![]() |
![]() |
![]() |
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca lo svolgimento di interpellanze e di interrogazioni sull'impiego di armi ad uranio impoverito (vedi l'allegato A - Interpellanze ed interrogazioni sezione 1).
PRESIDENTE. L'onorevole Giordano ha facoltà di illustrare l'interpellanza Bertinotti n. 2-02818, di cui è cofirmatario.
FRANCESCO GIORDANO. Signor ministro, a noi pare che in questa vicenda vi sia stata una vera e propria sagra dell'ipocrisia: vorrei sottrarla ad una critica personale e coinvolgerla invece in una responsabilità collettiva del vostro Governo; vorrei sottrarla per la stima, anche personale, che ho nei suoi confronti, stima che lei sa non essere mai venuta meno anche in questa vicenda.
del plutonio. Sapevate degli effetti devastanti che queste armi producono: non credo che la verità possa essere affidata, un po' ipocritamente, ad una commissione, quando gli effetti sono sotto gli occhi di tutti e sono, purtroppo, anche il risultato di devastazioni ambientali, che hanno già prodotto effetti drammatici sulle persone, signor ministro, nella vicenda della guerra del Golfo.
MARCO TARADASH. No?
FRANCESCO GIORDANO. No, non si sono risolti. Fammi finire di parlare, se hai questa capacità.
MARCO TARADASH. Ti faccio finire, ma mi pare che si siano risolti.
FRANCESCO GIORDANO. Ci troviamo persino di fronte all'arroganza della NATO che dice che continuerà ad usare quelle armi. Mi piacerebbe poter dialogare e confrontarmi con il Governo esattamente su questo terreno, comunque devo concludere. Signor ministro, voi cosa farete? Voi che avete proposto la messa al bando delle armi all'uranio impoverito, di fronte al fatto che la NATO vi dice di no, cosa farete? Quale gesto unilaterale, quale scelta che impegna il nostro Governo compirete? Vi chiediamo se non sia arrivato il momento di riflettere su cosa significhi la NATO oggi, a cosa serva. Un tempo serviva a contrapporsi al patto di Varsavia, oggi chi sono i nemici della NATO? Gli immigrati? Il terzo mondo? Chi è il nemico della NATO e a cosa serve questa struttura?
PRESIDENTE. L'onorevole Tassone ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02819.
MARIO TASSONE. Signor Presidente, onorevole ministro, abbiamo presentato l'interpellanza in esame per saperne di più anche perché abbiamo di fronte diverse
questioni, sicuramente i grandi problemi che riguardano le guerre, i sistemi di armi, soprattutto quelle batteriologiche e chimiche che sono devastanti e creano situazioni molto gravi. Vi è il problema della salute dei nostri giovani.
PRESIDENTE. L'onorevole Taradash ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02820.
MARCO TARADASH. Signor ministro, nella mia interpellanza ho sollevato alcune questioni. La prima riguarda il motivo per il quale il Governo italiano abbia fatto immediatamente sua la tesi secondo cui le vittime di leucemia e di altre malattie siano dovute alle radiazioni da uranio impoverito quando ancora non c'è alcuna certezza... Lei mi fa cenno di no, ma allora mi chiedo perché il Governo italiano, se addirittura non ha questa convinzione, abbia chiesto la moratoria sull'uso di queste armi, quando le prove scientifiche sul fatto che esista una correlazione tra l'uso di queste armi e le patologie che sono state riscontrate e le morti che sono avvenute non ci sono e quando l'organizzazione mondiale per la sanità - non la NATO - ha detto che questa correlazione è molto improbabile.
PRESIDENTE. L'onorevole Bastianoni ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02822.
STEFANO BASTIANONI. Signor Presidente, signor ministro, l'opinione pubblica italiana è fortemente scossa dalle notizie che ogni giorno appaiono sugli organi di informazione, sui mass media, che riferiscono di militari che, al ritorno dalle missioni in terra balcanica, sarebbero interessati da patologie molto gravi.
PRESIDENTE. L'onorevole Brunetti ha facoltà di illustrare l'interpellanza Grimaldi n. 2-02824, di cui è cofirmatario.
MARIO BRUNETTI. Signor Presidente, chi volesse rileggere, almeno per curiosità culturale, gli atti dei lavori parlamentari di questa Camera verificherebbe che chi parla, nei numerosi interventi a nome del gruppo Comunista contro la bizzarra teoria della «guerra umanitaria» nei Balcani, ha posto fin dai primi giorni dell'aggressione NATO il problema del tragico uso dei proiettili all'uranio impoverito che produceva una devastazione ambientale e che, alla lunga, avrebbe fatto più danni delle stesse macerie: paradossalmente il dopoguerra avrebbe fatto più vittime della stessa guerra. Sottolineavo anche che, sul problema, c'era una sorta di complicità del silenzio: da una parte, Milosevic, preoccupato dalla diffusione di dati allarmanti sull'inquinamento dell'ambiente, la contaminazione degli acquedotti e l'avvelenamento del Danubio, che avrebbero potuto generare proteste, e, dall'altra, la NATO ed i fedeli britannici che colpevolmente, per una vile politica mercantile di potenza, tenevano il segreto, mistificavano e deviavano ogni notizia, nella speranza di abituare l'opinione pubblica a troppi silenzi e a troppe omissioni.
e teso a placare, con ulteriori silenzi, le sacrosante preoccupazioni dei soldati e delle loro famiglie.
abbia causato danni alla salute o morte». A ciò risponde senza equivoci l'ammonimento del professor Rokke: «L'uranio impoverito è roba da incubo. È tossico, radioattivo e inquina per 4.500 milioni di anni. Provoca linfomi, disordini neurologici e danni alla memoria. Causa malformazioni congenite e distrugge il sistema immunitario».
PRESIDENTE. L'onorevole Loddo, cofirmatario dell'interpellanza Monaco n. 2-02823, ha facoltà di illustrarla.
ANTONIO LODDO. Signor Presidente, dopo le denunce provenienti da gran parte della Sardegna, la questione delle patologie tumorali e delle affezioni di tipo immunitario che hanno colpito i nostri soldati che hanno partecipato alle missioni in Kosovo e in Bosnia ha assunto rilevanza nazionale, impegnando non solo il Governo ed il Parlamento, ma anche i media e, in generale, tutta l'opinione pubblica.
solo non è unanime sull'individuazione di tale nesso causale, ma sembrerebbe anzi orientata perfino ad escluderlo.
precauzione per prevenirli, cosa che decisamente non pare sia accaduta nella vicenda di cui parliamo.
PRESIDENTE. L'onorevole Mazzocchin ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02827.
GIANANTONIO MAZZOCCHIN. Signor Presidente, signor ministro, anche a nome dei colleghi Sbarbati e Marongiu desidero rivolgerle alcune domande, in ogni caso il tono del mio intervento sarà un po' diverso da quello usato da un altro collega.
FABIO CALZAVARA. Purtroppo è molto utile!
PRESIDENTE. L'onorevole Pezzoni, cofirmatario dell'interpellanza Mussi n. 2-02829, ha facoltà di illustrarla.
MARCO PEZZONI. Signor Presidente, colleghi, con la nostra interpellanza vogliamo richiamare l'attenzione del Governo, e in particolare del ministro Mattarella, su una serie di questioni che pensiamo siano fondamentali e correlate fra di loro.
europei, ma anche essere preso più seriamente in considerazione. Tuttavia, anche se in ritardo, il Governo italiano è quello che, insieme con gli altri e più di tutti gli altri, solleva questioni importanti.
PRESIDENTE. L'onorevole Giannattasio ha facoltà di illustrare l'interpellanza Pisanu n. 2-02830, di cui è cofirmatario.
