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PRESIDENTE. Passiamo all'interpellanza Piccolo n. 2-02773 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 2).
SALVATORE PICCOLO. Il mio sarà un breve intervento perché l'interpellanza che
ho presentato insieme a numerosi altri parlamentari del centrosinistra contiene un'articolazione abbastanza chiara dei problemi che pongo.
di Napoli) furono proprio quei dirigenti che il nuovo direttore generale, come suo primo atto, ha ritenuto di rimuovere, partendo da un pregiudizio. Si tratta di un pregiudizio terribile: che dal Banco di Napoli debbano sparire tutte le menti che avevano, per così dire, un'estrazione locale. Questo dovrebbe favorire il processo di incorporamento e di rimozione totale di un'autonomia di governo e di capacità di gestione dell'istituto.
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica ha facoltà di rispondere.
SANTINO PAGANO, Sottosegretario di Stato per il tesoro, il bilancio e la programmazione economica. Con riferimento all'interpellanza presentata dall'onorevole Piccolo, si fa presente che, a seguito del progetto di scissione del consiglio d'amministrazione Sanpaolo-IMI Spa dalla società INA Spa, la cui delibera assembleare è stata omologata dal competente organo giudiziario in data 18 ottobre ultimo scorso, il Sanpaolo-IMI ha acquistato il 51 per cento della Banco di Napoli holding, mentre il residuo 49 per cento di Banco
di Napoli holding è stato acquistato, sempre dalla Sanpaolo-IMI, dalla Banca nazionale del lavoro sulla base di trattativa privata. Il Sanpaolo-IMI, che deteneva, quindi, l'intero capitale del Banco di Napoli holding, che a sua volta deteneva il 52,47 per cento del capitale del Banco di Napoli, ha lanciato, per il periodo 8-28 novembre scorso, un'offerta di pubblico acquisto totalitaria, ai sensi del decreto legislativo n. 58 del 1998, di azioni ordinarie del Banco di Napoli Spa. L'offerta aveva ad oggetto il 41,1 per cento del capitale sociale del Banco, ossia la quota del capitale non detenuta da Sanpaolo-IMI.
PRESIDENTE. L'onorevole Piccolo ha facoltà di replicare.
SALVATORE PICCOLO. Mi aspettavo una risposta sostanzialmente di questo tipo, che ripercorre la storia della vicenda del Banco di Napoli, la quale insiste molto sulla necessità dell'adesione all'OPA fatta al Tesoro, cosa sulla quale in passato avevamo già espresso alcuni dubbi.
sua risposta, anche se mi dispiace di non potermi dichiarare insoddisfatto.
L'onorevole Piccolo ha facoltà di illustrarla.
Si possono così riassumere. Recentemente si è conclusa l'offerta pubblica di acquisto lanciata dall'IMI-Sanpaolo sul Banco di Napoli Spa, a seguito della quale l'istituto Sanpaolo è oggi sostanzialmente il proprietario unico del Banco di Napoli. L'operazione nasce da lontano, nel momento delle difficoltà del Banco di Napoli, che furono affrontate dal Governo con un decreto-legge, poi convertito in legge, che dettò alcune disposizioni per la sua ristrutturazione ed il risanamento. Tali operazioni di ristrutturazione e di risanamento furono portate a termine con risultati positivi.
L'operazione di acquisto del Banco di Napoli da parte del Sanpaolo era stata concepita come un'operazione di integrazione di tipo - diciamo così - federalista; vorrei ricordare che il Banco di Napoli ha svolto un ruolo fondamentale a sostegno dell'economia meridionale ed ha una gloriosa tradizione alle spalle; ancora oggi è il punto di riferimento di una diffusa utenza e ha una raccolta che supera i 60 mila miliardi, nonostante le polemiche che negli ultimi anni si sono abbattute sulla sua gestione. Si è trattato, dunque, di un'operazione che mirava a salvare l'identità del Banco di Napoli e la presenza sul territorio (in particolare del Mezzogiorno) di quell'azienda di credito, sia pure integrata in un processo di tipo federalista con l'istituto Sanpaolo di Torino.
