione finanze,
Il provvedimento è volto a recuperare le numerose situazioni di abbandono e di degrado che registriamo in tutto il paese, affidando al decentramento il compito della valorizzazione con un ritorno anche per lo Stato. Vi sono procedure diverse che tendono a regolare le differenti situazioni che riguardano i singoli immobili, che possono essere di grande, di medio o di nessun pregio. In quest'ultimo caso possono essere utili per le comunità locali, e infatti è prevista anche l'ipotesi di una concessione gratuita. Occorrerà emanare un regolamento che preveda le varie fattispecie.
La Commissione finanze, in tutte le sue componenti politiche, ha tenuto un comportamento saggio e mi auguro che lo stesso comportamento si registri anche in aula. Il Governo è pronto ad accogliere una serie di emendamenti sui quali si è già manifestato un certo orientamento, ma è contrario ad ulteriori proposte di modifica, perché i tempi stringono e non è opportuno un ritorno al Senato di un provvedimento profondamente modificato nel quale entrino nuove operazioni di cessione diretta. In questo caso si correrebbe un grave rischio. Il provvedimento sembra facile, ma non lo è: pur prevedendo procedure di carattere generale per trasferire e valorizzare il patrimonio, apre contestualmente la strada agli appetiti delle singole operazioni. Se consentiamo che in esso siano inserite previsioni che riguardano singole operazioni, non ci fermiamo più. Sino ad oggi, al Senato e alla Camera dei deputati, si è avuta la saggezza di non aprire tale strada. Una strada del genere è aperta dal provvedimento attraverso l'utilizzo delle procedure in esso disciplinate, ma se rimaniamo su tale terreno è facile che anche al Senato vi sia la possibilità di chiudere rapidamente. Se, invece, consentiamo una diversa apertura, non ci fermiamo più.
Signor Presidente, vorrei anticipare - poiché ho avuto modo di esaminare alcuni emendamenti al provvedimento - che il Governo dovrà esprimere parere contrario; siamo disponibili, però, ad accogliere gli ordini del giorno in maniera che sia possibile prendere in considerazione tali questioni nell'ambito della seconda e della terza fattispecie e risolvere le problematiche con le procedure previste dalla legge.
Per il resto, mi pare di poter segnalare - nel rispetto culturale e politico nei confronti delle autonomie locali, alle quali
In conclusione, ho voluto sottolineare l'attenzione del Governo sul problema posto dall'onorevole Pace, ma ritengo che non possano e non debbano sorgere conflitti che siano lesivi dei diritti ampi dell'università, come somma struttura del sapere da tutelare e da custodire gelosamente; ritengo, dunque, che non vi siano spazi per creare conflitti che non hanno ragion d'essere.