PIETRO GIANNATTASIO. Signor Presidente, onorevole ministro, onorevoli colleghi, non sono un medico né uno scienziato e, quindi, non spetta a me stabilire il nesso di causalità fra, da una parte, l'uranio impoverito usato in Bosnia ed in Kosovo e, dall'altra, le forme di leucemia riscontrate in alcuni militari ed alcuni decessi. Sono un tecnico per aver indossato l'uniforme per quarantuno anni e perciò ritengo che non si possano accettare le dichiarazioni di ignoranza in merito all'uso di tale munizionamento in Bosnia ed in Kosovo, da qualsiasi parte esse provengano; ripeto, non si poteva non sapere.
veniva impiegato, lo era solo in funzione contro carri e non per fare fotografie aeree o per sviluppare contromisure elettroniche. Era naturale pertanto che contro i carri impiegasse il suo cannone a canne rotanti con munizionamento all'uranio impoverito.
bosniache, omissioni quindi molto gravi che non gettano certo una luce positiva sulla capacità dei nostri vertici militari né sul funzionamento degli stati maggiori e dei servizi informativi. E passiamo al Kosovo. Anche qui vengono impiegati gli A10, e sembra che sia arrivato laggiù anche qualche missile Tomahawk con testa all'uranio impoverito. In questo caso i nostri vertici militari e politici ammettono di essere stati avvertiti dagli americani, ma solo su richiesta e, sembrerebbe, in modo tardivo. Però ci viene raccontato che tutti i militari erano stati avvertiti delle precauzioni da prendere e che una compagnia NBC aveva preceduto i reparti controllando l'eventuale presenza di contaminazioni sul terreno.
PRESIDENTE. L'onorevole Gasparri ha facoltà d'illustrare l'interpellanza Selva n. 2-02832, di cui è cofirmatario.
MAURIZIO GASPARRI. Signor ministro, onorevoli colleghi, la vicenda che oggi discutiamo ha diversi profili: profili, come penso nella parte finale del dibattito emergerà con ancora maggiore evidenza, di rapporti internazionali, di coerenza della nostra politica nei confronti delle alleanze alle quali abbiamo liberamente aderito e nelle quali noi fermamente crediamo; ha poi profili di carattere medico, scientifico, sanitario che sono quelli che in queste settimane destano la preoccupazione dell'opinione pubblica, delle famiglie, a volte con punte di allarmismo eccessive.
dobbiamo stare a quello che leggiamo. Negli ultimi giorni, le notizie rassicuranti che escluderebbero il nesso causa-effetto hanno prevalso sulle notizie allarmanti, anche sulla base di fonti autorevoli, però nello stesso tempo leggiamo di un nono caso, di un'altra morte, quella del maresciallo dei carabinieri, Cinelli. Vi sono stati anche riscontri statistici, perché vi è chi sostiene che occorre valutare quanti militari o appartenenti all'Arma dei carabinieri muoiono per tumori e leucemie ai fini di una valutazione statistica: è ovvio, infatti, che in ampie organizzazioni la statistica dei grandi numeri, che ahimè esiste anche per casi così dolorosi, dimostra che, comunque, anche chi non partecipa ad operazioni militari può contrarre certe malattie.
del Governo. Si accusano le opposizioni di non avere idee, ma non è così, noi non solo abbiamo idee chiare rispetto a tali problemi, ma abbiamo anche dimostrato di consentire all'Italia di affrontare questi passaggi con i nostri voti ed il nostro senso di responsabilità, proprio con i numeri e con il senso di responsabilità che voi non avete avuto.
difficoltà, vista l'esistenza di strutture di sanità militare e considerati tutti gli strumenti che si possono inventare, credo che una maggiore sensibilità sarebbe opportuna.
PRESIDENTE. L'onorevole Ballaman ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-02833.
EDOUARD BALLAMAN. Signor Presidente, ringrazio il ministro per la sua presenza, anche se dobbiamo subito rilevare che purtroppo vi sono ancora decine di interrogazioni a cui non è mai stata data risposta e che le uniche risposte sono state fornite solo quando c'erano le televisioni.
perfetta salute, baldi giovani che sono andati ad onorare il nome del paese e a partecipare ad una missione umanitaria dopo una guerra che forse umanitaria non era.
centinaia di chilometri? Se si è tutti in posizione paritaria all'interno della NATO (come è giusto che sia) si deve cominciare a fare una rotazione delle aree.
PRESIDENTE. È così esaurita l'illustrazione delle interpellanze all'ordine del giorno. Sospendo fino alle ore 11 la seduta, che riprenderà con la risposta del ministro.
Avverto che lo svolgimento delle interpellanze, come convenuto dalla Conferenza dei presidenti di gruppo dell'11 e del 17 gennaio 2001, inizierà con l'illustrazione da parte di ciascun gruppo e componente politica del gruppo misto delle rispettive interpellanze (sono previsti 12 minuti per gruppo e 23 minuti per il gruppo misto).
A partire dalle ore 11, in concomitanza con l'inizio della ripresa televisiva diretta, si svolgerà l'intervento del ministro della difesa e, successivamente, avranno luogo le repliche di un rappresentante per gruppo e componente politica del gruppo misto, in ordine crescente (sono previsti 8 minuti per gruppo e 23 minuti per il gruppo misto).
Per le interrogazioni presentate da singoli deputati è previsto un intervento in replica, al termine degli interventi dei rappresentanti dei gruppi e delle componenti politiche del gruppo misto, per un tempo di 5 minuti ciascuno.
La verità è che voi sapevate tutto sull'utilizzo dell'uranio impoverito. La Commissione affari esteri della Camera aveva affrontato il tema e vi aveva messo in guardia rispetto all'utilizzo di queste armi: adesso addirittura si parla dell'utilizzo
Sapevate tutti, quindi, ed è incredibile che, di fronte a casi che riguardano militari italiani - ma ormai anche di altre nazioni europee -, si continui a fare ricerche, a produrre inchieste che, però, non hanno come obiettivo quello di mettere in discussione quel tipo di armi, ma l'intera modalità con la quale sono state determinate le iniziative di guerra in tutti questi anni.
L'uso di armi ad alta tossicità è destinato a rimanere a lungo nella catena alimentare umana ed è in grado di provocare malattie genetiche gravissime. Crediamo, quindi, che esso si configuri, a tutti gli effetti, come un crimine contro l'umanità. Non si tratta solo di una questione di salute dei nostri militari, il problema riguarda anche le popolazioni civili e l'ambiente.
Desidero affermare pacatamente, in questa sede, che spero che questa vicenda faccia dissolvere il paradosso, l'insulto della guerra umanitaria. Cosa c'è di umanitario in questa vicenda, ministro Mattarella? La verità è che, lo ripetiamo con forza, quella guerra aveva un altro obiettivo, un obiettivo esplicito degli Stati Uniti d'America: produrre instabilità in quell'area, distruggere la funzione di una grande organizzazione, quale le Nazioni Unite, che non ha più alcuna funzione né alcun potere, per ripristinare una egemonia della NATO che si configura così come un'egemonia non solo difensiva, com'era inizialmente, ma assolutamente offensiva. In sostanza, l'obiettivo di produrre instabilità permanente in quell'area.
Non avete risolto nessuno dei problemi per i quali quella guerra, cosiddetta umanitaria, è stata attivata. L'instabilità, l'odio razziale permangono in quelle aree e quei problemi non si sono risolti.
Infine, ministro, vorrei chiederle: un uomo come Javier Solana, che era il responsabile della NATO, oggi è il cosiddetto ministro della difesa europea; quindi se prima era il responsabile delle azioni della NATO, oggi, magari, deve essere proprio il suo contraddittore? Chiediamo che qualcuno paghi in questa vicenda; se c'è qualcuno che deve pagare, è quest'uomo.
Abbiamo avvertito confusione a proposito di questa problematica, ed essa certamente non ha tranquillizzato i soldati, né le famiglie. Vi è stata una gestione quanto meno confusa, che ha determinato un grande disagio: i militari dicevano che avevano conoscenza dell'impiego di questi sistemi d'arma; il Governo per due tornate è venuto in Parlamento con notizie monche (almeno quelle di novembre); non sappiamo quale sia il nostro ruolo all'interno dell'Alleanza atlantica in termini complessivi (lo dico con grande preoccupazione).
Tutte queste situazioni ci fanno intravedere chiaramente una strumentalizzazione anti NATO, che abbiamo avvertito anche stamattina nell'intervento del collega che mi ha preceduto.
Vi è certamente un'esigenza di fare chiarezza, ma non con gli stereotipi, signor ministro, non con le veline burocratiche scontate. Ritengo vi sia un'esigenza di dare indicazioni forti e ferme anche rispetto al nostro ruolo all'interno dell'Alleanza atlantica, perché lei si rende conto che il «balletto» e lo scarico delle responsabilità non giova a nessuno. Bisogna capire sul piano scientifico dove sia la verità e bisogna comprendere e cogliere realmente il percorso del nostro Governo e del nostro Parlamento per rafforzare la NATO, garantendo soprattutto la dignità del nostro paese.