Debbo dire che i primi atti effettuati dopo l'operazione di offerta pubblica destano preoccupazione: la sensazione netta che si ricava è che si stia procedendo ad un'operazione - come dire - di annientamento del Banco di Napoli e, successivamente, ad un'operazione di annessione pura e semplice dello stesso da parte dell'Istituto Sanpaolo di Torino.
Vi sono, infatti, alcuni elementi che lasciano immaginare una tale ipotesi. Innanzitutto, è evidente e chiarissimo che vi è un piano industriale che mira ad un taglio occupazionale superiore alle 1.500 unità. Si tenga conto che all'indomani del decreto-legge sul risanamento del Banco di Napoli, furono approvate ed attuate misure di notevole ridimensionamento degli organici del personale e di riduzione del costo del lavoro; si tratta di misure che sono state puntualmente attuate, tanto che gli ultimi bilanci di esercizio del Banco di Napoli hanno recato un segno positivo.
Vi è un altro segnale preoccupante: mi riferisco alla politica dell'erogazione del credito, che viene attuata con un rigore esasperato e va al di là di ogni normale indice di legittima selezione. Tale operazione deve certamente puntare alla qualità del credito ma, in questo caso, il pregiudizio verso le piccole e medie imprese - in particolare del Mezzogiorno - sta crescendo a tal punto che molte imprese sane rischiano di rimanere soffocate, perché non riescono a mantenere un rapporto elastico nell'erogazione del credito da parte del Banco di Napoli.
In terzo luogo, vorrei ricordare l'epurazione avvenuta subito dopo l'insediamento del nuovo direttore generale del Banco di Napoli (ovvero, l'ex vicedirettore dell'istituto Sanpaolo di Torino, mandato a Napoli evidentemente a fare azione di epurazione). La sua prima operazione, infatti, è stata quella della rimozione ingiustificata di tre direttori centrali (gli ultimi rimasti di estrazione del Banco di Napoli), sulle cui qualità professionali e morali, di trasparenza e di correttezza di gestione nessuno ha mai avuto da eccepire. Vorrei ricordare che, quando si verificò il caso del Banco di Napoli, vi fu un'ispezione severissima da parte della Banca d'Italia: in quell'occasione furono colpiti e censurati alcuni dirigenti, ma i direttori centrali rimossi recentemente non mi pare fossero incorsi nei rigori dell'istituto di vigilanza, erano unanimemente riconosciuti come operatori di elevatissima qualità professionale, tanto che anche dopo l'insediamento dell'ex direttore generale Pepe (attualmente presidente del consiglio di amministrazione) vi fu un ricambio di dirigenti, ma gli unici tre che rimasero (di estrazione del Banco
Da tutte queste cose nasce l'interpellanza, promossa da moltissimi parlamentari del Mezzogiorno, e non solo del Mezzogiorno, che io qui rappresento, perché la questione mi pare estremamente seria.
So che la risposta del Governo può essere schematicamente semplice: è stata portata avanti un'operazione di privatizzazione, non abbiamo strumenti di intervento su un'azienda privatizzata. Questo è certamente vero e nessuno lo contesta, però è anche vero che i Governi di centrosinistra che si sono susseguiti in questi anni ed il Parlamento hanno adottato misure tendenti a recuperare il divario economico nel Mezzogiorno e ad incentivare e sostenere lo sviluppo in quelle aree. Ebbene, io ritengo che il credito sia uno strumento fondamentale in un'azione di sviluppo e di crescita dell'economia; allora non può essere indifferente, al di là della constatazione che si tratta di un'azienda ormai privatizzata, la politica di gestione di un'azienda di credito di queste dimensioni, specie se tale politica dovesse contraddire le linee di politica economica a sostegno dello sviluppo del Mezzogiorno.
Allora, ciò che abbiamo chiesto ripetutamente al Governo è di accertare come stia procedendo questa operazione di integrazione del Banco di Napoli nel gruppo Sanpaolo-IMI e se le modalità di attuazione di questa operazione di integrazione non contraddicano le linee di indirizzo economico-finanziario fissate dal Governo, per l'appunto, nell'ambito delle politiche di sostegno e di incentivazione allo sviluppo del Mezzogiorno. Abbiamo chiesto anche di accertare, in base alle competenze del Ministero del tesoro, nonché attraverso un intervento della Banca d'Italia, nell'esercizio dei suoi poteri di vigilanza, se il piano industriale predisposto dall'istituto Sanpaolo risponda ai criteri anzidetti, nonché di accertare se l'azione di rimozione di alcuni dirigenti, di riconosciuta qualità professionale - lo ribadisco con forza -, non costituisca il segno premonitore di una strategia di colonizzazione e non sia il sintomo di un pregiudizio, assolutamente ingiustificato, nei confronti di operatori e professionisti del Mezzogiorno.