La seconda domanda è perché sia stata chiesta alla NATO una moratoria su queste armi. La terza domanda è in quale modo il Governo italiano intenda rapportarsi alle alleanze internazionali dato che, di fronte ad un'ondata di opinione pubblica, suscitata da emozioni francamente non condivisibili, l'atteggiamento del Governo è questo.
Vi è poi una domanda di fondo: qual è il senso che si dà alla nostra partecipazione ad imprese come quelle in Bosnia e in Kosovo? Se fosse vero che non hanno risolto nulla, potremmo dire che c'è stato un errore, ma ciò non è affatto vero, perché in quei paesi vi erano dei massacratori, degli sterminatori che avevano mano libera in nome del nazismo e del comunismo di cui si facevano integralmente parte attiva e che vengono difesi qui, come abbiamo sentito stamattina, da Rifondazione comunista e da chissà quanti altri, ed il Governo ha deciso saggiamente di prendere parte, con le armi, ad una iniziativa per la libertà, per la dignità e per la vita di quelle popolazioni.
Adesso il Governo italiano pretenderebbe che le armi non facessero male agli altri e tanto meno - certo è augurabile - a noi stessi. Forse il Governo dovrebbe fare una riflessione su ciò che significa la guerra in certi casi e su quelle che devono essere le responsabilità di fronte ai problemi che si aprono e alle non certezze che vengono spacciate invece per verità assolute.
Abbiamo il dovere, come Parlamento, come istituzioni e come Governo di fare piena luce in tempi rapidi sulla reale situazione, su come stiano effettivamente le cose. Abbiamo il dovere morale di fare questo nei confronti dei militari, dei volontari e delle loro famiglie, oltre che dell'intero popolo italiano. Credo sia pertanto opportuno procedere con serenità e fermezza, senza indecisioni, per coinvolgere gli altri paesi partner della NATO e trovare una linea comune, senza peraltro mettere in discussione i fondamenti della nostra politica estera e di sicurezza. Dobbiamo procedere affinché sia fatta piena luce sui fatti. Sappiamo che è stata istituita una commissione presieduta dal professor Mandelli, persona rigorosa e di autorevole professionalità, ed è per questo che le chiediamo quali saranno i tempi dell'indagine scientifica per avere un risultato al di là di ogni ragionevole dubbio, anche perché di giorno in giorno si sovrappongono sempre nuove notizie. Per esempio, in queste ultime ore è stata diffusa la notizia che sarebbe stato impiegato anche del plutonio, nel senso che ci sarebbero tracce di un elemento radioattivo in misura doppia rispetto all'uranio impoverito. Per evitare queste notizie allarmistiche dobbiamo riportare l'informazione nei canali della correttezza.
Quindi, signor ministro, le chiedo quali azioni il Governo intenda promuovere per mantenere alta e ferma la posizione del nostro paese in sede comunitaria e per tranquillizzare l'opinione pubblica italiana e soprattutto i militari e le loro famiglie.
Ancora oggi è davvero stupefacente che davanti ad eclatanti casi di malattia e di morte, davanti al dilagare in tutta Europa, dopo le polemiche partite dall'Italia, del dramma derivante dalla scoperta di alcuni decessi tra i militari europei di stanza in Bosnia e Kosovo, il Pentagono tenti di occultare qualsiasi nesso tra il «metallo del disonore», come è stato definito, e l'emergenza salute a seguito, appunto, dell'uso dell'uranio impoverito in Bosnia e Kosovo. In alcune zone, come per esempio a Novi Sad, l'inquinamento dell'aria che si respira e dell'acqua che bevono gli uomini e gli animali, i terreni avvelenati che si coltivano stanno portando ad una situazione sanitaria terribile su cui l'Occidente vittorioso tace, preoccupato solo degli affari della ricostruzione
La pezza che si tenta di mettere, teorizzando l'«incerto» rapporto tra uranio e malattia è un'ipocrisia da esiliare perché non serve ad affrontare con senso di responsabilità il problema.
È una ipocrisia che fa dire sconsolatamente al professor Brankh Sbutega, primario dell'ospedale di Belgrado: «Se non fosse tragico, sarebbe comico: come mai io sapevo praticamente tutto delle leucemie dopo la guerra del Golfo e la Bosnia, mentre loro fingono di cadere dalle nuvole?»
Dobbiamo, dunque, avere il coraggio di prendere atto che sono cadute due mistificazioni: dopo i silenzi e le falsificazioni degli ambienti militari, la NATO è stata costretta - nonostante le chiacchiere a cui ci ha abituato un impossibile Solana anche in questi giorni - ad ammettere che i proiettili ad uranio impoverito sono stati massicciamente impiegati nelle azioni di guerra, ad iniziare dall'Iraq e poi in Bosnia e in Kosovo; proprio nella zona controllata tra Pec e Djacorica dagli italiani sono stati sparati gran parte dei 31.000.000 proiettili ad uranio impoverito dagli aerei A-10 americani, come ha ammesso lo stesso segretario della NATO Rubertson.
Sulla questione della connessione tra i due fatti, non possiamo più continuare ad avere dubbi in quanto precise ricerche, studiosi e rapporti internazionali, hanno demistificato ogni superficialità e stabilito che le forme ossidate d'uranio - peraltro più solubili a contatto con l'acqua e quindi assorbibili nell'ambiente da uomini e animali - oltre ad esser trasportabili, provocano danni irreparabili.
Inoltre, un'importantissima testimonianza sulle conseguenze dell'uranio impoverito e sulla precisa conoscenza dei fatti da parte degli Stati Uniti e della Gran Bretagna viene proprio dall'interno dell'esercito USA: il professor Doug Rokke, ex colonnello e professore alla Jacksonville University, sostiene che «i numerosi rapporti del dipartimento alla difesa, a partire dal 1991, affermano che le conseguenze dell'uranio impoverito non erano note, in realtà mentono: erano stati tutti avvisati».
Del resto, proprio in questi giorni la tossicità dell'uso dei proiettili all'uranio impoverito è stata accertata e confermata in un rapporto dell'agenzia ambientale dell'ONU, che ha constatato la presenza di radioattività in otto degli undici siti in Kosovo visitati dai suoi scienziati. In un documento pubblicato in Germania, il professor Günther entra addirittura nel dettaglio, affermando che l'uso dell'uranio impoverito nelle guerre - dall'Iraq in poi - produce, in primo luogo nei bambini, il collasso del sistema immunitario, l'herpes, l'herpes zoster, sintomi simili a quelli dell'AIDS, disfunzioni renali ed epatiche, leucemie, anemia aplastica e neoplasie maligne, nonché malformazioni di origine genetica riscontrate anche negli animali.
C'è, poi, una ricerca sul campo fatta da padre Jean Marie Benjamin, che raccoglie elementi che lasciano davvero senza fiato su quel che ha prodotto l'uranio impoverito in Kosovo. La stessa commissione di controllo, istituita dal Governo britannico sull'argomento (peraltro, secondo i veterani della guerra del Golfo, sono 521 i militari morti fino ad oggi), afferma che le particelle di polvere di uranio, che incendiano gli obiettivi colpiti, sono inalate ed emanano una dose di radioattività inaccettabile per l'organismo.
Negli Stati Uniti d'America, infine, è ormai documentato che le ragioni della «sindrome del Golfo» - che ha registrato un numero spaventoso di leucemie, tumori ed affaticamento - è la conseguenza dell'uso massiccio dell'uranio impoverito ed è stato scoperto che gli stessi vaccini impiegati per difendere i soldati americani dalle armi chimiche e batteriologiche attaccano il sistema immunitario. Anche per questo i militari USA in missione avevano disposizioni precise su come comportarsi rispetto alle conseguenze dell'uranio.
Insomma, il quadro che abbiamo davanti è chiaro e drammatico. La prima cosa da fare, allora, è smetterla con il ritornello che «non siamo a conoscenza di nulla che dimostri che l'uranio impoverito
Il personale militare di Stati Uniti e Gran Bretagna - in quanto parte della NATO - non ha voluto tenere conto della salute, della sicurezza e dell'ambiente nell'impiego dell'uranio impoverito, che provoca gravi danni alla salute, compresa la morte. È importante, dunque, il sussulto positivo che ha avuto ieri il Parlamento europeo concordando un'azione per chiedere la moratoria dell'uso di queste armi. Facciamo bene anche a chiedere commissioni che indaghino su quello che è avvenuto e allarghino l'indagine anche, per esempio, al Mediterraneo ed alle nostre coste adriatiche lambite da quel mare. È giusto tutto questo, ma io credo che noi dobbiamo lavorare con caparbietà per chiedere l'interdizione di quelle armi. Questo deve essere per noi un impegno di civiltà e di difesa dei diritti umani e della vita.
Se dovessi indicare, però, un comune denominatore delle discussioni che su questo argomento si sono fatte nelle ultime settimane, riuscirei a trovarlo solo nell'incertezza e nella genericità. Nessuno sa quanti siano i militari colpiti dalle accennate patologie e neppure si sa quanti siano i morti. A voler essere precisi, non si sa neanche se i decessi constatati tra coloro che avevano partecipato alle missioni siano da porre in correlazione con l'utilizzo dell'uranio impoverito, e ciò perché ci sono importanti agenzie scientifiche e militari che negano la possibilità stessa di una correlazione tra tali morti e l'uso dei minerali di uranio. Anzi, fino a qualche settimana fa neppure sapevamo che nel territorio bosniaco, presidiato dai nostri uomini, si fosse fatto uso di proiettili all'uranio.
Insomma, se non fosse stato per quei morti, avremmo anche potuto porre termine ai nostri discorsi e parlare di inutili allarmi, se non di vero e proprio allarmismo; questo sarebbe potuto accadere se non ci fossero di mezzo, appunto, quei morti: cinque o otto, per adesso poco importa, o meglio, importa e come, per almeno due ragioni. La prima è che, se anche un solo militare o civile impegnato in quelle missioni fosse morto a ragione di tale suo lavoro - compiuto, non si dimentichi, per rispondere ad un preciso dovere derivante da un mandato conferito dal Governo e dal Parlamento di questa Repubblica -, ebbene, quand'anche vi fosse stato un solo morto o un solo ammalato, questo Stato avrebbe comunque il dovere primario di capire, di sapere e far sapere, per il rispetto dovuto a quell'individuo e per il rispetto dovuto a quanti hanno fatto, fanno e purtroppo faranno il suo stesso lavoro. La seconda ragione è che questi morti, purtroppo, se quanto si dice è vero, rischiano di essere solo i primi di una drammatica serie.
La richiesta di chiarezza che emerge da questo Parlamento, interprete delle esigenze del paese, deve trovare - come peraltro, sappiamo, già trova - nel Governo la più ampia accoglienza e deve mirare ad accertare l'esatta consistenza di alcune situazioni sulle quali sollecitiamo risposte complete e definitive.
L'uranio impoverito è oggi considerato la causa principale delle patologie denunciate, eppure la letteratura scientifica non
Storicamente non risultano incidenze così significative e situazioni così drammatiche neppure nella lavorazione dei minerali di uranio, anche in tempi in cui non si prendeva nessuna precauzione. Qualche scienziato arriva addirittura ad affermare che chimicamente questo elemento non risulta, per modeste quantità, particolarmente tossico.
La tentazione di chiudere la vicenda con una sorta di non luogo a procedere potrebbe perciò farsi forte, se non fosse per quei morti. Allora le chiediamo, signor ministro, se non sia opportuno estendere lo studio e l'indagine oltre che all'uranio impoverito usato nei proiettili anche ai bersagli che quei proiettili hanno colpito, gli arsenali di armi chimiche e quelli di armi biologiche e le centrali nucleari, le cui sostanze micidiali sono state diffuse per aree vastissime, contaminandole. Insomma, tutti presi dalla discussione sui proiettili all'uranio impoverito, abbiamo trascurato gli infiniti altri materiali tossici che avvelenano i Balcani, inquinandone i terreni e le falde acquifere e che possono essere anch'essi causa di malattia e di morte. Il primo invito e la prima richiesta che il gruppo dei Democratici rivolge al Governo sono quindi quelli di sapere se e fino a che punto si stia indagando anche nella direzione indicata.
Vi è altresì un secondo livello di indagine sul quale sollecitiamo il Governo. Mi riferisco a quello relativo alle conseguenze sulla popolazione bosniaca e kosovara dell'utilizzo degli oltre 40 mila proiettili con componenti di uranio impoverito e all'inquinamento dell'area del suolo conseguente alle esplosioni e alle distruzioni degli insediamenti industriali militari. È necessario avere un quadro epidemiologico di riferimento innanzitutto per valutarne meglio l'incidenza sui nostri ragazzi e, in secondo luogo, perché occorre prestare a quelle popolazioni ogni possibile aiuto e assistenza, assicurando la bonifica di quei territori, cosa imposta, prima ancora che da un dovere politico, da una considerazione umanitaria ed etica.
Vi è, infine, un terzo livello di indagine sul quale il nostro gruppo sollecita il Governo: mi riferisco alle cose sapute e non dette o, cosa che sarebbe addirittura peggiore, alle cose non dette perché non sapute. Ci chiediamo e le chiediamo se in questi anni, relativamente a questa vicenda, sia stata assicurata una piena e completa trasparenza nell'informazione sui temi della politica di sicurezza militare del nostro paese da parte dell'Alleanza atlantica, al cui interno abbiamo l'impressione non si sia realizzata una tempestiva e completa informazione sull'impiego di mezzi e materiali bellici pericolosi e ad alto rischio.
Noi crediamo che l'Alleanza atlantica basi la sua stessa esistenza sul rispetto del principio cardine della parità dei diritti, dei doveri e delle responsabilità tra i paesi membri e che mai e per nessuna ragione si possa derogare a tale principio. Ciò premesso, occorre capire perché il nostro Governo sia stato informato con oltre 5 o 6 anni di ritardo - come lei, signor ministro, ha dichiarato in Commissione - e se ciò sia avvenuto per trascuratezza, per sbadataggine o cattiva volontà. Occorre infatti che, in relazione a nuovi scenari di instabilità politica e delle nuove forme di intervento militare, prima di ogni decisione concernente la modalità delle operazioni e la definizione degli obiettivi strategici, siano compiute le più approfondite valutazioni, coinvolgendo in esse le istituzioni politiche e parlamentari, da un lato, ed i centri decisionali e operativi delle Forze armate, dall'altro. Solo così facendo sarà possibile garantire alle missioni di pace e agli interventi umanitari una maggiore rispondenza allo spirito di tali iniziative e una maggiore tutela delle popolazioni civili e degli stessi soldati. Sarà altresì possibile consentire di dire e fare tutto il possibile per mettere sull'avviso i militari e i civili dai rischi che si possono correre, adottando ogni possibile
Il nostro gruppo, infine, chiede al Governo di portare avanti ogni iniziativa volta a mettere al bando tutte quelle armi che sono inutilmente distruttive e che causano danni irreversibili all'uomo e all'ambiente, contravvenendo allo spirito e alla lettera della convenzione sulla proibizione o restrizione delle armi eccessivamente dannose o con effetti indiscriminati, entrata in vigore nel dicembre 1983 e sottoscritta anche dal nostro paese.
Come ho già detto e scritto, ritengo che il ministro della difesa abbia fatto benissimo a istituire per tempo una commissione scientifica, volta a verificare se i problemi di salute dei cittadini italiani presenti in Kosovo fossero da attribuire o meno a qualche particolare componente degli armamenti impiegati.
La domanda che ho rivolto al Governo (in realtà è rivolta al Presidente del Consiglio dei ministri) è la seguente: per quale motivo non è stata istituita una commissione di indagine sotto l'egida del Ministero della sanità, senza nulla togliere ovviamente alla collegialità del Governo e alle competenze del Ministero della difesa, utilizzando anche quegli istituti di ricerca che esistono in Italia ma che raramente sentiamo citare nelle informazioni che vengono date agli italiani? Mi riferisco, in particolare all'Istituto superiore di sanità e, nel caso specifico, all'ENEA e all'ARPA. Questi istituti, che si occupano, tra l'altro, dal punto di vista scientifico, degli effetti delle radiazioni sulla salute, non vengono a mio avviso mai sufficientemente citati. Gli italiani avrebbero invece gradito sapere cosa sia veramente l'uranio impoverito, quale sia la sua effettiva radioattività, se quest'ultima sia e pericolosa per l'ambiente e per l'uomo e se l'insorgere di queste patologie non vada ascritto a motivi diversi dal cosiddetto uranio impoverito (una definizione che sembra strana anche se in realtà si tratta di uranio con una piccolissima frazione in meno di uranio 235).
La mia impressione - le chiedo scusa, Presidente, se ho utilizzato un tempo maggiore di quello a mia disposizione - è che agli italiani doveva essere data una maggiore informazione affinché non si instaurasse una inutile «psicosi da uranio», che magari non ha alcuna ragione di essere.