Io ed i miei colleghi che hanno firmato questa interpellanza non abbiamo mai immaginato di dover vittimisticamente sorreggere le ragioni degli operatori del Mezzogiorno; abbiamo severamente censurato anche le azioni ed i comportamenti di operatori e professionisti del Mezzogiorno, quando andavano censurati. Non comprendiamo, invece, le ragioni di un'azione così violenta quando non c'è motivo alcuno di censurare l'attività degli operatori. Allora, non si può che leggervi ancora una volta il segnale di un processo che mira a far scomparire completamente questa azienda di credito - di cui per ora resta solo il marchio, perché è ancora utile e conveniente dal punto di vista economico - dallo scenario economico-finanziario del Mezzogiorno.
Il Tesoro, in considerazione di quanto disposto dalla legge in ordine all'impegno a dismettere l'intera partecipazione ancora detenuta (legge n. 497 del 1996), ha ritenuto opportuno, sulla base dei pareri prodotti a tale proposito dagli advisor finanziari nominati, Rothschild Italia Spa e Arthur Andersen, di procedere all'adesione all'offerta di pubblico acquisto, anche sulla base del prezzo di offerta che verrà fissato.
Si precisa che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 29 settembre ultimo scorso autorizza il Tesoro a dismettere le quote azionarie in proprio possesso mediante qualsivoglia modalità in uso nella prassi dei mercati finanziari, pertanto anche mediante adesione ad OPA.
L'operazione si è conclusa in data 28 novembre 2000, con incasso per il Tesoro (circa 950 miliardi) in data 1o dicembre 2000.
In ordine al piano strategico del Banco, si fa presente, anche in considerazione della politica del personale, che, già in occasione della dismissione della maggioranza del capitale azionario del Banco alla Banco di Napoli holding, avvenuta nel giugno 1997, il Tesoro ebbe cura di individuare l'acquirente anche sulla base del piano strategico che veniva presentato. La dismissione della maggioranza del capitale e l'assetto privatistico del Banco rimettevano, pertanto, nelle mani del principale azionista la gestione societaria. Il successivo subentro del Sanpaolo-IMI nel controllo del Banco è avvenuto sulla base di trattativa privata che non poteva in alcun modo riguardare un'azionista di minoranza, seppure pubblico.
Infine, l'adesione all'OPA, nel rispetto e sulla base delle indicazioni della normativa vigente, ha costituito, dal punto di vista delle modalità della dismissione, una scelta obbligata, anche se coerente con il programma di privatizzazione stabilito dal Governo, soprattutto con riferimento al settore bancario ed assicurativo. Le scelte di natura strategica della società sono, pertanto, rimesse al nuovo azionista di maggioranza, nel rispetto della normativa civilistica, della contrattazione collettiva e delle norme in materia di vigilanza del sistema bancario e creditizio vigenti.
Tuttavia, rispetto alle questioni poste, non posso che dichiararmi insoddisfatto per la risposta del Governo anche a nome degli altri colleghi cofirmatari dell'interpellanza. Infatti, pur comprendendo il fatto che il Governo abbia vincoli oltre i quali non può andare, la risposta mi sembra abbia eluso il problema da noi indicato, relativo al sostegno del Mezzogiorno e dei conseguenti strumenti da adottare.
Continuiamo ad immaginare che il Governo possa intervenire, al di là dei vincoli formali, perché gli interlocutori, istituzionali o privati che siano, non possono non riferirsi, in una logica di governo ordinato dell'economia, ad azioni di indirizzo, in un settore fondamentale per la vita economica e per lo sviluppo del paese.
Noi insisteremo sulla questione. Ringrazio comunque il sottosegretario per la