La prima questione è quella della tutela dei nostri militari; occorre che vi siano maggiori certezze in ordine a coloro che si sono ammalati, a coloro che sono morti per cause tumorali ed occorre dare maggiori certezze anche a quei volontari che sono stati presenti in Bosnia, in Kosovo e nei Balcani.
La seconda questione è che ci troviamo di fronte ad un nuovo diritto internazionale che richiede un rapporto più stretto tra le Nazioni Unite e la stessa NATO.
La terza questione riguarda la coesione interna alla NATO, che mai come in questi tempi è legata alla ridefinizione, già avviata negli anni novanta e poi nel cinquantesimo anniversario della fondazione dell'alleanza atlantica a Washington, della nuova concezione strategica.
Essa richiede un riequilibrio di responsabilità tra Stati Uniti ed Europa, un più alto livello di standard, procedure più trasparenti, insomma una collegialità più forte.
La terza questione riguarda la nostra presenza nei Balcani che, viste le novità positive conseguenti alla cacciata di Milosevic e alla scelta di una svolta democratica avviata da Kostunica e dal popolo serbo, pensiamo debba essere più significativa dal punto di vista economico, sociale, finanziario e militare per garantire l'europeizzazione dei Balcani. Proprio per questo, signor ministro, la partita aperta dalla Commissione da lei nominata, volta a garantire maggiori certezze e l'europeizzazione del problema per dare risposte sicure e scientifiche alla questione delle armi ad uranio impoverito, ci serve anche per rimotivare la nostra indispensabile presenza, non solo militare, nei Balcani. Si apre, dunque, una questione importante di ricostruzione democratica, ambientale, economica, sociale e civile nei Balcani, che deve vedere l'Europa in prima fila. A questo proposito vi è anche la questione di una trasparenza dentro la NATO.
Se oggi le questioni sono così interdipendenti, le chiedo come mai ci sia voluto così tanto tempo da parte del Governo per prendere atto di richieste che sono giunte un anno e mezzo fa dalla Commissione esteri della Camera, presieduta dall'onorevole Occhetto, che con una risoluzione aveva proposto al Governo la costituzione di una commissione tecnico-scientifica italiana e di una commissione europea. Oggi, non solo sono state finalmente accolte le nostre proposte di un anno e mezzo fa, ma le devo dare atto - e tutti dobbiamo ammettere - che il Parlamento europeo ieri ha sottoscritto, di fatto, con una risoluzione comune, firmata da tutti i gruppi di centrodestra e di sinistra, proprio le posizioni del Governo italiano, adottando quel principio di precauzione sancito al consiglio europeo di Nizza, la linea della moratoria e la richiesta dell'istituzione di una commissione medica europea.
Dal momento che il Parlamento europeo ha appoggiato le posizioni del Governo italiano, è diventata ancora più importante la partita politica che lei, ministro Mattarella, ha aperto, che riceve l'appoggio pieno del gruppo dei Democratici di sinistra. Tuttavia, vi sono questioni che vorremmo conoscere: perché questi ritardi; perché la questione istituzionale di una maggiore attenzione al Parlamento non è stata accolta fino in fondo dal nostro Governo; perché il nostro stesso Governo ha sottovalutato per più di un anno, non solo una precisa risoluzione della Commissione esteri, ma gli stessi rapporti? Oggi, corriamo dietro agli scandali che si leggono nei giornali, ma l'ANPA nel febbraio 2000 aveva scritto che, secondo la fonte del dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, vi è una valutazione di presenza di tracce di plutonio 239 nell'uranio impoverito; dette tracce porterebbero ad un incremento di dose del 14 per cento rispetto a quella causata dal solo uranio impoverito perché nel «riprocessamento» dell'uranio e nella sua produzione vi sono tracce di quel materiale di scarto delle centrali nucleari; per questi motivi, nella produzione vi è il rischio della presenza di plutonio.
Del resto, nei video realizzati nel 1995-1996 dalla US Army, si vede con chiarezza che il Pentagono avverte le proprie truppe di stare attente perché in quelle zone vi sono non solo rischi di alta tossicità, ampiamente provati dagli ambienti medico-scientifici, ma anche radiologici; si suggeriscono alle truppe dieci tipi di precauzione, compreso l'isolamento dell'eventuale carro armato e delle carcasse colpite come obiettivi militari dai proiettili ad uranio impoverito. Si prevedono anche due tipi di kit in questo video medico-tecnico-scientifico, nel quale le truppe americane già nel 1995, dopo la sindrome del Golfo, vengono allertate per i rischi radiologici; nei video americani del Pentagono si vede che esiste il rischio di tritio e di altri elementi diversi dall'uranio impoverito.
Tutto ciò poteva non solo meglio circolare negli ambienti militari italiani ed
Signor ministro, noi vorremmo sapere cosa pensi del primo esito, credo ancora insoddisfacente, del Consiglio atlantico, che comunque ha aperto un percorso e ha assunto misure che, in parte, vanno nella direzione auspicata dal Governo italiano. Vorremo sapere, poi, che notizie abbiamo sulle questioni, anche ambientali, più complessive; quali altri tipi di investimento vogliamo fare, nella ridefinizione del patto di stabilità dei Balcani, per dare maggiore tutela e sicurezza all'ambiente, al risanamento ambientale, parte essenziale della ricostruzione; come pensiamo di mantenere le nostre truppe in quell'area - presenza fondamentale in Bosnia e Kosovo per la democratizzazione e l'europeizzazione di quella regione -, se non dando maggiori certezze ed informazioni; quali tempi abbia la commissione medico-scientifica del professor Mandelli per arrivare ad una prima conclusione e valutazione dei dati forniti; come il Governo intenda muoversi in favore del personale militare che ha partecipato alle missioni citate, colpito dalle patologie indicate, e delle relative famiglie; infine, come pensi di portare avanti la moratoria che, lo diciamo con soddisfazione, è diventata oggi una posizione del Parlamento europeo. Quest'ultimo invita gli Stati membri ad essere solidali con quello italiano nel porre la questione di una moratoria che può essere l'anticamera di una messa al bando definitiva e che, comunque, anche all'interno dell'Alleanza atlantica, pone il problema di una maggiore proporzione tra mezzi e fini.
Il diritto di ingerenza umanitaria avrà un futuro se sarà maggiormente credibile anche sul terreno militare, se cercherà di conciliare etica e diritti umani; credo sia questa, oggi, la nostra posizione di lealtà all'interno della NATO, contribuendo nel contempo ad una maggiore ridefinizione della stessa portata della NATO, che non può essere un soggetto globale, bensì regionale. La NATO ha la possibilità di svolgere missioni fuori area, come si dice out of area, e proprio per questo credo serva una maggiore presenza europea, un riequilibrio tra Europa e Stati Uniti, nonché una migliore definizione della nuova concezione strategica della NATO medesima (Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
L'uranio impoverito, come è stato detto da tante parti e com'è noto agli addetti ai lavori, è un metallo durissimo e poco costoso che viene impiegato per battere obiettivi corazzati. In particolare, esso costituisce l'elemento principale del munizionamento del cannone a canne rotanti Vulcan, montato sulla prua dell'aereo A 10 Thunderbolt, altrimenti definito «ammazza carri».
Questa notizia è nota al pubblico dal 1988, grazie alla rivista settimanale inglese Take Off e dal 1992 in Italia, perché questa rivista è stata edita in italiano dalla De Agostini ed era in vendita presso tutte le edicole. Pertanto non si trattava di alcun segreto militare!
Sul primo numero di questa rivista si presentava l'A10 in tutte le sue caratteristiche di aereo e di sistema d'arma nel suo impiego nella guerra proprio contro l'Iraq. È chiaro perciò, che se quell'aereo
Ciò premesso, passiamo ad esaminare i combattimenti in Bosnia.
Dal 17 luglio 1995 ha inizio l'operazione Deliberate Force e, cioè, la NATO fu autorizzata ad impiegare la forza per realizzare l'applicazione degli accordi di Dayton, dopo due anni di inutili controlli delle zone di «non volo», attuati con l'operazione Deny Flight dal 12 aprile 1993 al 17 luglio 1995.
Dal 17 luglio 1995 al 20 dicembre 1995 gli aerei della NATO, e quindi anche quelli degli USA, attaccarono gli obiettivi a terra e fra questi aerei vi erano gli A10, che usarono per forza proiettili all'uranio impoverito perché vengono fatti decollare proprio per attaccare i carri. E gli aerei si alzano con un ordine di missione nel quale sono scritti il giorno, l'ora, l'obiettivo, le rotte di approccio e di scampo, più altre notizie che rendono attuabile la missione. Prima della missione, i piloti prendono parte ad un briefing, come dopo la missione partecipano ad un debriefing in cui raccontano tutta la loro missione. L'ordine di missione degli aerei che partivano dall'Italia andava a finire al comando della SETAF (cioè il Comando aereo alleato del sud Europa, di stanza a Vicenza con un comandante italiano), ed inoltre al Comando alleato del sud Europa (AFSOUTH) a Bagnoli, dove il vicecomandante era un italiano.
A questo punto, è lecito porsi la seguente domanda: gli stati maggiori italiani potevano non sapere che in Bosnia erano stati impiegati i proiettili all'uranio impoverito sparati dagli A10?
È ammissibile che i vertici militari, i servizi informativi (SISM e SIOS di Forza armata) si siano disinteressati e non abbiano chiesto notizie su quel conflitto, sulle armi e sulle tattiche utilizzate in quel territorio tanto vicino a noi?
È ammissibile poi che le varie scuole militari, dall'Accademia al Centro alti studi difesa, al Centro militare studi strategici, non abbiano studiato questa guerra?
La risposta è no, signor ministro! Non è né lecito, né ammissibile tale disinteresse perché, se così non fosse, allora dovremmo dire che pure noi abbiamo occhi per non vedere, orecchie per non sentire e cervelli ormai atrofizzati!
Quindi, per quanto attiene alla Bosnia concludo dicendo che non si poteva non sapere!
Ma vediamo allora che cosa si sapeva sull'uranio impoverito.
Dalla Scuola interforze NBC (nucleare, biologica e chimica) di Rieti sappiamo che l'uranio impoverito o U238 è il prodotto residuo delle centrali nucleari e che emette per la maggior parte radiazioni alfa che non attraversano la pelle come le radiazioni beta e gamma ma, essendo di natura corpuscolare o aerosolizzata, possono essere inalate e ingurgitate provocando tossicità.
Sappiamo pure che al momento dello scoppio, un proiettile all'uranio impoverito provoca un polverone che si deposita sul terreno circostante. Polvere che al passare di un autocarro o per il moto di un rotore di elicottero si solleva nuovamente e va a finire anche nei filtri dell'aria dei motori e degli elicotteri. Per cui, chiunque respira quella polvere, anche il meccanico che smonta quei filtri dell'aria, corre il rischio di rimanere intossicato.
Allora, mettendo insieme le due nozioni dell'impiego degli A10 in Bosnia e quella fornita dalle normali sinossi della Scuola NBC, era ragionevole ritenere che vi fosse un certo rischio per i militari in Bosnia. Era dunque necessario prendere le dovute precauzioni, prima tra le quali quella di avvertire i nostri uomini. Ci è stato invece riferito dai nostri vertici politici e militari che loro non sapevano, che non erano stati avvertiti dagli americani e che pertanto non avevano preavvisato i nostri soldati e i volontari che si erano recati laggiù in aiuto alle popolazioni
Ma, anche in questo caso è stata svolta un'azione preparatoria, capillare e tempestiva nei confronti della truppa?
A sentire certe interviste sembrerebbe di no.
Ma, interviste a parte, qui c'è una lettera con tanto di timbro e numero di protocollo, del 22 novembre 1999, giunta alla nostra Brigata ovest il 25 novembre 1999, che è stata consegnata ad una nostra crocerossina che si trovava a Pec, dall'inizio di ottobre. Questa lettera riporta in allegato le informazioni sull'uranio impoverito in inglese perché fornite dalla NATO.
Si tratta di undici pagine dove ricorrono frasi come queste: «Veicoli e materiali dell'esercito serbo in Kosovo possono costituire una minaccia per la salute dei soldati e dei civili che vengono a stretto contatto con queste cose»; «Veicoli e materiali trovati distrutti, danneggiati o abbandonati debbono essere ispezionati da personale qualificato»; «Pericoli per la salute potrebbero venire dall'uranio impoverito come risultato dei danni inflitti durante la campagna di bombardamenti anche a quei veicoli vicini ad un altro veicolo colpito con uranio impoverito che ha ricevuto uno spruzzo di uranio impoverito»; «l'uranio impoverito emette radiazioni alfa, beta e gamma a basso livello»; «Le normali uniformi da combattimento sono sufficienti a prevenire l'assorbimento attraverso la pelle», è poi scritto in neretto, «Tuttavia la reale minaccia è rappresentata dalla possibile inalazione della polvere di uranio impoverito»; «La minima distanza di sicurezza è di 50 metri», e poi aggiunge «Vento, pioggia, sole e contatti umani possono riportare in sospensione o spargere la polvere di uranio impoverito, rendendo vani gli sforzi per l'identificazione», e «La concentrazione dell'uranio impoverito sarà più pesante nei primi 10 centimetri del suolo e in un raggio di 500 metri dal punto di impatto»; «Sebbene la polvere di uranio impoverito sia capace di viaggiare per circa 40 chilometri lontano dal punto d'impatto a causa del vento». Viene inoltre raccomandato: «Lava la tua uniforme frequentemente». Infine, conclude: «Attenzione, la contaminazione con polvere di uranio impoverito renderà il cibo e l'acqua insicuri per la consumazione»; «Non mangiare assolutamente cibo non controllato. Particelle che sono state respirate possono causare in tempi lunghi danni ai tessuti circostanti. Se ritieni di essere stato esposto alla polvere di uranio impoverito, immediatamente prepara un campione di urina da analizzare entro le 24 ore per l'uranio 238, 235, 234 e per la creatinina». La notizia finale non è certo rassicurante: «L'inalazione di particelle di polvere di uranio impoverito è stata associata a effetti a lungo termine sulla salute, inclusi cancri e difetti nelle nascite. Queste possono non divenire apparenti fino ad alcuni anni dopo l'esposizione».
Tutto questo è scritto nelle norme che la NATO ha distribuito con cinquanta giorni di ritardo ad una nostra crocerossina. E concludo chiedendo al Governo quali disposizioni siano state realmente date dai vertici militari ai comandanti delle unità inviate in Bosnia ed in Kosovo. E quando sono state date? Siamo certi che le disposizioni precauzionali siano state diffuse e ripetute fino ai più bassi livelli? Quali disposizioni sono state date ai medici militari a partire dai vertici della sanità militare dal capo di stato maggiore dell'esercito?
Sono domande che lasciano l'amaro in bocca e che avrei preferito non dover formulare, perché non posso dimenticare che ho indossato per quarantuno anni l'uniforme ed avrei voluto non vedere il vertice dell'esercito comportarsi in questo modo.
Chiediamo che si faccia luce su questo secondo aspetto in maniera rapida ed immediata e non possiamo non rilevare un atteggiamento ondivago dei vari Governi. Dobbiamo dire, pur nella stima e nel rispetto personale nei confronti dell'attuale ministro, che anche le sue stesse dichiarazioni in tempi recenti sembravano escludere l'uso di alcuni tipo di munizioni; nel passato, invece, come è stato rilevato, i suoi predecessori avevano affermato che tali tipi di arma erano stati usati: quindi vi è stata sicuramente un po' di confusione comunicativa. Ecco perché personalmente avevo alzato l'indice nei confronti di alcuni dei vertici militari: sicuramente un ministro che subentra in corso d'opera, con operazioni diversificate, che nel territorio dell'ex Jugoslavia si sono rinnovate in vari tempi, ha bisogno di briefing, di aggiornamenti. Se arriva un nuovo ministro, per sapere cosa sia successo nei dettagli nel 1994, nel 1995, ha evidentemente bisogno di informazioni da parte dei vertici militari, perché un ministro che non era tale all'epoca dei fatti (parliamo soprattutto della fase del 1995 in Bosnia) certamente non è tenuto a conoscere vicende che solo la qualità di ministro consente di approfondire, per l'accesso alle fonti d'informazione.
Rileviamo, quindi, che non vi è stata coerenza di informazioni e notizie nei vari momenti: questo ha alimentato le incertezze e le confusioni, perché avere escluso, anche da parte di paesi alleati, l'uso di proiettili all'uranio impoverito, che poi invece si è confermato esservi stato, e per notizie attuali e per la riscoperta di affermazioni precedenti, può avere creato un sospetto: si è negato, minimizzato, tergiversato su questi proiettili forse perché si voleva evitare un allarme? Da questo punto di vista, quindi, signor ministro, riteniamo sia giusto da parte delle opposizioni, che pure hanno condiviso molte scelte di politica estera, di politica militare e della difesa, rilevare questi aspetti di incompiuta informazione; e non è certamente poco.
Nel merito, ci auguriamo che la commissione Mandelli ci dia rapidamente delle risposte, anche se laicamente, per l'esperienza maturata, temiamo che il dibattito proseguirà a lungo nel tempo, anche perché le possibili patologie causate dall'uranio impoverito (sempre che sia questa la causa) sono tali da manifestarsi nel tempo: non parliamo, infatti, di epidemie influenzali che si manifestano sul piano stagionale e quindi si possono individuare e studiare facilmente; parliamo invece di patologie come leucemie e tumori che, ahimè, possono manifestare i loro effetti in tempi lunghi. Temiamo, quindi, che il dibattito scientifico proseguirà nel tempo e non sappiamo quali risposte fornirà; tuttavia, confidiamo nelle risposte che a livello nazionale la commissione Mandelli e a livello internazionale l'Organizzazione mondiale della sanità (che si è già pronunciata) forniranno.
Tutti i giorni leggiamo sui giornali notizie che a volte frastornano anche noi, che siamo politici e legislatori ma non siamo scienziati (ve ne saranno forse soltanto alcuni in quest'aula), per cui
Attendiamo con serenità e preoccupazione le risposte: con serenità perché non vogliamo alimentare una psicosi di massa e, allo stesso tempo, con preoccupazione perché vorremmo capire. Ieri, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha fatto proprie alcune preoccupazioni invitando i paesi aderenti alla NATO che fanno parte dell'Unione europea a sollecitare una moratoria. Non sappiamo se questa sarà la decisione definitiva, ma riteniamo opportuno un approfondimento serio su tale aspetto.
Abbiamo chiesto uno screening per i militari e per i civili impiegati nelle aree interessate; si tratta di molte persone e ci rendiamo conto che le procedure sono complesse, anche perché non è sufficiente misurare la pressione o esaminare le urine - come hanno affermato alcuni scienziati - ma sono necessari esami più approfonditi. Sappiamo che si parla di 60-70-80 mila persone, ma si inizi almeno da coloro che sono stati impiegati in Bosnia nelle fasi nelle quali sono stati utilizzati gli armamenti all'uranio impoverito. Facciamo un appello, quindi, affinché le iniziative annunciate dal Governo nelle scorse settimane siano realizzate, al fine di attenuare il livello di preoccupazione.
In questa fase, riteniamo di dover ribadire la nostra solidarietà alle Forze armate che, in anni difficili per la politica italiana, hanno assicurato un livello di intervento, una qualità di presenza che hanno rappresentato i pochi aspetti positivi dell'immagine internazionale dell'Italia. Pertanto ribadiamo la necessità che le missioni internazionali proseguano e sottolineiamo che sono state importanti anche per il recupero di un ruolo politico dell'Italia.
Devo ricordare che l'attuale Governo, i precedenti e la maggioranza che ha governato con affanno questa legislatura nei passaggi fondamentali, anche collegati alle missioni militari internazionali, non hanno mai avuto i numeri autosufficienti. Ricordo il Governo Prodi e le missioni umanitarie in Albania, che però hanno coinvolto anche i militari; ricordo il dibattito sull'allargamento della NATO; ricordo la difficile fase del conflitto, anche se all'epoca il Governo negava che si trattasse di una guerra e non si capiva bene cosa facessero i nostri aerei sui cieli della Serbia. Ebbene, le opposizioni hanno sostenuto tali scelte nel quadro delle alleanze internazionali, nel quadro della dignità della nostra nazione e, da questo punto di vista, ci si consenta di rilevare che il nostro senso di responsabilità, la nostra capacità di individuare le linee di una politica militare ed estera di una nazione, più ancora che il programma di uno schieramento, hanno consentito all'Italia di uscire in maniera dignitosa da questi passaggi. Pertanto nessuno di noi ha ipotizzato ritiri frettolosi, badogliani, potrei dire, di truppe dal Kosovo, dall'ex Jugoslavia e da altri ambiti nei quali siamo impegnati. Così come riteniamo che si debba ribadire la nostra volontà di partecipare all'Alleanza atlantica.
La maggioranza, che dovrebbe sostenere l'attuale Governo, invece, anche in questa occasione, ha oscillato: prima ha fatto una serie di affermazioni, poi le ha smentite, ha parlato di moratoria e alcuni hanno proposto di uscire dalla Nato; penso al partito Comunista che svolge un ruolo importante, ai suoi ministri, e assume una posizione antiatlantica. Vorremmo sapere se esista un linea politica
Vogliamo che, anche in questa occasione, le Forze armate abbiano tutto il nostro apprezzamento e la nostra solidarietà; mi riferisco, in particolare, a coloro che sono attualmente sul territorio e che in questi giorni si sono comportati con grandissimo stile anche a fronte di un dibattito, a volte disordinato, che lo stesso Governo non ha reso lineare e trasparente, fornendo notizie contraddittorie.
Comprendiamo la preoccupazione delle famiglie, pensiamo ai colloqui telefonici avvenuti in questi giorni tra i nostri militari e i loro familiari, alle preoccupazioni e alle angosce e non è semplice governare tali emozioni e stati d'animo comprensibili, ma sappiamo che una missione militare comporta sempre dei rischi. Siamo consapevoli di ciò, tuttavia vi sono rischi e rischi. Del rischio di un conflitto il militare che svolge la sua missione è consapevole; per questo noi apprezziamo e sottolineiamo l'impegno dei nostri militari e vorremmo che il Governo fosse più puntuale nei riconoscimenti dei loro diritti. Penso a quanto affanno sia necessario, a volte, per rinnovare i decreti, trovare gli stanziamenti e garantire gli emolumenti, che non sono la motivazione della partecipazione alla missione, ma che devono essere la logica conseguenza per chi, in nome della patria, si assume tali rischi. Da questo punto di vista, riteniamo sia necessaria una maggiore chiarezza.
Non credo che l'attuale Governo abbia brillato sotto il profilo della politica estera. Non mi pare che abbia avuto la possibilità di decidere in maniera autonoma. Riteniamo, quindi, di poter chiedere, nel quadro di questo dibattito, accertamenti molto rapidi ed un'assunzione di responsabilità chiara, anche nel contesto internazionale, poiché il problema è ampio.
Prima ho parlato dei rischi: il militare che va a compiere queste operazioni corre dei rischi, ma vi sono rischi e rischi, perché, se vi sono conseguenze per la salute dovute all'uso improprio di materiali, certamente questo va approfondito e studiato dalla comunità internazionale.
Ne abbiamo lette di tutti i colori, anche a proposito del problema delle vaccinazioni, tema che affronto con grande umiltà perché non sono un immunologo né uno scienziato. C'è chi punta l'indice su questi mix di vaccini: forse a causa della fretta, della necessità di mettere in campo in breve tempo corpi di spedizione, vi è stata l'esigenza di far ingerire svariati vaccini ai militari in tempi ristretti, il che potrebbe aver abbassato le difese immunitarie. Il ministro Veronesi lo ha escluso, ma egli spesso fa dichiarazioni opinabili su varie materie in queste settimane, anche se certamente ha più titolo di chi parla per intervenire su queste materie.
Vi sono, quindi, molti interrogativi e noi chiediamo di dissolverli e di coinvolgere nel dibattito anche i Cocer e le varie rappresentanze, nonché - me lo consenta, ministro - di avere un po' più di sensibilità nei confronti delle famiglie che hanno subito questi drammi. Forse i casi che si stanno manifestando e moltiplicando sono dovuti anche - ahimè - all'incidenza nella nostra società di determinate malattie, che colpiscono civili, militari, carabinieri, contadini, impiegati e politici; purtroppo tutti sono soggetti a queste malattie, tutti conosciamo questi drammi ed ognuno li deve affrontare nelle proprie famiglie. Non sappiamo, quindi, se la causa di questi mali sia quella di cui discutiamo, ma penso che una maggiore attenzione sia necessaria.
Abbiamo letto storie spiacevoli di famiglie costrette ad un andirivieni per affrontare le cure. Mi rendo conto che anche questo problema è difficile da affrontare, perché alla fine si potrebbe creare una psicosi anche da questo punto di vista, ma visto il momento, vista la
Penso che a volte il solo contatto umano, una telefonata, una visita, un'attenzione morale e psicologica possano servire al morale delle truppe e delle Forze armate, che è un elemento di cui si è sempre discusso, al di là degli interventi economici, degli aiuti o del fatto di mescolare cause di servizio con altri fattori che rientrano in altre casistiche.
Da questo punto di vista anch'io ho registrato personalmente in tanti incontri e in tante testimonianze la lamentela dei familiari. Credo che non possiamo solo limitarci agli alloggi per gli splendidi ragazzi che oggi sono in Bosnia e ieri erano in altre parti, come in Iraq, ma credo che anche nella quotidianità, nelle miserie della vita comune di chi deve affrontare sofferenze, spesso privo di mezzi economici, insieme ai fatti debba arrivare la parola della patria e delle istituzioni.
Signor ministro, in attesa che le commissioni di scienziati ci diano risposte - speriamo presto -, credo che queste cose si possano fare senz'altro nel giro di pochi giorni.
La Lega è stata sicuramente tra i primissimi e tra i «mastini» per quanto riguarda la questione dell'uranio impoverito. A tale proposito il primo concetto fondamentale che noi vogliamo tenere presente è sicuramente quello che la NATO è e rimane un pilastro fondamentale del nostro sistema di difesa. Ma, se siamo in questo «pasticciaccio», evidentemente c'è qualcosa che non funziona. Allora, noi e tutti gli italiani dobbiamo capire se questo pasticcio sia dovuto ad un rapporto non equilibrato all'interno della NATO oppure se esso sia dovuto ad un Governo assolutamente arruffone ed incapace di gestire le problematiche a cui dovrebbe essere attento.
In primo luogo, occorre ricordare che i primi avvisi ai nostri militari sono arrivati il 22 novembre 1999. Gli americani sin dal 1993 sanno come ci si deve comportare nelle aree contaminate da uranio impoverito. Chiediamo come mai si istituisca una commissione scientifica nell'ambito del Ministero della difesa e non di quello della sanità. È stata istituita una commissione scientifica presso il Ministero della difesa, finanziata da quest'ultimo e chiamata a giudicare dell'operato di questo stesso Ministero. Inoltre, tre dei cinque membri di questa commissione si sono subito dichiarati a favore della innocuità dell'uranio impoverito.
Purtroppo su questo argomento continuiamo a verificare una serie di bugie o di mezze verità; basti pensare ai vari giudizi espressi sull'uranio impoverito. Sappiamo tutti che esso non ha una grande pericolosità, esso diventa estremamente pericoloso quando, a seguito della combustione, diventa un ossido lei cui particelle non sono facilmente respirabili se hanno una grandezza pari a 10 micron, mentre lo diventano quando la loro grandezza scende a 1 micron o ancora meno, come avviene proprio a seguito dell'esplosione di proiettili. Come dicevo, questo materiale è facilmente respirabile, entra direttamente nei polmoni e nel sangue.
Se poi si vuole essere più concreti e prendere in considerazione le statistiche, in Italia si registra un caso di leucemia su 60 mila; i militari italiani che nel corso degli anni sono stati impiegati in varie missioni sono circa 60 mila, ma non si è verificato un caso, bensì una trentina di casi di leucemia. Quindi il rapporto non è più di 1 a 60 mila ma di 1 a 2 mila e riguarda persone che sono partite in
Signor ministro, le bugie hanno le gambe corte: come non ricordare quel question time in cui il ministro rispose che il giovane militare - si parlava di un malato - era stato impiegato in Bosnia, precisamente a Sarajevo, dove non vi è mai stato uso di uranio impoverito? Successivamente - il 21 dicembre 2000 - il ministro ha dovuto ammettere che anche in quella zona era stato fatto uso di uranio impoverito. Vi è stato un altro tentativo di difesa con l'affermazione che l'uranio impoverito non provoca leucemie, affermazione che poi è stata smentita da una nuova notizia, e cioè che si è registrata anche la presenza di plutonio. Ecco, quindi, che i casi di leucemia si spiegano perché sappiamo tutti che il plutonio provoca le leucemie.
Come non ricordare che la Lega il 21 settembre 2000 ha chiesto l'istituzione di una Commissione parlamentare d'inchiesta? Purtroppo fino ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta e ci si è ridotti ad una banale commissione scientifica. Come non ricordare che attraverso precedenti interrogazioni e nuovamente il 21 dicembre scorso abbiamo chiesto notizie sull'uso non solo di proiettili da 300 grammi sparati dagli A10 ma anche di missili tomahawk sparati che, se armati con uranio impoverito, ne hanno in misura pari a 320 chili, e se non armati con questo materiale, ne hanno 20 chili negli stabilizzatori? Quest'ultima è una quantità che va sicuramente considerata. Peraltro ancora non sappiamo niente dei siti dove queste armi sono state utilizzate.
Signor ministro, posso anche credere che lei non sapesse, ma allora perché non sono state tagliate quelle venti teste di persone che certamente sapevano e rispetto alle quali, invece, non si è fatto assolutamente nulla?
Fortunatamente abbiamo una chance in più: per fortuna, il caso è divenuto internazionale; infatti, se fosse rimasto un caso italiano, probabilmente si sarebbe già insabbiato. Per fortuna, abbiamo un Parlamento europeo che si è già dichiarato a favore della moratoria che abbiamo chiesto molto tempo fa. Debbo dire che, almeno in questo, il Governo ci ha ascoltati. È importante, comunque, che si tratti di un problema internazionale, altrimenti scomparirebbe dai giornali ed i politici comincerebbero a dimenticarsene: le famiglie, invece, non possono dimenticare come sono state trattate. È proprio per tale motivo che sono appena rientrato da Bucarest, dove il presidente dell'OSCE Severin si è impegnato a costituire un gruppo parlamentare di lavoro ed una commissione scientifica neutra. È per questo che alcuni parlamentari della Lega nord Padania si recheranno in Iraq, per tenere viva l'attenzione sul problema.
Signor ministro, chiediamo immediatamente esami specializzati sui militari; non deve trattarsi però di esami a campione, bensì di esami eseguiti su tutti; infatti, con gli esami a campione si potrebbe scoprire che qualcuno sta bene e qualcun altro no. La maggior parte delle persone (non solo i militari: occorre valutare anche la posizione dei volontari), invece, ha bisogno di risposte sicure. Per non parlare del fatto che vi è il rischio che gli esami a campione possano essere fatti addirittura soltanto sui civili. Chiediamo, pertanto, che tutti i militari che si trovano in tale condizione abbiano la possibilità di essere visitati ed assistiti, dal momento che si sono ammalati per causa di servizio; a maggior ragione, i volontari debbono avere analoghi diritti: infatti, i volontari non erano nemmeno pagati per recarsi in quelle zone ed è giusto che lo Stato - che si fa bello con i volontari - risponda di tali fatti.
Signor ministro, la Lega nord Padania ha più volte chiesto il ritiro da questo brutto pasticcio in cui ci siamo andati ad infognare. Chiediamo che almeno si valuti la possibilità di una revisione delle aree: come è possibile che da anni i nostri militari siano seduti sul 50 per cento dell'uranio impoverito sparato nel Kosovo, mentre altri se ne stanno bellamente a
Signor ministro, aspetto ancora una risposta ad una domanda che le ho rivolto il 21 dicembre scorso; lei mi ha detto che sui poligoni italiani non è stato sparato uranio (almeno per quanto riguarda Capo Teulada). Sto ancora aspettando, però, una risposta certa per quanto riguarda il poligono di Dandolo di Maniago (provincia di Pordenone e, dunque, in Friuli e non in Veneto). In ogni caso, andremo avanti: c'è già un pubblico ministero che si sta impegnando in tal senso e vi sono procuratori militari che stanno valutando la questione.
Signor ministro, siamo di fronte ad un brutto pasticcio e mi sembra che si stia facendo poca strada. Tante sono state le pecche di questo Governo e vogliamo avere i responsabili. Può darsi che lei non conoscesse i fatti in prima persona: se è vero (ma non ho motivo di dubitare), vogliamo almeno sapere chi abbia tenuto nascoste tali notizie; i nostri militari si stanno ammalando e, dunque, è necessario avere risposte concrete, altrimenti mi domando che cosa ci stia a fare su quella sedia (Applausi dei deputati del gruppo della Lega nord Padania).


